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24 giugno 2009

Fra noi in confidenza: parliamo di scuola e del Dio-denaro

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Fra noi in confidenza: parliamo di scuola e del Dio-denaro

 

La scuola è forse il mio cruccio maggiore, forse perché è anche il mio lavoro e mi rendo conto che oggi è schiacciata fra una società italiana che ama il denaro sopra ogni altra cosa e i suoi limiti strutturali. Ritengo che la centralità del culto del denaro che gli italiani onorano, anche se inconsapevolmente, sia il centro della logica di tanta parte del decadimento della considerazione della scuola italiana e del rispetto che nel complesso la società italiana ha verso il corpo docente. Il giornalista Giovanni Floris nel suo recente “La fabbrica degli ignoranti, la disfatta della scuola italiana” pubblicato da Rizzoli scrive a pag.91: “…a ripitturare l’appartamento di un mio collega del TG, qualche mese fa si è presentata una squadra di albanesi e un italiano. Questo italiano era professore di lettere del liceo, tuttora in attività. A potare le piante del terrazzo di un mio amico l’altro giorno si è presentato un maestro di musica, diplomato in flauto al conservatorio.”  Questa citazione mi serve per far capire ai miei pochi lettori quanto la dimensione economica sia dominante, e come certe farneticazioni sulla professione docente come missione morale e civile si schiantino sul muro del dato reale e concreto. In Italia è amato il denaro e l’insegnante, la maestra, la professoressa, il docente sono figure sociali non più “borghesi” ma ancora troppo specializzate per essere  collocate nel numero dei nuovi poveri e dei ceti disagiati. L’insegnante è quindi sospeso in un vuoto sociale e i poteri dominanti che sono tutti di natura economica e finanziaria vorrebbero attuare attraverso il potere politico la grande semplificazione: privatizzare la scuola pubblica e spaccare con ancor più forza  la società in classi sociali segnate da enormi disparità economiche e culturali. L’amore per il denaro e per i suoi poteri è tale nel Belpaese da distruggere qualsiasi altro sentimento di natura privata e collettiva, credo che al fondo di questo ci sia una profondissima disillusione verso tutto ciò che è frutto di una qualche azione collettiva, o forse è una reazione di massa ad eccessi ideologici di un remoto passato nei quali chiesa, partiti politici, associazioni di parte si proponevano come modelli di vita civile e di condotta  etica. Di fatto con questo culto del denaro non è l’individuo con la sua dimensione “eroica” ad emergere, né la volontà del genio, né l’opera dell’artista, né l’esito dell’impresa dell’uomo d’azione, né il paziente lavoro dell’erudito, e neanche lo sforzo del singolo che conquista il suo spazio di mondo. Quello che prevale è il gregario, il raccomandato, il vile, l’opportunista, l’adulatore dei ricchi, il criminale col colletto bianco, il furbo, l’erede di patrimoni, il proprietario, il detentore di rendite, il privilegiato. Il distanziare dal successo dell’individuo l’elemento della cultura e del lavoro intelligente e meditato produce un popolamento italiano che aspira ai miracoli, alle vincite alla lotteria, alle fortune che derivano dall’essere gratificati da un potente, e in generale crea una vasta plebe di soggetti umani pronti a servire qualunque padrone prestando ad esso interessata e vigliacca devozione. In breve l’Italia di oggi non è che conosca di meno di meno rispetto al passato è che non vede possibilità nell’esercitare ed applicare le sue reali e sobrie capacità intellettuali. Un giorno lontano chi verrà dopo di noi, quando  cercherà di capire questo tempo si domanderà il perchè di tanto spreco di talento e di possibilità. Forse questo tempo e questo Belpaese apparirà nel remoto futuro come una gabbia di matti e d’illusi, di sciagurati che si son rovinati con le loro stesse mani. O forse no. Il fallimento del sistema potrebbe essere così pesante da costringere chi verrà dopo a censurare e a dimenticare questo tempo. Le illusioni dei molti potrebbero venir incenerite e vaporizzate come la spazzatura nei termovalorizzatori.

 

IANA per FuturoIeri



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