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11 settembre 2017

11 settembre 1973

11 settembre Anniversario del colpo di Stato in Cile e della deposizione del governo legittimo di Salvador Allende




9 novembre 2010

La recita a soggetto-Amor di Patria

Monachella su spine e ramo



Le Tavole delle colpe di Madduwatta
La recita a soggetto


Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Parliamo di affari, sul serio. Nello specifico i tuoi. Perché sei andato su e giù tra i Balcani e l’Ucraina a mendicare un posto di direttore o di controllore della qualità da certi gentiluomini? Il fatto di essere il fratello maggiore non conta, il denaro vale e vale tanto. Qualifica la persona, la rende degna agli occhi degli esseri umani e delle donne.
Francesco si allontana, apre la porta di una camera vuota e indica la finestra che dà sul giardino

Francesco:  Parli di denaro che qualifica per umiliarmi. Ipocrita! Osserva che cosa fa questo desiderio smodato, quanto ridicolo produce. Guarda il giardino!
Marco: Cosa ci fanno due tende nel giardino tra il pino e il fico? Che pazzia è questa? Vincenzo ha forse perso il lume della ragione? Si prepara alla terza guerra mondiale?

Francesco: No!  Per guadagnare qualche euro in più ha piazzato delle tende che vende a turisti squattrinati i quali non avendo da pagare l’ostello o giù di lì  e s’arrangiano;  il nostro nipotino li alloggia per pochi euro al giorno.

Marco: Il giardino di famiglia trasformato in un accampamento, robe che non vedi neanche in Ucraina! Il tutto per pochi euro, il vicinato ci avrà preso per disgraziati! 

Francesco: Questo è il prezzo dei tempi, tutto viene bruciato dall’avidità, la guerra e il conflitto di tutti contro tutti producono la distruzione di ciò che ci è caro e di ciò che è bello. Cosa ha mai fatto di diverso il nostro da noi due che ci siamo disinteressati di questa casa e abbiamo consigliato il nipotino di svendere la roba vecchia di cantina al mercatino dell’usato e del riciclo? In fin dei conti gli è stato detto la casa è tua e devi arrangiarti con l’ipoteca.
Marco: Che mondo cane! Certo che questa crisi ha spezzato le gambe a tanta gente chi prima andava in albergo ora s’accontenta di una camera pulciosa o delle tende. Questa economia di mercato  è la prosecuzione della guerra con altri mezzi, altro che storie. A proposito di guerra sei ancora convinto di essere una vittima della NATO. O hai smesso finalmente con quella storia?

Francesco: Storia! Voglio dirti qualcosa di guerre, mercato e del maledetto 1999 quando ho perso la mia fabbrica in Serbia. Persa nei bombardamenti della NATO e della nostra lodevole e meravigliosa aviazione della Repubblica Italiana. La nostra amata democrazia mi ha ben servito e per gradire  nell’occasione ha messo la mordacchia ai nostri giornalisti perché non stava bene dire che le bombe che venivano giù dal cielo erano le nostre.  
Marco: Ancora con questa storia della fabbrica italiana di qualità spianata dalla NATO, ma quando la smetterai!  Non sei il solo che ci ha rimesso, e gli altri sono ancora in piedi. Piuttosto ammetti con te stesso di essere stato il solito cialtrone, l’impareggiabile venditore di fumo, un triste millantatore.

Francesco: Mi sarei inventato io i ponti di Belgrado spianati, le fabbriche dove lavorava la gente bruciate dai proiettili, la gente ammazzata, scuole, case, magazzini tirati giù con bombe da trecento chili. No caro il mio fratellone!  Io c’ero e ti giuro sul mio onore che tutto ciò che puoi aver visto in televisione sono idiozie o nella migliore delle ipotesi veline degli uffici di propaganda e d’informazione dei nostri alleati, o forse dovrei dire padroni dal momento che quella guerra è avvenuta contro la nostra  pubblica opinione e mesi di martellamento propagandistico anti-serbo e anti-slavo non hanno smosso la diffidenza e il sospetto. In questo l’Italia è migliore delle altre genti dell’Europa del nord. Uomini e donne dei popoli del nord amano la guerra, i massacri ,sono masse di sanguinari disinformati pronte ad eccitarsi davanti mezzibusti televisivi che li spingono a lodare bombardamenti e massacri in nome dei diritti umani e altre scemenze simili. Mostri! Come può un bombardamento all’uranio impoverito o con bombe di precisione creare i diritti umani? Non conoscono nulla dell’umanità e pretendono d’insegnarla  a noi che siamo i creatori del diritto e abbiamo portato il cristianesimo e la parola di Dio nelle loro fredde terre dove i loro infelici e barbari antenati sacrificavano agli Deì oscuri. Chi sono questi stranieri ricchi e bianchi che parlano dialetti germanici se non i discendenti dei goti, degli angli, dei sassoni, e degli ostrogoti. I  loro demagoghi oggi siedono sulle cattedre di Gesù, di Cesare, di Cicerone, di Seneca e pretendono d’insegnare non solo a noi ma al mondo intero. E chi non ci sta, chi non accetta il diritto , il commercio, la morale dei civilissimi  signori della guerra in giacca e cravatta di seta allora su di lui cadono le  bombe come se fosse pioggia. Questi uomini del nord conoscono una e una sola legge: la legge del pugno. Il forte vince e domina e impone agli altri che sono deboli la sua giustizia e la sua verità. Non sono cambiati di una virgola dai  tempi di Attila e di Alarico.

Marco: Ancora storie. Sono i padroni, certo! Negare sarebbe follia. Ma dimmi da dove viene questa tua rabbia, questo tuo risentimento, questa farneticazione. Adesso te lo rivelo. Sei ancora comunista. Sissignore, sei un muso rosso. Sei infelice perché hai misurato chi sono i tuoi amici e compagni d’avventura, gli ex di sinistra subito passati dalle manifestazioni fumose e deliranti contro la CIA e la NATO alla sistematica obbedienza alla legge del pugno. Io ho frequentato altra gente, gente patriottica, gente  rispettabile. Mi hanno insegnato l’amore per la patria e, cosa buona e giusta, il rispetto per il più forte. I vincitori della Seconda Guerra Mondiale sono i forti ed è giusto che qui siano collocate più di cento basi NATO e Statunitensi, è giusto che la lira sia sparita per far spazio a una valuta Europea che è regolata da una banca centrale che a sede in Kaiserstrasse a Francoforte, è giusto che i militari dei dominanti siano processati da loro tribunali e assolti qui come in Iraq. È giusto e buono perché noi gente dispersa e difforme del Belpaese al loro posto faremo questo e molto peggio di questo. Con buona pace di Cesare, Virgilio, Cicerone e compagnia cantando e favoleggiando tutto questo è cosa buona e giusta. Dimmi ora. Non sei forse stato un padrone, non hai forse avuto proprietà, non era per te giusto che ci fosse un padrone e dei salariati. Evidentemente sì. Allora come si può negare a costoro di far proprio il diritto, di trasformare le leggi presunte universali nella manifestazione della loro volontà particolare, l’unico metro della legge nazionale  e del diritto internazionale è la volontà del più forte. Oggi la forza sono le bombe, le armi di distruzione di massa, la guerra economica usata e programmata,  il commercio, le svalutazioni delle monete, l’uso politico dei fondi sovrani, la creazione di forze terroristiche, separatiste, rivoluzionarie, la distrazione, la  propaganda e la disinformazione di massa.

Francesco: Io sarò anche un comunista pazzo ma tu sei un visionario che crede ai complotti e ai marziani. Parli come un predicatore di sciagure. La legge del pugno poi… ma chi credi di convincere? Io ho letto dei libri, perfino uno di un generale: un certo Mini. Non cambio idea a prescindere dal fatto che ci fosse o meno un governo di centro-sinistra e che fosse la prima volta di un premier ex-comunista italiano. Quella guerra era sbagliata e iniqua di per sé e perché mi ha rovinato. Uno dei migliori calzaturifici dell’est, una maestranza femminile e maschile bellissima, ottima merce e la tomaia poi… roba fina e a basso prezzo. Potevo perfino far concorrenza ai cinesi. Tutto spianato a suon di bombe, ma che credevano di trovare quei minorati mentali: il gran diavolo o perché no il generale Mladic!

Marco: Ancora con questa storia della fabbrica bombardata, no caro! Tu sei la tua rovina e le tue idee sbagliate.
Accetta la verità e la realtà. Il mondo è dei forti e a loro e  soltanto a loro spetta decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato, così come quando siamo padroni in fabbrica o nel  negozio o in magazzino stabiliamo ruoli e gerarchie così i forti devono dominare i popoli deboli e coloro che fra i deboli sono forti devono porsi alla testa di coloro che devono servire. Così è giusto che sia. Io in Ucraina sono uno che comanda sopra cinquanta maestranze per conto di soci che hanno messo i capitali e neanche sanno cosa sia una fabbrica. I forti dominano i deboli nel  mondo degli affari, in guerra, in pace, in natura e soprattutto in amore perché è sempre vera e giusta quella sentenza  che afferma che  le donne amano i ricchi e gli altri  amanti  sono i ripieghi: ovvero quelli che vengono dopo i forti che esercitano il potere e il dominio. Le donne capiscono ciò che è bene ed è giusto nella vita umana e  per questo amano gli euro e i dollari e ciò che con essi si compra. Il denaro che gira e che corre santifica ogni giorno il sistema e le sue guerre. A me va bene così.




16 dicembre 2008

APPELLO DI FINI E TRAVAGLIO

Appello Fini - Travaglio

 

12 dicembre 2008

 

Con l’annuncio di Silvio Berlusconi di voler cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza si è giunti al culmine di un’escalation, iniziata tre lustri fa, che porta dritto e di filato a una dittatura di un solo uomo che farebbe invidia a un generale birmano.
Da un punto di vista formale la cosa è legittima. La nostra Carta prevede, all’articolo 138, i meccanismi per modificare le norme costituzionali. Ma farlo a colpi di maggioranza lede i fondamenti stessi della liberal-democrazia che è un sistema nato per tutelare innanzitutto le minoranze (la maggioranza si tutela già da sola) e che, come ricordava Stuart Mill, uno dei padri nobili di questo sistema, deve porre dei limiti al consenso popolare. Altrimenti col potere assoluto del consenso popolare si potrebbe decidere, legittimamente dal punto di vista formale, che tutti quelli che si chiamano Bianchi vanno fucilati. Ma la Costituzione non ha abolito la pena di morte? Che importa? Si cambia la Costituzione. Col consenso popolare. Elementare Watson. Senza contare che a noi la Costituzione del 1948 va bene così, e non si vede un solo motivo per stravolgerla (altra cosa è qualche ritocco sporadico per aggiornarla).
Com’è possibile che in una democrazia si sia giunti a questo punto? Non fermando Berlusconi sul bagnasciuga, permettendogli, passo dopo passo, illiberalità e illegalità sempre più gravi. Prima il duopolio Rai-Fininvest (poi Mediaset) che è il contrario di un assetto liberal-liberista perché ammazza la concorrenza e in un settore, quello dei media televisivi, che è uno dei gangli vitali di ogni moderna liberaldemocrazia. Poi un colossale conflitto di interessi che si espande dal comparto televisivo a quello editoriale, immobiliare, finanziario, assicurativo e arriva fino al calcio. Quindi le leggi “ad personas”, per salvare gli amici dalle inchieste giudiziarie, “ad personam” per salvare se stesso, il “lodo Alfano”, che ledono un altro dei capisaldi della liberaldemocrazia: l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Infine una capillare, costante e devastante campagna di delegittimazione della Magistratura non solo per metterle la mordacchia (che è uno degli obbiettivi, ma non l’unico e nemmeno il principale della cosiddetta riforma costituzionale), ma per instaurare un regime a doppio diritto: impunità sostanziale per “lorsignori”, “tolleranza zero”, senza garanzia alcuna, per i reati di strada, che sono quelli commessi dai poveracci.
Presidente del Consiglio, padrone assoluto del Parlamento e di quei fantocci che sono i presidenti delle due Camere, padrone assoluto del centro-destra, se si eccettua, forse, la Lega, padrone di tre quarti del sistema televisivo, con un Capo dello Stato che assomiglia molto a un Re travicello, Silvio Berlusconi è ormai il padrone assoluto del Paese e si sente, ed è, autorizzato a tutto. Recentemente ha avuto la protervia di accusare le reti televisive nazionali, che pur controlla nella stragrande maggioranza (ieri, in presenza del suo inquietante annuncio, si sono occupate soprattutto della neve), di “insultarlo”, di “denigrarlo”, di essere “disfattiste” (bruttissima parola di fascistica memoria), di parlare troppo della crisi economica e quasi quasi di esserne la causa (mentre lui, il genio dell’economia, non si era accorto, nemmeno dopo il crollo dei “subprime” americani, dell’enorme bolla speculativa in circolazione).
Poi, non contento, ha intimidito i direttori della Stampa e del Corriere (il quale ultimo peraltro se lo merita perché ha quasi sempre avvallato, con troppi silenzi e qualche adesione, tutte le illegalità del berlusconismo) affermando che devono “cambiare mestiere”.
Questa escalation berlusconiana ci spiega la genesi del fascismo. Che si affermò non in forza dei fascisti ma per l’opportunismo, la viltà, la complicità (o semplicemente per non aver capito quanto stava succedendo) di tutti coloro che, senza essere fascisti, si adeguarono.
Ma sarebbe ingeneroso paragonare il berlusconismo al fascismo. Ingeneroso per il fascismo. Che aveva perlomeno in testa un’idea, per quanto tragica, di Stato e di Nazione. Mentre nella testa di Berlusconi c’è solo il suo comico e tragico superego, frammisto ai suoi loschi interessi di bottega.
Una democrazia che non rispetta i suoi presupposti non è più una democrazia. Una democrazia che non rispetta le sue regole fondamentali non può essere rispettata. E a questo punto perché mai il cittadino comune dovrebbe rispettarla invece di mettersi “alla pari” col Presidente del Consiglio? “A brigante, brigante e mezzo” diceva Sandro Pertini quando lottava contro il totalitarismo. O per finirla in modo più colto: “Se tutto è assurdo”, grida Ivan Karamazov “tutto è permesso”.

Massimo Fini
Marco Travaglio

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Associazione FUTURO IERI - http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/vaini.htm



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