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23 luglio 2010

La natura seconda e la civiltà industriale



De Reditu Suo - Terzo Libro

La natura seconda e la civiltà industriale

La dissoluzione delle ragioni intime del passato e la difficoltà di ricordarlo per ciò che era quando si manifestava come presente è anche il segno, ma non solo, di un tempo nuovo e diverso che cerca di affermarsi schiacciando e prendendo il posto di tutto ciò che è stato prima. Quello che accade in questi anni, nell’indifferenza inconsapevole delle nostre sedicenti classi dirigenti del Belpaese, è una trasformazione profonda che sta creando la realizzazione di un nuovo mondo umano integrato con logiche proprie della civiltà industriale. A differenza delle precedenti forme di civiltà contadine, arcaiche e pre-industriali questa civiltà industriale è già arrivata alla sua terza metamorfosi la quale  non a  mutato solo i suoi metodi di produzione e consumo di beni e servizi ma anche i rapporti sociali e le aspettative delle popolazioni umane coinvolte nei processi di trasformazione della realtà. La natura seconda di questa civiltà industriale disgrega modi antichi di essere e le appartenenze di padri e nonni e quindi è aperta a forme di immigrazione massiccia e a spostamenti di decine di milioni di esseri umani dall’Africa e dall’Asia verso l’Europa e il continente Americano.  Questo accade non per un malinteso umanesimo ma per puro calcolo economico e per effetto delle trasformazioni economiche, ambientali e politiche e talvolta per le nuove tragiche guerre di questo inizio di nuovo millennio. Alle migrazioni che mettono in discussione le culture nazionali, inserendo nuove comunità e nuove identità in società umane già date, si associa la mutazione continua delle abitudini data dai cambiamenti della tecnologia e dalle esigenze commerciali della società dei consumi che inventa mode e sostituisce i beni obsoleti. L’umano non muta solo perché si dissolve il tempo che fu ma perché quello nuovo è enormemente diverso da ciò che è stato prima.  L’essere umano al tempo della maturità della terza rivoluzione industriale deve assumere comportamenti e modi di vivere compatibili con le nuove condizioni di vita in continua mutazione. Perché la mutazione è la forma del divenire del tempo al tempo della civiltà industriale, ma essa non è come nel tempo antico o feudale un cambio di dinastie o di culti religiosi ma al contrario è il cambiamento radicale del tempo della vita quotidiana e del lavoro dovuto alle trasformazioni tecnologiche e alle alchimie monetarie della grande finanza.

 

IANA per FuturoIeri




7 giugno 2010

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- quinto discorso




De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- quinto discorso

Ora mi trovo ad affermare una cosa che per la maggior parte degli abitanti della penisola è follia: “Pochi sono i Problemi Politici oggi nel Belpaese”. Quelli che oggi passano per questioni politiche sono in realtà prettamente problemi tecnici di controllo della propria macchina elettorale, questioni di collocazione di personaggi in determinate posizioni di potere, azioni di mediazione sociale fra gruppi organizzati ,i poteri che rappresentano lo  Stato e la finanza, alchimie da stregoni della parola e del consenso per tener assieme masse di elettori e le contraddizioni interne delle principali formazioni politiche, talvolta si tratta di fatti che interessano la magistratura e in quel caso entra in scena la natura tecnico-burocratica del rito giudiziario. I veri problemi politici sono se fare o meno le nuove guerre mascherate da operazioni umanitarie, e si noti bene che quando una forza armata entra in un territorio in conflitto sono i generali e i servizi segreti a definire che cosa è opportuno fare, e la gestione militare di un conflitto è  il massimo della tecnica  e della scienza dei nostri tempi.   Quindi fare o non fare una guerra è un problema politico. Risulta essere un grave problema politico il decidere se l’acqua e i servizi di nettezza urbana siano da porsi sotto la gestione privata; litigare per collocare questo o quel personaggio nel consiglio d’amministrazione di una qualche municipalizzata al contrario non è un problema politico ma di gestione tecnica della propria macchina elettorale o degli equilibri della coalizione. Fare della presente carta fondamentale una Costituzione formale  e non materiale è un pesante condizionamento politico di cui possono essere autori solo dei soggetti politici, delegare alcune realtà associative e di privati a far osservazioni in merito o a “difendere” la Costituzione della Repubblica è da parte delle forze politiche una forma di gestione del consenso e di attribuzione di ruolo a forze esterne ai partiti politici.    La confusione del ruolo politico e del ruolo tecnico avviene perché gran parte delle decisioni veramente importanti che cambiano la vita quotidiana non sono più prese nel Belpaese ma nei consigli di amministrazione delle multinazionali o presso gli esecutivi delle cinque potenze vincitrici (loro, altro che discorsi
farisaici) che all’ONU hanno diritto di veto, hanno dei complessi militar-industriali potentissimi, e le armi di distruzione di massa. Disabituati dalla forza e dal dominio dei vincitori della Seconda Guerra Mondiale a considerare il vero potere politico e le vere scelte politiche le genti disperse del Belpaese si son ridotte a pensar che sia politica anche la lite di condominio, ma è evidente che questa cosa non è politica ma un qualcosa di  infelice che non ha un suo nome.

IANA per FuturoIeri




30 maggio 2010

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- terzo discorso






De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- terzo discorso

A far due conti facili si vede subito il problema, un professore di storia e filosofia del Liceo è  sicuramente colui che alla vigilia della maturità impiegherà dalle quattro alle cinque ore per spiegare la Seconda Guerra Mondiale. Tolto l’appello, una o due interrogazioni, la lettura delle circolari avrà a disposizione più o meno il doppio del tempo di quello strano film di Tarantino su un gruppo di bizzarri killer di nazisti nella Francia Occupata. Considerando la quantità cospicua di videogiochi sulla Seconda Guerra Mondiale e considerando che per concludere uno di essi a un livello di difficoltà medio ci vuole circa quindici ore di sessione di gioco si può fare il facile conto che il videogioco ha una durata tripla o quadrupla rispetto alle ore di lezione del docente. Questo dato banale che credo sia opportuno considerare dimostra che il momento della lezione sulla Seconda Guerra Mondiale è per numero di ore inferiore rispetto alle migliaia di immagini di informazioni, perlopiù incontrollabili, che arrivano non da gruppi di nazisti o comunisti  fanatici ma dai videogiochi.  Lo stesso problema si ripete per Napoleone ora che è uscito videogames ben fatto sulle sue imprese. Quindi anche se la politica politicante è stimolata ad occuparsi della Seconda Guerra Mondiale il problema si spande su tutta la storia. Il lavoro del docente sposta la conoscenza su un piano diverso quello dei fatti storia e delle interpretazioni, tuttavia il suo lavoro si colloca dentro delle menti già suggestionate da centinaia quando non da migliaia di ore di fruizione di  prodotti d’intrattenimento di varia natura che hanno già orientato l’immagine di un certo periodo storico quasi sempre con un taglio spettacolare. Dove viene prodotto il grosso di questi videogiochi, di questi film, di questi documentari: fuori dal Belpaese! E’ evidente che alla politica interessa poco o nulla di come viene recepita dalle nuove generazioni la storia patria e il Novecento altrimenti si porrebbero il problema di non lasciare a privati stranieri il monopolio quasi totale delle immagini e delle suggestioni di carattere storico che penetrano nella testa dei bambini e degli adolescenti. La politica politicante s’accontenta di dar  ragione a seconda dei casi e delle occasioni a qualche minoranza che si rivolge culturalmente all’esperienza fascista o partigiana per motivi di consenso e per raschiare il fondo del barile quando ci son di mezzo le preferenze elettorali. Del resto mi è sembrato d’osservare che quando le nostrane elezioni si svolgono senza preferenze il peso dell’antifascismo o della cultura della destra-destra si sente meno, forse è cattiveria ma ritengo di veder giusto nel sospettare dei discorsi di chi si fa alfiere di cause ancestrali e poi ragiona di piani regolatori, collocazione di stadi di calcio, centri commerciali, lavori pubblici, destinazioni di fondi, e affini. La politica qui è di solito un mestiere.

 

IANA per FuturoIeri




25 maggio 2010

Ancora Capitan Harlock




De Reditu Suo - Terzo Libro

Ancora Capitan Harlock

Da qualche anno i miei venticinque lettori vengono annoiati con le mie considerazioni sulla serie classica di Capitan Harlock. Devo chiedere scusa ma credo che l’argomento merita ancora qualche fastidiosa ripetizione. Questo personaggio  è di natura nicciano-wagneriana,  infatti la serie del 1999 dal titolo “Harlock e l’Anello dei Nibelunghi” rivela quanto sia forte il legame con il concetto di superuomo che passa però perlopiù attraverso Wagner e la letteratura popolare e i fumetti che non attraverso il filosofo armato di martello. Credo di poter dire che risulta essere un fatto che questo eroe è attualissimo, si scrive su di lui e recentemente in Italia perfino un saggio, vengono rieditati i DVD che raccontano le sue imprese, è parte di un progetto della TOEI di dimensioni notevoli previsto per il 2012. Quindi l’eroe parte di quella schiera di Dei ed Eroi dotati di una forza personale in grado di lottare e vincere contro il nemico interno umano e quello esterno alieno ancor oggi qui nel Belpaese come altrove piace, vende, è apprezzato.  In verità si tratta di una coppia di eroi perché le sue imprese sono svolte d’intesa con Tochiro l’inseparabile scienziato giapponese che fa da spalla tecnologica al capitano pirata di origini germaniche. Proprio l’amico giapponese si trasforma dopo la sua morte altruistica ed eroica nell’intelligenza artificiale del computer dell’Astronave da Guerra Arcadia. C’è a mio avviso l’evidenza di questa storia e di questo personaggio  un essere classico del mondo dell’animazione giapponese e mi spiego le pretese di una certa destra estrema nostrana di assorbire l’invincibile capitano con l’abilità che ha questa parte politica di capire al volo l’importanza di un mito di carattere commerciale che può essere strumentalizzato in chiave politica. La verità che nasconde questo Capitan Harlock è che degli Dei e degli Eroi rimane vera e viva solo l’ombra che gli uomini fabbricano per non sentirsi soli in questo mondo umano che tende alla degenerazione, all’iniquità e alla dissoluzione. L’ombra irreale e virtuale dell’Arcadia, del capitano con il Jolly Roger stampato sulla divisa, la colonna sonora che accompagna le sue imprese sono l’elemento che manca nel mondo reale: quella capacità di trovare il profeta o il condottiero che rovescia una situazione disperata, il messia di turno che redime l’umanità e fa miracoli. Una cosa relativamente piccola come questo personaggio e la sua  storia tutta fantascientifica e inventata rivela un globale bisogno di miracoli e forse l’esigenza di una spinta in avanti verso un futuro lontanissimo per abbandonare un presente meschino, inquinato, moralmente disgregato e senza eroi.

                                                                     IANA per FuturoIeri




11 maggio 2010

L'Italia non ricorda più Salvador Allende




De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italia non ricorda più Salvador Allende

Undici settembre del 1973, un presidente democraticamente eletto viene rovesciato da un generale fellone e para-fascista e dai suoi funesti complici stranieri. Quando si tratta di Allende e della sua storia la mia mente va verso ricordi lontani che sprofondano nella mia infanzia. Collego a quella tragica vicenda un disco in  vinile e il suo contenitore  di color azzurro con una raccolta di canzoni cilene e un manifesto che mostra dei bambini stilizzati che giocano in un prato. Un mondo lontano dal qui e ora, fatto di cose oggi da antiquari dove era evidente la solidità di antichi valori ereditati da tempi lontani; oggi tutto è veloce, in trasformazione continua come liquido che scorre, anche i valori sono opzionali e trattabili. L’Italia di oggi non ricorda più l’immagine di quell’uomo con gli occhiali che cercava di limitare i danni del capitalismo da rapina e delle multinazionali statunitensi nel suo sfortunato paese. Oggi il ricordo di costui si ritrova in rete e ho ritrovato un pezzo del mio passato lontano riascoltando le canzoni di Violetta Parra, degli Inti-Illimani e il suo intervento alle Nazioni Unite contro la strapotenza delle multinazionali che già nel 1972 erano in grado di piegare la volontà degli Stati Nazionali. Il ricordo è però una cosa mia personale, è un ritrovare quel che avevo incontrato nella mia infanzia e non la manifestazione di un qualcosa in grado di suscitare oggi una riflessione politica o intellettuale. Fu nobile il grido d’allarme lanciato dal Presidente Allende in occasione del suo discorso alle Nazioni Unite nel quale  condannava l’ingerenza delle multinazionali nella politica interna degli Stati e la loro capacità di condizionare la vita sociale ed economica dei popoli senza passare da alcun tipo di verifica di carattere democratico e senza dover tener conto dei problemi che procurano certe scelte a milioni d’esseri umani. Non trovo il coraggio del Presidente cileno in nessuno dei protagonisti della grande e ufficiale politica della Repubblica Italiana, comunque sia questo ho trovato su youtube e quel che ho visto mi ha messo una grande nostalgia non tanto per ciò che erano quei tempi lontani quanto per la capacità che avevano alcune minoranze del Belpaese di mobilitarsi e di ragionare. C’era anche altruismo nel prendere sul serio e considerare le calpestate libertà altrui e nel criticare il modello di produzione  e consumo oggi dominante che assume in tanti paesi infelici forme di gestione del potere criminali e dittatoriali. Troppi sono ancor oggi i popoli che soffrono perché sono incolpevoli possessori del proprio sottosuolo ricco di materie prime preziose che interessano multinazionali, servizi segreti stranieri, dittatori, signori della guerra, mediatori senza scrupoli, politici corrotti; la lezione politica di Allende è evidentemente attuale per milioni di esseri umani.

Per iniziare a saperne di più:

http://it.wikipedia.org/wiki/Salvador_Allende

http://www.youtube.com/watch?v=ngXN9pFz9_A

http://www.youtube.com/watch?v=8USuZrYemjk

http://www.youtube.com/watch?v=g1QJ-y_xUmk

 

                                                                                IANA per FuturoIeri




22 aprile 2010

Il crollo in borsa secondo Allegri

21 Apr, 2010


 


Nuovo crollo in borsa a New York: come previsto e preannunciato
16/04/2010

Di F. Allegri
Oggi è venerdì 16 aprile 2010 e mi tocca scrivere una nuova pagina del mio diario della crisi che scrivo da 2 anni sul sito FUTURO IERI perché oggi c’è stato un nuovo crollo del venerdì alla borsa di New York e la causa è un’inchiesta su una grande banca e sui suoi titoli derivati. Molti esperti attendono la riapertura di lunedì con ansia come se fosse la goccia la causa del tracollo del vaso.
Sul tema della borsa americana, della sua economia e della classe dirigente americana ho tradotto vari scritti di Nader e anche quello della scorsa settimana sui CEO merita di essere letto e meditato, basta andare alla rubrica apposita che trovate nella home page del sito.
Posso dire che la breve e modesta tregua nella crisi finisce oggi e le vere cause sono i troppi e grossi nodi da sciogliere sia a livello americano che internazionale.
Oggi torno a riflettere sugli Stati Uniti e partirò da un articolo del famoso intermediario di borsa on line veneto/maltese Eugenio Benetazzo intitolato “Razza che ramazza” pubblicato il 12 gennaio 2010. Per approfondire leggete qualcuno dei miei vecchi scritti del DIARIO ed eventualmente attendete i prossimi.
Tra il 2009 e il 2010 Benetazzo si recò negli States e scrisse vari articoli dopo aver fatto un giro in quel paese, un tempo maestoso. Egli fece quel viaggio anche girare un video sulla crisi finanziaria e immobiliare nelle grandi megalopoli di quel paese. Ad oggi non so se l’ha realizzato, ma conosco bene il tema e posso attenderlo con serenità.
In questo articolo citato, Benetazzo ci fornisce una causa immateriale della crisi in USA, a suo avviso l’economia americana è collassata per motivi razziali e il futuro di questo grande paese sarebbe segnato da un lento ed inesorabile declino economico e sociale.
Si tratta di una causa possibile, non valutata ne pesata da nessuno, io la considero secondaria, non irrilevante e utile base per questo discorso!
Io resto fedele alla mia idea, per me le cause principali restano la globalizzazione produttiva unita alle speculazioni finanziarie e ai miti del “libero commercio” e dello “sviluppo senza fine”.
Sono disposto a considerare il fattore introdotto da Benetazzo e vado ad analizzare.
Il nostro esperto ci offre un primo parallelismo tra Obama e Kennedy (in passato tale paragone è stato fatto per ogni presidente) e ci dice che l’America di Obama non è quella di Kennedy. E’cambiata la composizione della sua popolazione: negli anni sessanta i bianchi caucasici erano l’ottanta per cento e le minoranze etniche il venti, oggi invece abbiamo un 30 di bianchi caucasici, un 30 di ispanici, un 30 di afro americani e un 10 di orientali.
A mio avviso si tratta del naturale sviluppo dell’impero americano che si basa sul liberismo commerciale e sulla società multi etnica in espansione!
Per Benetazzo, questa trasformazione del tessuto sociale avrebbe comportato un lento e progressivo cambiamento negli stili di vita, nella capacità di risparmio, nella responsabilità civica e soprattutto nella stabilità e sicurezza economica.
Questa realtà starebbe alla base della crisi dei mutui sub prime.
Non è vero del tutto, ma in parte si può prendere in considerazione: c’è di sicuro un parallelismo tra povertà e appartenenza razziale, ma questa viene da lontano e le cause sono numerose. Per me la crisi dei mutui nasce dalla cultura dell’indebitamento che si lega al consumismo e a tutta una seria di strumenti finanziari che in USA erano delle forme di usura legalizzate. Andiamo avanti.
Posso pensare al legame tra razza e spirito capitalista, del resto nel secolo scorso fu valutato il rapporto tra fede e capitalismo!
Si rischia di sbagliare strada: Ross Perot quando denunciò la cattiva gestione di GM parlò di persone precise e credo che la sua analisi della globalizzazione dal Texas al Messico sia un esempio da microscopio insuperabile.
Per altri versi credo che Benetazzo spieghi giustamente il credit scoring ovvero il punteggio attribuito ad ogni contraente di un mutuo e si sofferma sulle varie categorie di indebitati; si tratta di un indice teorico di solvibilità. Mi chiedo: ma conosce le clausole razziali che caratterizzano la concessione dei mutui in USA?
Inoltre devo rammentare che il rapporto tra affidabilità del cliente ed estinzione di un mutuo è connesso alla durata del lavoro del contraente e alla stabilità dei tassi di interessi. Se gli USA di Clinton non avessero inventato il lavoro precario certamente avremmo avuto meno mutui insoluti …. e questi riguardano poveri non anglosassoni, donne e giovani.
Benetazzo si inganna quando studia la gente che è arrivata negli States o l’originaria identità etnica; dovrebbe guardare le fabbriche che se ne sono andate e poi tenere presente i salari dei vari manager (CEO) di tante imprese che pensavano alla finanza e ad azzerare le spese di produzione dei beni di marca senza reale qualità!
Condivido di più la parte finale dello scritto di Benetazzo dove descrive lo scenario macroeconomico, la disoccupazione, gli homeless in periferia e dove parla dell’odio trasversale tra le varie etnie che popolano gli USA e il suo “calderone multirazziale” (definizione di Benetazzo). Per me è anche un segno del declino dell’impero che d’altro canto misuriamo ogni giorno con il logorio della guerra in medio oriente ed è stato causato dagli otto anni di presidenza Bush.
Alla fine Benetazzo conclude così: “Pur tuttavia, nel lungo termine sono piuttosto dubbioso che si possa riprendere dal processo di imbarbarimento ed impoverimento sociale che lo sta caratterizzando, per quanto potenziale bellico possa vantare, questo non lo sottrarrà dalla sorte che lo attende, prima il collasso economico e dopo quello sociale, scenario confermato anche da molte fonti di informazione indipendente che non si mettono a scimmiottare a turno a seconda della corrente politica che vince le elezioni, tipo la CNN o la FOX.
Copyright @ 2010 - Tutti i diritti riservati Riproduzione concessa con citazione della fonte EugenioBenetazzo.com”.
Io sono meno pessimista, credo che il collasso economico sia ancora evitabile e non temo collassi sociali: parlerei di ridimensionamento imperiale! Lunedì avremo qualche altro dato, ma vi anticipo che anche questa crisi colpirà duramente pochissime persone.
—-
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.






19 aprile 2010

Una ripubblicazione empolese

19 Apr, 2010

De Reditu Suo - La scialuppa è piena


La scialuppa è piena

09/01/2010
Del Prof. I. Nappini

Forse c’è una spiegazione cretina del perché il potere politico nel Belpaese è GENEROSO CON LE PAROLE E LE ROBOANTI DICHIARAZIONI DELLA RETORICA PARA - RISORGIMENTALE E POVERO DI RISPOSTE IN RELAZIONE AL PRECARIATO, AL DISAGIO CRESCENTE DI TANTE FAMIGLIE, AI DRAMMI DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA.
LA SCIALUPPA È PIENA E I PRIVILEGIATI STANNO GIÀ STRETTI, QUINDI NON POSSONO TIRAR SU NESSUN ALTRO, DI CONSEGUENZA IL MESSAGGIO È DI ARRANGIARSI.

Chi non può affoghi pure nel disagio e nella povertà.
Del resto cosa aspettarsi DA DECENNI DI FOLLIE POLITICHE E DI FRATTURE SOCIALI E TERRITORIALI, DALLE DEMAGOGIA POLITICA UN TANTO AL CHILO, DALLE PROMESSE SMENTITE DAI FATTI se non un bel finale nel quale chi può salta sulla scialuppa e gli altri affoghino pure assieme ai topi e ai passeggeri di terza classe.
Così la triste vicenda di un precariato che sta logorando la mia generazione di trentenni e sta disgregando la struttura sociale del Belpaese è affidata alle solidità delle famiglie d’origine, il costo di politiche economiche fondate sul cinismo e l’egoismo è scaricato sulla società mentre il profitto è integralmente privato, per esser precisi di pochissimi privati.
Se vogliamo esser chiari si tratta di un modello di sfruttamento del lavoro nel quale la forza lavoro è estremamente flessibile e può adattarsi alle esigenze del mercato nel senso che se le cose si mettono male il contratto non viene rinnovato e uno si trova senza soldi e senza mestiere alle prese con uno stato sociale smantellato o inattivo.
QUESTO MODELLO ECONOMICO STA DISGREGANDO GLI ORDINAMENTI POLITICI DEL PASSATO E CREANDO I PRESUPPOSTI PER LA SOSTITUZIONE DEL MODELLO POLITICO DEMOCRATICO – PARLAMENTARE CON QUALCOSA DI DIVERSO IN QUANTO NESSUN REGIME DOVE LA POPOLAZIONE ESERCITA IL DIRITTO DI VOTO E FONDATO SUL CONSENSO POPOLARE PUÒ REGGERE L’URTO DI UNA SIMILE DEVASTAZIONE SOCIALE AGGRAVATA DA UNA CULTURA DOMINANTE DI TIPO CONSUMISTICO.

Attualmente parte della popolazione si auto - esclude dalla vita politica o attua forme altre di militanza magari nel volontariato o peggio si lega ai fenomeni criminali o eversivi.
Prova ne sia che nello Stivale vengono abolite le preferenze elettorali e tratteggiate idee di riforme costituzionali volte a liquidare i diritti sociali espressi dalla costituzione della Repubblica Italiana.
SI TRATTA DI UN MODO ROZZO DI APPROCCIARSI AL GRAVE PROBLEMA CHE NON A CASO PARTE DAI POLITICI DI PROFESSIONE DEL BELPAESE VOLTI A SALVARE PRIMA DI TUTTO SE STESSI E IL LORO TENORE DI VITA.

Se si toglie dalla Costituzione della Repubblica la dimensione della solidarietà e la fondazione sul lavoro nessuno può lamentarsi di un ceto di politici di professione che legifera solo in base agli interessi dei ricchi del Belpaese e dei finanzieri stranieri.
A suo modo questa è una risposta, personalmente io la traduco con il simbolo della scialuppa che abbandona la nave che affonda.
Ora che ci penso: alle volte affondano anche le scialuppe quando il furore della tempesta diventa incontenibile e dal naufragio può anche salvarsi nessuno.
—–
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it




15 aprile 2010

Empolitica pubblica un mio vecchio pezzo

14 Apr, 2010

De Reditu Suo - Il dispiacere di pensare la fine

Scritto da: F. Allegri In: De Reditu Suo| Professore Iacopo Nappini

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De Reditu Suo
Il dispiacere di pensare la fine

07/01/2010
Ammetto di aver ripensato alla Repubblica Spagnola, quella federale stroncata brutalmente e massacrata da Franco, Hitler e Mussolini e dall’imperizia e dalla complicità delle sedicenti democrazie di allora.
Grazie ai portenti della terza rivoluzione industriale posso vedere documentari, fotografie e perfino le musiche di chi ha combattuto e morto dalla parte della Repubblica Spagnola, e beninteso anche da quella dei fascisti e dei reazionari spagnoli.Mi vien fatto di pensare che in fin dei conti quella Repubblica ha avuto un destino tragico, aldilà di quanto nel Belpaese si possa concepire, e che la loro Repubblica non ha fatto i conti con la decomposizione e la disgregazione civile e sociale in cui si dibatte la nostra, con la perdita del senso della realtà per mezzo dell’intrattenimento televisivo e della pubblicità.
La loro decomposizione è stata una fiammata, un rogo collettivo nel mezzo dei furori bellicisti e ideologici del primo Novecento.
LA FINE DI QUESTA SECONDA REPUBBLICA IN QUESTO SECONDO MILLENNIO SEMBRA UN LENTO DISFARSI DI CIÒ CHE PER ANNI ABBIAMO CHIAMATO ITALIA.
Il cupo desiderio di morte che è parte di questo tempo è presente nella quotidianità di questa Seconda Repubblica italiana e dà il senso della una fine e della decomposizione di ogni valore e di ogni morale precedente.
QUEL CHE EMERGE È UNA REALTÀ FRAMMENTARIA PRIVA DI QUEGLI ELEMENTI DI UNITÀ E DI APPARTENENZA AD UNA VICENDA STORICA COMUNE, UN CONTESTO DOVE OGNI EGOISMO UMANO E SOCIALE PUÒ SCATENARSI SENZA DOVER RENDER CONTO A QUALSIVOGLIA FORMA DI RIPROVAZIONE MORALE.
L’esempio infelice delle minoranze dei ricchi e dei politici di un certo spessore spesso chiacchierati o alle prese con i tribunali nostrani sta dando alla popolazione italiana l’impressione che l’unico metro possibile su cui ragionare sia il denaro.
Lo strumento del commercio e del lavoro nonché merce che serve ad acquistare altra merce diventa l’unico fine perché coincidente con il potere.
AVERE IL POTERE SU UOMINI E COSE È OGGI L’UNICA GARANZIA DI SALVEZZA INDIVIDUALE IN UN MONDO DOVE SI SONO PERDUTI I VALORI E LE RAGIONI DI UNA COMUNITÀ CHE CONDIVIDE UNA STORIA COMUNE O DELLE RADICI CULTURALI.
Questa mutazione antropologica e civile aiuta e rafforza tutti i fenomeni di disfacimento presenti nella società e nella Repubblica italiana.
Del resto il mondo umano percepisce a modo suo l’evidenza che è presente sul pianeta azzurro ossia che ciò che nasce e si sviluppa, si indebolisce, muore e si decompone.
Nel corso dei milioni di anni cambia perfino la geografia figuriamoci se non finiscono i sistemi politici, con le classi dirigenti.
Dove sono oggi i re-sacerdoti dell’antichità, o il patriziato dell’Antica Roma, o le legioni di Cesare con i centurioni o i condottieri delle milizie Rinascimentali?
TUTTO FINITO, TUTTO TRASFORMATO, MORTO O RICOMPOSTO IN FORME NUOVE.
Questa Repubblica, con i suoi riti, con i suoi discordi signori, con i suoi orrori che ogni tanto balzano all’onore della cronache giudiziarie sembra una massa informe di personaggi e cose diverse che stanno assieme per sbaglio.
FINIRÀ, PRIMA O POI ANCHE QUESTO SISTEMA.
Esso è destinato a riformarsi e a cambiare o a sparire sotto la pressione spaventosa dei mutamenti che arrivano nel corso dello scorrere del tempo.
QUEL CHE MI DISPIACE È CHE LA FINE SEMBRA ANNUNCIARSI IN UNO SCENARIO CRESCENTE DI NOIA, DI DISGUSTO E DI SQUALLORE ENTRO UN CONTESTO DI MISERIA MORALE.
—-
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it




4 aprile 2010

Questo Anti-Comunismo tutto nostrano

Questo Anti-comunismo tutto nostrano

Certo che è difficile prendere sul serio l’anti-comunismo italiano.

Lo Statunitense può mostrare allo straniero il monumento con l’elenco dei 58.000 suoi concittadini in armi morti contro il comunismo in Viet-Nam.

Il francese può ostentare le lapidi ai caduti “Pour la France” con la lista dei caduti in indocina e parlare del 2nd REP PARAS che è andato a incontrare la morte a Dien Bien Phu combattendo i comunisti Viet.

L’Afgano può mostrare il suo paese brutalizzato dall’Armata Rossa  e indicare i luoghi dove l’Impero Sovietico ha incontrato la sua definitiva disfatta geo-politica globale ad opera delle milizie tribali e dei fanatici religiosi armati dai servizi segreti Pakistani e Statunitensi.

L’Italiano della Repubblica come esempio di anti-comunismo può ostentare solo le tangenti e le truffe della “Prima Repubblica” tutte Anti-Comuniste, ha come tributo di sangue le stragi della strategia della tensione che hanno perlopiù assassinato civili ignari e per quel che riguarda questi massacri vili e facili la parola verità si è persa fra processi durati decenni e depistaggi. A tutto questo, che esige da solo il trascinamento delle genti d’Italia davanti al tribunale della Ragione, si aggiunge come maggior perso che cade sul  piatto della bilancia della Giustizia dalla parte sbagliata il tifo da stadio del nostro anti-.comunismo che ha combattuto comodamente seduto in poltrona davanti alla televisione le guerre dei Paras, dei Marines, dei guerriglieri afgani.

L’Anticomunismo in Italia è stato una truffa e si è ridotto aldilà delle solite roboanti dichiarazioni di principio, che tutti hanno affermato ma alle quali nessuno credeva, a dar addosso all’operaio che voleva l’automobile o al contadino povero che voleva il figlio laureato proprio come l’avvocato del paese o il dottore. L’unico vero Comunismo e l’unico vero Anti-Comunismo nel Belpaese si è manifestato con la lotta fra parti sociali nelle quali coloro che avevano poco, o volevano di più, usavano il Comunismo e il suo spettro per cavar qualcosa dai politici e dai ceti socialmente più elevati. Dopo il 1948  con le libere elezioni vinte dalla Democrazia Cristiana il Comunismo in Italia poteva arrivare solo con la vittoria, in una improbabile terza guerra mondiale, dell’Unione Sovietica. Tutta la lotta anti-comunista è stato un mascheramento rozzo e triste di lotte sociali e politiche che non avevano alcun senso nella loro drammatizzazione ideologica se non in un contesto come quello italiano dove i legami che uniscono le genti d’Italia sono deboli, lo Stato anche, la mobilità sociale bassissima quando non inesistente, e i legami clientelari di natura politica molto forti. Il nemico politico qui nel Belpaese era solo il concorrente sociale o il rivale del benefattore che aveva premiato l’adesione politica della famiglia. Quando i rivali sociali erano tanti e organizzati ecco il mostro comunista che prendeva forma nella fantasia di giornalisti e politici; da qui le invocazioni dei conservatori al gigante statunitense “protettore della proprietà privata dei ricchi”  e per contrasto le lodi degli arrabbiati verso i paesi retti da regimi comunisti “difensori dei lavoratori e dei contadini dai biechi padroni”.

Alle volte mi sembra d’impazzire quando penso che tutto questo prima o poi ci verrà fatto pagare in qualche modo, non è un giudizio o una profezia ma un disagio che si manifesta dentro di me come  una sorta di presentimento.

IANA per Futuroieri




4 aprile 2010

Questo Anti-Comunismo tutto nostrano

Questo Anti-comunismo tutto nostrano

Certo che è difficile prendere sul serio l’anti-comunismo italiano.

Lo Statunitense può mostrare allo straniero il monumento con l’elenco dei 58.000 suoi concittadini in armi morti contro il comunismo in Viet-Nam.

Il francese può ostentare le lapidi ai caduti “Pour la France” con la lista dei caduti in indocina e parlare del 2nd REP PARAS che è andato a incontrare la morte a Dien Bien Phu combattendo i comunisti Viet.

L’Afgano può mostrare il suo paese brutalizzato dall’Armata Rossa  e indicare i luoghi dove l’Impero Sovietico ha incontrato la sua definitiva disfatta geo-politica globale ad opera delle milizie tribali e dei fanatici religiosi armati dai servizi segreti Pakistani e Statunitensi.

L’Italiano della Repubblica come esempio di anti-comunismo può ostentare solo le tangenti e le truffe della “Prima Repubblica” tutte Anti-Comuniste, ha come tributo di sangue le stragi della strategia della tensione che hanno perlopiù assassinato civili ignari e per quel che riguarda questi massacri vili e facili la parola verità si è persa fra processi durati decenni e depistaggi. A tutto questo, che esige da solo il trascinamento delle genti d’Italia davanti al tribunale della Ragione, si aggiunge come maggior perso che cade sul  piatto della bilancia della Giustizia dalla parte sbagliata il tifo da stadio del nostro anti-.comunismo che ha combattuto comodamente seduto in poltrona davanti alla televisione le guerre dei Paras, dei Marines, dei guerriglieri afgani.

L’Anticomunismo in Italia è stato una truffa e si è ridotto aldilà delle solite roboanti dichiarazioni di principio, che tutti hanno affermato ma alle quali nessuno credeva, a dar addosso all’operaio che voleva l’automobile o al contadino povero che voleva il figlio laureato proprio come l’avvocato del paese o il dottore. L’unico vero Comunismo e l’unico vero Anti-Comunismo nel Belpaese si è manifestato con la lotta fra parti sociali nelle quali coloro che avevano poco, o volevano di più, usavano il Comunismo e il suo spettro per cavar qualcosa dai politici e dai ceti socialmente più elevati. Dopo il 1948  con le libere elezioni vinte dalla Democrazia Cristiana il Comunismo in Italia poteva arrivare solo con la vittoria, in una improbabile terza guerra mondiale, dell’Unione Sovietica. Tutta la lotta anti-comunista è stato un mascheramento rozzo e triste di lotte sociali e politiche che non avevano alcun senso nella loro drammatizzazione ideologica se non in un contesto come quello italiano dove i legami che uniscono le genti d’Italia sono deboli, lo Stato anche, la mobilità sociale bassissima quando non inesistente, e i legami clientelari di natura politica molto forti. Il nemico politico qui nel Belpaese era solo il concorrente sociale o il rivale del benefattore che aveva premiato l’adesione politica della famiglia. Quando i rivali sociali erano tanti e organizzati ecco il mostro comunista che prendeva forma nella fantasia di giornalisti e politici; da qui le invocazioni dei conservatori al gigante statunitense “protettore della proprietà privata dei ricchi”  e per contrasto le lodi degli arrabbiati verso i paesi retti da regimi comunisti “difensori dei lavoratori e dei contadini dai biechi padroni”.

Alle volte mi sembra d’impazzire quando penso che tutto questo prima o poi ci verrà fatto pagare in qualche modo, non è un giudizio o una profezia ma un disagio che si manifesta dentro di me come  una sorta di presentimento.

IANA per Futuroieri



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