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23 aprile 2010

Fonti e note in libertà

De Reditu Suo - Terzo Libro

Fonti e note in libertà

Sto usando come titolo  conduttore di questa mia serie di scritti il titolo di un componimento di Claudio Rutilio Namaziano (latino: Claudius Rutilius Namatianus; ) un poeta romano e un politico romano di nobile famiglia gallo-romana. Come ricorda Wikipedia egli è nato: “forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414. L'anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall'invasione dei Vandali. Tale viaggio - condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l'invasione dei Goti - venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all'epoca odierna incompleto.”

Questa mia serie di scritti è giunta al terzo libro. Nel primo ho voluto considerare il rapporto fra il passato e il futuro, nel secondo libro ho cercato d’interpretare la distanza fra il futuro sognato nel passato e questa realtà del qui e ora e di capire se era possibile pensare in un lontano futuro una resurrezione della civiltà italiana. Certamente non è un bel pensare perché la distanza fra il mondo degli Dei e degli Eroi e la realtà concreta va, forse, aldilà delle capacità del pensiero umano di concepirla. Nel terzo libro mi occuperò solo di alcune fra le note e fonti che hanno formato questo mio ragionare e voglio condividere con i miei venticinque lettori le mie considerazioni su di esse.

La Prima nota riguarda, manco a farlo apposta, una cosa che ho visto su youtube durante questa pasqua del 2010. Si tratta di un video che presenta uno spezzone di tre minuti sulla serie classica di Capitan Harlock andata in onda in Italia nel lontano 1979, allora ero un bambino e la serie mi fece una potentissima impressione.   Solo che uscì censurata e non solo per questioni morali o culturali ma anche per motivazioni vagamente politiche, l’Italia era nei suoi anni di piombo. Adesso che trenta lunghi anni sono passati la serie è già stata oggetto di una riedizione integrale in DVD con le parti censurate riportate in giapponese sottotitolato in lingua italiana. Fra queste parti c’è il giuramento di Daiba un giovane scienziato che per vendicare il padre assassinato dalle aliene si unisce alla ciurma di Harlock il pirata dello spazio che con la sua astronave da guerra combatte una lotta impari contro i nemici dell’Umanità. Le scene allora censurate che il video ripropone sono quella nella quale il giovane Daiba è indignato per il comportamento imbelle, scellerato e criminale del governo terreste retto da un presidente autoritario, corrotto e dissoluto; il giovane spara alla bandiera del suo paese al grido di “Tu non sei più la mia bandiera” e con un congegno chiama l’astronave pirata per farsi arruolare. La seconda scena censurata è quella del giuramento nella quale Daiba giura di combattere sotto la bandiera pirata, bandiera nera con i teschi e le tibie incrociate, per gli ideali di libertà, di giustizia e per la sua vendetta. Queste due scene davano fastidio e furono rimosse, il montaggio che risultò non rese giustizia alla puntata che davvero merita di essere rivista a distanza di così tanto tempo. Oggi si può guardare al passato della Prima Repubblica con la certezza che essa temeva anche i cartoni animati giapponesi. Qui occorre fare una facile riflessione: o il popolo italiano aveva dei fifoni al potere oppure questo minuscolo episodio  fa pensare che il problema sia dato da una identificazione fra cittadino e  Stato debolissima, così debole da far sì che la serie classica di Harlock poteva essere un problema e imporre  tagli e censure che hanno distorto il senso dell’opera nipponica in quarantadue puntate.

Per saperne di più e vedere la cosa: http://www.youtube.com/watch?v=7Cn3n-PxouE

                                                                                IANA per FuturoIeri




31 marzo 2010

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)


De Reditu Suo - Fine Secondo Libro

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)

 Il Belpaese è passato da poco dalla tornata elettorale regionale e l’evidenza dei fatti dimostra che una possibile ricostruzione della civiltà italiana si allontana e si spinge sempre più in là proprio il successo della Lega Nord induce a pensare che si dovrà aspettare per generazioni il risorgere di qualcosa che associ i diversi modi di vivere e d’appartenere al Belpaese. Anche la mobilitazione civile che ha portato alcuni soggetti ai margini della vita politica, e mi riferisco in particolare alle liste che fanno riferimento a Beppe Grillo, al successo elettorale e di visibilità  non sembrano oggi in grado di mutare in tempi ragionevoli una situazione italiana così pessima sotto troppi profili. Il modo di pensare la politica e l’impegno civile sta cambiando e per una volta cambia dal basso da un moto spontaneo e necessario di una parte ancora piccola della popolazione italiana essa passa da internet, da soggetti diversi che si mettono in rete e agiscono per un fine comune, da problemi concreti, dal manifestarsi di forze sociali presenti sul territorio ma fin troppo piccole per avere un ruolo politico, da soggetti solitamente riconducibili a comitati locali o associazioni presenti sul territorio che hanno trovato una via per agire e per esser parte della competizione elettorale attraverso le liste a Cinque Stelle. Un passo avanti e due indietro quindi perché la grande politica guarda ancora a questa novità con fastidio bollando la cosa come la nuova bizzarria del Grillo e perché ancora una volta la “grande politica” si chiude nelle sue stanze e nella sicurezza dei suoi salotti televisivi e dei telegiornali regalando  se stessa l’immagine che più gli piace e la lusinga e negando l’evidenza di questa novità. Credere e far credere che il comico di Genova abbia sconvolto le menti di centinaia di migliaia di pazzi che votano è cosa da politicanti irresponsabili che pensano di aver davanti elettori idioti e semi-analfabeti. Grillo che ha dato il via alle “sue” liste ha solo attivato un malcontento e delle forze già presenti nel Belpaese, ha attivato il risentimento di una parte dell’elettorato giovanile e di ceti sociali che si percepiscono come truffati e derubati e che non si sentono rappresentati dai partiti politici della Seconda Repubblica. Queste forze tendono ad usare più delle altre la rete internet e a proiettarsi nel nostro presente avendo una particolare attenzione ai temi della giustizia, della decrescita, delle dimensioni criminali e pericolose del modello di produzione e consumo. Si tratta cioè di un possibile inizio di qualcosa su cui potrebbe fondarsi una forza tesa a ridefinire la civiltà italiana, si noti che distinguo gli elettori delle liste vicine a  Grillo dalla sua persona e dal ruolo nuovo che costui si è ritagliato nella vita politica italiana. Questa distinzione è necessaria perché aldilà del grottesco della vicenda nella quale un comico punito dal sistema per le sue prediche contro le multinazionali e la cattiva politica l’esito finale è che costui  mobilita una parte consistente della pubblica opinione e condiziona il risultato elettorale. Quindi in Italia esiste una forza dispersa, di culturalmente al livello della media europea, e in grado di usare le nuove tecnologie per comunicare, fare politica e creare aggregazione e consenso; Grillo ha capito per primo che poteva entrare nella storia nazionale attraverso la mobilitazione di queste forze disperse aggregandole intorno alle liste da lui promosse che si sono presentate in questa scadenza elettorale. Un comico si è rivelato capace di capire il disagio profondo di una parte dei ceti medi del Belpaese e di creare consenso e aggregazione. Il passo in avanti è proprio questo le forze disperse del Belpaese culturalmente e socialmente ai livelli dei paesi del Nord-Europa possono essere aggregate e darsi un programma, più o meno credibile la cosa adesso non la giudico,  e partecipare alle elezioni condizionandole. Quindi quel che manca non è la “società civile” in Italia ma la possibilità di aggregarla e di portarla fuori dal labirinto delle invenzioni e delle finzioni della politica-spettacolo per darle forma e forza.

IANA per FuturoIeri





31 marzo 2010

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)


De Reditu Suo - Fine Secondo Libro

La civiltà italiana come ricostruirla (XII)

 Il Belpaese è passato da poco dalla tornata elettorale regionale e l’evidenza dei fatti dimostra che una possibile ricostruzione della civiltà italiana si allontana e si spinge sempre più in là proprio il successo della Lega Nord induce a pensare che si dovrà aspettare per generazioni il risorgere di qualcosa che associ i diversi modi di vivere e d’appartenere al Belpaese. Anche la mobilitazione civile che ha portato alcuni soggetti ai margini della vita politica, e mi riferisco in particolare alle liste che fanno riferimento a Beppe Grillo, al successo elettorale e di visibilità  non sembrano oggi in grado di mutare in tempi ragionevoli una situazione italiana così pessima sotto troppi profili. Il modo di pensare la politica e l’impegno civile sta cambiando e per una volta cambia dal basso da un moto spontaneo e necessario di una parte ancora piccola della popolazione italiana essa passa da internet, da soggetti diversi che si mettono in rete e agiscono per un fine comune, da problemi concreti, dal manifestarsi di forze sociali presenti sul territorio ma fin troppo piccole per avere un ruolo politico, da soggetti solitamente riconducibili a comitati locali o associazioni presenti sul territorio che hanno trovato una via per agire e per esser parte della competizione elettorale attraverso le liste a Cinque Stelle. Un passo avanti e due indietro quindi perché la grande politica guarda ancora a questa novità con fastidio bollando la cosa come la nuova bizzarria del Grillo e perché ancora una volta la “grande politica” si chiude nelle sue stanze e nella sicurezza dei suoi salotti televisivi e dei telegiornali regalando  se stessa l’immagine che più gli piace e la lusinga e negando l’evidenza di questa novità. Credere e far credere che il comico di Genova abbia sconvolto le menti di centinaia di migliaia di pazzi che votano è cosa da politicanti irresponsabili che pensano di aver davanti elettori idioti e semi-analfabeti. Grillo che ha dato il via alle “sue” liste ha solo attivato un malcontento e delle forze già presenti nel Belpaese, ha attivato il risentimento di una parte dell’elettorato giovanile e di ceti sociali che si percepiscono come truffati e derubati e che non si sentono rappresentati dai partiti politici della Seconda Repubblica. Queste forze tendono ad usare più delle altre la rete internet e a proiettarsi nel nostro presente avendo una particolare attenzione ai temi della giustizia, della decrescita, delle dimensioni criminali e pericolose del modello di produzione e consumo. Si tratta cioè di un possibile inizio di qualcosa su cui potrebbe fondarsi una forza tesa a ridefinire la civiltà italiana, si noti che distinguo gli elettori delle liste vicine a  Grillo dalla sua persona e dal ruolo nuovo che costui si è ritagliato nella vita politica italiana. Questa distinzione è necessaria perché aldilà del grottesco della vicenda nella quale un comico punito dal sistema per le sue prediche contro le multinazionali e la cattiva politica l’esito finale è che costui  mobilita una parte consistente della pubblica opinione e condiziona il risultato elettorale. Quindi in Italia esiste una forza dispersa, di culturalmente al livello della media europea, e in grado di usare le nuove tecnologie per comunicare, fare politica e creare aggregazione e consenso; Grillo ha capito per primo che poteva entrare nella storia nazionale attraverso la mobilitazione di queste forze disperse aggregandole intorno alle liste da lui promosse che si sono presentate in questa scadenza elettorale. Un comico si è rivelato capace di capire il disagio profondo di una parte dei ceti medi del Belpaese e di creare consenso e aggregazione. Il passo in avanti è proprio questo le forze disperse del Belpaese culturalmente e socialmente ai livelli dei paesi del Nord-Europa possono essere aggregate e darsi un programma, più o meno credibile la cosa adesso non la giudico,  e partecipare alle elezioni condizionandole. Quindi quel che manca non è la “società civile” in Italia ma la possibilità di aggregarla e di portarla fuori dal labirinto delle invenzioni e delle finzioni della politica-spettacolo per darle forma e forza.

IANA per FuturoIeri





30 marzo 2010

Antichità e menzogne



De Reditu Suo - Secondo Libro

                                              Antichità e menzogne

Da un po’ di tempo a questa parte al contrario di quel che fanno altri popoli, ad esempio i giapponesi che hanno coniato un termine apposta per la generazione dei trentenni in evidente stato di disagio, nel Belpaese si fa finta di non capire. Sono in particolare i cinquantenni e i sessantenni maschi, ricchi, con rendite e proprietà o posizioni sociali che criticano aspramente  i giovani precari con alle spalle famiglie non ricche, privi di protettori, con storie di licenziamenti  e lavori precari, con difficoltà economiche. Le generazioni di cinquantenni e di sessantenni  ricchi approfittano della loro posizione e delle loro rendite per giudicare questi sfortunati con finte verità e con palesi menzogne condite con i ricordi distorti del loro passato. Quel passato è un’antichità oggi dimenticata. Così mi spiego i troppi interventi offensivi che rimbalzano qua e là e che umiliano quanti sono nel bisogno mostrando loro realtà idealizzate di passati immaginari e finti che arbitrariamente associano a virtù inesistenti che i predicatori dal pulpito affermano di aver posseduto nel passato. Faccio un banale esempio: di solito si contrappone la forza di resistenza e la volontà che hanno auto i vecchi ai loro tempi contro la presunta indolenza dei giovani. Se c’è un film che rappresenta l’ordinario ambiente lavorativo dei vecchi sono i primi due film del ragionier Fantozzi, interpretato magistralmente da Paolo Villaggio, anche se nel grottesco della finzione i film registravano una parte della realtà concreta di quel periodo. Una serata con passata  vedere una scelta delle vecchie “Commedie all’Italiana” smantella da sola l’idealizzazione falsa che viene proposta quando si tratta di dar addosso ai giovani precari. Per questo è evidente la natura infame di certi commenti. Sarebbe molto più dignitoso da parte di questi anziani dichiarare: arrangiatevi e rendete il mondo e il Belpaese ancor più brutto, violento e osceno di quel che avete avuto in eredità da noi perché questo è giusto, perché questo e solo questo vi abbiamo insegnato! Quando si è malvagi al punto di rompere i legami sacri fra generazioni  è giusto che venga ricordata ai vili l’essenza di questo modo indecente di aggredire gli altri con gli strumenti della parola e della menzogna. La natura del discorso menzognero sui giovani precari si fonda sulla ripetizione prolungata di un messaggio che finisce per essere credibile ed è nota al mondo come “Falsa Evidenza” e sulla “Manipolazione Cognitiva” che è data da una combinazione di false promesse o su paragoni infondati che intendono condizionare chi vi presta fede. Si tratta di strategie della propaganda e della pubblicità che vengono usate cinicamente per far passare l’idea che i giovani non sono all’altezza, che i trentenni hanno le stesse condizioni lavorative dei padri solo che sono meno capaci, che se stanno a casa è per pigrizia e non per il costo elevato della vita e per gli affitti spropositati rispetto agli stipendi, e se hanno pochi figli o nessuno è perché sono irresponsabili e non per l’impoverimento di larghi strati del ceto medio. Invece di raccontar in modo così indegno e maligno vicende collettive drammatiche sarebbe bene avere due grammi di decenza e dire apertamente che tutta la questione dei giovani ha a che fare solo ed esclusivamente con i soldi. Si dovrebbe parlare sempre e solo quando si ragiona dei ventenni e dei trentenni  di quattrini, di stipendi, del costo della vita, di affitti troppo cari, di lavoro precario, di licenziamenti facili. Concludo questo mio scritto ricordando che fra tutte le categorie di giovani che lavorano solo due sembrano salvarsi dalla valanga di critiche ingiuste: i militari in missione di “PACE” e i poliziotti. Loro non sono mai criticabili e nessuno mai si è azzardato a chiamarli”Bamboccioni”, nemmeno una volta. Il lettore si dia la risposta da solo  rispetto a questa palese evidenza.

IANA per FuturoIeri




14 gennaio 2010

Miti perduti e miti riciclati

De Reditu Suo

Miti perduti e miti riciclati

Il Belpaese è generoso offre ai suoi abitanti una straordinaria abbondanza di miti e illusioni, di parole al vento e di quelle cose che in un tempo antico e dimenticato le maschere di Pulcinella e Arlecchino denominavano “Aria Fritta”.

Ecco che i politici di professione intruppano nei loro riferimenti culturali padri morali vissuti in altri tempi e in contesti diversissimi dal presente; vien colto tutto e il contrario di tutto prendendo dalla storia recente e remota quel che serve per le necessità del momento. C’è l’imbarazzo della scelta, tutto ciò che arriva dal passato è un potenziale oggetto di strumentalizzazione. Tuttavia non è mia intenzione trattare qui di miti politici ma di miti pubblicitari. Ritengo che la pubblicità commerciale e un certo tipo di film, classificati anche come “cinepanettoni”, veicolino come modello desiderabile e stile di vita e di consumi ciò che di fatto è l’onere e il privilegio di una minoranza di abitanti del Belpaese dotati di redditi elevati. Il tenore di vita dell’avvocato di successo, della diva del piccolo schermo, del dirigente d’impresa, dell’alto funzionario dello Stato o del generale è qualcosa che compete a qualcuno ma non a tutti. Eppure tanta parte della pubblicità porta nelle case quale esempio di vita proprio quella di coloro che appartengono alle minoranze socialmente forti e di solito tale stile di vita è presentato in termini paradisiaci: è il regno del consumo felice, della pace familiare, del successo. Questo è a mio avviso il collante più forte ella presente società italiana così come è venuta a ri-formarsi a partire dagli anni ottanta: la grande creazione della possibilità di accedere alla felicità virtuale attraverso il martellamento pubblicitario. Prendo fra i tanti possibili l’esempio tipico della famiglia felice della pubblicità: padre, madre, figli piccoli possibilmente deve esser presente una bambina, la casa è di solito ben arredata, il tenore di vita è generalmente alto. Se prendiamo poi gli anziani che fanno la loro comparsa troviamo il nonno con la barba bianca modello Santa Claus rivestito in borghese e in qualche caso fa capolino una nonnina di solito nella parte della madre del figlio ormai uomo maturo anche lui felice e socialmente realizzato. Tendenzialmente la pubblicità presenta le migliori condizioni umane possibili per presentare una merce da far comprare, il gioco è palese e forse perfino sincero: la merce è simbolo di una felicità possibile qui e ora sulla nera terra. Invito il gentile lettore a confrontare quanto scrivo con la sua esperienza personale e la sua memoria per valutare se esagero o meno. Ritengo che dietro questo gioco di prestigio ci sia il grave pericolo che troppi abitanti dello Stivale, ovviamente inconsapevoli, arrivino a confondere la pubblicità con la realtà, la fantasia del creativo che rende desiderabile i prodotto con lo stile di vita che rimane appiccicato alla merce. C’è il concreto pericolo nel caso di fallimento del modello di produzione e consumo di trasformare milioni di illusi in masse pericolose e socialmente incontrollabili. Ritengo infatti che nella disgrazia collettiva la delusione per un modello culturale e di vita fallito finirà con il coincidere con la perdita di senso della vita, milioni di esseri umani nel Belpaese si ritroveranno senza il loro Dio-merce e senza alcuno scopo. A quel punto ogni avventura politica o sociale sarà possibile.

IANA per FuturoIeri



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