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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


30 gennaio 2013

Diario Precario 29/1

Data. Da 29/01/2013

Note..

Scrutinio.

Lavoro di pomeriggio.

Riunione sindacale alla camera del lavoro.

La notizia del ricorso è passata poco. Pare non interessare i media.

 

Considerazioni

Quale senso posso dare alla cosa?

La scuola è trattata con estrema superficialità da giornali e media in generale. I fatti del ricorso e le materie dell’esame di maturità, a mio avviso, non trovano uno spazio conveniente sui quotidiani, al contrario le notizie sull’ultimo grande scandalo bancario in quel di Siena hanno offuscato anche le notizie sulla nuova guerra in Africa. La Banca è più forte della guerra e delle questioni della cultura nell’agenda dei giornalisti e degli esperti di politica.  La banca, le assicurazioni, la finanza sono il centro che fa ruotare tutta la civiltà italiana presente. Mi sento fuori luogo. La centralità del denaro nella vita umana e del ricorso a tribunali e avvocati per questioni di carattere sociale e  politico rimanda a una forma di civiltà ben precisa: quella Anglo-Americana. L’Italia di oggi fa suo un modello straniero di civiltà e l’adatta malamente ai rapporti di forza interni a questa penisola, un modello imperfetto perché non trova i pesi e  i contrappesi che mitigano gli errori e i disastri del sistema stesso. Pesi e  contrappesi sono  presenti altrove ad esempio nel ruolo di leggi a tutela del consumatore, in un certo rigore della pubblica opinione in materia di legalità, al pensarsi parte di una Nazione, all’attivismo di movimenti per i diritti civili o per questioni politiche generali. Nel passato si sono verificati momenti nei quali le genti della penisola imitavano i dominatori stranieri, penso a quel che scrive Manzoni nel suo romanzo a proposito degli spagnoli in Lombardia che la facevano da padroni e imponevano la loro volontà con i decreti dei governatori, le famose grida di manzoniana memoria. Qui c’è qualcosa di diverso, questa accettazione di una civiltà altra da parte della maggior parte degli italiani e in particolare dei capi politici e  della classe dirigente mi appare come una grande fuga collettiva dalla propria realtà e dalla propria storia. Si fingono di essere un po’ inglesi e statunitensi quando rimangono sempre e comunque gente del Belpaese. Il problema è cosa può fare un singolo, un privato come me davanti a un mondo umano tutto italiano in frantumi,  smantellato e attraversato da ogni specie di fatto negativo e  inquietante. L’essere umano vive nel presente, nel qui e ora e l’immediato è questo scivolare del Belpaese dentro una senescenza e una corruzione con aspetti suicidi per il sistema stesso. Quindi un modo sensato per rispondere alla sfida dei tempi non è una fuga verso mondi immaginari o far finta di essere altro da ciò che si è ma affrontare questo presente nella sua intima e manifesta natura. L’Italia possibile è qui e ora. Un diverso modo di essere Belpaese può essere creato solo a partire dal qui e ora, e anche se si verificasse una trasformazione terribile, radicale e accelerata comunque l’azione e il pensiero che diventa fatto concreto dovrebbe collocarsi nell’immediato e nel quotidiano. Il problema è come agire nel qui e ora, in particolare come federare milioni di abitanti della penisola persi nei loro egoismi, nei loro problemi, nelle loro ambizioni private; i quali possono anche essere buoni e generosi ma hanno tempi  limitati e ancor meno risorse.  Inoltre è difficile capire nel Belpaese di chi fidarsi almeno quanto è difficile mettere ordine nelle proprie idee e nelle proprie ambizioni, il pensare è spesso frammentato, le passioni e i desideri accesi dalla pubblicità hanno troppo spesso rovinato il buonsenso di tanti. Per agire nel presente il primo luogo da liberare dagli elementi psicologicamente inquinanti è la propria testa e quella di chi ci sta attorno. Liberare è liberarsi ma non dal male metafisico ma dal disordine e dalle passioni accese nella testa dei molti, e anche la propria, da questa società dei consumi ormai marcita e dal suo sistema pubblicitario martellante. Occorre staccare l’immagine di se stessi dalle rappresentazioni pubblicitarie e dalla propaganda politica e militare, ricostruire una propria sagoma in questo mondo incentrata su di sé e non su ombre e illusioni.




28 giugno 2009

Fra noi in confidenza: che faremo dopo l'Impero USA...?

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Fra noi in confidenza: che faremo dopo l’Impero USA…?

 

Sul quotidiano la Repubblica del 21/06/2009 si racconta della fantasia gastronomica dei forestieri che sono soliti improvvisare con loro ingredienti, o peggio far opera di  rozza contraffazione, alcuni piatti della cucina italiana. Si tratta di qualcosa che dovrebbe far riflettere. In fin dei conti nel Belpaese si guarda sempre agli stranieri, agli inglesi, e agli americani per cercare quelle ragioni e quei punti di forza che nel Belpaese sembrano inesistenti. Talvolta si è guardato per le questioni della riservatezza dei privati o del controllo dell’attività bancaria alla civiltà Anglo-Americana, sperando di essere illuminati dai loro comportamenti virtuosi.  Le cattive e pessime prove di quella gente viste in questa crisi non mi sembrano incoraggianti. Gran parte degli pseudo-miti sull’efficacia e d efficienza dei nostri vincitori, o liberatori che dir si voglia, di un tempo remotissimo si sono dissolti. Erano propaganda, finzioni, leggende metropolitane gonfiate ad arte da film o telefilm, i nostri giornalisti e opinionisti, a quanto pare, han semplicemente preso per buono lo spettacolo holliwodiano dei cattivi puniti dai tribunali inglesi e americani, dei consumatori che mettono al tappeto le multinazionali, dell’innocente uomo libero americano WASP che va nella stanza dei bottoni e mette le cose a posto. Si tratta del canovaccio logoro del signor Smith che lasciata la divisa dell’eroico marine o dell’onesto impiegato nel suo paese di provincia e con l’aiuto della legge sconfigge i malvagi che inquinano l’economia del mondo. Ad essere onesti una persona simile esiste negli USA ed esiste al di là della finzione filmica e si chiama Ralph Naeder; ma quanti nel Belpaese hanno avuto notizia dell’esistenza di questo paladino dei diritti civili e del consumatore? Chi scrive ha messo su con degli amici un sito che pubblica le lettere di costui tradotte in italiano, per dirla in due parole non è certo l’America dei telefilm quella che esce dalle sue parole. Anche l’infatuazione dei nostri politici per la civiltà Statunitense si sta rivelando una cosa effimera, se non una cinica declamazione dovuta al fatto che ospitiamo nel Belpaese un numero spropositato di basi NATO; sembra di vivere nella versione aggiornata al nuovo millennio del Seicento spagnolo in Italia. Una potenza imperiale in nome della sua ideologia politica domina questa penisola dopo averla strappata in guerra ai suoi nemici.  In quel  tempo remoto  era la creazione dell’impero spagnolo e cattolico a dar forza al dominio straniero oggi è una poltiglia di politicamente corretto e volontà di potenza USA nel mondo, allora si doveva esser grati al re di Spagna per aver liberato la Penisola dalla minaccia di nemici malvagi che erano i francesi e i turchi oggi la gratitudine è dovuta per la liberazione dai nazifascisti di Mussolini e Hitler. Io so cosa accadrà, è un sapere cretino, banale, rozzo. Quando l’Impero Anglo-Americano che oggi ci domina andrà a pezzi  e sarà sostituito da altri potentati ecco che le genti d’Italia, i nostri benpensanti, i nostri giornalisti, i nostri opinionisti, i politici riverseranno sugli ex dominatori sconfitti una massa informe di calunnie, maldicenze e maledizioni, e questo secondo un canovaccio antico tante volte visto e rivisto nel Belpaese;  una cosa noiosa, squallida. Ma fra noi in confidenza chiediamoci…che faremo dopo l’Impero USA?.

 

IANA per FuturoIeri



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