.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


9 agosto 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - il tempo del dominio

Clara Agazzi: Adesso occorre finire. Sta a te

Gaetano Linneo: Certo ho qualcosa da dire, ma non sono bravo come attore o come improvvisatore. Preferisco allora presentare un ragionamento sui tempi. Sulle differenze del tempo che siamo soliti percepire.

Franco:  Mi pare una roba strana per un esperto di fauna e flora.

Stefano Bocconi: Un argomento singolare, ma poi perché un ragionamento e non interpretare una parte.

Paolo Fantuzzi: Giusta osservazione,  c’è un motivo?

Gaetano Linneo: Certamente, perché quel che voglio comunicare in parte appartiene a una dimensione della realtà che sfugge alla possibilità di comprenderla integralmente da parte di quasi tutti gli umani. Mi sento di dover ragionare del problema della civiltà davanti allo scorrere dei secoli e dei millenni, ma per far questo devo passare dalle cose semplici da capire a cose più difficili; quindi incastrare il mio ragionamento su un solo soggetto mal si combina con quanto devo fare.

Vincenzo Pisani: Fa freddo, io dovevo già esser via. Dai fallo. Voglio finire questa notte magica sentendo qualcosa che riguarda l’eternità e la natura: Son qui, ti ascolto.

Gaetano Linneo: Per prima cosa partirò da un tempo semplice quello del quotidiano. Il tempo percepito da parte di quasi tutti noi gente incastrata nella civiltà dei consumi e della produzione è nella maggior parte dei casi il tempo quotidiano. Il tempo quotidiano è il tempo della settimana, del mese scandito dai gironi feriali e dai giorni festivi. Nei giorni feriali solitamente si consuma , si lavora, si produce, si vive nel proprio ambiente mentre nei festivi è lecito e consigliato spendere denari per viaggi, divertimenti, piccoli piaceri, attività di cultura quando ci sono. Esiste una scansione del tempo di vita e di lavoro che tende a far omologare le moltitudini per farne masse informi ma ordinate di consumatori e di lavoratori. Questo determinare il tempo di quasi tutti è uno dei principali aspetti del dominio dei pochissimi sui molti. Il dominio dei pochi sulle moltitudini definisce i tempi di vita, di lavoro, di consumo, di divertimento, di acquisizione di conoscenze, capacità, abilità, beni materiali. Il sistema sociale e lavorativo t’inquadra per fasce d’età. Ne consegue che  il lavoro, lo studio, la famiglia, il matrimonio, il tempo libero e anche lo sport hanno i loro termini d’età entro i quali è serio o idiota fare o non fare una certa cosa; talvolta se si superano certi limiti fare alcune cose è strano,  sbagliato, sconsigliato, perfino proibito. Gli esempi si sprecano ne richiamo alcuni: il soldato va fatto a partire dalla gioventù e non oltre, il diploma è opportuno prenderlo entro i vent’anni, la laurea va presa sui trenta, la moglie non oltre i quaranta, il lavoro serio che deve durare va preso non appena è disponibile. Non sono forse queste condizioni di vita che chiamano in causa il tempo? Il dominio di oggi è tale che crea tempi artificiali, innaturali, estranei al volgere delle cose in natura. Questo scandire i tempi di tutti e di tutta la società è esercizio concretissimo del potere, si tratta di una grande stregoneria che fissa dei confini immaginari e fa muovere e vivere miliardi di esseri umani entro le logiche della civiltà industriale, entro i termini di un sistema industriale e capitalistico che non s’interrompe mai nemmeno di notte; l’apparenza di tutto questo sembra ricondurre a concetti generali di efficacia, funzionalità, apparenza d’ordine.

Franco:  Aspetta un attimo, cosa vuoi dire davvero. Che il tempo è strumento di questo potere?

Gaetano Linneo: Non proprio, non siamo in presenza di orologi che hanno ingabbiato il tempo, siamo in presenza di qualcosa che ha a che fare con il rituale e con l’abitudine. Il sistema di spezzettare il tempo di vita e renderlo funzionale al sistema industriale e di commercializzazione e vendita di beni e servizi di tutti i generi è un fatto intriso di mitologia, di simboli e di riti dal vago sapore magico. Cercate di capire che la moda, i piccoli piaceri a pagamento, i divertimenti, le distrazioni, il tempo, libero organizzato, il conformismo verso i consumi sono riti sociali e sono anche regole che senza una dose d’irrazionale e di mito non potrebbero reggere. Le moltitudini devono credere che il sistema vada verso il progresso, il benessere, la pace, la dignità delle forme di vita, la sostenibilità con il pianeta azzurro, la vittoria in guerra o una cornucopia di beni regalati o scontati; solo con questa dimensione che intreccia il mito con aspetti magici di negazione della realtà a vantaggio di illusioni o verità parziali può funzionare questa divisione del tempo quotidiano e l’oppressione che genera. Perché in questi termini non è il sistema industriale e la tecnologia a esser a servizio delle moltitudini di esseri umani ma al contrario le grandi masse si ritrovano sottomessi a metodi sociali e di controllo che alla fine premiano una ristrettissima minoranza di ricchissimi che hanno nelle loro mani posizioni di privilegio e di potere. Questo dominio ha poi due grandi colonne: una si chiama rassegnazione degli anziani e l’altra il divertimento programmato dei giovani. L’ignoranza delle moltitudini di consumatori e di lavoratori intorno alle cose veramente importanti da sapere e da conoscere fa poi il resto e completa la stabilità di questo scandire il tempo di vita e di lavoro. Vi invito a considerare che il denaro perso o speso male può esser in un certo senso di nuovo guadagnato o acquisito, questo non vale per il tempo che è passato. Il tempo va in una direzione e non risulta possibile modificare questa legge universale. Se il presente avesse come orizzonte di durata l’eternità la cosa potrebbe durare, ma le cose non  stanno così perché questo tempo non solo è artificiale ma è vincolato all’esistenza della civiltà industriale oggi al suo terzo atto rivoluzionario; come è noto questo sistema sta incontrando i suoi limiti. Il pianeta ha grandi risorse, ma queste risorse non sono infinite, invece il funzionamento corretto del sistema di produzione e consumo prevede proprio risorse illimitate come sua condizione di pieno sviluppo senza collassi, crisi o guerre di grandi dimensioni. Quindi se non interviene a breve termine  una modifica sostanziale si deve ragionevolmente stimare che il sistema incontrerà i suoi limiti, se non si scatena una guerra mondiale  è ragionevole pensare a un collasso della vita sul pianeta per eccesso di sfruttamento.




4 agosto 2012

Congedo temporaneo dalle tavole

Il terzo libro delle tavole

Congedo temporaneo dal gentile lettore di queste tavole

Chiudo il terzo libro delle tavole ringraziando i gentili lettori e lettrici per la cortesia e l’attenzione. So che molte cose che ho scritto sono sembrate oscure o intrise di un senso politico ora sfuggente ora quasi urlato. In realtà la differenza di tono è dovuta alle diverse tipologie di discorso e di ragionamento che impongono forme diverse d’espressione per descrivere  questo presente così inquietante e dove la vita umana ordinariamente “appesa a un filo sottile” è messa in forse dall’azione dei grandi poteri finanziari e delle potenze imperiali di questo pianeta azzurro. Dall’alto dei vertici più alti del potere, dagli uffici e dalle sale riunioni di palazzi superlusso e di grandi alberghi cala sul mondo umano una messe di scelte e decisioni che colpiscono la vita di milioni d’esseri umani. I nuovi poteri nascosti dietro facciate di ogni tipo sembrano invisibili, occulti ma tremendamente efficaci; a differenza dei poteri antichi o feudali i poteri di questo presente non si mostrano, i capi delle multinazionali, i dirigenti delle grandi banche d’affari, i miliardari che controllano enormi patrimoni non sembrano avere un volto, uno stemma, una bandiera. Eppure sono loro i custodi di quei poteri economici che indirizzano e talvolta controllano il potere politico dei singoli Stati, e perfino delle potenze imperiali. Del resto in un mondo umano immerso in un materialismo consumistico spesso straccione e crapulone chi detiene il potere economico può controllare il potere politico in forma diretta o indiretta, le forze popolari o di piazza in grado di contrapporsi a tanto potere non sembrano in grado di modificare questa situazione. Il controllo sui media, sui consumi, sulle narrazioni della realtà quotidiana, sull’immaginario collettivo che è parte della società industriale sono saldamente nelle mani di coloro che hanno il potere economico e finanziario. Per certo non sono le masse di coloro che protestano, che si disperano o  che vengono arrestati in tanti paesi del mondo per reati politici a detenere il controllo sulla grande massa d’informazioni e intrattenimento che circola ogni giorno. Le tavole che ho scritto sono state una raccolta per aiutare il lettore a capire questi anni dove poteri imperiali nuovi con i loro sponsor plurimiliardari si scontrano con quelli vecchi, dove le narrazioni sul mondo si rivelano false, dove il privato deve ragionare intorno alla sua incapacità di gestire questo presente e di comprenderne  le insidie. Oggi non mi sento di proseguire. Le suggestioni e le diverse intuizioni sono state offerte. Devo passare ad altri argomenti e a un pensare questa realtà diverso e spero più profondo e preciso. Per certo nessun mondo umano è immortale e nessun tempo limitato dura per sempre.

IANA per FuturoIeri




3 agosto 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro. Un cocomero ben tagliato

"Segreto svelato" di I. Nappini



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Il Cocomero ben tagliato

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Il numero due degli Xenoi mi congedò ed io lo salutai come talvolta si salutano ossia con un leggero inchino della testa e mettendo la mano aperta sul petto. Ciò fatto andai verso il comandante, l’impressione di quel breve incontro era stata enorme. Il comandante mi sembrò sereno e con aria confidenziale mi disse:”Ein Stück der Wassermelone?”, sulle prime non compresi. Aveva usato il tedesco per chiedermi se volevo andare con lui, voleva offrirmi una fetta di cocomero. Che cosa curiosa. C’era una tradizione da quelle parti, in quella città; d’estate alcune bancarelle offrivano cocomero gelato per pochi spiccioli ai passanti. Precisò:” Fa caldo, perché non ci concediamo una fetta di cocomero bella gelata, so io un posto straordinario.” Accettai subito stupito dell’offerta. Fece un cenno e la macchina si avvicinò all’uscita. Disse all’autista:” Sulla passerella, quella prima del ponte rosso”, mostrò su un tablet la mappa e una foto del punto, il tipo al volante fece un cenno di aver capito e in pochi minuti eravamo già in strada diretti dalla parte opposta della città.  Lui mi parlò con tono amichevole:” adesso la porto nei pressi del principale parco della città,  troverà ben poco di monumentale ma è comunque un posto gradevole. Personalmente mi sono cari certi luoghi popolari, semplici.” Arrivammo in un quarto d’ora, non c’era traffico sulla strada, la macchina parcheggiò presso una piazzetta e ci avvicinammo al banco del rivenditore di fette di cocomero collocato  nelle vicinanze di un ponte pedonale sul fiume, il luogo era semplice e privo di decorazioni e di cose notevoli. Il caldo era forte e la polpa rossa fredda, dissetante e dolce proprio quello che ci voleva, con due soldi il comandante mi aveva dato una piccola lezione di gastronomia da strada locale. Lo ringraziai per il gustoso sollievo, l’emozione era stata grande e un piccolo momento di calma era prezioso, la tensione si allentava; fu allora che m’invitò a far due passi, dietro il chiosco si apriva un piccolo viale alberato. Fu l’occasione per fare due passi e parlare del più e del meno, ad un certo punto della conversazione il comandante volle mostrarmi un punto dal quale s’osservava il fiume dall’alto di un argine, una pescaia, le rive sassose e il parco alberato sullo sfondo. Il tutto aveva un fascino da cartolina, da acquerello comprato in qualche negozio di souvenir. Chiesi qualche notizia su quel posto, cose comuni, se c’erano delle storie al riguardo, se c’erano racconti di battaglie…

Lui mi parlò così indicando una pescaia semplicissima sul fiume:” Vede questo  luogo è un luogo semplice, è la periferia del fiume; la parte storica della città è dall’altra parte. Questo è un quartiere dove vive la gente comune, gente semplice. Il potere che abbiamo conquistato assieme agli Xenoi viene dal conoscere queste pietre, queste case, questo fiume, questi alberi e questi prati. Viene dalle cose piccole, dalla banalità, dalla semplicità. Sapere è potere e noi come certi guerrieri d’altri tempi ci siamo messi a conoscere noi stessi, il proprio luogo di vita, la propria storia, la natura. Ci ha aiutato ad avere una disciplina, ad aprire la mente, a prepararci ai disagi della guerra e della vita in clandestinità e della normalità nella gestione del potere.”.

A quel punto compresi al volo che dovevo approfittare di questa inaspettata confidenza:” Quindi una sorta di consapevolezza interiore, di spirito guerriero, di forza morale d’altri tempi era per voi fonte d’ispirazione, di coraggio?”

Lui fece una smorfia e disse: “ Perché tante e tante volte le genti di questa penisola hanno fallito nel corso delle loro rivolte, delle loro congiure, delle loro ribellioni? Perché andavano in ordine sparso, senza disciplina, senza logica, avendo in testa interessi personali, speranze private di ricchezza, desideri di vendetta, odio.  Per ciò che riguarda i capi le ambizioni personali, il doppiogioco, l’ indisciplina, le affinità con la delinquenza erano la regola e questa era la zavorra di tanti movimenti e gruppi politici del passato con ambizioni rivoluzionarie o sovversive. Sono miseramente affogati, la loro memoria si è perduta, le loro ambizioni dissolte, le loro speranze sparite. Noi non potevamo fallire in modo miserabile, in modo meschino come era già accaduto nel passato. Quindi ci siamo forzati alla disciplina e allo studio delle arti marziali. Troppi movimenti politici nel passato sembravano la cattiva copia della delinquenza comune, delle bande mafiose, della feccia di strada che vandalizza qualche quartiere popolare, che fa casino per svaligiare un supermercato o solo per far a botte con la polizia. Questo Belpaese  merita qualcosa di più , molto di più dell’ennesimo bivacco di ladri, teppisti e cialtroni travestiti da politici, da tribuni, da rivoluzionari. Poi c’è una cosa ancora. Erano spesso gente priva d’arte, di poesia, di filosofia , di retto e  corretto sapere. Con gente simile anche le migliori cause scadono nelle degenerazione e nel disastro“. Il comandante aveva le idee chiare e precise. Non potevo dargli torto, in fondo il vecchio ordine era pieno di cose corrotte e disastrate;  in quelle frasi vi fossero dosi forti di verità mischiate a risentimento e rabbia. Poi era anche vero che queste popolazioni erano state governate da potenze straniere, da despoti e tiranni domestici, da politici espressione della criminalità organizzata. Mi sembrava sicuro di sé. C’era un che di fastidioso nel suo fare.

Volevo smontarlo, almeno un po’; volevo approfittare della situazione venuta in essere con questo dialogo. Quindi chiesi in cosa davvero lui e i suoi amici e compagni d’arme ritenevano di essere migliore di tanti altri che avevano provato a far cose simili, a far rivolte, sommosse, rivoluzioni. In fondo con così tanti esempi cattivi del passato c’era da pensare che anche sua eccellenza potesse essere incluso nel numero dei candidati al fallimento.

La provocazione lo scosse solo un poco. Mi sorrise. Indicò il fiume, le due rive  e  la pescaia

Poi mi disse più o meno queste cose: “ Il pericolo del fallimento è forte, ma proprio per questo ci proponiamo una disciplina di partito e marziale. Si tratta di far molto di più e meglio di quanto da queste parti si è visto in passato. Vede non è che in passato mancassero buone idee o buoni ideali. Mancavano gli esseri umani in grado di realizzarli, di portarli a  buon fine. Anche il materiale umano conta. So che è una brutta espressione ma le cose stanno così. Se non liberiamo noi stessi dalla spazzatura che abbiamo in testa, dalle ambizioni sceme, dal cretinismo portato dall’egoismo falliremo di nuovo, come è successo tante volte. Ecco la necessità di fare un salto, di andare oltre grazie ai nostri alleati Xenoi. Non possiamo oggi scappare nel ricordo del passato come tante volte hanno cercato di fare i rivoluzionari, i ribelli, gli eversori. Inutile il cercare in cose morte, nei detriti di storie politiche e sociali finite da generazioni l’ispirazione per un riscatto collettivo, per una salvezza di tutti o di qualcuno. La salvezza può venire solo da una proiezione in avanti, da una rivoluzione sì; ma non come ritorno alle origini. Non c’è un paradiso perduto nel passato recente o remoto che sia, ciò che siamo e che potremo essere si decide qui e ora. Il passato serve forse a non perdersi, a capire da dove si è partiti, ma non può essere il suo ritorno la nostra causa. Vede il fiume, oggi è lento e pigro nel suo scorrere, in inverno è forte e impetuoso. Il fiume non è mai uguale e quella pescaia oggi è emersa, visibile. In altri momenti pare sparire sotto la forza delle acque. Il fiume non si ferma mai. Cercare l’acqua del fiume di venti o trent’anni fa è pazzia, ogni presente scrive da sé la sua storia. Anche il nostro presente scriverà la sua storia e costruirà da sé le sue regole. Quindi siamo forzati per così dire all’esercizio della virtù, alla disciplina, ad essere una forza che si muove tutta assieme con uno scopo collettivo; dobbiamo fare il nostro percorso, costruire un mondo materiale e umano e non rapinare i detriti di società umane rovinate e di realtà politiche scomparse. Rapinare i vinti, gli scemi e la gente ignorante è stata per secoli l’abitudine delle minoranze al potere da queste parti, ossia abitudini criminali e criminogene”.

C’era molto di vero nelle sue parole e c’era anche il desiderio di giustificare se stesso, le proprie azioni, i ricordi. Sorrisi e dissi due o tre parole di circostanza mentre ammiravo il paesaggio.




26 gennaio 2012

Il nuovissimo cambio di padrone: Le aliene di Andromeda

Il terzo libro delle tavole
Viaggio nell’Italia del remoto futuro
Nuovissimo cambio di padrone: le aliene di Andromeda


Tempo fa mi capitò di osservare sull’obelisco detto il  Birillo dalle parti della stazione, l’ultima targa in memoria dei morti ammazzati nella Terza Guerra Mondiale, la quale si unisce a tutte le precedenti e a modo suo le riconsacra.  Questa targa non fu fusa con il bronzo dei cannoni nemici come una volta ma in una lamina di drone da bombardamento ribattuta e incisa, i tempi cambiano. Così in questo mio lieto passeggiare per la capitale mi son tornate alla mente le cose del passato. L’inizio del XXI secolo era un periodo strano milioni d’italiani vivevano soli con i loro pensieri e i loro problemi, gli umani erano mentalmente chiusi ed egoisti pur muovendosi fra masse anonime di consumatori compulsivi  che giravano per centri commerciali,  grandi magazzini, supermercati ed erano turbati dai miti morti e dalle memorie perdute del secolo precedente e da milioni d’immagini della pubblicità commerciale  e della propaganda di guerra; nel frattempo le minoranze al potere e i capi politici infilavano un fallimento dietro l’altro. Il sistema sociale  e quello capitalistico erano entrati in una crisi irrecuperabile; in sintesi si pretendeva uno sviluppo infinito e consumi diffusi in presenza di una popolazione umana crescente calcolata intorno ai  sette miliardi di unità in un contesto di  risorse planetarie energetiche, naturali e minerali decrescenti. Lo squilibrio fra sistema di produzione e consumo e risorse  cominciò a crescere creando difficoltà ambientali e di natura sociale, ben presto le potenze imperiali principali del pianeta cominciarono a foraggiare terroristi, bande di soldati mercenari, seguaci di dittatori, ribelli, squadroni della morte per collocare in certi paesi o presso certi popoli dei personaggi autoritari o dei despoti in grado di aiutare i loro finanzieri e industriali di riferimento a controllare masse di forza lavoro, materie prime, risorse energetiche e naturali e ovviamente mercati. Da questo metodo per competere sul mercato globale, degno di  banditi e di cospiratori,  derivarono mille disordini e un problema: controllare le principali risorse naturali ed di energia fossile per lasciare a terra gli altri imperi rivali. Ovviamente si formarono due  grandi alleanze militari una dell’Eurasia e l’altra dei popoli dell’Atlantico che iniziarono a mobilitare i loro alleati minori per studiare le armi e i mezzi altrui e prepararsi allo scontro diretto. Quando la guerra grossa era in pieno sviluppo arrivarono gli alieni; un colpo di genio li spinse a scegliere una delle parti in lotta per avere la possibilità di creare sul pianeta delle basi e delle colonie proprie in accordo con  una parte degli umani, così una eventuale resistenza alla presenza aliena risultava dimezzata all’origine. Gli alieni erano molto diversi fra loro e quindi vennero presto alle vie di fatto per chi si sarebbe appropriato del Pianeta Azzurro e a seconda delle fazioni scelsero quello o quell’altro impero umano da foraggiare o da includere nel loro dominio. I più forti fra gli alieni si presero tutto il sistema solare pianeta azzurro incluso, i vincitori alieni della Terza Guerra Mondiale erano i più singolari di tutti e non supportavano nessun impero umano ma al contrario imponevano il proprio, essi risultarono alla fine sinceramente graditi alle genti della Penisola solitamente pronte a salire sul carro dei vincitori a prescindere da qualsiasi considerazione etica, religiosa, morale e perfino estetica.

Quella fu una delle tante volte nelle quali le genti del Belpaese cambiarono di nuovo  padrone. Il cambio del padrone straniero era un caso tipico nello Stivale dove dominazioni diverse nel corso dei secoli avevano preso possesso del territorio e delle popolazioni. L’ultima dominazione era avvenuta per mano dei popoli dell’Atlantico ed essi avevano preso il posto dei figli dei Goti, tutto l’apparato celebrativo dei padroni di turno fu rivisto e ripensato. Come era costume delle genti del Belpaese fu creato un sistema di omaggio al padrone del momento che sostituiva il precedente e c’era tanto da realizzare: scrivere libri idioti celebrativi dei nuovi padroni, fare film esagerati e assurdi sulle audaci imprese degli italiani nella Terza Guerra Mondiale, stampare qualche fumetto di cattiva fattura sugli eroi della Patria immortale, fare monumenti ai patrioti amici degli alieni, inaugurare solennemente cippi celebrativi orrendi, statue di cattivo gusto da mettere presso le rotonde stradali o presso i parchi pubblici, fontane celebrative intrise di cattivo gusto. Inoltre un paio di giorni festivi nuovi sostituirono i precedenti, fu dedicata all’alieno qualche festa patronale rivista e corretta e anche  inaugurazioni di opere di pubblica utilità e carità. Completava il quadro delle riverenze e delle  operazioni di ripulitura dello spazio urbano la sostituzione di toponimi e denominazioni di strade e vie diventate politicamente indecenti e scorrette, i manifesti affissi con i proclami di nuovi sindaci, nuovi governatori di regione, nuovi ministri e qualche tumulazione solenne di eroici caduti, o forse solo morti ammazzati, con grande rito civile e religioso.  
C’era molto da fare perché questi alieni venivano da lontano dalle parti della costellazione di Andromeda, ma c’era chi giurava che arrivassero perfino dalla galassia omonima, comunque non erano del tutto ignoti alle genti del Belpaese perché erano degli umanoidi di due metri e dieci, più o meno, con lineamenti graziosi e vagamente femminili, dotati di straordinari apparati tecnologici  anche all’interno del loro corpo, arti sottili, magri, intubati in tute aderenti e strette; sembravano proprio le mazoniane della serie classica di Capitan Harlock; quella andata in onda su Raidue nei lontani pomeriggi del 1979. Si trattò infatti di una serie  di cartoni animati giapponesi di gran pregio artistico che aveva causato in quel tempo  una cospicua produzione di figurine da appiccicare sugli album delle Edizioni Panini e l’ammirazione dei molti. Nonostante le difficoltà iniziali, e il pessimo carattere di queste creature i vantaggi di questo nuovo dominio emersero e furono nel contesto apprezzati. Per prima cosa aiutarono gli umani a rendere stabile la propria popolazione sul pianeta e la pressione sull’ecosistema diminuì sensibilmente e le popolazioni aliene trovarono lo spazio per inserirsi senza far troppi danni. Integrarono le capacità di produzione e consumo dell’energia con la loro tecnologia di gran lunga superiore a  quella umana e collocarono le loro colonie  ponendo la capitale del loro Regno planetario nella Penisola sollevando così il Belpaese dal pericolo di seguire altri popoli nel collasso delle strutture sociali, produttive ed energetiche, migliorarono inoltre la salute della popolazione afflitta da molte malattie psicologiche e fisiche dovute ai guasti della civiltà industriale, indirizzando le genti del Belpaese verso una forma di civiltà sostenibile in relazione alle risorse del territorio. Per avvicinare gli umani del Belpaese al loro modello di regno eliminarono i poteri dei ricchi, dando al denaro un valore di strumento e non di fine dell’esistenza o di culto sacro o di Dio vivente come era invece capitato sotto il dominio dei signori dell’Atlantico quando banchieri e miliardari erano il potere ultimo e definitivo e tutta la piramide sociale e il potere politico era sotto di loro. Ma qualche dispiacere arrivò comunque perché questi esseri allungati avevano una caratteristica dei nostri antichi romani, ossia identificavano Dio con il loro sovrano, il loro Cesare era sia Pontefice sia Imperatore. Quindi il Concordato fra Stato e Chiesa  risultava impossibile perché non erano due realtà distinte ma la stessa.  Fu necessario ricostruire una Fede religiosa per le genti del Belpaese a partire dal fatto che il Pontefice era coincidente con il loro sovrano e adattare il culto all’evidenza che il Dio di cui normalmente si ragiona presso i cristiani aveva un qualche rapporto con questi nuovi padroni, visto che erano qui. Così fu creata una nuova fede senza le incrostazioni del passato, i dogmi frutto di compromessi, le storie inverosimili di miracoli, le stranezze teologiche per imporre un culto religioso inteso come religione civile, come al tempo degli antichi; si realizzò così un modello di fede alla maniera del Machiavelli. In realtà molti Dei dell’Antichità altro non erano che astronauti alieni arrivati sul Pianeta Azzurro per i motivi più strani e di conseguenza fu possibile, una volta colta questa verità già nota fin dai tempi di Peter Kolosimo, arrivare a un decente compromesso nello Stivale fra le parti e creare una coincidenza fra Dio e il Sovrano alieno. La Chiesa divenne una e di Stato come capitò nella Francia Rivoluzionaria al tempo di Danton e Robespierre, e questo avvenne praticamente senza resistenze o critiche, in fondo anche Dio era per le genti del Belpaese uno dei tanti invasori arrivato due millenni fa a cacciare i molti Dei di prima, perché scandalizzarsi se il nuovo potere lo cambiava, e come i Cesari di un tempo poneva se stesso quale Dio del suo popolo e delle genti che erano parte del suo Regno.  La convivenza con gli alieni comportò una reciproca sopportazione e una forma di medicina integrata dai microchip e dalle nanotecnologie, gli alieni erano piuttosto sobri e non volevano perdere denari e risorse  in cure mediche costose e in spese di farmacia e a modo loro potenziarono gli umani del Belpaese con reciproca soddisfazione, inoltre non sopportavano sprechi di forza lavoro, truffe, furti, ignoranza e disoccupazione e forzarono le genti del Belpaese a seguirli sulla strada di un modo creativo e collettivo di vivere e di stare al mondo, dove il merito e il valore del singolo avevano modo di esser apprezzati e dove tutti avevano un loro posto con la dose propria di utilità collettiva e dignità individuale. Tuttavia  c’era un prezzo da pagare questi alieni sono simili alle api e alle formiche sul piano dei sessi, nel senso che la totalità dei loro vertici burocratici, scientifici, militari e politici erano tali per motivi di programmazione genetica e biologica e questa cosa era una proprietà di quello che poteva esser visto come il sesso femminile; questo turbò gli italiani maschi e anche le femmine furono sconvolte dalla novità di vedere il potere e il dominio sul mondo in simili mani smaltate e inanellate, e creò disagio  nonostante i benefici  enormi che comportava la sparizione dei vertici accademici, politici e militari e burocratici ereditati dal passato;  chinare la testa davanti al sesso debole era un prezzo amaro ma  accettabile se l’esito era la sparizione di interi ceti sociali di parassiti, papponi, delinquenti comuni, feccia umana collocata in posti di responsabilità dai dominatori venuti dall’Atlantico. In una parola per quanto doloroso fosse il vedere delle donne, o qualcosa di simile trattandosi di alieni, al potere per i popoli dello Stivale era molto  meglio esser governati da una regina aliena e dalle sue amazzoni spaziali e supertecnologiche che non subire i viceré  stranieri che governavano per mezzo di una finzione di  Stato in verità corrottissimo ed estraneo alla storia e alla vita delle genti della Penisola. Oggi che molti guasti del passato scellerato sono stati curati, e di quei secoli sciagurati è rimasto solo il ricordo e qualche mito morto mi chiedo quale funesto destino sarebbe capitato alle genti del Belpaese senza l’invasione aliena, forse l’unica che ha davvero portato dei benefici alle troppe volte invase genti d’Italia; forse gli altri esseri umani erano il problema, dopotutto con tutti i contributi dati all’arte e alle civiltà del Pianeta Azzurro sarebbe stato lecito aspettarsi un po’ di riguardo dai propri simili, ma questo fatto è diventato realtà solo con delle femmine aliene con la faccia simile alla plastica, la pelle gommosa e un odore molto forte di prato tagliato da poco. Per ciò che riguarda la città essa è stata miracolata da questa gente di Andromeda, essa è cresciuta in altezza e in profondità ed avendo avuto di nuovo  il ruolo di capitale essa ha incluso i territori vicini fino a un raggio di cinquanta chilometri, la città del passato si sta dissolvendo lentamente nel nuovo che sprigiona potenza; le distruzioni della Terza Guerra Mondiale hanno favorito la ricostruzione su nuove basi. Del resto dove queste creature sono arrivate hanno rifatto il volto delle città e della vita quotidiana con una architettura vivente, dove la struttura abitativa, industriale, o destinata ai servizi è parte viva del tessuto naturale per mezzo di quella loro tecnologia che dà una dimensione di vita e  di senso  anche ai muri delle case o al sistema di riscaldamento o allo scarico dei rifiuti. La mente elettronica è nel nuovo sistema parte di un complesso biologico unitario che integra l’essere vivente, i supporti alle forme di vita, la struttura, le caratteristiche specifiche del manufatto, ogni veicolo, mezzo militare o costruzione è una realtà unitaria. Questa è  una tecnologia che deriva direttamente dalle basi spaziali e dai moduli dei veicoli che attraversano lo spazio esterno. Certo che pare incredibile come miliardi di umani nel Novecento son vissuti in ambienti squallidi, pieni di sostanze discutibili e spesso tossiche, in edifici privi di gusto, in città inquinate piene di degenerazione sociale, corruzione e violenza, ed è incredibile che tutto questo era volto a creare ricchezza e potere per una piccolissima casta internazionale di miliardari e banchieri collocati ai vertici della piramide del potere. In effetti la vittoria aliena nella Terza guerra Mondiale è stata una benedizione per le diverse forme della specie umana. Ripulire l’ambiente urbano e il territorio dalle corruzioni degli anni della globalizzazione delle genti dell’Atlantico è cosa che impegnerà ancora molti anni. In questo almeno il contributo della popolazione della Penisola si è rivelato importante, ha permesso di armonizzare le esigenze degli esseri umani con le capacità della civiltà aliena; per la prima volta dopo secoli di oscurità le genti del Belpaese esportano la loro civiltà rinnovata invece di subire le indigeste e spesso pessime novità portate dai diversi invasori umani. Così dopo secoli è arrivata la resurrezione della Civiltà nel Belpaese, il beneficio che ne hanno ricavato gli abitanti per la salute mentale e la tranquillità della vita quotidiana è universalmente riconosciuto, e grande è la soddisfazione generale.  Ma in fondo un potere che sa essere erede della natura e della civiltà dei Cesari per quanto forestiero sia  è di casa nello Stivale  e l’integrazione fra le due popolazioni è oggi riuscita, quella architettonica un po’ meno e i magnifici  edifici del Regno stonano con quanto ereditato dal passato, spesso essi ridicolizzano molti manufatti della seconda metà del Novecento, ma come molte cose del passato e in particolare  le periferie deformi della civiltà industriale si dissolveranno per lasciare il posto al nuovo, come in una legge di natura dove vita, morte e resurrezione di una civiltà s’incrociano nello scorrere infinito del tempo cosmico.

IANA




21 settembre 2011

Da dove nasce la presente catastrofe


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

Da dove nasce la presente catastrofe


Devo iniziare con un: “Io credo” che la crisi di risorse e di crescita della civiltà industriale oscuri un fatto banale: il potere è potere su masse di esseri umani e sulla capacità che questi hanno di produrre ricchezza e di trasformare in beni di varia natura le risorse naturali. C’è è vero la crisi, ma c’è anche una questione di fondo che riguarda che fare in relazione al potere di dominio e controllo su miliardi di esseri umani, sulle loro aspettative, sul loro immaginario collettivo, sui loro bisogni, sui loro consumi, sulla loro capacità di produrre o distruggere ricchezza. Se gli USA perdono il comando e controllo delle principali risorse planetarie perderanno anche l’enorme potere che oggi hanno in materia d’immaginario collettivo, di ostentazione di un modello di vita e di consumi, d’influenza politica e sociale a livello globale. Le multinazionali USA oggi dominanti dovrebbero davvero far a mezzo con i soci arabi, cinesi, europei, asiatici, giapponesi e così via. I super-padroni non bianchi, non made in USA, non WASP entrerebbero nei club e nelle stanze dove si decide e non più chiedendo per favore o con il cappello in mano ma con il passo e l’arroganza del nuovo ricco che dà lo sfratto ai vecchi proprietari della villa signorile. La cosa grave è che potrebbero farlo in virtù di un crollo drammatico del valore del dollaro comunemente in uso. Ora io credo che nessun CEO WASP intenda cedere un pollice del suo potere a questi rappresentanti dei nuovi imperi concorrenti e delle potenze minori associate a tali forze. Quindi a mio avviso la crisi del sistema di produzione e consumo è aggravata da una lotta di piccole famiglie di miliardari e appartenenti a caste di enorme potere per il mantenimento e l’espansione della loro sfera di dominio e controllo. Ora io vedo molti segni di questo cedimento imperiale attraverso quel poco di comunicazione via internet che riesco a contattare nel tempo limitato che ho a disposizione. L’immaginario collettivo che passa dalla rete attraversa molte categorie comunicazione e in particolare la pornografia, le immagini e i video legati alla guerra nelle sue diverse forme, le previsioni catastrofiche di santoni, profeti mediatici, scienziati. Il sesso, il sangue e la paura dell’ignoto sono gli ingredienti della maggior parte delle narrazioni e dei film, telefilm e talvolta cartoni animati; sono tre ingredienti fondamentali quando si tratta di vendere una storia popolare e di largo consumo.  Invito il gentile lettore a riflettere sul fatto che questi sono i tipici ingredienti, diversamente mischiati, dei film di guerra, fantascienza e d’avventura. Ciò detto “Io credo” che oggi l’immaginario collettivo composto anche di questi suddetti elementi sia permeato dalla percezione della dissoluzione di un vecchio ordine Eurocentrico e Statunitense e dall’irruzione del nuovo che viene dall’Asia e non solo. Si pensi alla proliferazione dei fumetti pornografici del Sol Levante, alle nuove guerre in Medio-Oriente, Asia e Nord-Africa, alle profezie di calamità cosmiche mitigate dal pessimismo di matematici e  scienziati che osservano il declino delle risorse naturali e i limiti raggiunti da questo modello di sviluppo. Di fatto l’immaginario collettivo è colonizzato da paure profonde, da pulsioni emotive provenienti dall’inconscio che sono legate all’emersione di nuovi poteri imperiali e dal senso di fine di un ciclo storico. In Europa come nel Nuovo Mondo l’ordine antico è scosso da centinaia di milioni di asiatici, africani, nord-africani, medio-orientali che vogliono la loro fetta di consumi e di benessere, che entrano nel commercio mondiale, che producono, che fanno la guerra, che migrano. Se non arriva una caduta di miracoli tecnologici e politici c’è da temere un ciclo di nuove guerre fra inclusi e d esclusi dal benessere e dal potere globale  o una catastrofe dovuta al combattersi dei nuovi imperi con i vecchi. I segni esteriori di questo cedimento del vecchio mondo di valori e di comportamenti sono facili da trovare in rete e non solo, alle volte basta girare per un giorno intero in una città italiana di mezzo milione di abitanti e fare attenzione ai particolari e ai dettagli; la fine di un tempo che è stato è presente apertamente o meno  nei beni di consumo, nelle pubblicazioni audio e  video  in vendita nelle edicole, presente nella pubblicità, nei volti e nei linguaggi dei cittadini e dei lavoratori. Fine di un mondo Eurocentrico e crisi di un mondo incentrato sugli USA ecco cosa emerge dal passeggiare osservando con attenzione i segni di questa contemporaneità. Questa è una catastrofe perché alla fine forzerà anche i più diffidenti e ottusi a confrontarsi con questo presente in modo aperto e aspro, per forza di cose si dovrà formare ciò che sostituirà un ordine di valori logorati e incoerenti con questo presente e forse questo sarà parte di una redistribuzione del potere globale su umani, beni e risorse naturali che avverrà fra i capi e i boss dei vecchi imperi decadenti e i loro rivali che operano in quelli emergenti.

 

IANA




15 settembre 2011

Schiavi di tutti

Schiavi di tutti, padroni di nulla Oggi un vasto mondo umano di ceti medio-bassi e quasi poveri nei paesi sedicenti ricchi e in Europa è malato di illusioni e idiozie che nascono dalla cattiva esposizione quotidiana alla pubblicità commerciale e alla propaganda di guerra e politica. Le illusioni che narrano la vita meravigliosa di gente ricca, soddisfatta, abbiente, con oggetti e beni di consumo meravigliosi è ripetuta con ossessiva intensità propagandistica migliaia di volte alla settimana attraverso film, spettacoli televisivi, pubblicità, spot televisivi, pagine e pagine di pubblicità sulle riviste di moda e sui settimanali e quotidiani d’informazione. Un ceto medio-basso è frustrato e infelice perché per decenni la felicità e il rispetto in Italia come altrove sono passati attraverso esibizione di beni e di disponibilità di denaro per consumi e piaceri offerti con relativa abbondanza e questa presa del rispetto di sé e della felicità attraverso la merce è sempre più difficile. Il mondo si è fatto piccino e nuovi imperi stanno sorgendo e competono con la vecchia Europa e l’Impero Anglo-Americano per il controllo di beni, risorse naturali, fonti energetiche, masse di consumatori e di umani disposti a lavorare per pochi soldi e perfino di governi fantoccio piazzati in punti strategici del globo. Si apre una feroce lotta competitiva e aggressiva per il diritto alla presa del potere da parte di minoranze e di caste al potere nei paesi a vocazione imperiale, ed è la paura reciproca e la consapevolezza delle conseguenze di una grande guerra fuori da ogni limite e controllo che finora ha preservato l’umanità inquieta da una catastrofe. Ma in tanti fra banchieri, finanzieri, miliardari, presidentissimi, despoti e tiranni tendono da anni una corda tesa sospesa fra un mondo di consumi e produzione sempre più fragile e l’abisso di nuovi conflitti e di grandi sciagure, intanto mentre prosegue questa lotta silenziosa milioni di umani in Europa e in Italia sono persi dietro le illusioni di una finto mondo di consumo e abbondanza e stanno perdendo il senso della realtà. L’informazione che parte dalla televisione, la cattiva informazione, il servilismo e la volgarità di tanti spettacoli televisivi creano qualcosa che è una grande illusione collettiva, allucinazione che finisce con inquinare la vita di milioni di umani, disturbare la lettura della loro quotidianità, far credere a possibilità solo ipotetiche o immaginarie come una vincita alla lotteria o un lavoro da dirigente strapagato ottenuto chissà come. Le illusioni e le finte prospettive che si formano nella mente di milioni di esseri umani li trasformano in padroni di nulla e schiavi di tutti perché perdono il loro rapporto con questa realtà, con l’evidenza dei fatti e con la concretezza dei loro limiti. Si trasformano in esseri manipolabili e condizionabili con grande facilità, diventano umani che possono essere tratti in errore da una menzogna ripetuta decine di volte o dalla distorsione dei fatti concreti data dalle forme presenti della propaganda di guerra e dalla pubblicità. Ripetere migliaia di volte che esiste un pericolo islamico e terrorista crea davvero nella mente di milioni di umani l’dea del pericolo islamico, quando un concetto del genere si è fissato nella testa è quasi impossibile disinnescarlo, se per decine di migliaia di volte si ripete con la pubblicità e gli esempi di film e telefilm che il telefonino è indispensabile allora il telefonino diventerà indispensabile, un bene che serve e se non si ha si è tagliati fuori da una parte notevole dei rapporti sociali e di lavoro, se il modello di partecipazione politica d’impronta liberale fondato su singoli personaggi, fondazione di circoli, raccolta di fondi elettorali e comitati diventa il modello dominante e quello che viene sempre e comunque esaltato dai media, proposto e riproposto sarà difficile per la maggior parte della popolazione pensare a una partecipazione alla vita democratica diversa da quella proposta nel modello. Questi sono tre esempi banali di come l’essere umano sia animale politico che vive in comunità di simili e sia egli piuttosto portato a farsi manipolare lasciarsi sottomettere da modelli di comportamento, organizzazioni politiche e sociali, forme autoritarie di produzione e consumo. Gli umani di oggi devono liberarsi da se stessi e dal proprio quieto riposare nelle illusioni e nei deliri di un sistema di comunicazione e informazione espressione della pubblicità e della propaganda apertamente falso e infarcito di semplificazioni e pericolose illusioni. Il denaro seppur mezzo potente in questo sistema industriale e capitalista non è un Dio o un profeta, è un meccanismo di dominio e controllo, non è una creatura intelligente e chi cerca di trovare nel Dio-denaro e Dio-mercato si trova ad affidarsi a un meccanismo manipolato da umani senza scrupoli, da caste, da minoranze di miliardari. Il problema è che l’essere umano immette in questo nuovo Dio se stesso, ne fa un folle idolo che si moltiplica, che chiede fedeltà, che impone una credenza forte nei suoi miracoli e nella sua gloria data dalla compartecipazione o dalla partecipazione al consumo di beni e servizi di lusso destinati alle minoranze di privilegiati e di dominanti. Proprio i ceti medio-bassi sono quelli maggiormente colpiti da questa grande adorazione paganeggiante perché la loro quotidianità segnata spesso da rinunce e da sogni di consumo infranti esige una compensazione in qualche grande illusione, in qualche desiderio di rivalsa, di elevazione sociale. Questo mito del denaro qui in Europa va sgonfiato perché esso sta diventando non più legittima ambizione ma segno di follia, distorsione della realtà, accumulo di frustrazioni e di paure; un meccanismo di potere non può trasformarsi in Dio, le sue illusioni non possono diventare verità di fede, la sua pubblicità relativa ai consumi non può corrodere l’esistenza umana. Le illusioni e le allucinazioni sociali non possono essere usate per creare consenso perché questo fatto scatena in milioni di umani odio e paura e queste pulsioni prima o poi trovano sfogo in forme poco piacevoli o in fenomeni isolati o di massa di devianza criminale o di violenza sociale, di alienazione e infelicità. Questo sistema del Dio-denaro si basa sull’infelicità e sul bisogno di compensarla con masse crescenti di denaro e consumi di lusso che il privato può manipolare o consumare, esso serve a mantenere e mandar avanti il sistema di civiltà industriale capitalista e a confermare determinate gerarchie e un certo ordine del mondo. La questione del consenso di milioni di appartenenti ai ceti medi è importante per il sistema, ma se fosse difficile da mantenere non ci sarebbe da parte delle minoranze al potere, cosa che sta già avvenendo, alcuno scrupolo nell’impoverire milioni di appartenenti ai ceti medi e medio-bassi. Oggi che l’impoverimento e la conseguente espulsione dal meraviglioso mondo dei consumi e dei beni di lusso colpisce milioni di ex appartenenti al ceto medio in Europa e nell’Impero Anglo-Americano per la salute mentale collettiva è bene che in tanti si ripiglino la propria capacità di discernere il bene dal male, la follia dalla lucidità, le illusioni e le allucinazioni pubblicitarie dal dato concreto dei fatti. Un mondo umano che ha creduto, sulla base di queste pazzie già denotate, ad una crescita infinita della produzione di capitali e di beni in presenza di risorse planetarie limitate deve oggi ricredersi amaramente. Senza un balzo tecnologico e creativo incredibile per questi tempi non si può dare ai sei miliardi di esseri umani del pianeta lo stesso livello di beni e servizi di un cittadino europeo e men che mai di uno statunitense. Si apre davanti a questo mondo umano una più che probabile decrescita che s’annuncia piuttosto dura e nello stesso tempo crescono i pericoli per una diffusione e proliferazione dei nuovi conflitti che hanno per oggetto le risorse che servono a tenere alto il tenore di vita di una piccola minoranza interna ad una minoranza della popolazione umana.




5 novembre 2010

Il Belpaese e le sue paure: Fine dell'Impero?

Periferia e Ponte Rosso

Periferia e Ponte Rosso

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LE SUE PAURE: FINE DELL’IMPERO?

Le paure del Belpaese sono troppe, le nostre genti difformi cercano di nascondere quelle più imbarazzanti. La giornata di autunnale oggi è propizia per scrivere qualcosa sulla crisi dell’Impero made in USA . I miei venticinque lettori si sono sorpresi nelle scorse settimane a leggere scritti di vario genere che descrivevano le inquietudini crescenti, sotto forma di narrazione teatrale, fantastica, di scritto estemporaneo, delle genti del Belpaese anche rispetto  a questo evidente declino. Oggi venerdì 5 novembre 2010 osservo un pezzo de “Il Fatto” nella pagine dell’economia a firma di tal “Superbonus” che così s’intitola:”Un’ondata di dollari travolge l’economia mondiale, La Federal Reserve Americana stampa centinaia di miliardi di dollari e l’Europa si preoccupa”. L’articolo esprime perplessità e preoccupazione perché: “La Federal Reserve americana ha deciso mercoledì di dare via alla seconda ondata di “quantitative easing”.
Un’ espressione all’apparenza freddamente scientifica che nasconde l’ultima mossa disperata dell’establishment americano: la FED comprerà i titoli del debito americano semplicemente stampando denaro. Gli Stati Uniti potranno così mantenere il rapporto deficit/PIL al 13 per cento (superiore a quello della Grecia) e confidando nel fatto di potersi comunque indebitare a bassi tassi attraverso l’emissione di obbligazioni. Perché ci sarà sempre la FED a comprare. Non viene creata ricchezza con la produzione industriale, con la produzione o la fornitura di servizi. Si crea solo moneta per comprare debito. La Federal Reserve aveva già acquistato 1.700 miliardi di dollari in titoli immettendo nel sistema altrettanta liquidità e si appresta ora a comprarne altri 600 miliardi.”

L’articolo prosegue con le crescenti preoccupazioni degli esecutivi dei paesi del G20, la crisi rischia di trasformarsi di nuovo, di diventare qualcosa di mai visto prima e forse qualche leader già pensa a politiche protezionistiche e alla tassazione delle merci. Personalmente ritengo che se così fosse il WTO e i processi di globalizzazione verrebbero spazzati via per far posto a logiche di potenza imperiale e di dominio e controllo sui mercati e sulle risorse planetarie. Altro che mercato che regola! Qui se le manovre per uscire dalla crisi fanno il tonfo si torna di corsa alla politica delle cannoniere di fine Ottocento e alle bandierine dei diversi imperi sul mappamondo. L’Italia per sua disgrazia dal crollo dell’Impero Romano d’Occidente si è quasi sempre trovata nella difficile condizione d’essere un territorio conteso fra imperi e regni stranieri. Neanche l’Unità d’Italia ci ha salvato dalle pressioni e dagli interessi forestieri oggi  in conseguenza della sconfitta del Regno d’Italia e del Duce nella Seconda Guerra Mondiale l’Italia ospita 113 basi militari a Stelle e Strisce. Siamo parte di un Impero Globale con interessi e arsenali enormi che oggi è al fronte in Iraq e Afganistan e deve stampare banconote garantite dal debito pubblico più grande del Pianeta Azzurro per resistere alla pressione interna e  alla guerra asimmetrica che gli muovono nemici palesi e occulti.

Le genti disperse e difformi del Belpese per via della loro bimillenaria storia di invasioni, vessazioni, massacri  e rapine  perpetrate da occupanti stranieri e da pretendenti al trono di Cesare fiutano come cani da tartufi la crisi imperiale. Ecco che da alcuni anni a questa parte con discrezione i ricchissimi del Belpaese scoprono il fascino della Russia Putiniana o le grandezza del capitalismo comunista cinese. Cina comunista e Russia post-comunista investono nel Belpaese cifre non da poco, e la curiosissima posizione italiana sulla guerra di Georgia di qualche anno fa rivela quanto le minoranze al potere nel Belpaese siano interessate non tanto alla fedeltà atlantica quanto ai buoni affari e alle prospettive di guadagno e di stabilità sociale nel Belpaese, del resto se la Penisola fosse sconvolta da scioperi e ingovernabilità i ricchi al potere vedrebbero diminuire le loro rendite e sfumare appalti e affari. La finta pace fra gli imperi è vitale per queste piccole minoranze al potere.

Il problema è questo canovaccio plurisecolare da teatro dei burattini di servire due o più padroni lodandoli e corteggiandoli e mettendo l’uno contro l’altro per scroccare mance e qualche piccolo privilegio non regge alla prova della guerra e nel momento nel quale i forti del mondo passano alle vie di fatto. “Ultima Ratio Regum” era inciso sui cannoni di Re Sole, e non solo sui suoi. C’è sempre il momento nel quale il mondo umano passa dalla commedia, magari a sfondo erotico, alla tragedia epocale e al delirio sanguinario e criminoso. In questo caso i mugugni, le battutine, i timori, i dubbi non saranno utili, rischiano solo di peggiorare la condizione delle genti disperse e difformi del Belpaese.

 http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-05/presidente-cinese-scavalca-obama-093735.shtml?uuid=AY7RP9gC

IANA




2 novembre 2010

La recita a soggetto

Periferia e Ponte Rosso

Periferia e Ponte Rosso


Le Tavole delle colpe di Madduwatta


La recita a soggetto


Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco  preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.


Francesco si alza e gira per il corridoio, poi osserva la finestra che dà sul giardino, Marco  resta seduto e l’osserva. Poi si alza lentamente, con pigrizia. 


Francesco: Sei ingiusto. Vedi nella mia sfortuna del momento una pena, mi imputi senza motivo il marchio dell’incapacità. Non c’è colpa né merito nel mondo che è a caso e va verso il nulla. Felice è chi gode del qui e ora, tutto si  consuma e nulla  si crea. Perché lasciare il bene o il giusto a chi verrà dopo di noi, costoro potrebbero essere i figli di coloro che ci hanno truffati, derubati, messi sotto accusa o peggio. Perfino i  figli e nipoti di cattivi clienti e cattivi pagatori. Chi crea , chi lascia, può creare per altri e chi è l’altro? Non lo conosco! Conosco ciò che è  mio, ciò che mi fa felice qui e ora, ciò che è utile. La gente soffre? Non è colpa mia. Mi spiace per loro. Spero di lasciare nulla nemmeno la mia ombra su questo Belpaese che disprezzo con tutta la mia anima.  Quel che faccio nel commercio e nelle mediazioni è una necessità per non soffrire io stesso. Devo credere al potere mistico del denaro? Non credo sia necessario, a questa società basta che controlli la produzione di qualche azienda trasferita in Romania o in Serbia o in Ucraina che porta la merce qui e fa fallire le produzioni locali per la felicità dei miei ricchi datori di lavoro. Non conta tutto il resto. Devo essere rapido e portare risultati, chi sono non importa  a nessuno, neanche a me.


Marco: Poeta! Ora voglio parlarti del lavoro. Mi sono letto la Costituzione, quella in cui non ho mai creduto. Così recita il Primo Articolo: L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e  nei limiti della Costituzione. Vogliamo parlarne? 


Francesco: Di cosa? Costituzione? Democrazia? Popolo? O peggio di Lavoro?


Marco: Di lavoro. Voglio parlare di lavoro. Inizio a dire, secondo verità e giustizia, che questa cosa del lavoro che corona e giustifica la libertà e l’appartenenza a un popolo libero è oggi una truffa e un crimine contro la verità. Il lavoro è merce. Merce che va, merce che viene. Come può la merce fondare la libertà di tutti, lo Stato, la giustizia, la dignità della Patria.  
Io e i miei soci se per produrre calzature, bottoni, vestiti o altro ancora se troviamo caro il lavoro, anche a nero, qui in Italia andiamo in Romania, in Bulgaria, nella Repubblica Ceca, in Ucraina o perché no anche in Serbia. Poi con le leggi che stroncano i dazi e  rendono possibile la circolazione di macchinari industriali e di capitali si fa la fabbrica, si sfrutta la gente povera del luogo con la promessa di sorti magnifiche e progressive e si porta tutto il prodotto  in Italia, in Europa, dovunque. Se le cose si mettono male perché protestano i rossi e i sindacalisti neri arrivano i miracoli. Migliaia di migliaia di lavoratori del nordafricani, orientali, asiatici, slavi, rumeni, albanesi regolarizzati con qualche sanatoria che crea un esercito di disoccupati di riserva per abbassare le pretese dei nostri e gettare fumo negli occhi alle anime belle della sinistra radical-chic. Miracoli. Grandi miracoli. Manodopera a basso costo non mancherà mai in Italia e nel mondo  e qui ci sono molti  retori da strapazzo che per una mancia da poco lodano la società multirazziale che esiste solo nelle loro fantasie malate e nelle menzogne che propinano ai cretini e alla gente idiota. Esiste un solo principio: il potere su uomini e cose della natura che è creato dal denaro che tutto domina e tutto muove. Se  non basta i miei padroni e i loro finanziatori, che sono anche i tuoi, allargano i cordoni della borsa e si comprano la politica, i giornalisti, la televisione e mandano questo mondo umano di sfruttati e di consumatori scemi dove vogliono. Gli esseri umani sono come la plastilina che usano i bambini o come la creta dei vasai e degli artisti. Chi può dare forma a ciò che è indistinto crea e dà senso, la materia deve seguire la mano che opera. Così sono gli umani di questo tempo: cose che vengono comprate, vendute, lavorate, trasformate, distrutte, ricomposte. Il lavoro oggi come oggi  è solo una delle forme nelle quali il forte esercita il potere sul debole. Come può una delle forme del dominio dei pochi sui molti trasformarsi nella forma della libertà di tutti. Non può. Noi qui nel Belpaese viviamo una frode immensa e trasformiamo una libertà che ci è ignota in una fantasia della retorica politica e giornalistica. Libero è il denaro e chi esercita il potere attraverso esso, e tu mio caro fratello  poeta  e cialtrone fingi una forza che non hai. Tu soffri il fatto di non essere ricco sfondato, temi un giorno di far la fine dei tuoi sfruttati. C’è un solo uomo libero oggi: l’uomo ricco e un sola possibilità di essere liberi. Si è liberi se si esercita un dominio proprio, privato, egoistico.

Francesco: Ciò che ieri era vivo, oggi che ti ascolto, capisco che è morto da anni.


Marco: Ciò che prima era vivente oggi si chiama illusione e non è cosa per uomini forti e ricchi.






20 febbraio 2010

Gli ultimi giorni dell'umanità

De Reditu Suo - Secondo Libro

                                       Gli ultimi giorni dell’umanità

“Die lezten Tage der Menscenheit” con questo titolo il drammaturgo Karl Kraus narrò in un testo teatrale monumentale la distruzione dell’Impero Austro-Ungarico durante la Prima Guerra Mondiale. Un testo teatrale scritto per “il teatro di Marte” e questo giudizio è  dello stesso autore viste le evidenti difficoltà a rappresentare il suo enorme dramma che mette  in scena la fine di un antico mondo umano.  Per gli estimatori del regista teatrale italiano Luca Ronconi ricordo di passaggio che costui ha fatto una riduzione del lavoro di K. Kraus a Torino molti anni fa. Effettivamente la Grande Guerra ha segnato la disgregazione della vecchia umanità liquidando i vecchi imperi e togliendo dal consorzio umano le fantasie legate alle forme di civiltà pre-industriali e portando tanta parte dell’umanità dentro i meccanismi della civiltà industriale e di massa. Con la Grande Guerra il fatto bellico diventa totale e l’essere umano diventa una variabile matematica e numerica di un meccanismo di produzione, consumo, innovazione e morte. Chi visse allora aveva perlopiù le idee molto confuse perché il processo che stava per distruggere e ricostruire il mondo umano non si lasciava scrutare alla luce del sole, solo uno studio accurato e una riflessione libera e attenta poteva dare il senso della conclusione della vecchia umanità e del sorgere di una nuova forma di civiltà che da sé costruiva il suo mondo umano. I grandi esperimenti totalitari del ventesimo secolo sono comprensibili solo alla luce della Grande Guerra, se la vecchia civiltà Europea non si fosse autodistrutta nel Primo Conflitto Mondiale Fascismo, Nazismo e Comunismo non avrebbero mai avuto lo spazio non solo per prendere il potere ma neanche per esistere e di conseguenza non avrebbero  potuto  portar avanti i loro programmi di distruzione e ricostruzione della civiltà e dell’umanità caduta sotto il loro controllo. Del resto ignorare oggi il dato banale che le forme con cui s’esprime una civiltà possono morire e decomporsi proprio come la materia vivente è proprio di quanti nel Belpaese vogliono vedere solo il loro interesse privato, il loro quotidiano, essere sempre e comunque giustificati nelle loro piccole certezze. Oggi il potere mondiale è scosso dall’emergere di nuovi imperi militari, politici e finanziari in Asia questo fatto banale e certissimo comporterà una trasformazione del mondo umano e alla fine anche il Belpaese verrà colto da questi fatti. Rimane incerto se tale mutazione darà origine a conflitti armati di vasta portata e intensità latori di tragedie simili a quelle delle due Guerre Mondiali o se tutto procederà per via finanziaria, diplomatica e per mezzo delle nuove tragiche guerre asimmetriche e per procura. Personalmente vedo un Belpaese nel suo complesso estraneo alle questioni gravi sospese come una spada di Damocle sulla testa di tutto il consorzio umano. Oggi più di ieri sarebbe stata di generale utilità la presenza nel mondo di una Civiltà Italiana compiuta e comprensibile anche per i forestieri.  

 

IANA  per FuturoIeri




29 agosto 2009

Appunti Viennesi: la vita oltre la rappresentazione televisiva

La valigia dei sogni e delle illusioni

Appunti viennesi II: la vita oltre la rappresentazione televisiva

La prima impressione del mio breve soggiorno viennese è stata la constatazione banalissima che nel Belpaese l’immagine dell’Austria è a dir poco distorta. Dell’Austria i nostri telegiornali e giornali di solito s’occupavano per due ragioni: il concerto del nuovo anno al Teatro dell’Opera e le vicende del defunto onorevole Haider. Il soggiorno viennese mi ha confermato che esiste, del resto mi era già noto questo fatto, un quotidiano e una vita concretissima che va aldilà della rappresentazione del mondo che danno i mass-media. Alle volte andar a vedere di persona i luoghi fa capire molto e permette anche di prendere le distanze da ciò che viene professionalmente detto nelle sedi consacrate, del resto non è poi così difficile farsi un’idea eterodossa in Italia. Ad esser onesti basta davvero poco. Del quotidiano ho colto la precisione del sistema dei servizi pubblici, la presenza quasi ossessiva delle memorie del passato imperiale e asburgico, il legame stretto fra la musica e l’immagine della capitale e una popolazione con la sua vita e le sue abitudini. Ho visto perfino i viennesi accaldati che si rinfrescavano con un bagno nel Danubio, una cosa che mi ha lasciato perplesso ma così  è.

E’ evidente che la natura della normale comunicazione giornalistica rende in modo assolutamente parziale la realtà che pretende d’interpretare, mi rendo conto che nel mondo reale e non nella sua rappresentazione e riduzione a notizia, e quindi a merce, c’è una complessità non riducibile, non sintetizzabile. C’è un privata esigenza di creare la propria visione derivata dalla personale esperienza.

Quello che mi ha colpito  è l’evidenza del fatto che la capitale austriaca convive con le sue memorie imperiali, con i ricordi di un tempo remoto schiacciato da due guerre mondiali; questo passato evidentemente  svolge ancora oggi un ruolo condizionante, è lo scenario sul quale gli austriaci rappresentano tanta parte di se stessi. Mi ha sorpreso come una dimensione di potere asburgica capace di esercitare ancor oggi un fascino tutto suo  non sia riuscita da darsi una civiltà stabile nella quale far confluire tutte le differenze dell’impero e pacificarle sotto una legge comune.  Non bastarono gli eserciti, la musica, l’opera di Vienna, l’arte, la capacità di persuasione dei grandi monumenti  e palazzi per imporre e far vivere una civiltà. Questa è la lezione viennese che ho  recepito e mi chiedo quale sia il punto di svolta che rende stabili le differenze di popolazione, di lingua e di religione di un sistema politico ed economico. Un punto nel quale le differenze vengono contenute in un contesto politico e culturale che le armonizza e le piega alla volontà politica e alle leggi. Il  problema del potere politico che assolve questo compito di armonizzazione e controllo è che esso deve essere percepito come legittimo da coloro che ne sono coinvolti o ne sono i sudditi, quando la legittimità del potere è messa in discussione le differenze che rendono potente e varia una civiltà possono trasformarsi nelle forze che la distruggono, qualcosa di simile è accaduto all’impero degli Asburgo che ha sopportato situazioni difficilissime fra Seicento e Settecento, ancora nell’Ottocento poteva far affidamento alla fedeltà di tanta parte dei sudditi e che è crollato davanti alla Grande Guerra che ha frammentato i suoi popoli in tante realtà nazionali indipendenti.  Quel passato remoto mi ha posto un problema che rimanda al presente che vivo qui e ora con l’impero Statunitense in declino e nuove realtà imperiali pronte a portargli via gli spazi egemonici che lascerà vuoti. Il potere ha bisogno di rappresentare se stesso, ma quando esso si limita alla sola rappresentazione esso non è più un potere ma una cosa diversa, è la sua farsa e nel migliore dei casi la sua ombra.

 

IANA per FuturoIeri



sfoglia     luglio        settembre
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email