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20 maggio 2018

Ricetta precaria n. 33

Ricetta precaria

33   gli anni del Cristo

Croste alla correzione

 

Allora maggio è arrivato. Panico!

Pacchi di compiti in scadenza, coordinatori di classe con la paura del ricorso, collegio docenti, consigli di classe. Ergo gravi distrazioni causate dal ritmo accelerato del lavoro e dal ritrovare i frutti,  oimè, delle lezioni nelle opere di carta e nelle verifiche degli allievi.

 Quindi la pizza surgelata si è bruciacchiata per imperizia e scarsa vigilanza del bieco forno elettrico.

Il sugo per i tortelli che era un miscuglio di latte e preparato per risotto alle noci e al tartufo è bruciato pure lui.

Occorre un colpo di reni e reagire alla pressione lavorativa e al dispiacere in cucina. Quindi è il momento , di un croste alla correzione.

Si prenda i resti miserabili del bordo della pizza e s’aggiunga un pane vecchio di almeno tre giorni ma non marcio. Si spacchi tutto con odio e spirito vendicativo per farne bocconcini e il tutto collocatelo nella tipica padella.

Aggiungere un bicchiere d’acqua, mezzo di vino bianco, una puntina di paprika comprata al mercato coperto di Budapest, una o due foglie di basilico, una puntina d’olio e va da sé mezzo tetrapak di sugo al pomodoro. Si può scegliere se alla ricotta, all’arrabbiata o alle olive. A piacere. A chi va può star bene anche qualche fetta di cipolla o scalogno.

Date un colpo di calore a questa bizzarria per far capire agli ingredienti chi comanda e poi cuocere a fuoco lento finchè l’acqua calda e il sugo non avranno ammorbidito le croste e il pane secco.

Quando vi sembrerà molliccio e abbastanza amalgamato versate il contenuto della padella su un piatto piuttosto grande.

Se odore e sapore  vi ripugna beveteci sopra un bicchiere di rosso, almeno vi metterà di buon umore per la prossima pila di prove da vergare di rosso




30 settembre 2014

Sintesi: Il Maestro - secondo atto - ricordo di un maestro di judo

Stefano Bocconi: Vero. Maledettamente  vero.  Questa nostra società è priva di un punto fermo. Di un centro su cui convergono quelli che una volta erano i valori e le tradizioni.  Mi chiedo come si possa riconoscere un buon esempio, un buon insegnante, un…  Non  so. Ditemi un po’ come la pensate.

Paolo Fantuzzi: Un punto fermo diverso dal conto corrente. Chiedi molto. Oggi che la vecchia società è disgregata e disfatta manca proprio il terreno su cui dovrebbe poggiarsi un sano insegnamento o un vero discorso sul  mondo. Qui nel nostro tempo tutti i valori o sono oggetto di commercio o sono relativi, di conseguenza solo la legge nel senso della polizia e del tribunale può tener assieme una società disfatta sul piano sociale e priva di valori condivisi. Va da sé che tribunale, polizia, burocrazia sono poteri, sono poteri dello Stato e quindi le minoranze che controllano lo Stato sono il nuovo Potere che governa senza autentiche forze d’opposizione. Quello che salva un po’ la gente comune da una più grande oppressione è che queste minoranze al potere sono divise fra loro e piene di contrasti e spesso non riescono a far morire il vecchio per creare il loro mondo. Lavorare per una società umana disgregata è stato un loro successo, ma nello stesso tempo non son riusciti a metter assieme i pezzi. Bravissimi nel dividere e nel frammentare e nel trarre profitto da leggi svuotate di senso e da società in disfacimento ma pessimi nel costruire un loro mondo stabile e forte. Questa per me è la decadenza di oggi. Questo tempo di decadenza è reso più amaro dal fatto che c’è poca speranza, non si comprende come possa determinarsi un futuro migliore. Inoltre se si guarda sul serio il futuro si notano che queste guerre nuove e spettacolari fatte di spedizioni militari, lotta al terrorismo, lotta agli insorti e chi più ne ha ne metta s’avvicinano ogni anno sempre più pericolosamente ai confini dell’Europa e di riflesso del Belpaese.

Franco:  Infatti eccoci qui a lamentarci. Almeno nel medioevo le confraternite potevano fare una bella e collettiva recitazione di preghiere e processioni varie allo scopo di incorrere nella benedizione e nell’intervento della Madonna e dei santi.  Vi ricordo che è l’essere umano colui che dà senso alla sua vita, e in questo giudizio e personale convinzione sono confortato dai numerosi testi di religione e mistica che ho letto e studiato. Quindi anche se l’evidenza ci comunica la nostra marginalità davanti ai grandi poteri del mondo occorre ammettere che esiste uno spazio interiore che è il primo luogo da liberare e da far nostro. Ripeto. Occorre prima liberarsi dal pregiudizio e dalla pigrizia e dall’ignoranza, e dopo si potrà costruire un proprio sapere e una propria visione del mondo umano e della natura. Oggi  i molti desiderano e vogliono comprare verità preconfezionate, seguite da qualche evidenza, da immagini edificanti o terrorizzanti. Insomma chiedono non percorsi spirituali o culturali da seguire e su cui impegnarsi ma miracoli, profezie di santoni, magie facili e popolari, in una parola illusioni. Di sicuro occorre qualcosa di più di qualche illusione, di qualche gioco intellettuale per trovare un punto fermo nel divenire delle cose di oggi.

Vincenzo Pisani: Scusate ma ho l’impressione che sia opportuno tacere. Sento che al tavolo del professore stanno parlando di qualcosa di simile. I maestri di arti marziali stanno ragionando del loro maestro defunto. Credo ci riguardi. So che non è da  gran signori. Ma intuisco che sia opportuno ascoltarli facendo finta di niente. Aspettate sta arrivando anche il capo.

Il padrone del locale: signori tra poco faccio portare la bistecca, ho preso dei bei pezzi dal mio fornitore, per voi ho messo a cuocere la migliore.  Aspettate e sarete ben serviti, la faccio semplice ma buona.

Clara Agazzi: Questa bistecca è più che altro vostra.

Paolo Fantuzzi: Aspettate un momento mi pare che al tavolo in fondo il tuo amico il professore stia per prendere la parola. Ci vuole altro vino. Altro vino per favore!

Stefano Bocconi: Accidenti sono confuso. Mangiare o ascoltare. Non riesco a far bene tutte e due le cose.

Franco: Fate quel che vi pare, per quel che mi riguarda voglio proprio sentire cosa dice.

Si sente la voce del professore. Si rivolge ai maestri e ai vecchi allievi del suo defunto maestro di Judo.

Ora voi avete rammentato il maestro ricordandolo in molti modi. Ora poiché tutti avete parlato e raccontato qualcosa adesso tocca a me. Confesso un certo imbarazzo perché devo scendere nei ricordi personali, proprio come avete fatto voi. Questo è necessario  per sviluppare il mio discorso. Il mio ricordo è questo ed è molto lontano nel tempo. Ero nei primi anni dell’adolescenza quando stanco per l’allenamento e l’esercizio cercai di andar via dal tappeto. Il maestro mi fu subito addosso e mi disse che dovevo restare, perché ero sul tappeto e non potevo andar via. Sarei andato via quando lui l’avrebbe stabilito. Quella per me fu una lezione importante di vita. Perché in quel caso il carisma del vecchio Ivo fece il suo effetto. Mi resi conto allora che nella vita, anche nei fatti apparentemente banali, ci sono dei momenti nei quali non ci si può sottrarre, non ci si può ritirare o nascondere dietro una scusa. Non si può uscire dal tappeto quando fa comodo. Questa è la morale di questo ricordo. E qui devo tornare su una cosa che era un po’ sospesa nei vostri discorsi. Ossia la differenza fra un comune docente e un maestro. Il maestro diventa parte della propria esperienza di vita. Questo non sempre si può dire del docente, dell’insegnante, del professore i quali sono figure che istruiscono, che giudicano, che formano ma non sempre sono maestri. Questo perché la figura tipica del maestro che oggi onoriamo è per l’allievo formazione del fisico, del carattere, è stare dentro le regole del judo, seguire la vita di palestra, è esperienza viva e concreta che si trasmette e si fortifica nelle prove, nelle competizioni,  e nella pratica sportiva. Il maestro è più di una somma di risultati sportivi o di ricordi di tempi passati, è parte della costruzione fisica e mentale di un praticante di arti marziali. Il docente. Il professore è una figura che è simile al maestro sotto molti punti di vista  ma che spesso non ha il carisma, o le condizioni, o la cultura, o l’ambiente giusto e ovviamente la considerazione per  assumere l’importanza che ha la figura del maestro di arti marziali verso i suoi allievi.  L’insegnate spesso è una figura di passaggio nella vita dell’adolescente e di solito non si tratta di una scelta. Per caso questo o quello in qualità di docente entra nella vita di ciascuno. Il maestro di judo si segue o si lascia. Quindi c’è differenza fra i due casi.




3 giugno 2010

Si fa presto a dire scuola: il mio discorso superfluo sul vero


De Reditu Suo - Terzo Libro

Si fa presto a dire scuola: il mio discorso superfluo sul vero

Ora mi trovo a dover giustificare la mia posizione personale sulla scuola italiana, cosa molto difficile perché chiama in causa la mia persona e mi forza a fare un discorso in parte apologetico. Credo che molti dei problemi attuali della scuola arrivino da processi di lungo periodo nel quale la scuola è stata dissociata nella fantasia dei molti dalle concrete possibilità d’ascesa sociale. Il rigore, la disciplina, il valore dello studio in un mondo umano come quello del Belpaese tutto impostato su valori materiali e sulle ambizioni, più o meno decenti, d’ascesa sociale non può reggersi sulle sue gambe. La scuola assume forza e importanza se la società umana ove è collocata concorda nell’attribuzione di senso e valore alla sua attività. Nel Belpaese questo è possibile solo se la scuola e segnatamente quella media superiore si raccorda con l’accesso alle Università, oggi perlopiù sbarrate dal numero chiuso e dai quiz d’ingresso,  e se offre vere possibilità all’interno del mondo del lavoro o in subordine dell’apprendistato. Le genti d’Italia sono genti oltremodo pragmatiche in materia di quattrini e di beni da acquistare e possedere e per spingere le genti d’Italia a far istruire e a mettere sotto sui libri la loro prole occorre far vedere che la scuola serve, è utile, non è un Kindergarten per diverse fasce d’età. Questo è il mio  discorso superfluo sul vero. La morale è rozza: nel Belpaese la scuola è amata se la stragrande maggioranza vi vede la possibilità concreta che essa porti a una promozione sociale o di lavoro all’interno della propria famiglia o se serve a mantenere per i figli nella collocazione sociale dei padri e delle madri. Oggi stanno avvenendo tre fenomeni che disgregano questo ruolo: la crisi economica che spezza progetti di vita di ascesa sociale, la mercificazione del sapere che valorizza e dà rilevanza sociale al le forme d’istruzione parallele alla scuola pubblica come corsi di lingua o le  vacanze-studio o un anno di studio in un college statunitense o inglese, il nepotismo e il clientelismo che rendono inutile il merito e le capacità, a che serve logorarsi gli anni migliori della gioventù se passerà avanti il figlio del docente universitario, l’amante del direttore,  il “cocco” dell’onorevole, l’amico degli amici che se vien tagliato fuori dalla spartizione dei pani e dei pesci va dal giudice e racconta tutto quel che sa. Se pensate che queste affermazioni siano esagerazioni leggetevi qualche libro-inchiesta sul Belpaese e sul livello della corruzione fuori da ogni possibile parametro umano. I nemici della scuola sono molti ma quello più grande stavolta è la direzione generale che hanno preso le genti ricche del Belpaese che con il loro agire privo di scrupoli hanno generato dei processi di decomposizione della vita civile e sociale, la scuola può far molto per tutti ma non contro tutto e tutti.

IANA per FuturoIeri




19 gennaio 2010

Bamboccioni e la fine delle illusioni del tempo morto


De Reditu Suo

Bamboccioni e la fine delle illusioni del tempo morto

Il mio tempo morto sono la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, nei fatti gli anni dell’infanzia e della pre-adolescenza. Si tratta di un mondo che non esiste più anche perché le speranze, le ideologie e le visioni del mondo di allora sono scomparse. Oggi si assiste allo spettacolo indecente di nominare “bamboccioni” una categoria d’Italiani e Italiane che soffre terribilmente la crisi economica e la precarietà del lavoro.  Non si può bastonare nel mucchio mettendo assieme il figlio del finanziere, del professore universitario, del colonnello, del notaio affermato con quello dell’impiegato, del piccolo commerciante di provincia, dell’operaio, del piccolo contadino, e del pensionato. Ci sono diverse categorie di Bamboccioni schiacciate assieme da questa parola devastante. Chi hanno davvero in testa gli onorevoli che sparano nel mucchio? Ma è chiaro i bamboccioni della loro casta di privilegiati. Bamboccioni sono senza alcun dubbio solo i figli dei ricchi nostrani che hanno una o due ville al mare, gli appartamenti in città e i patrimoni su conto estero. Ossia una piccolissima minoranza della popolazione italiana. Gli altri perlopiù non rientrano nella categoria, si tratta infatti di trentenni con stipendi bassi anche quando sono “sicuri”, stipendi che non permettono di vivere da soli o di creare una vera prospettiva. Lo stipendio del bamboccione che non è bamboccione va da 700 euro ai 1250. Questa è grossomodo la forbice e con queste cifre paghi solo l’affitto e forse il gas e la luce. I nostri onorevoli probabilmente vivono d’aria e con l’energia solare ma i loro sfortunati amministrati hanno bisogno di mangiare, di vestire, di pagare il bollo dell’auto, perfino di pagare le tasse che sono pesanti considerando i bassi salari. Al tempo della mia infanzia se un ministro democristiano o socialista avesse aggredito con una simile offesa intere categorie sociali in sofferenza sarebbe stato espulso dalla politica nel giro di un paio di settimane, oggi l’aggressione di cui si parla in modo ossessivo sui Media non ha un sapore moralistico ma sociale: i ricchi che fanno politica offendono i loro amministrati che sono poveri o in difficoltà. Che ne sanno loro delle famiglie con un genitore infartuato o con entrambi i genitori malati o anziani che hanno bisogno d’assistenza, che ne sanno di gente che ha contratto debiti con le finanziarie, che sanno di chi ha perso il lavoro o che non ha avuto nessuna occasione dalla vita. Nulla, proprio un bel nulla, per loro è un gioco. Nella loro prospettiva gli amministrati sono una variabile dei sondaggi, dei numeri scritti su relazioni di esperti di marketing politico, forse delle bandierine elettorali sui tabelloni delle prossime regionali. I politici sono addolorati per la situazione? La maggior parte di loro ha terze e quarte case, ville e appartamenti se davvero non possono vivere pensando alla italica sfortunata gioventù sfiorita regalino qualche immobile a qualcuna delle tante coppie italiane di giovani che non hanno un quattrino per metter su casa o a qualche ragazza-madre in difficoltà; si privino dei loro beni superflui. Non dico di fare come il martire cristiano che imita il Cristo e dona tutto ai poveri per testimoniare la gloria di Dio in terra ma lascino almeno qualcosa che non si porteranno nella tomba e che forse non serve ai loro Bamboccioni. Il mio mondo di prima è morto e oggi davanti a questa grave offesa mi permetto di dire che aveva più dignità e umanità, riposi in pace se lo merita.

IANA per FuturoIeri



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