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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


22 ottobre 2008

IL MOSTRO E’MORTO 2

La globalizzazione ha trovato alla fine una vecchia ricetta adattata alla sue circostanze: Stati di dimensione imperiale che sostengono in alleanza con altri, o da soli, la loro economia entrando nella stanza dei bottoni delle banche e dei grandi istituti finanziari. Non è un ritorno al passato: stavolta la sottile linea grigia che divideva lo Stato dagli interessi privati è stata annullata. Lo Stato Ottocentesco è morto al suo posto arriva un mostro che è l’incrocio dei poteri forti che per essere tali escludono i poteri deboli espressione del disagio dei ceti meno abbienti. Se nell’Ottocento i ceti poveri contadini e operai erano i più spremuti e vessati dal capitalismo trionfante ecco che in questo inizio di nuovo millennio sono i ceti medi il vitello grasso da sacrificare al Dio-denaro e le sue carni sono il piatto forte del banchetto dei suoi sacerdoti. Tuttavia quel mostro che era la globalizzazione è morto. La globalizzazione, operazione ideologica che copriva i grandi interessi di alcune caste di miliardari al potere, deve dismettere il suo essere e diventare una feroce idra che ha tante teste quanti sono i potentati che uniti al potere politico danno l’assalto alle ricchezze del pianeta. Non più una globalizzazione ma tante globalizzazioni quanti sono i nuovi poteri che sui stanno definendo e che sono già ora all’azione. Il gigante americano che aveva troneggiato dal lontano 1991 questo processo di globalizzazione è caduto sotto il peso titanico dei suoi debiti e delle malversazioni dei suoi politici e dei suoi miliardari e finanzieri. Per ora non può rialzarsi, è arrivato il momento che da quasi vent’anni i suoi nemici aspettavano per costoro è l’occasione di strappare al gigante caduto il meglio dei suoi tesori e della sua influenza globale. Quel che ne uscirà sarà un mondo più brutale e violento, dove milioni di disgraziati subiranno questa resa dei conti fra grandi potenze,, dove nuove caste di miliardari e politici al soldo cercheranno di strappare potere e dominio alle vecchie caste cadute in disgrazia. Ma il mostro è morto. Anzi è morto ed è già risorto sotto forma di un caos gonfio, d’odio e di volontà di potenza che non potrà che far danni. Il ceto medio universale argine contro gli squilibri e gli eccessi all’interno della società umana sarà la vittima designata del male che si sta formando. Eppure c’è un’ipotesi che le batte tutte per pericolosità:“il ceto medio avvilito e iniquamente punito potrebbe decidere di vendicarsi e di far pagare ai suoi nemici la sua caduta innescando chissà quali reazioni nella società”.

Il Belpaese, solito vaso di coccio fra i vasi di ferro, dovrà trovare una via per evitare di pagare anche per conto di altri il prezzo della caduta dei nostri passati padroni, adesso che il mostro è morto le differenti genti della penisola dovranno far conto di tutto il loro coraggio e di tutta la loro intelligenza.  E' in gioco qualcosa di più grande dei capitali andati in malora.

IANA per FuturoIeri

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/




11 dicembre 2007

AFFOGARE

Affogare i dispiaceri nell’alcool.  Il quadro che offre il quotidiano City del 6/12 è inquietante, esso fin dalla prima pagina richiama il fatto che in Europa sono 7 milioni gli adulti che sono stati coinvolti in risse dopo aver bevuto; si afferma inoltre che in Italia si comincia a bere a 12 anni e in Europa a 14.  L’articolo nelle pagine interne ricorda che in “Europa l’alcool droga 23 milioni di persone”.  Una ricerca del 2003, citata dal giornale, indica i costi economici causati dall’abuso di alcool in Europa nel numero di 33 miliardi di euro, i morti causati dall’abuso sarebbero stimati annualmente nel numero di  195 mila in Europa e 25 mila in Italia.   Per chi scrive è evidente che cresce in Europa un malessere profondo che trova anche in questa stampella un sostegno alla fatica e al male di vivere.  Per la verità il problema dell’alcolismo e della degenerazione dall’abuso esiste fin dalla notte dei tempi, e forse a ben pensarci l’alcool è nel “vecchio mondo” una droga legale consacrata dalla storia e dalla cultura.   Eppure adesso c’è la novità, che fa il paio con l’incremento del consumo delle sostanze stupefacenti fra cui la cocaina, qui le dimensioni del fenomeno sono nuove e par di capire in ascesa.  Perché ciò che affoga in questo presente per tanti cittadini europei è la speranza, vi è una profonda infelicità in questa finta società del benessere; un vero e proprio male di vivere che s’accompagna ad ogni sorta di fallimenti individuali e collettivi.  Qui chi scrive vuol ricordare come l’adesione, in Italia rozzamente acritica e mitigata solo dalla difficoltà di applicare le leggi in presenza di interessi e situazioni particolari, di tanta parte della classe dirigente europea ai dettati dell’ideologia neo-liberale e alle logiche del mercato selvaggio ha indebolito quando non snaturato lo stato sociale.  Dietro il vecchio stato sociale non c’era solo una stagione politica ed economica che attraversò il dopoguerra fino agli anni settanta, ma un modo di stare assieme e delle garanzie sociali per tutti, liquidare quel sistema ha un prezzo ed è una maggior insicurezza collettiva.  Questa condizione dovrebbe essere giustificata dall’incremento di competitività e da maggiori possibilità di guadagni individuali che dovrebbero poi ricadere su tutta la popolazione.   Purtroppo a fronte di questo smantellamento del passato questo presente non pare aver mantenuto la promessa.  Minoranze di ricchi sono diventate potentissime, i gruppi di pressione hanno rafforzato la loro capacità d’intervento e di condizionamento politico a livello continentale, una ristretta minoranza della popolazione europea si gode i benefici della competitività e del successo individuale, gli altri, che sono la maggior parte, non sono invece della partita.

E’ forse venuto il tempo di dire che ciò che accade non è maledizione o una legge divina ma il portato di azioni integralmente umane, ambiziose quando non temerarie, fallibili,  errate. Quello che comunemente è detto essere una legge di mercato dal vago sapore della volontà divina altro non è che la decostruzione e ricostruzione di un mondo umano, troppo umano.

IANA per Futuroieri



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