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13 novembre 2009

Il mondo umano muta ma il Belpaese dov'è?

De Reditu Suo

Il mondo umano muta ma il Belpaese dov’è?

Ripensando umilmente a una qualsiasi sceneggiatura ben scritta si osserva che la realtà dove si muovono i protagonisti della vicenda muta, le azioni o le omissioni  dei personaggi creano l’aspetto comico o drammatico dello scritto. Si tratta di una banalità, di un fatto tratto dalla realtà: gli umani si muovono, fanno cose,parlano, scrivono,  hanno speranze e cambiano la loro vicenda umana e quella di coloro che gli stanno attorno; qualche volta con modi riprovevoli altre volte con modi leciti. Il mondo umano muta in continuazione anche sul piano reale, perfino nella banalità di tutti i giorni; eppure in Italia tutto sembra immobile, morto, noioso. Il canovaccio della politica e della società cerca di replicarsi, tutto cerca di replicarsi con le stesse logiche del secolo scorso, con una retorica pseudo-risorgimentale che sembra appena uscita dalla bocca di qualche prefetto Giolittiano che ha appena festeggiato il capodanno del 1911, con i figli dei professionisti che ereditano i mestieri dei padri, con la stessa doppia o tripla morale da anni cinquanta. Nella sostanza dei fatti il Belpaese sta cercando a viva forza di negare la realtà, di chiudersi in se stesso, di fuggire da ogni verità e realtà che non sia un rozzo illudersi di essere immutabile e al centro del mondo. Il mondo umano sta cambiando in fretta, emergono nuove potenze imperiali, le vecchie declinano.
L'Asia si sta trasformando in un continente industrializzato, la Cina è già una potenza globale e la Russia dismessi i panni logori e rozzi dell’impero Rosso è diventata una potenza imperiale sotto l’insegna dell’aquila bicipite dei Cesari d’Oriente e degli Zar. Le  nostre sedicenti classi dirigenti probabilmente stanno lavorando al solito gioco della doppia morale: da un lato sanno perfettamente che gli equilibri mondiali sono scossi ma devono far finta di nulla e cercano di far passare idee e opinioni fra la maggior parte della popolazione che evitano sul momento inquietudini e malessere. Come al solito giocano su due tavoli: quello della realtà e quello delle illusioni e delle menzogne. Le illusioni e le  menzogne sono per la “Gente” ossia per le masse indistinte di consumatori e di cittadini, mentre la realtà è privilegio dei pochi, di ha beni, rendite, potere, o svolge un lavoro economicamente o politicamente delicato. La realtà ci parla di una crisi tremenda che sta mettendo in discussione l’Impero Anglo-Americano che sta creando milioni di poveri che si sommano ai lavoratori precari in Europa e negli USA, ma le parole d’ordine sono ancora consumi e ottimismo; la “Gente” deve credere ciò che vogliono le minoranze al potere anche se tutto mostra l’opposto della grande mistificazione pensata e programmata per le masse anonime di consumatori. Or la politica del Belpaese sta perdendo un momento straordinario, potrebbero lorsignori cambiare la storia dello Stivale raccontando semplicemente alle genti  nostre quel che sanno davvero della crisi: quanti milioni di disoccupati in più, quali rapporti nuovi di forza tra potenze, quanto conteranno d’ora in poi per noi i rapporti diplomatici e commerciali con Cina e Russia quali colossali interessi si stanno muovendo nella Penisola. Ma tutto tace, le genti del Belpaese sono distratte e nel bisogno chiedono miracoli e indulgenze. La politica e le classi dirigenti si son di nuovo perse le genti loro. Non è una novità.

IANA per FuturoIeri




24 maggio 2009

Quel che resta di un mondo umano umano in rovina

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Quel che resta di un mondo umano in rovine…

Il Belpaese è ormai irriconoscibile, lontanissimo da quel che ho conosciuto nella mia infanzia. Non perché siano spariti i monumenti o perché qualche genio malvagio si sia messo a mettere a ferro e fuoco musei e parchi pubblici ma perché la popolazione è cambiata, è diversa psicologicamente e anche fisicamente. L’Italia di prima con il suo moralismo, con la sua vitalità, con le sue ridicole certezze è lontana, persa nella memoria e nel tempo che fu. Di quel mondo rimangono le rovine, perfino le vecchie serie televisive dei cartoni animati giapponesi degli anni settanta sono l’occasione per lontani ricordi o per il manifestarsi di un collezionismo nostalgico all’insegna del come eravamo. Questa dimensione del collezionismo e del ricordo di come eravamo la leggo come l’ennesima evidenza di una trasformazione della società italiana che è stata rapidissima negli ultimi trent’anni, talmente rapida da ridefinire la dimensione dell’italianità su nuove basi e su nuovi problemi. La penisola oggi è popolata da esseri umani molto diversi da quelli che l’abitavano nel 1979 e non per la presenza di milioni d’immigrati o per l’uso intensivo di internet ma perché ciò che era creduto prima ed era parte di un modello di vita e pensiero riconosciuto e onorato oggi è morto. Delle troppe ridicole e presuntuose certezze del passato, delle trasposizioni e interpretazioni all’italiana delle grandi speranze e ideologie o dei miti del successo e del potere di allora non è rimasta altro che la puzza. Il passato è un mondo in rovine dal quale l’essere umano cerca di recuperare questo o quello a seconda della sua sensibilità. Non una storia unitaria quindi ma tanti frammenti sparsi che raccontano il tempo che fu. Magari il proprio tempo. Cosa resta del  mondo di prima? Credo solo rovine, detriti, rottami dove la politica e la cattiva pubblicità cercano delle suggestioni per impressionare il loro pubblico e manipolarlo. Il mondo di oggi al contrario è pieno di dubbi, di questioni aperte, di cose non dette. In particolare questa contemporaneità poggia su una contraddizione spaventosa: si ha fede in una crescita infinita entro i limiti di un pianeta azzurro che ha ampie risorse finite. Crescita infinita e risorse finite, questa è la dirompente contraddizione globale di cui nel Belpaese non si ha percezione. L’essere italiani è oggi un vivere giorno per giorno, una fare cose come compiuta, uno sbarcare il lunario, un tirare a campare, accendere ceri e aspettare miracoli. Anche avendo una stima molto bassa delle nostre genti credo che sia giusto considerare come questa fuga nel passato, nella paura, nella rassegnazione, nella lotteria dei miracoli più o meno sacri, sia una cattiva prova delle genti del Belpaese. Questo disordine vile è come una tenebra che uccide il coraggio, come un gas venefico e oscuro che ha corrotto la terra e ucciso i viventi.

La civiltà italiana tornerà ad essere una volta che questo funesto periodo di scelleratezza e disordine mentale sarà superato.

Potrebbe non bastare tutta la mia vita per vedere quel momento.

IANA per FuturoIeri



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