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25 ottobre 2010

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

 



Le Tavole delle colpe di Madduwatta
La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Certo che son cambiate le cose. Son passato dalla zona della stazione dove passa il tram nuovo. Il negozio di cellulari ed elettrodomestici ha chiuso e il negozio del ciccione accanto ha la saracinesca abbassata da tre anni ormai. Sai quello che vendeva i pupazzetti e i libri inglesi e americani con i mostriciattoli. Tutto finito, l’insegna sparita e il barista davanti mi ha detto che qualcuno lo cercava per i chiodi, non so se è vero.  Lo Stravecchio anche, pure lui fallito. Tutto chiuso.

Francesco gira il bicchiere nelle mani, Marco osserva. Poi beve il contenuto e osserva i fondi del caffè, posa il bicchiere vuoto per terra. Marco ancora non beve, aspetta.

Francesco: Il sistema è come il bicchiere che ho poggiato per terra, svuotato di ogni contenuto. Le banche per le quali in fin dei conti lavorano i nostri padroni sono i nostri due bicchieri. Uno è vuoto se bevi il contenuto e capisci, uno è pieno come il tuo se ancora non hai bevuto il liquido della conoscenza del sistema

Marco: Sei matto? La pazzia ti ha contaminato? O questa casa ti fa male alla salute?

Francesco: Fratello caro, così fra noi, in confidenza. Parliamo di signoraggio bancario.  Il sistema Europeo e Statunitense di moneta passa per le banche centrali. Cosa sono? Il potere, il vero e unico potere di oggi. Le banche centrali sono istituti di emissione indipendenti che si occupano di gestire l’emissione del denaro  dei Paesi o delle aree economiche che hanno la medesima moneta. In America c’è la una Banca Centrale che si chiama Federal Reserve, in Europa è un grattacielo in Kaiserstrasse, una iper-banca tedesca travestita da banca centrale Europea dove il capitale privato delle banche centrali tedesche, inglesi, francesi fa e disfà l’economia dell’Europa Unita. Questa Iperbanca si chiama BCE. Vedi questa banconota da cinquanta Euro. Sopra non c’è scritto Italia, United Kindom, France, Deutschland. BCE sta stampato sopra. Il nostro denaro, tutto il denaro è gestito dalle banche centrali ed esse sono in mano a dei privati. Un gioco di bamboline russe, nella BCE ci sono le Banche Centrali Nazionali, dentro le Banche Centrali ci sono le banche private che si pigliano i quattrini del signoraggio, dentro le banche private i grandi azionisti. Questi privilegiati sono il vero potere perché sono il vertice della piramide monetaria. Noi siamo sotto, e li possiamo a malapena vedere da lontano.  Queste Banche Centrali in origine sono nate  su sollecitazioni di stati bisognosi di finanziare i deficit, ovvero la quota delle spese statali non coperte da imposizione fiscale, mediante l'emissione di titoli, successivamente si sono date all'emissione e alla gestione di moneta. Adesso loro sono la moneta e quindi sono loro lo Stato e la politica perché il potere o è uno o è niente, e il potere finanziario e monetario è un tutto che divora ogni altro potere. Anticamente solo re, i papi e i principi potevano battere moneta. 

Marco: Questa cosa della moneta l’ho sempre capita poco. Anche l’Euro mi è sembrata una fregatura, il costo della vita aumenta e pure io che ho dei soldi ci rimango male quando per far una colazione così alla buona ci perdo due euro. Quattromila delle vecchie lire. Credo che il sistema dell’Euro crea povertà e problemi, esportano bene i tedeschi che hanno tutto veri scienziati, vera polizia, vero sistema carcerario, veri capitani d’industria. Pensa sono leader perfino della pizza surgelata nel mondo, vendono persino il nostro.  Ma noi disgraziati  senza scienziati, senza classe dirigente, senza vera ricerca, con i migliori cervelli che fuggono a gambe levate dalle università e dal settore privato che li impiega per far fotocopie e portar il caffè a qualche dirigente con la terza media miracolato dalla politica, non andiamo da nessuna parte. Chi ha i soldi mette tutto in mano ai manager che portano in Spagna, in Ucraina, in Cina, in Pakistan. Qui rimangono solo i debiti e quelli che chiudono il bandone per sempre.

Francesco: Ma non sai il meglio. Il bicchiere è vuoto! Dietro il denaro di carta non c’è nessuna copertura aurea, nessun forza armata appropriata al volume di denari stampati o che circolano via internet fra finanziarie e banche, nessun potere politico carismatico, nessun principe illuminato come poteva essere in antico Lorenzo il Magnifico o Pietro Leopoldo. Ci sono rimasti solo debiti che coprono debiti.  Al denaro stampato dalle banche corrisponde debito pubblico. Funziona così: La Banca Centrale emette moneta acquistando titoli di debito di stati, banche o imprese. È bene sottolineare che le Banche Centrali non acquistano titoli di stato direttamente dallo Stato ma da chi li ha acquistati  e intende finanziarsi cedendo i titoli posseduti. La ragione per la quale questi dollari o questi euro vengono accettate in pagamento risiede nella fiducia di chi le riceve che altri faranno altrettanto, accettando in pagamento monete, banconote, depositi bancari o titoli di stato. Senza tale fiducia difficilmente una moneta sarebbe accettata in pagamento. Il corso legale di una moneta, è l’unico vaccino contro la peste  di trovarsi in mano carta straccia o un deposito bancario inutilizzabile. Purtroppo in un pianeta con risorse limitate si è messa in moto un a crescita illimitata, se non arrivano miracoli tecnologici le risorse inizieranno a venir meno e gli Stati a vocazione imperiale potrebbero passare alle vie di fatto. Ultima Ratio Regum faceva incidere Re Sole sopra i cannoni delle sue armate. Capisci vero?

Marco: Debito pubblico che copre l’emissione di moneta privata che si regge su Stati deboli preda di passioni popolari, demagoghi irresponsabili, tecnocrati privi di talento politico e di senso della realtà. Questa è la fiera dei mostri scemi, un liberale può trasformarsi in fascista in un secondo.

Francesco: Ti sfugge una cosa: i fascisti originali non amavano il capitalismo. Il Duce è finito appeso per i piedi grazie agli eserciti alleati dell’Impero Inglese e dell’Impero Statunitense. Il capitalismo duro e puro ha stritolato il fascismo, altro che storie! Pensa hanno armato i loro nemici comunisti e rifornito per anni l’Unione Sovietica pur di permettere all’Armata Rossa di entrare in Germania e farla finita con Hitler e con Mussolini. No!  Il Capitalismo Inglese e Statunitense è una cosa il Comunismo e il Fascismo una roba diversa e noi ora siamo sotto il Capitalismo Imperiale Inglese e Statunitense. Poi forse arriveranno altri, chissà quando.

Marco: Un giorno finirà!

Francesco: Tutto finisce nella vita dei singoli come i quella degli Stati, tutto si dissolve nelle ombre del tempo e si perde nella memoria malata dell’umanità che ogni cosa degenera e decompone.

Marco: Un Poeta, mio fratello maggiore un poeta e io non lo sapevo! Sei un ciarlatano! Per questo gli affari ti son sempre andati così e così. Io non mi sono mai posto queste domande. I soldi veri mi  sono arrivati, e mi son fatto il villino. Tutto mio! Mi dovranno ammazzare per togliermelo.

Francesco: Io no, ma son contento così. Non lascerò nulla alla fine. Avrò preso e basta. Mi piace pensare di aver sempre amato la vita e le donne che volevano da me il conto in banca e la casa, bè. Cazzi loro se non sanno dove andare! Si vive una volta sola e poi il resto è tenebra infinita per sempre. Ho lavorato, mangiato, bevuto, amato, profuso amore e dato soldi. Sono un benefattore!






22 ottobre 2010

Il Fascista Immaginario

 

Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Il Fascista Immaginario


Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-    Sergio: Libri, il vostro problema è il vostro mondo cartaceo, un mondo lontano dal reale, dalla strada, dai problemi, dalla rabbia quotidiana.

-    Lazzaro: Ti sbagli. Qui con altri cerco di mettere assieme il pensiero con l’azione, i fatti del mondo con il vissuto quotidiano. Non è facile. La vita politica nazionale è diventata uno spettacolo, una forma d’arte drammatica da piazza mediatica, per questo quelli come noi cercano di spostare qualcosa, di spingere proprio l’azione politica dai libri e dalle finzioni televisive in strada, nelle case, nelle realtà sociali. Il mio agire tende ad essere pratico e  realistico. Se la docenza universitaria pone in essere politiche di facoltà che comportano spese eccessive e insensate alla luce della più che probabile crisi sociale che deriva dalle speculazioni finanziarie, da queste nuove guerre e dai processi di de-industrializzazione, io cerco una soluzione compatibile con le mie possibilità. Se il ceto medio, ossia la ex piccola borghesia, s’impoverisce ancora per via del combinato di tasse, inflazione, peggioramento delle condizioni lavorative allora la maggior parte degli studenti e delle studentesse che frequentano questa facoltà non potrà sostenere il peso di tasse universitarie crescenti e della diminuzione delle borse di studio. Io devo considerare questo fatto più che probabile. In questo momento storico le aziende chiudono perché le banche e le multinazionali hanno interesse a produrre in Cina, in Pakistan e in generale in Asia. Il costo del lavoro è basso e puoi con i costi di un operaio  italiano o di una segretaria francese assumere tre o quattro persone nella lontana Asia. Tutta l’Europa è interessata dal processo. Ormai è chiara che in Asia si formerà  una classe sociale di con centinaia di milioni di operai entro il 2012 mentre in Europa e negli Stati Uniti la forza lavoro e impiegatizia diminuirà di decine di milioni di unità.

 Sergio osserva la pila di carte, libri, riviste appoggiata sul tavolo. Lazzaro si mette di fianco.

-    Sergio: Questo libro ha un brutto titolo: “La fine del lavoro”. Forse è così, in effetti nei mercati di quartiere e nei discount vedo molta merce cinese e tante facce gialle. Ma ancora non capisco il legame fra la tua politica universitaria e questa barbarie straniera che monta.

-    Lazzaro: Non è facile, ma basta entrare nel meccanismo. Se una parte cospicua della popolazione dalla quale provengono coloro che frequentano l’università pubblica e di Stato s’impoverisce il numero delle matricole che s’iscrivono alle diverse facoltà s’abbasserà di anno in anno. Quindi l’università sarà più povera, avrà meno fondi dalla tassazione universitaria e la docenza meno possibilità di accedere a fondi di ricerca o a risorse finanziarie. A quel punto le strade sono tre: far pagare molto i servizi esternandoli come la mensa universitaria e tagliare le borse di studio e i posti lavoro nell’università; mettere il numero chiuso per contenere le spese legate alla gestione di migliaia di studenti, e l’ultima è creare una realtà universitaria per pochi privilegiati. Questo vuol dire privatizzare di fatto l’università pubblica e creare una realtà elitaria estranea e ostile al dettato costituzionale che esige la libertà in materia d’insegnamento e l’accesso alla formazione e all’istruzione per i cittadini italiani. Per la parte ricca della popolazione che esce vincente dal processo di globalizzazione e di privatizzazione della vita umana e della cultura questo è un miracolo; sbattono fuori coloro che non possono controllare dalle professioni liberali e dalla formazione alta e mettono dentro quelli che vogliono loro. Il problema è che si va verso una privatizzazione di tutti i beni e servizi ad esclusivo vantaggio di una minoranza di ricchissimi che si trovano ai vertici della piramide sociale.  

-    Sergio: Questo è un problema e hai ragione. Non è lecito che una minoranza senza merito e senza sacralità eserciti il potere sulla nostra gente. I ricchissimi apolidi che controllano la finanza e la grande politica e le banche non sono dei governanti legittimi. Non sono guerrieri come i re antichi, non sono esperti di diritto come i consoli romani, non sono capi consacrati da Dio come gli imperatori romani o i re medioevali; ogni loro attività politica è iniqua e  illegittima. Non Dio, non gli esseri umani, non la vittoria in guerra; nulla se non il male che è male giustifica o per meglio dire sostiene l’arbitrio dispotico di questi poteri oligarchici

-    Lazzaro: Vedo che cominci a capire qualcosa di quel che faccio. Tutto si tiene e tutto è collegato. Le minoranze al potere controllano le banche, le banche sono proprietarie delle banche centrali che emettono moneta prestandola ai diversi Stati Europei, gli esecutivi degli Stati del Vecchio Mondo fanno la politica di queste minoranze.  Non possono far altrimenti perché le banche centrali controllano il debito pubblico e di fatto sono autonome dai parlamenti e perfino dalla volontà degli esecutivi. Questo lavoro  è svolto negli Stati Uniti dalla Federal Reserve, è la stessa cosa delle banche centrali dell’Europa solo che stampa dollari invece di Euro. Ne stampa trillioni, ormai garantiti solo dalla carta perché la valuta verde, come l’Euro del resto, è priva di copertura aurea. Chi controlla la moneta controlla la spesa o per meglio dire l’indirizza… E dal momento che stampa i denari, o li crea con un click su una tastiera nella stanza dei bottoni di qualche superufficio,     questo soggetto politico di natura privata si compra i parlamentari a blocchi con i finanziamenti alle diverse formazioni politiche e ai gruppi editoriali o ai potentati che fanno capo ai diversi blocchi politici.

-    Sergio: Fammi capire non abbiamo più la lira e la moneta è una cosa che stampano le banche centrali che sono di privati per conto dello Stato…

-    Lazzaro: Non proprio, dal momento che in realtà non danno il denaro allo Stato ma si può dire che lo prestano perché nel rilascio della valuta dalla Banca Centrale allo Stato c’è un qualcosa che è l’interesse. Questo è uno dei motivi per il quale lo Stato s’indebita e il potere delle banche è schiacciante nei confronti della società e della politica. Comunque il grosso della moneta in circolazione non è nemmeno cartaceo, non devono neppure spendere i trenta centesimi per il pezzetto di carta. Il grosso della moneta è virtuale, è una memoria nel computer di una banca. Cifre colossali si spostano con un paio di click da un continente all’altro senza bisogno di qualche filibustiere che porta la valuta o i gioielli all’estero. Ma di tutto questo si parla poco anche nelle nostre iniziative.  Purtroppo la politica sembra rifiutare il confronto quando si tratta di banche e affini, e devo dire che si ragiona poco anche su queste nuove guerre e sui colossali interessi finanziari che ruotano intorno ad esse. Parlar di finaza con un politico italiano è come parlar di corde in casa d’impiccati.  La mia lotta qui in facoltà è volta se vogliamo a contenere certi fenomeni che derivano dalla spettacolarizzazione e dalla trasmissione mediatica; è un fatto che la maggior parte dei contenuti dei documenti di noi studenti e dei professori in agitazione vengono travisati dalla stampa quando non apertamente mistificati. L’informazione è oggi come la politica tende allo spettacolare perché altrimenti dovrebbe raccontare cose spiacevoli. In questo modo spariscono dal discorso pubblico i conflitti d’interesse, le carriere folgoranti di personaggi protetti dai ricchi e dai politici, il signoraggio bancario, la mancanza totale di copertura aurea della valuta in circolazione, la disoccupazione crescente, l’uso indiscriminato del precariato, l’impoverimento dei ceti medi, la dissoluzione delle antiche abitudini e delle granitiche certezze politiche, l’emergere della potenza industriale ed economica cinese, indiana, russa, brasiliana e s’indebolimento della potenza statunitense e dei suoi alleati. Ovviamente anche le vere ragioni della protesta giovanile e studentesca sono taciute ma le riassumo in due parole che conosci di sicuro: debito e precariato.

-    Sergio: Assisto a un miracolo. Uno come te che parla di cose serie che capisco e che tocco con mano tutti i giorni: "Debito, Precariato!".  Quanta verità in queste due parole.




5 maggio 2008

MADAMINA, IL CATALOGO E' QUESTO

DAL DIARIO DELLA CRISI DI FUTUROIERI

02/05/2008 … E l'inflazione crescerà ancora! Continuano i tagli ad orologeria!

C'era forse un giorno migliore del 30 aprile per annunciare un nuovo taglio dei tassi USA?

No l'occasione era stata preparata e colta ad arte. Da un lato nei giorni scorsi le cosiddette scaramuccia fra americani e iraniani avevano indebolito l'Euro di un 2%, dall'altro il calendario delle feste avrebbe permesso poche speculazioni ribassiste sul dollaro almeno fino al giorno 5 maggio.

Se nel breve tutto va bene, i problemi si fanno maggiori. La preoccupazione si chiama inflazione: un taglio di 1/4 di punto vuol dire un'ulteriore crescita dell'inflazione fra l'uno e il due per cento in USA e almeno un calo di mezzo punto della competitività in Europa.

L'inflazione avanza da mesi in tutto il mondo, anche la Cina l'esporta e non può fare sconti. I suoi prezzi sono aumentati di un punto ad inizio anno e cresceranno ancora (si parla dei prezzi all'ingrosso). La causa più significativa è data dalle rivendicazioni salariali dei lavoratori cinesi che in molti distretti industriali hanno raggiunto la piena occupazione e in altri addirittura non trovano la manodopera necessaria. La Manciuria è oggi la fabbrica della Terra, e 500 milioni di cinesi hanno ottenuto il diritto a mangiare carne e dolci che devono importare dagli Stati Uniti proprio nel momento in cui i banchieri internazionali stanno spacciando cartacce e speculando sui futures.

Il carovita impoverisce i consumatori di tutto l'occidente e anche quelli cinesi che hanno sviluppato uno stile di vita occidentale: mangiare carne tutti i giorni! Nessuno tenta di domare la belva inflazionistica e gli americani se ne sono già accorti almeno che non vivano isolati dal mondo. Come ho sostenuto in altre pagine del diario della crisi l'inflazione reale in Europa è al 10% mentre in USA oscilla fra sopra e sotto il trenta. La Cina stessa ha aumentato i suoi prezzi al consumo di almeno un 7 per cento che va aggiunto al fatto che la moneta cinese si è rivalutata sul dollaro almeno del 15% mentre è rimasta ferma in confronto all'euro. Ecco spiegata l'inflazione americana, almeno per i suoi due terzi! Il resto dipende soprattutto dal costo delle materie prime e dalle speculazioni sui prodotti agricoli che colpiscono e causano l'inflazione anche in Europa. Gli Stati Uniti saranno un poco più poveri da lunedì prossimo e l'Europa perderà un altro pezzettino di competitività, almeno sul mercato americano.

FRANCO ALLEGRI per Futuroieri




29 aprile 2008

INFORMATI SU TUTTO; SAPERE NULLA

 

Le notizie che mi piacerebbe avere sottomano la mattina riguardano quando e se vinceremo questa maledetta guerra afgana in cui siamo coinvolti assieme al potente “alleato” nord-americano, quando finirà questa crisi finanziaria, quando vedremo all’opera nuove tecnologie che ci metteranno almeno un po’ al riparo dai combustibili fossili e dal petrolio, come uscire dalle nostre miserie presenti date dall’ignoranza, dal nepotismo nelle carriere pubbliche e private, dalla viltà generale. Al contrario trovo spesso notizie di per sé curiose come l’analisi della vittoria di un tale alla trasmissione del “Grande Fratello”, o le ultime considerazioni “antropologiche” di miss Anna Falchi sul fu sesso forte, la convocazione di una teoria di 33 VIP al processo per Vallettopoli davanti al PM Frank Di Maio, o la storia di un prete brasiliano che ha effettuato un volo con 2.000 palloncini per battere non so quale record ed è scomparso. Esagero? Queste le notizie della terza settimana di aprile dell’anno del signore 2008, invito le gentili persone che mi leggono a verificare quanto vi sia di esagerato nelle mie affermazioni. Credo sia incontestabile il fatto che le notizie davvero importanti non arrivano, o arrivano quasi in sordina, di nascosto; da qui un vero e proprio esercizio da parte del lettore accorto per capire dove trovare i dati giusti, le informazioni necessarie. Nella confusione generale è difficile scoprire dentro di sé che cosa è necessario e utile sapere, la selezione diventa così un fattore decisivo per non perdersi nel mare grande di storie e discorsi. Ripeterò qui quel che vorrei sapere:vinceremo la guerra afgana? Come?,Quando?, eviteremo di fare nuove avventure militari al fianco dell’”invincibile alleato” statunitense? Continueremo a subire la concorrenza in manifattura di beni materiali e servizi da parte di cinesi e indiani o come Europa ci daremo una vera politica industriale e culturale al posto di questo gioco al massacro inventato da finanzieri, burocrati e affaristi senza scrupoli?, Quando passeremo all’uso esteso di tecnologie nuove che consentano l’uso di fonti energetiche rinnovabili? Come trovare una collocazione dignitosa e onorevole alle genti d’Italia in questo mondo umano in rapida trasformazione? Quali strumenti e quale volontà politica ha oggi il nostro Belpaese per non essere stritolato culturalmente dalle altre nazioni o dalle nazioni-continente come la Cina, l’India, Gli stessi Stati Uniti e quel che resta del fu Impero Inglese? Non ostento come vede il gentile lettore immagini di Risorgimenti o Rinascimenti prossimi venturi, ma mi accontento di una Nazione italiana in continuità con se stessa. E’ anche ottuso sperare nei miracoli dovuti alla nostra presenza in Europa, o si è ciò che si deve essere o non si è; l’Europa non fa miracoli. Inutile chiedere a questo stranissimo superstato tenuto assieme dagli interessi finanziari di creare per noi ciò che non sa fare per se stesso. Dare un senso alla propria esistenza che trascenda gli alti e bassi dell’Euro è più che un dovere: si tratta di una necessità individuale e collettiva.

La moneta unica per quanto simpatica possa essere non mi dice molto su dove si voglia andare come collettività umana del “Vecchio Mondo” e del Belpaese, del resto una moneta non è di per sé né un Rinascimento culturale, né una trasformazione antropologica ma solo un buon affare per pochissimi.

Quando le domande più importanti non trovano maestri buoni o cattivi per una ragionevole risposta è tempo di rispondersi da soli, di trovare dentro di sé i valori e le ragioni per vivere e cercare ciò che gli altri, sedicenti bene informati, ci negano o che a loro volta non conoscono.

IANA per Futuroieri.
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 




27 marzo 2008

DIECI PEZZI FACILI

 

Mi è capitato un fatto circa due settimane fa a Firenze che mi ha fatto riflettere. Mi ero fermato in una panetteria di Rifredi erano passate le una, mi sono detto:”non ho mangiato ancora compro qualche frittella di riso già che siamo a marzo ed è la stagione”. Grave errore. Quelle dieci frittelle, dieci di numero mi sono costate cinque euro. Ovviamente ci saranno ottimi motivi per cui una frittella costa cinquanta centesimi, cioè circa mille delle vecchie lire. Con il cambio di oggi quasi dieci dollari. A che serve fare i paragoni con il dollaro se gli stipendi sono relativamente bassi e i prezzi alti. Io non posso far colazione a New York, e nella provincia di Firenze pasta e cappuccino costano tra 1.90 e 2.10. Se ne può far a meno. Certo, ma allora che mi serve alzarmi presto la mattina per andare a lavorare se non posso accedere ai piccoli piaceri della vita, la quale di solito è avida di momenti felici. Qui poi nessuno di coloro che hanno un potere anche piccolo rinuncia a qualcosa se può prendersela, par che solo ai lavoratori a stipendio fisso sia dato questo destino. Gli stipendi sono bassi, il costo della vita alto, i privilegi delle caste al potere eccessivi e privi di logica e sincermente offensivi in questi tempi così difficili.

C’è da chiedersi quindi con che titolo si continua a dare di “Bamboccioni” ai giovani che non riescono a trent’anni a uscir fuori di casa. I pensionati che non arrivano alla terza settimana del mese o che devono far mille rinunce come chiamarli? Forse“rincoglioniti”? e i politicanti senescenti con tre o quattro stipendi e con lucrose pensioni come chiamarli? Personalmente per i politicanti infami ho una proposta:”nemici interni”. Rende molto bene l’idea del danno che fanno a questo popolo, perché i loro sfacciati privilegi distruggono ogni possibilità di essere Nazione, popolo, cultura e se vogliamo dirla tutta Europa. Sul fatto che i pensionati non vengano dileggiati come categoria e offesi come delinquenti e questo sia un “destino” che tocca altresì i precari e i giovani squattrinati propongo al lettore questa convinzione personale: esistono delle realtà di categoria che li riuniscono, come i sindacati e i partiti dei pensionati, e non è bene per i nostri retori da strapazzo perdere migliaia e migliaia di potenziali elettori. Meglio quindi per lorsignori dare addosso ai giovani, sputtanarli, dileggiarli, offenderli. Sono certo che nel loro cervello pensano:”tanto chi se ne frega è forza lavoro ed esercito di disoccupati di riserva da manipolare e manovrare, tanto la Nazione italiana non esiste e quindi non è necessario pensare al suo futuro”.

Come riflessione conclusiva voglio affermare che mentre in un sistema totalitario o in una dittatura è possibile sottrarsi alla chiamata di corresponsabilità davanti agli orrori e alle illegalità del sistema, questo in una democrazia non è possibile. Perché o una democrazia è, ed allora in quel caso ha i sistemi per correggersi, congedare i governanti felloni e ladri, riparare ai torti e agli errori, e quindi la popolazione è responsabile di tutto ciò che è fatto in suo nome, oppure non è.

In questo caso la responsabilità è dei singoli o dei gruppi al potere, e se il sistema politico continua a dirsi democratico, non solo è una dittatura di pochi bugiarda&ladra, ma anche apertamente squallida.

IANA per FuturoIeri




19 novembre 2007

DOVE PORTA IL RIGORE ECONOMICO

Soffiano alti i venti di guerra e si intensificano, il petrolio a 100 euro lascia poche speranze. Potrebbe essere una questione di mesi. La guerra sarà preceduta da un ulteriore peggioramento della situazione economica. Le borse ristagnano e tendono al basso dopo i vari interventi delle banca centrale americana e l'apparente paralisi di quella europea (ha inondato i mercati di moneta sperando di provocare solo un minino rialzo dell'inflazione). Anche alcuni speculatori hanno capito che questa non è una crisi economica passeggera, altri cercano di fare come prima, si indebitano in yen a basso costo per acquistare pezzi di imprese nel mondo. Le cose non torneranno a posto, molti indebitati non salderanno i loro debiti perché il credito facile è finito dappertutto tranne in Italia dove vorrebbe andare avanti ancora ed io non so capire il perché se non pensando al riciclaggio di denari sporchi. Le imprese reali hanno nuovi debiti e non trovano i prestiti che gli necessitano. Va male tutto il mondo industrializzato con una sola eccezione la Cina.

Vanno male i titoli di stato, i rendimenti di quelli americani sono peggiorati, fanno da beni rifugio per chi fugge dai mercati, nei mesi passati molti banchieri hanno avuto attacchi di panico. La crisi perdurerà anche l'anno prossimo anzi il 2008 sarà l'anno critico perché arriveranno alcune bancarotte bancarie (in Germania ed Usa meno in Italia) che non si vedono da decenni. Le 146 banche che hanno avuto prestiti dalle banche centrale hanno avuto un po' di ossigeno ma dovranno pagare proficui interessi. Esse erano messe male, non c'è dubbio. Il sistema bancario tedesco è quello più malmesso e la cosa è sorprendente, ma la spiegazione è semplice: hanno prestato soldi agli Stati Uniti avendo in cambio cambiali senza valore. La vespa ha rovinato la formica! La formica tedesca come quella cinese o le altre europee hanno fatto credito ad un'America insolvente che le ha fregate. La povertà tedesca conduce ad un peggioramento delle condizioni economiche europee. La Cina continuerà comunque a comprare i titoli americani e non convertirà lo yuan: non vuole trasformarsi in una nazione consumista e nemmeno aumentare i costi delle merci che esporta. Questo gigante dai piedi di argilla ha riserve valutarie in dollari e non può svalutarle provocando il crollo della quotazione di questa moneta. La formica cinese deve preoccuparsi della vespa americana e accollerà i debiti americani al suo popolo martoriato. Nuovo rigore attende la Cina, essa ridurrà le esportazioni e conoscerà la disoccupazione urbana. Tutto porta al rigore e il rigore in Europa precede lo stato di guerra in medio oriente e nel golfo Persico. Non ci attende il crollo dei sistemi politici occidentali, ma anni difficili e tristi con le economie che saranno soffocate dal ritorno dell'inflazione perché a questo punto occorre chiedersi: chi pagherà i debiti? Quando non paga né il creditore né il debitore allora tocca al contribuente che pagherà per tutti subendo l'aumento dei prezzi e la penuria.

 

Per ulteriori approfondimenti dai un’occhiata sul sito di Futuro Ieri a: http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/vaini.htm




7 novembre 2007

I COSTI DELLA POLITICA: I SENATORI

L'Indennità mensile di un Senatore è pari a: 5.419,46 euro, “al netto della ritenuta fiscale (€ 3.555,63), delle quote contributive per l’assegno vitalizio (€ 962,42), per l’assegno di solidarietà (€ 749,79) e per l’assistenza sanitaria (€ 503,59)”.

Diaria: 4.003,11 euro mensili, da cui vengono detratte 258,23 euro per ogni assenza alle votazioni.

Rimborso per spese inerenti i supporti per lo svolgimento del mandato parlamentare: 4.678,36 euro dei quali: 35% (1.637,43 euro) al Senatore, 65% (3.040,93 euro) al gruppo Parlamentare.

Spese di trasporto e spese di viaggio gratuite, pedaggio autostradale gratuito, circolazione ferroviaria e marittima gratuita, circolazione aerea nazionale gratuita.

Rimborso spese di trasferimento dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Fiumicino e Montecitorio: 13.293,60 euro fino a 100 km di distanza 15.979,18 euro sopra i 100 km. Per i residenti a Roma il rimborso annuale equivale a 6.646,80 euro.

Spostamenti all’estero per viaggi internazionali o di aggiornamento: 3.100,00 euro annuali

Spese telefoniche: 4.150 euro annuali

Per i Senatori iscritti al servizio di Assistenza Sanitaria Integrativa è previsto il rimborso delle spese sanitarie, così come ai rispettivi familiari. Versano una quota mensile pari al 4,5% della propria indennità mensile.

Assegno di fine mandato: Ogni mese il deputato versa 749,79 euro da cui percepirà l’80% alla fine del mandato parlamentare

Fondo per l’assegno vitalizio: Ogni mese il deputato versa 962,42 euro più il 2,5% (240,60 euro) per la reversibilità che vengono accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi. Il Senatore riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età.

Riepilogo di costo mensile

Indennità parlamentare netta: €. 5.419,46 euro

Diaria: €. 4.003,11

Rimborso spese inerenti i supporti per lo svolgimento del mandato parlamentare: 4.678,36 euro

Spese di trasporto e spese di viaggio (escluse le tessere gratuite, ma calcolando sempre trasporti superiori ai 100 km [1331,59 + 258,33]: €. 1.589,92

Spese telefoniche: €. 345,83

Costo mensile di un senatore : circa €. 22.557,90

I Senatori italiani sono 323, per cui mensilmente costano allo Stato Italiano : €. 7.511.780,70

Quanto ci costano al mese i nostri Parlamentari?

630 Deputati : €. 13.848.540,30 mensili

323 Senatori : €. 7.511.780,70 mensili

Il Parlamento costa al mese : €. 21.360.321,00

Per cui annualmente il costo di sole 963 persone equivale a : €. 256.323.852,00

Tutti i dati sono stati raccolti da quelli pubblicati nel sito del Senato della Repubblica.

Questa e tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it e http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia1.htm



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