.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


6 maggio 2009

Fra noi, in confidenza, parliamo di civiltà italiana...

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Fra noi, in confidenza, parliamo di civiltà italiana…

E’ un fatto. Esiste una civiltà giapponese che, anche se caduta da oltre dieci anni in un periodo di gravi difficoltà, esporta ai quattro angoli del mondo i suoi prodotti culturali e la sua cucina, c’è una civiltà russa e pure una cinese che oggi sperano di diventare egemoni nel pianeta visto che il grande impero statunitense sta cadendo in disgrazia. Perfino la Germania e la Francia e anche nel suo  piccolo l’Irlanda si danno il tono e l’importanza che compete a chi si propone come modello di vita e di cultura. Inoltre il fu Impero Inglese sfida il senso del ridicolo e si pone come il centro del mondo civile in virtù dell’enorme importanza della sua lingua a livello mondiale. Dov’è l’Italia?  L’Italia non c’è, ad oggi non è né Stato- che sarebbe comunque qualcosa – né civiltà.

La Repubblica si è sempre pensata in termini di partito politico, di fazione, di sudditanza a poteri stranieri o confessionali. A turno, e a seconda dei tempi e dei luoghi e dei ceti sociali d'appartenenza, la popolazione del Belpaese è stata comunista filo-sovietica, post-fascista e conservatrice, clericale e pseudo-democristiana, socialista senza socialismo, individualista senza la libertà di pensiero e senza la cultura, liberale senza saper nulla di cosa sia la liberal-democrazia, in alcune zone del Mezzogiorno, per un buon decennio almeno, è stata perfino monarchica in tempi di Repubblica. In breve il Belpaese in queste due Repubbliche è stato il palcoscenico di ogni rozzo travestimento, di ogni bizzarro trasformismo politico, di ogni scatenato individualismo, di ogni estensione di qualsiasi interesse particolare inquinante e tossico. Quindi non fu né civiltà, né Stato. Il nostro Stato si riduce infatti a una serie di elementi spesso mal funzionanti ereditati dalla Monarchia, dal fascismo, o creati nelle due Repubbliche per far finta di essere un popolo libero, tollerante e democratico. Pezzi, frammenti di Stato dunque.  Non un progetto unitario, non l’estensione della volontà democratica di un popolo libero, non l’atto creativo di genti diversissime che dopo l’esperienza della Resistenza e la Guerra Mondiale si danno un nuovo modo di vivere. La civiltà italiana non c’è, se c’è è invisibile sepolta da eccessivi particolarismi, dalla fede nei miracoli, dall’espressione di volontà di singoli, dalla presuntuosa ingerenza degli stranieri che dall’alto dei loro pulpiti ci giudicano, pretendono di dirci come vivere, come pensare, come vestire. Adesso che si delinea la decomposizione morale e civile di questa Seconda Repubblica è tempo che i buoni e i giusti pensino di nuovo a cosa potrà essere la civiltà italiana. La sofferenza attuale della scuola italiana concepita dalle caste al potere come una spesa sociale da tagliare rivela quanto inconsistente sia la dimensione della civiltà italiana presso i ceti privilegiati della penisola. I componenti delle sedicenti classi dirigenti  amano mandare i loro figli in costosi master o in università estere, si travestono da cosmopoliti, da statunitensi, e prima o poi li vedremo nei panni dei russi e dei cinesi. Non è possibile pensare alla ricostruzione della civiltà italiana ad opera di questi ceti sociali, se mai sarà verrà dalla rovina morale, patrimoniale e forse anche fisica delle minoranze che oggi dominano le genti della penisola. A che prezzo accadrà questo non so dire…sul serio non lo so.

IANA per FuturoIeri




sfoglia     aprile        giugno
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email