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30 gennaio 2011

Il Fascista Immaginario: la profezia


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’estate del 2003.

-          Lazzaro: Astrologia,ufologia, mitologia…cose folli. La verità è che in tanti alzano gli occhi al cielo per non guardare la miseria del presente. In troppi non vedono il nepotismo che regna nell’università, nel lavoro presso i privati, nella gestione della cosa pubblica, nella distribuzione degli assessorati o degli impieghi di natura fiduciaria. Tutto il Belpaese è pervaso da un conflitto d’interessi che cala dall’alto del vertice della ricchezza e della politica di professione e scende fino in fondo, fino all’ultimo pezzente che chiede la carità sugli scalini della chiesa.  Sembra di essere precipitati in un periodo di morte morale, un seicento alla Manzoni con i vicerè stranieri e i vescovi, i marescialli imperiali che la facevano da padroni e commettevano ogni abuso e ogni arbitrio con assoluta impunità. Del resto quando i legami civili e morali di un popolo o di una comunità di popoli si dissolvono o si spengono in un consumismo straccione, arrogante e becero, quando l’unico valore civile e morale è l’ostentazione dei beni di consumo e della fama televisiva è evidente che non rimane che sperare nelle stelle e nelle date che stregoni e ufologi da strapazzo presentano per la fine del mondo. La quale a mio avviso per come stanno le cose è presente tutti i giorni, perché ogni giorno si presenta una qualche forma di degenerazione, di putrefazione, di morte civile e morale.

-          Sergio: Non buttarla giù così, la vita è difficile e talvolta occorre subire gli oltraggi di gente malvagia, bestiale e corrotta. Ma è la normale lotta per l’esistenza.  Ciò che chiami corruzione è acquisizione di ricchezze per diventare più forti e competitivi magari a danno della collettività, è un fatto malvagio ma in fondo coerente con un sistema che tu stesso chiami consumista e capitalista che ha fede solo nel singolo e nei beni e nei denari che possiede. Proprio questo modello aggressivo, crudele, distruttivo nei confronti del vecchio modo di vivere e di pensare ha dissolto antichi odi e razzismi. Non conta più la razza o la fede ma solo l’appartenenza economica. Guarda la mia persona. Quando divento il fascista immaginario ripercorro le antiche ragioni morte, di differenza e di odio. Ti assicuro che sono morte e sepolte, ma talvolta per odio, per sofferenza verso questa vita, per disprezzo verso il potere dei pochissimi che sono ricchi e felici vengono evocate. Ecco io sono l’evocatore delle cose morte, delle paure inconfessabili, di qualcosa di profondo e marcito che spacca la coscienza dei miei clienti. Questa Repubblica è in stato avanzato di decomposizione, ma non ci sono forze né interne né esterne disposte a distruggere il Palazzo decadente e pericolante per crearne uno nuovo e men che mai chi usa la politica e il mondo degli affari per i suoi fini di lucro vuol tirar giù questo ben di Dio che gli cade dalle mani. Così fra cattivi pensieri e incubi notturni un popolo intero corrotto, iniquo e  dissoluto va cieco e senza meta verso terre ignote. Io speculo su questa oscurità, su queste paure inconfessabili, su quella cosa che i filosofi chiamano volontà di potenza che oggi repressa e corrotta è diventata  malattia mentale. In realtà l’evocazione che faccio delle glorie e delle memorie del fascismo a casa di privati per un modico compenso non sarebbe possibile senza il tracollo della dignità e delle speranze  della gente di questa penisola. Un popolo forte.  Orgoglioso, con poteri autonomi e dotati di sovranità assoluta non hanno bisogno di coltivar incubi notturni, cattive memorie, distorsioni della realtà, di scappare in una cantina o in una stanza buia ad ascoltare vecchie canzoni o a sfogliare raccolte di  manifesti di Salò.

-          Lazzaro: Scusa ma questo mi par un problema tuo…

-          Sergio: Non proprio, pensaci bene e vedi che non è così. Ci ho pensato molto, moltissimo. Chi cerca il cambiamento, la giustizia, la dignità spesso si avvicina a posizioni come le mie. Estreme, fanatiche, nostalgiche, risentite, arrabbiate, incazzate. Non può essere un caso. So che non lo è. O accetti questo modello di consumismo straccione fondato sulla televisione, sulla pubblicità commerciale, sullo spettacolo televisivo o sei fuori. Intendo fuori da tutto ciò che conta nella vita quotidiana e nelle speranze della stragrande maggioranza degli lettori, delle donne, della gente comune, perfino degli operai. Quindi se sei fuori sei uno come me, e so che cosa pensi. Magari sei quanto di meglio c’è in questa facoltà. Ma la realtà è diversa. La realtà vera, concreta, materiale, quotidiana mi parla del Dio-denaro e non della politica, mi parla di caste al potere dissolute e imbelli e non di santi o di guerrieri, mi racconta di un popolo disperso senza valori condivisi e non di popoli germanici antichi stretti attorno ai loro sacri re-guerrieri interpreti del destino della stirpe. Chi è fuori diventa estremista e chi è dentro prende le briciole che cascano dal tavolo dei ricchi e ringrazia i padroni del momento; se domani verremo conquistati da altri padroni con altre regole, altri favoriti, altri tiranni da imporci, altre caste da elevare alla dignità del potere politico, questa massa di popolo che tira a campare s’adeguerà. Del resto in un mondo umano dove il denaro è tutto chi perde le sue proprietà si condanna alla morte civile e politica. Perché non dovrebbero in fin dei conti amare il denaro che è vita della vita, perché il desiderio del potere che è potere non dovrebbe trasformarsi in una nevrosi, in una condizione da vecchia isterica.

-          Lazzaro: Siamo alla "tribalizzazione" d’Italia e purtroppo i partiti politici hanno dato un contributo immenso alla degenerazione del popolo, millenni di civilizzazione d’Italia sono stati spazzati via da questa Repubblica giunta al suo secondo tempo. E’ come se l’antichità Romana, come se il diritto che abbiamo ereditato dai Cesari nella notte dei tempi, come se la carità cristiana fortificata da un martirologio impressionante durato secolo fosse tutto dissolto. Tutto maciullato, spezzato, corrotto, degenerato fino a rasentare la follia. Ora è arrivata questa nuova guerra con la spada di Damocle di una partecipazione italiana che spazzerebbe via in un colpo solo la Costituzione visto che dal popolo iracheno non è mai arrivata alcun tipo di offesa e a quanto pare le armi proibite quello lì non le ha. Anzi se la vogliamo dir tutta quel Raìs prendeva Euro in cambio del petrolio, ci faceva perfino un favore. Lui dava energia fossile preziosa ed noi si stampava carta con la quale comprava materiali soggetti a embargo e controllo.  Il danno fato dai vecchi partiti era grave ma almeno in parte scusato dalla pesante eredità che raccoglievano, ma passato l’immediato dopoguerra il clientelismo sfacciato, il consociativismo, la ruberia legalizzata, i metodi opachi di gestione della spesa pubblica, l’intromissione dei servizi segreti e deviati nella politica del paese, le bombe ignote, hanno degenerato il nostro popolo trasformandolo in tanti pezzi scomposti, in una massa informe di cose diverse, ostili e litigiose; in qualcosa di peggio del popolo bambino del Duce.

-          Sergio: Così alla fine sei perfino più critico di me…

-          Lazzaro: Non sono pazzo, questi mali li vedo e non possono essere l’opera di un privato per quanto ricchissimo possa essere, il Belpaese è venuto meno a se stesso. La politica che doveva curare i mali e ammonire ha coltivato ogni strumento di divisione politica e sociale per creare clientele e gruppi sociali forzati a render conto al protettore politico,  e questo aldilà dello schieramento e del colore. Ma la cosa più grave, più dura da dire e da ammettere…

-          Sergio: La dico io, ti tolgo un peso… Alla maggioranza degli italiani faceva comodo così. Hanno goduto. Per star con un padrone e far il tifo non c’è bisogno di fedeltà, di vincoli di sangue, di fede religiosa di onestà. Basta obbedire dietro compenso. Siamo più che un popolo di corrotti: siamo un popolo di traditi e di venduti. Che hanno tradito e si sono venduti e per la legge del contrappasso di nuovo saranno traditi e venduti e ancora tradiranno e venderanno se stessi e gli altri. Secondo un ciclo infinito che solo una grande fede può spezzare. O forse dovrei semplicemente dire che accordiamo la coscienza e  la memoria personale e storica con ciò che a seconda dei casi ci porta un profitto immediato possibilmente  in denaro sonante. Ma per dire di no al Dio-denaro occorre avere dei valori, coltivarli, amarli, soffrire per essi.




14 ottobre 2010

Crisi e Cittadinanza in Italia

Ai primi di Ottobre l'amico Franco Allegri ha proposto questa sua riflessione che mi compiaccio di presentare ai soliti venticinque  nostri lettori.

IANA


Scritto da: F. Allegri

 


SCRITTI DI POLITICA RELIGIOSA

CRISI E CITTADINANZA IN ITALIA



Torno a riflettere sul libro di Ralph Nader: “Only super rich can save us!” e cerco di applicare la sua idea alla realtà politica e sociale italiana.
Sono cosciente che la cultura italiana stagnante non è pronta a capire ed accogliere questa idea e queste proposte. Il marxismo residuale è prigioniero dell’inganno della “lotta di classe per se” e vede questa realtà solo come collaborazione con il traditore del nemico. Il liberale illuso vagheggia che sempre il grande imprenditore è un benefattore del popolo. Il democratico orfano e parricida di Veltroni vede nel ricco una nuova specie di indipendente di sinistra ma isolato e periferico, pensate ai Calearo o ai Colaninno. Chi mi rimane? Forse sarò miope, ma io vedo solo il mondo cattolico e in misura minore il volontariato sociale laico! Io credo che questo avrebbe delle difficoltà ad accettare il ricco virtuoso, esso è condizionato dalle solidarietà quotidiane e solo un forte animo nobile potrebbe condurlo ad una prossimità a questa teoria. Al massimo vedo la sottomissione ad un’idea simile, come hanno fatto in tanti per la cosa di Occhetto prima e l’essere del PDS dopo. I cattolici e gli ispanici in USA possono accogliere l’idea del ricco benefattore, magari pio e devoto alla chiesa poi c’è questa ultima con la sua grande struttura. Io non sono un clericale, vado a messa 3 volte l’anno se ci vado, ma conosco la bibbia e ho studiato più la teologia che la filosofia (solo quella politica). Conosco il clero, la sua organizzazione e il suo modo di pensare: anzi per me la dottrina sociale della chiesa rappresenta un pensiero più vasto di quello contenuto nel libro di Nader e ha gli stessi propositi.
In questo contesto va introdotta una nuova variabile: la CITTADINANZA ATTIVA.
Il miliardario virtuoso ha due caratteristiche peculiari: è scarso di numero, agisce in conformità alle leggi dello stato che conosce. Non si può sperare che basti il lavoro di pochi grandi per uscire dalla crisi, non si può agire contro le leggi esistenti, serve una cultura politica della cittadinanza e anche questa è carente. Il grande rischio del libro è appunto quello dell’illudersi troppo sulle virtù dei fortissimi e coraggiosi. Essere cittadini vuol dire conoscere i propri diritti e i propri doveri, dove i primi non sono privilegi e i secondi dei dolori atroci.
A QUESTO PUNTO SI PUÒ PARLARE DEL RAPPORTO TRA CITTADINI E CHIESA.

Intanto puntualizzo che il discorso vale anche le chiese minori e per le realtà specifiche degli altri stati europei e non, anzi l’esempio del volontariato cristiano nei paesi poveri del mondo ci mostra il contributo dei fedeli alle tante società umane, io conosco l’esempio del Burkina Faso e delle sue regioni del sud dove ci sono i missionari e quelle del nord dove non ci sono.
La parte finale del mio ragionamento si sofferma sull’otto per mille alla chiesa cattolica e al 5 per mille alle associazioni di volontariato. Anche qui si vedono i limiti degli italiani: Meno di quattro italiani su dieci firmano per l’otto per mille e solo poco più di tre su dieci firmano per la Chiesa cattolica. Il 60% degli italiani non danno indicazioni per come spendere questi soldi, non si rendono conto che è una forma avanzata di cittadinanza. Chi non firma rinuncia a un diritto sul momento, ma è molto probabile che abbia rinunciato ad altri nel corso dei mesi e poi non scegliendo rinuncia anche al dovere del giudizio sul come i soldi sono spesi. Questa non è un’elezione dove ci si può astenere. Io credo che molti non sappiano come funziona il meccanismo dell’otto per mille!
I soldi di chi non firma sono ripartiti a loro volta in percentuale a seconda dei “voti” di chi ha espresso la scelta.
Questa verità non cambia nulla per i pigri e gli indifferenti, ma per coloro che non volessero dare i soldi alla chiesa vuol dire darglieli ugualmente! Per contro la chiesa che come tutte le cose umane è migliorabile, non fa quello sforzo in più per avere più firme: i soldi arrivano lo stesso.
Alla fine, l’ottantasette per cento del gettito raccolto (circa un miliardo di euro) finisce nelle casse della Chiesa cattolica. Ecco la cifra a disposizione del super ricco e si tratta sicuramente di un ricco particolare. Qui dobbiamo ritornare sul quesito: “la chiesa è un super ricco che può salvarci?”
La mia risposta parte dalla partecipazione alla decisione di come spendere i soldi dell’otto per mille poi invito i lettori a verificare quale quota di tali fondi serve ad aiutare i poveri e in iniziative di solidarietà. Io credo anche al diritto al salario dignitoso in generale e a quello del sacerdote di parrocchia in particolare. Trovo normale che si paghino le spese di culto con quei soldi e considero congrua la quota dell’otto per cento (80 milioni di euro) dati dalla chiesa alla solidarietà internazionale nel terzo mondo. Nessuno investe di più e pochi altri fanno investimenti veri.
Sempre in tema di otto per mille, non sono tra quelli favorevoli a dare quella cifra allo stato. Anche questa è una rinuncia al diritto di cittadinanza. In passato tale cifra è stata usata per pagare spese correnti come quelle telefoniche di certi ministeri e ultimamente si usano troppo spesso per la ristrutturazione di edifici di culto cattolico. Se faccio il confronto ci vedo un passo avanti! Prima si pagava il vizio del ceto basso della casta ora si spera che la ristrutturazione di una chiesa dia lavoro, attiri i fedeli e i turisti. Concordo anche con i critici che non vogliono che i soldi lasciati allo stato arrivino alla chiesa per altre strade. Anche l’ateo ha i suoi diritti, magari sarebbe meglio usare quei soldi per i musei!
Chiudo con un suggerimento per il prossimo anno: il lasciare i soldi allo stato è l’ultima opzione da praticare, la scelta della chiesa va bene nel complesso, ma se avete delle rimostranze da fare scegliete le altre confessioni cristiane, i valdesi ad esempio. Questa chiesa ha sempre fatto un rendiconto preciso dei soldi che riceve e usa tutto il denaro per la solidarietà, lo sviluppo e la cultura. Non usano quei soldi per le attività di culto.

C’è la questione degli immigrati e degli italiani convertiti all’Islam o al buddismo: per me anche loro dovrebbero avere una voce in capitolo, serve un ente di riferimento. Anche per loro il problema è organizzativo e di comprensione del diritto di cittadinanza come per tanti italiani anche se nel loro caso è parziale.

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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Fa parte del meetup di Beppe Grillo di Empoli. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.




25 agosto 2010

Questo mio ritorno è finito


De Reditu Suo - Terzo Libro

Questo mio ritorno è finito

Devo chiudere il mio scritto sul ritorno perché questo mio viaggio  nel passato, nei luoghi immaginari e nei simboli deve concludersi, inoltre è doveroso  ringraziare la pazienza e la curiosità dei miei lettori. Il mio ritorno è stato immobile e, cinicamente, con poche speranze e povero di poesia. Quindi un ritorno diverso da quello che ha fatto Namaziano l’autore antico al quale è simbolicamente dedicata questa mia raccolta di scritti. Il viaggio del poeta antico è stato una cosa ai confini dell’avventura in un Impero Romano d’Occidente allo sfascio, percorso dalle orde dei goti, in piena crisi economica e religiosa e con un vertice politico-militare vile e inetto e il suo poema è il racconto di un presente dove le miserie quotidiane si sommavano al ricordo di tempi lontani gloriosi e felici. Un viaggio concretissimo il suo nella memoria e nello spazio  lasciandosi alle spalle probabilmente per sempre la patria della maturità e degli onori ossia la Roma dei Cesari per la patria delle origini: la Gallia. Il problema che ho indagato nel mio ritorno è se è possibile districarsi nel groviglio assurdo di invenzioni, illusioni, falsi eroi, simboli truffaldini per aprire la mente alla possibilità di una visione credibile intorno a una futura civiltà italiana, oggi remota chimera. Del resto oggi si continua a narrare con mille mezzi e mille modi  la favola del nostro esser parte di una misteriosa civiltà Occidentale e non so proprio come potrà affermarsi una civiltà originale creata dalle genti del Belpaese, di cui forse c’è bisogno nel mondo umano vista la gravità della crisi di questi anni. Personalmente riconosco un solo impero occidentale degno di questa qualificazione geografica ed è quello finito nel 476 D.C.  Se i retori nostrani dicono che Israele è occidente allora rispondo l’ultima sinagoga d’Europa è più occidente dell’Arco di Tito a Roma, se mi dicono che la civiltà dello spettacolo  di matrice statunitense è occidente allora i parchi a tema della Disney sono più occidente dell’Università di Bologna, se mi dicono che l’inglese è la lingua dell’Occidente allora l’ultimo telecronista sportivo londinese è più occidentale di Dante. Potrei continuare per intere pagine ma mi fermo qui; occorre riconoscere una diversità nostra non riconducibile al modello di vita e di sviluppo dell’impero inglese e statunitense. Gli imperi non si possono tenere con le preghiere e le belle parole e quindi chi vive in quella civiltà ha una dimensione di forza e durezza  che non ci appartiene. L’occidente di cui si favoleggia nel Belpaese è solo l’impero degli altri, nella misura in cui siamo parte dell’impero altrui allora siamo occidentali nel senso comune del termine.  Non sarebbe male poi distinguere e sottolineare l’estraneità delle genti nostre agli effetti perversi di quel modello: inquinamento planetario, guerre, alte spese militari, centralità del potere finanziario, la cittadinanza ridotta a una questione di capacità di produzione e consumo, pesante condizionamento delle masse ad opera della pubblicità commerciale e della propaganda religiosa e politica. Le genti della penisola potrebbero creare qualcosa di originale e diverso ma esse dovrebbero per prima cosa prendere coscienza di sé, sapere chi sono e di conseguenza saper distinguere se stesse da ciò che non sono e non potranno mai essere: i cittadini di quest’impero straniero. Impero che ha già  i suoi valori e la sua cittadinanza e non sembra aver bisogno di qualcosa di diverso.

IANA per FuturoIeri





22 agosto 2010

Il mitico 2012 e le terze note di sopravvivenza





De Reditu Suo - Terzo Libro

Il mitico 2012 e le terze note di sopravvivenza

Ora che ho stabilito che esiste una variabile nel Belpaese data dai poteri stranieri che  vanno e che vengono e una legge fissa che vincola le nostre minoranze al potere alla tutela paranoica, criminogena, egoistica e amorale dei loro beni e delle loro posizioni di privilegio vado a vedere l’immediato contesto  in cui si trova il Belpaese. Apro questa terza nota con la considerazione banale che nel mondo umano è arrivato un nuovo millenarismo che presenta in forma allucinata e visionaria un concentrato di paure per il futuro malamente coperte dalle idiozie e dal finto ottimismo della civiltà dei consumi. Credo che dietro la riscoperta della assoluta precarietà della vita e condizione umana sul  pianeta azzurro vi sia l’ovvia manifestazione delle inquietudini suscitate dalla crisi economica e questa si traduce in una molteplicità di  suggestioni fantastiche, che hanno un fondo di verità nella misura in cui colgono delle paure profonde e talvolta inconfessabili.  Faccio riferimento alla paura di enormi catastrofi naturali, di sfracelli con meteoriti o altri corpi celesti, all’ira di Dio, alle credenza intorno a una prossima fine del mondo e perfino alla rivelazione celeste non di Dio ma degli alieni, e intendo proprio quelli degli Ufo. Si può ridere della messe enormi di scritti, immagini e video di questo genere che son proliferate in rete negli ultimi anni; o si può leggere questo materiale come il portato di una profondissima inquietudine e di una crisi radicale anche nella spiritualità degli umani legati in qualche modo alle società coinvolte nella Terza Rivoluzione Industriale. Le terze note di sopravvivenza invitano a vedere questi segnali come il segno, magari ridicolo o talvolta patologico, di una crisi irreversibile nel sistema di vita della civiltà industriale. Occorre come nota terza di sopravvivenza comprendere che questa civiltà industriale non ha risolto il male di vivere o liquidato le grandi paure degli esseri umani che irrisolte trovano forme strane e spettacolari per manifestarsi. Proprio in questa data del 2012 dove dovrebbe manifestarsi l’incredibile, io personalmente aspetto l’uscita del film d’animazione giapponese in 3d di Capitan Harlock. Questo fatto a mio avviso mostra come sia quasi necessario attribuire un numero e un tempo a qualcosa di indefinito ma presente.   Le terze note invitano quindi a non lasciarsi andare e a trovare dentro se stessi le ragioni più profonde delle proprie paure inconfessabili e delle proprie certezze su questa forma di civiltà.  Il disagio davanti al presente, anche il disagio doloroso, non è l’eccezione ma la regola e le immagini televisive e pubblicitarie rassicuranti sono o false o riguardano alcune piccolissime minoranze di umani ricchi e felici. Quindi per sopravvivere al male di vivere occorre preparare per tempo delle strategie contro le proprie paure e contro le finzioni e le false immagini della civiltà dello spettacolo. Gli umani devono costruire da sé i loro strumenti per decostruire le finte verità rivelate o artefatte e costruire il proprio ragionamento su questa realtà umana e di civiltà. Non ci sono dei credo o delle ricette infallibili perché la menzogna muta e con il mutare del fingere devono cambiare gli strumenti, un po’ come si fa con l’antivirus per il computer. La libertà di tutti è anche una faccenda privata.

IANA per FuturoIeri




19 agosto 2010

Seconde note di sopravvivenza

labirinto italico


De Reditu Suo - Terzo Libro

Seconde note di sopravvivenza

Ora mi trovo ad affermare una cosa che per la maggior parte degli abitanti della penisola è follia: Gong Li è certamente l’attrice che incarna simbolicamente il ventennio 1990-2010, come le dive statunitensi degli anni trenta e quaranta la star cinese rappresenta nel mondo in modo simbolico l’ascesa della Repubblica Popolare Cinese al rango di grande potenza mondiale. Questa affermazione è banale e assolutamente arbitraria, infatti  è questa mia visione di un rapporto diretto fra la Repubblica dei record industriali e finanziari e l’ascesa del cinema cinese una privata interpretazione di evidenze palesi. Comunque sia il cinema è industria ed è potenza delle immagini e miss Gong Li incarna perfettamente l’immagine di una Cina che fa da sé, crea i suoi eroi e i suoi miti cinematografici ed ha perfino la forza d’esportarli. Ecco quindi al mia seconda nota di sopravvivenza: l’emergere di potenze altre rispetto agli Stati Uniti mette in discussione le nostrane classi dirigenti tutte piegate verso l’elogio acritico e interessato nei confronti del gigante a stelle e strisce, del resto il titano straniero è letto dai nostri ricchi come il grande protettore morale, e non solo, della proprietà privata dei pochissimi che sono ricchi e felici. Quindi ciò che ci viene ripetuto migliaia di volte dalla pubblicità e dalle frasi fatte dei nostri politicanti e dai presentatori della televisione vale poco e solo finchè sul nostro territorio nazionale ci sono le basi NATO, ossia le basi statunitensi. Se la Cina diventa la Prima Potenza Globale probabilmente alle basi statunitensi subentreranno le basi cinesi, o quelle russe o quelle indiane, a quel punto i nostri politici, presentatori, pseudo-intellettuali si produrranno nell’elogio acritico e servile dei nuovi padroni. Quel che conta per le nostre classi dirigenti è la quotidiana tutela della loro personale proprietà privata, della villa al mare, dei cinque o sei appartamenti in città, dei terreni agricoli da trasformare in edificabili con un profitto del 5.000% da farsi con un tratto di penna sul piano regolatore comunale, dei denari depositati all’estero. Molti abitanti del Belpaese sono risentiti per la sfacciata ricchezza dei pochi, per le carriere folgoranti senza merito dei miracolati dalla politica, per gli stipendi faraonici di manager che lasciano montagne di debiti, per  faccendieri da strapazzo inquisiti dai giudici per truffe e corruzioni varie, per la decadenza generale della vita e delle speranze. Il dominatore straniero di turno aiuta i nostri pochissimi a viver tranquilli e a godersi i beni e le proprietà; per le minoranze al potere lo  straniero appare come un protettore sempre pronto ad alzare le mani contro dissidenti e ribelli. Del resto per una banale legge della politica e della guerra quanti sono oggi, come ieri, infelici in Italia vedono nel dominatore forestiero di turno e nei suoi alleati locali i nemici, di conseguenza i nemici dei nemici diventano amici o comunque persone degne di lode anche se impresentabili.  Se per assurdo il Belpaese fosse occupato dagli alieni chi ci comanda cercherebbe un qualche accordo anche con loro pur di tutelare i suoi beni. Quindi ecco la seconda nota di sopravvivenza per noialtri: tenete presente che nel mondo umano tutto muta ma che chi ha oggi il potere in Italia ama solo la sua “roba”; quindi le strategie dei singoli volte alla conservazione della sanità mentale e della sopravvivenza economica devono tener conto  della costante e della variabile.

IANA per FuturoIeri




6 agosto 2010

Prime note di sopravvivenza

Il Fatto Quotidiano


De Reditu Suo - Terzo Libro

Prime note di sopravvivenza

Ora devo scrivere qualcosa di costruttivo intorno a questa realtà, parlare di come sopravvivere al male di vivere e alla follia di questi tempi scelleratissimi e dissoluti. Per prima cosa è bene saper coltivare qualche sano sentimento passando anche dal vedere come è piccolo il Belpaese se messo a confronto con le grandi civiltà del pianeta e le loro politiche imperiali.  Come secondo avviso è bene considerare che nel mondo umano e in generale sul pianeta azzurro nulla rimane uguale a se stesso. Una terza considerazione ovvia è che  le genti del Belpaese che vivono la loro  libertà democratica  con lo stesso spirito e disposizione d’animo dei padri dei loro bis-nonni che vivevano sotto regimi dispotici stranieri o domestici possono ancora sperare. Finirà questo finto “Occidente” e questa sottomissione della penisola e delle sue genti alle ragioni geopolitiche ed economiche degli stranieri; la cosa è palese se si pensa alla vicenda di un Euro che pare fatto e disfatto a seconda delle esigenze francesi, inglesi, germaniche, statunitensi ma non certo di quelle italiane. Non dico che la moneta unica è male, però sostengo che l’Italia che ha sessanta milioni di umani e un debito pubblico enorme conta troppo poco in Europa come nel mondo. I legittimi interessi delle nostre genti alla felicità e al benessere si piegano davanti alle scelte di chi ha il potere economico, politico, diplomatico. Per questo le genti nostre si sentono sotto un perenne regime non loro, si comportano come se fosse rimasto in Italia qualcosa degli eserciti stranieri che nel corso dei secoli hanno occupato la Penisola, come se l’esecutivo al potere fosse sempre quello dei vicerè spagnoli o dei governatori francesi o dei generali austriaci. Questo sentimento poggia su qualcosa di vero perché la NATO è costituita da tanta parte di quelle genti che nel corso dei secoli hanno fatto e disfatto il Belpaese; gli ultimi in ordine di tempo sono stati gli statunitensi. Occorre però fare un distinzione fra gli statunitensi e gli altri invasori in quanto occorre precisare che la loro venuta è dovuta alla dichiarazione di guerra che il Regno d’Italia il 9 dicembre 1941 per bocca di Mussolini ha presentato al governo USA. L’Italia di allora ha dichiarato guerra agli Stati Uniti e giustamente gli offesi dopo aver conquistato metro per metro la penisola hanno cercato di far costruire alle genti nostre  un Belpaese non più ostile al loro modello di vita e di dominio globale.      Quindi per cominciare a respirare spiritualmente e comprendere la possibilità della rigenerazione di una civiltà italiana consiglio uno studio della storia personale, intimo e privato fondato su una ricerca  personale su più testi e autori, si tratta di capire da sé qualcosa del passato per intravedere un pezzettino di futuro. Perché il  futuro possibile è di tutti e di ognuno, oppure sarà nulla.

IANA per FuturoIeri




5 agosto 2010

Il mio discorso inutile sul male di vivere e la fine

per approfondire



De Reditu Suo - Terzo Libro

Il mio discorso inutile sul male di vivere e la fine

Ora mi trovo ad affermare una cosa che per la maggior parte degli abitanti della penisola è follia: Stiamo aspettando la fine di questa Repubblica e del suo tempo. Non c’è altra spiegazione per questo lento sprofondare nella decomposizione e nell’oblio; il mondo dei padri, dei padri dei padri e dei nonni dei padri è finito dal 1989 e solo per una disperata volontà di negare la realtà questo popolo cerca di sfuggire l’evidenza dei fatti e finge di vivere ancora nel 1948 quando gli Stati Uniti erano l’unica superpotenza con la bomba atomica e si poteva calunniare ogni cittadino risentito e arrabbiato con l’infamante accusa di esser comunista o nostalgico del Duce. Il risentimento e la rabbia silenziosa di tanta parte della gioventù italiana forzata ad accettare la precarizzazione e la povertà che viene dalla disoccupazione è data dalle condizioni economiche e dalla grande frode di un modello di produzione e consumo che può dare molto a pochi, qualcosa a tanti, ma non tutto a tutti. Attribuire sentimenti fascistoidi o comunistoidi ai tanti giovani nati dopo il 1989 o subito prima è far una palese offesa all’intelligenza umana e allora non potendo appioppare  etichette sceme ecco che i nostri politici di professione s’inventano per ogni tapinaccio fra i venti e i trenta il nomignolo infame di “Bamboccioni. Le morti sul lavoro, le famiglie che si sfasciano, la disoccupazione di massa, la precarizzazione, la disgregazione della vecchia Italia per mezzo di un’emigrazione incontrollata si trasformano in problemi privati. I giovani che non sanno  che fare e non hanno dei protettori e dei patroni politici si trasformano in disgraziati, in problematici, in portatori di disturbi loro. Il male di vivere è alimentato da chi detiene il potere economico e  politico, forse è idiozia o forse è un calcolo di natura sociale. Le classi dirigenti del Belpaese siano esse politiche ed economiche giocano allo sfascio perché in fin dei conti per esse l’Italia era solo una l’occasione per far quattrini e godersi la vita prendendo in giro chiunque capitasse a tiro con favole ideologiche e sproloqui sulle sorti magnifiche e progressive. Finora la grande allucinazione collettiva del miracolo del benessere e della felicità da cercarsi fra le offerte dei diversi centri commerciali  è stata  pagata principalmente da loro. Questo ha creato uno spaventoso male di vivere che alimenta il senso della fine di una Repubblica Italiana ormai diventata la Repubblica di tutti e di nessuno. Se questo regime democratico non diventa una civiltà sua con una sua forza consoliderà la sua tendenza ad essere un guscio vuoto, l’involucro di poteri che si fronteggiano e usano la cosa pubblica per fini particolari o privati, un qualcosa destinato a disgregarsi velocemente in presenza di veri drammi storici come le crisi economiche globali, le carestie o i grandi conflitti fa superpotenze, o i grandi rivolgimenti politici.

 

IANA per FuturoIeri




10 luglio 2010

Ipazia: il film


De Reditu Suo - Terzo Libro

Ipazia: il film

 Il film tanto atteso è arrivato in questa primavera 2010 Ipazia è sul grande schermo. La storia della filosofa e astronoma di Alessandria d’Egitto massacrata e fatta a pezzi  da una turba di monaci e fanatici cristiani aizzati molto probabilmente dal santo vescovo della metropoli del mondo antico era arcinota. Era una figura leggendaria da secoli e rappresentava il contrasto fra la fede fanatica e oscurantista e la scienza. Tuttavia il film che rappresenta la sua vicenda umana mostra anche il contesto nel quale avviene il suo omicidio. Da un lato una ristrettissima minoranza di personaggi eruditi e ricchissimi padroni di ville, beni e  schiavi con a disposizione il meglio della cultura del mondo antico, dall’altra parte una crescente massa di plebei affamati  e schiavi umiliati e offesi che per trovare un senso alla loro vita abbracciano la fede cristiana e sono pronti a reagire con la forza a qualunque provocazione e a sovvertire le regole della convivenza fra culti diversi nella stessa città a loro vantaggio. In effetti la scienza  del mondo antico poggiava su delle minoranze che erano il vertice culturale di una società schiavista, il mondo della grande cultura era perlopiù il mondo dei pochi che erano liberi e che avevano altri che lavoravano per loro spesso e volentieri incatenati o comunque in una condizione servile.  Quando i padroni pagani  ricchi e pochi arrivano allo scontro fisico con i cristiani si accorgono loro malgrado che i cristiani che gli son sempre sembrati brutti, ignoranti, sporchi e cattivi sono migliaia e di fatto controllano la maggior parte della popolazione della metropoli. C’è una scena che rivela il fallimento di questi pagani ed è quando armano gli schiavi per combattere i cristiani, uno di questi rimproverato da un pagano ricco prende la clava che gli è stata data per ammazzarlo e colpire subito dopo il suo padrone al grido di “Sono Cristiano”. La cristianità nel film è certamente fanatica ma è anche la stragrande maggioranza della popolazione e si è imposta grazie all'indifferenza dei pagani verso le condizioni di vita della stragrande maggioranza degli abitanti della metropoli antica e sulla loro incapacità di promettere ai loro servi e amministrati qualcosa di diverso da una vita di sfruttamento e servitù senza alcuna prospettiva di riscatto in questo o nell’altro mondo. Cosa c’è di nuovo in questo modo di rappresentare il mondo antico e la sua fine: credo il tentativo di capire le ragioni più profonde di una Questa storia vera è istruttiva intorno alla fine del mondo antico, una leggenda culturale che racconta senza troppi veli i turbamenti di una società confusa che teme che dopo il crollo delle sue certezze arrivi un tempo nuovo e tragico. Ovviamente è la nostra, perché è evidente che questa storia della filosofa rappresenta una crisi  di civiltà che è qui e ora e riguarda l’Europa e l’Impero Anglo-Americano e la racconta sotto i panni dissoluzione e distruzione immane riportando la trama del film a un contesto storico senza troppo concedere ai luoghi comuni e ai diversi stereotipi pseudo – eroici che da anni dominano le sceneggiature dei film ambientati nell’antichità.

IANA per FuturoIeri





2 giugno 2010

Il mio mondo antico è solo un ricordo lontano





De Reditu Suo - Terzo Libro

Il mio mondo antico è solo un ricordo lontano

Molti anni fa, credo poco meno di trenta mi capitava da bambino di usare la bicicletta e osservare gli operai che allestivano gli stand in metallo della, Festa dell’Unità. Credo fossero volontari ossia operai entusiasti del Partito Comunista o qualcosa del genere. Mi ricordo di una volta che montavano, era caldo sarà stato in tarda primavera o estate, a dorso nudo l’impalcatura più grande quella della lotteria. Trasmettevano un senso di propria forza e di potenza che s’esprimeva con il lavoro manuale. Oggi a distanza di così tanto tempo quel lontano ricordo dell’infanzia mi dà il senso della  distanza, dello scorrere del tempo e della mutazione che è avvenuta nella Seconda Repubblica dove far politica in fondo è solo un mestiere e chi fa politica può passare da uno schieramento all’altro, da una posizione etica e culturale all’altra a seconda delle opportunità o del guadagno. Ho recentemente trovato un piccolo libello da compagnia edito dalla Casa Editrice gli Scipioni sulla fenomenologia italiana del politico voltagabbana e impresario di se stesso e dei propri ripensamenti e ricollocamenti politici, emerge un quadro che rende l’idea di un ceto di politici che assumono modelli comportamentali dei giocatori di calcio o dei divi della televisione. L’immagine, l’occasione contrattuale migliore, il far carriera dominano le loro scelte, nei fatti le sedicenti classi dirigenti politiche sono composte da un congruo numero di  liberi professionisti della politica che si prestano a quello o quel leader per un compenso adeguato e proporzionato alla fama, al consenso che controllano, alle loro risorse professionali. Il mio mondo antico con le sue ideologie già in crisi, con il suo ordine ereditato da generazioni di sconfitti e di delusi, con il suo senso delle tradizioni, del lavoro  e della famiglia non esiste più da almeno vent’anni e queste carriere politiche eccellenti all’insegna dell’ingaggio giusto rendono palese e aperto questo dato di fatto. Forse dietro il presente opportunismo e carrierismo c’è una non voluta operazione di verità e di smascheramento condizioni reali del Belpaese: il ricco vive felice e muore pagando il conto alla vita, qui il povero passa dall’infelicità in questa vita alla morte. Di fatto in Italia il povero muore due volte una in vita perché è stato infelice, il ricco nella morte quando il suo corpo si decompone compensa la disgregazione fisica con il piacere e la gioia che ha preso dalla vita. Alla fine morto il vecchio mondo di valori rimane solo la logica del Dio-denaro e l’universo simbolico della pubblicità commerciale. L’esistenza è segnata da due poli estremi: ricchezza e povertà. Questo mondo umano nuovo che è stato forgiato e infine raffinato dalla Seconda Repubblica vede come metro riconosciuto e universale dell’essere umano la sua capacità di consumare beni  e servizi.

IANA per FuturoIeri




30 maggio 2010

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- secondo discorso




De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- secondo discorso

Certo che le genti d’Italia sono straordinarie: la memoria della Seconda Guerra Mondiale passa per milioni di giovani attraverso videogiochi e film stranieri che parlano e descrivono, fra una finzione ludica e tanti  effetti speciali, la gloria dei loro eserciti e le imprese dei loro condottieri ed eroi, molti dei quali assolutamente di fantasia. La Seconda Repubblica ha ereditato dalla Prima una retorica roboante, finta, para-risorgimentale che fa della Seconda Guerra Mondiale il momento del riscatto e della ritrovata libertà. Il problema è che su questo concetto alto e nobile una parte d’Italia non la pensa così e non si tratta solo dei post-fascisti ma anche milioni di delusi da questa democrazia all’italiana che ama solo i ricchi, intanto una massa enorme di suggestioni, immagini, film, videogiochi risentono del loro essere stati creati in qualche altro paese. Altrove il giudizio su quel periodo di storia del Belpaese è impietoso e l’Italia o è collocata fra le forze dell’Asse o semplicemente è inesistente.  Invito quanti non ci credono a verificare confrontando qualche decina di videogiochi dedicati alla Seconda Guerra Mondiale fra i tanti prodotti.  Inoltre quando si tratta di Partigiani e Resistenza spesso si vedono film poco caritatevoli come “Miracolo a Sant’Anna”, un film che oltre a suscitare polemiche rivela come gli altri popoli non usino il nostro metro di giudizio e non siano usi a ipocrisie e letture ideologiche. Per  gli altri ci sono i vincitori e i vinti, gli amici e i nemici, i soldati e i mercenari, il combattente buono e bello perché amico e quello malvagio e brutto perché nemico. Poi gli sceneggiatori e gli sviluppatori  complicano la trama di film e videogiochi, fra gli eroi c’è il solitario, il vendicativo, il ladro, il generoso e fra i nemici l’idiota, il torturatore, il genio del male, il complice inconsapevole; la trama può esser complessa, i personaggi ben fatti ma tendenzialmente la divisione fra buoni e cattivi e fra eroi e delinquenti è netta. Forse solo alcune opere, e non sono la maggior parte, dell’animazione giapponese rompono questo schema manicheo che è al fondo della maggior parte delle produzioni. Devo però correggermi subito e ammettere che non sempre le opere di cui ho detto trattano dell’argomento in oggetto. Cosa resta quindi del ripensare la propria storia della Seconda Guerra Mondiale nel Belpaese? Credo essenzialmente un discorso politico marginale indirizzato a minoranze fortemente politicizzate perlopiù reso rozzo e fazioso dal fatto che l’esperienza di guerra e la Resistenza non è al centro del vero discorso politico che in Italia verte su: riforme, nomine, fondi, grandi progetti e grandi appalti, elezioni, sanità e aziende municipalizzate e presenza politica nei consigli d’amministrazione delle fondazioni bancarie. Gli stranieri fanno fatica a capirci e hanno ragione.

IANA per FuturoIeri



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