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29 marzo 2010

L'Italia delle antiche rovine e degli eroi immaginari


De Reditu Suo - Secondo Libro

                    L’Italia delle antiche rovine e degli eroi immaginari

Le genti del Belpaese si devono dividere fra i resti di macerie e rovine delle antiche civiltà del Belpaese e fra una miriade di eroi più o meno immaginari siano essi politici, santi elargitori di miracoli, artisti meravigliosi, architetti abilissimi, condottieri e altro ancora. Rovine di miti e tempi perduti ed eroi morti persi in ricordi lontani, in appunti frettolosi, note a margine di qualche guida turistica o pagina WEB di qualche Agriturismo o  hotel di questa lunga penisola. Dismessi i panni imperiali e fascisti o para-Risorgimentali da decenni il mondo umano del Belpaese si accontenta di eroi minimi televisivi, pubblicitari, banalmente propagandistici e talvolta in mancanza di meglio anche di quelli dei cartoni animati giapponesi. Personalmente dal 2005 ho riscoperto il grandissimo Capitan Harlock che fu un eroe dei cartoni animati al tempo della mia infanzia. Tuttavia rimane il problema che gli eroi apertamente finti, o virtuali  o trapassati possono ispirare  azioni concrete e assolutamente materiali; ma l’oggetto dell’ispirazione non è mai lì è sempre aldilà dell’azione e del gesto concreto e materiale. Questo vale anche per le rovine di cui è ornata la penisola ed esse sono un monito e una sfida: superare gli antichi ed evitare di fa la loro fine. Pure in  questo caso si è quasi perso il senso di monito e di sfida che il passato rivolge al presente. Le rovine diventano occasione per un turismo di massa frettoloso e poco audace che si accontenta dei pacchetti delle agenzie e che non cerca di scoprire qualcosa di personale trovando una via propria per decifrare un popolo con la sua storia e il suo passato. Io mi ostino a credere che sia possibile decifrare il passato in quanto tale e far di esso qualcosa di potente, qualcosa che diventa parte del singolo perché da ad esso un punto di partenza di una storia umana che è sua e che è di tutti gli altri e che dona la certezza di non essere al mondo solo di passaggio, casuali, piovuti sulla nera terra tanti anni fa per una bizzarria, dovuta all’amore o alla passione. Questa mia convinzione mi porta ad affermare che c’è bisogno di modelli, di punti di riferimento per giustificare i proprio stare al mondo, per dare un senso alle proprie azioni, per tendere più o meno consapevolmente a produrre una propria interpretazione del proprio ruolo nel mondo dell' uomo Avere una percezione del proprio passato e comprendere il proprio stare al mondo è utile per darsi una personalità con la quale si possa misurare la distanza propria dal mondo degli Dei e degli Eroi. Ognuno ha poi i suoi modelli, i suoi Dei e i suoi Eroi; personalmente non trovo quasi nulla di eroico e di divino dei capitani delle squadre di  calcio di serie A, al contrario milioni di umani miei simili sono così affascinati dal gioco del pallone che si sentirebbero offesi da questa mia persuasione. Alla fine di questi anni indecorosi e inverecondi qualcuno che verrà farà il confronto fra le rovine e i miti del nostro remoto passato e questa cosa informe che si va formando tra la morte della Prima Repubblica e  il lento decomporsi della Seconda. Il silenzio delle cose morte cadrà allora sui tutte le illusioni e i falsi idoli della propaganda e della pubblicità.

IANA per FuturoIeri




8 novembre 2009

Quale forma per la propria libertà?

De Reditu Suo

Quale forma per la propria libertà?

Per caso mi è caduto l’occhio su Youtube su uno dei tanti montaggi che intendono onorare Capitan Harlock, il pirata spaziale dei tardi  anni settanta inventato dal maestro del fumetto giapponese Leiji Matsumoto. Uno di questi  montaggi di sigle e spezzoni della serie si concludeva con una frase che credo una volta tradotta suonasse così: “Tutti gli uomini cercano la loro Arcadia”. Arcadia è la corrazzata spaziale del pirata Harlock e nello stesso tempo è il simbolo della libertà coincidente con la vita dell’eroe, visto che è l’arma con cui porta a effetto le sue imprese e con la quale si difende dai tanti nemici. Si tratta di una metafora poetica: l’astronave spaziale da guerra è il simbolo di una libertà assoluta e di un luogo nello spazio nel quale si è liberi dalle costrizioni dei poteri scellerati e corrotti sedicenti democratici e dai sovrani sanguinari e bellicisti che fanno solitamente da antagonisti all’eroe e alla sua ciurma. Ora c’è qualcosa di vero in questo frase e in questa metafora.

La libertà, inclusa la libertà di avere le proprie opinioni ha bisogno di strumenti, ha bisogno sempre di strumenti materiali e intellettuali per difendere se stessa da quelle forze che in modo palese o occulto vogliono plagiare la mente degli esseri umani. Oggi si fa questo con la propaganda più o meno politica, con le concentrazioni editoriali che si spalmano su certe posizioni o che sollecitano certe paure collettive, con la cattiva televisione, con la pubblicità commerciale che martella sempre gli stessi messaggi e le stesse modalità d’intendere la vita. La prima di tutte le libertà quella del pensiero esige un livello minimo di conoscenza degli strumenti del plagio, esige un po’ d’esperienza se non politica almeno di come si muove la società in cui uno vive, impone riflessioni ora dolorose ora penose sui propri errori; questa è quindi appropriazione di sé e affermazione di un proprio mondo interiore. Purtroppo viviamo in un tempo di decomposizione delle democrazie e delle libertà, forse questo avviene perché questa è una transizione verso qualcosa di nuovo che ci aspetta come esseri umani alla fine di questa terza rivoluzione industriale. Forse fra qualche decennio l’umanità sarà talmente integrata con gli strumenti tecnologici e il vivere quotidiano talmente cambiato che sarà impossibile riconoscere le tracce delle abitudini e delle fobie di questi anni.  In questo contesto internazionale, e nel caso italiano in particolare, la libertà di pensiero deve essere curata con grande attenzione perché nella cultura  materialista delle difformi genti d’Italia l’individuo è coincidente non con ciò che è ma con ciò che ha. Questo fa sì che i pensieri, le opinioni, le speranze più forti siano viste dalla stragrande maggioranza delle popolazione come divagazioni poetiche; al contrario le raccomandazioni, i soldi, la casa, le proprietà,la villa, la macchina di lusso son percepite come cose serie, certe, buone perché reali. Ecco allora il difetto principale della libertà di pensiero in Italia: essa è considerata dai più una cosa strana.  Avere le proprie idee e ostentarle è una cosa da gente eccentrica, meglio ripetere quelle di cui si sente dire in giro o non dir nulla, o non pensare affatto. La libertà di pensiero è quindi anche auto - determinazione e affermazione di sé come individui, essa è uno dei principali strumenti per decifrare questa realtà in trasformazione, ma nel Belpaese ora vanno forte gli inganni.

IANA per FuturoIeri




14 settembre 2009

La destra all'arrembaggio di capitan Harlock

La valigia dei sogni e delle illusioni

La destra all’arrembaggio di Capitan Harlock

 

E’ un fatto che ha scomodato perfino qualche commento giornalistico, una parte della destra italiana e segnatamente quella più arrabbiata ha assunto come eroe preferito il buon vecchio Capitan Harlock. Scanso equivoci vorrei far osservare che è singolare come da parte di una certa destra si cerchi di far di Capitan Harlock un proprio simbolo, invece altrove nessuno si pone il problema di far propri i simboli di un certo immaginario della "generazione  Mazinga".

Invito i gentili lettori a digitare su un motore di ricerca insieme i termini “Harlock”, “Destra”.
Per la verità c'è qualcosa che spinge in quella direzione: il simbolo dei pirati, la provenienza degli antenati di Harlock dalla Germania (c'è pure un nazista nel suo albero genealogico), i riferimenti certissimi dell'autore a Wagner e quindi di riflesso al tardo-romaticismo e al niccianesimo, e la critica radicale alla corruzione nella società umana e al cretinismo di una società dissoluta manipolata dalla televisione e dai divertimenti di massa.

Solo che occorre considerare, per amor del vero, che l'Harlock preso da destra non è esattamente quello della serie del 1979, la serie classica contro la regina Raflesia, ma piuttosto quello di una serie di gran lunga più infelice del 1982 nota come SSX, e segnatamente un OAV dal titolo: "L'Arcadia della mia giovinezza". In questo singolo OAV va in scena il suo antenato, il quale è con ogni evidenza un capitano della Luftwaffe, e assieme a lui appare anche l’antenato del suo amico e compagno d’avventure il giapponese mezzo samurai e mezzo ingegnere aereo-spaziale Tochiro.  Anche l’antenato del figlio del sol Levante si ritrova anche lui sul fronte occidentale in quella primavera del 1945. Entrambi gli antenati rimasti da soli contro tutti con l’ultimo aereo rimasto fanno amicizia e scappano in Svizzera. Scanso equivoci occorre rammentare che  le vicende del capitano si collocano nel 30° secolo e non nel 20°, nonostante ciò è proprio quella comparsata di dieci minuti a fronte di una produzione di anime su o con Harlock stimabile in un centinaio di ore, più o meno, che dà a quest’appropriazione da destra una qualche plausibilità.


E' curioso come la povertà di miti politici credibili crei un vuoto tale al punto tale che sui forum si discute se sia legittimo meno questo possesso politico del Capitano del 30° secolo.
La cosa appare piratesca, fra l'altro mi chiedo cosa ne possa pensare il creatore e detentore dei diritti del capitano Akira Leiji Matsumoto che è fortemente interessato al suo Copyright. Inoltre l’artista e

creatore del pirata spaziale da tempo lavora per far passare l’idea che i fumetti in generale, e quelli giapponesi in particolare, sono forme d’arte; l’accostamento tra il suo Harlock  e la  destra politica rischia di creare dei nemici a un ragionamento intellettuale pieno di dignità e buonsenso.
Io non credo che sia una cosa da balordi quest'accostamento all’insegna della politica, chi lo fa sa cosa fa. Penso alla necessità di trovare eroi, esempi, e miti; mancando quelli credibili e concretamente reali si può fuggire negli eroi dei prodotti d'intrattenimento, negli eroi virtuali.

Questo però mi fa pensare da un lato a un processo di surroga, viene a mancare il titolare di un posto e arriva il sostituto, dall'altro a una novità di una società in rapida trasformazione dove reale e virtuale si legano e s'intrecciano in forme nuove e totalizzanti.


IANA per FuturoIeri




13 settembre 2009

Sulla serie classica di Capitan Harlock

La valigia dei sogni e delle illusioni

Sulla serie classica di Capitan Harlock

Al giorno d’oggi vengono sfornati dall’industria del’intrattenimento decine di rifacimenti di serie animate famose, di cartoni animati che diventano film; il senso che mi trasmette tutto questo è di un calo di creatività e di volontà di rischiare sul nuovo. Per questo voglio tornare con la mente al remoto passato.

 Nel lontano 9 aprile 1979 alle 19.15 Capitan Harlock faceva la sua comparsa nel piccolo schermo della penisola, sembra passato più di un secolo da allora, tutto è cambiato dai dischi in vinile si è passati al digitale, i gettoni marroncini per il telefono della SIP sono sostituiti dai cellulari con i quali si naviga nella rete, i trasferelli e le figurine da attaccare sugli album sono sostituiti dai videogiochi e dai giochi di carte collezionabili con i mostriciattoli e gli eroi della serie animate di successo.

La stessa gente del Belpaese non è più la stessa, la presenza poi di numerose e diversissime comunità straniere ha moltiplicato il senso d’estraneità che si prova ritornando alla memoria agli anni dell’infanzia.

Allora ritornare a qualcosa di quel passato è oggi possibile senza cadere nel ridicolo, si tratta di un pezzettino del passato, di qualcosa che non è più e che è stato, un passato che può servire per ragionare su cose che considero importanti.

E’ interessante osservare una delle logiche del Pirata del 30° secolo: secondo lui è giusto intercettare le merci e i beni perché le ricchezze che finiscono in mano a gente corrotta non andranno mai a coloro che ne hanno davvero bisogno; infatti l’eroe teme che l’umanità cada preda di una catastrofe alimentare o di qualche forma di carestia a causa del modo dissennato con il quale sono gestite le risorse. La guerra contro l’alieno popolo di Mazone fa sì che la probabile restituzione ai poveri e ai bisognosi, alla Robin Hood tanto per capirsi, debba esser rimandata; comunque quella sembra la sua intenzione. Il trinomio che viene a formarsi nella storia vede la coincidenza dell’eroe, dell’uomo libero e del giusto entro i limiti del pirata fuorilegge Harlock, il che presenta di fatto una situazione nella quale l’esempio e la salvezza per gli umani non può arrivare da un regime corrotto, o da una sua improbabile auto-riforma, ma solo dall’esterno e in coincidenza di fatti tremendi e distruttivi al massimo grado. Del resto il governo terrestre e gli sciagurati abitanti del pianeta azzurro, fatte alcune eccezioni di coraggiosi che sui fanno perlopiù ammazzare, rimangono passivi davanti alla catastrofe che s’avvicina e si volgono alla fuga dal pericolo solo quando è troppo tardi e l’attacco è già in essere con tutta la sua portata distruttiva. C’ è nella storia un senso di contaminazione: il potere politico imbelle e scellerato inquina tutti i suoi cittadini, sudditi e funzionari; porta gli umani alla catastrofe annunciata e nota con largo anticipo, e tutto questo in nome del quieto vivere di un regime iniquo che preferisce rischiare la sua totale distruzione che modificare qualcosa di sé per far fronte alla violenza del nemico. L’eroe salva, a fatica e grazie alla fortuna, l’umanità e forse il mondo ma è forzato a darsi l’esilio, il suo messaggio di coraggio e valore è affidato ai pochi che sono stati con lui nella speranza che riescano a smuovere un’umanità sempre pronta a cadere nella corruzione e nella follia. L’umanità corrotta e il potere in mano agli scellerati si sostengono a vicenda in questa serie animata e le follie dei corrotti e dei rincretiniti sono pagate da tutti i terrestri a caro prezzo.

Oggi che è passato così tanto tempo mi rendo conto che quella serie di 42 puntate è stata una punta  massima dell’animazione giapponese, in particolare mi colpisce come la trama presenti così tanti spunti al punto che può essere meditata con un certo interesse anche nella maturità. Forse è un piccolo, grande classico.

IANA per FuturoIeri




15 aprile 2009

Chi non siamo più, chi non saremo..?

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Chi non siamo più, chi non saremo…?

Il tempo maligno, cinico e baro regala alla gente come me l’evidenza di mutazioni che mi rendono alieno il mio stesso paese, il territorio, i luoghi dell’infanzia. Quasi trenta anni di tempo sono trascorsi dagli anni settanta, la grande politica dopo il crollo dell’URSS e la recente crisi del sistema economico statunitense è irriconoscibile. Se una macchina del tempo trascinasse un’assessore comunista di qualche comune toscano del 1979 nella realtà fiorentina di oggi dell’anno 2009 costui non capirebbe più nulla. Nell’apparente immobilismo italiano tutto è cambiato, radicalmente; e come al solito il Belpaese non ha avuto il buongusto di mettere nero su bianco la sua trasmutazione in un corpo informe ma del tutto nuovo. L’Italia del Belpaese di trenta lunghi anni fa non esiste più, anche i volti sono cambiati. Nel Parco delle Cascine osservo una notevole presenza delle comunità straniere presenti in città; mi ricordo che l’ultima volta che sono stato in quel parco mi sono soffermato a considerare che al principio del secolo appena passato su quel gran prato i primi gruppi di appassionati del calcio si adunavano proprio lì. Una targa apposta negli anni settanta ricorda quel periodo primo novecentesco. Oggi a far quella cosa ci sono soprattutto i nuovi arrivati, e forse è nella natura delle cose che l’immigrazione sia anche sostituzione fisica di qualcosa che prima c’era e oggi non c’è o si vede di meno. Questo piccolo dettaglio di colore è per me l’evidenza di un violento cambiamento anche nel quotidiano, se in prima elementare qualcuno mi avesse raccontato che fra trenta anni il computer, che si vedeva allora di solito solo nei cartoni animati giapponesi tipo Capitan Harlock, si sarebbe diffuso nelle case private, nei luoghi di lavoro e di studio e che messo in rete avrebbe collegato centinaia di milioni di esseri umani con internet l’avrei preso per un visionario o per uno che raccontava storie. O forse no. Già perché trent’anni fa c’erano molte speranze nel futuro e qua e là c’era qualche forma di proiezione verso il futuro, di speranza. Questo oggi manca ed è forse l’elemento più vistoso del Belpaese, noi come italiani non siamo un popolo che si proietta verso il futuro, i film di fantascienza, i cartoni animati  e i fumetti che hanno descritto orrori e meraviglie del lontano futuro alla mia generazione sono in massima parte di origine giapponese e statunitense. La mia generazione è stata, felicemente secondo me, colonizzata dall’immaginario dei manga giapponesi. La mancanza della percezione del futuro è il grande male del  popolo italiano, perché è più della semplice rappresentazione di un popolo che ha perso la capacità d’immaginare e di vivere nel lontano futuro; è l’evidenza palese di un deficit di capire e pensare il presente, di una condizione di minorità. Non ci vuole un Platone redivivo, basta il buonsenso di chi ha annusato le culture che pensano in termini di futuro per capire che il Belpaese non è più quello di prima per una sua mancanza di capacità di capire e di mettersi in rapporto con la storia e con la vita.  Non ci vuole un Cartesio per comprendere come il Belpaese si condanni all’incapacità di gestire il presente non avendo più un rapporto sano con il passato che ha dimenticato o peggio acriticamente abiurato; questo non credere più nei modelli del passato si è dato senza che ve ne fosse uno credibile diverso da quello del consumismo più becero e straccione possibile. L’Italia di oggi non sarà più quella del remoto passato, che a onor del vero non è remoto dal momento che è anche il tempo della mia infanzia, non sarà nemmeno quella pensata in questi ultimi anni o mesi perché la “grande politica” e i grandi interessi non riescono più a leggere e a capire le diverse genti d’Italia, l’Italia sarà l’incognita con cui dovremo vivere. Questi anni saranno una grande X, un qualcosa d’incalcolabile perché la capacità di pensare il futuro di tutti si è perduta. Rimane solo il futuro dei privati, talvolta neanche più quello delle famiglie ma solo dei singoli. In questo caso il futuro di tutti è il futuro di nessuno.

IANA per FuturoIeri




29 marzo 2009

Ritorno al passato: il sottile piacere

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Ritorno al passato: il sottile piacere

Alle volte mi capita quando sono perso in dei momenti di solitudine di pensare al mio passato remoto, quello personale intendo. Sono nato nella prima metà degli anni settanta del secolo appena trascorso, e  quando mi volgo a considerare gli anni della mia infanzia mi par di scorgere un passato meno scellerato di questo. Ritengo che  allora vi fossero sia nella maggior parte delle private persone sia in generale nella società italiana, e non solo, molte più speranze di oggi. Il mondo umano di allora sembrava proiettato verso  futuro possibile. C’erano grandi paure e prima fra tutte quelle della guerra nucleare e del terrorismo, situazioni gravi, disagi, problemi di droga ma nel complesso gli anni della mia infanzia li leggo oggi come un periodo dove si poteva ancora credere di “afferrare il cielo con le dita”. Forse si tratta della mia fantasia che vuol cercare un luogo sicuro in questi tempi di crisi e delinquenza, o forse no. Il passato era davvero diverso dal presente perché la gente era diversa da quella di oggi, e oggi i molti sono infelici perché vivono un presente che sembra non finire mai, dove non c’è un futuro possibile, dove i grandi problemi e le grandi speranze sono travolte da ciò che è  immediato e meschino. Quel passato sembrava più solido di questo presente, perché aveva più speranze e più progetti sul domani, del resto essere speranzosi era un poco più semplice  con la prospettiva del posto fisso, della crescita economica, di un sistema politico criminale e ripugnante e nello stesso tempo forzato a far i conti con l’opinione pubblica. Quindi i politicanti e i demagoghi della Prima Repubblica non potevano non tener conto dei problemi concreti della popolazione, del suo malcontento, delle tensioni sociali, delle realtà della società; inoltre i principali partiti politici in qualche modo mettevano in contatto gli  elettori con i grandi problemi della cultura e con i processi politici. Erano allora i partiti politici  corrotti, iniqui, pieni di personaggi ai confini della decenza, ma non erano solo comitati d’affari e ritrovi di personaggi privati che vivono di politica e sulla politica.   Il passato sembra più alto di questo presente perché in questo presente c’è qualcosa d’estraneo, di forzato, di distorto e corrotto che sembra agire come un gas invisibile che lentamente soffoca gli umani e spegne le loro aspirazioni e le loro speranze più segrete. Che strano questo presente così ingombrante, si finisce per voltarsi indietro con nostalgia al tempo perduto.

Forse è paura, forse è disgusto.

 

IANA per FuturoIeri




17 marzo 2009

Nota Inglese: Belpaese, ove sono i tuoi eroi?

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Nota Inglese: Belpaese, ove sono i tuoi eroi?

Cosa può spingere le genti di una realtà grande e difficile come questa penisola abitata da genti così diverse a vivere senza un minimo di slanci ideali, di tensioni civili. Il Belpaese, a parte alcune minoranze, è sfinito, invecchiato, impoverito, impaurito. Dove sono gli eroi del Belpaese, eppure nel passato recente come remoto, e financo remotissimo abbiamo avuto gente degnissima che ha saputo far cose mirabili o il coraggio di rischiare o la volontà di morire per le proprie idee. Cosa è successo in questi tempi di Seconda Repubblica, dove son finite le diverse genti d’Italia? Capita andando per i paesi stranieri di osservare monumenti ed opere in memoria di personaggi illustri o che ricordano grandi eventi del passato. Mi è capitato ad esempio di osservare in quel di Londra un monumento ai pompieri che hanno operato sotto i bombardamenti nazisti e fascisti della Seconda Guerra Mondiale; un’ opera posta fra il grande museo Tate e la cattedrale. Quello che lì è ovvio come discorso condiviso sulla storia e la memoria del Regno Unito in Italia sarebbe credenza di parte. Non abbiamo nel Belpaese alcuna forma di unità intorno al nostro passato, tutto è oggetto del discorso di parte, di messa in discussione, o peggio d’indifferenza o di derisione. Nulla è creduto perché nulla è credibile, i partiti politici della Prima Repubblica hanno operato quella che è stata un’ appropriazione più o meno lecita da parte del discorso politico della storia di tutti: c’era la storia dei fascisti e degli antifascisti, dei comunisti e dei democristiani, c’erano gli anglofili e i filo-comunisti, quelli che amavano la Resistenza e quelli che la disprezzavano, i nostalgici del fascismo e i devoti della Nazione Statunitense. Tanti discorsi e nessuna reale identità collettiva. Questa inesistenza di un passato condiviso e comune si spalma su tutto ciò che è Belpaese. Alle volte mi vien da pensare che non sia possibile parlare di identità italiana, ma di culture molteplici, di cose diversissime che sono state accostate con la forza e sulla spinta della decomposizione dei regimi di antico regime che dominavano gli italiani prima della nascita dello Stato Unitario. La lezione che viene dai popoli del Nord, Inghilterra in testa, è che senza unità di valori e d’identità non c’è forza militare e quindi forza in quanto il mondo umano e il pianeta azzurro sono luoghi di conflitto e di violenza. Gli italiani sono votati ad essere le vittime di qualunque violenza organizzata che è in grado d’esercitare una forza di qualsiasi tipo contro di noi. La violenza organizzata può essere ideologica, culturale, finanziaria, diplomatica, militare, politica e perfino terroristica nelle sue diverse manifestazioni. Questi anni di crisi regaleranno alle nostre genti l’evidenza di un fallimento integrale che non è solo politico ma anche antropologico e sociale. L’italiano, il Mario Rossi di turno, è solo contro tutti e contro tutto, lontano da Dio e dagli uomini; proprio come nelle peggiori stagioni che hanno preceduto il collasso e la distruzione delle tante civiltà che hanno avuto luogo in questo stivale. L’Italia o è ciò che deve essere ora, oppure semplicemente non sarà.

IANA per FuturoIeri




24 febbraio 2009

Chi siamo, chi saremo?

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Chi siamo, chi saremo?

Se le sciagurate genti del Belpaese avessero due lire di dignità umana avrebbero da tempo tempestato i loro politici di critiche e sollecitazioni ai confini della violenza per chiedere lumi su cosa intendono fare delle nostre genti. I processi di globalizzazione, una violenta colonizzazione Statunitense mascherata rozzamente e malamente da arrivo della civiltà nelle terre dei selvaggi, disgregano quello che l’unico collante che tiene assieme le difformi genti d’Italia: ossia la cultura e la memoria del proprio passato remoto. Mentre scrivo si fa un gran farneticare sui giornali sui figli degli extracomunitari e sul fatto che in prospettiva le comunità straniere nel Belpaese saranno sempre più numerose. Il seguito è facile da capire queste genti diverse vorranno riconosciuta la loro diversità, chiederanno di far parte delle caste al potere, i loro figli vorranno essere non solo lavavetri e muratori ma anche notai, avvocati, dirigenti, deputati e senatori e forse ministri. Un paese indebolito dalla globalizzazione, disgregato nella stabilità della famiglia dalla miseria e da modelli televisivi di finte dive con figlio e senza marito, privo di una solida civiltà, frantumato in tante fazioni politiche e sociali rissose e contrapposte si avvia alla disgregazione e alla morte. E’ certissimo che dietro i troppi deliranti e patetici proclami della politica nostrana c’è un vero, anche se inconscio, desiderio di morte. Si brama nell’intimo dei pochi che economicamente e politicamente ci governano la distruzione delle basi civili e culturali delle genti del Belpaese, la disgregazione dei popoli italiani della penisola in fazioni e in plebi pronte a servire il più osceno dei padroni in cambio di una mancia. L’odio di tutti contro tutti, la disperazione sociale e la paura del diverso e dello straniero favorisce i pochi ricchi e i loro disegni di dominio sui molti che sono poveri. Ecco allora che all’allarme per lo straniero delinquente s’aggiunge quella dello straniero in quanto tale, si presume che l’uomo onesto debba aver paura perfino dei figli piccoli di costui. Se gli stranieri sono così temuti è solo perché nel Belpaese si è persa la capacità di pensare le nostre genti come popolo, come civiltà e come cultura. Non bastano certo i miracoli a dare ai molti il senso di essere qualcosa tutti assieme. Le comunità straniere sono spesso più forti di tutta una città italiana, quando sono comunità e non disperati che vivono in un ghetto, perché sanno chi sono, cosa vogliono e dove andare. I disordini milanesi di qualche tempo fa con la comunità cinese hanno dimostrato al mondo che una comunità coesa può imporre il suo punto di vista e diventare un soggetto politico in grado di segnare il destino di una delle nostre metropoli. Noi no. C’è differenza fra  chi sostiene sia pur fra mille difficoltà le ragioni di una cultura e di una civiltà e chi al contrario ha per capi e dominatori soggetti estranei alla propria civiltà desiderosi di spezzare e dividere la Nazione per trarre un miserabile profitto assolutamente personale. L’Italia non sarà se non comprenderà le sue ragioni d’essere come civiltà. La crisi ha rivelato al mondo la malvagità, le frodi e i troppi inganni che erano l’essenza intima degli imperi Inglese e Statunitense, adesso che i dominatori e i vincitori di ieri sono in disgrazia è tempo di capire che esite una Nazione Italiana e far valere la nostra diversità nelle sedi opportune. L’alternativa è quella tracciata inconsapevolmente dai tirannucci domestici di oggi: la morte della nostra civiltà e cultura e la disgregazione delle diverse genti del Belpaese.

IANA per FuturoIeri




10 ottobre 2008

LODO ALFANO: COMINCIA LA RACCOLTA FIRME PER IL REFERENDUM

LODO ALFANO: PARTE REFERENDUM

IdV e sinistra insieme ma l'11 ottobre manifestazioni separate

 

(ANSA) - ROMA, 7 OTT - L'11 ottobre comincera' ufficialmente la raccolta delle firme contro il Lodo Alfano. Ad annunciarlo e' il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. Alla conferenza stampa a Montecitorio c'erano anche Arturo Parisi del Pd ('ma non sono qui a nome del mio partito'), il segretario del Prc Paolo Ferrero, Carlo Leoni della Sinistra Democratica e Manuela Palermi del Pdci. Ma l'11 ottobre, giorno del via, ci saranno manifestazioni separate. A quella della sinistra dovrebbero aderire anche i Verdi.

 

 

Il Lodo-Alfano è una legge fatta per delinquere in libertà da parte dell'attuale premier e per non farsi processare. La libertà i cittadini la perdono in questa maniera, poco alla volta, concessione dopo concessione. Il governo ve lo sta già dimostrando, dopo il Lodo per le 4 cariche dello Stato passato nell'indifferenza di molti ora si avanzano nuove pretese arroganti che calpestano i principi della costituzione, della democrazia e della tua libertà. Arrivano richieste per il Lodo-Consolo per i ministri, arriva l'estensione del Lodo per Mills, chissà che non arrivi il Lodo anche per qualche criminale. Non lasciarti sfuggire di mano la tua libertà. Firma in una delle piazze per il referendum contro il Lodo Alfano. Hai il dovere di fermare la dittatura Berlusconi IV.

 

 

LE GIORNATE DELLA LEGALITA':

 

Roma - Sabato 11 ottobre 2008

 

In Piazza Navona dalle ore 10:00 alle ore 20:00 saranno raccolte le prime firme per il Referendum.

Durante la giornata si alterneranno artisti di strada, cantanti, gruppi musicali e personalità del mondo sociale, politico e culturale.

A partire dalle ore 15:00 inizieranno gli interventi e gli spettacoli con le performance di Andrea Rivera, Enrico Capuano, Tammurriata Rock, Enzo Avitabile e Simone Cristicchi.

Antonio Di Pietro, Beppe Grillo, Marco Travaglio, Massimo Fini interverranno verso le ore 17:00.

Inoltre: sempre Sabato 11 ottobre tutti coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia del nostro Paese manifestano a Roma, in Piazza della Repubblica dalle ore 14, uniti (si spera) contro le politiche di questo Governo e più specificatamente contro le scelte razziste, gli attacchi all'indipendenza della magistratura, al ruolo contrattuale del sindacato ed alle conquiste del mondo del lavoro, alla democrazia ed ai valori dell'antifascismo ed al ruolo istituzionale ed alla scuola pubblica ed alla sua funzione sociale.

 

Cagliari - 16/10/2008

Trento Bolzano - 18/10/2008

Napoli - 19/10/2008

Roma - Piazza San Giovanni 25/10/2008

Milano - 26/10/2008

LAquila - 1/11/2008

Genova - 7/11/2008

Torino - 8/11/2008

Potenza - 21/11/2008

Bari - 22/11/2008

Campobasso - 23/11/2008

Pescara - 28/11/2008

Ancona - 29/11/2008

Udine - 5/12/2008

Bologna - 6/12/2008

Venezia - 7/12/2008

Perugia - 12/12/2008

Firenze - 13/12/2008

Cosenza - 14/12/2008
 
Amici di FUTURO IERI  ( http://digilander.libero.it/amici.futuroieri )



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