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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


28 luglio 2014

Sintesi: Il Maesto - secondo atto - Vino, focaccia e destino

Stefano Bocconi: Veramente buono. Ci voleva proprio e poi il vino.

Paolo Fantuzzi: Ecco il Bocconi che finalmente ha trovato la sua pace davanti a vino e affettati. Certo è facile metter d’accordo la gente davanti a piatti pieni e pance da riempire.

Vincenzo Pisani: Giusto. Vedo che hai capito. In altri tempi quando in questa penisola giravano più soldi e la maggior parte della popolazione aveva  più speranze si sentiva parlar davvero poco di disobbedienza, disperazione, malattia, uso di farmaci per la mente.  In realtà il relativo benessere degli anni ottanta e dei primi anni novanta aveva per così dire occultato le differenze, i traumi, i problemi. Poi l’incantesimo è finito, da Tangentopoli in poi la magia si è dissolta e i castelli fatati dei nostri illusionisti della politica son scomparsi lasciando il posto a fetide paludi, a foreste popolate di mostri  e rovine tristissime. Uno come me è rimasto in parte sorpreso e in parte no. Devo dire che la grande illusione mi aveva preso. Forse perché quelli erano per me gli anni della gioventù dove si coltivano speranze fuori luogo, pie illusioni e dove s’imparano tante cose sulla vita e sul mondo umano.

Paolo Fantuzzi: Certo che l’adolescenza è proprio un momento difficile. Comunque ciò che prima formava per così dire qualcosa di collettivo si è perso in quel periodo. Il senso d’appartenenza di milioni d’italiani a gruppi, a partiti, a sindacati, a un quartiere si è poco a poco disfatto.

Vincenzo Pisani: Ed è emersa la verità: un mondo di uomini e donne singoli dove comanda  solo il dio-quattrino. Mi sono fatto delle illusioni da ragazzo, poi si è svelata davanti a me una società che in basso come in alto aveva perso tutti i valori del passato sostituiti da una corsa forsennata e irragionevole verso l’arricchirsi e lo star bene nel senso del possesso della propria proprietà privata.

Franco: Amici vi prego. Pensate al lato buono della cosa. Perché esso esiste. Per prima cosa per quanto amara possa esser la cosa ha in sé due elementi. Il primo è che si è manifestata una verità volutamente ignorata, la seconda è che i molti ora devono pensare con la loro testa, devono darsi da sé le loro ragioni di vita e i loro valori. Non credete forse che i valori siano il frutto di una vita vissuta e meditata. Non dico i valori che passano dalla televisione e dalla pubblicità commerciale ma quelli che vengono dalla memoria, dai sentimenti, dalle passioni.

Stefano Bocconi: Intanto portano gli altri antipasti. Bel colore sono delle focacce con delle salse, bei colori verde, rosso, rosa. Allora. Pomodoro e olio, tritato di wurstel e salsiccia, e questo. Carciofo! Questa cosa nera sembra un tritato di funghi. Ci vuole altro vino. Questa cosine mettono sete. Il vino è davvero un dono divino, come sarebbe triste il mondo senza di lui.

Clara Agazzi: Se a ogni portata arriva una brocca nuova all’uscita del locale ci faranno il test. Ho l’impressione che la discussione ne risentirà.

Franco: Non credo. Intanto già così è emerso molto dai discorsi. Gli amici hanno bisogno di buone parole, spesso di buon cibo e vino. Ma c’è qualcosa che Vincenzo deve ancora dirci. Scusa se te lo chiedo. Se tu parli in questo modo è perché in fondo hai già una soluzione in tasca.

Vincenzo Pisani: Esatto. Sto pensando di cambiar paese. Sto facendo da tempo i miei conti e penso che rifarmi una vita altrove sia possibile. Certo dovrò pensarci bene, far i miei conti. Ma in fondo cosa mi lega a un Belpaese che ha voltato le spalle ad almeno un paio di generazioni di gente che lavora e che produce qui; mi sento tradito. Proprio così. TRADITO.

Clara Agazzi: Questo è un discorso che sento spesso. C’è molto malessere in Italia. Credo di sapere il perché. Aspettative troppo alte…  Accidenti buona questa roba, croccante, delicata.

Paolo Fantuzzi: Aspettative troppo alte? 

Clara Agazzi: Certo. Spesso ci si fanno illusioni complice tutto un mondo di false credenze e illusioni alimentati da ogni sorta di potere che comunica. Gli esseri umani sono turlupinati da vere e proprie rappresentazioni false della realtà presentate da poteri politici, ecclesiastici, commerciali, e del mondo dello spettacolo, della pubblicità e della comunicazione. In tanti pensano a crearsi un mondo di fantasie nelle quali fanno progetti, s’immaginano cose, credono a vere e proprie illusioni collettive. In breve la vita di una persona comune è pervasa da migliaia di messaggi diretti o indiretti che condizionano la sua capacità di vedere la realtà, e cosa ancor più grave da anni è veicolato una vera e propria ideologia dell’uomo di successo e della donna in carriera. Se uno non s’avvicina al modello di colui che è vincente finisce con il perdersi d’animo, star male, accusare problemi psicologici. In verità bisognerebbe mettere tra parentesi le illusioni e i falsi miti che ci vengono propinati ogni giorno.

Paolo Fantuzzi: Il problema è che questo modello come lo chiami tu non è propriamente reale. Spesso in tanti hanno in testa i modelli della televisione, la gente della televisione e le donne e gli uomini ritratti sulla pubblicità o sulle riviste di moda. In altre parole ciò che è finto perché parte del sistema dello spettacolo e del cinema e dell’intrattenimento spesso si confonde con il mondo concreto. Diventa nella testa dei molti come i pastoni, i pastoni per i cani. Dentro ci finisce di tutto. Così è la testa di tanti,  molti dei quali non hanno studiato o hanno studiato poco e male. La realtà, la fantasia, le speranze, i rancori, i desideri, le ambizioni, i calcoli tutto diventa una cosa sola senza né capo e neppure coda. Eppure dovrebbe esser chiaro che non tutti possono avere il loro quarto d’ora di successo, la loro vincita alla lotteria, la loro carriera da dirigenti. Ma spesso non è così. Molti vivono d’illusioni.

Vincenzo Pisani: Un momento! Io non chiedo miracoli televisivi o di esser l’amante di ereditiere, principesse, e cose del genere. Io voglio solo poter costruire una vita mia nella quale esprimo la piena potenza dei miei talenti e in cui mi è concesso di diventare ricco nella misura del lecito e dell’onesto. Ma qui e ora non vedo come. Quindi penso davvero di lasciare questa terra d’inganni e d’ingannati. Lo faccio mal volentieri. Ho creduto in qualcosa nel passato e ho fatto anche politica. Franco lo sa bene.

Franco: Questo è vero. Lo posso testimoniare. Ma torno ora al concetto tuo d’inganni e  d’ingannati. Molti voglio esser ingannati. Molti vogliono vivere nelle illusioni pietose e in finzioni tragiche. Perché la verità in quanto tale è scomoda. Poniamo, per assurdo, che il Belpaese soffra atrocemente per la mancanza di serietà, onestà e competenza fra le gerarchie della politica e del mondo degli affari. Poniamo sempre per assurdo che si renda necessaria una soluzione a tale disastro e che anche potenze forestiere siano interessate alla soluzione. Cosa si può dedurre da questo caso qui inventato. Ad esempio espropriazioni massicce a danno delle categorie sociali che hanno prodotto questo sfacelo ossia dei ricchissimi e dei politici che sono diventati ricchi con la politica, l’espulsione dal mondo degli affari e della politica di decine di migliaia di soggetti, l’allontanamento dal territorio nazionale o il carcere per altrettante migliaia. In una parola la soluzione diretta al grave problema comporta un conflitto civile e forse anche qualcosa di peggio. Allora una volta dimostrato questo vediamo cosa è l’insieme che abbiamo davanti e scopriremo che è una massa di compromessi e finzioni incastrate e incollate. Se si toglie il velo di finzione e ipocrisia la natura di casta e  autoritaria del Belpaese si mostrerebbe apertamente, costringendo evidentemente a far a meno di molte finzioni, di molti distinguo, di molte pietose bugie. Il Belpaese, in verità, non si divide in rossi e neri ma in ricchi e poveri. Qui il conflitto e l’astio personale ha sempre una concreta ragione sociale e quindi economica, non credo esistano al mondo popoli più concreti e materialisti di quelli che popolano la nostra penisola. Le illusioni e l’enorme produzione di bugie sono l’altra faccia della medaglia delle genti nostre integralmente materialiste, consumiste e di per sé illuse. Un mondo senza ideali e senza neppure quelli finti, come sono i nostrani, si condanna alla disintegrazione per l’incapacità di tener ferme le pulsioni individualiste, nichiliste e autodistruttive che sempre si producono nelle società industriali. La finzione collettiva di credere in valori non creduti e non credibili ma soltanto recitati, spesso a comando,  è un mezzo per fingere che qualcosa unisca ciò che è irrimediabilmente diviso, singolo e mortale. Vogliamo forse far un torto all’amico Vincenzo non riconoscendo quanto questo sistema  capitalistico e industriale tenda a degradare e a far degenerare la natura di tutte le cose e in particolare dell’essere umano.

Stefano Bocconi: Assolutamente no. Del resto come può oggi tanta parte del commercio non vivere d’illusioni, non eccitare la vanità, l’ambizione, l’ostentazione. Se questo Belpaese risulta insopportabile a causa delle sue morali farisaiche e delle pietose finzioni del vivere quotidiano perché non andar via, rifarsi una vita altrove. Sempre che sia possibile. Mi risulta che la civiltà industriale sia arrivata in tutti i mari e in tutti i continenti, quindi certi problemi nostri sono proprio quelli del sistema in quanto tale. Inoltre se io fossi un governo straniero avrei un forte sospetto nei confronti di uno che arriva con il nostro passaporto.

 

Paolo Fantuzzi: Non abbassiamoci troppo. In fondo anche gli altri hanno i loro casini. In fondo non si sente di tanto in tanto di guerre, guerre civili, attentati nei paesi forestieri. Segno che il male di vivere e le lotte per il potere e le ricchezze sono vivissime anche fuori dai confini nazionali. Chi sono gli altri per giudicarci?

Franco: Giusta riflessione. Tuttavia ne voglio precisare il mio discorso per assurdo fatto prima. Poniamo una penisola dove una il male di vivere è arrivato a punti inquietanti e insopportabili. Poniamo che Questa condizione di sofferenza e minorità ad in questa nazione X sia dovuta a una classe politica imbelle e dissoluta e poniamo anche che questi politici siano la servitù di poteri finanziari e commerciali forti. Poniamo che questa servitù composta di politici, gente di spettacolo, tecnici dell’intrattenimento e della comunicazione, della sicurezza e cose del genere sia una massa di un milione di esseri umani. Il popolo del paese X  è, poniamo questo come dato,  di sessanta milioni di umani.  Cosa deve fare la maggioranza di cinquantanove milioni? In fondo deve solo sbarazzarsi di un milione di aderenti alla sua comunità. Qui le strade sono due a mio avviso: una breve e una lunga. Quella breve prevede la soppressione fisica o l’allontanamento di quel milione di tali creature problematiche che in fondo son meno del 2% della popolazione totale. L’altra quella lunga prevede un processo di crescita civile e culturale della durata almeno due o tre generazioni  evitando così bagni di sangue, guerre civili  e regolamenti di conti.

Clara Agazzi: Questo tuo ragionamento per assurdo è privo del senso della realtà. Queste cose non avvengono per profezia o per calcolo. Avvengono e basta quando diverse condizioni e situazioni portano una trasformazione rapida e decisiva. Quindi non c’è una scelta da parte dei molti ma al contrario i molti seguono gli eventi e i fatti che prendono forma, come se fossero scritti nella volta celeste.

Franco: Infatti, io credo che esista un percorso in queste cose. In mancanza di uomini e donne di straordinaria qualità e di tanta gente seria fra i molti il destino di una nazione è simile a quello di una pianta. Nasce, si sviluppa, degenera, invecchia, muore. Il termine chiave è decadenza. Da antenati e padri spirituali alti e potenti a governanti tratti dalla feccia umana che ne risulta la versione grottesca e contraria degli antenati fondatori. Questo è simile al discorso per il quale dall’età dell’oro si passa all’età dell’argento e infine del ferro. Questo è un corso ciclico che solo in pochi casi può esser rotto per mezzo del rinnovamento e della trasformazione della società umana.

Stefano Bocconi: Parlate troppo difficile voi due. I nove decimi degli abitanti del Belpaese oggi  come oggi non sono in grado di capire né l’argomento e meno che mai i riferimenti storici o culturali. Vi invito a lasciar da parte i ragionamenti complicati, le dimostrazioni, le astuzie della retorica. Andate al dunque. Alla verità intima che sentite con il cuore. Intanto beviamo e mangiamo quel che ci hanno portato.

Vincenzo Pisani: Clara e Franco non hanno detto cose in contrasto. Un processo degenerativo di carattere collettivo e la sua soluzione può davvero apparire come naturale, proprio come se fosse scritto nelle stelle.




29 maggio 2010

Uno scritto molto difficile sul non detto finora

Uno scritto molto difficile sul non detto finora

Non vorrei esser frainteso, ma ho l’impressione che stia prendendo forma una sorta di nuovo millenarismo, di crisi di fiducia nel futuro e in questa realtà che si traduce in credenze di tipo magico, ufologico, New Age. Sento e percepisco una crisi di valori e di senso tanto profonda quanto reale che striscia fra le pieghe dei discorsi, che narra di inquietudini enormi che sono la manifestazione di paure inconfessabili o ancestrali. Percepisco una crisi del fatto religioso non come istituzione ma come senso profondo, come fede in quanto tale. Ho fatto una piccola ricerca privata anche su youtube e su certi autori, che mi ha disturbato molto, intorno a certi aspetti pseudo-religiosi dei diversi “esperti” di alieni come von Däniken, Zecharia Sitchin, Malanga. Ho letto le loro convinzioni come una ricerca di un qualcosa di divino e sacro non più rintracciabile nelle forme della società contemporanea. Questa ricerca del sacro che guarda a possibili presenze aliene nel remoto passato della terra è indice di una crisi radicale dei valori e delle credenze e anche se finora essa è stata limitata finora a gruppi di appassionati a temi legati all’occulto capisco che essa è il segnale di paure sedimentate nella società industriale. Il senso della vita è in crisi profonda nella presente civiltà perchè questo sistema di valori premia il possesso dei beni e milioni di esseri umani sono esclusi dalla grande festa dell’abbondanza finta o non ci credono più. Ecco che le paure profonde e le inquietudini inconfessabili si materializzano in una sorta di pesante attenzione misticheggiante alle teorie clipeologiche, ufologiche e della cospirazione. Questo accade quando la civiltà è scossa dalla crisi economica, la fede diventa un fatto politico o spettacolare, nuove potenze imperiali emergono e la grande potenza imperiale statunitense entra in crisi. C’è qualcosa di spaventoso nella piega che ha preso questa civiltà industriale giunta al suo terzo tempo. Sembra, ma in qualche caso è bene togliere il sembra, che ciò che prima era attribuito a Dio, agli angeli e ai demoni venga attribuito di peso a forze aliene; ad esempio il concetto di matrice creazionista, teso a mettere in discussione la teoria dell’evoluzione darwiniana,  di un atto soprannaturale che fonda la razza umana  è oggi mutato in una teoria che vuole l’umanità manipolata da alieni, o comunque l’elemento alieno avrebbe interagito con le prime forme di civiltà. Queste teorie non sono novità, le leggevo da pre-adolescente sui libri di Peter Kolosimo, autore fermo nelle sue convinzioni clipeologiche e ufologiche e nel concetto del condizionamento alieno all’inizio della civiltà umana. Le sue teorie il Kolosimo le aveva esposte e pubblicate fin dal 1969 anno del suo successo editoriale. Tutto questo bagaglio fra l’ufologia e la metafisica torna prepotentemente oggi grazie a internet e ai libri e al millenarismo legato al 2012. Questo però è possibile perché la crisi di senso che attraversa la civiltà industriale è profonda, così profonda che deve cercare teorie così lontane e improbabili per darsi un punto di riferimento, per trovare qualche risposta alla domanda: Chi siamo?
  In questi anni c'è la novità di questo ritorno del già noto perché la questione “aliena”, per così dire, adesso si lega a tendenze misticheggianti, magiche o a visioni delle origini dell’umanità di matrice creazionista. In realtà credo che dietro il mistero e il discorso su ciò che non è ancora spiegato ci sia una inconfessabile speranza di veder chiaro dentro il senso della vita umana e dentro il destino della propria civiltà, uno sforzo di comprensione che un tempo sarebbe stato proprio delle divinità e dei profeti. Quindi da un certo punto di vista l’altro deve esistere, non è solo una questione filosofico-bruniana del ritenere ragionevole e razionale l’ammettere la vita su altri pianeti ma piuttosto un delimitare un senso e un confine alla propria condizione umana proprio quando una serie di confini mentali e abitudini consolidate sembrano venir meno per via dell’immigrazione, dei cambiamenti climatici, delle nuove tecnologie che cambiano le relazioni fra gli esseri umani; ad esempio penso ai telefonini in grado di fare foto, film, e collegarsi in internet. Non mi ero mai reso conto di quanto profondissima e gravissima fosse questa crisi, anzi comincio a pensare che essa segni un momento di passaggio forse è in arrivo un terzo tempo della Terza Rivoluzione Industriale o perfino una Quarta Rivoluzione Industriale. Il presente adesso può diventare passato.

IANA per Futuro Ieri




25 febbraio 2010

La favole del Belpaese

De Reditu Suo - Secondo Libro

                                              Le favole del Belpaese

 Il Belpaese sembra vivere sulla Luna, manca la consapevolezza d’essere un vaso di coccio fra vasi di ferro. In una situazione dove prendono forma nuove potenze imperiali e le vecchie declinano le genti d’Italia son turbate dallo squallore  dei comportamenti della propria sedicente classe dirigente quando viene beccata regalando lo spettacolo di una turba di magistrati indagati, di politici inquisiti, di imprenditori ai domiciliari, di amici degli amici in galera. Le favole  che cercano di nascondere il disastro di una Seconda Repubblica che non riesce a star sulle sue gambe  son tante. Quella che va per la maggiore  è che questo è un paese di ladri governato proprio da delinquenti che ripetono la natura della popolazione. A parte che per un ladro deve pur esserci un derubato e per un colpevole ci deve esser una vittima che ha subito il torto, mi chiedo: tutti, nessuno escluso?

Se così fosse il Belpaese sarebbe un massa informe di delinquenti, perfino i poppanti dovrebbero essere considerati dei criminali in formazione per il solo fatto di vivere qui e ora. Evidentemente non torna il ragionamento. L’altra favola afferma che abbiamo bisogno di minoranze al potere per essere governati, di privilegiati ricchi e isolati dalle masse di esseri umani che compongono la popolazione. Questo va bene quando si è governati da Re-sacerdoti o da principi che mantengono ed applicano una qualche sorta di diritto divino; in una Repubblica bene ordinata e collocata nella terza rivoluzione industriale l’unica aristocrazia possibile è quella che si manifesta nell’eccellenza professionale  e attraverso gli studi. Qui nel Belpaese il concetto di classe dirigente si collega alla ricchezza della famiglia di origine  e alle sue reti di relazioni sociali o talvolta alle relazioni, più o meno decenti, che il privato costruisce durante la sua vita. Si tratta di una forma d’aristocrazia scollegata da qualsiasi senso di servizio o di dovere verso lo Stato e ancor di più verso la popolazione nel suo complesso.    Si pensi agli scandali nei vari ambienti professionali e universitari documentati da decine di libri, inchieste giornalistiche  e dall’attività della magistratura nel corso degli ultimi quindici anni, e taccio sui politici di professione. L’evidenza è che non c’è nessuna aristocrazia di nessun tipo e quindi non è possibile la formazione di una classe dirigente formata da minoranze virtuose. Mi permetto inoltre di considerare che delle minoranze non virtuose dedite al loro esclusivo interesse con ogni mezzo e senza alcuna morale  prendono comunemente due definizioni: associazione a delinquere e comitato d’affari. A queste due favole, già piuttosto grossolane e mal costruite, s’aggiunge l’appello che ogni tanto risuona e chiama le disperse genti d’Italia a difendere la loro “Civiltà”.  Mi limito a questo: scrivo il mio  De Reditu Suo in questa forma proprio perché qui e ora non trovo la civiltà della gente mia. Non è bene scrivere altro, mi congedo per ora dai miei venticinque lettori.

IANA  per FuturoIeri



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