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3 gennaio 2014

Sintesi: L'invincibile capitano vince ma non convince

L’invincibile capitano vince ma non convince.

 

Alla fine ci sono arrivato. Ho visto il film su Harlock.

L’invincibile capitano, qui quasi semidio vendicatore, è il protagonista di una nuova edizione delle sue imprese.  I temi tipici delle sue storie sono rifatti  e riconfigurati per adeguarsi al gusto di generazioni di giocatori usi da anni a smanettare con la playstation e il PC. Un Harlock in 3D quindi, messo a nuovo. Molti personaggi delle sue imprese sono assenti e il cast, per così dire, dell’Arcadia è ridotto al minimo; giusto il suo seguito più stretto ha una parte in questo film. La trama mi ha lasciato molto freddo, e così i colpi di scena. Il  capitano oscilla fra il semidio e l’eroe romantico che si lascia andare al suo destino; si fa persino tradire e catturare in una scena. Molto bene invece la critica ferocissima alla dittatura morbida, ma anche no, della solita sediziosa banda di vecchi cinici, abietti,  strapotenti e  prepotenti che con illusioni, inganni della politica e manipolazioni di ogni genere tiene in suo potere la solita umanità rimbecillita e sottomessa. Contro una simile abissale feccia il nostro scatenerà l’arma della verità nuda e pura aldilà di ogni possibile menzogna o falsificazione tecnologica. Tuttavia questa che è la parte che manda il messaggio più forte non è il punto di svolta della narrazione.  Il punto forte della trama si aggroviglia fra i grandi misteri della vita e della morte e dell’infinito, dove è il senso della vita e della vita come esseri umani a costituire il concetto narrativo trainante. Infatti è osservabile nel film un difficile bilanciamento fra la profondità dei concetti e la necessità di fare un prodotto  per un vasto pubblico.

Harlock eroe gotico e romantico mantiene l’aspetto da quadro dell’Ottocento dove la forza della natura e del cosmo è meditata con sofferenza e intensità dall’essere umano, dove la libertà diventa assoluta e diventa la ragione d’’essere di una vita assunta a simbolo universale.  Un classico del capitano bendato, peraltro. Eppure questa volta il capitano mi è sembrato combattere bene una battaglia grande, ossia  essere di nuovo una bandiera dell’animazione giapponese, con un film animato in 3D però non adeguato all’impresa. Sinceramente avrei preferito una riduzione della serie classica, anche perché il capitano da quando non mettono più in scena la Regina Raflesia non ha contro l’antagonista. A mio avviso da anni gli sceneggiatori non trovano l’antagonista adatto per lui. Per far risaltare il capitano orbo come il Dio Odino, e la similitudine non credo sia un caso, ci vuole il classico antagonista che lo rovescia come un calzino, come era nella serie classica -1978- . In quella serie era ottimo il duello fra due concezioni diverse semplicemente dell’esistere fra la regina aliena e il capitano bendato simbolo in questo caso di una coscienza umana libera e forte nonostante tutto e tutti. Qui è sacrificato a far la guerra a un pur dignitoso leader militare ma anche  paralitico, pieno di problemi psicologici e perdipiù assoldato da una cricca di vecchi malvissuti e a far da maestro di vita al giovane di turno. Giovane che deve decidere chi è davvero e giocarsi la vita per riuscire a distinguere il bene dal male, il vero dal falso. Forse l’aspetto del romanzo di formazione è quello che ha mantenuto uno stretto legame con le produzioni precedenti.

Ma del resto  come si può chiedere al capitano un’impresa al botteghino superiore alle potenzialità della trama?

Harlock vince anche stavolta perché è lui, e da solo può far il quasi- miracolo,  ma non convince qui in questa nuova impresa.

Degli effetti 3D non  dico nulla perché profano delle questioni e non so se esse siano in grado di sfidare la potenza degli effetti speciali  delle produzioni made in USA.

In conclusione un buon film d’animazione, ben confezionato, pieno di citazioni per quel che riguarda astronavi, divise, ambienti, situazioni. Le citazioni sono prese con grande eclettismo dall’immaginario del cinema, dei videogiochi e dei fumetti e abilmente confezionate per il pubblico dei nostri anni.  L’Harlock della serie classica capace di far il salto oltre la sua ombra e trasformare una serie televisiva in arte, come ritengo accadde nel 1978,  a mio avviso è lontano. Anche perché manca l’antagonista che gli fa fare il salto, che deve essere una figura opposta e  più grande di lui, proprio per ingigantire e rendere leggendaria l’impresa. Finora Raflesia rimane insuperata in questo ruolo.

Alla prossima capitano.

 

IaNa




8 dicembre 2013

Harlock: il virtuale più reale che mai...

Interrompo il ragionamento sulle questioni mie private  per ripubblicare, nell'occasione dell'uscita in sala del nuovo film su Harlock, il mio scritto sulla questione. Esso è stato formulato prima che il film animato fosse pronto. Aggiungo che auspico che l'invincibile eroe virtuale e dei fumetti compia l'impresa titanica oggetto di pensiero, chissà magari la vittoria dell'eroe virtuale potrebbe ispirare eroi in carne e ossa in questo tempo così triste e meschino. Ora è alla sua nuova prova del fuoco. Riuscirà a salvare l'animazione giapponese dalla concorrenza, forse sì. In fondo è Harlock l'eroe dalle imprese impossibili e con il suo occhio solitario ricorda vagamente il Dio Odino.
Non credo sia un caso, proprio no.
Ora è arrivato il tempo della prova. Riuscirà il capitano con la benda sull'occhio - di manifeste origini germaniche-  a sfondare il botteghino e a rilanciare l'animazione giappobnese e l'induistria dell'animazione e dei fumetti dell'Arcipelago?

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De Reditu Suo - Terzo Libro Il Giappone sarà salvato dall’invincibile Capitano? 28/04/2010 Del Prof. I. Nappini La notizia è rimbalzata con una certa rapidità sulla rete, sembra certo che la TOEI spenderà una cifra considerevole, si parla di un progetto da dieci milioni di euro, per fare una nuova opera su Capitan Harlock e la sua Astronave da guerra Arcadia. Per non sbagliare il colpo assieme al nuovo Harlock verrà prodotto anche una riedizione di una serie di robot giganti del maestro del genere: il famoso Go Nagai. Accoppiata di giganti quindi, INCARICATA DI DARE UNA SVOLTA TECNOLOGICA, l’uscita è prevista per il 2012, AL SISTEMA DELL’ANIMAZIONE GIAPPONESE. Farò in questo breve scritto della dietrologia presuntuosa, ma ho la certezza di aver capito qualcosa di questa novità. L’opera su Harlock sarà in 3D e si capisce perché: la crisi ha picchiato duro in Giappone che era già in recessione dalla metà degli anni novanta e l’invincibile capitano potenziato dagli effetti speciali e dalla nuova tecnologia tridimensionale potrebbe far il miracolo di dar ossigeno almeno all’industria dei DVD e dell’animazione giapponese. Inoltre le multinazionali dell’intrattenimento degli Stati Uniti con Avatar hanno puntato sulle nuove tecnologie e il Giappone non può correre il rischio trovarsi con una delle sue industrie di punta, ossia QUELLA DELL’INTRATTENIMENTO E DEI CARTONI ANIMATI, priva di queste novità. Il Giappone in questi ultimi quindici anni è entrato in una fase difficile dal punto di vista sociale ed economico, LA RECESSIONE E LA CRISI HANNO CAUSATO MOLTI SUICIDI al punto che le stesse autorità dell’Arcipelago si son preoccupate di quelle che nella nostra parte di mondo chiamiamo le condizioni psicologiche della popolazione. Riuscirà il capitano con il Jolly Roger disegnato sulla divisa a salvare almeno un pezzettino del Giappone di oggi, almeno un frammento del suo cinema d’animazione da questa rovinosa triplice crisi che SPEZZA E PIEGA L’ECONOMIA, LA DIGNITÀ DEGLI ESSERI UMANI E DISTRUGGE LA PACE. Se per una combinazione incredibile di eventi il personaggio irreale e finto immerso nel suo racconto fantascientifico sfonda al botteghino e fa il piccolo miracolo, che in tanti segretamente aspettano da lui, si dovrà ammettere che nella Terza Rivoluzione Industriale i confini fra il reale e l’irreale, fra materiale e immateriale si sono fusi in una sola linea dove è difficile distinguere. CIÒ CHE È IRREALE OGGI PUÒ CONDIZIONARE IL REALE SENZA ALCUN BISOGNO, COME AVVENIVA NEL REMOTO PASSATO, D’ESSERE UN MITO SACRO O L’OPERA PERFETTA DI UN MAESTRO DELLA PITTURA O DI UN GENIO DELLA LETTERATURA O DELLA POESIA. Questo modello di civiltà sta disgregando il remoto passato perché propone una civiltà diversa non priva di pericoli e di rischi enormi. Questa nuova civiltà è intollerante del passato che non può piegare o addomesticare, cerca di piegare o di annientare le forme di civiltà che fanno da ostacolo ai suoi propositi ambiziosi o contrastano i suoi eccessi: IN UNA PAROLA È LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Contro i deliri distruttivi e i limiti di sostenibilità ecologica e sociale di questo modello di sviluppo potentissimo e aggressivo ci vorrebbero vere Arcadia e veri Capitani con un solo occhio pronti a giocarsi vita e fortuna in un solo colpo pur di fermare la follia produttiva,omicida e distruttiva delle risorse naturali di questi decenni. Ma questa è roba per Dei e per Eroi e il modo umano è da troppo tempo privo di costoro, quindi i molti che vivono sulla nera terra devono cercarli nel mito e nella fantasia e in mezzo agli eroi dei cartoni animati. In fin dei conti il finto mito di Harlock è venuto bene, son passati più di trent’anni e il suo essere eroe schierato contro governanti corrotti e dissoluti e cittadini scellerati, cretini e imbelli e il suo salvare l’umanità e il pianeta azzurro dai nemici interni (esseri umani) ed esterni (alieni) è oggi attualissimo. LA MORALE È QUESTA: L’EROE NON ESISTE, LA SUA OMBRA SÌ.




16 marzo 2010

La civiltà italiana come costruirla (IX)

La civiltà italiana come ricostruirla (IX)

 La possibile civiltà italiana che vado delineando avrebbe come suo impegno la valorizzazione e la conservazione di quanto ci è giunto dal passato che oggi è una sorta di massa informe di forme, miti, elementi culturali e letterari a disposizione di qualsiasi creativo straniero che voglia prendersi una facile ispirazione, raffinarla, trasformarla in merce a disposizione dell’industria dell’intrattenimento e dello spettacolo.   Penso a due casi clamorosi dove, in modo irritante, si è avuto un prestito di pezzi della cultura italiana per fini di puro intrattenimento commerciale. Tratterò di due videogiochi che secondo il mio giudizio hanno tratto ispirazione dal Belpaese e hanno portato le suggestioni in contesti con finalità di lucro. Il primo caso è un videogioco di straordinario impatto grafico “Dante’s Inferno” che sta in vetta da mesi alle classifiche di vendita, l’altro è sempre un videogioco edito in un numero ridotto di copie sparito da anni dalla circolazione, di una casa giapponese fallita la Sogna che è diventato un caso nella rete: si tratta di Viper RSR. Il primo caso è apertamente l’appropriazione del mito e dell’immaginario dantesco per confezionare una storia improbabile di un crociato chiamato Dante che va a riprendersi sua moglie Beatrice all’Inferno, evidentemente un certo perbenismo protestante deve aver peggiorato la trama. Il padre Dante diventa un pupazzo da manovrare in un Inferno assolutamente suggestivo con combattimenti spettacolari, lui l’eroe usa la falce della Morte ed ha dalla sua una potente colonna sonora, ma il senso della cosa è la triturazione della defunta civiltà medioevale e comunale per confezionare un prodotto d’intrattenimento di sicuro successo.  Viper RSR è un videogioco Hentai, quindi pornografico. In questo caso per prima cosa troviamo che il paese ove si svolge la trama si chiama Alitalia come la fu compagnia di bandiera e sono presenti diversi edifici pseudo-rinascimentali e qualche rifacimento di chiesa romanica per far da fondo a una storia che si centra sul ratto della principessa da parte del re dei demoni per fini riproduttivi con tanto di dettagli inerenti alla scena dello stupro suo e della sua campionessa quest’ultima prima di esser salvata dal suo amante e fidanzato viene ripetutamente incatenata, umiliata torturata e stuprata in diverso modo da alcuni esseri demoniaci. A coronamento del tutto è da segnalare che la casa di produzione si chiamava Sogna. Pure in questo caso la cultura italiana e dell’Europa Occidentale viene frantumata, mischiata, ne vengono estratti degli elementi suggestivi che vengono infine ricomposti in una logica di creare un prodotto commerciale. Il Belpaese è una miniera di idee e suggestioni per prodotti commerciali, una miniera a cielo aperto dove i creativi dal Giappone fino agli Stati Uniti passano e prendono questo e quello a comodo loro, il che può anche andar bene; tuttavia amareggia che la maggior parte delle disperse genti del Belpaese non comprendano l’enormità di questo prendere. Infatti questi frammenti di culture originarie del Belpaese non rimangono dove vengono prodotti ma ritornano alla fine di un percorso commerciale in Italia e in qualche modo restituiscono un’immagine deformata di qualcosa che è anche il nostro passato.

IANA per FuturoIeri




30 agosto 2009

Note sugli eroi dei fumetti in Italia

La valigia dei sogni e delle illusioni

Note sugli eroi dei fumetti in Italia

L’eroe e in particolare gli eroi finti, quelli commerciali tendono a mostrare qualcosa della cultura che li ha prodotti, e penso proprio ai supereroi dei fumetti statunitensi. La mia riflessione va  agli eroi dei fumetti italiani e in particolare a quelli della casa editrice Bonelli, riconosciuta come una delle più importanti nel contesto nazionale. Del resto è di questi giorni la notizia che una delle sue creature il famoso investigatore dell’occulto Dylan Dog verrà avrà la sua trasposizione cinematografica negli Stati Uniti. E’ un fatto che i fumetti che sono la potenza della Bonelli sono Zagor, Nathan Never, Legs Weaver, Tex e Dylan Dog. Ossia non c’è un solo eroe dei fumetti italiani che goda di una certa notorietà e della sua conseguente fetta di mercato che sia riconducibile al Belpaese, per essere precisi non c’è un solo eroe italiano. Questo vale per qualsiasi tipologia: dal selvaggio West alla fantascienza non c’è un protagonista italiano. Tra i fumetti di un certo spessore, fuori da un contesto “Bonelliano”,  e in contesto che rimanda agli anni settanta, troviamo la figura di Geremia Lettiga un italo-americano che svolge un ruolo di spalla comica all’interno delle avventure del gruppo TNT, un personaggio tutt’altro che eroico nel contesto alla Brancaleone delle avventure di Alan Ford e del gruppo TNT. Va da sé che anche i luoghi nei quali si svolge l’azione degli eroi preferibilmente non riguardano il Belpaese, evidentemente è facile vendere in Italia un fumetto su Dylan Dog investigatore londinese o su Alan Ford da New York, non è così semplice se costui risiede a Milano o a Roma. In questo contesto di fumetti seriali fa eccezione la miniserie in 14 volumetti di “Volto Nascosto” che presenta numerosi personaggi italiani e tratta di un eroe etiopico che combatte il colonialismo  italiano negli anni novanta dell’Ottocento in Africa Orientale. L’ambientazione in quel caso ha a che fare con il Belpaese e con la sua storia, ma a ben vedere si tratta di una produzione minore che si segnala per la sua originalità. Mentre il Belpaese sembra sparire dall’immaginario eroico dei fumetti al contrario Giappone e Stati Uniti son presentissimi con i “manga” e con una lunga processione di supereroi. Se dal Giappone ritornano le serie classiche dei grandi autori  e quelle di Go Nagai in particolare,  riviste e corrette alla luce dei tempi, con i suoi robot e demoni che salvano l’arcipelago e il mondo intero, dagli Stati Uniti arriva una pletora di super eroi mascherati si  votano a salvare un mondo americanizzato, la libertà in senso liberal-democratico, e ovviamente la proprietà privata e la bandiera a stelle e strisce. La domanda del perché l’Italia non ha i suoi eroi a partire da quelli finti e commerciali è legittima e ha senso.  Forse una parte della risposta sta nel fatto che l’eroe finto è diverso da quello antico che aveva un legame con la storia immaginata come leggenda, con la  legittimità del potere e con il mondo degli Dei e degli Eroi. L’eroe finto è un prodotto commerciale, è il frutto dell’artista, dello studio dove lavorano dei professionisti, dell’editore e qualche volta del produttore di film e cartoni animati, quindi la sua storia è un’invenzione che deve vendere: una merce. Se questa merce riesce nel miracolo di essere anche arte e quindi cultura, come è il caso di certe opere del grandissimo e defunto Magnus, meglio; se non è arte ma solo merce va bene lo stesso: basta venda. Essere editori, disegnatori e sceneggiatori vuol dire far un mestiere in fin dei conti. Il Belpaese s’accontenta: non cerca l’adolescenziale immedesimazione in tipi eroici che si chiamano Giovanna, Rosa, Ugo o Esposito. La prima povertà di Dei ed Eroi parte dagli stessi abitanti del Belpaese; forse siamo troppo assuefatti alle sciagurate avventure belliche del Novecento, al familismo e al disprezzo per il merito e alla disistima per noi stessi per lasciarci andare ai sogni di gloria o coltivare la sincera ammirazione per figure di singoli che sfidano i loro limiti, o per un modelli ideali d’esseri umani votati all’individualismo eroico e altruistico.

IANA per FuturoIeri




13 luglio 2009

Fine dei quarantanove passi

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Fine dei quarantanove passi…

Questo mio congedo da questa serie di scritti esige una riflessione. Il Belpaese oggi presenta masse diverse di esseri umani perlopiù sofferenti. Nello specifico del loro rapporto con il potere assomigliano all’umanità imbelle, scellerata, dissoluta, rincretinita e  psicologicamente svuotata che si osserva nella serie classica di Capitan Harlock del 1978.

Nel cartone animato gli umani, come in tutte le favole del genere, vengono salvati da una temibile invasione aliena dall’eroe di turno e dal suo seguito di seguaci e amici e dalla sua corrazzata spaziale, la famosa Arcadia. Qui nella realtà di una quotidianità segnata da una crisi del sistema di produzione e consumo a livello globale l’eroe non c’è e in compenso i nuovi tempi stanno disintegrando tutto quello che è stato il mondo umano e sociale che c’era prima. Credo che il processo sia arrivato a un punto tale da poter affermare che ciò che era il Belpaese al tempo della mia infanzia non esiste più, tutto è diventato altro e per sempre. Voglio quindi rammentare, per chiarire ai miei pochi pazienti lettori e lettrici, quali sono le cose alle quali mi sento d’appartenere e che sembrano essere qui e ora nonostante tutto. Metto tutto in poesia, versi liberi per maggior comodità.

DOVE SONO

Mi sento d’appartenere

Al buio delle periferie silenziose e ai lampioni

solitari che l’illuminano di notte

Ai profili scuri delle colline la cui forma  incornicia

il firmamento nel freddo inverno

Alle nuvole bianche spiaccicate nel cielo azzurro d’agosto

Alle pinete di pomeriggi lontani, muro verde dove

il mare incontra la terra

All’umido della pioggia che cade fitta

nel bosco da tempo secco

Al mar Tirreno al tramonto, quando sembra immenso

Alle case vecchie e nuove, con il loro tabernacolo incassato

nel muro come nel tempo antico

Ai biondi campi di grano stretti fra le colline, ai boschi e

ai filari di cipressi messi in fila a dividere il tempo degli uomini

da quello delle stagioni

Ai parchi degli antichi sovrani e padroni, oggi

aperti al pubblico

Al fiume, alle sue acque scure, ai suoi argini

alle sue rumorose piene

Ai pomeriggi di sole della mia infanzia

con le serrande semichiuse per il caldo

Alle mura, alle rovine, ai palazzi della mia città

ai resti del tempo passato, di uomini e donne

che non esistono più da generazioni

Alla piccola grande gente della mia infanzia, ai suoi miti perduti,

ai suoi rumori, alle sue parole, alle sue illusioni, alle sue cose

Ora tutti ricordi.

IANA





27 maggio 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI

La cronaca dei diversi quotidiani del Belpaese ci restituisce il quadro di un mondo umano tendenzialmente di basso profilo culturale e plebeo nei comportamenti e nel vivere,a questo punto non credo sia solo una questione di far cassetta e di mostrare il peggio per vendere più copie.  Il nostro paese è davvero un mondo lontano da qualsiasi ideale, dove rari sono i momenti di generosità o esemplari, in breve un mondo umano lontano dagli Dei e dagli Eroi.  Forse è la presente  civiltà industriale con la sua strage delle illusioni e degli slanci generosi dell’animo umano che ha livellato verso un rozzo e acritico consumismo le aspettative di vita degli esseri umani qui in questa stranamente popolata penisola.   Forse è in corso una mutazione antropologica e sociale che fa giustizia di tutto ciò che è debole o incoerente con le novità degli ultimi tre secoli,o forse non possiamo più riconoscere ideali ed eroi perché  siamo disabituati a considerare gli atti degli umani sotto quest’aspetto. Del resto cosa aspettarsi qui e ora nel Belpaese se per la questione dei debiti scolastici si minacciano ricorsi collettivi contro gli scrutini finali e s’avanza da parte di alcune rappresentanze studentesche l’ipotesi di una sanatoria al grido di “cancellate il debito”. Come si osserva,del resto,  dalle pagine di  diversi quotidiani di questo 26 maggio 2008.

Se anche una cosa come la scuola media superiore si riduce a una serie di sconti all’ingrosso per la tranquillità delle famiglie che devono far le ferie e per la sfiducia che grava sul sistema scolastico cosa ci si può mai aspettare dalle genti di questo paese.  Nemmeno sul futuro dei loro figli e sulla loro preparazione riescono ad esser seri, inoltre prevale sempre l’idea di mettere in discussione la legge, la regola, di torcere la realtà al proprio comodo particolare.  Se i molti   pensano che la scuola sia una cosa poco seria i molti che sono cittadini  possono mettere in atto quelle strategie e tattiche di pressione che ben conoscono e che non esitano ad usare quando vengono toccati interessi di categoria; come è stato il caso di tassisti e camionisti, o delle proteste che vengono messe in atto in occasione della costruzione di basi NATO, inceneritori, discariche.  Se una scuola inadeguata indigna e mobilita molto meno del campo nomadi a trecento metri da casa o della discarica abusiva è perché si è smarrito il senso della Pubblica Istruzione.  Lottare per la libertà di tutti e per l’interesse dei molti è poi faticoso e logorante, combattere per i propri casi è invece confortante e positivo: si vede subito il guadagno e l’interesse. Un tempo essere eroi era una cosa complicata occorreva tanto per dirne una appartenere a una stirpe divina o quasi, fare imprese magnifiche, stravolgere il mondo punire i malvagi e accoppare caterve di mostri.  Oggi si può far tanto eroismo iniziando semplicemente a guardarsi attorno e a comportarsi da cittadini dotati di quella decente libertà che si conviene alla gente istruita e nata libera.

IANA per Futuroieri




5 maggio 2008

UTOPIE ED EROI


Questi ultimi decenni sono stati avidi di eroi e di grandi esempi, almeno per quel che riguarda il Belpaese; solo lontani ricordi rimandano a  uomini e donne degni e aldilà del sospetto.  Nel passato remoto qualche figura esemplare, e un po’ troppi martiri della cosa pubblica come giudici e giornalisti eliminati dall’eversione terroristica e dalla criminalità organizzata, si è manifestata in carne ed ossa.  Giusto gli eroi del cinema, dei fumetti, e dei cartoni animati e del calcio si sono un poco salvati, ovvio a modo loro non erano reali ma fantasie di carta.  Un po’ come se tutti gli esempi grandi e nobili fossero frutto della propaganda politica o prodotti commerciali d’intrattenimento.  La difficoltà a trovare esempi nobili e alti non è solo un portato di una democrazia italiana che ha finito per livellare le differenze verso ciò che è basso e meschino ma della radicata incapacità del nostro popolo a credere in qualcosa di alto e nobile, di vero  e giusto che sia e si proietti oltre il proprio specialissimo interesse legato al qui e ora.  Un tempo era luogo comune ripetere quella specie di filastrocca:”Sfortunato quel paese che ha bisogno d’eroi” la frase era di Brecht e collocata negli anni in cui lavorò ossia durante e subito dopo le due guerre mondiali ha un suo senso dovuto alla collocazione storica entro le grandi tragedie dei conflitti ideologici e tecnologici del secolo appena trascorso.  Quello che voglio indicare al contrario è una cosa diversa la mancanza di figure esemplari è indice di una morte dei valori che hanno tenuto assieme questo sistema politico e sociale che è stato  in qualche misura amministrato attraverso la Repubblica Italiana.  Mi viene in mente il defunto Presidente della Repubblica Sandro Pertini che resse lo Stato nel mezzo di una serie di crisi sociali, culturali e di ordine pubblico dirompenti, in quel caso la tenuta delle Istituzioni fu anche dovuta alla capacità della sua persona di essere credibile e d’esempio per la nostra gente.  L’esempio conta e se coloro che si dicono comunemente essere la classe dirigente danno scandalo nei modi più strani, o peggio si mostrano apertamente arroganti, ladri e incapaci ne deriva che chiunque nel nostro popolo si convincerà che ci si può lasciar andare, fare di tutto, anche vivere nell’illegalità  sperando nell’impossibilità della pubblica sanzione; la caduta a precipizio della decenza e della differenza semplice-semplice fra legale e illegale in questo paese genera un paese debole e diviso esposto ad ogni ingerenza straniera e a ogni violenza interna.  Anche se non siamo un popolo da grandi utopie non è male ricordare che anche queste hanno un loro diritto di cittadinanza anche perché mostrano i limiti del presente e le distorsioni di un modello industriale e commerciale aggressivo e distruttivo.  C’è bisogno, un bisogno naturale e fisiologico di utopie ed eroi per mettere dei paletti ad un presente meschino attraversato da pulsioni suicide e criminali in materia di produzione e consumo e di sistema di valori o disvalori che dir si voglia.  Del resto la dissoluzione dei valori del passato la vedo anche nel mio settore la scuola secondaria superiore che è stata attraversata negli ultimi dieci anni da due elementi di critica radicale: uno è il solito argomento di “sinistra” della contestazione del potere e quindi anche dell’autorità del docente, il suo compare di “destra” è il concetto Anglo-americano dello “studente-cliente”.  Quest’ultimo che è stato fatto proprio anche da ambienti sedicenti progressisti rivela che lo studio e l’impegno scolastico sono da collocarsi in logiche di mercato e quindi sottratte alla possibilità di sviluppare uno statuto autonomo dell’educazione, del rapporto insegnante-studente e  dei saperi.  Questi due modi di messa in discussione del senso della scuola sono uniti nella critica al ruolo del docente inteso come figura dotata di una sua autonomia e autorità e come consapevolezza comune di un ruolo sociale riconosciuto come tale. Forse questa perdita di senso e di responsabilità collettiva non era necessaria, alle volte l'eccesso di pragmatismo rischia di trasformarsi in una utopia rovesciata dove tutto è nero perchè il buio è così fitto che nessuna luce l'attraversa.  Solo ritrovando il senso di una propria libertà di pensiero, premessa di ogni autentica libertà sarà possibile capire quanto eroismi e utopie siano figure e sogni a occhi aperti necessari per capire il presente e immaginare il futuro.

IANA per Futuroieri

digilander.libero.it/amici.futuroieri/




26 settembre 2007

UN EROE GRANDE PER UN PAESE PICCOLO

<<Beati quei paesi che non hanno bisogno di eroi>> si sentiva dire qualche anno fa. E' un modo di dire importante perché introduce la nostra riflessione sul rapporto fra eroi e nazione. Quali eroi aveva la DC? I santi senza dubbio per il resto siamo tutti peccatori. E i comunisti? Forse i lavoratori intesi come classe, ma il loro agire era livellatore, Berlinguer, ma solo dopo la sua triste dipartita. I socialisti si sono spenti nel mito di Craxi come super uomo: ad anni di distanza la cosa è deprimente. I partititi al massimo avevano nostalgia dei vecchi eroi dell'ottocento Croce o Cavour, Garibaldi e così via o la resistenza, ma li c'era il contrasto missino che aveva Salò. In sintesi la politica non aveva la possibilità di offrire eroi agli italiani, ci provava ma c'era solo confusione.
Anche la società non è riuscita a creare eroi per il popolo e secondo me i motivi sono due:
1) manca una cultura individualista (abbiamo solo egoismo e familismo ma questi fabbricano opportunisti e burocrati) che serve ad individuare e a produrre eroi. L'eroe conta solo su se stesso, ma ha bisogno di seguaci che lo seguano e meglio se lo idolatrano.
2) Manca quel nazionalismo elementare che solo i grandi imperi curano. Per mandare tanta gente al fronte o al martirio ogni potere ha tanti mezzi e li usa tutti, anche i fumetti. Ma non siamo un paese da poco e modesto, soggiogato da UE, Nato e Vaticano: a Spider man un tempo opponemmo il signor Buonaventura oggi i calciatori. La corruzione politica che ha dilagato dopo il caso Moro e la strage di Bologna hanno fatto il resto: posto fisso, mazzetta e burocrazia. Non si deve sottovalutare infine che gli eroi non perdono le guerre, perché l'eroe è colui che vince.
Aggiungo che i cartoni contengono potentissimi messaggi subliminali confezionati per i paesi sconfitti nella seconda guerra mondiale. In primis il Giappone che fu subito stordito con i film su godzilla e i cartoni robotici che per nostra fortuna non abbiamo visto. Il mostrillo giapponese va confrontato con i cartoni di Superman o Captain America che furono invece destinati agli americani soldati dell'impero. Il buon Godzilla nacque cattivo e invincibile e nelle prime puntate distrusse tutto il Giappone. Poi comparvero gli amici americani e l'amico Godzilla che amava i bambini e si vedono anche belle navi della flotta americana. Per quei tempi bastò, ma anche oggi ci ubriacano con poco di più.
Questo povero paese ha invece bisogno di eroi e non lo sa, ne avrebbe trovato uno nuovo Beppe Grillo e infatti i cattivi vengono allo scoperto. E' incredibile vedere quanti sono e come sono forti. Speriamo nel super eroe.    F.A.

Per un commento all'autore amici.futuroieri@libero.it

Per leggere un articolo affine http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/liber.htm


Per visitare il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri



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