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30 maggio 2010

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- terzo discorso






De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- terzo discorso

A far due conti facili si vede subito il problema, un professore di storia e filosofia del Liceo è  sicuramente colui che alla vigilia della maturità impiegherà dalle quattro alle cinque ore per spiegare la Seconda Guerra Mondiale. Tolto l’appello, una o due interrogazioni, la lettura delle circolari avrà a disposizione più o meno il doppio del tempo di quello strano film di Tarantino su un gruppo di bizzarri killer di nazisti nella Francia Occupata. Considerando la quantità cospicua di videogiochi sulla Seconda Guerra Mondiale e considerando che per concludere uno di essi a un livello di difficoltà medio ci vuole circa quindici ore di sessione di gioco si può fare il facile conto che il videogioco ha una durata tripla o quadrupla rispetto alle ore di lezione del docente. Questo dato banale che credo sia opportuno considerare dimostra che il momento della lezione sulla Seconda Guerra Mondiale è per numero di ore inferiore rispetto alle migliaia di immagini di informazioni, perlopiù incontrollabili, che arrivano non da gruppi di nazisti o comunisti  fanatici ma dai videogiochi.  Lo stesso problema si ripete per Napoleone ora che è uscito videogames ben fatto sulle sue imprese. Quindi anche se la politica politicante è stimolata ad occuparsi della Seconda Guerra Mondiale il problema si spande su tutta la storia. Il lavoro del docente sposta la conoscenza su un piano diverso quello dei fatti storia e delle interpretazioni, tuttavia il suo lavoro si colloca dentro delle menti già suggestionate da centinaia quando non da migliaia di ore di fruizione di  prodotti d’intrattenimento di varia natura che hanno già orientato l’immagine di un certo periodo storico quasi sempre con un taglio spettacolare. Dove viene prodotto il grosso di questi videogiochi, di questi film, di questi documentari: fuori dal Belpaese! E’ evidente che alla politica interessa poco o nulla di come viene recepita dalle nuove generazioni la storia patria e il Novecento altrimenti si porrebbero il problema di non lasciare a privati stranieri il monopolio quasi totale delle immagini e delle suggestioni di carattere storico che penetrano nella testa dei bambini e degli adolescenti. La politica politicante s’accontenta di dar  ragione a seconda dei casi e delle occasioni a qualche minoranza che si rivolge culturalmente all’esperienza fascista o partigiana per motivi di consenso e per raschiare il fondo del barile quando ci son di mezzo le preferenze elettorali. Del resto mi è sembrato d’osservare che quando le nostrane elezioni si svolgono senza preferenze il peso dell’antifascismo o della cultura della destra-destra si sente meno, forse è cattiveria ma ritengo di veder giusto nel sospettare dei discorsi di chi si fa alfiere di cause ancestrali e poi ragiona di piani regolatori, collocazione di stadi di calcio, centri commerciali, lavori pubblici, destinazioni di fondi, e affini. La politica qui è di solito un mestiere.

 

IANA per FuturoIeri




25 maggio 2010

Ancora Capitan Harlock




De Reditu Suo - Terzo Libro

Ancora Capitan Harlock

Da qualche anno i miei venticinque lettori vengono annoiati con le mie considerazioni sulla serie classica di Capitan Harlock. Devo chiedere scusa ma credo che l’argomento merita ancora qualche fastidiosa ripetizione. Questo personaggio  è di natura nicciano-wagneriana,  infatti la serie del 1999 dal titolo “Harlock e l’Anello dei Nibelunghi” rivela quanto sia forte il legame con il concetto di superuomo che passa però perlopiù attraverso Wagner e la letteratura popolare e i fumetti che non attraverso il filosofo armato di martello. Credo di poter dire che risulta essere un fatto che questo eroe è attualissimo, si scrive su di lui e recentemente in Italia perfino un saggio, vengono rieditati i DVD che raccontano le sue imprese, è parte di un progetto della TOEI di dimensioni notevoli previsto per il 2012. Quindi l’eroe parte di quella schiera di Dei ed Eroi dotati di una forza personale in grado di lottare e vincere contro il nemico interno umano e quello esterno alieno ancor oggi qui nel Belpaese come altrove piace, vende, è apprezzato.  In verità si tratta di una coppia di eroi perché le sue imprese sono svolte d’intesa con Tochiro l’inseparabile scienziato giapponese che fa da spalla tecnologica al capitano pirata di origini germaniche. Proprio l’amico giapponese si trasforma dopo la sua morte altruistica ed eroica nell’intelligenza artificiale del computer dell’Astronave da Guerra Arcadia. C’è a mio avviso l’evidenza di questa storia e di questo personaggio  un essere classico del mondo dell’animazione giapponese e mi spiego le pretese di una certa destra estrema nostrana di assorbire l’invincibile capitano con l’abilità che ha questa parte politica di capire al volo l’importanza di un mito di carattere commerciale che può essere strumentalizzato in chiave politica. La verità che nasconde questo Capitan Harlock è che degli Dei e degli Eroi rimane vera e viva solo l’ombra che gli uomini fabbricano per non sentirsi soli in questo mondo umano che tende alla degenerazione, all’iniquità e alla dissoluzione. L’ombra irreale e virtuale dell’Arcadia, del capitano con il Jolly Roger stampato sulla divisa, la colonna sonora che accompagna le sue imprese sono l’elemento che manca nel mondo reale: quella capacità di trovare il profeta o il condottiero che rovescia una situazione disperata, il messia di turno che redime l’umanità e fa miracoli. Una cosa relativamente piccola come questo personaggio e la sua  storia tutta fantascientifica e inventata rivela un globale bisogno di miracoli e forse l’esigenza di una spinta in avanti verso un futuro lontanissimo per abbandonare un presente meschino, inquinato, moralmente disgregato e senza eroi.

                                                                     IANA per FuturoIeri




7 maggio 2010

Il Giappone sarà salvato dall'invincibile capitano?




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De Reditu Suo - Terzo Libro

Il Giappone sarà salvato dall’invincibile Capitano?

La notizia è rimbalzata con una certa rapidità sulla rete, sembra certo che la TOEI spenderà una cifra considerevole, si parla di un progetto da dieci milioni di euro, per fare una nuova opera su Capitan Harlock e la sua Astronave da guerra Arcadia. Per non sbagliare il colpo assieme al nuovo Harlock verrà prodotto anche una riedizione di una serie di robot giganti del maestro del genere: il famoso Go Nagai.  Accoppiata di giganti quindi incaricata di dare una svolta tecnologica, l’uscita è prevista per il 2012, al sistema dell’animazione giapponese. Farò in questo breve scritto della dietrologia presuntuosa, ma ho la certezza di aver capito qualcosa di questa novità. L’opera su Harlock sarà in 3D e si capisce perché: la crisi ha picchiato duro in Giappone che era già in recessione dalla metà degli anni novanta e l’invincibile capitano potenziato dagli effetti speciali e dalla nuova tecnologia tridimensionale potrebbe far il miracolo di dar ossigeno almeno all’industria dei DVD e dell’animazione giapponese. Inoltre le multinazionali dell’intrattenimento degli Stati Uniti con Avatar hanno puntato sulle nuove tecnologie e il Giappone non può correre il rischio trovarsi con una del sue industrie di punta, ossia quella dell’intrattenimento e dei cartoni animati, priva di queste novità. Il Giappone in questi ultimi quindici anni è entrato in fase difficile dal punto di vista sociale ed economico, la recessione e la crisi hanno causato  molti suicidi al punto che le stesse autorità dell’Arcipelago si son preoccupate di quelle che nella nostra parte di mondo chiamiamo le condizioni psicologiche della popolazione. Riuscirà il capitano con il Jolly Roger disegnato sulla divisa a salvare almeno un pezzettino del Giappone di oggi, almeno un frammento del suo cinema d’animazione da questa rovinosa triplice crisi che spezza e piega l’economia, la dignità degli esseri umani e distrugge la pace. Se per una combinazione incredibile di eventi il personaggio irreale e finto immerso nel suo racconto fantascientifico sfonda  al botteghino e fa il piccolo miracolo, che in tanti segretamente si aspettano da lui, si dovrà ammettere che nella Terza Rivoluzione Industriale i confini fra il reale e l’irreale, fra materiale e immateriale si sono fusi in una sola linea dove è difficile distinguere. Ciò che è irreale oggi può condizionare il reale senza alcun bisogno, come avveniva nel remoto passato, d’essere un mito sacro o l’opera perfetta di un maestro della pittura o di un genio della letteratura o della poesia. Questo modello di civiltà sta disgregando il remoto passato perché propone una civiltà diversa non priva di pericoli e di rischi enormi. Questa nuova civiltà è intollerante del passato che non può piegare o addomesticare, cerca di piegare o di annientare le  forme di civiltà che fanno da ostacolo ai suoi propositi ambiziosi o contrastano i suoi eccessi: in una parola è la Terza Rivoluzione Industriale. Contro i deliri distruttivi e i limiti di sostenibilità ecologica e sociale di questo modello di sviluppo potentissimo e aggressivo ci vorrebbero vere Arcadia e veri Capitani con un solo occhio pronti a giocarsi vita e fortuna in un solo colpo pur di fermare la follia produttiva,omicida e distruttiva delle risorse naturali di questi decenni. Ma questa è roba per Dei e per Eroi e il modo umano è da troppo tempo privo di costoro, quindi i molti che vivono sula nera terra devono cercarli nel mito e nella fantasia e in mezzo agli eroi dei cartoni animati.    In fin dei conti il finto mito di Halock è venuto bene, son passati più di trent’anni e il suo essere eroe schierato  contro governanti corrotti e dissoluti e cittadini scellerati, cretini e imbelli e il suo salvare l’umanità e il pianeta azzurro dai nemici interni (esseri umani) ed esterni (alieni) è oggi attualissimo.  La morale è questa: L’eroe non esiste, la sua ombra sì.


                                                                                IANA per FuturoIeri





7 dicembre 2009

Lontani dagli Dei e dagli Eroi


De Reditu Suo

Lontani dagli Dei e dagli Eroi

La mattina presto quando sono sul bus andare al lavoro mi chiedo alle volte, ovviamente da solo e in silenzio, quali possono esser gli strumenti per intervenire sulla realtà che mi circonda. Purtroppo mi rendo conto che sono pochi, deboli, spesso inefficaci. Queste  democrazie europee del nuovo millennio vedono partiti politici deboli in preda a leader e  dirigenti rissosi e bisognosi del sostegno economico altrui, mentre i grandi gruppi finanziari si son fatti attribuire poteri di condizionamento e indirizzo prima di competenza del solo potere politico. Questo avviene dentro le logiche di processi economici e industriali che in Europa e nel Nord-America impoveriscono la piccola borghesia, i ceti operai e contadini già messi in ginocchio da leggi e cavilli che depotenziano il loro ruolo sociale e la loro capacità di pesare nelle scelte politiche ed economiche, la televisione e la carta stampata sono perlopiù dipendenti dalle imposizioni di chi raccoglie la raccolta pubblicitaria o finanzia il mezzo di comunicazione di massa.  Il singolo ha ben pochi strumenti per intervenire in una realtà come questa che sia da solo o come associato  a un gruppo più ampio, il sistema è solido e si tiene sul consenso di milioni di consumatori che anche se frodati e gabbati preferiscono il certo all’incerto, il poco e subito a qualcosa in più da strappare con sacrifico e rischio. La logica del prendere qualcosa qui e ora premia il politico e il finanziere che puntano solo al presente e che hanno messo in conto di lasciare ai posteri una terribile eredità. Personalmente auspico che il sistema riveli la sua natura fallimentare e criminogena prima che arrivi a un collasso di dimensioni pericolose e potenzialmente eversivo dell’ordine costituito. Un piccolo disastro da correggere subito potrebbe, forse, evitare di dover metter mano ad una catastrofe incontrollabile e ingestibile domani quando i processi degenerativi nella società umana e nello sfruttamento delle risorse planetarie avranno creato le condizioni per aprire ogni sorta di conflitto, anche armato, fra le nuove potenze globali emergenti e le vecchie in decadenza. Forse questa è una stupida illusione, o forse è una soluzione peggiore del male; il disastro finale sarà forse la conclusione lineare, logica, oggettiva, giusta. Ecco che in questa visione millenaristica e purificatrice dei mali del mondo umano leggo la distanza da me e da altri come me dagli Dei e dagli Eroi, ossia da quel sovrappiù di potenza e dominio sulla realtà materiale che permette al singolo di cambiare le cose o di trasformare il reale a sua immagine e somiglianza. Nel mondo antico, e in quello delle leggende e della finzione teatrale, era questo qualcosa in più che fondava le città, creava i popoli e i regni, imponeva a un mondo umano disperso delle regole e delle prospettive, dava un senso alle forme di vita associata. Ciò che era oltre l’umano o subito sopra di esso era l’esempio e talvolta il senso del proprio piccolo mondo. Adesso c’è la nudità di poteri economici e finanziari che devono mascherarsi dietro milioni d’immagini pubblicitarie, di suoni, di canzoncine; i sacerdoti del Dio-denaro non riescono a trovare la loro legittimità, il loro potere sugli umani puzza di truffa e di dispotismo. La miglior soluzione che hanno trovato è di comprarsi i sistemi politici, di corromperli di condizionarli finanziando le campagne elettorali o i mezzi di comunicazione di massa.   I limiti dell’umano sono i limiti di una condizione fisica e mentale limitata nel tempo e nelle possibilità. Di fronte ai colossi finanziari e corporativi che sovrastano il singolo e manipolano ciò che è reale e ciò che è virtuale diventa molto difficile operare e vivere per l’uomo libero in uno spazio materiale e psicologico proprio. La prima libertà diventa quella di poter pensare che due più due fa quattro, basta poco per iniziare a sottrarsi al mondo delle illusioni maligne e delle allucinazioni pubblicitarie.

 

IANA per FuturoIeri




16 giugno 2009

Belpaese! Dove sono i tuoi eroi?

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Belpaese! Dove sono i tuoi eroi?

Alle volte capita di confrontarsi con il passato degli altri, è utile per capire qualcosa di noi stessi. Così mi è capitato di rivedere un vecchio film degli anni settanta sul primo episodio di resistenza nella Seconda Guerra Mondiale. Si tratta del maggiore Henryk Dobrzanski “Hubal” che fu il primo comandante di forze di guerriglia anti-nazista nella Seconda Guerra Mondiale. La storia è semplice nella sua drammaticità: un nobile polacco famoso per i suoi primati sportivi ed eroe decorato con la “Virtuti Militari” durante il conflitto del 1919-1921 contro i bolscevichi rifiuta di arrendersi ai nazisti e ai loro complici sovietici, o di disperdere i suoi uomini, o di mettersi in salvo scappando in Romania o in Ungheria.  La situazione di costui era quasi impossibile: gli alleati francesi e inglesi si nascondevano dietro la linea Maginot e stavano sulla difensiva proprio mentre il grosso dell’esercito tedesco si era portato a est , i sovietici temporaneamente complici e alleati di Hitler avevano invaso l’altra metà della Polonia, la stessa Polonia si era arresa.  Il Maggiore decide di combattere ad oltranza i nemici della sua gente con il suo reparto di cavalleria, dal momento che si tratta di far combattere dei cavalieri contro nemici dotati di autoblindo, aerei e carri armati e adotta un tattica di guerriglia. La fortuna sorride al coraggioso e riesce a colpire più volte i suoi nemici e con grande efficacia, tuttavia gli alleati della Polonia non possono aiutarlo e in Francia non si pensa certo ad azioni offensive volte a liberare la Polonia, inoltre gli occupanti mettono in atto terribili rappresaglie contro la popolazione. Viene suggerito al maggiore di lasciar perdere; lui da buon nobile cavaliere d’altri tempi continua la sua lotta con il suo piccolo esercito. Nell’aprile del 1940 un reparto misto di nazisti e soldati Wermacht di circa mille effettivi dotato di mezzi corrazzati ucciderà l’eroe e disperderà gran parte dei suoi. Il suo corpo non sarà mai più ritrovato.

Mi viene da fare una considerazione, che vale quel che vale perché è una pura congettura: “a differenza del Belpaese credo che in Polonia  le persone che esprimo diffidenza nei confronti di simili figure straordinarie si contino sulla punta delle dita”. E’ un fatto che nel Belpaese una parte delle popolazione non accettò la Repubblica e votò monarchia, e in seguito mostrò una diffidenza, se non un enorme fastidio, nei confronti della Resistenza. Prova ne sia che in questo nuovo millennio i commenti di un senatore di destra sulle vicende del partigiano Fanciullacci, l’uccisore del filosofo fascista Gentile, sono finite in tribunale. Sul come e perché di questa vicenda non intendo discutere, mi preme sottolineare il fatto che le genti del Belpaese sono divise e per ragioni d’identità politica, non possono trovar alcun punto in comune. Il fatto che le identità politiche siano ad oggi  in contrasto è di gran lunga più importante della verità o della falsità delle posizioni prese. Il Belpaese è diviso sul suo passato e non può far ricorso a figure mitiche che idealmente possono assumere un valore collettivo di carattere univoco. Quando mi pongo la domanda di dove siano finiti gli eroi del Belpaese non penso a qualcosa di archeologico o antiquario ma ad un problema di comune sentire, di identità, d’appartenenza ad una realtà collettiva che può riconoscersi in valori condivisi almeno dalla stragrande maggioranza della popolazione. La mancanza degli eroi non è nel caso nostro l’evidenza di una maturità morale o politica ma una condizione dove le identità sono plurali e di conseguenza non riducibili a valori  comuni, non una civiltà quindi ma una massa informe di esseri umani e cose diverse che stanno assieme per sbaglio.

IANA per FuturoIeri




28 maggio 2009

La Repubblica davanti ai misteri della vita e della morte

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

La Repubblica davanti ai misteri della vita e della morte

Il Belpaese è talmente lontano dagli Dei e dagli Eroi che il mondo antico pare una cosa forestiera tanto son disperse e morte le tracce di quelle passioni, di quelle lacerazioni, di quella dimensione vitale che aveva animato gli antichi abitanti della penisola. Proprio quel trapassato remoto fa pensare che in definitiva ogni civiltà e ogni realtà istituzionale abbia in sé il mistero della sua vita e della sua morte che viene in essere nel lento scivolare dei decenni, delle generazioni e dei secoli. In questi ultimi due decenni sciagurati la Repubblica pare aver accelerato la sua corsa verso la fine della sua storia e della sua esistenza in questo mondo materiale: queste elezioni a mio avviso trasmettono un senso di fine delle grandi dimensioni ideali, delle passioni, del senso ultimo che deve avere un potere che associa gli esseri umani fra loro. In queste elezioni emerge con forza che i candidati alle elezioni si presentano con una dose massiccia di narcisismo e con una volontà certissima di mettersi in mostra, prendono dalla pubblicità il loro linguaggio elettorale. Il candidato si presenta al suo pubblico come se fosse un frigorifero di nuova concezione o un motorino. Questo carpire l’essenza del messaggio pubblicitario crea un concetto della politica come ostentazione di merce, di volti, come presentazione non di programmi ma di personaggi che raccontano la loro "storia". La politica si fa quindi gioco di facce, mezzibusti, di cose e concetti desiderabili, di slogan da vendita di formaggini e da giochi di carte collezionabili. La scelta dei candidati assomiglia sempre più alla compravendita di merce, al prendere questo o quello dallo scaffale di un supermercato e le leggi elettorali intendono sancire più che altro la supremazia di partiti politici che sad oggi embrano strane associazioni commerciali a metà strada fra la vendita di servizi alla persona e le agenzie di lavoro interinale. Interi ceti sociali vivono del mestiere del fare politica, e non solo per la natura del potere politico che attira gli ambiziosi e gli avventurieri ma anche per la specificità di un mestiere del politico che è anche e principalmente un lavoro che non richiede per essere svolto particolari studi superiori o specializzazioni. La Repubblica deve quindi aspettarsi di trasformarsi  nel contenitore di una nuova specialissima natura commerciale del mestiere di far politica. Questo espone il modello istituzionale italiano ai rischi di un modo di far politica senza autentici ideali, senza straordinarie passioni, senza visioni di un futuro collettivo o di creazione di cose grandi. Evidentemente questo è un fattore che non mancherà di accelerare l’incontro del sistema con il suo finale di partita perché nessun regime politico può vivere sospeso fra cielo e terra senza delle ragioni profonde che lo leghino ad una civiltà o alla vita delle popolazioni che in esso si riconoscono.

Comprenderemo solo al termine di tutto questo amaro percorso il senso che ha avuto per il Belpaese e le sue genti la Repubblica Italiana.

IANA per FuturoIeri




6 maggio 2009

Civiltà italiana e la fuga del presente

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Civiltà italiana e fuga dal presente

E’ una novità assoluta, questa terza rivoluzione industriale che si fonda su internet, sulla potenza dei computer, sull’integrazione fra virtuale e reale, sulla robotizzazione del lavoro e sulla globalizzazione del commercio e della forza lavoro da un lato è entrata in crisi e dall’altro ha trasformato nel giro di due decenni talmente in profondità la società umana del Belpaese da rendere il suo recente passato un trapassato lontano nel tempo e sbiadito nei ricordi. A questo punto se si fosse formata una civiltà italiana in questi sei lunghi decenni di Repubblica si sarebbero mosse forze morali o intellettuali per decifrare il presente, e per forze non intendo le minoranze virtuose o virtuali o le adunanze di  pochi privati, ma forze sociali, politiche, morali in grado di pensare il futuro, di porsi delle domande, di operare attivamente nella quotidianità e nel dibattito politico.

Ma allora c’è da chiedersi dov’è la civiltà italiana, dove sono le sue forze, i suoi uomini, le sue donne. Non basta una lingua comune maturata e sviluppata dalla televisione commerciale e dai modi di dire della pubblicità, o l’ostentazione interessata al turista distratto e annoiato delle nostre cattedrali o delle chiese, o dei ruderi di un tempio pagano, o di un castello medioevale, o di un borgo antico, o i riti pubblici con le adunanze di uomini in abiti solenni con le donne al seguito, le sfilate dei militari, le dichiarazioni retoriche vuote e roboanti della grande politica. La civiltà deve essere in grado di reggersi sulle sue gambe, per propria forza, per propria natura, avere i suoi modelli e non replicare più o meno banalmente i format degli spettacoli d’intrattenimento televisivi importati dai paesi stranieri, deve sapere chi è e come è. Non vivere alla giornata, sperando nel miracolo. Una civiltà compiuta e degna può offrire allo straniero che viene qui da terre lontane un modello di vita e di costume a cui appartenere, una nuova identità morale e civile di cui esser parte, al limite una nuova vita e non un patetico vivere accostato ad altri in una terra straniera popolata da genti diverse. Oggi le diverse genti d’Italia cercano di non pensare al loro futuro, non riescono ad andare oltre il quotidiano vivere come persone singole, i valori che un tempo qualificavano le genti del Belpaese si sono corrotti, sono morti, si sono dissolti. Un mondo umano si precipita però in avanti, va verso modelli di conoscenza e di trasformazione dei saperi impensabili, la stessa rete internet sta modificando la comunicazione in profondità, l’intelligenza artificiale e l’integrazione fra l’essere umano e i supporti informatici velocizzano una trasformazione che sta per prima cosa disgregando il passato remoto e che in prospettiva costruirà il futuro. Proprio per pensare il futuro delle genti della penisola occorre ragionare nei termini di ricostruzione o nuova fondazione della civiltà italiana, non potrà avvenire domani e forse neanche dopodomani ma la questione deve essere posta ora. Niente è immortale sul pianeta azzurro né gli Dei, né gli Eroi, né gli Stati, e neppure le Civiltà possono sperare nella vita eterna. Morire e risorgere può essere una decente soluzione al problema. Ma costruire la resurrezione di una civiltà è forse la più estrema delle imprese, forse la più incosciente e temeraria,al limite perfino assurda. A suo modo una cosa da italiani.

IANA per FuturoIeri




11 dicembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 25

Voglio fare un piccolo ma interessante annuncio: siamo entrati nel nuovo secolo da almeno otto anni, e ci siamo entrati tutti noi umani che adottiamo il calendario che si rifà alla nascita di Cristo. Quindi siamo pure in un nuovo millennio.

Qualcun altro adotta altre forme di computo del tempo, tuttavia per la maggior parte degli umani siamo nel 2008 e questo anno terminerà il 31 dicembre.

Quindi sarebbe ora di far mente locale sul fatto che questo nuovo secolo è una novità assoluta. Il mondo del Novecento con i suoi totalitarismi, con i suoi deliri imperiali sovietici e statunitensi, e ancor prima fascisti, è finito, morto, sepolto. Anche la versione novecentesca dell’albero della cuccagna, o se si preferisce l’equivalente del paese del bengodi tante volte promesso dal consumismo amorale e sprecone è annientato dalla tremenda erosione del tempo. Morte le ideologie del Novecento che non trovano più in questo millennio qualcosa che possa sollevarle dalla tomba, dal loro essere forme spettrali di miti e memorie del tempo che fu. Questo nuovo secolo si presenta con imperi che vogliono ascendere al potere globale politico e militare, e queste realtà imperiali sono sorrette da una inedita forma di borghesia che non ha eguali nella storia per ricchezza, assenza di ogni dimensione umana e morale, volontà di morte. Il vecchio dominio statunitense vacilla, la crisi è devastante e le stesse democrazie sono a rischio come anche le basi della convivenza civile fra comunità diverse all’interno di uno stesso Stato. Non si è risvegliato lo spettro della coppia Hitler-Mussolini, mi spiace per coloro che si sforzano di credere di vivere nel 1945, ma non è così: siamo nel 2008. Semplicemente un modello economico che presupponeva la crescita infinita in presenza di risorse limitate ha trovato il limite del suo sviluppo, adesso deve rinnovarsi o accettare di collassare su se stesso. Del resto il pianeta azzurro è grande ma non infinito, e di risorse infinite ha proprio bisogno quel modello di crescita economica e industriale. Mentre la crisi rivela il finale di partita di un modello di sviluppo globale rovinoso e pericoloso il Belpaese è ammorbato di retorica, inquinato da cortine fumogene di falso patriottismo o da finte professioni di fede nelle grandi ideologie del Novecento o da adesioni a versioni caricaturali delle medesime. Tutto è buono pur di stordirsi e di negare la realtà. Tutto è lecito pur di non far i conti con questa crisi e provare con deliranti fiumi di parole a scaricare su questa giovane generazione i costi dello sfascio, e ritardare ancora per un giorno o due l’appuntamento con la nuda verità e con la concretezza. Non immaginavo di arrivare al momento in cui avrei visto così tanta viltà e idiozia nel Belpaese. Mai i diversi popoli che sono l’Italia sono stati così lontani da modelli di vita nobili, eroici o semplicemente degni. Mi rendo conto che si è per forza di cose lontani dai modelli degli Dei e degli Eroi dell’epica e della letteratura, e addirittura anche da quelli del cinema e dei cartoni animati; ma qui nel Belpaese siamo quasi alla fuoriuscita dalla razza umana per manifesta indegnità. E’ come se questa grande difficoltà del momento rivelasse al mondo chi siamo davvero, quale dimensione oscena e perversa nasconde la maggior parte degli italiani. Per salvare il proprio piccolo mondo occorre prima salvare se stessi dalla propria volontà auto-distruttiva, dalla propria inclinazione all’esser dissoluti e malvagi. Il coraggio è dopotutto la grande prova dell'intelligenza davanti al pericolo e ora c'è bisogno del coraggio, c'è bisogno di trovare le proprie risposte e non di stordirsi e far finta di nulla.

IANA per FuturoIeri
Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 




14 ottobre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 6

Alle volte mi chiedo se fra le cose pazze e storte della razza umana non ci sia il continuo proporre figure ideali alte e nobili, di chiara natura fantastica o leggendaria. Viviamo qui nel Belpaese tempi talmente putridi e sconfortanti che sinceramente anche il signor Buonaventura del tempo che fu con le sue piccole avventure semplici-semplici sembra rimandare la mente a un tempo remotissimo ed eroico. Questa crisi finanziaria disgraziata ha mostrato il vero volto del turbo-capitalismo che ha avuto migliaia di laudatores nelle università e nelle redazioni dei giornali: una accozzaglia di truffatori ed eversori dell’economia protetti dalla politica. Costoro sono l’ennesima prova di una decomposizione dei miti costitutivi di queste fragili democrazie all’americana. Senza la promessa di nuove ricchezze e di nuovi privilegi è improbabile che i molti riescano ancora ad identificarsi nei sistemi politici democratici. Era facile essere democratici in tempi di buona fortuna e di ordine costituito tenuto ben fermo dalla polizia e dalle allucinazioni collettive propinate dalla pubblicità. Adesso che la ricchezza si sposta verso l’Asia e verso regimi a dir poco autoritari quanti saranno disposti a credere a un sistema che pretende di difendere le libertà dei singoli e delle minoranze e nello stesso tempo deve andare con fare da mendicante dai suoi contribuenti più poveri a chiedere i loro soldi per salvare i miliardari e i banchieri dalla loro stessa criminale avidità. Non può un sistema imbelle, scellerato e dissoluto sopravvivere ai rovesci della fortuna se non si aiuta da solo; i criminali della grande finanza vanno messi in galera e i loro beni pignorati, questo è lo spartiacque fra una democrazia che vuol sopravvivere e una che vuol morire. Dove andrà a schierarsi l’Europa? Forse fra quei sistemi politici che scelgono il lento suicidio o forse fra quelli che vogliono affermare se stessi e urlare in faccia la mondo e ai loro nemici che ancora non sono vinti? Sarebbe eroico auspicare per l’Europa e per il Belpaese un regolamento di conti fra questi killer in doppiopetto dell’economia e gli Stati Sovrani, per quanto duro possano picchiare quei malviventi non hanno nessuna legittimazione politica di per sé, in realtà sono delinquenti senza Dio e senza Patria. Non possono esercitare nessun potere, ad eccezione di quelli squisitamente criminali, senza appoggiarsi alla legge riconosciuta. Basta l’applicazione di buone leggi per distruggerli e se essi si dissolveranno nella criminalità organizzata questo fatto dimostrerà solo che sono tornati alla loro natura e alla loro prima origine.

IANA per FuturoIeri


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14 ottobre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 5

Questa crisi maledetta ci rimanda alla brutale realtà di un mondo materiale che ha perso la sua dignità e le sue speranze, che ormai è rimasto solo con il peso devastante delle sue miserie e dei suoi delitti. Se ci fosse un po’ di poesia e un minimo di fede questo è il momento per sperare nei profeti e in qualche novello e ispiratissimo messia. Per sfortuna dei molti questi non sono tempi per gli Dei e gli Eroi, sono anni meschini. Anni dove la fanno da padroni delinquenti protetti dall’appartenenza a minoranze di ricchissimi o tutelati da poteri politici deboli o ricattabili. Questi sono anni di ateismo dirompente mitigato da un rozzo materialismo che riconduce il paradiso al Grande Supermercato dove si prende e non si paga. L’utopia della pubblicità e della società dei consumi è diventata l’unica realtà, il possesso del più che superfluo è qui e ora la nuova Gerusalemme Celeste. In questo tempo scelleratissimo devono surrogare malamente gli eroi vendicatori e gli dei irati nuovi attori politici e sociali alla Beppe Grillo o le sentenze di qualche improbabile garante della concorrenza o autority. Se esiste l’umanità essa non è mai stata così distante dal suo modello ideale come in questi ultimi decenni, e segnatamente qui nel Belpaese. Forse gli Dei e gli Eroi del passato raccontavano di una possibile umanità che si tendeva verso l’assoluto, verso il pieno dispiegamento della sua potenza e delle sue capacità. Questa realtà e i suoi nuovi eroi iperdistruttivi e dissoluti raccontano di una caduta negli abissi della corruzione della mente umana, di un cupo desiderio di morte e di degenerazione che ha colto i molti e sta portando interi popoli verso la catastrofe ecologica, politica, finanziaria, energetica. Non basterà a coloro che verranno dopo questi anni l’invocare il malaugurato caso per trovare la soluzione al perché si è dato questo momento così auto-distruttivo. Qualcosa in queste rivoluzioni industriali è malfatto, è scellerato e produce catastrofi economiche, disastri ecologici, genera allucinazioni collettive e follie. Qui nel Belpaese siamo talmente lontani dagli Dei e dagli Eroi che quasi sembra di non aver conosciuto altro che degenerazione e crimine, anche le piccole speranze che erano riposte negli ordinamenti democratici sono strate sbranate da una lunga messe di crimini, vergogne nazionali e corruzioni della vita pubblica. Si arriva al paradosso che le differenti genti d’Italia, fra le meno eroiche del Vecchio Mondo, dovranno trovare le ragioni del loro eroismo, del loro testimoniare la volontà di non farsi sommergere, dovranno essere maestri di se stessi. Dovranno avvicinarsi al mondo degli Dei e degli Eroi.

Così come siamo non si salverà niente e nessuno.

IANA per FuturoIeri
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