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18 luglio 2017

Considerazioni sopra il passivo e l'attivo dello sport

Ricetta precaria

23.  il numero primo

Caldo, il caldo a Firenze è davvero caratteristico. Umido e implacabile. Per chi rimane i città la tentazione è fingere d’essere in vacanza o in palestra. E quindi beveroni sportivi come se in essere ci fosse un allenamento gravoso e duro e la tentazione fosse d’iscriversi a qualche torneo d’arti marziali o a una competizione agonistica.

Beveroni per sportivi della tarda domenica mattina. Beverone utile e facile: acqua minerale gasata o Ferrarelle per metà, succo di frutta a piacere per un quarto e per l’ultimo quarto spremuta o succo d’arancia. Dissetante. Quanto meno. Certo che per chi ha fatto vita di palestra o le ha frequentate per anni i ricordi sono tanti.  Devo dire che i beveroni fatti con parti di acqua gasata e succhi di frutta li ho provati per via del caldo di giugno e luglio fuori dal contesto di palestra. Anche così non mi sembrano male, mi rappresentano un alternativa alle bevande gassate in lattina.

Quando penso allo sport amatoriale o agonistico qui in Italia il pensiero va al gioco del calcio, eppure non è questo il mio caso. Ho praticato il judo per un paio di decenni, e ancora non ho smesso e la realtà mi gettato tante volte  in faccia l’evidenza di come gli sport dove circola un maggior quantitativo di denaro siano quelli più gettonati e popolari. Lo sport di massa è figlio della civiltà industriale e quindi è naturale che tenda a trasformarsi in merce, prodotto e intrattenimento. Ma nel caso italiano per quel che riguarda il calcio c’è qualcosa di più. Si tratta della fusione fra campanilismo, intrattenimento, mondo dei VIP, soldi e talvolta scandali e cronaca sportiva.  Il calcio evidentemente è lo sport che concentra e genera grandi ricchezze e l’interesse della politica  e degli sponsor, i discorsi dei molti, passioni e speranze. In certe città può trasformarsi in festa collettiva per una vittoria memorabile o in contestazioni che interessano questori e prefetto. Sospetto che il calcio per le genti del Belpaese sia prima di tutto tifoseria e attaccamento ai colori cittadini. Spesso è capitato gente che non mi conosceva mi chiedeva della mia squadra, alla risposta che non m’interessavo del calcio rimanevano quasi male, a molti pareva una cosa strana. Rappresentazione plastica di questa inclusione fra calcio e identità personale è il celebre Fantozzi di Paolo Villaggio nella scena nella quale segue la partita nel salotto di casa con la scodella di spaghetti o la frittata con le cipolle sul tavolo davanti alla televisione. Rappresentazione caricaturale e grottesca ma non priva di verità quella che consegna alla storia del cinema il compianto Paolo Villaggio Questa condizione del vedere i beniamini e gli sportivi super sponsorizzati attraverso o schermo mi  è sempre sembrato questo modo di concepire lo sport come qualcosa di passivo. Forse si tratta di uno spettacolo gratificante per molti,  ma privo di quella disciplina, di quel misurare le proprie possibilità, del competere con altri stando nelle regole fissate tipico delle diverse attività sportive. Nel rapporto passivo con il gioco del pallone, tipico delle genti del Belpaese, manca appunto l’essenza delle discipline sportive, ossia il disciplinamento del corpo e della mente umana.   




21 giugno 2011

La recita a soggetto: il terzo uomo della notte


per approfondire

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Francesco:  Certo che in Italia se non sei un signore, un notaio, un primario, figlio di onorevole o commendatore  e sbagli partito o t’infili in cause perse, bè insomma cerchi il malocchio. La sfortuna colpisce sempre quelli che sbagliano partito in Italia specie se hanno un piccolo affare. Puntualmente arriva il controllo della sanità, dei pompieri, la provincia, accertamento fiscale. Certo cose che capitano per caso, perchè c’è il malocchio.

Marco: Amuleti, contro queste magie occorrono potenti amuleti, modestamente ho avuto un piccolo affare rovinato, e da allora amuleti. Ecco qua, sotto la croce d’oro della comunione un bel piccolo corno napoletano, fatto con il corallo; roba serie, efficace.

Francesco:  Ma non mi pare una cosa così signorile, dici efficace, chissà? Comunque occorre se si ha un piccolo commercio o una piccola attività star lontani dalla politica.

Si ode un rumore, un cigolio e poi il campanello. Francesco si sposta e si dirige verso la porta.

Francesco:  Qua  sotto c’è uno che parla in inglese. Mi pare cerchi di scusarsi. Senti un po’ che vuole.

Marco: Lascia perdere, siamo italiani. Siamo gli zii di Vincenzo, cerchi lui di sicuro. Dai sali!

Francesco: Questo chi è, che vuole? Chiedi almeno chi è.

Il forestiero entra nel corridoio, si guarda attorno e poi si rilassa.

Ingegnere: Lasciate che mi presenti. Ingegner Leandro Campi, non volevo disturbare ma ho visto la luce accesa e attendevo di parlare con il titolare per una cosa…

Francesco: Fammi indovinare, ti deve dei soldi!

Ingegnere: Quasi, anzi…grossomodo è così.

 Marco: Quel matto scatenato! Hai visto la luce con qualcuno dentro e hai pensato:ora lo trovo, e invece nulla! Che fregatura. Hai trovato due che ne sanno meno di te e che l’aspettano. Ammesso che si faccia vivo stanotte. Ma chi sei, cosa fai nella vita?Scusa se sono brusco.

Ingegnere: Leandro Campi, ingegnere mi occupo di organizzazione aziendale e qualità dei materiali in una società che lavora per una multinazionale ben presente su questo territorio. Prima di un certo viaggio in Asia ho cenato con il Vince che mi  aveva invitato ma al momento finale  a causa di uno spiacevole caso ho dovuto far fronte io al conto, invero un po’ salato. Si era rimasti d’accordo che mi avrebbe restituito la cifra. Sapete per lui io sono il vicino di casa e fra noi c'era da dire intorno a quella strana iniziativa di metter un mini-campeggio nel giardino. Sapete ci tengo al decoro e volevo evitare un litigio e di metter in mano la cosa agli avvocati.

Francesco: Cerchi di capire non siamo una famiglia di mascalzoni, ma il malocchio…

Marco: Lascia perdere il malocchio, piuttosto le tasse, inflazione, la crisi dei valori e della dignità dei ceti borghesi… Questa crisi economica è una vera e propria emergenza morale!

Ingegnere: Signori, vi prego… Capisco. Capisco. Sono passati i tempi nei quali la gente comune poteva guardare con fiducia al futuro e al ruolo sociale del vicino di casa, ormai da due decenni questa nostra sfortunata patria è preda di ogni disordine. Prima poteva far paura il capitalismo con il suo creare una società razionalmente organizzata e gerarchizzata in nome del profitto, con il suo controllare i bisogni e le passioni umane attraverso la radio, la pubblicità, la televisione. Oggi siamo a un tempo diverso. Il sistema per una sua mutazione dovuta alla fine del comunismo e della socialdemocrazia europea si è trasformato in esternalizzatore di settori commerciali, di servizi e di produzioni fuori dai paesi di antica industrializzazione. Questo processo di de-industrializzazione  a verso l’Asia ha creato il disfacimento di settori industriali e manifatturieri e anche di agenzie legate ai servizi.  Il consumismo compulsivo e indotto  tipico degli Stati dell’Europa e del Nord-America si sta trasformando nel disordine di tutto un ceto medio e medio – basso che diventa povero e con poche prospettive di crescita e di salvezza individuale. Solo che non pensavo di trovarmi questa cosa nel giardino davanti casa, da buon studioso di numeri, cifre e sistemi sapevo che il fenomeno avrebbe toccato anche i paraggi del mio villino, ma questa cosa qui mi è risultata strana. Surreale. Il mio vicino di casa per lucrare un po’ ha fatto questa cosa, mi disturba da un lato e mi rende pensieroso. Cosa ci aspetta ancora da questa crisi epocale. Scusate non ho ancora chiesto…

Francesco: Francesco Pisani piccolo imprenditore, rovinato dalla guerra del 1999

Marco: Sul 1999 non ci creda troppo, io sono Marco Pisani esperto di Marketing e consulente, e un tempo  proprietario di una fabbrica. Oggi di fatto a spasso. Ma di belle speranze e con un piccolo gruzzolo.

Francesco: Ma bravo, rompi le scatole per una notte e poi si scopre che hai le pezze al culo.

Marco: Taci scemo, siamo in presenza di un visitatore e poi che ti frega, pensa alla tua fabbrica dei miracoli che dici esser sparita in Serbia sotto un bombardamento della NATO.

Francesco: Certo, sissignore. Una tragedia. Grande tragedia. Mi ascolti è andata davvero così la mia rovina è stata quella.  Solo per rispetto di questa casa non faccio un casino. La signora poi dorme, quindi ora silenzio! Ma la prego si accomodi, segga, questo è il mio posto sul divano.

Il visitatore si siede, osserva i due;  è imbarazzato

Ingegnere: Forse disturbo in fondo mi son messo a ragionare prima di una storia di una cena non pagata dal vostro nipote e poi mi son messo a ragionare di cose fra l’economia e la filosofia della scuola di Francoforte, sapete  gli argomenti sulla razionalità della società industriale e l'individuo di Adorno e Horkheimer…

Francesco: Fammi indovinare erano generali di Hitler?

Ingegnere: Assolutamente proprio l’opposto: erano filosofi e studiosi degli anni quaranta e cinquanta del Novecento…

Marco: Lo scusi è ignorante, magari ha fatto due soldi, ha delocalizzato ma non è andato oltre il liceo…

Francesco: Tu non oltre la terza media, ciarlatano; ma ora voglio onorare l’ospite, vedete questo coltellino svizzero.  Adesso vado a scassinare un cassetto di cui la signora mi ha detto e gli prendo il whisky al caro  nipote.

Lo zio Francesco si alza ed esce, Marco e Leandro rimangono soli.


Marco: Lo scusi di nuovo, è un po’ bestia; ma in fondo è buono, talmente buono da essere un po’ scemo. Pensi che i suoi amici ex comunisti una volta  al governo con i bombardamenti intelligenti gli hanno spianato nel 1999  la fabbrichetta di calzature in Serbia. Loro che tuonarono sul comunismo e la resistenza hanno spazzato via l’unico paese comunista davvero nato da una grande resistenza di popolo. Così va il mondo,il malvagio e il demoniaco  restano a galla mentre il povero e l’ingenuo affogano.

Lo zio Francesco torna silenzioso con una cosa sotto il braccio, la mostra è una bottiglia  quadrata.

Francesco: Gente, questo qui si beve il whisky giapponese, roba da non crederci e c’è mezza bottiglia per noi. Roba fina, si sente dall’odore. Minimo cinquanta euro a litro. Ora prendo tre bicchieri.

Ingegnere: Vedo che la generosità con la roba altrui è di famiglia, eppure qualcosa mi trattiene. Ditemi vi prego quale è stata la causa delle vostre disavventure imprenditoriali?




27 maggio 2011

Il Fascista Immaginario: La scuola



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Professori, maestri, presidi. Insegnanti…ma ci credi davvero? Qui in questa Nazione disgregata che senso ha il tramandare saperi e tecniche. Ormai tutto è stato abiurato, tutto è stato sottoposto a diffamazione, a lotta di parte, a speculazione. Un maestro può vivere e operare nel rispetto e non nel caos e nell’abbandono. Cosa ha fatto la sinistra associata alle logiche di questi nuovi padroni della finanza e del commercio: una logica di far della scuola un supermercato con tanto di debiti e crediti, questo sconfessa ogni discorso ragionevole sull’insegnamento.

Lazzaro: Efficace sintesi. La scuola come mercato, lo studente come studente-cliente, ma cosa proponi: una fuga nel passato, nelle illusioni, in ricordi corrotti e pazzi. Una disciplina per la disciplina mentre fuori dalla scuola e dall’università si agita un popolo imbelle e dissoluto in fuga dalle sue responsabilità, rincretinito da miti di ricchezza facile e da squallide pubblicità commerciale, che vuole miracoli, che si ostina a credere nelle lotterie con lo stesso fanatismo idiota con cui si crede alle leggende metropolitane o ai miracoli più assurdi di santi consacrati e uomini devoti. No, la disciplina, l’ordine, la decenza o sono nella società, nelle famiglie, in fabbrica, sul posto di lavoro, in azienda, in ufficio, nel servizio per lo Stato  oppure non sono e non possono essere. Non c’è un mondo di atomi umani scissi dal reale e dal concreto della loro esistenza quotidiana. Se la società economica e finanziaria vuole il disordine nelle famiglie perché c’è bisogno di far fare quattrini all’industria, dell’intrattenimento scemo,  del divertimento e dello sballo permanente cosa può fare la scuola, il maestro, il docente, l’educatore? Te lo dico io: la testimonianza del singolo. Che è un primo momento di libertà del pensiero e di purificazione della mente dal male.

Fa un gesto di stizza Sergio, poi si sposta fa due o tre passi come turbato e poi con un gesto riprende la parola.

-          Sergio: La testimonianza del singolo contro gli stadi di calcio, le discoteche, i parchi a tema, i programmi televisivi imbecilli, i finti divi della musica leggera ovviamente ecologisti e sinistroidi sponsorizzati dalle multinazionali che vendono cazzate sfruttando bestialmente gli operai e le operaie poverissime dell’Asia e dell’America Latina. La tua visione ricorda dei ragazzini che con i sassi sfidano carri armati da cinquantasei tonnellate. Pura pazzia. Sì lo so dei singoli, degli agitatori politici, delle minoranze di disgraziati che hanno valori altri sono forzati qui al silenzio, a lavorare politicamente come proscritti, come carbonari, come fanatici persi in un tempo e in una storia non loro. Ma su questo esser maestri è caduta oggi questa guerra, e non sarà l’ultima. Anzi è un principio, è l’anello più grosso di una catena pesante e molto lunga che attraverserà i nostri anni, e quando saremo vecchi avremo ancora modo di vedere le guerre che derivano da questo anello grosso e pesante. Perché questa nuova guerra irachena non va scissa dalla suprema esigenza di far lavorare i mercenari, le fabbriche di armi, i finanzieri, gli esperti di pubbliche relazioni, i grandi mercanti; dalla necessità del sistema di distruggere, spianare, spezzare le civiltà e i popoli per ricostruirli in nome di poteri nuovi non meno illegittimi e dispotici di quelli precedenti. Il potere politico, i demagoghi, i professionisti dei pacchetti di voti chiavi in mano e dietro di loro la plebe fecciosa di funzionari, esperti, addetti, burocrati dello Stato sta sotto i veri poteri, perché esiste un solo potere nel capitalismo: quello bancario. Il resto deve legittimare l’illegittimo, santificare l’empietà, lodare la scelleratezza, imporre l’assurdo a gente normale; è in questo essere al servizio dei veri poteri che si risolve il potere politico e l’organizzazione di quel che resta dello Stato. La scuola ancora non si è dissolta nella sottomissione perché non è centrale; il lavaggio del cervello alla popolazione e alle plebi elettorali non lo fa la scuola. Lo fa la televisione, le riviste cretine, la pubblicità commerciale, la moda, il gioco del calcio e presto internet. Loro controllano…

Lazzaro: I simboli e le immagini che rendono desiderabile la vita e il quotidiano, sì lo so…non sono  scemo. Sapessi che lotte che ho fatto con i compagni per far capire a certi testoni idioti che occupare la facoltà e il rettorato è un mezzo e non un fine. Perché il potere si è spostato, anche quello che rimanda al controllo della cultura e della creazione dei simboli e delle parole è aldilà dell’università, della scuola.

-          Sergio: Adesso sei tu che fuggi nel remoto passato. Non si cambia il sistema capitalista con la bacchetta magica di merlino; la notte si sconfigge con la notte e il fuoco con il fuoco, il ferro con il ferro, l’odio con odio…

Lazzaro: E non si cambia aggrappandosi a imperi stramorti, ad armate dissolte nelle nebbie del tempo trapassato, a navi affondate nel secolo scorso, ad aerei distrutti che non sono più neanche rottami. Credere a un ritorno del passato duro e puro è una cosa da scellerati. I tuoi clienti sono vittime di una folle allucinazione che gli regala il brivido finto e scemo  del potere. Il tuo lavoro ti ha preso troppo, ecco tutto.

-          Sergio: La morte del tempo passato si ripercuote nel presente, io vivo nel presente e considero il futuro e per questo ho bisogno del passato. Anche per capire perché il sistema del capitalismo e delle banche  è così forte, così massiccio, così indistruttibile, così dominatore del quotidiano.

Lazzaro: Ma ciò accade perché noi che siamo le sue vittime materiali, morali e spirituali siamo deboli e siamo vulnerabili alle ambizioni e alle corruzioni. Noi oggi vittime ancora non siamo maestri di noi stessi.





13 maggio 2011

Il Belpaese e la scuola

per approfondire

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere. Tuttavia in questi ultime settimane di scuola s’intravede qualcosa. La politica sembra di nuovo interessarsi a ridosso delle elezioni delle vicende scolastiche d’Italia,  forse per mandare segnali ad un certo tipo di elettorato sensibile alle questioni della pubblica istruzione per motivi personali, di lavoro o di famiglia. Già, la tempistica con cui si torna a ragionare di scuola è sospetta, fra l’altro non mi pare che nel discorso politico si ragioni con la necessaria cura del precariato presente nel sistema della pubblica istruzione; come al solito il discorso politico è caduto su questioni ideologiche e di principio piuttosto surreali. Rappresenta bene questa situazione un trafiletto apparso sul “Fatto Quotidiano” del 13 maggio 2011 che descrive questa condizione di polemica continua a ridosso della scadenza elettorale delle amministrative. In realtà c’è qualcosa di profondamente marcio nel costume politico del Belpaese perché è evidente che le parole usate nascondono altri significati per il politico come per gli elettori di riferimento. Non è possibile che vi siano percentuali significative di elettori che pensano che i comunisti sono prossimi all’invasione del mondo e dell’Italia o altri che stimano possibile il ritorno di un regime fascista. Perché spesso nel discorso politico sulla scuola si parla di professori ideologizzati in senso comunista o di professori fascisti e razzisti? Già, i professori. Ma sulle famiglie, sugli allievi, su tutto il resto del mondo umano che gravita intorno alla scuola niente da dire? Che meraviglia! Se un marziano prendesse sul serio gli scritti giornalistici di queste settimane elettorali sarebbe portato a pensare che il problema della scuola in Italia è da ascrivere al reclutamento del personale e alla sua qualità. Tutto il resto funziona bene e solo una parte dei docenti è in torto; se così fosse la soluzione sarebbe semplicissima perché solo un pezzo del sistema è da mettere in discussione. Evidentemente questa è una semplificazione, una banalizzazione di problemi complessi; si tratta di un linguaggio semplice e facile per fini elettorali. Ma forse c’è qualcosa in più. Credo a questo punto che una parte degli elettori senta il bisogno di sentire questi linguaggi, questi modi di presentare la società italiana spaccata in rossi e in neri; credo che parte della popolazione senta un bisogno fisico e psicologico di trovare risposte semplici a cause complesse, di essere rassicurata nel pregiudizio ideologico, nella presunzione di sapere, nel facile e rassicurante mettere assieme le scelte private con i destini del mondo e con l’idea fissa di aver sempre avuto ragione. Ecco perché molto spesso quando qui si ragiona di scuola in termini politici spesso non si parla e non si pensa la scuola. A troppi piace pensar poco e farsi regalar certezze.

IANA per futuroIeri





9 maggio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - Dialogo fra un professore di filosofia e un rappresentante

televisione


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

DIALOGO FRA UN PROFESSORE DI FILOSOFIA E UN RAPPRESENTANTE

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere.

Così fra il serio e lo scherzoso presento un dialogo immaginario fra il professor Paolo insegnate di filosofia e un rappresentante di  una Casa Editrice tal Mario Rossi che in sala professori si è piazzato per illustrare ai docenti le novità librarie.

Mario Rossi: Mi perdoni professore sono Rossi, il rappresentante della Casa Editrice…o ma la disturbo, mi scusi…

Professor Paolo: No…Scusi lei mi ero fermato a riflettere. Non l’avevo vista…

Mario Rossi: Filosofo? Sa…perdoni se mi permetto ma è l’abitudine.

Professor Paolo: Certo da dieci anni insegno la nobilissima materia in questo Liceo.  Non so come aiutarla perché ho fatto domanda di trasferimento.

Mario Rossi: E per i libri di testo caro professor Paolo, mi permetto di entrare in confidenza, ma cosa ha fra le mani…pare una cartina geografica. Lei forse insegna geografia?

Professor Paolo: No. Questa cartina è presa da un settimanale e mostra le ragioni dei nuovi conflitti nel Mediterraneo e in Africa, i miei studi mi hanno più volte portato a interessarmi del diritto internazionale per via di Kant e del problema del bene e del male con Agostino, della civiltà industriale e del capitale con Marx, del destino umano con Nietzsche. Oggi consideravo che quel mondo di gravi problemi metafisici si è materializzato nella sua tragica concretezza in questa piccola cartina geografica. Guardi da una parte sono segnati i conflitti e dall’altra sono segnati i grandi interessi economici e commerciali di Cina, Russia, Stati Uniti, Impero Inglese, Francia e perfino Italia. Sembra di esser tornati all’Ottocento. Qui da una parte le  materie prime, il petrolio, gli affari, di qua le forza militari, i conflitti, le guerriglie, le sommosse civili, il caos, e sopra tutto questo le bandierine dei nuovi poteri imperiali.

Mario Rossi: Professore ma che vuol fare cambiare il mondo? Quelli che sono appartenenti ai ceti medi e bassi possono poco o nulla, solo i grandi della terra, i VIP, i signori hanno un vero potere. Lei prende queste cose troppo sul serio, si vede. Mi scusi.

Professor Paolo: Sì, certo… Ma provi a capire questo punto di vista mio. Ciò che è libresco, astratto, formale assume una natura materiale e concretissima. Prenda ad esempio un concetto astratto filosofico come può essere il diritto internazionale o il concetto di una pace perpetua attraverso il libero accordo e  dibattito fra tutte le nazioni libere da tirannidi, aristocrazie, oligarchie, egoismi personali e religiosi fanatici. Ciò che sembra lontanissimo, remotissimo, oscuro adesso appare una necessità, il non concreto, il solo pensato, il concetto filosofico mostra la sua natura di bisogno urgente, la forza della mente crea la soluzione. Magari irrealizzabile, ma comunque pensata e da collocare nello spazio e nel tempo. Perché fra ciò che può essere pensato e la realtà concreta e materiale si pone un vero e proprio abisso. Ma è proprio di chi è ben educato e vuol veder una società umana meno conflittuale, violenta e corrotta capire i tempi e pensare percorsi altri rispetto a quelli scontati e banali.

Mario Rossi: Professore ma volete forse cambiare il mondo? Con cosa poi? Oggi solo i ricchissimi hanno forza politica e controllo sulle disperse genti di questa umanità litigiosa e divisa. Passare dalla pace alla guerra e dalla guerra alla pace è cosa che decidono i finanzieri, i banchieri, i presidentissimi, i manager delle multinazionali. Poi il popolo che vota e lavora e china la testa davanti alle violenze e ai soprusi approva tutto questo dopo che la televisione e la carta stampata hanno dimostrato e ostentato chi ha ragione  e torto. Davvero noi non abbiamo colpa alcuna, chi può attribuire colpa a popoli difformi come quelli del Belpaese che hanno sul loro territorio 113 basi militari NATO ossia straniere? Nessuno! Forse solo chi odia questo paese, le sue genti, la sua religione, l’arte che i secoli hanno depositato nelle nostre strade e nelle nostre città può attribuire colpa alla nostra viltà, alla paura, all’egoismo amorale e irrazionale che domina le menti delle genti di questa Penisola. Fra costoro per certissimo ci sono molti dei nostri politici che hanno fatto di tutto per creare periferie deformi, città aggredite dal cemento selvaggio, ignoranza, tossicodipendenza e delinquenza non repressa né dalla legge né da misure sociali e decomposizione morale e civile. L’ignoranza e la paura quotidiana dei molti rendono forti le nostrane oligarchie di origine patrimoniale, partitica, familiare. Chi può fra le genti di cultura opporsi al potere dei pochi che sono ricchi e dispongono di gran parte della ricchezza del Belpaese?

Professor Paolo: Esiste qualcosa che non si può non chiamare umanità e che è parte specifica degli esseri umani. Animale politico per definizione l’essere umano non può vivere come una bestia o come un macchinario in una catena di montaggio. C’è una responsabilità singola, individuale, privata che viene in essere, che erompe dalla meschinità del quotidiano e che pone il singolo davanti a un dovere morale che è il dovere morale in sé. Se accetti il male per pigrizia, comodità, opportunità, disonestà tu diventi quel male, ti fondi con esso. Magari in modo inconsapevole. Pensi caro signore al cibo. Che dire di un cibo guasto e di uno ottimo! Chi in quel caso scambierebbe il bene con il male, il puro con il corrotto?

Mario Rossi: Professore ma che dice! Chiunque non possa permettersi il cibo ottimo  deve comprare con i suoi soldi miserabili quello guasto. I ricchissimi sono il potere e la scelta e tutti gli altri stanno sotto. Noi chi siamo? Stipendiati: io da una casa editrice e lei dallo Stato. Le nostre responsabilità sono zero spaccato. Certo l’obbiettivo del mese, il premio produttività, lo scatto anzianità, la gratifica natalizia; ma poi se si va a vedere il potere vero è altrove, il lavoro stesso è altrove. Prenda il CD che è allegato al prodotto nuovo che devo vendere, il contenuto è italiano, ma il CD. Forse fatto a Hong Kong? Forse fatto a Taiwan? In Malesia? Chissà? Chi ha deciso questo se non gente potente e ricchissima che è sopra di noi e ci comanda. Obbedire al forte è naturale come annullare ogni propria responsabilità verso i propri simili e verso tutto il mondo e deve esser proprio così!

Professor Paolo: Con che diritto comanda il ricco, il forte, l’iniquo al potere? Forse che ha trovato il consenso dei molti? O un Dio ha posto i pochi sopra i molti?

Mario Rossi: Professore è senza dubbio così! I pochi giusti divisi e meschini per via di denari sono votati al silenzio o esiliati.  I molti che sono  servi e adulatori pagati sono  premiati, lodati, fatti oggetto di mille attenzioni e considerazioni. Tanto che costa! Nessuno è responsabile delle proprie azioni quando i pochi dominano e i molti subiscono. Chi può essere responsabile di se stesso se l’economia e i beni dei molti sono in mano al capriccio dei pochi?

Professor Paolo: Se è così allora la responsabilità più grande non cade su chi opera male ma su quanti essendo responsabili e sovrani di se stessi delegano la loro moralità alla feccia e  alla gente iniqua. L’umano è una creatura che contiene in sé la tendenza verso il sacro, il sublime e il divino, se per scelta i molti vogliono degenerare, vendersi, sottomettersi, decomporsi occorre che qualcuno ci pensi e cerchi altre vie, altre ragioni, altre forme del vivere. Il filosofo magari non è questo ma è almeno colui che si pone il problema, che ragiona sui fatti, sulle circostanze, che cerca di uscire dal recinto di pietose finzioni e di menzogne costruite per determinare alibi facili-facili. Inoltre come mettere assieme la vita quotidiana con il diritto, i principi solenni con opportunismo politico ed economico. Non è possibile! Non è lecito vivere nella scissione fra poteri reali e concreti e dichiarazioni solenni di principio intorno ai diritti dell’uomo, della donna e del fanciullo. Occorre stabilire che cosa si vuol essere, se si vuol seguire il potere dei pochi ricchissimi e malvagissimi padroni della finanza e dell’economia seguendo le suggestioni dei loro telegiornali, della loro pubblicità commerciale, dei loro spettacoli faraonici o se stessi e il proprio essere qui e ora in questo mondo di sangue e duro fango. Fuggire è facile, chiunque può scappare da se stesso, dalle sue responsabilità, dal pericolo. Ma restare quando tutto pare dissolversi, quando il mondo di prima sembra disgregarsi, quando tutti sembrano tradire ogni principio e ogni valore  è difficile, di più è una prova, anzi una sfida.

Mario Rossi: Lei è un signore d’altri tempi. Ma osservi la cartina geografica che ha fra le mani. Come può pensare lei che è un privato, un singolo di far del bene se i pochi che sono il vero e unico potere scelgono la via del dominio, della sopraffazione, della guerra, del pagare insorti, terroristi e banditi.

Professor Paolo: Non ci sono solo i fatti materiali che scrivono e fanno da sé la storia, esiste qualcosa che non è materia, non è eccitazione, non è dominio della persuasione del forte che entra nell’umano e porta a comportamenti, a gesti, a pensieri che delineano e determinano forme altre di vivere e di stare al mondo. Io queste vado cercando perché nel mio modo di vedere nulla è più innaturale della rinunzia a una propria personalità, al proprio punto di vista sul mondo naturale e umano. Magari un punto di vista poetico, minimo, risibile. Ma proprio. C’è nell’essere umano un senso di libertà che queste macchine del divertimento e delle allucinazioni pubblicitarie possono ferire ma non uccidere; feriscono la parte migliore che è in noi al prezzo di eccitare ogni sentimento cattivo e perverso, ogni invidia, ogni atto aggressivo e razzista. No. Chi governa eccitando il peggio che è nell’uomo non merita il potere, e non ha alcun diritto su di esso. I pochi che governano da malvagi possono solo creare il loro inferno privato su questo pianeta azzurro. Essi possono moltiplicare le loro paure, le loro ossessioni, le loro perversioni anche quelle sessuali ma non salvare se stessi e gli altri dal male che producono e dall’odio e dalla volontà di morte che ispirano. Un potere legittimo e forte per sua natura non sfrutta gli umani, non distrugge la natura, non eccita la feccia, non istiga i corrotti alla guerra e ai massacri, non deruba lo straniero, non aggredisce il profugo e il miserabile, non corrompe la fede con la politica  e non stravolge le leggi internazionali che ha sottoscritto. Il potere legittimo trova da sé la via per una propria giustizia e per seguire il corso della natura e dei fatti del mondo umano. Non opera con fare da macellaio, da carnefice da torturatore. Crea il governo del mondo umano su cui ha potere attingendo al meglio e al buono, segue e non impone, ascolta e non corrompe i pensieri dei molti, impara poco da tanti e non educa all’odio e alla violenza e alla superstizione, è educato ed educa perché sa chi è e dove vuol andare. Questo il potere legittimo e l’altro, oggi dominante, è l’illegittimo. Bene e male possono esser scissi basta volerlo, basta un segno della propria volontà, un gesto d’attenzione, un segno d’amore verso questo mondo umano.

Mario Rossi: Confesso di non aver la cultura per seguire il suo ragionare. Il suono delle sue parole però mi convince, sento la forza dello studiare e conoscere. Eppure io so di avere nel mio piccolo una dose forte di ragione perché non esiste solo ciò che è alto in noi umani ma anche ciò che è meschino e vile e ignorare questa banalità è a sua volta una viltà. Chi può giudicare i molti che sono deboli?

Professor Paolo: Gli uomini non sono animali atti a ripetere solo gli stessi atti, possono ridefinire e riplasmare se stessi, chi nega questa liberà propria della specie è un malvagio. Se è un privilegio nella condizione umana è proprio il privilegio della libertà, la libertà di pensiero prima di tutto. Come si può distinguere l’umano dalla bestia se non si ragiona in termini di volontà e di libertà? Pochi comandano, vero; ma perché in tanti preferiscono farsi comandare e non avere responsabilità proprie. Come lei afferma del resto. C’è una costrizione che viene dal potere, ed è vero; ma esiste anche la comodità del fingere, del lasciarsi andare per pigrizia e convenienza. Questa è una scelta, un atto di rinunzia alla libertà di pensiero e quindi, magari assurdamente, un gesto di volontà e di libertà. Si tratta di lasciarsi andare al Leviatano, al Dio-Stato o al Dio-padrone, al Dio-mercato del momento. Delegare a un signore fisico o metafisico la propria coscienza, il proprio pensare se stessi e il mondo umano e quello naturale ad un certo punto si configura come una scelta privata, personale. Alle volte nel silenzio e nello studio occorre ascoltare solo se stessi, fare pulito, trovare da sé le ragioni intime e profonde del vivere. Lei signor Rossi si è mai concentrato sulle questioni di fondo della sua vità?

Mario Rossi:  Con dispiacere la devo salutare. Devo recarmi in un diverso istituto per i testi nuovi da far adottare. La ringrazio per il breve ragionamento e per l’attenzione.

Professor Paolo: Buona fortuna. Le auguro di essere in pace con se stesso e con il mondo.

 IANA PER FUTUROIERI

 





10 aprile 2011

La recita a soggetto: Donne e Soldi


Franco_Allegri

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Dove lo zio Marco e Francesco ragionano di soldi e donne, soldi per le donne ovviamente

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani  preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Non ho altro amico contro la sfortuna che viene dall’aiutare i bisognosi e i tapini che non una massiccia dose di egoistica liquidità. Nel senso di contante. Oggi il denaro liquido lava tutto, anche il penalmente rilevante.  E poi come potrei…Insomma. Come potrei avere successo con le donne se non ci fossero i soldi a tenermi a galla, a elevare la mia figura, a rendermi bello e desiderabile.

Francesco: Sì. In effetti le donne italiane sono sensibili ai soldi, ai terreni, alle case, alla mobilia di lusso, al contante, e alla macchina da signori. Se si è giovani, forti, sensibili, belli, ben dotati di cervello ma non si hanno i quattrini le donne italiane ti ridono in faccia e ti disprezzano. Il denaro è il centro della vita morale e civile del Belpaese e questo solo dona fede, buona riuscita alla coppia, il rispetto degli altri. Tutto si dissolve senza i soldi. Non è più come ai tempi del vecchio, qui l’unico collante delle diverse genti è il proprio arido ed egoistico tornaconto. Una femminina che non prendesse in seria considerazione la natura intima della società in cui vive si troverebbe davanti a una certissima povertà. Che è l’unico male.

I due si stringono in silenzio la mano segno che ora hanno qualche convinzione intima in comune.

Marco: Una donna, magari bella, dovrebbe sempre aver marchiate a fuoco le tre ragioni gravi della povertà in Italia: Malattia, Divorzio, Vecchiaia. Queste sono le gravi disgrazie. Due sono cose che arrivano se non si son fatte prima scelte radicali come uccidersi o metter da parte un ricco tesoretto, ma la seconda. Orrore. Essa è il frutto di un grave errore di calcolo che produce danni a non finire e grane con avvocati e agenti incaricati dei pignoramenti o della riscossione dei soldi. L’essere umano è manipolabile, è una sostanza che può esser trasformata e rideterminata a piacere. Basta avere il potere di farlo. In antico erano i profeti e i re e i principi e i cesari a far questo. Ora sono i nuovi poteri, quelli veri e non i pupazzi che ci fanno vedere in televisione. Banchieri, finanzieri, industriali, azionisti con capitali nei paradisi fiscali, grandi manager finanziari che lavorano per i nuovi imperi emergenti per singole famiglie di ricchissimi sono il nuovo grande, assoluto, dispotico potere. Loro sono il denaro e l’invenzione del denaro. Quindi sono tutte le donne del mondo. Perché la donna sono i soldi che insegue, che brama, che desidera, che vuol prendere e far difendere contro tutto e tutti al suo amante. 

Marco: Non sempre, in caso di un divorzio con molti soldi in gioco ci sono fior di avvocati del diavolo pronti a tutto.

Francesco: Sì, dici bene. Avvocati del diavolo. Pronti a rovinare con le calunnie costruite ad arte un buon padre per un divorzio disonesto e fraudolento. Gente malvagia e meschina. Mica vanno a difendere le disperate brutte e squattrinate al quale il marito violento o ubriaco ha rotto la faccia a suon di calci, o la disgraziata di qualche comunità straniera che è arrivata senza un soldo in ospedale con le gambe rotte chissà da chi. Soldi. Come dar torto alle italiane che bene conoscono questo paese e sanno bene che esse valgono solo per i soldi che possono far girare, manipolare, indirizzare.

Marco: La legge è diventata abuso in Italia, e ogni abuso si trasforma in legge non scritta ma concreta, in fatto banale, ovvio; come l’aria che si respira. Se il denaro regola la vita di coppia, allora il denaro è la coppia, il suo senso, la sua natura intima, la sua legge.

Francesco: Sì, è così. Per questo la mia generosità non è mai andata oltre una certa cifra messa fra il dare e l’avere. Così ho avuto molte puttane fra le mani, nessuna moglie, nessun figlio. Almeno che io sappia. Ma tu che la pensi come me hai messo su famiglia, passi una certa cifra, vai a giro per vederli e poi mi fai questi discorsi giusti e buoni. Di cosa avevi paura? Non rispondi, ti aiuto. Della morte. Perché qui tutti e tutto spariscono. La polvere che si fa vita e storia si trasforma di nuovo in polvere che si dissolve nel nulla, i calcoli spariscono, la realtà si dissolve. Allora uno cede al sentimento, alla paura, alla palese evidenza della sua disgregazione, della perdita della salute e della forza. Alla fine si convince che è tempo di metter al mondo uno che piglia su di sé un cognome e dei beni e della proprietà, per una finzione di continuità della propria vita o forse. Forse a voler andar fino in fondo alle cose per urlare il suo disprezzo per una condizione umana votata alla dissoluzione, alla degenerazione, alla rovina personale e collettiva.  Per fare figli ci vuole una donna, ecco l’infinito ricatto, ecco tutto il segreto dell’amore: la necessità di essere e di fingere. Io sono diventato un mentitore professionale inseguendo le donne e questa grande illusione dell’amore.




1 aprile 2011

La recita a soggetto: Malocchio&Politica


per approfondire


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco chiude il giornale, lo piega in quattro parti. Lo mette al posto. Francesco si avvicina. Siede accanto a lui con aria amichevole.

Marco: Non si è ancora detto nulla sulle sfortune della famiglia. Quelle vere.

Francesco: Intendi le donne, l’eredità, questo casino del nostro nipote?

Francesco si guarda i piedi come se volesse sottrarsi a un confronto.

Marco: Donne e politica ecco le jatture della nostra famiglia. Un malocchio ti dico, roba da esorcista, da consulto presso il mago egizio di Livorno…

Marco: Quello etrusco di Cerreto no… è pure meglio fa anche le divinazioni elettorali. Ci piglia.

Francesco: Già… è vero. Ma è sempre la stessa storia qui in Italia. Il ricco è amato dalle donne, sempre e comunque. Si tratta di una regola generale in Italia, è un dato di fatto necessario e  ordinario, una questione di continuità culturale. Se nel remoto passato c’era la dote oggi c’è l’insieme dei beni e dei denari. La coppia è una questione di cassa, di dare e avere. Perché stupirsi se nel momento della difficoltà economica le donne in questa casa come altrove hanno mollato amanti, amici, e fidanzati. Stupirsi è stupido in questo caso. Certo il nostro nipotino potrebbe scrivere un libro illustrato: “Le donne della mia vita” con il seguente sottotitolo “tante coi soldi, poche senza”. Per me il discorso è tutto qui. Non c’è altro. Non può esserci altro nel Belpaese.

Marco: “Massì che c’è altro!”. Iniziamo a dire che la politica porta disgrazie e lui ha voluto far quella pazzia dieci anni fa di aderire a quel partito dell’Asinello che poi è sparito, si è fatto pure eleggere al quartiere, giusto per farsi nemici e complicarsi la vita. Poi si stupisce se Comune  e Provincia si ricordano due o tre volte l’anno di lui e mandano i controlli. La politica attira il malocchio, non ho dubbi. Io che sono un qualunquista, menefreghista, razzista, bellicista e non ho impegni e tessere avrò avuto in dieci anni una, due, tre ispezioni. Nonostante ciò ho inquinato, fatto i fatti miei, sfruttato la povera gente che lavora qui e in altri paesi, lavorato per conto di gente impresentabile, ai confini della decenza e  della legalità. Eppure, nessuno mi chiede nulla. Ma pensa te! E questo accade perché credo alla magia e so che il malocchio va prevenuto. Le negatività magiche e mistiche emergono quando si fanno le manifestazioni, gli scioperi, i casini di piazza. Per chi poi? Per arabi strani, per i negri, per i giapponesi o i cinesi o chissà che cosa, o peggio per i disoccupati e le famiglie disperate in Italia. I fatti propri occorre farsi. Se uno è generoso con il proprio tempo, con il proprio denaro, se fa elemosine, se crede in valori diversi da quelli che martella ogni giorno la pubblicità commerciale, se lavora a gratis per i giovani, per i disoccupati, per i poveri è certissimo che sarà visto con grandissimo sospetto dalle ragazze e dalle donne italiane e dalle forze di polizia. Poi è chiaro che su di lui cade il malocchio, la sfortuna, le…

Francesco: Ispezioni della provincia, dei vigili del fuoco, della polizia municipale e della finanza… Il malocchio. Senza dubbio. Malocchio che nasce dal farsi del male occupandosi magari del disagio giovanile. In un paese dove i signori che ci governano vogliono vedere un solo tipo di giovane  maschio o femmina che sia:”i  figurini della pubblicità commerciale vestiti alla Statunitense”. Certo che impegnarsi con la politica per i giovani e i disoccupati ha calamitato sul nostro nipotino gravi segni di negromanzia. Di sicuro per sua colpa ha suscitato l’invidia e l’odio di gente cattiva, che fa magia, magia nera. Con la sola forza del pensiero evocano e materializzano la delazione anonima, la telefonata del confidente, della spia rionale o condominiale. Davvero gente malvagia. Che fa commercio con i demoni. Come certi architetti, avvocati, medici, notai pronti a far la spia, a vendere i segreti del cliente ai suoi nemici magari per un conto non pagato o per un regalo mai ricevuto. Davvero il malocchio pervade tutta la vita civile e la gente perbene, i giovani imprenditori, i piccoli commercianti lo subiscono con rassegnazione e fatalità religiosa. Ma il nostro ha voluto strafare, non si è mosso, ha fatto casino, non ha piegato la testa. Ed ecco che arrivano gli accertamenti, i controlli, le ispezioni, le delazioni anonime, i bigliettini minacciosi nella cassetta delle lettere, i finestrini dell’auto rotti e altre cose simili. Una sfortuna dietro l’altra. Ma non è persecuzione, non è che ha pestato i calli  a qualche illustrissimo presidentissimo d’Italia o della provincia. Si tratta di magia nera, di qualche amuleto, di qualche fattura messa in piedi contro di lui.  Ad esempio che bisogno aveva di far una lotta politica per il centro giovani. In un quartiere del cavolo. Maledetto da Dio, un quartiere dormitorio costruito con cemento marcio e il compensato negli anni settanta per mettere la feccia che lavorava in fabbrica e  veniva sfruttata nell’industria alimentare sotto un tetto? A nessuno! Solo a lui. Non è arroganza, non è ignoranza, non è idiozia,  è  magia. La fattura maligna della gente invidiosa ha spinto il nostro nipote a rovinarsi. Sì.  La magia è una cosa seria, palpabile, sincera. Ma è anche e soprattutto malocchio se è volta verso il male e il procurar sciagure. Che frega al quartiere se i giovani si drogano, rubano, scippano, s’alcolizzano, s’ammazzano con la corda ben tesa o disintegrandosi contro un muro di notte. Nulla. Chi ha i soldi è vecchio, è anziano, è terrorizzato dal futuro e i giovani sono la sua cattiva coscienza, il segno giusto e retto del suo fallimento civile e morale e della sua prossima dissoluzione fisica in una tomba. Il giovane non viene  a continuare l’opera del padre o del nonno ma a smentirla, criminalizzarla, smantellarla, denudarla  con suo essere atto di cinico egoismo. Egoismo generazionale che ripete la cattiveria degli antenati e annunzia la malvagità dei nipoti. Come ha da essere qui sul pianeta azzurro dove tutto tende alla morte e ogni cosa trova la sua punizione in modo che la vita possa risorgere dentro un ciclo continuo di dolore e vita che si perpetua nel fluire del tempo cosmico. Come può chi fa politica con i giovani non subire il malocchio portato da gente anziana che sa di essere in torto e di dover prima o poi esser costretta a subire l’abiura e il disconoscimento del legame di sangue da parte della propria discendenza. L’Italia è fatta di famiglie e nelle nostre famiglie il coltello più grosso con cui si taglia di più e si colpisce di più i propri familiari per farli restare al loro posto è cosa che hanno in mano gli anziani, i vecchi e le vecchine che fino alla morte si tengono ben strette le loro proprietà che sono tutto ciò che esiste e che dà senso alla vita.Sono la vita, a pensarci bene.

Marco: Finalmente parole sensate. Era ora. Il malocchio ha punito con durezza la nostra sfortunata famiglia. Chi come me secondo giustizia ha sempre espresso un egoismo proprio assoluto e monarchico ha fatto il bene di tutti. Chi come il nostro nipotino sciagurato si è dato da fare per gli altri ha aggravato l’equilibrio e ora la sfortuna osserva questa nostra sfortunata casa.  Forse con un paio di benedizioni pasquali chissà, magari la cosa va  accompagnata con amuleti e riti di maghi professionisti. Del resto non si può pensare che in una Repubblica bene ordinata come la nostra certe sciagure siano pilotate, create ad arte, o peggio siano  frutto di delazioni anonime e telefonate confidenziali ai dirigenti dei competenti organi di controllo. Quindi è nella magia e nel mistero la ragione di tanta disgrazia. Ma mi chiedo è giusto dire senza giri di parole questa cosa e questo nostro pensiero al Vince?

Francesco: Scusa fratello, ma in fondo:” che ce ne frega”? Se  c’è da pagare per togliere il malocchio alla casa e alla famiglia perché deve toccare a noi? Paghi lui e arrivederci e grazie!

Marco: Una seconda cosa giusta, questa notte che avanza porta consiglio. Trovo aria di famiglia.




17 febbraio 2011

La recita a soggetto: il molle e il marcio

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Via dal paese dei ciarlatani


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Vedo che i miei ragionamenti sui massimi sistemi non interessano, ma cosa vorresti sentire? Son curioso.

Francesco: Vorrei un po’ di responsabilità e di autocritica. Tu e il caro Vince siete dei disgraziati sempre pronti a far castelli in aria e a dar la colpa agli altri se le vostre follie e ambizioni si rivelano frutto di allucinazioni verbali e pseudo-intellettuali. Certo chi è giovane ha qualche ragione dalla sua. L’età, gli ormoni, l’amore, la cattiva televisione, la pubblicità commerciale, la fidanzata, gli amici. Che ne so... Per certo è quasi ovvio che chi è privo di protettori e di denari in questo paese italico dove il denaro è tutto ed è l’assoluto, è il Dio delle donne s’ingegni, cerchi una sua strada, provi a cercare protettori e amici potenti, e di solito i giovani le provano tutte. Del resto c’è una sola vita  e se non si afferra il denaro che è tutto si muore due volte. La prima volta per ragioni ovvie e naturali, la seconda perché si è sofferto e si è patito e si è mancato l’incontro con il benessere e con la felicità che solo ed esclusivamente il Dio-denaro può concedere ai vivi. Il denaro è tutto in Italia. E’ il caldo e il  freddo, il bene e il male, il colpevole e l’innocente, il torto e la ragione, è il governo o l’opposizione, è Dio ed è il diavolo, è la donna con l’uomo o è la verginità, è  la nascita e la morte, le tenebre e la luce. Non biasimo chi cerca di afferrare dalla vita la vita ma tu e lui mi fate incazzare, sì proprio così. Sembra che il mondo sia sempre brutto, sporco e cattivo, siete gonfi di rancori e di malafede. Il mondo non è brutto, sporco e cattivo è sempre e solo in vendita.

Marco si alza e inizia ad andar su e giù cinque o sei volte, è irritato, cerca di controllarsi, di evitare gesti inconsulti. Francesco si alza e si mette a metà del corridoio. I due sono uno davanti all’altro fermi. Si fissano. Poi si rilassano.

Marco: Ma che cavolo dici…Il Dio-denaro. Mi sembri pazzo. Ma ci credi davvero? E se così fosse cosa  è questa cosa forse è male? Io penso di no. Semplifica, risolve rende netto il discorso sul mondo. La gente guarda la televisione, crede alla pubblicità, ama i soldi e la roba di lusso… E normale. Un essere umano ordinario, il tipo normale, banale, timoroso della fede dei padri e della legge è materialista, egoista, razzista, cinico, spietato e un po’ puttana, tanto ladro e se serve assassino e sadico. Nessuno nega questo fatto, tranne demagoghi e mestatori e sovversivi.

Francesco:  Ma rilassati e butta giù per lo scarico del cesso lo schifo che ti hanno messo nel cervello i demagoghi della televisione e della pubblicità, la paura dei rossi, i falsi sindacalisti, i cialtroni, gli sfaticati. Feccia umana buona solo a vendere il paradiso in terra un tanto al chilo. Come credi che funzioni? Funziona così nell’essere umano ci sono dei bisogni che permettono ad esso di vivere: la vita sociale, l’amicizia, l’amore per la donna o per i figli, il successo personale, l’orgoglio, il viver bene, il desiderio di possesso, la vanità, il desiderio di esser superiore agli altri e la fame, la sete, il caldo,. Il freddo…  Quelle canaglie lo sanno benissimo e martellandoci la testa con la pubblicità commerciale, con i telefilm, con la televisione ci mostrano un mondo umano di gente che arriva al successo, alla felicità, al benessere, all’armonia con gli altri e la natura attraverso l’acquisto di merci. Ecco che il denaro diventa ciò che tu dici ossia il freddo e il caldo, il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, il torto e la ragione. Ma non è la realtà, questa cosa è l’illusione è un miraggio, una distorsione dei fatti, e questi signori ricchi e malvagi son o dei mistificatori e dei delinquenti che producono infelicità, risentimento, smarrimento, caos mentale. Io lo so bene che pochi possono essere i ricchi e quasi nessuno ricchissimo. E sono questi quasi nessuno che hanno il vero potere, le ville, le donne belle e disponibili, i garage con  le macchine di lusso e d’epoca, le vacanze in luoghi esclusivi, le barche a vela, la servitù, le banche, le aziende, i politici a libro paga.

Marco: I pochi ricchissimi contro i molti, che fai il comunista?

Francesco: Comunista un corno!  La realtà è la realtà. Il sistema del capitalismo, perché è così che si chiama, vuole pochi ricchi e molti poveri, il capitale per essere produttivo e riprodursi attraverso affari e investimenti deve esser concentrato in poche mani che l’indirizzano e lo moltiplicano. Se questo manca non c’è capitalismo e quel che si produce nella società umana invece di concentrarsi si diffonde e si spande fra tutti creando economia di sussistenza.

Marco: E ti fa così schifo un sistema che ha creato questo mondo. Ferrovie, megalopoli, viaggi sulla Luna, aerei, satelliti,ospedali, medicine, internet, videogiochi, ferrovie. Tutta la civiltà in sintesi!

Francesco: Ci vivo, ci vivo anche bene. Quando mi cadono in mano i soldi. Ma non sono così cretino da pensare che questo potere sia stato creato per me o per la mia felicità. Esso esiste e si sviluppa per metodi e fini che sono estranei e alieni rispetto alla mia vita e forse anche ai destini dell’intera umanità. Il sistema non pensa ai singoli e forse non pensa nemmeno ai molti ma pensa a se stesso e da se stesso trae potenza, fede e legittimità. Perché così tanta pubblicità, perché questo martellare fin dall’infanzia, perché creare il consumatore, il debitore, il giocatore.  Perché noi non siamo il sistema anche se ne siamo parte. Il sistema è dentro di noi perché ci strappa l’anima e fuori di noi perché segue la sua natura aliena. Per alieno intendo estraneo all’umanità, non sono un visionario che vede marziani dietro i muri di casa o mostri che escono dalle pareti.

Marco: E già, si rischia davvero di scambiare le tue visioni e le tue turbe mentali per cose vere e strane. Tu scappi dalle tue responsabilità. E non ti chiedo per amor della famiglia dei soldi, dell’eredità, e del resto che ti sei pappato... No! Ti conosco. Tu ti nascondi dietro a un dito.

Francesco: Ipocrita, malvagio… Come osi parlar di morti in questa casa. Io ho fatto e faccio. Sono   imprenditore, sono il virtuoso, sono il generoso, sono il tipico uomo buono e felice che dispensa il suo. Tu mi critichi ma non hai argomenti. Sei migliore di me? Per due o tre soldi in più sfruttando dei disgraziati per conto di terzi pensi di essere migliore. D’accordo hai fatto il tuo, hai ben servito i soci, il padrone di turno, il sistema, il meccanismo dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Allora? Che credi  di aver fatto? Sei stato alle regole, e non ragioni, non pensi, non crei te stesso.

Marco: Ipocrita, falso, fariseo. Se questa non fosse la casa…

Maledetto cosa mi fai dire. Sono nel sistema e  allora! Sei meglio tu. Con un piede dentro e uno di fuori. Credi che non lo sappia. Tu critichi la mattina quel che fai di notte. No meglio esser dannati se proprio questa è colpa, ma so che non lo è. Essa è legge pura e limpida di sopravvivenza. Fare il male, se così è, oggi consiste nella sopravvivenza. Come posso da solo affrontare un mondo umano che mi loda,  mi seduce, mi onora, mi dà degli ordini, mi premia e talvolta mi punisce .

Francesco: Dici bene. Mondo certamente… Mondo, sì ma umano proprio no. La civiltà industriale si mostra a me per ciò che è un Dio alieno e straniero che scaccia la nostra tradizione e ci impone un culto che è vissuto quotidiano, atto del vivere, del mangiare, del bere, perfino del pensare la propria vita. Io non sono malvagio, o ipocrita, o corrotto. Sono complice perché in fiondo mi piace così. Un complice che ha capito e forse è vile perché ama la vita comoda, i soldi, i pasti fatti bene, le donnine disponibili per una modica cifra, i sorrisi ipocriti di camerieri e segretari di ricevimento e cassa negli alberghi a quattro stelle, la gente da vessare perché a libro paga. Sono molle e un po’ marcio.





10 febbraio 2011

Il Fascista Immaginario: un lavoro, una fede

Il 
geotermico: ottenere energia dalla Terra

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Lazzaro: D’accordo. I soldi, il potere, la roba, l’appartamento. La macchina, le donne… Le genti d’Italia sono diverse ma tenute assieme dall’avidità e dalla paura; se fossi un filosofo antico direi che l’anima dei nostri è profondamente malata. Ha perso la parte razionale e si è dissolta quella legata all’orgoglio marziale e alla volontà di potenza, è rimasto solo desiderio, brama, delirio, cupidigia. Ma come se ne esce, e a titolo personale… Come vedi tutto questo. Come è possibile uscirne e altra domanda fondamentale quali sono, se ci sono, le leggi che regolano questo sistema; perché uno schema, un canovaccio deve pur esserci.

-          Sergio: Il mio secondo lavoro semplifica queste domande.

-          Lazzaro: Voglio saperne di più, parla…

-          Sergio: Funziona così. Ho bisogno di soldi, servono per il mio primo lavoro. Ricambi per il veicolo, benzina, assicurazione, qualche spesa imprevista e poi le spese per me. Mi sono accorto dell’infelicità di tanti che non riescono a vivere in un Belpaese ormai colonia celebrale dell’Impero Anglo-Americano. Loro sono le teorie dominanti in economia, loro è la concezione criminale di un libero mercato che spacca la comunità nazionale, loro la visione scellerata di far delle nostre città e paesi la ripetizione grottesca e apertamente empia  della Torre di Babele dove i popoli erano associati fra loro parlando la lingua del despota orientale che l’aveva creata. Sono stranieri come mai li abbiamo conosciuti in questa nostra penisola, neanche i turchi sono così diversi da noi come questi inglesi e questi statunitensi. Alieni. Quindi qualcuno un giorno mi ha messo una pulce nell’orecchio e mi ha detto come sarebbe bello ritornare ai vecchi tempi, fare come i rossi che hanno i loro modi di ricordare, di star assieme, di metter in scena la loro lotta armata e la Resistenza. Anche se devo dire che quest’ultima parola di solito non la uso e non ha per me lo stesso valore di chi solitamente la pronuncia.

-          Lazzaro: Credo di capire purtroppo. Questa è una reazione, solo che invece d’essere pubblica è di carattere privato e con finalità di lucro. Ho capito bene. Siamo alle solite. Vi nascondete dietro a un dito. Certo per me è facile capire. Questa destra ripulita, in giacca e cravatta, con dirigenti che parlano inglese o peggio che fingono di farlo non può rimettersi la camicia nera…

-          Sergio: Come no! Il nero si addice a camerieri e gente di servizio come i maggiordomi, quindi possono benissimo vestir di nero quando si ritrovano con i grandi  finanzieri, con i CEO delle Multinazionali, con i direttori di banca, con i generali stranieri, con i capi della massoneria, con illuminati, sacerdoti e altro ancora. Ma un giorno finirà questo Purgatorio punitivo e ciò che ha natura propria ritroverà la sua strada. Per me è legge di natura.

-          Lazzaro: Che situazione assurda, il fascista immaginario è più estremista di me e per certi aspetti ancor più anticapitalista e antisistema. Peccato ami le divise, i pestaggi, la polizia, le armi da fuoco.

-          Sergio: Come credi che arriverà la tua Rivoluzione…Il tuo popolo al potere…Con le belle parole, con le libere elezioni, con qualche predicatore da piazza, con qualche editoriale in un giornale pagato da banche e capitalisti, con il casino in pazza o i Social Forum?

-          Lazzaro: Non ho dietro di me l’Armata Rossa, e devo dire che non è poi un buon affare andar dietro ai carri armati e ai generali. Ma dimmi piuttosto cosa fai quando ti cali nella tua parte. Quello che fai mi sembra una cosa a metà strada fra il gioco di ruolo e il teatro a domicilio.

-          Lazzaro: Vado con ordine. Così è tutto più facile. Di solito la sera o di notte arriva una telefonata. E’ il cliente o un suo amico. Fissiamo l’appuntamento e di solito il prezzo. Poi al momento opportuno, una o due ore prima di andare in scena mi faccio un caffè doppio, capelli corti o rasati ovviamente, vestiario comune e quel che serve in un sacco o meglio ancora in uno zaino di vecchio tipo. Poi arrivo dal cliente con il furgoncino, di solito per non dare nell’occhio uso abiti da lavoro e delle grosse borse come quelle da operai, come se dovessi andar in casa a far un lavoro alle tubature o aggiustare dei fili elettrici. I vicini se ci sono e scrutano pensano che sia stato chiamato il garzone di un muratore o l’elettricista. Arrivato in casa mi presento e mi scuso per gli abiti, specie se la casa è di lusso. Ma la clientela capisce al volo. Di solito son gente di media o alta borghesia e non ama la pubblicità. Certo per la mia salute preferirei far queste cose allo stadio o in qualche piazza rionale, ma non è possibile e poi ho bisogno di soldi. Nella casa è sempre presente una stanza libera che può essere sgombrata o allestita in pochi minuti. Basta poco, un quadro, delle bandiere, qualche cartone pieghevole dipinto, un cimelio. Alcuni clienti hanno divise e oggetti d’epoca e così spesso sono loro a metter a disposizione quanto serve. A quel punto parto con la musica. Discorsi del Duce o qualche inno del periodo. L’importante è far la magia, montar bene la scenografia, illudere che siano nel 1923, nel 1933 o nel 1943, che il tempo si è fermato, che l’Italia è tornata indietro ed è ancora Impero, senza  questi stranieri che vengono dall’Oceano Atlantico. Dopo a seconda del cliente inizia la mia opera. Discorsi di carattere storico, encomi, lodi di eroi, lettura di bollettini di guerra trionfalistici, elogio del Duce e della sua opera. Di solito non è bene insistere sul fascismo, la clientela preferisce che si parli bene del Duce. Il fascismo in fondo come regime totalitario ha mancato il suo destino e non ha vinto la guerra. Qualcuno vuole la drammatizzazione, in un paio di volte ho dovuto rievocare la cattura del Duce da parte dei traditori e la sua liberazione grazie ai paracadutisti germanici. Quando il pubblico si è commosso capita quasi sempre che qualcuno dia in escandescenze, che deplori l’Italia, che urli il suo odio per questo ordine di cose. Non so se capita anche a voi ma vedo che questo capitalismo selvaggio e distruttivo delle identità popolari e nazionali è proprio odiato.

-          Lazzaro: A chi lo dici…Questo almeno lo capisco. Lo capisco bene.

-          Sergio: Quando vedo che la situazione è calda e il mio piccolissimo pubblico è carico scatta di solito la rievocazione dei successi del Duce, se posso con i filmati d’epoca, l’elogio della persona, il tributo di fede alla sua figura, poi c’è la conclusione… Nella quale deploro la sua fine, ingiustizia che è caduta sopra di lui, talvolta parlo male anche dei nazisti che non hanno capito nulla. Sono più copse nello stesso tempo: fanatico fascista, attore, ciarlatano, scenografo, imbonitore, propagandista politico, estremista e il tutto in circa quarantacinque minuti. Eppure non mi sento un criminale, vedo che alla fine la clientela sta meglio, si sfoga, ricarica le pile psicologiche. La mia è una cura dell’anima. Anche se devo dire che in tanti apprezzano i racconti delle imprese militari, dei bombardamenti fascisti su Londra e sulla Spagna Anarco-Comunista o la storia della crociata antibolscevica del 1941, o la lotta antipartigiana in Italia. Io del mio repertorio amo ricordare tutti gli stranieri inglesi americani ammazzati in Africa e Sicilia. Ma mi rendo conto che la clientela ha mandato i figli a studiare nei college o a frequentare i master o come diavolo si chiamano i corsi post-universitari anche fanno gli stranieri, qualcuno fra i loro parenti o la loro prole vive a Londra o negli USA e lavora per le corporation di quelle genti. Quindi devo come dire censurarmi o non insistere troppo. Certo è che è una roba da non credere, chi ha distrutto il fascismo sono stati gli eserciti dell’Impero Inglese e Statunitense spesso formati da popoli che vivevano nelle colonie o in paesi succubi. Ma finirà. Prima o poi schianteranno questi stranieri odiosi, perderanno una delle loro guerre magari una grossa e il velo che le genti d’Italia hanno davanti sui squarcerà e le nostre genti abbandoneranno questi stranieri e abiureranno la loro fede mercenaria e interessata in quella civiltà.

-          Lazzaro: Questa è fenomenale. Tu sei più di quel che dici di essere. O sei un profeta si sventure e o sei un visionario, oppure sei un folle che s’accompagna a gente psicologicamente malata . Come molti studenti di famiglie povere o di ceto medio sei sprecato in questo paese.

-          Sergio: Sai una cosa. Non vedo vera e autentica felicità intorno a me, e non è solo un questione di quartiere, di soldi o di frequentazioni. Alle volte sono io che ho bisogno di ricaricare le pile psicologiche, il cliente spesso mi paga per qualcosa che farei comunque, proprio così…





22 gennaio 2011

Il Belpaese: Scala Sociale

Il 
geotermico: ottenere energia dalla Terra

Le Tavole delle colpe di Madduwatta: Secondo Libro

IL BELPAESE E LE SUE PAURE NASCOSTE: Scala sociale

Il Belpaese è nei fatti popolato da una maggioranza di umani che sono dipendenti per stipendi e salari dallo Stato o dai privati. Quindi la maggior parte degli italiani non sono imprenditori, manager, liberi professionisti.  Ora capita che su tutto il Belpaese cali una forma di persuasione pubblicitaria, televisiva, cinematografica che individua proprio nelle minoranze di ricchi che sono in alto nella scala sociale la miglior forma di vita sociale in virtù della loro capacità di accedere a beni di consumo superflui. Quindi tutti coloro che vivono al di fuori della ricchezza ostentata, della notorietà televisiva o politica e dei privilegi presi con l’astuzia o ereditati cadono nella condizione di esseri grigi, anonimi, ignoti ai più e in generale di stipendiati, di essere a modo loro lavoratori.   Si tratta delle forme visibili della scala sociale di oggi, in essa gerarchie antiche vengono dissolte e spariscono e nuove caste di ricchissimi e nuove categorie di potenti s’innalzano. Oggi nella scala sociale ai livelli più alti si presentano facce nuove  e nel loro essere novità spaventano e turbano i molti, il tutto nell’indifferenza arrogantissima e crudelissima di chi vive di politica e ormai da decenni è estraneo alla storia e alla vita delle diverse genti d’Italia. La nostra politica di professione è fatta da specialisti del consenso e della mediazione sociale e legale, esseri estranei alla sofferenza e alla quotidiana fatica di milioni d’italiani. Queste minoranze che fanno della rappresentanza politica una professione lucrosa si rivolgono all’elettorato per ragioni di consenso, di voti referendari, di conteggio fra di loro per dividersi posti elettivi e cariche di responsabilità.  Tuttavia alcuni fenomeni turbano la sicurezza relativa di chi vive di politica e dei ceti professionali o parassitari miracolati dall’iniqua redistribuzione della ricchezza e del carico fiscale creata ad arte dal sistema sociale e politico. Nella scala sociale nostrana da un paio di decenni fa capolino l’immigrato di colore o asiatico che è diventato piccolo imprenditore e talvolta assume perfino personale italiano o è in grado di fornire merci e servizi diventando così un soggetto importante dei fatti sociali ed economici di un territorio. Questo accade con regolarità in Veneto e in Toscana ma sono sicuro che altre regioni sono interessate da questo fenomeno, e così l’altro ascende nella scala sociale e sotto di lui milioni di umani originari da più generazioni del Belpaese che si trovano scavalcati e non sanno che cosa pensare o cosa raccontare a se stessi e agli altri. Per chi scrive il razzismo nostrano è principalmente, ma non solo perché è una massa informe di fenomeni diversi, il terrore di vedersi travolti dall’altro che ascende e lascia indietro chi da secoli è presente sul territorio con la sua famiglia e le sue storie. Una vertigine prende lentamente e inesorabilmente le genti del Belpaese che voltandosi indietro con la memoria osservano il passato dell’infanzia e della gioventù e non ne trovano più traccia in questo presente che ha forse l’unico merito di aver dissolto le troppe illusioni inquinanti del passato. Così persa la continuità con il passato anche in relazione alla scala sociale e la speranza in un Belpaese che assunto una forma inedita e non voluta resta solo la concretezza dei soldi, dei terreni, delle case, dei fabbricati e capannoni posseduti.  Alla fine il nostro popolo si conferma permeato da brama di cose materiali e di piaceri misurabili in termini di denaro contante. La sua natura collettiva sembra nel complesso estranea a qualsiasi astrazione spirituale o metafisica, a qualsiasi giustizia che non sia misurabile in denaro contante, a qualsiasi potere che non sia espressione di una forza fisica e coercitiva presente e forte. Ma quanti si sono abituati a vivere nelle certezze e nelle rendite di posizione del Novecento dovranno subito far i conti con questo pesantissimo nuovo millennio che si presenta dissolutore di tutte le antiche illusioni del passato e permeato di minacce e inquietudini apocalittiche. Quando la crisi comincerà a determinare il volto delle presenze sulla scala sociale del Belpaese quel che sarà dell’Italia sarà qualcosa di estraneo alle vicende dei padri e dei nonni, l’altro avrà modificato in profondità la natura stessa della composizione sociale e personalmente stimo anche delle ragioni intime dell’attribuire senso a questa vita. La scala sociale diversificata con l’apporto delle nuove comunità porterà anche nell’immaginario collettivo le ragioni intime e vitali degli altri e le genti difformi e disperse del Belpaese saranno forzate a determinare che cosa sono e cosa sono state e cosa vogliono essere in futuro. La scala sociale non è più un fatto dei soli italiani-italiani ma oggi appartiene anche all’Italiano-Marocchino, Italiano-Cinese, Italiano-Filippino, Italiano-Rumeno ecc…

La fortuna di nostri che vivono di politica è che la maggior parte delle genti del Belpaese che hanno l’abitudine di votare non ha ancora capito questa cosa e pensano di vivere nel 1986 o giù di lì, dentro l’Italia dei sogni impazziti. Una bella fortuna davvero per costoro.

IANA per FuturoIeri





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