.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


12 dicembre 2013

Si fa presto a dire scuola: un anno in meno uguale più disoccupazione?

I fatti sono i seguenti: il Ministero e il ministro di centro-sinistra stanno organizzando una curiosa sperimentazione che è la presa delle misure per ridurre il liceo di un anno e tagliare altri 40.000 posti di lavoro nel settore. La cosa è talmente aperta che l’articolo della Repubblica,  che riporto a giustificazione del mio intervento, lo scrive senza giri di parole pur dando spazio a tanti punti di vista.

Devo fare alcune considerazioni. Cinque.

La prima è di carattere personale: sono nel numero di coloro che saranno certamente falciati dall’iniziativa e costretti a un periodo difficile di disoccupazione.

La seconda è la mia convinzione che questa sia la rappresentazione plastica di una politica di destra ultra-neoliberale, quindi  la dimostrazione dell’estraneità del presente centro-sinistra e delle sue forze a qualsiasi riferimento ai diritti sociali anche quelli presenti nella prima parte del Dettato Costituzionale. Del resto lo Stato Liberale Classico riconosce i diritti individuali e non quelli sociali. La presente sedicente “sinistra di governo” del Belpaese oggi con questa trovata si è seduta alla destra del Partito Repubblicano degli USA.

Terza considerazione: i cinque anni di liceo sono parte di un sistema scuola già colpito da tagli e riduzioni di ogni tipo negli ultimi dieci anni. Fra le funzioni non esattamente comprese della scuola c’è stato storicamente quello di nazionalizzare le genti del Belpaese di farne, per dirla in modo rozzo, qualcosa che assomigliasse a un Popolo Italiano, a una Nazione. Una scuola con altre riduzioni e tagli e più corta come potrà mai assolvere la funzione di dare una comune educazione a giovani e giovanissimi provenienti culturalmente ormai dai cinque continenti  e appartenenti a gruppi sociali diversi quando non addirittura rivali? Non lo farà! Punto.

Quarta considerazione: ho il sospetto che a rimetterci saranno le materie letterarie, umanistiche e i programmi già oggi son difficili da portar avanti. Inseguire, se questa fosse mai l’intenzione, il modello anglo-americano di scuola privata per i ricchi - e per tutti gli altri quel che resta- qui nel Belpaese porterà nell’immaginario collettivo a una svalutazione della considerazione della cultura e delle eredità culturali (a questo punto indegnamente consegnate dagli antenati a questi tempi tenebrosi).

Quinto: la scuola e i licei hanno già dato fin troppo. Io non posso parlare per i colleghi ma solo per me e ritengo che sia necessario invertire la tendenza. “Più scuole e meno aerei da guerra” per dirla con uno slogan facile e demagogico.

 

http://www.repubblica.it/scuola/2013/10/23/news/ministro_carrozza_d_il_via_al_liceo_di_4_anni_si_risparmierebbero_1_380_mln_di_euro-69238917/

(…Un accorciamento del percorso liceale da 5 a 4 anni, nell'arco di un quinquennio, determinerebbe la perdita netta di quasi 40mila cattedre con un risparmio per le casse del ministero di oltre un miliardo e 300 milioni di euro all'anno. Un'ipotesi che allontanerebbe per diverso tempo anche le possibilità di essere immessi in ruolo per decine di migliaia di precari in attesa da decenni di una cattedra fissa. Per Marcello Pacifico questa "sperimentazione non riguarda una semplice decurtazione del percorso di un anno, ma anche l'avvio di una metodologia che punti ad una didattica per competenze, laboratoriale e integrata. Il tutto con lo scopo di accorciare i tempi di apprendimento e consentire di ammortizzare la mancanza del quinto anno".

Secondo il rappresentante dei lavoratori, "l'obiettivo cui punta il ministero è quindi più che evidente: creare un precedente, per il quale nella prossima estate non potranno che essere tessute le lodi, per puntare dritto alla soppressione di 40mila cattedre. Già il Governo Monti  -  continua Pacifico  -  aveva quantificato un risparmio nazionale, attraverso la sparizione di altrettanti docenti oggi impegnati nelle classi quinte di tutte le superiori d'Italia, pari a 1.380 milioni di euro". Un tentativo che "fu fatto proprio da quel governo, prima tentando un improbabile sondaggio sulla riduzione di un anno della scuola secondaria superiore e successivamente provando a portare a 24 ore l'orario di insegnamento settimanale di tutti i docenti"...)




22 ottobre 2010

Il Fascista Immaginario

 

Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Il Fascista Immaginario


Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-    Sergio: Libri, il vostro problema è il vostro mondo cartaceo, un mondo lontano dal reale, dalla strada, dai problemi, dalla rabbia quotidiana.

-    Lazzaro: Ti sbagli. Qui con altri cerco di mettere assieme il pensiero con l’azione, i fatti del mondo con il vissuto quotidiano. Non è facile. La vita politica nazionale è diventata uno spettacolo, una forma d’arte drammatica da piazza mediatica, per questo quelli come noi cercano di spostare qualcosa, di spingere proprio l’azione politica dai libri e dalle finzioni televisive in strada, nelle case, nelle realtà sociali. Il mio agire tende ad essere pratico e  realistico. Se la docenza universitaria pone in essere politiche di facoltà che comportano spese eccessive e insensate alla luce della più che probabile crisi sociale che deriva dalle speculazioni finanziarie, da queste nuove guerre e dai processi di de-industrializzazione, io cerco una soluzione compatibile con le mie possibilità. Se il ceto medio, ossia la ex piccola borghesia, s’impoverisce ancora per via del combinato di tasse, inflazione, peggioramento delle condizioni lavorative allora la maggior parte degli studenti e delle studentesse che frequentano questa facoltà non potrà sostenere il peso di tasse universitarie crescenti e della diminuzione delle borse di studio. Io devo considerare questo fatto più che probabile. In questo momento storico le aziende chiudono perché le banche e le multinazionali hanno interesse a produrre in Cina, in Pakistan e in generale in Asia. Il costo del lavoro è basso e puoi con i costi di un operaio  italiano o di una segretaria francese assumere tre o quattro persone nella lontana Asia. Tutta l’Europa è interessata dal processo. Ormai è chiara che in Asia si formerà  una classe sociale di con centinaia di milioni di operai entro il 2012 mentre in Europa e negli Stati Uniti la forza lavoro e impiegatizia diminuirà di decine di milioni di unità.

 Sergio osserva la pila di carte, libri, riviste appoggiata sul tavolo. Lazzaro si mette di fianco.

-    Sergio: Questo libro ha un brutto titolo: “La fine del lavoro”. Forse è così, in effetti nei mercati di quartiere e nei discount vedo molta merce cinese e tante facce gialle. Ma ancora non capisco il legame fra la tua politica universitaria e questa barbarie straniera che monta.

-    Lazzaro: Non è facile, ma basta entrare nel meccanismo. Se una parte cospicua della popolazione dalla quale provengono coloro che frequentano l’università pubblica e di Stato s’impoverisce il numero delle matricole che s’iscrivono alle diverse facoltà s’abbasserà di anno in anno. Quindi l’università sarà più povera, avrà meno fondi dalla tassazione universitaria e la docenza meno possibilità di accedere a fondi di ricerca o a risorse finanziarie. A quel punto le strade sono tre: far pagare molto i servizi esternandoli come la mensa universitaria e tagliare le borse di studio e i posti lavoro nell’università; mettere il numero chiuso per contenere le spese legate alla gestione di migliaia di studenti, e l’ultima è creare una realtà universitaria per pochi privilegiati. Questo vuol dire privatizzare di fatto l’università pubblica e creare una realtà elitaria estranea e ostile al dettato costituzionale che esige la libertà in materia d’insegnamento e l’accesso alla formazione e all’istruzione per i cittadini italiani. Per la parte ricca della popolazione che esce vincente dal processo di globalizzazione e di privatizzazione della vita umana e della cultura questo è un miracolo; sbattono fuori coloro che non possono controllare dalle professioni liberali e dalla formazione alta e mettono dentro quelli che vogliono loro. Il problema è che si va verso una privatizzazione di tutti i beni e servizi ad esclusivo vantaggio di una minoranza di ricchissimi che si trovano ai vertici della piramide sociale.  

-    Sergio: Questo è un problema e hai ragione. Non è lecito che una minoranza senza merito e senza sacralità eserciti il potere sulla nostra gente. I ricchissimi apolidi che controllano la finanza e la grande politica e le banche non sono dei governanti legittimi. Non sono guerrieri come i re antichi, non sono esperti di diritto come i consoli romani, non sono capi consacrati da Dio come gli imperatori romani o i re medioevali; ogni loro attività politica è iniqua e  illegittima. Non Dio, non gli esseri umani, non la vittoria in guerra; nulla se non il male che è male giustifica o per meglio dire sostiene l’arbitrio dispotico di questi poteri oligarchici

-    Lazzaro: Vedo che cominci a capire qualcosa di quel che faccio. Tutto si tiene e tutto è collegato. Le minoranze al potere controllano le banche, le banche sono proprietarie delle banche centrali che emettono moneta prestandola ai diversi Stati Europei, gli esecutivi degli Stati del Vecchio Mondo fanno la politica di queste minoranze.  Non possono far altrimenti perché le banche centrali controllano il debito pubblico e di fatto sono autonome dai parlamenti e perfino dalla volontà degli esecutivi. Questo lavoro  è svolto negli Stati Uniti dalla Federal Reserve, è la stessa cosa delle banche centrali dell’Europa solo che stampa dollari invece di Euro. Ne stampa trillioni, ormai garantiti solo dalla carta perché la valuta verde, come l’Euro del resto, è priva di copertura aurea. Chi controlla la moneta controlla la spesa o per meglio dire l’indirizza… E dal momento che stampa i denari, o li crea con un click su una tastiera nella stanza dei bottoni di qualche superufficio,     questo soggetto politico di natura privata si compra i parlamentari a blocchi con i finanziamenti alle diverse formazioni politiche e ai gruppi editoriali o ai potentati che fanno capo ai diversi blocchi politici.

-    Sergio: Fammi capire non abbiamo più la lira e la moneta è una cosa che stampano le banche centrali che sono di privati per conto dello Stato…

-    Lazzaro: Non proprio, dal momento che in realtà non danno il denaro allo Stato ma si può dire che lo prestano perché nel rilascio della valuta dalla Banca Centrale allo Stato c’è un qualcosa che è l’interesse. Questo è uno dei motivi per il quale lo Stato s’indebita e il potere delle banche è schiacciante nei confronti della società e della politica. Comunque il grosso della moneta in circolazione non è nemmeno cartaceo, non devono neppure spendere i trenta centesimi per il pezzetto di carta. Il grosso della moneta è virtuale, è una memoria nel computer di una banca. Cifre colossali si spostano con un paio di click da un continente all’altro senza bisogno di qualche filibustiere che porta la valuta o i gioielli all’estero. Ma di tutto questo si parla poco anche nelle nostre iniziative.  Purtroppo la politica sembra rifiutare il confronto quando si tratta di banche e affini, e devo dire che si ragiona poco anche su queste nuove guerre e sui colossali interessi finanziari che ruotano intorno ad esse. Parlar di finaza con un politico italiano è come parlar di corde in casa d’impiccati.  La mia lotta qui in facoltà è volta se vogliamo a contenere certi fenomeni che derivano dalla spettacolarizzazione e dalla trasmissione mediatica; è un fatto che la maggior parte dei contenuti dei documenti di noi studenti e dei professori in agitazione vengono travisati dalla stampa quando non apertamente mistificati. L’informazione è oggi come la politica tende allo spettacolare perché altrimenti dovrebbe raccontare cose spiacevoli. In questo modo spariscono dal discorso pubblico i conflitti d’interesse, le carriere folgoranti di personaggi protetti dai ricchi e dai politici, il signoraggio bancario, la mancanza totale di copertura aurea della valuta in circolazione, la disoccupazione crescente, l’uso indiscriminato del precariato, l’impoverimento dei ceti medi, la dissoluzione delle antiche abitudini e delle granitiche certezze politiche, l’emergere della potenza industriale ed economica cinese, indiana, russa, brasiliana e s’indebolimento della potenza statunitense e dei suoi alleati. Ovviamente anche le vere ragioni della protesta giovanile e studentesca sono taciute ma le riassumo in due parole che conosci di sicuro: debito e precariato.

-    Sergio: Assisto a un miracolo. Uno come te che parla di cose serie che capisco e che tocco con mano tutti i giorni: "Debito, Precariato!".  Quanta verità in queste due parole.




5 giugno 2010

Un pezzo su libri e crisi del lavoro di Franco Allegri


Pubblico questo scritto di Franco Allegri già comparso su Empolitica certo di far cosa gradita ai lettori.


03 Giu, 2010

Morti Bianche. Diario dal mondo del lavoro

Scritto da: F. Allegri In: Politica in generale| Segnalazione disservizi al cittadino

 


I CONVEGNI DELLE FESTE DEMOCRATICHE
Morti Bianche. Diario dal mondo del lavoro

02/06/2010
Di F. Allegri
Martedì sera sono stato alla festa democratica è assistito alla presentazione del libro di Samanta Di Persio “Morti Bianche. Diario dal mondo del lavoro”.
La serata è stata condotta con garbo da Silvia Vannelli che abbiamo conosciuto il mese scorso nel corso del dibattito tenuto a Ponzano con Gramolati della CGIL e Fassina economista del PD.
Ho conosciuto Samanta prima del dibattito e mi ha colpito il suo sorriso poi l’ho vista sul palco e ho apprezzato la sua grinta, la sua lucidità e la sua determinazione.
Ho capito che aveva le doti morali necessarie e il coraggio per scrivere questo libro: lei ha buttato giù dei muri culturali, di quelli spessi e alti.
Samanta ha parlato dei processi che seguono molti casi di morte sul lavoro dovuti a ragioni perseguibili a livello penale e civile, è andata oltre la normale informazione.
Lei mi ha detto: “Non si investe sul precario, il lavoratore diviene un pezzo”.
Aggiungerei usa e getta, o usa e rimpiazza, parliamo del lato oscuro del lavoro inventato da Clinton e importato in Europa da Blair, questa è una mia considerazione!
Silvia ha chiesto alla nostra giovane scrittrice di raccontare due storie emblematiche.
Samanta ha scelto un caso di silicosi (fra i tanti) della nostra zona e una storia accaduta a Ortezzano in una fabbrica di frontalini per lavatrici dove morì un ragazzo di 23 anni perché una pressa che doveva avere 3 sistemi di sicurezza non ne aveva nessuno.
Due dirigenti dello stabilimento furono condannati a 8 mesi con la condizionale.
Questo ragazzo non riposa nemmeno in un loculo tutto suo, fu sepolto in un sito prestato da un’amica di famiglia che era anziana e s’era premunita.
Se ho capito bene, è partita una mobilitazione per acquistare un forno in un cimitero! Il fatto è triste da ogni prospettiva.
Subito dopo Samanta ha parlato delle morti sul lavoro in Spagna: in quel paese gli infortuni sono calati del 40% dopo varie riforme. In Italia abbiamo avuto un milione di infortuni e i morti sono passati da 1300 a 1200. Come dire, si poteva e doveva fare meglio; qualcuno si è mosso come i gamberi (nell’attuale governo). I morti nell’edilizia sono 600.
Qui aggiungo un pezzettino che ho ripreso da una mia traduzione recente degli scritti di Ralph Nader (Sullo stato dell’Unione del 29/01/2009) e lo faccio perché nessuno dispone di dati provenienti dagli USA. Ecco cosa disse Nader al punto 8: “…. sulla guerra in Iraq, arrivò al massimo, dichiarando “non sbaglio: questa guerra è finita e tutte le nostre truppe stanno venendo a casa.” Non per davvero. Sia Bush che Obama hanno deciso che 50.000 soldati rimarranno in Iraq indefinitamente, con molti altri nella regione del Golfo Persico. I contribuenti americani pagheranno quasi $800 milioni all’anno solo per sorvegliare l’ambasciata USA e il suo personale a Baghdad. Tale cifra da sola è più grande sia dei bilanci annuali dell’OSHA ($502 milioni per occuparsi dei 58.000 morti sul lavoro in USA) o del NHTSA ($730 milioni per occuparsi degli oltre 40.000 morti sulla strada). Mando tale editoriale alla Casa Bianca…”.
Subito dopo Samanta ha affrontato la questione dei sindacati.
Il primo colpo l’ha scoccato contro la UIL che la ricevette con fastidio quando andò a parlare con alcuni dirigenti del suo progetto.
Alla CGIL l’invitarono a rivolgersi all’INAIL. Solo i COBAS e il RDB CUB sono stati disponibili con lei.
In tema di controlli mi ha dato delle informazioni che conoscevo: le asl possono fare un controllo ogni 33 anni per azienda, nella nostra zona siamo a uno ogni 11. Se questa è la verità forse sarebbe il caso di prevedere il controllo obbligatorio per inizio attività. (mia proposta).
Gli infortuni invalidanti sono 40.000 all’anno.
Samanta ha raccontato anche il caso Mulas, una madre di 5 figli che ha visto morire sul lavoro, prima un figlio e poi anche il marito. Ci furono 2 processi, entrambi prescritti: nel caso del figlio per fallimento della ditta mentre nel caso del padre c’è stata la prescrizione consueta.
Nel 2001 partì dalla Sardegna e andò a vivere a Bergamo dove nel mese di luglio una trave cadde da una gru manovrata dal padre.
La famiglia si trasferì a Varese con gli altri 4 figli, 15 mesi dopo il marito chiamò la donna per chiederle di denunciare all’ASL l’impalcatura della ditta dove lui lavorava in quel periodo.
Dopo una settimana ricevette la risposta dalla Asl che non aveva i mezzi per fare controlli preventivi: il marito della signora era già caduto e morto.
Fra le soluzione che Samanta propone c’è un principio: facciamo come in Svezia, diamo più potere al responsabile per la sicurezza.
Ci ha anche ricordato che il governo Prodi aveva proposto un fondo per i familiari delle vittime sul lavoro: non è mai stato finanziato e come avete letto sopra c’è anche in USA.
La legge sul patteggiamento ha creato delle ingiustizie ulteriori, nessuno va più in galera, nemmeno per pochi mesi.
Lo scandalo italiano è l’ILVA di Taranto che in questi anni ha avuto 40 morti, un processo ha portato a una condanna per 14 mesi, ma poi è seguita la prescrizione, non è un fatto noto, a mio avviso.
Il grande processo è un altro, quello della Tissenkrupp, ma Samanta ci invita a non illuderci: sicuramente non farà scuola e nemmeno giurisprudenza.
Bisogna lavorare per educare alla sicurezza sul lavoro e ho appreso con fastidio civile che la Lombardia e la Toscana sono le maglie nere nella classifica degli infortuni sul lavoro.
Pubblicherò questo scritto anche nel mio diario sulla crisi: il tema mi sembra pertinente. Anzi questo scritto farà da spartiacque tra i pezzi scritti prima del crollo greco e quelli che farò nei prossimi mesi.
Alla fine io e un sindacalista abbiamo posto alcune domande, io ho introdotto la questione del salario minimo mentre l’altro interlocutore ha parlato della RLS e ha difeso l’impegno dei sindacati toscani e della FIOM.
L’argomento va tenuto vivo, si deve parlare di difesa preventiva. Io farò il nodo al fazzoletto e ho deciso di mantenere i contatti con questa scrittrice.

Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.





13 aprile 2010

Una traduzione audace di Franco

L'amico Franco Allegri ha scritto questa recensione interessante sui problemi degli Stati Uniti, a mio avviso dietro i dati c'è una nuova svolta del sistema capitalista e della civiltà dei consumi. La competizione per le risorse impone politiche audaci e forse ripensamenti e riduzioni della capacità di consumo per milioni di cittadini dei paesi industrializzati si può affermare ancor oggi la validità dell'antica considerazione per la quale il povero a differenza del ricco muore due volte. Il ricco quando muore paga il suo aver avuto dalla vita tanto, il povero muore e non ha avuto e quindi muore due volte.

IANA



13 Apr, 2010

La flotta USA dell’auto diminuisce di 4 milioni nel 2009

Scritto da: F. Allegri In: Varie

Proponi su Proponi su 
OkNotizie Ascolta con webReader

Earth Policy Release
6 dicembre, 2009
LA FLOTTA USA DELL’AUTO DIMINUISCE DI 4 MILIONI NEL 2009
Dopo un secolo di crescita, la flotta USA entra nell’era del declino
www.earthpolicy.org/index.php?/plan_b_updates/2010/update87.)
Di Lester R. Brown
Il vecchio secolo dei grandi affari dell’America con l’auto forse è arrivato ad una fine. La flotta USA apparentemente langue e ha iniziato il declino. Nel 2009, i 14 milioni di auto rottamate superano i 10 milioni di nuove auto vendute, diminuisce la flotta USA di 4 milioni, o di quasi il 2% in un anno.
Mentre questo è associato completamente con la recessione, è di fatto causato da varie forze convergenti.
La dimensione della futura flotta USA sarà determinata dalla relazione tra i 2 trend: nuove auto vendute e auto demolite. Le auto demolite superano le nuove vendute nel 2009 per la prima volta dalla II° guerra mondiale, diminuendo la flotta di veicoli USA dal record storico di 250 milioni a 246.
(Vedi i dati al sito www.earthpolicy.org/index.php?/plan_b_updates/2010/update87.)
Ora appare che questo nuovo trend di rottamazione che eccede le vendite potrebbe continuare almeno fino al 2020.
Tra le tendenze che tengono le vendite molto sotto la misura annuale di 15-17 milioni che ci fu dal 1994 al 2007 ci sono la saturazione del mercato, l’urbanizzazione, la crisi economica, quella petrolifera, la crescita dei prezzi dei carburanti, la frustrazione per il traffico bloccato, le paure crescenti sul cambio del clima e un interesse in declino per le auto tra i giovani.
La saturazione del mercato potrà essere la variabile dominante per la flessione della flotta USA. Gli USA hanno oggi 246 milioni di moto veicoli registrati e 209 milioni di patenti – quasi 5 veicoli per ogni 4 conducenti.
Quando basta, basta?
Il Giappone offrirebbe vari indizi al futuro USA. E’ più popolato per densità e molto più urbanizzato degli USA: il Giappone raggiunse, in apparenza, la saturazione dell’auto del 1990.
Da allora le sue vendite annuali di auto sono diminuite del 21 per cento. Gli USA sembrano destinati a seguire il modello.
L’auto promise la mobilità e negli USA in gran parte rurali la realizzò.
Ma con oltre i 4/5 di americani che vivono nelle città, la crescita del numero di auto urbane a un certo punto fornisce l’esatto opposto: l’immobilismo.
Il Texas Transportation Institute riferisce che i costi della congestione USA, incluso lo spreco di carburante e il tempo perso, salirono dai $17 miliardi del 1982 agli $87 miliardi del 2007. I sindaci USA conducono una dura lotta per salvare le loro città dalle auto, cercano di ridurre traffico, congestione e inquinamento dell’aria. Molti usano un approccio “carota e bastone” per ridurre la costosa congestione del traffico incrementando il trasporto pubblico mentre impongono restrizioni all’uso delle auto.
Quasi tutte le città USA introducono sia nuove linee ferroviarie leggere, nuove metropolitane, o linee di bus espresso, o espandono e sostengono i sistemi di trasporto pubblico esistenti in ordine a ridurre la dipendenza dalle auto.
Tra le città che seguono questo patto ci sono Phoenix, Seattle, Houston, Nashville e Washington, D.C.
Mentre i sistemi di transito urbano si espandono e incrementano, i pendolari scelgono il trasporto pubblico poiché i costi del guidare crescono.
Tra il 2005 e il 2008, il trasporto urbano è cresciuto del 9 per cento in USA. Molte città stanno creando attivamente strade per pedoni e amici della bicicletta, rendendo più facile il camminare e l’andare al lavoro in bici.
Le città che guardano lontano riconsiderano le esigenze di parcheggio delle nuove costruzioni.
Washington, D.C., ad esempio, ha riscritto i suoi codici vecchi di 50 anni, riducendo il numero degli spazi di parcheggio richiesti per costruire edifici commerciali e residenziali.
I codici più vecchi che una volta richiedevano 4 posti per il parcheggio ogni 1000 piedi quadrati di spazio di vendita oggi ne chiedono solo uno.
Mentre le tasse di parcheggio crescono, molte città vanno oltre i parchimetri a moneta e usano contatori adatti alle carte di credito.
La capitale della nazione farà questa scelta all’inizio del 2010 mentre incrementerà le tasse di parcheggio da 75 c fino a $2 per ora.
L’incertezza economica rende vari consumatori riluttanti a contrarre un debito a lungo termine associato al comprare auto nuove.
In circostanze economiche difficile, le famiglie vivono con 2 auto invece di 3, o con un’auto invece di due.
Alcuni sono completamente senza auto.
In Washington, D.C., con un sistema di transito ben sviluppato, solo il 63% delle famiglie possiede un’auto.
Un’incertezza più specifica è il prezzo futuro del carburante.
Ora che i motorizzati sanno che i prezzi del gas possono arrivare a $4 al gallone, si preoccupano che possa andare più in alto in futuro.
I piloti sono del tutto consapevoli che gran parte del petrolio mondiale viene dal Medio Oriente politicamente instabile.
Forse la tendenza sociale più importante che riguarda il futuro dell’automobile è l’interesse declinante per le auto tra i giovani.
Per quelli che crescevano mezzo secolo fa in una nazione che era ancora molto rurale, l’ottenere una patente e un’auto o un pickup era un rito di passaggio.
Il far salire altri giovani su un’auto e l’andare in giro era un passatempo popolare.
Al contrario, molta gente giovane di oggi che vive in una società più urbana impara a vivere senza automobili. Socializzano su Internet e con i telefonini eleganti, non nelle auto. Molti non vogliono il fastidio di prendere una patente.
Questo aiuta a spiegare perché, nonostante la popolazione giovanile sia più numerosa, il numero di giovani con la patente (che raggiunse i 12 milioni nel 1978), oggi è sotto i 10 milioni.
Se tale trend continuerà, il numero di giovani – potenziali acquirenti di auto declinerà ancora.
Oltre il loro interesse declinante nelle auto, i giovani combattono con una stretta finanziaria.
I redditi reali in un largo segmento della società non crescono più.
I laureati del College già gravati dal debito del prestito per lo studio potrebbero trovare difficile l’ottenimento del credito per comprare un’auto.
I giovani debuttanti nel mercato del lavoro sono spesso più interessati ad ottenere l’assicurazione sanitaria piuttosto che a comprare un’auto.
Nessuno sa quante macchine saranno vendute l’anno prossimo, ma viste le molte forze al lavoro, le vendite di veicoli USA potrebbero non raggiungere ancora i 17 milioni che furono vendute ogni anno dal 1999 al 2007.
Probabilmente le vendite saranno destinate a restare tra i 10 milioni e i 14 all’anno. I tassi di demolizione sono più facili da definire.
Se assumiamo un’aspettativa di vita dell’auto di 15 anni, i saggi di demolizione ritarderanno le nuove vendite di 15 anni.
Questo significa che le auto vendute nel primo degli anni di vendite elevate di 15-17 milioni di veicoli dal 1994 fino al 2007 hanno raggiunto proprio ora l’età della pensione.
Anche se le auto più nuove sono più durevoli dei modelli precedenti e potrebbero perciò stare sulla strada per un tempo più lungo della media, i saggi di demolizione dovrebbero eccedere le vendite di nuove auto almeno fino al 2020.
Dato un declino del 1-2 per cento all’anno nella flotta dal 2009 fino al 2020; la flotta USA potrebbe facilmente diminuire del 10 per cento (25 milioni), cadendo dal picco della flotta del 2008 di 250 milioni ai 225 milioni del 2020.
A livello nazionale, la riduzione della flotta unita con la crescita dell’efficienza dei carburanti rinforzerà il trend del declino dell’uso del petrolio sotto utilizzato dal 2007. Ciò significa spese ridotte per le importazioni di petrolio e quindi più capitale residuo da investire in creazione di lavoro in USA.
La gente cammina e va più in bici, ciò porterà meno inquinamento dell’aria e meno malattie respiratorie, più esercizio e meno obesità.
In seguito questo ridurrà anche i costi sanitari.
La di munizione della flotta di auto USA in arrivo significa anche che ci sarà meno bisogno di costruire nuove strade e autostrade.
Meno auto sulla strada riducono i costi di manutenzione di strade e autostrade e abbassano la domanda di parcheggi e garage parcheggio. Essa favorisce maggiori investimenti nei trasporti pubblici e i treni ad alta velocità.
Gli USA entrano in una nuova era che evolve da un sistema di trasporto dominato dalla auto verso uno che è molto più diversificato.
Come detto, tale transizione e guidata dalla saturazione del mercato, dai trend economici, da temi ambientali e da una cultura lontana dalle auto che è più forte tra i giovani.
Mentre questa evoluzione avanza, essa inciderà di fatto su ogni lato della vita.
# # #
Lester R. Brown è Presidente di Earth Policy Institute e autore di Plan B 4.0: Mobilizing to Save Civilization

Tradotto il 10 aprile 2010 da F. Allegri
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




30 marzo 2010

Antichità e menzogne



De Reditu Suo - Secondo Libro

                                              Antichità e menzogne

Da un po’ di tempo a questa parte al contrario di quel che fanno altri popoli, ad esempio i giapponesi che hanno coniato un termine apposta per la generazione dei trentenni in evidente stato di disagio, nel Belpaese si fa finta di non capire. Sono in particolare i cinquantenni e i sessantenni maschi, ricchi, con rendite e proprietà o posizioni sociali che criticano aspramente  i giovani precari con alle spalle famiglie non ricche, privi di protettori, con storie di licenziamenti  e lavori precari, con difficoltà economiche. Le generazioni di cinquantenni e di sessantenni  ricchi approfittano della loro posizione e delle loro rendite per giudicare questi sfortunati con finte verità e con palesi menzogne condite con i ricordi distorti del loro passato. Quel passato è un’antichità oggi dimenticata. Così mi spiego i troppi interventi offensivi che rimbalzano qua e là e che umiliano quanti sono nel bisogno mostrando loro realtà idealizzate di passati immaginari e finti che arbitrariamente associano a virtù inesistenti che i predicatori dal pulpito affermano di aver posseduto nel passato. Faccio un banale esempio: di solito si contrappone la forza di resistenza e la volontà che hanno auto i vecchi ai loro tempi contro la presunta indolenza dei giovani. Se c’è un film che rappresenta l’ordinario ambiente lavorativo dei vecchi sono i primi due film del ragionier Fantozzi, interpretato magistralmente da Paolo Villaggio, anche se nel grottesco della finzione i film registravano una parte della realtà concreta di quel periodo. Una serata con passata  vedere una scelta delle vecchie “Commedie all’Italiana” smantella da sola l’idealizzazione falsa che viene proposta quando si tratta di dar addosso ai giovani precari. Per questo è evidente la natura infame di certi commenti. Sarebbe molto più dignitoso da parte di questi anziani dichiarare: arrangiatevi e rendete il mondo e il Belpaese ancor più brutto, violento e osceno di quel che avete avuto in eredità da noi perché questo è giusto, perché questo e solo questo vi abbiamo insegnato! Quando si è malvagi al punto di rompere i legami sacri fra generazioni  è giusto che venga ricordata ai vili l’essenza di questo modo indecente di aggredire gli altri con gli strumenti della parola e della menzogna. La natura del discorso menzognero sui giovani precari si fonda sulla ripetizione prolungata di un messaggio che finisce per essere credibile ed è nota al mondo come “Falsa Evidenza” e sulla “Manipolazione Cognitiva” che è data da una combinazione di false promesse o su paragoni infondati che intendono condizionare chi vi presta fede. Si tratta di strategie della propaganda e della pubblicità che vengono usate cinicamente per far passare l’idea che i giovani non sono all’altezza, che i trentenni hanno le stesse condizioni lavorative dei padri solo che sono meno capaci, che se stanno a casa è per pigrizia e non per il costo elevato della vita e per gli affitti spropositati rispetto agli stipendi, e se hanno pochi figli o nessuno è perché sono irresponsabili e non per l’impoverimento di larghi strati del ceto medio. Invece di raccontar in modo così indegno e maligno vicende collettive drammatiche sarebbe bene avere due grammi di decenza e dire apertamente che tutta la questione dei giovani ha a che fare solo ed esclusivamente con i soldi. Si dovrebbe parlare sempre e solo quando si ragiona dei ventenni e dei trentenni  di quattrini, di stipendi, del costo della vita, di affitti troppo cari, di lavoro precario, di licenziamenti facili. Concludo questo mio scritto ricordando che fra tutte le categorie di giovani che lavorano solo due sembrano salvarsi dalla valanga di critiche ingiuste: i militari in missione di “PACE” e i poliziotti. Loro non sono mai criticabili e nessuno mai si è azzardato a chiamarli”Bamboccioni”, nemmeno una volta. Il lettore si dia la risposta da solo  rispetto a questa palese evidenza.

IANA per FuturoIeri




5 novembre 2009

"Capitalismo" come commedia e tragedia

L'amico Franco Allegri mi fa avere questa sua traduzione che giro ai miei lettori, di questi scritti di Moore si sente poco parlare in Italia, credo che la cosa giusta da fare sia di pubblicarli e renderli fruibili a migliaia di potenziali lettori. IANA


Capitalismo" come commedia e tragedia

26/09/2009

Di M. Moore

E' arrivato il momento per, come la chiama Time magazine, la mia "magnum opus".

Studiai latino solo un anno alla scuola superiore, perciò non sono tanto sicuro su cosa significhi, ma penso che sia buono.

Ho lavorato quasi due anni su questo nuovo film, "Capitalismo: Una storia d'amore", e ho messo il mio cuore e la mia anima in questo progetto.

Molti critici e spettatori amici l'hanno definito "il mio film migliore fatto fino ad oggi".

Quella è per me una frase forte da valutare poiché sono fiero di tutti i miei film - ma vi dirò questo: Ciò che state per vedere in "Capitalismo" vi sbalordirà.

Esso farà arrabbiare alcuni di voi e io credo che darà alla maggior parte di voi un nuovo senso di speranza sul fatto che noi stiamo superando il disordine contorto e malato fatto ovunque dall'ultimo presidente.

Oh, e voi farete una buona risata sulla spesa di tutti i criminali aziendali e bancari i quali nell'anno passato l'hanno sostenuta come fossero dei banditi.

Io mi preparo a mostrarvi della roba che i notiziari notturni vi mostreranno raramente.

Mai visto un pilota di American Airlines con buoni pasto dopo che la sua paga è stata tagliata?

Mai visto un giudice che prende tangenti per mandare ragazzi innocenti in un carcere privato?

Mai incontrato uno del Wall Street Journal che in modo secco afferma alla telecamera che lui non si cura della democrazia e che il capitalismo sarebbe il nostro unico affare dominante?

Incontrerete tutti questi tipi in "Capitalismo".

Incontrerete anche un testimone informato che, con i documenti in mano, ci racconta dei prestiti amorosi da oltre un milione di dollari che lui approvò per il capo del Senate Banking Committee - la commissione che era stata fatta per regolare le concessioni del prestito!

Ascolterete da un regolatore bancario il perché T. Geithner non ha affari in ponte con il nostro Ministro del Tesoro.

E saprete dalla dirigente della commissione congressuale che vigila sul salvataggio di borsa, come A. Greenspan & Co. progettarono e coinvolsero la gente nell'usare come garanzia le loro case valutate in base all'inflazione - causarono così la più grande epidemia di ipoteche non pagate della nostra storia.

Ora in USA c'è un'ipoteca non pagata ogni sette SECONDI e mezzo.

Nessuno di questi è un incidente, e faccio i nomi che altri sembrano dispiaciuti di fare: faccio i uomini che hanno saccheggiato le pensioni della gente che lavora e depredato il futuro dei nostri figli e nipoti.

In qualche modo pensano di farcela ad andarsene così e che noi crediamo alla loro Grande Bugia ovvero che questo crollo fu causato da un gruppo di persone a basso reddito che presero prestiti che non potevano sostenere.

Molti media principali comprarono questa linea editoriale.

Non stupisce che Wall Street creda di riuscire a farcela.

Bene, penso che abbiano scordato me e la mia cricca. Da ora potreste pensare che noi avremmo fatto una migliore impressione a questi ladri di ricchezza. Non pensatelo.

Perciò noi veniamo qui!

E' tutto là, sullo schermo d'argento, 2 ore di storia criminale e tragicommedia con protagonisti alcuni vampiri che non erano soddisfatti d'aver solo distrutto Flint, Michigan - dovevano provare e vedere se potevano smantellare tutta questa nazione da nulla.

Così vieni e vedi questo film di guardie e ladri.

Ora i ladri hanno abiti da sera e cravatta, e le guardie - bene, se accettate un tipo con cappello sportivo e con diploma di scuola superiore come testimone per vedere l'affare reale e fino a quando non li portano via allora questo fine settimana richiedo umilmente la vostra presenza al vostro cinema di New York e Los Angeles (e Venerdì prossimo, 2 ottobre in tutta l'America).

Nel frattempo, potrete vederci su vari programmi TV che hanno avuto abbastanza coraggio da ospitarmi in queste 2 settimane, eccoli:

- Nightline (dove facemmo una passeggiata sotto Wall Street fino a Goldman Sachs)

- Good Morning America (dove mi consentirono di parlare degli impiegati Disney che non ricevono assistenza medica)

- The View (dove l'altro ospite Repubblicano disse a tutti di andare a vederlo! Whoa!)

- The Colbert Report (il ragazzo è un genio, seriamente)

- Larry King (dove un portavoce del Senatore che ottenne i prestiti generosi risponde per la prima volta)

- Keith Olberman (entrambi ci meravigliamo per tutto quel tempo che questi corpi mediatici ci hanno concesso per fare ciò che abbiamo fatto)

- Wolf Blitzer (si, ottiene un abuso maggiore - e gli piace)

... E il sorprendente Jay Leno.

Egli mi chiamò dopo aver visto il film e mi chiese di essere il suo solo ospite in studio nella 2° puntata del suo nuovo show in prima serata.

Dissi: "Jay, non stai pensando ai tuoi ascolti nella prima settimana dello spettacolo?

Sei sicuro di non aver sbagliato con il numero di Tom Hanks (il prefisso dove vivo è 231; 213 è Los Angeles)?"

Mi disse che era stato colpito in profondità da questo film.

Così fui l'ospite del suo spettacolo dove disse all'America che era il mio "miglior film" e pregò di vedere "Capitalismo: Una storia d'amore".

Era Jay Leno che diceva questo, non Noam Chomsky o Jane Fonda (voglio bene ad entrambi, di cuore).

Il pubblico rispose con entusiasmo e, dopo 20 anni di film fatti, era il momento in cui attraversai oltre il fossato nella corrente principale dell'America media.

I capi di Jay a General Electric devono stare ... bene, vi dico che spero che non facciano un rimprovero al suo record permanente.

E' un tipo "helluva" (e per dare l'esempio organizzò i suoi concerti gratuiti per i disoccupati di Michigan e Ohio la scorsa primavera; per la prossima settimana ho ottenuto il permesso dallo studio per fare lo stesso con il mio film in 10 delle città più in crisi degli USA).

Oh, e mi ha fatto cantare!

Preparatevi!

Grazie a tutti - e vediamoci al cinema!

Il vostro, Michael Moore

MichaelMoore.com

MMFlint@aol.com

Twitter.com/MMFlint

Facebook.com/MMFlint

MySpace.com/MMFlint

Tradotto da F. Allegri il 01/11/2009

Franco Allegri è presidente dell'associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Ralph Nader l'avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Fa parte del meetup di Beppe Grillo di Empoli, di Firenze e di molti altri. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri

Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.






4 settembre 2009

Alla fine è arrivato l’autunno di questa crisi

La valigia dei sogni e delle illusioni

Alla fine è arrivato l’autunno di questa crisi

La stagione delle illusioni e dei pubblici scongiuri è finita, la crisi avanza nel Belpaese, chi scrive è semplicemente angosciato da quello che sta succedendo nel suo settore: la scuola pubblica. Con una certa sorpresa osservo che addirittura la stampa italiana inizia ad occuparsi dei problemi occupazionali e dei precari della scuola pubblica.

Nel mio settore c’è un numero elevato di precari, la crisi in atto li colpisce due volte psicologicamente e materialmente; essendo io stesso precario sento il peso di qualcosa che cresce e che non è comune solo ad alcune categorie del settore scuola, è come l’aria che si respira e si spande ovunque.

Come un morbo medioevale la paura si diffonda nel Belpaese, gente mentalmente e fisicamente sana ora teme, e ha paura anche se le cose per il momento vanno. Questa non è una questione di pessimismo o ottimismo quello che sta arrivando è un fenomeno forse nuovo, o forse da decenni dimenticato: si ha paura che tutto il piccolo mondo privato d’affetti, di piccole certezze, di banali comodità sparisca dalla mattina alla sera, venga travolto da questa grande onda. I processi di globalizzazione hanno determinato una delle crisi più gravi a memoria d’uomo, forse solo nel 1929 si può osservare qualcosa di simile. Adesso milioni di famiglie italiane sono alle prese con la paura di perdere il potere d’acquisto, con il timore che qualcuno di casa perda il posto di lavoro. Un mondo umano si trova, dopo decenni di materialismo rozzo e ottuso, con un niente che divora tutta la loro esistenza. Quest’ira divina può scatenarsi per un banale caso della vita: una malattia grave, il figlio perde il lavoro, il padrone di casa aumenta l’affitto, il mutuo per la casa o per la macchina. Le conseguenze possono essere rovinose per coloro che sono in una condizione precaria.

Quello che sta avvenendo è più del fallimento di politiche scellerate, di malvagità liberaleggianti in materia d’economia, di dottrine economiche neo-conservatrici sballate rozzamente gestite da politici ignari e apprendisti stregoni: questa è la fine delle illusioni. I miraggi della pubblicità e della politica si sono dissolti. Adesso emerge la verità di un mondo umano ferito, incattivito, impaurito; tutte le visioni cinematografiche, televisive, da rivista di ricchezze facili, di miracoli alla lotteria, di esser belli, ricchi e felici si dimostrano allucinazioni collettive.

Quel che è ignoto è come evolverà la situazione, questa paura potrebbe risvegliare forze nuove positive e attive, oppure potrebbe indirizzarsi verso un’ulteriore spirale di dolore, angoscia e timore. Questa paura poi è senza nome né volto, è senza un corpo fisico, e senza una ragione apparente, il male che giunge agli occhi dei più non è solo privo di ragione ma esso stesso non ha una ragione.

Forse la soluzione di un dolore così grande non è poi così complicata, forse tutto può essere riassunto in una semplice evidenza: “la terza rivoluzione industriale sta compiendo una metamorfosi, si sta avviando verso nuovi equilibri di potere politico e militare, sta diversificando le fonti d’energia prevalenti e portando lo sviluppo industriale in Asia e AFFRONTANDO I LIMITI DEL SUO MODELLO DI PRODUZIONE E CONSUMO. Il mondo di prima con le sue regole, con i suoi valori, le sue ridicole certezze viene lentamente stritolato e dissolto per far posto al nuovo“. Gli umani che vegono travolti a milioni sono vittime di un’altra tragica evoluzione della civiltà industriale.

IANA per FuturoIeri

 




11 luglio 2009

Italia precaria, Italia di tutti e di nessuno...

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Italia precaria, Italia di tutti e di nessuno…

 

Fra noi in confidenza: parliamo del precariato e di quanto esso sta distruggendo la Nazione Italiana. Passeggiando la sera per Sesto Fiorentino mi è capitato un fatto curioso, ho trovato un cartello su ex ufficio che procurava lavoro interinale. L’ufficio era stato svuotato dai mobili e il cartello recitava che il locale era da affittare. Un “affittasi Fondo” messo sopra il vetro che recitava”agenzia per il lavoro”. Questo mi ha portato a considerare quanto fosse profonda questa crisi. C’è quasi una legge dantesca del contrappasso nel pensare che quei  colletti bianchi, immagino precari anche loro per massima parte, si siano trovati senza lavoro o nelle condizioni dei tanti che erano venuti a chiedere da loro. I procuratori di lavoro a termine che ora devono cercarselo, una roba da film di Totò. Solo che i tempi sono diversi, quel sottinteso di ottimismo e di fiducia che aveva l’Italia di ieri è un ricordo del remoto passato, questo Belpaese è di gran lunga più tragico e meno felice, è a suo modo un tempo disperato perchè non ha dalla sua neanche il senso del tragico o del corso storico che viene in essere fra massacri, grandi realizzazioni dell’umanità e cose straordinarie. In altre zone le cose non vanno meglio, mi è capitato di vedere nel centro di Firenze presso la stazione un grande albergo, mi ricordo di aver letto più volte la carta del menù del ristorante di lusso esposta fuori dal palazzo. Quella notte era tutto spento e passando da quelle parti di notte ho visto una famigliola, credo di extracomunitari dell’America Latina ma non saprei dirlo con certezza, che dormiva avvolta fra cartoni e coperte sotto un lato dell’edificio. Questa miseria che avanza è diversa da quella del passato, è intrisa di una disperazione quasi pagana, di un vuoto che odora di lucida follia, di delirio, è la miseria dei tempi nostri, quella di una terza rivoluzione industriale che deve ancora compiersi fino in fondo. Robot, computer, lavoro interinale, disgregazione delle forme di vita sociale e politica, internet  tutto questo non basta ancora, manca lo sviluppo e la diffusione di nuove forme d’energia per mandar avanti il sistema di produzione e consumo in un contesto di piena realizzazione di questa nuova fase del capitalismo e della civiltà industriale. Il sistema di produzione e consumo si è infilato in un collo di bottiglia: la crescita infinita sta trovando risorse limitate, enormi ma limitate. Il pianeta azzurro è un corpo celeste quindi è grande ma è anche finito, quindi non può offrire idrocarburi, materie prime, risorse alimentari, aria e acqua in quantità illimitate. Nuove fonti d’energia rinnovabili potrebbero almeno in parte limitare questa corsa verso il disastro, forme avanzate di politica ambientale ed etica potrebbero circoscrivere gli effetti disastrosi del sistema, ma mente scrivo tutto questo un’intera generazione, e precisamente la mia, è abbandonata ai suoi problemi; i vecchissimi poteri del trapassato remoto si tengono ben stretti i loro privilegi, la famiglia d’origine –quando c’è- è il primo e spesso unico conforto morale e la  principale forma d’assistenza sociale del disoccupato e dello studente, i movimenti ecologisti sono marginali nel contesto politico.

L’Italia precaria è l’Italia di tutti e di nessuno, perché rappresenta bene le miserie di questo presente e l’assenza di pensiero e di futuro che segna questi anni sciagurati.

IANA per FuturoIeri




28 giugno 2009

Chi pagherà questa crisi maledetta?

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Chi pagherà questa crisi maledetta?

 

Forse è la mia solita visione, il mio percepire le cose da un punto di vista personale, ma la mia impressione è che questa non sia solo una crisi finanziaria. Questa crisi è una crisi di modello di sviluppo e politica, a un punto tale da essere così banale da non essere riconosciuta nella sua intimità. Lo sviluppo portato avanti dalla civiltà Anglo-Americana presupponeva una crescita infinita in presenza di limitate risorse planetarie, credo che sia capitata una cosa banalissima. Quando questo modello è diventato il modello globale le risorse naturali, alimentari, umane e anche i portenti della tecnica e della scienza si sono rivelate limitate e incapaci di alimentare una crescita infinita. Non ci vuole una gran mente, è una cosa banale che qualunque nonnina esperta di mercatini e acquisti arriva a capire.  Può essere riassunta la cosa in una facile analogia:spese illimitate e soldi contati non vanno d’accordo. Gli esiti di questo schifo sono povertà diffusa, precarizzazione del lavoro, delocalizzazione delle imprese in paesi del terzo mondo dove le libertà sono fantasie, siccità, cambiamenti climatici, ideologia dello scontro di civiltà, proliferazione del terrorismo e della criminalità, inquinamento materiale, sociale e morale, devastazione delle civiltà per piegarle a un modello unico di pensiero, di vita e consumo. Dalla parte positiva del piatto della bilancia c’è tuttavia qualcosa che non può essere ignorato ma che non compensa i danni. L’aver disgregato le precedenti civiltà e forme di vita ne ha rivelato la sostanziale debolezza e ha aperto le porte alla possibilità del nuovo anche se in forma traumatica, il pianeta è per sommi capi connesso da reti viarie, dalle linee aeree, da internet, l’inglese è una lingua franca che facilita la trasmissione dei dati e gli spostamenti di uomini e merci, l’altro non è più solo l’estraneo ma sempre più spesso è il vicino di casa. L’evoluzione tecnologica con l’introduzione nella quotidianità del Computer e di sistemi di telecomunicazione ha trasformato la cultura integrandola nei sistemi di produzione e consumo. Il prezzo pagato per tutto questo è abnorme e comunque questi effetti sono per così dire collaterali, dietro questa mutazione non c’è un progetto sociale o politico ma l’avidità di ristrettissime minoranze di miliardari, di politici al soldo, di super-esperti, di amministratori delegati strapagati. La crisi politica ha forse un bilancio peggiore perché l’Impero Anglo-Americano ha goduto della possibilità d’attingere alle principali risorse planetarie, ora queste sono contese da nuovi attori e il sistema si rivela per quello che è nel suo semplice darsi: un paradiso per pochissimi ricchi, l’inferno sulla terra per la maggior parte dei poveri. Questo modello è stato sostenuto dalla forza delle armi e da una propaganda della propria civiltà invadente e martellante, di fatto intere generazioni d’italiani hanno creduto al mito dell’eroe, o supereroe americano, che metteva a posto il mondo perché proveniente da una civiltà superiore. Il Belpaese in particolare ha subito moltissimo questo credere nella superiorità dell’uomo americano. Sul piano pratico le vecchie generazioni hanno ignorato il destino delle nuove si son mangiate le risorse o se ne sono fregate del futuro del Belpaese. Non è una cosa da superuomini questa ma una truffa da cialtroni, da gente che vive d’espedienti. Non basterà superare la crisi, per non pagarla due volte occorrerà una liberazione dalle antiche illusioni e il congedo dei troppi miti perduti e delle defunte ideologie ormai diventate alibi per fuggire dalla realtà.

 

IANA per FuturoIeri




2 aprile 2009

A LONDRA VA IN SCENA LA FIERA DELLA PARRUCCA

Da oggi a Londra è riunito il cosiddetto “G20”, ovvero il summit dei capi di Stato dei 20 Paesi più industrializzati o potenzialmente tali.

Si tratta di una pantomima che criticare equivale un po' a sparare sulla Croce Rossa. E’ un rito malinconico e decrepito. Venti parrucconi accompagnati da auto-blu e codazzi di portaborse che dovrebbero risolvere le sorti di un pianeta in piena recessione economica, in emergenza ambientale e in crisi di identità.

Ma qual è il matto che, oggi, può credere che questi signori - per la maggior parte artefici del disastro che stiamo vivendo e che ricade sulle spalle delle loro cittadinanze - sia capace di non solo risolvere ma neppure comprendere l’essenza del problema?

Voi affidereste una forma di Parmigiano alla sorveglianza di un topo???

Tantissime persone sono affluite in questi giorni a Londra per manifestare lo sdegno verso questi pseudo monarchi e far sentire loro la disapprovazione delle comunità che dovrebbero governare con oculatezza e probità.
Noi, più semplicemente, pensiamo che su di essi debba scendere un velo di pietoso silenzio e indifferenza, in attesa di farli scendere (democraticamente) da un trono che non meritano...

 

Associazione FUTURO IERI – http://digilander.libero.it/amici.futuroieri



sfoglia     novembre        gennaio
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email