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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


28 marzo 2008

ORIZZONTI DI GLORIA

 

Fra le dotte analisi del portamento regale della coppia Sarkozy-Bruni, gli urli di dolore dei nostri perché le mozzarelle alle diossina sono respinte sia alla dogana nipponica che a quella coreana (ci mancherebbe altro del resto), e gli editoriali dei nostri volenterosi giornalisti pro generali statunitensi in Iraq che ogni fine mese proclamano di avere la vittoria in pugno, quasi viene sepolta in questa ultima settimana di marzo, quella notizia che nel nostro Belpaese eroina ed ecstasy sono emergenze nazionali. La Dcsa (Direzione Cetrale per i Servizi Antidroga) ha reso noti alla stampa i dati sul 2007 ed essi sono parsi allarmanti. I quotidiani gratuiti City e Metro del 26/03/08 ne danno ampia notizia, per il quotidiano City i soli sequestri sono aumentati del 200% nel 2007 ed è ancora emergenza. Il mercato degli stupefacenti illegali è il secondo in Europa per il quotidiano Metro. Questa la nudità della questione, ora c’è da chiedersi se il sottoscritto sia l’unico pendolare che si è accorto della profonda dissonanza fra la gravità di questi segnali che registrano un malessere profondo e una decomposizione della società e il “circo triste” dell’informazione radiotelevisiva e dei giornali per così dire quelli seri, dei gruppi editoriali e dei partiti politici. Qui il malessere profondissimo delle nostre tapinissime genti è misconosciuto nella sua gravità e ignorato nel suo manifestarsi, fossero almeno ben rappresentate altre notizie importanti come gli eventi legati al dinamismo delle economie indiane e cinesi e il loro impatto sull’economia europea e nazionale. Forse sono io che non ho capito nulla: probabilmente l’Italia è una regione della faccia nascosta della Luna e io non me ne sono mai accorto, quindi ciò che qui accade non ha relazione con le note vicende del pianeta Azzurro. Perché quello che accade ed è accaduto di recente è stato il non riconoscere i gravi problemi quotidiani della popolazione comune e le grandi questioni della politica nazionale. Faccio due esempi: la legge elettorale e i molti conflitti d’interessi fra politica, affari e mondo delle professioni di questo Belpaese. Oggi qui come in Francia la politica sembra una vicenda di singoli personaggi sospesi fra finte polemiche, questioni private sbandierate in pubblico e cronaca rosa, con la variante italiana della cronaca giudiziaria, perché dopotutto fra noi e i cugini ingrati d’oltralpe c’è differenza. Sempre il quotidiano City del 26/03 fa osservare che “ Nei prossimi due anni l’Europa, e quindi anche l’Italia potrebbe essere inondata da un nuovo fiume di eroina prodota al 93% in Afganistan. Più pura , più a basso prezzo, e quindi, potenzialmente più e letale”. Ora io mio domando e dico, ma in quella terra maledetta da Dio e dagli uomini non sono schierati gli eserciti NATO, incluso il nostro, che fra l’altro dovrà pur avere un costo in quattrini. Come è posssibile che aerei, satelliti, compagnie corrazzate e blindate, elicotteri, reparti speciali non riescano a trovare questi maledetti campi di papavero, cosa ci stiamo a fare in Afganistan con le forze armate tricolori se nemmeno si riesce di fare il nostro egoistico interesse nazionale ed europeo. Chi può davvero pensare di costruire una Nazione afgana sul modello dei paesi Anglo-Americani?  Se queste coltivazioni sono una minaccia dovranno pur essere da qualche parte, di sicuro non si trovano sulla Luna. Forse si deve solo scegliere, dal momento che a quanto pare quest’Afganistan non si ricostruisce né da solo né con la forza, se scappare o provare a vincere questa maledetta guerra. Ma a quanto pare il Belpaese non sa o non può scegliere, aspetta che altri scelgano questo per lui. Forse la cosa è ancora pù grave, è evidente che come collettività abbiamo perso il senso profondo della realtà e dell’essere noi stessi, per questo tanto disinteresse per i veri nodi della vita politica e sociale, e forse proprio per questo smarrimento totale la droga avanza grazie alla  nostra spaventosa assenza di futuro. Il grande malato siamo noi italiani con la nostra confusione mentale con la leggerezza con cui viviamo, con la stoltezza del pensare e dell’agire quotidiano, non gli afgani che a modo loro ci combattono tutti i giorni in nome del loro dio e del loro papavero da oppio.

IANA per Futuroieri




11 dicembre 2007

AFFOGARE

Affogare i dispiaceri nell’alcool.  Il quadro che offre il quotidiano City del 6/12 è inquietante, esso fin dalla prima pagina richiama il fatto che in Europa sono 7 milioni gli adulti che sono stati coinvolti in risse dopo aver bevuto; si afferma inoltre che in Italia si comincia a bere a 12 anni e in Europa a 14.  L’articolo nelle pagine interne ricorda che in “Europa l’alcool droga 23 milioni di persone”.  Una ricerca del 2003, citata dal giornale, indica i costi economici causati dall’abuso di alcool in Europa nel numero di 33 miliardi di euro, i morti causati dall’abuso sarebbero stimati annualmente nel numero di  195 mila in Europa e 25 mila in Italia.   Per chi scrive è evidente che cresce in Europa un malessere profondo che trova anche in questa stampella un sostegno alla fatica e al male di vivere.  Per la verità il problema dell’alcolismo e della degenerazione dall’abuso esiste fin dalla notte dei tempi, e forse a ben pensarci l’alcool è nel “vecchio mondo” una droga legale consacrata dalla storia e dalla cultura.   Eppure adesso c’è la novità, che fa il paio con l’incremento del consumo delle sostanze stupefacenti fra cui la cocaina, qui le dimensioni del fenomeno sono nuove e par di capire in ascesa.  Perché ciò che affoga in questo presente per tanti cittadini europei è la speranza, vi è una profonda infelicità in questa finta società del benessere; un vero e proprio male di vivere che s’accompagna ad ogni sorta di fallimenti individuali e collettivi.  Qui chi scrive vuol ricordare come l’adesione, in Italia rozzamente acritica e mitigata solo dalla difficoltà di applicare le leggi in presenza di interessi e situazioni particolari, di tanta parte della classe dirigente europea ai dettati dell’ideologia neo-liberale e alle logiche del mercato selvaggio ha indebolito quando non snaturato lo stato sociale.  Dietro il vecchio stato sociale non c’era solo una stagione politica ed economica che attraversò il dopoguerra fino agli anni settanta, ma un modo di stare assieme e delle garanzie sociali per tutti, liquidare quel sistema ha un prezzo ed è una maggior insicurezza collettiva.  Questa condizione dovrebbe essere giustificata dall’incremento di competitività e da maggiori possibilità di guadagni individuali che dovrebbero poi ricadere su tutta la popolazione.   Purtroppo a fronte di questo smantellamento del passato questo presente non pare aver mantenuto la promessa.  Minoranze di ricchi sono diventate potentissime, i gruppi di pressione hanno rafforzato la loro capacità d’intervento e di condizionamento politico a livello continentale, una ristretta minoranza della popolazione europea si gode i benefici della competitività e del successo individuale, gli altri, che sono la maggior parte, non sono invece della partita.

E’ forse venuto il tempo di dire che ciò che accade non è maledizione o una legge divina ma il portato di azioni integralmente umane, ambiziose quando non temerarie, fallibili,  errate. Quello che comunemente è detto essere una legge di mercato dal vago sapore della volontà divina altro non è che la decostruzione e ricostruzione di un mondo umano, troppo umano.

IANA per Futuroieri



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