.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


31 maggio 2009

Quel che resta della notte

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Quel che resta della notte…

L’esercizio quotidiano della umile sopportazione della propria condizione umana impone di dover subire anche le contraddizioni della politica. Fra queste anche l’arrogante modo con cui vengono prese d’assalto le postazione della pubblicistica elettorale disposte dagli enti locali. Sulla carta partiti e fiancheggiatori avrebbero il loro spazio prenotato, di fatto è un vero e proprio assalto nel quale i candidati con i soldi fanno affiggere i manifesti con la loro faccia sorridente accompagnata da uno o più simboli e da uno slogan da campagna pubblicitaria di carattere commerciale. Chi ha i soldi tappezza più degli altri, chi ne ha meno, o sta nelle regole, si vede sparire volto e simbolo travolto dalla prepotenza altrui. Chi scrive ha provato proprio in questi giorni l’esperienza dell’attacchinaggio a favore del No al referendum. In città non c’era un solo manifesto referendario e i quattro quinti dei manifesti erano opera di comitati elettorali di singoli candidati decisi ad entrare nel Consiglio di quartiere, in Comune, in Provincia, al Parlamento Europeo. Il narcisismo e l’esibizionismo elettorale dei candidati si è mostrato ai miei occhi nella sua dimensione ingorda e arrogante, non ci sono regole neanche quella di mettere i manifesti ben ordinati, ne ho visti alcuni messi inclinati per un lato, non si rispettano gli spazi neanche per finta. C’erano strisce di manifesti dello stesso candidato che occupavano gli spazi altrui e intendevano, evidentemente, ripetere l’espediente pubblicitario della ripetizione ossessiva del messaggio.

Cosa rimane di quella notte elettorale se non l’impressione che sono stato davanti non ad una ossessione elettorale ma, al contrario, ad una vera e propria indigestione di visioni pubblicitarie della politica dove prevale il potere del denaro e l’arroganza di chi riesce a prendersi gli spazi altrui; un mondo umano messo volutamente in disordine, affidato al conflitto fra le parti ma con continua sovrapposizione di regole formali con regole reali. Quella distanza che è presente nel nostro sistema a livello di  differenza fra Costituzione formale che è altra e diversa dalla Costituzione materiale si ripropone in piccolissima parte nella banalità di questo momento dopotutto marginale nel contesto politico-elettorale.  La regola del ”spazio per ognuno” è travolta dall’inefficacia delle sanzioni e dall’abitudine a far il proprio tornaconto. L’affissione dei manifesti elettorali da sola può spiegare perché le genti del Belpaese cerchino soluzioni autoritarie lodando capipopolo apparentemente duri e falsi profeti che promettono di correggere le distorsioni della vita politica e sociale; l’abitudine a vivere “ognun per sé e Dio contro tutti” è prevalente. Il bisogno d’affidarsi a capi che pensano anche per te in questi tempi è più forte delle ragioni della vita, della civiltà italiana e della ragione umana in generale. Non basterà la politica per ricostruire le basi della civiltà italiana, le genti del Belpaese devono essere qualcosa di vero e di sano che sa riconoscersi in qualcosa che va oltre l’interesse del privato e del singolo. Sarà una dura resurrezione…

IANA per FuturoIeri




27 maggio 2009

Chi si rivede! Il moralismo all'italiana

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Chi si rivede! Il moralismo all’italiana

L’esercizio quotidiano della virtù come insegnavano certi filosofi illuministi è cosa da repubbliche ben ordinate, da cittadini virtuosi, sobri e sicuri nei loro diritti e doveri. La virtù stessa era la base morale delle forme di governo democratico almeno quanto l’onore per le monarchie e la paura per i regimi dispotici. Nel Belpaese dei nostri giorni ci si deve accontentare come base per questa Seconda Repubblica di un sottoprodotto della civiltà che è il moralismo, ossia il fingere di credere in valori e virtù avendo sempre come propria cura il tirare a campare e l’arraffare beni e piaceri; il sottrarre alla malvagia avidità del mondo quel che è desiderato o che semplicemente è stato preso a qualcun altro. Non quindi vere virtù o vere credenze in questo o quello ma finzioni, mascherate, travestimenti, il tutto con lo scopo di raggiungere un piccolo guadagno. Questo moralismo di cose non credute ma ostentate, di finzioni di fedeltà alla propria cultura, di mistificazione dei veri propositi delle proprie azioni, di doppiezza morale e civile è la speciale dimensione su cui poggia la Repubblica e con essa le sfortunate genti del Belpaese. Questa natura moralistica riemerge con forza nel periodo elettorale e con fare dirompente ci regala lo spettacolo della grande finzione del far finta che le cose siano “come se…”.

La grande recita a quel punto si fa collettiva perché gli elettori, con l’eccezione di qualcuno davvero convinto, fingono di credere alle promesse e alle autopresentazioni dei candidati alle elezioni e i candidati, fatte salve le solite anime candide, si convincono di aver fatto il loro gioco e di aver in tasca un consenso fondato sulla loro capacità di persuasione e non solo. In realtà si tratta della grande messa in scena, di uno psicodramma collettivo nel quale si recita su un canovaccio logoro dove son scritti abbozzi di parti e situazioni, dove condizioni drammatiche ed emergenze sociali convivono con la bieca propaganda elettorale, dove il narcisismo dei candidati che tappezzano le città con i loro volti e i loro nomi fa sparire dalla propaganda elettorale quelle lotte politiche e sociali che essi in fin dei conti dovrebbero condurre.   Se non fosse chiaro faccio riferimento ai manifesti elettorali che caratterizzano le città al momento delle elezioni per gli enti locali, non c’è occasione se non allora di vedere i volti di chi fa politica ovunque nelle nostre città, forse una Repubblica sobria e virtuosa si porrebbe il problema se un simile rapporto con l’elettorato sia un fatto decente o meno. Sia detto per inciso il momento della propagande elettorale rende forte chi può spendere di più e può moltiplicare pochi ma semplici messaggi, quindi è facile ottenere buoni risultati puntando sulle paure, sull’estetica del candidato, sulla frase ad effetto, sulla composizione del manifesto elettorale. Sarebbe auspicabile un momento di riflessione, di presentazione di contenuti ma il modello di comunicazione politica e il moralismo imperante impedisce però una critica seria e spontanea al come è la nostra Repubblica, l’ipocrisia del “far finta che tutto è come dovrebbe essere anche se non è così” domina in questa campagna elettorale. La civiltà italiana ritornerà in vita, ma certo non ora.

IANA per FuturoIeri



sfoglia     aprile        giugno
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email