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14 luglio 2015

Ripubblicata la favola di Bananìa

La Favola di Bananìa

 

 

Dove in poche righe si parla di Bananìa

 

Il popolo di Bananìa era uscito a pezzi da una serie di grandi macelli di natura militare che sono soliti dare un senso e un cammino alla razza umana, nonostante il difetto di ridurre il numero di facenti parte della stessa.    Del resto a tale specie di bipedi, senza troppe pretese, i Bananiani appartenevano, e per così dire, non si erano sottratti alla generale spinta suicida.    Di solito quando quei vasti insiemi di umani associati, comunemente detti stati, imperi o anche regni, sono travolti da grandi stragi e devastazioni essi traggono dal meglio della loro gente i capi e regolano le cose della politica verso quel bene supremo che è la mera sopravvivenza.  Bananìa a onor del vero seguì proprio il consiglio opposto, anche per  il consiglio dei vincitori della Seconda grande spartizione del mondo ebbe in sorte la cleptocrazia più nota e biasimata in cielo e terra per incapacità, idiotismo, ignoranza, spirito ebete, malafede, e destino tapino. 

Quindi, fino all’inverosimile e nel più grave momento,  i capi di Bananìa seguirono il consiglio e l’indirizzo di fare il bene degli approfittatori, dei ladri, dei mascalzoni, e della peggior gente del consorzio umano.   La Cleptocrazia è dopotutto il governo dei poteri criminali organizzati e in ciò le genti di Bananìa ebbbero una sorta di coerenza politica.    La classe politica e imprenditoriale, che senza adeguato senso del ridicolo si definiva Classe Dirigente, fu una sorta di poesia al contrario: politici arrivisti e cialtroni, imprenditori pronti alla fuga con la cassa, banchieri dediti alla fuga con l’argenteria, intellettuali mercenari un tanto al chilo, signorine e signore della più alta società che parevano uscite dal braccio femminile di qualche carcere di massima sicurezza.    Questo troiaio moltiplicato per migliaia di soggetti con masse di nullafacenti parassiti adulatori, servi sciocchi sporchi e laidi e seguagi pazzoidi e psicolabili andò avanti per tre generazioni protetti da equilibri geopolitici pericolosissimi e dalle bombe degli eserciti stranieri che bivaccavano nella terra dei Bananiani.

Questo era un frutto amaro della precedente spartizione del mondo di cui si è già detto.   La presuntuosa e impunita ladrezza dei capi e la loro meschinità al rovescio produsse nei molti uno spirito di emulazione  che fece del popolo di banania uno dei più ignoranti e ladri del pianeta, ma poiché non si può esser ladri se non c’è niente da rubare la volontà di trafficare e di barare al gioco triste e malvagio del commercio varcò i confini e produsse la prima industria del paese quella del crimine organizzato.

Il denaro dei malavitosi doveva però anche esser ripulito e da qui si generò una grande attività industriale e commerciale che fece la fortuna del suddetto paese di criminali organizzati e di mascalzoni impuniti e che permise alle sue anime belle di vivere senza sporcarsi le mani impegnandosi in tante e diverse attività più o meno oneste.  Coloro che erano onesti mostrarono dunque ai forestieri fino a che punto il vivere onestamente fosse una  suprema e artistica forma d’ipocrisia  sapendo che tutto il denaro del sistema era il frutto di numerose attività indegne e questo enorme capitale veniva lavato e lustrato a nuovo attraverso il sistema bancario.

La ripulitura del denaro sporco ebbe conseguenze surreali in quanto per mascherare la natura della ricchezza i ricchissimi si diedero a manifestazioni di mecenatismo e di filantropia di conseguenza: con il traffico dei rifiuti tossici in paesi sfortunati vennero indirettamente finanziate attività editoriali e culturali,  con i traffici di armi e droga fu creato un sistema finanziario articolato che finì per avere come ricadute il finanziamento di gallerie d’arte, musei, industrie avanzate, depuratori, infrastrutture.

 Una piccola parte di questa massa monetaria si trasformò in prestiti allo Stato per pagare l’esercito e le scuole con il meccanismo del debito pubblico.  Fu tuttavia il fantasioso e multiforme commercio dato dalla tratta delle bianche, dallo sfruttamento della prostituzione e dal traffico di umani detti immigrati clandestini, questo in verità possibile solo grazie ad estese complicità, che arrivò dove il resto non era arrivato.   Questo grande mare in movimento  di denaro venne riciclato in uno straordinario fervore edilizio che avrebbe fatto impallidire e umiliato i costruttori delle piramidi o delle cattedrali medioevali; sull’intera penisola si rovesciò una massa oscena e informe di periferie squallide, di capannoni nati male, di centri commerciali senza senso e brutti, ma così brutti che sembravano uscire da un incubo frutto di menti drogate con sostanze pericolose e molto pesanti da reggere, e poi stadi, galere, e case popolari e ville per siuri.    Miracolosamente neanche un solo edificio era umanamente passabile.

Questo regno del brutto e del deforme creò milioni di posti di lavoro fra edilizia e indotto,  e come esito la popolazione vivendo in tali luoghi divenne cattiva, ladra e stupida, e per gradire ignorantissima di ogni cosa.

In tanta rovina le passate culture di Bananìa, che pure avevano avuto nel remoto passato una loro discutibile dignità, sembravano dei fantasmi che vagavano sulle rovine e dentro i castelli medioevali, quelli di cui si favoleggia ma dei quali mai si trova la prova della loro esistenza.

Il crimine organizzato e un ceto politico di scellerati e di miserabili dementi con queste premesse organizzò un paese talmente corrotto, osceno e inaffidabile che nessuna specie, nemmeno del regno vegetale e minerale, dava a questi bananiani il minimo credito o la minima stima.

La bestialità della vita e la rozza ignoranza della maggior parte della popolazione facevano di questo paese una terra di diavoli senza ritegno e dignità; ma anche senza inferno, cosa che avrebbe almeno concesso loro la grandezza del male.

La mancanza di dignità era un dato originale, in quanto a causa delle sciagure di questo popolo, la popolazione aveva preso a chiamare padrone chiunque potesse elargire un pasto o una mancia o l’occasione per portare ad effetto qualche espediente per guadagnare del denaro.   Tale era il vivere dei potenti e dei loro satelliti e ugualmente tale era quello di coloro che vivevano nel bisogno  o del proprio lavoro.

 

 

 

Come la degenerazione fu fonte di salvezza

 

Il risultato fu un popolo talmente privo di quelle caratteristiche di decenza, onestà e forza di coesione che quando le grandi potenze uscite vincitrici dalla Seconda Grande Spartizione del Mondo, presero la risoluzione, dopo uno stillicidio di piccole guerre, stragi, azioni indegne e vendette di porre in essere una Terza Grande Spartizione del Mondo nessuno prese sul serio i bananiani che furono lasciati sul limite del grande macello di popoli.

I Grandi della terra non presero in considerazione un popolo così miserabile, l’onore di far parte degli eletti che sparivano nel regno delle ombre fu quindi lasciato a gente più degna; i quali stavano annientando un patrimonio unico di beni, umani utili, animali, piante.

Solo le grandi banche nei paradisi fiscali gioirono degli straordinari profitti che la guerra generava, anche se non era certo se sarebbe sopravvissuto qualche bancario o finanziere per contare il malloppo. Ma come è noto per banchieri e finanzieri la sopravvivenza della specie umana e dei viventi in generale non ha spazio nei loro calcoli e nei loro progetti; la morte di tutto e di tutti è irrilevante, il capitale è un Dio che può vivere in astratto anche all’interno di un pianeta morto.

Il popolo bananiano fu felice di non venir massacrato per gli imperi altrui e con indifferenza videro partire gli occupanti dediti a rischierarsi, così si espressero, in punti strategici e quindi ad unirsi a quelle masse di armi e armati che le città del mondo stavano vomitando sul pianeta azzurro.    I politici screditati di Banania rigettarono sulla malevola loro gente tutte le  scemenze che la loro fertile mente partoriva, mentre le città del mondo sprofondavano, colpite a morte dalle armi chimiche e nucleari di nuova concezione, e venivano avvolte  nelle nubi tossiche.

Fu con la fine delle grandi masse che venne meno il monoteismo, forma di adorazione del divino costruita apposta per gruppi di fedeli numerosi da riportare a una regola di vita e a una legge unitaria. Come conseguenza di tanta strage, resuscitarono dagli inferi gli Antichi e subito essi presero a scrutare quella strana umanità che li aveva abbandonati.

In verità non fu tutta gloria, i rappresentanti del Dio unico avevano da tempo intrapreso forme di proselitismo e adorazione che puntavano su personaggi carismatici, introducendo nel monolite dei culti del  Dio Unico forme di adorazione pagana e idolatria.

Gli Dei della guerra molto si rallegrarono del massacro e di vedere tutte le arti degli umani, che del resto a ciò sono votate, piegarsi alla sua prediletta.   Felice vide il mondo sprofondare in lutti infiniti e con lui Plutone signore dei morti e Mercurio dio dei mercanti e dei ladri assai soddisfatti lodavano il gioioso momento dove i denari venivano spesi, i furti e i crimini erano cosa di tutti, e le gole del tartaro erano colme di anime di trapassati; le ombre popolarono di nuovo gli inferi degli Dei pagani. In fondo la distruzione delle masse di viventi ebbe l’effetto di costituire un grande rito di evocazione che cancellava un tempo e riportava sulla terra il dominio dei molti Dei.

Solo Bananìa fu causa dello  sdegno del Dio Rosso, ovvero di Marte.

Si chiese come poteva esistere un simile popolo e in una terra che gli pareva ai suoi tempi, che nella sua mente divina erano lontani nel ricordo ma lieti perché li associava a fresche e violente stragi, popolata da ben diversa gente. Lui per prosperare aveva bisogno di uomini e donne di forte tempra, aggressivi, con corpi pronti alla lotta, i mercenari infidi, i grulli dal grilletto facile, gli sciagurati in divisa erano un problema, anzi una disgrazia. Ancor di più questo quadro gli appariva negativo osservando la natura imbelle, dissoluta e scema di tanta parte delle genti di Bananìa.

Crucciato osservò un popolo talmente scellerato che veniva bandito dalla guerra.  Meditò una vendetta e stabilì offeso che avrebbe mutato l’odiata cleptocrazia che si permetteva di sopravvivere a tanta strage  truccandosi malamente da Democrazia.

La quale, essendo la forma di governo dei criminali, era prossima al collasso.

Come accade talvolta un fatto lontano provoca disastri a grande distanza e presso popoli ignari e incolpevoli e così fu per questa guerra altrui che mutò nel fisico e nella mente i Bananiani.

La classe dirigente, se così la possiamo definire, di Bananìa aveva subito una selezione al contrario parallelamente alla raffinazione e selezione dei principali leader dei gruppi criminali.  Alla barbarie della degenerazione politica, commerciale, umana  e sociale faceva seguito la crescita in termini di potere e consenso dei principali gruppi criminali.    I quali per non far brutte figure e per meglio farli passare inosservati infiltravano fra i politici solo ed esclusivamente i peggiori elementi, i cialtroni patologici, gli ignoranti cronici, i narcisisti con problemi di droga, i mitomani scemi .

Tuttavia la delinquenza organizzata aveva bisogno di una situazione politica e militare ben diversa dai macelli immani che si venivano a creare in quel periodo, senza umani vivi venne meno il commercio delle armi leggere, lo sfruttamento della prostituzione, lo spaccio di sostanze stupefacenti, il traffico di organi, il furto e lo smaltimento illegale dei rifiuti, l’incendio, doloso, gli omicidi e i ricatti e ancor di più i  sequestri vera industria mondiale che dava lavoro a centinaia di migliaia di operatori e a decine di banche e a un paio di paradisi fiscali.

Le prime cento bombe nucleari, per maggior celia gli esperti le chiamarono tattiche, chiarirono che era inutile fra i milioni di ombre nere e gli scheletri di centinaia di migliaia di edifici cercare chi potesse pagare un riscatto, praticare attività moralmente riprovevoli o comprare droghe, fosse  un governo o un privato.  Ciò che rimaneva era il collasso di ogni civiltà industriale e di massa, e senza la società di massa non c’è criminalità organizzata e quindi neanche cleptocrazia.

Quel consorzio umano cessò, finì d’improvviso senza nemmeno un congedo accettabile, cosa che implicò il collasso dei poteri criminali e quindi anche del sistema politico di Bananìa.

La debolezza del potere politico e della società aveva fatto prosperare la criminalità, la quale di contro aveva finanziato e favorito l’ordine costituito, in qualche caso aveva concordato con le forze dell’ordine la consegna di qualche delinquente reo di delitti infamanti per distrarre l’opinione pubblica.  Stavolta il gioco era finito, niente grandi truffe coi soldi, e con le perversioni delle grandi masse imbelli e dissolute della civiltà industriale post-fordista, per un semplice e banalissimo motivo: le grandi masse stavano venendo meno per motivi biologici. Gli effetti della guerra si fecero sentire in tutta Bananìa con drammi indicibili, la vita divenne dura anche per i delinquenti costretti ad assistere al crollo del loro mondo; il Dio della guerra volle soddisfazione dei torti subiti da tali genti scellerate, e liberò l’antica Dea della giustizia dalle catene dette “del civile buonsenso e della ragion di Stato” e la condusse nella penisola triste ed empia. Il Dio voleva il ritorno di popolazioni forti e audaci perché voleva seguaci degni di lui.

Il suo spirito dimenticato da troppe generazioni iniziò a risvegliare in molti una rabbia, non proveniente dalla testa ma semmai dal basso ventre.

Fu così che nel volgere di una mattinata, mentre gli addetti si sbarazzavano delle carcasse di umani, cani, gatti e altre bestie decedute per le pestilenze scatenate dagli attacchi con i virus e per la carenza di medicinali, tutta Bananìa si fermò; fu una paralisi contagiosa, anzi uno sciopero, e nella notte divenne una rivoluzione irreversibile, alla quale non partecipò un solo politico  in disarmo o in carriera che fosse.

Il sistema politico-criminale sparì e si disgregò nel giro di una settimana, lo Stato e le Istituzioni da decenni cadaveriche impiegarono un pomeriggio soltanto.

L’intero potere della criminalità organizzata, ormai privato di un consenso popolare e di una giustificazione politica, sopravvisse solo pochi minuti  alla fine del sistema che lo aveva generato.  Il  malvagio consorzio dei paesi sedicenti civili stavolta aveva ben più gravi questioni e non riuscì, come era suo costume, ad aggredire quelle genti sconsigliate per trarre profitto dal loro male e dal disordine altrui, o a far da stampella alle diverse mafie e ai centri di potere affaristico-criminali.   

La Randocrazia fu resa possibile dalla dissoluzione delle civiltà vicine  e dal venir meno delle forze interne e forestiere che sorreggevano il regime di malcostume criminale  e criminogeno.

Quindi, forse per la prima volta, la gente di Bananìa fece da sé e accoppati, con la brutalità sadica di chi ha troppo subito, i passati leader e i loro seguaci più compromessi non trovò di meglio che prendere atto del suo punto zero di partenza.

Inventarono quindi con le risorse che avevano, alcune delle quali si erano salvate dalla guerra, un nuovo sistema che chiamarono con un neologismo tutto loro “Randocrazia”.

Con gli strumenti informatici in possesso misero i posti di potere e di comando in sorte del caso malaugurato, considerando che dopotutto la politica è questione di posti, poltrone di seta e raso, titoli altisonanti ma perlopiù vani e fatui, e strapuntini e seggiolini metaforici in comitati ad hoc e consigli d’amministrazione per i meno malvagi e i poco raccomandati.

Forti delle cattive esperienze del loro passato i bananiani passarono a considerare il problema a partire dai posti da occupare.  Fu deciso di darli assolutamente a caso senza prendere in considerazione cose errate e sconce come consenso, benpensanti, moralità privata dei candidati, e meno che mai le elezioni più o meno democratiche che fossero.

Fu quindi il sorteggio duro, puro e fino in fondo e non si fecero scrupolo  i Bananiani di mettere fra i sorteggiabili pure i carcerati e i militari di carriera.  Fu un clamoroso e inverecondo successo, e le cose pubbliche e quelle private iniziarono ad andare molto meglio.  I saggi incaricati stabilirono che il caso evitava alcuni problemi della democrazia: spezzava in primo luogo il rapporto fra l’eletto e i suoi finanziatori e sostenitori fondamento questo di ogni sorta di manipolazioni della legge e di travisamento dei delicati incarichi che costoro ricevevano dalle urne il sorteggi liberava il sorteggiato dalla riconoscenza e dalla condizione ricattatoria in cui si trovava l’eletto dopo le elezioni, il quale per essere rieletto in qualche carica doveva rispondere del suo operato a gruppi di potere palesi ed occulti nel totale disinteresse della cosa pubblica e della gran massa dei cittadini.

Il sorteggiare imponeva, proprio per la casualità del risultato, regole, vincoli e controlli, questo faceva sì che il politico e l’uomo di potere fosse controllato e giudicato da personaggi che non erano suoi pari e nel suo agire non poteva fare appello a responsabilità di gruppo o di casta o peggio a indicibili complicità e a giochi di ricatti incrociati.

Inoltre questo creava curiose e non chieste novità: ergastolani tratti di galera per fare i sottosegretari trovandosi a recitar una ben diversa parte in commedia si rivelarono probi, giusti e disinteressati e pure assidui sul lavoro, scellerati e tossici collocati nei consigli d‘amministrazione di municipalizzate e società miste migliorarono meglio che in una comunità di recupero e i risultati del loro operare furono superiori a quelli registrati dai consigli composti da avvocati, esperti e famigli di potenti del precedente regime democratico.   Addirittura qualche ex politico, categoria spesso peggiore e solitamente inclusiva delle tre precedenti, libero finalmente dai vincoli di partito e di gruppo agiva nel disinteresse suo e per aiutare la popolazione tutta in così tribolato periodo.

Una regola che proibiva il ricoprire l’incarico per due volte nella vita dell’equivalente di parlamentare, ministro e presidente del consiglio e ancor di più di sottosegretario e capo-commissione parlamentare si rivelò una mano santa che guarì molti dalla prevaricazione e dall’ambizione; quindi rese migliore ciò che può solo peggiorare in un sistema parlamentare affidato a fazioni e partiti sempre pronti a tirare dalla loro parte il potere legislativo e l’esecutivo, per tacere del giudiziario.   La randocrazia rese quindi i tapini e afflitti abitanti di bananìa, per quanto ciò sia banale, uguali perché ognuno era eleggibile e potenzialmente destinato a ricoprire cariche pubbliche in virtù del malaugurato o benigno caso.

Vennero meno quindi la preparazione di una carriera, il ruolo dei protettori e dei finanziatori e le bande di seguagi e parassiti che di solito per loro esclusivo tornaconto prestano interessata  fedeltà ai politici in carriera o alle ricche mance elargite dalle agenzie di spionaggio dei paesi stranieri.   Il tempo di Marte iniziò a declinare, gli dei oscuri che tormentavano le anime  e aumentavano in ricchezza e potenza grazie al numero di dannati che precipitavano nel regno delle ombre erano un potere che oscurava le glorie di tutti gli Dei guerrieri. Milioni di morti per volta, innumerevoli masse di tormentati, di pazzi, di disperarti erano la grande ricchezza degli Dei infernali, con una sola moneta per morto, matto, disperato avevano creato una grande ricchezza. Avevano perfino il problema di gestire la loro ricchezza e il loro potere su una tale masse di morti e di schiavi sottomessi alla loro volontà. Una simile carneficina era roba da inferno del Dio Unico non da Dei pagani che quando aprivano le porte del Tartaro e dell’Erebo al più accoglievano trentamila ombre per volta.    Mille diavoli furono incaricati di contare gli oboli versati per i defunti e per coloro che resi folli o malati si raccomandavano ai signori dell’oscurità, ma le misere creature non riuscivano a tener il conto. Troppo lavoro! Un mondo intero era morto e uno nuovo sorgeva per servire gli Dei Antichi. Grande fu lo sconforto dei risorti Dei Antichi le grandi masse dei consumatori trapassati avevano distrutto, con il loro trapasso, i poteri forti, non c’era più aristocrazia di casta e del denaro, si erano dissolti i ceti privilegiati, ed i poteri dispotici sui quali far leva per ricostruire la pace e l’ordine erano spariti. Erano rimasti loro, rovine, disperazione e un mondo da far rifiorire per mezzo di quanti si erano salvati dalla catastrofe bellicista; nel disastro si erano di nuovo impadroniti della dispersa umanità. Come è noto gli Dei si dividono in Dei Celesti o antichi, Dei Oscuri di rango inferiore ai celesti, e poi messaggeri, demoni e diavoli ovvero servitori di basso lignaggio delle due categorie; c’è chi semplifica tutto questo ordine di cose chiamandoli in blocco alieni. Comunque questa gerarchia non umana era votata a ricostruire l’umanità e la vita sul disgraziato pianeta azzurro.

La guerra fu inizio fine e nuovo cammino per l’umanità confusa e per i Bananìani.

In effetti il sistema era complessivo, le masse consumavano tanto e male e consumavano beni e servizi legali esattamente come quelli illegali, i criminali prosperavano; inoltre i ricchi e i potenti, all’ombra di istituzioni politiche ridicole e di reali poteri finanziari e criminali, potevano organizzare e compiere di tutto.    Finite le masse era finito il potere che esse generavano; di conseguenza coloro che avevano lanciato i terribili ordigni che avevano bruciato intere città a temperature inaudite, o distrutto popoli interi con sostanze chimiche e radioattive di straordinaria potenza si erano annientati con le loro mani.

Come tutte le cose umane e divine la guerra doveva finire, e iniziò a spengersi per un bieco istinto di sopravvivere alla propria razionale natura di esseri scellerati, violenti e avidi.

Coloro che erano dalle ombre della fortuna ascesi alla luce del potere trovarono una buona occasione per essere felici, ora con poco si era potenti e temuti, e dopo qualche difficile anno di lotte e scontri cominciò a formarsi una nuova casta di privilegiati che subentrò alla precedente che venne macellata e dispersa durante i primi anni del conflitto.  Per certi aspetti questi nuovi potenti erano ancor più transnazionali e cosmopoliti dei precedenti signori del mondo, in verità più per disperazione che per convinzione si erano trovati in questa condizione di privilegio.

Volendo essi staccarsi dal recente passato colsero al volo il fatto che al declino di Marte sovviene sempre il regno di Venere, anche perché l’umanità inquieta dovrà pur ricostituire il suo popolamento sulla superficie della terra e ragionare di ricostruire quel mondo di cose e affetti disintegrato.   Quindi il tempo della pace, intesa come è giusto che sia come preparazione a nuove guerre e ricostituzione del materiale umano per nuovi orizzonti di gloria, prese ancora una volta forma.

Il dio che iniziò ad influenzare gli uomini con la decadenza di Marte fu Apollo il quale da buon Dio devoto alle cose precise e ordinate comandò che venisse fatto ordine e che, risolte le questioni più gravi, e fra queste lo sciagurato popolo di Bananìa venisse ricondotto a più miti consigli. Non si può dare esempi troppo positivi all’umanità inquieta, sentenziò il Dio di Socrate.

Quindi seguendo il Dio e il nuovo tempo dell’amore  i nuovi potenti si circondarono di servi e tutori armati del loro nuovo ordine costituito e si volsero a consolidare il loro potere, i loro beni, i loro interessi, a far fuori i soliti illusi, a dare una nuova possibilità di vita a delatori, parassiti, personaggi dello spettacolo, faccendieri, procuratori, e gente del mondo dello sfruttamento della prostituzione.

Sistemare alla meglio le cose loro, essi presero a considerare le vicende del popolo di Bananìa, cattivo esempio essi dissero: si era salvato dal terzo grande inutile macello per spartire il mondo, come è arcinoto le altre specie di viventi sono o troppo stupide o troppo intelligenti per fare loro la  spartizione del mondo, vivevano meglio di tanta parte dell’umanità, ringraziavano ancora il Dio Unico per averli risparmiati e per aver dato loro la forza di liquidare fisicamente ed economicamente quella gente riprovevole che di mestiere ha scelto di comandare gli altri e, addirittura, vivevano molto bene per i parametri consueti pareva proprio che  la vita media fosse addirittura di cinquant’anni contro i quaranta scarsi- scarsi dei paesi più potenti e felici.

Venne quindi stabilito  di riunirsi fra i potenti della terra, di metter fine alle liti, e di considerare le cose di bananìa; quindi con discrezione ma con molta decisione fecero pervenire ai Bananiani un vero ultimatum.  Esso era un po’ sgrammaticato perché non erano rimasti vivi molti diplomatici dopo i primi trenta minuti di deflagrazioni nucleari tattiche e delle nuove superarmi a energia diretta. Questa volta non c’era da minacciare un governo o un capobanda ma una nazione intera, ossia la popolazione tutta; era una Randocrazia dopotutto.

Invano sperò il Dio rosso che nell’ultimo giro della ruota della  fortuna l’abisso di Plutone e degli Dei oscuri  s’aprisse ancora una volta, che le genti si sterminassero di nuovo per sete di saccheggio e per il gusto di uccidere.  Ben altro fu tessuto col filo del destino, e non vi fu un altro eroico macello per la conquista del nulla.

Pur rammaricandosi per l’ingiustizia che veniva fatta loro, le genti di Bananìa avevano l’enorme fortuna di avere dei capi casuali e quindi disinteressati: ergo potevano anche prendere in considerazione l’idea di perdere il loro personale potere per favorire la collettività.

Tenendo fermo il fatto che mai si sarebbero rimessi in mano a una Repubblica irresponsabile o a qualche altra forma di invereconda e temibile e oltretutto finta Democrazia, stabilirono che si poteva placare lo sdegno di questi potenti  accordando loro delle forme di modifica della struttura politica che non snaturassero i principi e i benefici effetti di quanto avevano istituito.

Scelsero il più ambizioso e magnifico dei nuovi padroni e gli offrirono di regnare su Bananìa con una sua dinastia a patto che per sua maggior gloria e potenza conservasse quanto di meglio il regime Randocratico aveva prodotto.

Fu così che fra lo sconcerto di tutti e con la benevolenza di Bacco, Dio sempre propizio alle genti di Bananìa, ebbe luogo la Monarchia Aleatoria. Uno stato monarchico temperato e moderato dalla casualità dei ministri e dei funzionari tratti a sorte prese forma; e del resto Dei e uomini erano stati esauditi il regime politico era mutato e un sire aveva il suo trono e la penisola e tutto il potere politico nel suo scettro e nella sua corona, Il monarca, per dirla  in breve, consumava molto meno dei vecchi parlamenti democratici, era molto meno osceno, avventuriero  e scandaloso dei vecchi politici che avevano portato alla rovina l’umanità, era più affidabile nella gestione della cassa dello Stato e  di quella sua personale e si rimetteva alle cose del potere sostanzialmente per fingere di far qualcosa lasciandosi il diritto di punire qualche temerario o qualche testa calda o di seguire il popolo minuto nelle sue richieste, perlopiù poco ragionevoli e anche irresponsabili. Gli Dei visti esauditi i loro desideri benedirono la nuova istituzione  e tutte le genti di Bananìa concedendo loro benevolenza, prosperità, antichi saperi, benefici fisici e mentali dovuti alla loro grande scienza segreta che presso gli umani è chiamata manipolazione genetica.

Fu così che il nuovo regno ebbe ministri ora eccellenti ora pessimi, ma sempre disinteressati; e comunque rappresentativi della popolazione e di ogni ceto sociale, il sire ebbe il suo regno da megalomane, il quale era ancora integro in molte sue parti e ebbe in sorte di essere abbastanza al riparo da congiure e intrighi, data la natura del suo potere e delle istituzioni.

Così andarono le cose e il popolo ebbe quel poco di felicità e prosperità che la specie umana può concedere a se stessa.

Poi per una serie di fattori qualche generazione dopo il numero degli umani tornò sopra i due miliardi e si riformò in nuove forme la società di massa e con essa i consumi, la rappresentanza democratica, i cartelli industriali, il sistema della comunicazione e come è giusto altre guerre totali, altre armi di distruzioni di massa  e nuovi equilibri del terrore.

Bananìa tornò allora Repubblica, immemore del grande male subito e del bene che ebbe dalla monarchia e dalla pace.

 

 

 

 

Dedicato al Dottor Sandro Nappini




24 novembre 2013

Un muro...un mondo morto.

Mi è capitato domenica di passare dal quartiere della mia infanzia. Ho ritrovato un vecchio muro, dalle parti della  scuola elementare. Nel muro c'era del muschio. Il muro  aveva un non so che di vecchio. Ho capito che era per me quel muro era il segno di una ovvia evidenza: il mio vecchio mondo è morto. Ciò che era venti o trenta anni fa è cessato perchè il senso di quel mondo umano e politico non ha più posto o senso nell'Italia del qui e ora. Mi sono fermato a pensare di esser vivo mentre i miei vecchi mondi umani che ho attraversato hanno cessato d'essere. Quindi sono un viandante che da un passato finito attraversa questo presente che mi pare mostruoso e ripugnante in  molte delle sue manifestazioni; il buonsenso mi porta a pensare che dal momento che il mondo di ieri è finito anche questo tempo dovrà prima o poi cessare e ciò che è stato potrà esser pesato e giudicato come tutte le cose finite e inerti. Finchè questo presente esiste, finchè le sue logiche e il suo culto del DIO-DENARO sono viventi e in sviluppo non si può pesare e giudicare se non in  modo approssimativo e sull'onda delle emozioni o dello spirito di parte. In fondo se il passato si è dissolto nel presente e si è suicidato perchè ciò che davvero aveva da dire non si è compiuto o si è trasformato nel suo opposto o è altro da sè perchè questo tempo non dovrebbe a sua volta subire lo stesso processo? Davvero questo mondo umano incentrato sul dio-quattrino è l'ultima civiltà? Sinceramente non mi pare possibile. Il problema è come il presente del qui e ora s'avvia a tramontare e a diventare una delle epoche finite del passato? Un mondo umano può morire e lasciare delle eredità culturali, morali, di convivenza civile, di tradizioni, perfino di bellezza estetica. Sinceramente spero che questo presente lasci il meno possibile. Non ha a mio avviso la dignità di star assieme con le epoche del passato siano esse nostrane o forestiere. Mi pare evidente che tutto lo strapotere tecnico e intellettuale dei grandi imperi di oggi perlopiù degenera o si mette al servizio dell'egoismo più sfrenato e delirante di pochi potentissimi individui o si fa servo dei complessi militar-industriali. Inoltre  le nazioni  che per dignità e cultura potrebbero cercare delle ragionevoli alternative all'antica legge del pugno - dominio del più forte-  e del dio-quattrino - tutto è in vendita- s'accodano o si fanno servi dei potenti del momento. No, questo tempo è il regno dell'esser avidi ma in  una forma patologica e potenzialmente suicida  e tendente all'infinito perchè pensa una crescita infinita del modello di produzione, consumi e creazione di ricchezza in presenza di un pianeta dalle risorse grandi ma limitate. Io attraverso un tempo e un mondo umano che disapprovo e al quale auguro di esser pesato e giudicato con una severità pari alla durezza delle recenti guerre combattute per denaro e per il possesso illegittimo di beni altrui.




12 settembre 2012

Recensione - Marcione -terza parte



Il Vangelo di Marcione

Parte Terza

Marcione considerazioni personali

Limiterò le mie considerazioni personali a tre questioni che mi hanno colpito di questa vicenda di Marcione e della sua Chiesa parallela e dello studio effettuato dal teologo tedesco. La prima è che essa fu stroncata anche e soprattutto dalla conversione dell’Impero Romano d’Oriente e Occidente al cristianesimo di Stato, la seconda riguarda la ricerca di costui di un vero e autentico Vangelo che doveva emergere dallo studio e dalla selezione del materiale tramandato dalle diverse comunità cristiane e la terza il fortissimo distacco dal mondo ebraico che intendeva operare e almeno per ciò che era in suo potere portò avanti. La prima questione è una cosa che da tempo vado meditando e che mi porta a pensare il cristianesimo in quanto cattolicesimo come esito della dissoluzione dell’Impero dei Cesari che lo adottarono come fede di Stato. In questo mio convincimento mi confortano i testi di numerosi autori e una serie di considerazioni da me fatte nel corso degli anni. I marcioniti avevano l’abitudine  di cercare il martirio per mano dei pagani e dei funzionari romani a causa del grande disprezzo che avevano per questo mondo materiale. Quando l’Impero diventa cristiano si trovano nella scomoda situazione di esser eretici e perseguitati dal nuovo potere[1] che ha sposato la nuovo fede monoteista. Pare una beffa atroce del destino che gente che si caricava di rinunce durissime e faceva suo un rigore ascetico sia stata stroncata da quella che è in fondo una storia di successo politico e religioso. Eppure nel marcionismo c’è un rifiuto così forte del mondo e del male di cui pare essere intessuto che certamente il fondatore  avrebbe visto nella cristianizzazione dell’Impero qualcosa di orrendo. Il Cesare diventava cristiano e il suo potere terreno assumeva la forma e i simboli di una monarchia cristiana pur lasciando non risolti sul terreno la durezza dei rapporti sociali, la ferocia dei tempi, le pratiche brutali nella conduzione della vita pubblica  e della guerra. Von Harnack ricorda che nella parte Occidentale dell’Impero la Chiesa di Marcione fu ridimensionata[2] con relativa facilità o assorbita dalle sette gnostiche ma a Oriente ci volle più tempo e fu necessario procedere a persecuzioni e conversioni alla fede ufficiale villaggio per villaggio. In effetti una Chiesa che esprimeva un contrasto così forte con il mondo materiale contrapposto a quello spirituale non poteva diventare la forza spirituale di cui i Cesari avevano bisogno per tener assieme l’Impero minato dalla discordia interna e  dalle aggressioni esterne. Il secondo punto che è la ricerca del Vangelo vero è addirittura se possibile più inquietante considerando che in fondo l’eresia, se la si vuol chiamare così, ha costretto la Chiesa a rivedere le sue testimonianze scritte e a pensare a porsi il problema di quali Vangeli seguire. Von Harnack osserva[3] che Marcione:” Marcione ha combattuto solo contro un unico avversario- gli Pseudo-apostoli e gli evangelizzatori giudaicizzanti…” ossia ha cercato di staccare cristianesimo ed ebraismo, il suo Cristo non aveva nulla a che fare con il mondo ebraico. Mi sono fatto l’idea, ma è una mia congettura[4],, che Marcione vedesse in un messia connesso all’ebraismo qualcosa di molto materiale  e territoriale, ossia un principe d’Israele venuto a rifondare con la forza e la politica religiosa il regno davidico. Ovvio che l’accostamento fra mondo ebraico, desideroso d’affrancarsi dall’Impero e di rifondare il regno d’Israele, e il Messia[5] Salvatore Universale che salvava l’umanità da questo piano materiale in nome di un Dio straniero e mai nominato prima per Marcione era un qualcosa d’assurdo. Quindi le divinità erano: due il Dio Straniero e il Creatore di questo mondo materiale. Da qui la sua correzione meditata del Vangelo di Luca e delle Lettere di San Paolo e il giudizio negativo sul mondo ebraico. Von Harnack[6] arrivò a scrivere: “Se Marcione fosse riapparso al tempo degli ungonotti e di Cromwell, avrebbe incontrato nel mezzo della cristianità il Dio guerriero d’Israele, di cui aveva orrore”.  Un problema di fede quindi, teologico che costringe i suoi nemici a confrontarsi con i suoi testi e a pensare di dover presentare alle diverse comunità cristiane un corpo di scritti unitario, quel che diventerà il canone[7] per esser chiari. Il terzo punto è in stretto rapporto con questo secondo punto e riguarda le evidenze su cui Marcione opera per dimostrare l’incompatibilità fra Bibbia e Vangelo. Per un vivente nel XXI secolo la situazione politico-religiosa è diversa da quella di Marcione nella quale il popolo ebraico aveva visto la distruzione del Secondo Tempio e la rovina dei suoi capi religiosi e politici e la dispersione o morte delle sue popolazioni. Israele è di nuovo uno Stato[8] militarmente  potente e finora supportato dal Grande Impero Statunitense, a partire da questo dato è per me evidente che cristianesimo cattolico che fa riferimento alla Città del vaticano e al piccolo Stato della Chiesa non è lo stato d’Israele. Forse anche solo per una questione di bandiere è palese che le due fedi sono distinte e diverse. Il distacco fra mondo ebraico e mondo cristiano in atto nel II secolo è oggi un fatto di secoli lontani. Quello che rimane in comune è questo conservare il vecchio Testamento da parte delle diverse confessioni cristiane. Mi pare però che esso sia un conservare e un credere a un legame che fa a pugni con la realtà dei fatti. Cosa è davvero il cristianesimo tolto ogni riferimento di qualsiasi carattere alla Palestina al tempo della dinastia Giulio-Claudia e Flavia dalla vicenda del Messia Gesù? Mi sono dato la mia risposta: “la religione dell’Impero Romano e il fondamento culturale di quanti fra Imperi, Regni e Regimi democratici oggi esistenti ritengono di avere dei legami culturali con quella civiltà antica”. Questo è il punto. Senza il riferimento al mondo ebraico del I secolo il cristianesimo potrebbe essere la sintesi religiosa di alcune famose divinità orientali in congiunzione con i culti ispirati ai diversi messia e comparsi nei territori dell’Impero fra I e II secolo dopo cristo.  Il Cristianesimo al tempo dei Cesari pagani aveva raccolto forze d’opposizione, le speranze messianiche del periodo e il desiderio di una trasformazione radicale del mondo e un termine al disagio e al male di vivere. Ad un certo punto diventò per volontà di Costantino[9] religione lecita e favorita in molti modi dallo stesso imperatore e con i suoi successori essa divenne la religione di Stato, non subito ma poco per volta e non senza contrasti.  Fare del Cristianesimo la religione di Stato monoteista trasformò quanti erano pagani, eretici o seguaci di altre fedi nemici potenziali o palesi del potere imperiale. Ovviamente il cristianesimo doveva esser tale da poter essere la fede di tutti i popoli sottomessi ai Cesari e ai funzionari imperiali di allora, una religione universale quindi che non distingue fra popolo e popolo, fra città e città, fra umano e umano. In fondo il senso politico dell’operazione[10] di Costantino era di creare una base culturale e religiosa comune a tutti i sudditi dell’Impero, una fede che sostenesse un sistema imperiale in crisi militare e arrivato al limite delle risorse e della umana sopportazione dei suoi sudditi. Come può quindi una fede di questo tipo incontrarsi con la religione ebraica di carattere locale e nazionale[11] presente nel Vecchio Testamento, seguendo la ragione di stampo illuminista  in teoria tutto non può essere. Eppure questo è accaduto. La mia logica mi porta a ritenere la vicenda storica di Marcione estremamente istruttiva, dà infatti alla vicenda del formarsi del cristianesimo il senso di un percorso non sacro ma umano; la comprensione del sacro assume la dimensione dell’essere umano davanti ai suoi limiti più duri da comprendere e da accettare e alle prese con la difficile opera di comprendere Dio. Ossia di avvicinarsi a ciò che è oltre se stesso, ciò a cui tende con il pensiero e con l’intuizione. Spinge questo libro a pensare alle origini remote di fatti che nel quotidiano non vengono mai messi in discussione, a cercare da sé le risposte ai problemi d’identità religiosa, a confrontare la fede con il fatto storico e con lo scorrere dei secoli.  Il fatto che l’opera di Marcione sia giunta solo parzialmente e in forma frammentaria dimostra quanto opportuno e importante sia stato il libro di Adolf von Harnack che mentre ne traccia i possibili confini presenta anche al lettore i confini del proprio sapere intorno alle origini del cristianesimo.

 



[1]   Interessante a questo proposito è il testo di Franco Cardini, Cristiani, perseguitati e persecutori, Salerno Editrice , Napoli, 2011.  Sulla chiesa di Marcione in generale si rimanda a http://it.wikipedia.org/wiki/Marcionismo.

[2]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pp.246-247

[3]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.293

[4] Sulla Chiesa delle origini e la sua formazione deve aver inciso la sconfitta del messia, sedicente ricostruttore del regno d’Israele Simon Bar Kochba del 135 D.C  .”Cfr. Corrado Augias, Mario Pesce, Inchiesta sul Cristianesimo, Come si costruisce una religione, (Smart Collection),Mondadori, Milano, 2008, pag.103.

 

[5]  Per avere una parziale visione dei problemi legati al concetto di Messia Cfr.  http://it.wikipedia.org/wiki/Messia

[6]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.319

[7]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.133 e cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Nuovo_Testamento#Canone

[8]   A questo proposito cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Israele

[9]   A questo proposito cfr. Franco Cardini, Cristiani, perseguitati e persecutori, Salerno Editrice , Napoli, 2011.  pp 72-94

[10]   Occorre per correttezza dire che questa non è l’unica spiegazione possibile,  personalmente la preferisco ad altre ma questo non attribuisce ad essa alcuna pretesa di verità manifesta. A questo proposito per un giudizio diverso cfr. Franco Cardini, Cristiani, perseguitati e persecutori, Salerno Editrice , Napoli, 2011.  Pag.94

[11]   Cfr: Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, TEADUE, Forlì, 1992, pag.307





25 luglio 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro. Il numero Due

        Il terzo libro delle tavole


"La scoperta dell'UFO" di I. Nappini




Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Il numero due degli Xenoi

 (anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Il numero due aveva suscitato in me un timore reverenziale, ero come succube del suo enorme carisma. Dovevo sforzarmi, evitare di far la figura del barbaro ignorante e cialtrone. I popoli umani della terra in fondo non hanno la lucidità di questi alieni, non vedono la loro forza, la loro comune natura e come un formicaio impazzito si ammazzano fra sé per futili motivi, per ambizioni di despoti e di tiranni, per la fame di denaro di oligarchi scellerati e corrotti.  Nel numero due osservavo la lucidità e la razionalità del potere contrapposta a l’umanità frammentata  e persa dietro mille follie e mille egoismi. I popoli umani sono una potenza impegnata a massacrarsi fra di sé, a derubarsi, a uccidersi, a donare poteri e ricchezze a despoti, demagoghi, oligarchi, capi sciagurati e chi si ribella a questa sottomissione a minoranze violente e dissolute viene chiamato oppositore, eversore, terrorista, mafioso  viene duramente punito e spesso giustiziato o recluso per anni. Questo accade perché quest’umanità deve evolversi e diventare altro. Gli Xenoi sono già ciò che devono essere; il loro problema è il dominio e controllo su parte di questa galassia.  Ormai il colloquio volgeva alla fine e i miei accompagnatori mi avrebbero riportato indietro.

Dovevo arrivare al dunque.

Così improvvisai:” Eccellenza ormai siete vicini alla conclusione dei vostri progetti. Siete qui e ben inseriti in territori che appartengono a tre continenti su cinque. Sarete parte dell’evoluzione di questa difforme umanità e delle sue ragioni di vita e di sviluppo. Dunque mi dica, se può, fin dove volete spingervi.”

Sua eccellenza così rispose:” Vicini. Non direi. Questo è un principio oscuro che cerchiamo di manipolare in associazione con i nostri locali amici devoti.     Non è facile inserirsi su un pianeta conteso da forze diverse e pieno di problemi ecologici e  ambientali. Mi figuro che lei abbia pensato a potenti strumenti tecnologici, a segreti scientifici straordinari e meravigliosi, a macchine immense e capaci di far cose straordinarie perfino di distruggere interi continenti, o al contrario di crearli. C’è questo, ma è poco. In realtà la possibilità di agganciarsi alla vicenda di questo pianeta azzurro e d’inserirsi nel destino di questa galassia dipende dagli alleati che troviamo sulla strada, dal coraggio di popoli, di famiglie, di privati decisi a sostenere la nostra volontà di potenza. Strano vero? Noi abbiamo bisogno di alleati locali e  loro hanno bisogno di noi. Siamo esterni a questo pianeta, alle sue logiche, ai suoi processi evolutivi, alla natura stessa e senza l’integrazione con i viventi locali non sarà possibile frane per noi una ragione di presenza e di potenza. I nostri pianeti, le basi e i satelliti abitati sono una sola cosa con la popolazione, integrati e coerenti. Qui è diverso. Questo è un pianeta ostile perfino per gli umani, difficile sotto tutti i punti di vista, ma è il punto dal quale è possibile per noi entrare nella periferia della galassia e non possiamo rinunziarvi. Qui in questo giardino sembra ovvia l’armonia fra umani e  natura, ma non è che illusione, questo è un pianeta in conflitto con se stesso; utile per creare esseri viventi sottoposti a processi di evoluzione forzata o accelerata. Inutile dire che questo interessa molto i nostri apparati militari e di ricerca. Tutto questo è noto.”

Risposi:” Per voi quindi questo è far esperimenti, veder fin dove potete spingervi.”

Lei: “Solo in parte, perché c’è un sincero interesse per i destini di questo pianeta. Quanto agli esperimenti mi risulta che non siamo né i primi e neanche saremo gli ultimi. So che in tanti pensano a migliorare gli umani per ragioni di produzione, sociali e  militari. I mezzi che usano gli altri per la manipolazione della cultura, della  coscienza o genetica ci sembrano rozzi e privi di un sincero approccio olistico, tuttavia comprendiamo di dover rispondere a questa sfida. Con mezzi nostri, ovviamente. In questa situazione è necessario per noi aiutare un governo amico e alleato che è sinceramente interessato a vincolarsi a noi. Paradossalmente la conflittualità violenta presente sul pianeta ci ha favorito perché così come ci portava tanti nemici ci ha donato i nemici dei nemici nella veste di alleati e di complici. Tante volte nel corso dell’ultimo conflitto una situazione difficile o pericolosa è stata salvata da una spia, da un gruppo di entusiasti, da forze locali o miste, da guerriglieri e perfino da  mercenari. L’essere umano come lo conoscete è una cosa in transizione, è un passaggio verso qualcosa di diverso di cui noi vogliamo esser parte. Per questo è stata affrontata l’ultima grande guerra. Questo non è dominio, questo è destino.“

Mi stupì il termine destino proprio quella parola  destino. Una parola singolare in bocca a un simile essere. Eppure. Dovevo conoscere meglio questi Xenoi, queste facce di plastica che non avevano esattamente del sangue nelle vene, era necessario per capire cosa stavo cercando io in questa storia.” Oso chiedere a sua eccellenza quale rapporto ha avuto con il processo e perché tanto interesse per un fatto in fondo marginale, per una resa dei conti fra gente locale; so che sua Eccellenza si è adoprata per seguire il processo, per capire di cosa si trattava. In fondo io sono qui per comprendere cosa è stato davvero, anche per voi Xenoi”.

Rimase leggermente impressionata, ho avuto la sensazione netta che riuscisse a cogliere elementi del mio pensiero e della mia memoria, come se potesse leggere i tratti somatici o i miei segreti. Forse questa domanda non era prevista, ero d’un tratto fiero di aver messo un punto a mio favore in questa intervista, ora non ero più lo stupido che faceva domande prevedibili; quello era il punto. Loro non capivano qualcosa e forse era l’unico elemento scoperto di tutto il loro gioco per il potere. Forse ero il solito illuso che credeva di far carriera con un colpo di fortuna, che si giocava la sua occasione e forse la stavo già rovinando.

Questo mi disse: “Non capivo e non riusciamo nel complesso a capire quella situazione che viene in essere quando nelle civiltà umane crolla un regime e ne arriva uno diverso. Noi abbiamo da tempi remotissimi sistemi stabili, il nostro sovrano è simile a un  Dio Vivente e rappresenta l’unità del sistema biologico e tecnologico di cui siamo parte. Lo spettacolo di un crollo di civiltà completo visto da vicino e per gran parte da noi provocato e voluto ci ha suscitato grandi curiosità. Il passaggio fra un prima e un dopo visto il pianeta coinvolgerà anche noi, c’è ragione di credere che sarà per noi necessario diversificare la nostra forma di vita per adattare elementi della mostra popolazione al pianeta Azzurro. La distruzione del vecchio e del morto per creare il nuovo e il vivente diventerà per noi fatto comune, ordinario e questo passaggio ci riempie di timore perché è certo che non è controllabile. Proprio io quale principale  funzionario e ministro del mio sovrano ho dovuto studiare con attenzione questo esempio di resa dei conti che rivelava le dinamiche di dissoluzione e di decomposizione del potere e dell’ordine costituito. Sapere perché si tradisce, perché ci si vende, perché si corrompe, cosa si prova se si è preda di rimorsi, rimpianti, passioni violente, istinti omicidi, vendetta può essere utile. Queste pulsioni un po’ primitive possono accelerare processi di mutazione e di trasformazione. Gli umani spesso passano da una vita all’altra senza accorgersene e restando uguali nel nome e nell’aspetto. Cambia ciò che sono pur restando simili nelle forme esteriori. Capire questo processo di mutazione psicologica è per noi vitale e interessante. In fondo anche le nostre comunità qui potrebbero essere sottoposte a stress psicologico e a malattie derivate da complicate relazioni sociali o cose simili. Inoltre il processo era incentrato sui sistemi di propaganda e plagio, conoscere ciò che faceva l’altra parte e unirlo con i dati in nostro possesso completava il quadro della situazione e mi ha dato molto materiale per organizzare le nostre future attività. La fondazione di una forma di civiltà integrata con la nostra e la vittoria in guerra esigono molto studio e conoscenze, e una cosa che voi chiamate intuizione. Capire in un solo istante il legame fra fatti lontani e distinti, comprendere una cosa difficile in un solo attimo di questo parlo. Qui con questo processo di cui voi vi siete interessato  ho compreso alcune dinamiche del potere e dello sfruttamento delle passioni e delle paure umane. Ma mi dica professore  cosa avete cercato in quei fatti di giustizia  oltre a un a carriera universitaria?”

Risposi subito:” Il potere dell’uomo sull’uomo. Non c’è modo migliore di vedere l’interno di un uovo se non spaccando il guscio. Voi avete spaccato il guscio dell’Antico Ordine con la vostra violenza tecnologica e potenza militare. Così ho visto l’interno del potere, almeno qualcuno dei suoi aspetti e grande è il favore che mi avete fatto. Conoscere un processo di decadenza e fine illustra tutti i processi di decadenza e fine. Una parte della storia non si ripete mai uguale, il colore degli stivali dei soldati cambia di solito, ma conoscere una parte fino a intuirla nel profondo aiuta a capire tutta la storia o almeno a delinearla per ciò che è. Così la visione dello squallore di un potere umano marcio e  ormai infelice e deforme mi ha svelato molte cose lette e studiate ma mai davvero comprese, non ho avuto così tante intuizioni professionali come in questi pochi mesi di ricerca qui in questa terra e in questa città.”

Lei disse:” Rompere il guscio…vero. Le confido che è stata una piacevole sorpresa anche per me trovare così tanti stimoli intellettuali e di conoscenza in questo fatto marginale. C’è un pericolo grande per ogni civiltà che si stabilisca qui ed è quello della decadenza e della corruzione. Cosa di cui abbiamo orrore. La morte anche violenta è sopportabile, basta che il corpo bruci, che si dissolva in fretta che il disordine e lo squallore della decomposizione sia rapidissimo. Questo ha un suo corrispettivo nella vita sociale e politica presso di noi. Alle volte capi e ufficiali Xenoi vengono polverizzati pur di evitare disagi e problemi al sistema nel suo complesso. Marcire per decenni, secoli entro i termini di un sistema sfatto e gestito da sciagurati e pazzoidi è per noi un disordine terribile, la peggiore delle punizioni, peggio della pena di morte. Questo grande pericolo va studiato, compreso e risolto, o limitato nei danni. Sappiamo per certo che altri hanno avuto problemi simili e non ci piace ripercorrere i fallimenti altrui. Io non posso e non devo fallire e devo dar il giusto indirizzo ai miei ufficiali e  funzionari e servi; sono nel livello più alto del comando e  controllo Xenoi e dovevo capire per ben operare.  Ammetto di essermi interessata al processo personalmente e in modo inconsueto per il mio altissimo rango. Ma era necessario e utile”

Dissi con felicità: “Capisco Alta Eccellenza, capisco.




19 luglio 2012

La Guerra Limitata - note e scritti su un testo tutto da scrivere-



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Tecnica della guerra limitata degli Xenoi - considerazioni -

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

La mia ricerca sui fatti del processo era incentrata in particolare sulla politica e sulla società. A questo punto della narrazione è necessario presentare qualche appunto su quel conflitto sulla base di quanto da me scoperto con ricerche d’archivio, con interviste, con la documentazione da me rinvenuta o concessa in visione dalle autorità. Quello che ha pesato nei fatti da me descritti era l’interesse politico degli Xenoi di creare forze di guerriglia e questo ben aldilà dell’interesse militare. Il controllo della penisola era per loro un fatto simbolico e l’occasione per inserirsi sul pianeta ed esercitare un contrasto forte con altre tipologie di popolazione aliena e umana. La guerriglia aveva grosse quantità di denaro contante ottenuto dagli Xenoi, i quali se lo sono procurato in mille modi perlopiù disonesti. Le forze insurrezionali e sovversive avevano accesso al fiorente mercato nero delle armi e delle merci della malavita e del contrabbando internazionale mentre un peso minore, a livello di quantità, hanno avuto lanci o trasporti di armi Xenoi. L’attività sovversiva era integrata da qualche agente infiltrato e da qualche missione militare per istruire e organizzare gli attacchi più difficili e coordinare i bombardamenti orbitali e quelli tattici. Quindi secondo verità gli Xenoi presenti erano relativamente pochi, il loro merito fu di saper ben organizzare una rete sovversiva e insurrezionale con agenti e forze locali. Riuscirono a federare la maggior parte delle opposizioni all’Antico Ordine presenti nel Belpaese con promesse, elargizioni di soldi, invio di armi e presentandosi come liberatori da un ordine di cose indecente e da poteri forestieri e domestici criminali e criminogeni. Eppure c’era qualcosa nella storia di questa penisola che rimandava ad altri momenti nei quali i regnanti e despoti avevano trovato forze locali ostili pronte a darsi al banditismo, alla guerriglia, all’insurrezione. Ancora una volta in questo studio mi trovavo davanti a un potente impasto di novità e d’antichità. Gli Xenoi appoggiavano capi ambiziosi e demagoghi locali di talento pronti alla clandestinità e alla vita da banditi e da guerriglieri, creavano intorno alle persone selezionate un nucleo di comando attraverso il quale veniva formata una rete di individui pronti alla sovversione politica. In un certo senso operavano una sorta di attacco di tipo biologico, immettevano nel corpo di una società minata dalla corruzione, dal militarismo  e dal dispotismo quelli che erano delle cellule cancerogene. Il sovversivo e l’attivista umano degli Xenoi operava come una cellula tumorale, cercava di colpire il potere riproducendosi in modo mirato in alcuni settori e punti della società con l’intento di devastare il suo ordinario operare a favore degli alieni e dei loro alleati. I livelli dell’attacco Xenoi attraverso le forze umane erano quattro: contestazione politica e contro-informazione, attività di sabotaggio e creazione di dissenso nella società, attività di guerriglia, insurrezione armata delle popolazioni contro le minoranze al potere e le organizzazioni militari e spionistiche forestiere. Tutti e quattro i livelli dovevano esser foraggiati con soldi, appoggi, aiuti di ogni tipo e più forte era la componente terroristica e militare e maggiore era l’impiego di risorse. Il primo livello era facilissimo da costituire con un poco di soldi e di risorse era facile trovare degli eroi  che stavano ben lontani dai campi di battaglia. Un provocatore o un agitatore politico sulla rete internet o sulle strade di periferia di una grande città era un tipo di umano facile da trovare, anche gente poco interessata alle ragioni politiche poteva essere avvicinata con una busta piena di contanti a corso legale o con dei beni di un qualche valore. Il primo livello di solito effettuava  azioni come una comunicazione in rete sotto falso nome e con un computer rubato o di contrabbando, un manifesto provocatorio affisso nelle periferie, dei volantini minacciosi sparsi di notte nelle piazze o messi in luoghi pubblici, un murales inquietante  o scritte offensive contro il potere sui muri di case e magazzini, diffusione con qualsiasi mezzo di notizie false o tendenziose. Il secondo livello  richiedeva e ha richiesto gente formata politicamente, convinta a suo modo delle ragioni del confronto militare e di potere in atto, la manovalanza pronta a rischiare una bastonatura o qualche settimana di carcere per soldi, per un portatile nuovo, per una cassa di superalcolici non era adatta al secondo livello. Nel secondo livello si poteva sparire, esser sparati da uno squadrone della morte, presi in casa da una banda di miliziani e stroncati con coltelli e manganelli. Chi praticava il sabotaggio spesso aveva una seconda vita e uno o due punti dove collocare abiti di ricambio, soldi, documenti falsi, armi, esplosivi, rivelatori di posizione. Quando passava all’azione in modo clandestino operava per provocare detonazioni e incendi in luoghi di un qualche interesse militare o politico, per collocare segnalatori di posizione utili alle forze aereospaziali, avvelenava derrate alimentari e altro ancora. Rischiava la fucilazione sul posto o peggio se veniva preso vivo. Chi faceva questo era gente che aveva poco da perdere o piena di odio per l’ordine costituito, pronta quindi a infilarsi in posizioni scomode o pericolose, se voleva soldi era pagato bene e in segreto. Chi si occupava di condizionare la pubblica opinione era spesso un militante politico di qualche gruppo o partito sciolto o minoritario e passato alla nuova causa, doveva muoversi sotto la copertura di associazioni umanitarie, di attività sociali, di attività commerciali al dettaglio in modo da aver rapporti con centinaia di persone la settimana e diffondere tra un discorso e l’altro frasi inquietanti, riconoscere eventuali sostenitori del regime. Questo secondo tipo di partigiano Xenoi intendeva  creare piccole realtà di copertura per azioni di disturbo nella vita politica o civile sotto forma di comitati civici, liste elettorali, gruppi informali di cittadini indignati per qualche motivo, gruppi d’informazione alternativa e perfino associazioni sportive o pseudo-religiose. Si trattava di far penetrare nella società umana o nel gruppo di umani presi in considerazione da questo tipo d’attivista dubbi e perplessità sull’ordine costituito e creare le condizioni per avere molti gruppi di umani disposti ad accettare o a tollerare gli Xenoi. Quando vennero messe in rete e coordinate fra loro le centinaia di piccole organizzazioni diventarono  un fattore di disturbo e di disagio per il potere politico e per l’organizzazione militare. Il terzo livello la guerriglia necessitava di gente già perseguitata, schedata dalla polizia, messa all’indice, desiderosa di rischiare la pelle, uomini  e donne ormai fuori dai normali legami della società, oppure convinta a livello fanatico o con forti ragioni di vendetta. Si trattava in fondo di creare azioni di carattere sovversivo, militare e di guerriglia volte a disorganizzare la vita civile e l’apparato militare, talvolta lo scopo era creare zone controllate dalle forze partigiane ove far arrivare materiali militari e rifornimenti di vario tipo dall’esterno. Qui i candidati erano pochi e ancor meno quelli con esperienze militari o di polizia, il guadagno poteva alla fine del conflitto essere notevole ma arrivare vivi alla fine era una cosa da virtuosi o da fortunati. Così i guerriglieri erano relativamente pochi ma motivati e grazie ai denari e ai beni che arrivavano le loro file erano alimentate da nuove reclute, e più l’Antico Ordine perdeva consenso e accumulava sconfitte militari e politiche maggiore era l’afflusso di nuovi guerriglieri. La capacità di reclutare era compromessa da eventuali sconfitte negli scontri contro mercenari, polizia, esercito, da azioni fallite contro obiettivi protetti, da delazioni o rilevamenti che comportavano bombardamenti o incursioni mirate delle forze speciali. Questo si verificava con una certa frequenza e ciò spiega l’aiuto costante degli Xenoi in materiali e invio di consiglieri, esperti e missioni militari. L’ultimo livello o preparazione e attuazione di un’insurrezione di una città o una provincia esigeva la creazione di forze coordinate e vittoriose sui tre livelli già detti e una rete di agenti in grado di agire in città e di avvicinare capi politici e religiosi per ottenere da loro almeno la passività davanti alla conquista definitiva o temporanea del territorio urbano o rurale preso di mira. Questo livello necessitava inoltre di una serie di dotazioni militari e finanziarie cospicue trovate in loco o fatte arrivare dall’esterno. Il primo e il secondo livello dovevano già aver scosso la fiducia della popolazione locale nei capi militari e politici con sabotaggi, omicidi, provocazioni, false notizie, manipolazione dell’opinione pubblica. La guerriglia doveva già aver tagliato le linee di comunicazione via terra e per via d’acqua e aver impegnato sul territorio le forze di polizia e militari o mercenarie.  
Dopo aver disorganizzato e diviso le forze in grado d’opporsi le forze sovversive iniziavano i combattimenti urbani o nei punti sensibili con lo scopo di distruggere le forze ostili, i centri di comando e  controllo e d’impadronirsi dei depositi di armi e dei magazzini. A questo punto dovevano emergere fra le fila di coloro che erano insorti non tanto i capibanda, i demagoghi, gli esaltati quanto piuttosto i capi politici rimasti in ombra, i dirigenti, i capitani e i comandanti delle squadre armate. In breve si trattava di formare un nucleo di capi e dirigenti con competenze e coraggio in grado di trasformare una sovversione alimentata dall’esterno in un fatto politico serio e responsabile a suo modo. Una volta vittoriosi sui nemici e sicuri nel territorio conquistato i sovversivi e i rivoltosi davano vita a una qualche forma di autogoverno locale e chiamavano gli Xenoi a penetrare nel territorio con spedizioni di soccorso, infrastrutture, basi militari e civili, forze armate. A quel punto un governo locale si era formato e a suo modo organizzato e supportato. Il pericolo rappresentato da questa forma di guerra limitata esigeva da parte delle forze dell’Antico Ordine una reazione bilanciata fra l’aspetto poliziesco e militare in senso stretto e la creazione di un consenso prezzolato e mercenario fra gli strati privilegiati della popolazione e fra alcuni gruppi disagiati pronti a ogni delazione in cambio di elargizioni di cibo e denaro. Inutile dire che questo modo di far la guerra comportava migliaia di attentati, incendi, stragi, esecuzioni sommarie, omicidi mirati e linciaggi selvaggi dovuti alle vendette e ai regolamenti di conti e all’odio di parte che si sommavano alla durezza del conflitto iper-tecnologico degli eserciti alieni, umani e Xenoi.




17 luglio 2012

Appunti sulla dissoluzione della ragione nel Belpaese

Libro abbandonato


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

Appunti sulla dissoluzione della ragione nel Belpaese

Devo provare a ragionare sul male di vivere di questi anni. Avendo avuto in sorte di trascorre l’infanzia fra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta del Novecento posso oggi nel 2012 affermare senza troppi problemi che la mia vecchia Italia non esiste più sotto quasi tutti i profili. Perfino la popolazione è diversa perché è stata fortemente condizionata dalla pubblicità commerciale e dal materialismo consumistico, spesso di pessima lega, che la televisione e il sistema dei mass-media proponevano alle genti del Belpaese. L’immigrazione di popoli e genti con culture diversissime ha fatto poi il resto. Ha concluso un percorso di auto-dissoluzione delle forme di vita e pensiero delle genti del Belpaese semplicemente manifestando la propria diversità, ora per milioni d’italiani di vecchio e nuovo conio il centro della vita sociale è il centro commerciale o il discount  alimentare e non più la piazza o il bar del quartiere, la casa del popolo o la parrocchia.  Questo è avvenuto fra gli anni ottanta e gli anni novanta del Novecento. Ciò che rimane del passato deve ritrovare un senso spesso  anche nella cattiva forma dell’attrazione turistica o della curiosità antropologica o sociale, altrimenti si vota ad essere parte di miti morti e di ideologie e forme di vita disfatte dallo scorrere del tempo. Quando ritorno nei luoghi d’infanzia o della pre-adolescenza mi accorgo della distanza che il tempo ha posto; ciò che è stato non è più. Cosa è quindi l’Italia di oggi? Dove sta andando, ammesso che vada da qualche parte? Recentemente mi sono chiesto da dove parte tutto questo, mi sono risposto che in fondo proprio quel mondo dell’infanzia era tutt’altro che saldo, col senno di poi e con la giusta distanza che offre lo scorrere dei decenni ho capito che quel mondo italiano era una piccola parte del Belpaese, fondata su visioni del mondo precarie o ideologiche, già inserito in una logica di consumismo dove l’appartenenza ideologica dei singoli era spesso intessuta con concretissimi interessi professionali, materiali o con questioni private, magari di famiglia. Questo presente così scisso fra concreta realtà e possibili visioni ideali del mondo e del futuro coltivate da minoranze politicizzate o impegnate socialmente viene in realtà da lontano, da decenni di cinismo politico, di privati interessi trasformati in necessità collettive, di conflitti d’interesse a tutti i livelli irrisolti e lasciati marcire, di una nazione di fatto a sovranità limitata in politica internazionale,  di pratiche di corruzione quotidiana e di trasmissione del posto di lavoro di padre in figlio come da antica tradizione corporativa e familistica, di disagio del cittadino davanti alla macchina della burocrazia e della giustizia. Basta osservare con spirito libero molti film italiani di satira o di denuncia dei mali della corruzione politica e sociale e sul malcostume nazionale fra gli anni settanta e gli anni ottanta. L’Italia di allora era una realtà fragile tenuta assieme da troppi compromessi, perdite di memoria, finzioni, ideologie che coprivano la realtà senza trasformarla.

Questo mondo umano fragile è passato dal fracasso ideologico e settario al silenzio degli anni ottanta, della Milano da bere, del Craxismo, delle sfilate di moda e della borghesia italiana in ascesa. Il mondo umano italiano di oggi è il portato di questo passaggio fra una finta restaurazione borghese infelice e da tristi benpensanti degli anni ottanta e l’inizio di una trasformazione in senso imperiale delle potenze mondiali. Con lo smantellamento del comunismo dopo il 1989  lentamente ma fatalmente è emersa la realtà di poteri imperiali in Cina, Russia, Francia, Inghilterra e
Stati Uniti cresciuti all’ombra delle opposte ideologie e ora finalmente in grado di rivelarsi per ciò che sono diventati nel corso degli anni novanta: imperi a vocazione imperiale  e capitalista. Oggi questi imperi che hanno potenti multinazionali,  grandi apparati spionistici e complessi militar-industriali si stanno ritagliando le rispettive fette di mondo dove sono dominanti i loro interessi strategici o peggio vitali e questo accade con una logica da politica delle cannoniere dell’Ottocento mascherata sotto ONG, investimenti di multinazionali, interventi umanitari, guerre a favore dei diritti umani. Questa è la realtà che oggi milioni d’italiani esorcizzano fingendo di vivere in un altro tempo e in altro Belpaese. Come se questi anni fossero il  1945, il 1948, il 1968, il 1977. Il 2012 è il 2012 e non può essere altro da sé.

Credo per molte prove che in Italia oggi sia presente  una realtà dove si è dissolta la ragione, dove minoranze spesso politicizzate cercano di tener la testa lucida mentre milioni di umani delle genti nostre seguono ragionamenti frammentati, istinti opportunistici, paure irrazionali e possono esser con facilità manipolati da demagoghi televisivi o costruiti ad arte con i milioni elargiti a professionisti della comunicazione e della politica. Il consumatore ha il suo pensiero frammentato da desideri indotti e necessità concrete e formato da milioni di messaggi pubblicitari dei giornali, della televisione, delle riviste patinate. Egli è oggi la forma base dell’umano italiano su cui poi s’appiccicano altri optional come l’appartenenza a una tifoseria, a un ceto sociale, a una città, a un gruppo e altre cose del genere. Un po’ come le auto quando sul modello di base vengono aggiunte le diverse componenti tipo l’autoradio o i cerchi in lega. Il primo strato è comunque il consumatore creato dal sistema dei consumi e della pubblicità commerciale.

Oggi che la situazione lavorativa e  di capacità di spesa è sfavorevole per milioni d’Italiani vecchi e nuovi a causa della recessione e dei disastri economici nell’Occidente politico - ossia Europa Occidentale, Israele, Stati Uniti, ex Impero Inglese - i limiti di questa base su cui si è fondata tanta parte del popolo italiano emergono. In particolare nella cronaca spesso faziosa e politicamente orientata dei quotidiani e dei settimanali emergono masse di popolazione avvilite, talvolta impoverite, incapaci di dare uno sviluppo positivo alla loro frustrazione umana e professionale. Se si sommano i pezzi di cronaca con i discorsi delle minoranze politicamente agguerrite che comunicano in modo alternativo, ad esempio il movimento No-Tav o quello delle CinqueStelle, emerge un Belpaese che sta perdendo i nuovi punti di riferimento legati al mondo dei consumi e della pubblicità commerciale e ha dissolto le antiche e vecchie ragioni di vita. In realtà questo tempo è una terra di nessuno, un passaggio; e questo passare non si è risolto in una ragionevole sintesi perché milioni d’italiani e tanta parte dei ceti agiati e di coloro che vivono di politica ha interesse ha protrarre avanti nel tempo questa incertezza che comunque li vede socialmente premiati in un contesto di disagio e d’impoverimento. Il mondo umano in Italia sembra scisso fra i molti che vivono in mezzi ai detriti di miti perduti e ideologie morte o marcite e i pochi che cercano di veder oltre questo tempo, di capire cosa può portare l’egoistico dominio globale delle cinque potenze imperiali, va da sé superpotenze nucleari, con diritto di veto all’ONU.

Mancano  gli Dei e gli Eroi del cinema, dei fumetti e delle favole in grado di mettere ordine in un mondo umano caduto della scelleratezza, nell’empietà  e nella follia. Quindi senza possibilità di miracoli da fumetto o da cinema rimane l’ordinario sforzo dare un senso di giustizia ed equità a un mondo umano che deve formarsi essendo quello antico disfatto dallo scorrere del tempo e dal darsi un mondo scisso non più in due blocchi ideologici ma in concretissimi interessi imperiali e in grandi concentrazioni finanziarie. L’incapacità di leggere in chiave di quotidiano questa trasformazione del grande potere su scala mondiale da parte di tanta parte della popolazione italiana è il segno della dissoluzione della ragione. Ciò che appare è più forte di ciò che è nascosto, ciò che è presentato platealmente dai media diventa l’unica realtà, lo spettacolo continuo avvolge le notizie, l’abitudine cementa il pregiudizio e la cattiva conoscenza. Occorre ammettere da parte mia che la mente umana che vuol fare dei ragionamenti sensati deve selezionare ogni giorno quel che serve davvero a capire, ossia deve fare uno sforzo  alimentato con l’abitudine  e l’esercizio critico. Nella pigrizia intellettuale e nell’abitudine derivata dal conformismo vedo il primo perdersi della ragione da parte di troppi abitanti del Belpaese.




15 luglio 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro Appunti sparsi sul processo

Libro abbandonato



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Appunti sul processo

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Cominciai a mettere le date una dietro l’altra. La mia ricerca riguardava “l’Anno Uno” del nuovo regime, ovvero subito dopo la guerra Xenoi, ossia sette anni fa. La storia era già passata, era una cosa finita. Il processo era iniziato nell’Anno Sesto del Contatto, ossia nell’ultimo anno della  guerra  globale che interessò le potenze aliene e Xenoi ed era finito l’anno dopo o “Anno Uno” primo anno di Pace o se si vuole di passaggio da una guerra pesante e distruttiva a una guerra a bassa intensità e in territori limitrofi e  marginali rispetto alle potenze planetarie e non solo. Il processo doveva concludere il momento della resa dei conti, del saldare i debiti di sangue e procedere alla creazione del nuovo Stato  rigenerato dalla presenza Xenoi e dal ritorno al nuovo Stato di territori e città perdute da queste popolazioni in altri tempi e in altri contesti. Il processo era una linea che doveva tracciare il prima e il dopo, un gesto simbolico per distruggere il passato infelice e il suo squallore. Il processo celebrato in una delle Biblioteche Nazionali era simbolico, era la sconfessione di una cultura meschina data da una spregevole arte dell’arrangiarsi e del vivere d’espedienti con una mentalità da colonizzati che trovava nell’intrattenimento, nella cattiva informazione, negli spettacoli sportivi o di svago più o meno erotico la propria forza. Plebi abbruttite dalla cattiva alimentazione, dalla microcriminalità, da paure indotte, rincretinite da cattive abitudini tollerate dalla polizia e dal potere politico, dalla diffusione di sostanze stupefacenti venivano travolte dalla distruzione del loro mondo idiota  e mendace, quelli che ne sono usciti vivi sono stati riconvertiti nel popolo di un nuovo sistema; ma  fra un prima e un dopo va tracciata la linea che separa e essa va scritta con l’ultima esecuzione.  Un nuova forma di civiltà si era formata nella guerra fra umani e nella stretta alleanza di tanta parte dei popoli della penisola con i poteri e la popolazione  Xenoi, è la Neoitalia. Il processo incrocia l’accordo di fusione con gli Xenoi, la creazione di un nuovo Stato, La fondazione delle nuove istituzioni, la creazione di un modello altro di vita associata, l’ascesa al potere di un movimento nazionalista erede della guerra vittoriosa e questa strana convivenza fra umani e  facce di plastica. Milioni di plagiati dal sistema della pubblicità commerciale, dell’intrattenimento scemo, del divertimento stupido, nei telegiornali e dell’informazione di propaganda dovevano esser riciclati, diventare altro. Si trattava di un gigantesco lavacro, di una purificazione di massa, una rigenerazione a suo modo, stavolta però di popoli interi. Quel processo era parte del lavoro di trasformazione, di fatto si trattava di trasformare in profondità i popoli della penisola e questo come da antica tradizione doveva esser parte di un passaggio di poteri imperiali, se vogliamo di una vera e propria invasione che trovava all’interno della penisola entusiasti dell’una o dell’altra parte.

Da un certo punto di vista si è trattato di un misto fra rivoluzione e invasione, qualcosa che ricorda sul piano psicologico di massa l’impresa di Re Alarico al tempo del crollo dell’impero Romano D’Occidente quando prese Roma e la saccheggiò e Napoleone sul piano degli effetti di trasformazione del diritto e della società, ovviamente tutto questo a un livello di potenza all’altezza della quarta rivoluzione industriale. Eppure il contesto in cui si sviluppò la cosa pare davvero una questione di provincia, solo sette imputati, un luogo di detenzione ridicolo ossia una stanza  nel sotterraneo della Biblioteca ridotta a cella per i due gruppi separati da sbarre, un cortile quadrato di pochi metri, un corpo di guardia di poche persone con qualche Xenoi venuto per altri motivi. Oggi posso scrivere liberamente che fu Rodolfo Brandimarte a rivelarmi certi segreti, che non erano tali, di quel processo; mi portò quasi di nascosto a vedere il cortile angusto dove i detenuti passavano l’ora d’aria, la panca dove si sedevano a fumare o borbottare fra sé, la stanza dei reclusi con il bagno, il posto dei sorveglianti. Quelli erano i luoghi ove la parte invisibile del processo si era data, cosa pensassero e come vivessero quei momenti i processati può essere ricostruito solo in modo grossolano. Del resto all’inizio di questa storia non era chiaro quale peso politico avrebbe avuto questo processo; in un certo senso esso fu invenzione politica e di propaganda tormenta, esso poteva benissimo passare sotto silenzio. Solo verso la conclusione del processo la cosa divenne nota e un fatto di grande rilievo politico e culturale. L’inizio della cosa fu quasi familiare, intimo. Il finale fu spettacolare, senza dubbio. La mia intenzione inizialmente era quella di scoprire i segreti della dimensione spettacolare, ma una volta sul posto ho cambiato tutta l’impostazione. Erano quelli che pensavo essere i particolari minori, le rivelazioni su fatti quotidiani, le caratteristiche dei personaggi di questa tragedia della storia, l’opinione dei molti, perfino i dettagli all’apparenza futili. Ricostruivo dai particolari un mondi umani e di pensieri  che non potevo nemmeno concepire prima del mio venire in questa terra.

Per prima cosa devo far capire il luogo. Di solito non si arriva alla Biblioteca Nazionale partendo dal davanti e ammirando al facciata imponente ma da una delle due strade laterali. Quindi l’impatto visivo con la costruzione ordinariamente non ha luogo, uno arrivando dalla strada laterale sale scalinata bianca, osserva il cancello aperto, passa dalla portineria e non si rende conto se non quando è dentro edificio della sua natura volutamente monumentale.  Ma l’edificio ha un secondo elemento che tende a confondere lo sprovveduto: assieme alle sale imponenti ci sono corridoi e sale più piccole, quasi un labirinto. Non tutte sono aperte, e il risultato è di nuovo illusione i grandi spazi sono circondati da piccoli spazi invisibili all’occhio del visitatore meno esperto. Un luogo di cerimonia, di consultazione, di lavoro, di studio e d’impiego per burocrati, professori, dottori, esperti, tecnici. Pensai alla forma del grande edificio ed a fatto che al  grande spazio monumentale si congiungeva il piccolo spazio, era come nella realtà quando  il grande evento era circondato da tanti piccoli eventi o il fatto storico da troppe storie piccole all’apparenza ma ognuna piena di senso e di conseguenze.  Ecco cosa comunicava l’architettura dell’edificio; era una lezione di storiografia, o forse l’atto primo della fondazione di qualsiasi cultura responsabile di sé. Sette delinquenti culturali rimasero per un anno chiusi là dentro. Non si faccia illusioni il mio lettore erano di tal fatta che non capirono dove erano e cosa stava loro precipitando addosso. Ma dalle piccole cose, dai segni, perfino dall’edificio sibilava una verità: Non tutto muore. Vi era continuità storica e forse anche una triste forma di sacralità in quel processo, la fine di un mondo umano arrivato a una meschina e miserabile fine era una nuova versione di molte altre antiche e  quasi dimenticate miserevoli vicende storiche. A un certo punto osservando per la terza o quarta volta quel cortile quadrato piccolo e  anonimo compresi quanta continuità segreta vi fosse fra i crolli di regimi di re e principi antichi condannati e criminalizzati per le loro azioni e i loro atti e questi fatti recenti. Solo che in questa storia mancava un pezzo, non da poco. I diversi imputati sembravano inconsapevoli, del tutto ignari di ciò che comportavano le loro azioni; all’apparenza erano macchine senza rimorso, senza morale. Avevano imparato a far i soldi e a viver bene con l’inganno mediatico, con le false notizie, con la più bieca propaganda di guerra; il loro egoismo li portava a ignorare le molte vittime delle loro calunnie e delle loro frodi. Il processo fu condotto con grande abilità per smascherarli su questo punto preciso. Sapevano, sapevano tutto e mentivano anche a se stessi per soldi e per amore di piaceri e  privilegi. Milioni di umani nella penisola erano tali e  quali a loro, molti erano morti o fuggiti altrove ma molti no. Occorreva far capire che la presente non era un’invasione come le altre, essa pretendeva di purificare e di ricostruire. Era una nuova forma di crociata ideologica, a suo modo una “Piccola Apocalisse”.  




17 settembre 2011

Il terzo libro delle tavole



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il terzo libro delle tavole

L’Italia e la ricostruzione della memoria pubblica

Tempo fa avviai una riflessione sulla costruzione dell’identità italiana, oggi in tempi di crisi del sistema di produzione e consumo In Europa e USA, di guerre non più episodiche ma integrate nel sistema finanziario e dei complessi militar-industriali delle grandi potenze a vocazione imperiale emerge la fragilità politica e di sistema del Belpaese. Questo terzo libro delle tavole vuole dare un contributo intorno alla complessità dei processi che definiscono la propria memoria pubblica e l’appartenenza di un privato a una comunità umana. Presento, quale primo contributo, qui uno schema storico per iniziare una riflessione su quanto sia frantumata e complicata la memoria pubblica a partire dai 150 anni dell’Unità d’Italia. Il terzo libro sarà anche dedicato a quella parte della cronaca e dei fatti clamorosi del quotidiano che esigono una meditazione e una considerazione.

1861-  Il Risorgimento

L’avventura dell’Italia Unita si apre a grandi speranze di gusto romantico per via della presenza di grandi eroi ottocenteschi come Mazzini e Garibaldi. Il Regno Unitario che si costituisce, e che è privo di alcune regioni del nord-est, si presenta come un nuovo Stato Nazionale su cui sono collocate molte speranze non solo italiane.

1861- 1876   La destra Storica al potere

L’Italia passa dalla poesia alla Prosa, al posto dei grandi ideali – la poesia- emerge l’evidenza di un Risorgimento tormentato e contrastato, di una Nazione giovane con grandi masse popolari e contadine povere e poverissime, di classi dirigenti insensibili alle sofferenze quotidiane dei loro amministrati e di un popolo italiano tutto da costruire  e da istruire. Intanto il brigantaggio è represso con estrema durezza e grande è la distanza fra la stragrande maggioranza degli italiani e le minoranze al potere.

1876-1887  La Sinistra Storica

La sinistra storica constatando la distanza enorme fra paese legale e paese reale, fra sudditi del Regno d’Italia e la minoranza di ricchi e di nobili che di fatto governa il paese e ha i diritti politici cerca di avvicinare le masse popolari con riforme sociali ed edificando monumenti agli eroi del Risorgimento e attuando titolazioni patriottiche di piazze e vie. Intanto l’emigrazione italiana verso il Nuovo Mondo si presenta come un fenomeno inedito che coinvolge milioni d’Italiani. Tuttavia per la prima volta la minoranza al potere si pone il problema di nazionalizzare e istruire  le masse che costituiscono il popolo italiano.

1887-1896  L’età Crispina

L’età Crispina segna l’emergere di una minoranza politica autoritaria con forti legami con i grandi industriali del Nord e i latifondisti del Sud. Da una lato aggredisce con estrema violenza poliziesca le manifestazioni di protesta operaie e contadine dall’altro coltiva un nazionalismo aggressivo e colonialista che fa presa sui ceti medi, la nuova formula di creazione degli italiani fa leva su riforme di carattere giuridico, amministrativo e sociale. La disfatta coloniale dell’esercito italiano ad Adua fa emergere un nazionalismo esasperato e forze socialiste diffidenti e ostili al concetto stesso di Nazione. Emerge l’impegno politico dei cattolici in quel momento culturalmente ostili alle minoranze che esercitano il potere in Italia.

 

1898-1900  Sangue e fango sull’Italia.

L’età Crispina cessa al momento della disfatta coloniale, la protesta sociale è soffocata nel sangue anche nella civilissima e industrializzata Milano dove  spara con i cannoni contro donne e bambini in sciopero. La repressione sociale è durissima, l’idea risorgimentale di fare gli italiani è di fatto spento. La politica diventa terreno di terribili contrasti, per evitare la disgregazione delle libertà fondamentali l’opposizione ricorre all’ostruzionismo parlamentare. Su questo biennio di sangue e fango  cade il regicidio del 1900 per mano dell’anarchico Gaetano Bresci.

1901- 1913  L’Età di Giovanni Giolitti

L’età di Giovanni Giolitti segna un periodo di riforme e di progresso sociale, economico e industriale che trasforma lentamente ma inesorabilmente l’Italia in una potenza regionale dotata di una propria potenza militare e industriale anche grazie alle innovazioni della Seconda Rivoluzione Industriale e fra queste l’energia elettrica. Le proteste contadine nel sud sono represse, aperture alle forze sociali e operaie nel Centro-Nord. Emerge l’impegno politico dei cattolici fino a quel momento culturalmente  ostili alle minoranze che esercitano il potere in Italia. Il suffragio universale maschile è un fatto, c’è la possibilità di avvicinare le masse popolari alla Nazione nonostante la presenza fortissima di una cultura cattolica e socialista diffidenti verso lo Stato Nazionale e le sue classi dirigenti.

1914  L’Italia del Dubbio.

L’Italia è l’unico paese  fra le potenze d’Europa che evidenzia una massa popolare ostile all’entrata nella Grande Guerra, il grande massacro scientifico e  industrializzato che riscriverà la storia del pianeta e della civiltà industriale. Giolitti è ostile al conflitto che comporterebbe il rovesciamento dell’alleanza con il Secondo Reich e l’Impero d’Austria-Ungheria, il parlamento è contrario  alla guerra, il popolo freddo e diffidente, i ceti borghesi impauriti.  Solo una minoranza di nazionalisti di varia origine è favorevole per spirito d’avventura; la Corona per motivi di prestigio internazionale e  di potere è orientata a stracciare l’alleanza e a dichiarare la guerra.  

1915-1918  L’Italia della Grande Guerra.

L’Italia in tutte le sue articolazioni sociali paga un prezzo spaventoso al conflitto mondiale imposto da una minoranza di nazionalisti politicizzata e organizzata e di estremisti politici di destra a tutto il resto della popolazione della penisola. I morti sono più di Seicentomila, tutta l’Italia è coinvolta, lo sforzo è enorme e ipoteca il futuro del paese a causa dei debiti contrati e delle perdite umane, quasi tutte le famiglie italiane direttamente o indirettamente sono toccate dal conflitto.

 

1919-1920  Il Biennio rosso

L’influenza della rivoluzione d’Ottobre e della presa del potere Comunista in Russia determina e la resa dei conti fra le forze politiche e sociali dopo la Grande Guerra determina un periodo di forte scontro sociale con accenni rivoluzionari che porta all’occupazione delle fabbriche e di alcuni latifondi incolti da parte delle masse popolari arrabbiate e impoverite. Il mito della rivoluzione Bolscevica e la disillusione per la Vittoria Mutilata sembra spegnere qualsiasi identità patriottica. Emerge la reazione quadristica,  armata e terroristica  fascista che intende imporre all’Italia intera la sua concezione di patria  e di Stato.

 

1922-1924  Il Fascismo al potere

Mussolini riesce a trasformare i fasci di combattimento in una forza politica autorevole che ha rapporti con il Vaticano, con la Corona, con l’Esercito e con la grande industria italiana. Nell’Ottobre del 1922 con un finto colpo di Stato che segue la “Marcia su Roma” comincia a costituire un modello di Stato che deve sostituire quello liberale e giolittiano attraverso un governo di coalizione che trova ampio consenso in parlamento. L’idea è usare il fascismo per creare lo Stato fascista che deve a sua volta creare l’italiano nuovo. Il fascismo manipola la scuola, lo Stato, i riti pubblici per arrivare al suo scopo politico principale.

1925-1935  Il  Regime fascista

Il fascismo cerca di creare il suo italiano ideale militarizzando la scuola pubblica, determinando riforme sociali, trasformando il partito in istituzione, plagiando al gioventù e distorcendo la vita quotidiana sulla base della sua demagogia patriottica.  L’Italiano del futuro dovrebbe essere l’italiano del fascismo.

1935-1939  Anni Ruggenti

Il fascismo appare vincente. Crea l’Impero a danno delle popolazioni dell’Etiopia che vengono aggredite e conquistate, sfida i grandi imperi coloniali d’Europa e la Società della Nazioni. Il prezzo per questa operazione è il legarsi ai destini del nuovo regime nazista che ha proclamato al fine della Repubblica di Weimar e la nascita del Terzo Reich. Hitler e Mussolini s’impegna nella guerra di Spagna, emerge una diffidenza fra gli italiani e il regime, stavolta la guerra del regime è ideologica e non nazionalista e colonialista. Tuttavia le vittorie in Etiopia  e Spagna spengono il dissenso. Intanto Hitler e il suo Terzo Reich iniziano la seconda guerra mondiale.

 

 

1940-1943  La guerra Fascista

Il fascismo e il suo Duce Mussolini s’impegnano nella guerra mondiale al fianco del Giappone e del Terzo Reich ma le forze armate italiane son mal equipaggiate, peggio comandate e in generale il morale è basso. L’Italia fascista e monarchica dimostra di non essere in grado di sostenere il conflitto pur essendo una delle tre potenze principali dell’ASSE.  Le disfatte del 1942  del 1943 in Russia e  Africa e l’invasione del territorio italiano da parte degli Anglo-Americani determinano la caduta del fascismo e la resa incondizionata del Regno d’Italia nel settembre del 1943.

1943-1945  La Resistenza

Si formano due stati in Italia, uno monarchico a Sud e uno Nazi-fascista a Nord. Uno controllato da Hitler e denominato Repubblica Sociale di cui è leader Mussolini appoggiato da una schiera di fanatici fascisti e l’altro sotto il controllo degli alleati. Si formano nell’Italia Centro-Settentrionale le forze armate partigiane antifasciste malviste dagli alleati per via della componente comunista e socialista. L’Italia diventa così un campo di battaglia, l’unità nazionale è dissolta, gli italiani si dividono e si combattono fra loro. Il futuro è incerto e legato alla prossima spartizione dell’Europa e del mondo che sarà fatta dai vincitori del Conflitto mondiale.

1946-1947  Il Dopoguerra

L’Italia dopo una difficile e contrastata votazione diventa Repubblica e s’inizia a pensare alla sua ricostruzione. Intanto nel 1947 a  Parigi le speranze italiane sono deluse, il trattato di pace è punitivo ela Resistenza non viene valorizzata dai vincitori che ne hanno dopotutto tratto profitto , Alcide De Gasperi si trova a dover liquidare la pesante eredità fascista e monarchica.

1948-1953 L’Italia Democristiana

L’Italia diventa democristiana, nell’aprile del 1948 il responso elettorale punisce socialisti e  comunisti e premia i democristiani legati agli Stati Uniti e al Vaticano. L’Italia della Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi fra molte contraddizioni e tanti limiti cerca di legare l’economia all’Europa del Nord e la politica estera agli Stati Uniti impegnati nella lotta contro il comunismo. Si forma una Repubblica Italiana che esce dalle emergenze e comincia a ritagliarsi un suo ruolo economico e politico.

 1954-1963 Il Miracolo economico

L’Italia si trasforma in civiltà industriale, le antiche culture contadine, rionali, cittadine, popolari iniziano a dissolversi. Quanto di antico e  di remoto aveva fino ad allora limitato l’azione propagandistica dei nazionalismi fascisti e  monarchici si dissolve. L’Italia si trasforma rapidamente e aldilà della volontà delle classi dirigenti timorose di non controllare più la mutazione sociale ed economica in atto. La criminalità organizzata intanto diventa una potenza economica e sociale  nel Mezzogiorno d’Italia.

1963-1968 Il primo Centro-Sinistra

L’Italia è governata con il contributo del Psi, inizia una stagione di riforme volta ad aiutare i ceti popolari, a riequilibrare le differenze sociali, a migliorare la scuola pubblica, nasce la scuola media. Ma i tempi sono aspri, il contrasto fra comunismo sovietico e regimi capitalisti è durissimo e il riflesso in Italia è pesantissimo. Intanto la televisione inizia a rideterminare e a formare la comune lingua italiana. Emerge la distanza enorme fra cultura alta e fra le masse popolari avviate al consumismo acritico e una ridefinizione di sé sulla base degli stimoli pubblicitari della società mercantile. Pasolini denunzia la trasformazione degli italiani da cittadini a consumatori.

1969-1976 L’Italia della Strategia della tensione

L’Italia paga un prezzo spropositato alla miopia politica delle minoranze al potere e alle mire politiche degli stranieri, la contestazione di carattere sociale diventa durissima emerge un terrorismo italiano di destra e di sinistra inserito nelle logiche degli ultimi anni della guerra fredda. Per l’Italiano contano due sole identità quella derivata dall’appartenenza politica e quella data dalla propria collocazione entro i parametri della società dei consumi. Pasolini muore atrocemente in circostanze non chiare il 2 novembre 1975.

1976-1990  L’Italia di Craxi

Craxi diventa il leader indiscusso del PSI e l’ago della bilancia della Repubblica, con la presidenza Pertini avviene un fatto inaudito la distanza fra masse popolari e  potere politico, il famoso Palazzo si riduce, aumenta il consenso per il PSI e per i partiti di governo il PCI viene ridimensionato l’Italia ascende al rango di potenza globale. Questo ha però un rovescio della medaglia: corruzione, clientelismo, disgregazione di ogni morale e di ogni valore social o umano non di natura mercantile, pesante indebitamento  dello Stato, ingerenza di poteri illegali nella vita pubblica del paese. Il Craxismo dominate esprime una labile forma di nazionalismo garibaldino che cerca di collegarsi alle antiche glorie risorgimentali.

1991-1994 L’agonia della Prima Repubblica

L’Italia di Craxi si decompone, la crisi politica e morale della Repubblica italiana è evidentissima e le inchieste giudiziarie travolgono, disfano e umiliano i grandi partiti di massa che cambiano nome e ragioni ideologiche o si dissolvono. le novità internazionali successive alla Prima Guerra del Golfo del 1991 tendono a determinare il governo mondiale di una sola grande potenza gli USA e lo spostamento dei grandi affari internazionali verso l’Asia e l’Oceano Pacifico  riducono l’importanza dell’Italia e del Mediterraneo. La confusione fra gli italiani è enorme perché i vecchi punti di riferimento si dissolvono.

1994-2000 L’Italia della Globalizzazione

Berlusconi e il suo schieramento di centro-destra e i raggruppamenti eterogenei di centro-sinistra sono i protagonisti della vicenda politica italiana. L’identità italiana malamente formata  negli anni della Repubblica attraverso il mutuo riconoscimento dei partiti usciti dalla realtà della Resistenza e della creazione della Repubblica inizia a dissolversi. Lentamente si forma un quadro politico fra due grandi raggruppamenti politici contrapposti che sconfessa la molteplicità della identità politiche di parte e la crisi sociale creata dai processi di globalizzazione dissolve le identità legate al benessere e al facile consumismo. L’identità italiana sembra disgregata in una miriade di suggestioni pubblicitarie e demagogiche. Intanto la situazione internazionale peggiora partire dalla guerra del 1999, si determinano nuove potenze imperiali che contrastano gli Stati Uniti.

2001-2011 L’Italia della crisi globale

Il progetto di creare un Nuovo Secolo Americano pare dissolversi fra le dune irachene e le montagne afgane, gli USA sono impegnanti in due guerre logoranti contro insorti e  terroristi in Medio Oriente e Asia, l’Italia vi partecipa con sue forze. La globalizzazione rallenta, le logiche imperiali sembrano più forti dei grandi interessi commerciali e finanziari, intanto emergono i guasti politici e sociali legati ai processi di globalizzazione. L’Identità italiana è oggetto di dibattito pubblico segno della sua difficoltà a collocarsi in questi anni difficili con le proprie ragioni e la propria autonomia.




23 luglio 2011

Il Fascista Immaginario: dedica e bibliografia

Per comprendere i temi del “Fascista Immaginario” presento una breve bibliografia utile per capire i temi e i problemi che sono connessi al mio scritto.

Nel caso qualcuno dopo il confronto con quanto ho elaborato volesse intraprendere un personale percorso per comprendere questo presente o per capire da dove arrivano una parte di certe mie considerazioni  può iniziare da qualcuno di questi testi.

 

Dedico il “Fascista Immaginario” al filosofo Stefano Boninsegni.

 

 

 

Bibliografia Breve

 

 

Balducci  Ernesto, L’insegnamento di Don Lorenzo Milani,  Laterza, Bari, 2002

Bakan Joel, (trad.it Andrea Grechi), The Corporation, La patologica ricerca del profitto e del potere, Fandango Libri, Roma, 2004

Stefano Boninsegni, Dai diritti dell’Uomo ai doveri del Manager, verso un immaginario in frantumi, in Diorama Letterario, n.256

Stefano Boninsegni, New Economy, Settimo Sigillo, Castello, 2003

Stefano Boninsegni  (a cura di),Dove va la Destra?Dove va la sinistra? , Settimo Sigillo, Roma, 2004

Noam Chomski, Democrazia e istruzione, EDUP, Roma.2004

Emidio Diodato (a cura di), La toscana  e la globalizzazione dal basso, Libreria Chiari, Firenze, 2004

Cardini Franco, L’invenzione dell’Occidente, Il Cerchio, Rimini, 2004

Carlo Galeotti (a cura di), Don Lorenzo Milani, L’Obbedienza non è più una virtù e gli altri scritti pubblici, Stampa Alternativa, Roma, 2004

Grandi Aldo, Gli Eroi di Mussolini, Niccolò Giani e la Scuola di Mistica fascista, BUR, Milano, 2004

Alessandro Galante Garrone, L’Italia corrotta 1895-1996, cento anni di malcostume politico, Editori Riuniti, Roma, 1986

Emilio Gentile, Il culto del littorio, La sacralizzazione  della politica nell’Italia fascista, Laterza, Roma, 1995

Emilio Gentile, Contro Cesare, Cristianesimo e totalitarismo nell’epoca dei fascismi, Feltrinelli Milano, 2010

Naomi Klein, No-Logo, Baldini & Castoldi, Milano, 2001

Serge Latouche, Come sopravvivere allo sviluppo, dalla decolonizzazione dell’immaginario economico alla costruzione di una società alternativa, Bollati Boringhieri, Torino, 2004

Karl Marx, Friedrich Engels, Manifesto Del partito Comunista, Editori Riuniti, Roma, 1962

Fabio Mini, La guerra dopo la guerra, Soldati, burocrati e mercenari nell’epoca della pace virtuale, Gli Struzzi, Torino, 2003

Hayao Nakamura, Il paese del Sol Calante, Sperling & Kupfer, Milano, 1993

Piero Ottone, Saremo colonia?, o forse lo siamo già, Longanesi, Bergamo, 1997

Jeremy Rifkin, La fine del lavoro, il declino della forza lavoro globale e l’avvento dell’era post-mercato, Baldini&Castoldi, Milano, 2000

Elena Romanello, Capitan Harlock, avventure ai confini dell’Universo, Iacobelli, Roma, 2009

Vandana Shiva, Il bene comune della terra, Feltrinelli, Milano, 2005

Veltri Elio, Il topino intrappolato, legalità, questione morale e centrosinistra, Editori Riuniti, 2005,Roma

Zygmunt Bauman, Dentro la Globalizzazione, le conseguenze sulle persone, Laterza, Bari, 1999

 




6 giugno 2011

Il Fascista Immaginario: la notte è finita



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Maestri, vittime, rivoluzione, reazione, guerra, accidenti. Quante ne abbiamo dette. La notte è entrata nella sua fase finale, in cortile son andati via tutti. Siam rimasti solo io e te. Occorre chiudere il nostro incontro. Il confronto è durato molto ed è stato interessante, ma ora occorre chiudere l’affare.

Lazzaro: Giusto! Ecco la mia proposta, la soluzione del tuo problema la metto qui nel libro di Rifkin. Tu al momento della consegna mi sussurri il nome nell’orecchio. Contemporaneamente. Un sussurro per un libro. Ci stai? E’ semplice in fondo tu ti avvicini all’orecchio e io allungo il testo con la soluzione.

Lazzaro mette qualcosa nel libro. Lo chiude  e lo serra fra le mani, con il capo si allunga verso Sergio aspetta che si avvicini. Sergio si avvicina lentamente, quasi con fare disgustato. Poi scatta si avvicina all’orecchio sussurra, il libro passa di mano. Sergio emette un sospiro, si passa le mani fra i capelli, si concentra come se dovesse risolvere una grave questione. Poi riprende una postura normale.

-          Sergio: Cosa vuol dire questo?

Lazzaro: E’ un invito per due, perché ci andremo assieme; la donna che cerchi sarà là e presentandoti come uno che a pagamento ha fatto l’attacchino per noi durante l’ultima campagna elettorale sarà per te possibile avvicinare la persona che cerchi. In fondo a pagamento fai con il tuo furgoncino attività di attacchinaggio in occasione di referendum, elezioni e così via giusto?E sui soldi non ci sputi sopra, verdi, rossi, neri, bianchi azzurri per te sono tutti uguali quando pagano. Quindi è credibile come fatto e utile perché potrei presentarti come uno a cui rivolgersi per piccoli servizi di questo tipo. Racconterò che la mia macchina ha avuto un guasto e con l’occasione tu mi hai dato un passaggio, oppure dirò che stavo a ragionare di un lavoro di attacchinaggio da farti fare, o chissà che cosa, lasciami fare che una scusa la trovo. Io fingo di non sapere che tu sei il fascista immaginario e tu fingi di essere propizio alle nostre ragioni, nessuno si accorgerà della differenza in fondo vedo che non porti tatuaggi fascistoidi o runici e quindi non sei identificabile a prima vista dal punto di vista politico. Poi hanno forse colore politico i soldi che stampa la Banca Centrale Europea? In fondo se dei banchieri e dei finanzieri privatamente si sono inventati l’euro e sono diventati i custodi della sovranità monetaria delle democrazie  e la garantiscono non si sa bene con cosa allora io posso pensare che il tuo lavoro di affissione abusiva per conto di chiunque paghi sia neutrale. Solo una piccola attività che fa comodo a chi non vuol sporcarsi le mani. In un mondo ormai anormale dove una minoranza di esseri umani accecati dall’ambizione conduce un gregge di popoli ottusi e abbrutiti dalla pubblicità e dalle illusioni del denaro cosa sarà mai il nostro piccolo affare. Solo l’evidenza di due tipi che conoscono il mondo e ne hanno assaporato la pazzia, l’eccesso  e la malvagità e capiscono che devono trovare un reciproco e positivo accordo. Come abbiamo appena fatto. Con reciproca soddisfazione mi pare.

-          Sergio: La tua fama non è usurpata, mi costa molto pagarti il prezzo ma capisco che ne vale la pena. Ma come mai un tipo come te va dietro a certi balordi che sognano insurrezioni e scioperi rivoluzionari, pacifismi assurdi  e redenzioni del mondo?

-          Lazzaro: Il nemico del mio nemico è mio amico, almeno finchè il nemico esiste o è pericoloso. Quindi non posso far finta di non vedere che molti sono contro i miei nemici sociali, politici, antropologici, magari non sono per loro; ma non è il caso di essere contro o finirei isolato a far opera pia di testimonianza. Così devo tollerare eccentrici, pseudo-rivoluzionari, figli di notabili che cercano il brivido della rivoluzione la domenica mattina e altra gente simile. Poi ci sono i miei interessi, e quelli come me, quelli che fanno al mia lotta e con i quali sto e che mi tengo ben stretto. Ora la notte è quasi finita e i primi chiarori annunciano l’alba, e prima che il sole sorga dobbiamo esser fuori di qui. Ormai siamo soli in questo palazzo vuoto. Credimi è proprio tempo di andar via e di dividere le nostre strade e hai la mia parola che saprò esser discreto e il nostro accordo sarà un segreto fra noi.

-          Sergio: La tua parola non è necessaria, del resto se riveli la cosa mi rovini ma su di te cadrà il sospetto e la rabbia  di quanti ti hanno prestato fede finora. Così va questa cosa. Usciamo.

-          Il Fascista immaginario incontrò la donna che cercava. Il nome sussurrato all’orecchio determinò la conferma del rettore della facoltà spiazzando i suoi rivali orientati a sinistra e dando a Lazzaro un buon margine di manovra politica. Nell’ultima parte della notte la coppia si divise e separatamente uscirono dal palazzo dell’Università, concluso l’accordo le loro strade non s’incrociarono più.




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