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13 aprile 2009

A proposito del film Nazirock: qualcuno mi spieghi questo miracolo!

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

A proposito del Film Nazirock: qualcuno mi spieghi questo miracolo

(Pericle espone i meriti e il valore della democrazia ateniese, il discorso dello statista ateniese ci è tramandato dallo storico Tucidide)

Abbiamo un sistema di governo che non emula le leggi dei vicini ; ma siamo noi stessi un modello piuttosto che imitatori degli altri. E quanto al nome per il fatto che non si amministra lo Stato nell’interesse dei pochi  ma di una maggioranza , si chiama democrazia…”

Alle volte mi capita di leggere notizie che mettono in crisi il mio buonsenso. Talvolta mi capita di riflettere su quanta pazzia si scatena dalle vicende umane. La politica è ormai qualcosa di estraneo alle grandi narrazioni ideologiche, ai miti che dovevano fondare un mondo umano del tutto nuovo, alle identità forti legate a un partito. Qui in Toscana c’era un tempo un forte partito comunista che era allo stesso tempo realtà  ideologica, identità collettiva, parte politica legittima e riconosciuta come tale anche dai suoi principali avversari. Questo mondo è finito e la politica, locale e nazionale che sia, nel Belpaese si concentra sulla difesa dell’esistente e su questioni che attengono all’amministrazione, talvolta con risultati grotteschi quando non oggetto dell’interesse della magistratura. Questa dimensione dell’appartenenza a dei valori e a qualche forma d’identità collettiva viene fatta propria da piccoli gruppi, spesso da piccoli partiti di estrema destra, mi chiedo a che punto è arrivata questa democrazia se una cosa del genere sembra depositarsi in realtà talvolta filo-fasciste o peggio para-naziste. Un documentario discutibile, edito da Feltrinelli in coppia con una raccolta di saggi sul tema niente male, per la sua impostazione dal titolo Nazirock mostra alcuni aspetti di queste identità politiche basate su fragili basi culturali e politiche ma su un forte senso d’appartenenza a un gruppo coeso. La mitologia fascistoide che incensa questi gruppi mi pare strettamente collegata al senso del gruppo, va da sé che il piano della storia è limitato al senso dell’essere eguali solo fra sè e alla sfida palese che portano alle democrazie e al buonsenso. Qualcuno deve però illustrarmi come si è potuto dare il miracolo odierno di una resurrezione sia pure in forme limitate e caricaturali di queste ideologie seppellite dallo sfacelo della Seconda Guerra Mondiale. L’evidenza mi porta a pensare che queste democrazie, perché il problema della minaccia comunista è cessato da due decenni e non può essere usato per giustificare quelle appartenenze, incentrate sul culto del Dio-denaro, sul darwinismo sociale, sulla prevalenza del ricco sul povero hanno lasciato sul terreno migliaia di infelici, di poveri, di gente che non è riuscita a strappare all’avidità del sistema sociale il suo piccolo “posto al sole”. Gli esclusi da questo finto benessere, da questo falso paese dell’abbondanza non aspettano che una bandiera sotto la quale sfogare il loro odio contro un modello economico che li penalizza e li opprime e li costringe alla marginalità economica, politica e sociale. Certamente le forme nuove di neo-fascismo hanno intercettato questo grande malessere e lo hanno fatto proprio e, per così dire, ci lavorano sopra per creare consenso trasformandolo in realtà politica.

La democrazia o è per tutti o è per nessuno, o è una cosa diversa dalla democrazia.

IANA per FuturoIeri




3 giugno 2008

FINO AL PROSSIMO DISASTRO

Il Quotidiano City del 27/05 offre al lettore due pezzi che rivelano qualcosa di molto spiacevole sulla nostra realtà, e che riguardano i giovani e gli adolescenti. Il primo è tratto dal titolo della prima pagina ed è esplicito: “Giovani, uno su 4 rischia la povertà. In 900.000 lasciano gli studi.”, questo dato è preso da un rapporto nel quale si nota il fatto che in Italia il 24% dei minorenni è a rischio povertà, se la famiglia ha un reddito unico esso cresce al 30%, nel Sud le famiglie povere son cinque volte più numerose che nel resto del paese. Il secondo pezzo è una coraggiosa intervista a Claudio Lazzaro l’autore del Film-documentario Nazirock“. Questo documentario, che conosco direttamente, aldilà di qualche sbavatura dovuta alla diffidenza dell’autore per il fenomeno è interessante per un punto in particolare nel quale si rivela analitico e preciso: il fenomeno neo-nazista è sostanzialmente un fenomeno giovanile. Infatti Lazzaro fra le molte cose dichiara a propositodelle migliaia di giovani che affollano i raduni neo-nazi-fascisti :”…Nella maggior parte dei casi non sono dei borghesi ma dei ragazzi spaventati che appartengono alle fasce sociali più basse. Sono ragazzi che non hanno gli strumenti culturali per trarre benefiicio, cavalcare l’onda della globalizzazioine. Si ritraggono impauriti e vedono la novità come un nemico, rifugiandosi in un mondo di archetipi leggendari” L’autore conclude l’intervista con questa affermazione:"… La gente ha bisogno di miti, di certezze, di bandiere e la svastica può essere un simbolo e può diventare interessante per chi vede la società come nemica.”.

Alla fine la combinazione fra paura della povertà, inquietudine, disprezzo per un mondo costruito ad immagine e somiglianza della vita agiata di pochissimi miliardari, vita precaria e lavori malpagati si manifesta in un rigetto della stessa democrazia da parte di gruppi consistenti di giovani. Il fatto che siano presi ad esempio e simbolo le icone dei regimi totalitari del secolo scorso è indice della radicalità e di questo rifiuto. C’è da chiedersi cosa sia questo capitalismo al tempo della globalizzazione dal momento che ha trovato la condizione per rescitare e dare un corpo agli spettri di un remoto passato. Solo un mondo di mostruosità, fallimenti e sciagure può convocare quale forza consolante antichi poteri politici responsabili per massima parte degli oltre cinquanta milioni di morti della Seconda Guerra Mondiale. Si potrebbe pensare al disagio di minoranze istigate al torto da cattivi maestri e dall’ignoranza, eppure questa soluzione mi sembra consolatoria e non rende conto di un rifiuto che è tanto politico quanto sociale.  Quando qualcuno indossa consapevolmente, e non per scherzo o travestimento, oggetti o capi d’abbigliamento le cui immagini rimandano ai regimi totalitari,  non solo vuol esprimere disagio sociale e morale verso questo sistema ma anche esprimere la sua estraneità nei confronti della democrazia così come si manifesta qui e ora. Certamente non si tratta di un macabro scherzo di pochi scellerati, o dell’insieme delle bravate di alcuni giovinastri istigati dai soliti cattivi.

Regalare una seconda vita a nazisti e fascisti è l’ammissione del fallimento delle democrazie rappresentative in Europa, dei loro miti di benessere e meritocrazia, della loro vuota retorica dei diritti in un contesto dove si è uomini solo se si ha molto denaro e potere sugli uomini. L'ombra nera si nutre anche dei processi di riduzione del lavoro a una cosa incerta e precaria, della dissoluzione dei valori condivisi fino a poco tempo fa, del disagio crescente dei ceti medi travolti da cambiamenti epocali.  Quale sarà la conclusione ultima e il lascito ai posteri di democrazie che si mostrano così incerte e deboli?

IANA per Futuroieri. 
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 



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