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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


28 novembre 2008

SOTTO IL GIGLIO DI FIRENZE LA SCRITTA: A FRA' CHE TE SERVE?

La frase poetica “A Fra’ che te serve” era diventata una sorta di slogan della tangentopoli in stile Prima Repubblica, dove Fra’ era Franco Evangelisti uno dei luogotenenti più maneggioni di Andreotti.

Oggi l’inchiesta della Procura della Repubblica di Firenze porta alla luce una nuova tangentopoli, stavolta alla corte dei Medici, dove l’epiteto suddetto rischia di diventare un emblema e al tempo stesso un epitaffio per la classe politica che negli ultimi dieci anni ha governato la città.

Ciò che emerge dagli atti processuali è un sistema di potere incancrenito e oramai in via di putrefazione. La cosa migliore per spiegarlo e capirlo fino in fondo è far parlare i diretti protagonisti. I virgolettati sono tratti dai verbali pubblicati sugli organi di informazione.

 

 

Andrea Bottinelli, presidente del CdA del Consorzio Castello, commentando la notizia del nuovo stadio di calcio con l'architetto Vittorio Savi (uno degli indagati assieme a Biagi, Cioni, Ligresti, Rapisarda, Casamonti e Giombini) manifesta la sua perplessità circa la compatibilità urbanistica del progetto.
Bottinelli: «Mi sembrano matti tutti... non so come fa ad andare lì la Provincia, la Regione, l'aeroporto, lo stadio, 1.500 famiglie e le scuole... boh... io penso che ci metteranno sul giornale perché mai vista una discarica più intasata di quella che state facendo lì... dai... ma poi solo i flussi di traffico di trasporti... quindi per vincere le elezioni si parla dello stadio a Castello, ma ti pare? Vicino alla Provincia magari... vicino alle scuole. Chi abita lì ha il rumore dell'aeroporto... il rumore del traffico... il rumore dello stadio... cazzo e mandiamo lì 1.500 appartamenti... »

 

Conversazione dello scorso 20 settembre, tra il Sindaco di Firenze Leonardo Domenici, ad oggi estraneo all'inchiesta, e il suo Assessore all’Urbanistica Gianni Biagi:

Domenici: «Quanta cubatura è»?
Biagi: «Senti per darti un'idea è 1.400.000 metri cubi complessivi»
D: «Ma hanno già deciso cosa farci?»
B: «Aspetta... 1.400.000 è compreso la sede della Regione e la scuola sottufficiali, eccetera »
D: «Va beh... va beh»

B: «Circa, però loro aspetta... però loro ultimamente ci hanno chiesto di cambiare questa variante che faremo... una quota delle destinazioni finali di residenza... perché»
D: «Vogliono fare più case quindi»
B: «Sì è su questa quota che si cambierà... se il Consiglio comunale sarà d'accordo... si applicherà la norma del 20 per cento dell'affitto»

 

Conversazione tra Biagi e il Capogruppo del PD in Consiglio Alberto Formigli. Si parla del parco di Castello.
Biagi: «Allora... loro vendono le aree alla Regione e alla Provincia... e sarebbero disponibili a farlo a questo punto... noi... e poi... per fare la sede degli uffici regionali e provinciali e regalano al Comune di Firenze l'area per fare la scuola della Provincia»
Formigli: «Mmm...»
B: «In cambio noi gli si... noi gli si considerano le quote dell'edilizia nuova della Provincia e delle scuole... nel computo complessivo... o meglio gli si aumenta l'edificabilità pubblica di 25 mila metri quadrati... (si corregge) di 65 mila metri quadrati... cioè praticamente gli si lascia inalterata la loro quota di edilizia privata... va bene?... »

F: «Ricordati che io voglio 10 ettari... no 10... ho detto bene 10 ettari... sì»

B: «Quello si vede dopo raga... se no... Il problema è che lì c'è una questione collegata... Perché con gli oneri di urbanizzazione che si è aumentato loro ci fanno anche il parco... tutto... se poi noi gli si dice da una parte il parco non ce lo fate datecelo ci si fa case, si discuterà dopo... io questa cosa non la vorrei mettere in discussione perché se no si riblocca tutto un'altra volta. Perché se tu vuoi invece del parco farci le case bisogna cambiare la convenzione»

 

Il 20 settembre scorso. Domenici dice a Biagi: «Smitizzare l'idea del parco e dire che quindi che questo è tutto contro un certa sinistra, eccetera, e dire che non, non è che fare il parco di per sé sia una garanzia se poi il parco e può essere molto meglio farci quello che ha proposto ieri Della Valle... questo è il punto»
Biagi: «Tieni conto comunque Leonardo che tutto quello che c'è previsto nel progetto Della Valle più tutto quello che c'è previsto nel piano di Castello non ci sta... Bisogna che sia dato un ridimensionamento all'ipotesi di Della Valle in termini di dimensioni, come s'era detto. Loro bisogna che da 80-90 arrivino a 40 ettari»

D: «Non è un problema di quantità, è chiaro che dobbiamo cominciare a dire che il parco così come è concepito non è...»
B: «Può essere oggetto di una rivisitazione »
D: «Non è... non è una roba fondamentale, ecco diciamo così: questo il punto»
B: «C'è tutta la parte commerciale... e tutta la parte della logistica alberghiera potrebbe benissimo essere realizzata all'interno delle previsioni già esistenti se Ligresti gli vendesse quella parte a Della Valle»

 

L’Assessore alla Sicurezza Sociale Graziano Cioni e l’avvocato Fausto Rapisarda (dirigente della società Europrogetti, Gruppo Ligresti) parlano del parco nel settembre scorso e l’uomo di Fondiaria dice all’Assessore: «l’unica collocazione (per lo stadio ndr) è il parco. Quindi o si fa il parco o si fa lo stadio». E Cioni replica: «ma lui (Domenici ndr) ha già detto che il parco fa cagare e che quindi si può fare...»

Per poi chiudere così la conversazione, Cioni: «Un abbraccio per ora, io sono a lavorare come sempre per voi»

 

Lo scorso primo ottobre da un dialogo tra Gualtiero Giombini e Fausto Rapisarda, due uomini di Ligresti, si capisce quanto importanti siano proprio quei «documenti». Significativo, in tal senso, è un passaggio laddove Rapisarda dice: «Ti dico la mia opinione, anche se ti arrabbi. Dobbiamo portare a casa tutte le licenze... tutte quelle che ci danno ce le dobbiamo prendere, senza perdere tempo perché noi con le licenze in mano... comandiamo noi... »

 

Rapisarda dice a l'ufficio relazioni esterne del gruppo Fondiaria Pier Luigi Berdonini: «Gli devo dire una cosa importante. Ieri sono stato da Biagi per vedere come vanno le cose e poi sono andato soprattutto per la questione Provincia... perché io avevo già incontrato Renzi, però, questo... Io voglio sapere chiaro se ci vanno o non ci vanno, anche perché la variante che stanno facendo insieme a noi è una variante che è fatta per la Provincia». Rapisarsa sa sempre tutto e anche in anticipo: lo scorso 13 marzo il suo addetto stampa lo informa che Regione e Provincia hanno dichiarato che sono disposte a comprare le aree e gli chiede se deve preparare una dichiarazione per i giornalisti. La risposta di Rapisarda è inequivocabile: «Cerchi di essere freddo, noi non sappiamo niente, capisce? Noi quand'è che sapremo qualcosa? Quando verrà fuori il comunicato (emesso poi da Regione e Provincia, ndr). Ma noi non sappiamo niente perché non abbiamo mai partecipato alla riunione. Manco sapevamo che c'era, quindi che vado a dirgli io? Sono d'accordo? Allora si capisce che siamo d'accordo veramente»

 

Il 19 febbraio 2008 Fabrizio Bartaloni del Consorzio Etruria chiama Biagi per il bando di Castello.
Biagi: «ma guarda hai visto la Repubblica di domenica dove c’era un accenno al fatto che Ligresti è disponibile a vendere»
Bartaloni: «sì sì»
Biagi: «e che noi ora stiamo cercando di convincere... la Regione ci ha già scritto che è disponibile a comprare»
Bartaloni: mmh»
Biagi: «ora dobbiamo parlare con...»
Bartaloni: «cioè comprano l´area e poi fanno le gare..»
Biagi: «esattamente»
Bartaloni: «ah e va bene...»
Biagi: «siccome il prezzo di esproprio è stato ormai equiparato al prezzo di vendita»
Bartaloni: «sì è il 75%»
Biagi: «no no, la finanziaria di quest’anno dice esplicitamente che ormai il prezzo di esproprio è uguale al prezzo di vendita punto... e quindi a questo punto non c’è più differenza tra espropriare e comprare... a questo punto abbiamo proposto a Ligresti di vendere le aree per fare la Regione»
Bartaloni: «Certo»

Così, dicono i magistrati, si spiega anche l’imbarazzo dimostrato da Biagi quando il 16 febbraio un giornalista della Repubblica gli chiede se è vero che Ligresti è disposto ad accettare che la realizzazione degli uffici di Regione e Provincia sia affidata a mezzo asta pubblica.
Il giornalista: «Allora accetta la gara Ligresti»
Biagi: «Non è che accetta... si è dichiarato disponibile a trattare l’operazione, perché chi ti ha dato questa notizia? Via raccontami cosa sai? Cosa vuoi scrivere?

Giornalista: «No no...»
Biagi: «Questa cosa deve uscire bene perché è importante... quindi non può essere sputtanata per il volere di qualche testa di cazzo che ti passa mezza notizia... oggi si parla di tram... è inutile mettere in mezzo altre cose... bisogna chiarirsi un attimo perché c’è una reale possibilità di chiudere la vicenda in modo tranquillo per tutti»

 

Il 20 febbraio Biagi parla con Rapisarda:
«La mia paura... è che io ho detto ai miei che nessuno deve fiatare... è che non voglio bruciare ‘sta cosa... perché questa, questa è l´ultima spiaggia... tra me e te capisci...»


Il comportamento di Biagi sembra strano persino a Gaetano Di Benedetto, ex Direttore dell’Urbanistica del Comune di Firenze, che il 22 dicembre 2007 parla di lui ad Andrea Bottinelli, presidente del Consorzio Castello.
Di Benedetto: «...allora Gianni aveva preso la decisione di andare a trovare Ligresti... ieri...»
Bottinelli: «me lo ha detto, però non è potuto andare»
Di Benedetto: «Mi ha fatto lavorare in questi giorni che sono quello che sono... Mezza giornata per preparare un promemoria»
Bottinelli: «Gli devi preparare il copione...»
Di Benedetto: «... comunque la situazione ovviamente è ridicola»
Bottinelli: «Secondo me lui non la recupera più, eh?»
Di Benedetto: «... no lui... non può essere lui a recuperarla»
Bottinelli: «Bravo esattamente, infatti per certi versi lo stimo ma...»
Di Benedetto: «è una conclusione ovvia»
Bottinelli: «Lui non può più»
Di Benedetto: «Lui si è giocato per niente, veramente per... un’elemosina delle posizioni molto forti che poteva avere»
Bottinelli: «Sicuramente»
Di Benedetto: «Ma qui ormai ci vuole il nuovo assessore per recuperare qualcosa»
Bottinelli: «Credo anche io perché anche al sindaco non gliene frega niente»

Sempre il 21 agosto scorso Graziano Cioni al telefono con Fausto Rapisarda: «Duecentomila nuclei familiari devono ricevere a casa il regolamento di polizia municipale, quello contro il degrado, contro... insomma una cosa seria, una cosa per la tutela e il decoro di Firenze, che poi sono i cavalli di battaglia che ho scelto io, si può contare su di voi per un po’?»

Rapisarda: «Graziano, ma quant’è il costo totale?»

Cioni: «... eh, il costo totale è una cifra esagerata, lascialo fare, il costo totale è una cifra esagerata perché mi ci vuole, solamente di posta, centomila euro, quindi il costo totale lascialo fare, poi c’ho la stampa, eh, i grafici»

Rapisarda: «... certo, certo, dimmi tu, Graziano»

Cioni: «... no no no, dimmelo te, io non ti voglio mettere in difficoltà, perché questo non ti deve mettere in difficoltà... te hai una tua autonomia piccola, no?»

Rapisarda: «... sì». Cioni: «Questa autonomia piccola quant’è?»

Rapisarda: «... 20, 30...»

Cioni: «... 30! ... aggiudicato vai!! ...gli altri li trovo io...»

Il responsabile della comunicazione di Fondiaria, Pierluigi Berdondini, teme però che la sponsorizzazione possa recare un danno, più che un vantaggio, di immagine. «La mia paura è di guastare un rapporto che ho costruito in 5 anni, capisce?», dice Rapisarda a Berdondini il 28 agosto. «Un rapporto che ha dato i suoi frutti, su questo non c’è dubbio...», dice ancora l’avvocato. Alla fine i 30 mila euro vengono dati.

 

Un passo indietro, il primo aprile, c’è una telefonata tra i due che si chiude così. Cioni: «... ti dico, siamo ad aprile, ricordati del ragazzo». Entra dunque nell’indagine la figura di Emiliano Cioni. Rapisarda si informa in azienda sulla sua situazione. Il 29 telefona a Domenico Castelli di Fondiaria per informarsi prima di un incontro con l’assessore. Rapisarda: «il figlio di quel mio amico... poi lei... ha insomma... gli ha dato il premio... cos’è che mi diceva lei...?». Castelli: «... no glielo diamo appena partiamo con gli altri perché non becca niente nessuno». Il 10 luglio un’altra conversazione. Castelli: «Volevo dire... allora per Cioni». Rapisarda: «Ah?». Castelli: «Siccome già prende una sbaraccata di soldi... avevo pensato ad una unatantum». Infine la vicenda dell’appartamento di viale Matteotti, preso in affitto da Cioni per un’amica particolare. Fatto penalmente irrilevante (anche se per 6 vani e mezzo il canone è di soli 600 euro al mese), ma secondo la Procura della Repubblica di Firenze si inserisce nel contesto dei rapporti con Fondiaria. Cioni non esita a chiamare Rapisarda anche per fatti di minima rilevanza, come l’installazione di una parabola. E l’alto dirigente di Fondiaria si fa in quattro per accontentarlo. Cioni: «ascolta, per salire sul tetto di viale Matteotti a chi si deve rivolgere per mettere Sky?». Rapisarda: «...ci penso io. Adesso chiamo subito i miei». Segue telefonata al ragioniere di Fondiaria, che pone alcuni problemi formali. Rapisarda: «... va bè ragioniere non facciamo i fiscali... Sia gentile, se non era importante non gli rompevo l’anima... ma lei sa quant’è importante...»

 

L’assessore Biagi, va dato atto, sul tema Castello è esplicito. E a Rapisarda dice: «Quanto si farà emergere sui giornali (e in particolare che vi saranno gare pubbliche) è solo fumo negli occhi dell’opinione pubblica in quanto le vere decisioni sono di segno completamente diverso e saranno in linea con gli interessi del gruppo Fondiaria»

 

E’ una lettura illuminante quella delle intercettazioni. Soprattutto perché gli indagati sbeffeggiano anche le loro dichiarazioni pubbliche, scherzano sulle gare d’appalto obbligatorie per legge, ridisegnano quel parco da 80 ettari che dovrebbe costare 10 milioni tutti a carico del privato, e piazzano al suo posto qualunque cosa. Dietro il sequestro dell’area di Castello, eseguito dai carabinieri del Ros l’altro giorno e dietro quelle 140 pagine di decreto, emergono altri passaggi essenziali del teorema dell’accusa di corruzione. Il giudice attribuisce un ruolo fondamentale proprio all'assessore Biagi che - si legge nell'ordinanza di sequestro di 144 pagine firmata dal Giudice per le indagini preliminari - «fa dei doveri di fedeltà, imparzialità e onestà del pubblico ufficiale meno di un vuoto simulacro » al punto da diventare un «grimaldello» nelle mani di Fondiaria. Scrive ancora il Gip, riferendosi ai permessi di costruzione rilasciati da Palazzo Vecchio a Ligresti l'estate scorsa, che questa «è l'anomalia più macroscopica in questa vicenda, che pure di anomalie ne presenta parecchie; insomma, l'interesse pubblico, questo “sconosciuto”, è lasciato in un angolino asservito ora a logiche di guadagno, ora a logiche di competizione politica che mal si adattano ai compiti istituzionali al cui servizio l'opera di Biagi dovrebbe essere finalizzata».

Gianni Biagi è formalmente dirigente dell'urbanistica (sic!) della Regione Toscana, a quando una sua sospensione dai ruoli organici dell’Ente???

 

 

In conclusione, chiedendo venia per una inevitabile prolissità, due considerazioni.

La prima concerne l’amarezza di osservare che ancora una volta la politica non ha saputo fare pulizia da sola, c’è stata la necessità di un potere terzo, la solita, benemerita, magistratura, per disvelare un intreccio perverso politici/imprenditori che da tempo soffocava le condizioni minime di democrazia e legalità.

La seconda è che forse tutti sapevamo, se non proprio i cittadini esterni al Palazzo, chi ha occasione a vario titolo di occuparsene, da una decina di anni avvertiva odore di bruciato. Non tanto nella “notitia criminis”, ovviamente ben occultata dagli interessati, quanto nei modi e nei metodi della gestione del potere. Con un’asticella dell’etica pubblica ogni giorno alzata sempre più a tollerare liceità volte all’interesse personale. Come scrisse Pier Paolo Pasolini in un’efficacissima arringa contro la corruzione del potere degli anni ’70:

«Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe".

Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato.

Io so i nomi del gruppo di potenti.

Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica.

Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero».

Ecco, anche noi, pur non essendo intellettuali del calibro di Pasolini, sapevamo. Adesso che qualcuno ce lo ha ricordato, vediamo di farne tesoro.
A Fra' che te serve? Nun me serve niente!

 

Amici di FUTURO IERI  ( http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia.htm )




15 marzo 2008

WAL-VIO VELTR-USCONI

Qualcuno dei nostri affezionati lettori o degli amici di Futuro Ieri avrà notato che da qualche giorno, in calce ad ogni pezzo inserito su questo forum, aggiungiamo una specie di postilla: IL VOTO UTILE? QUELLO CHE NON DIAMO A VELTRUSCONI!
Come già accennato nella lista di discussione dal presidio di Empoli, noi non vogliamo esplicitamente schierarci in una campagna elettorale noiosa e fasulla come quella che ci attende fino al 13-14 aprile. Troppo grossi gli inganni e gli interessi in ballo per considerarla una partita seria, nella quale profondere energie, tempo e impegno. Tuttavia un piccolo contributo vogliamo darlo. Riteniamo che se un senso può avere questa scadenza prematura (l’ennesima in Italia) è quella di dire un grande e forte NO al tentativo di uccidere la politica, peraltro già molto malconcia. Il bipartitismo, in verità monopartitismo, è infatti il colpo di grazia che il Partito (pseudo) Democratico e il Popolo della (sedicente) Libertà vogliono dare, appunto, a Democrazia e Libertà. La soluzione, forse pianificata a tavolino dai poteri forti di questo Paese, per cui si narcotizza ogni dissenso, ogni visione “altra” della società, dell’economia, della vita, e chiunque vinca, vince sempre il banco!
Dovesse passare questa concezione privatistica della politica siamo tutti fottuti, E per tutti intendiamo, la gente vera, che vive del proprio lavoro, che fa fatica spesso a mettere insieme il pane col companatico, che agogna Istituzioni più trasparenti e legittime, maggiore partecipazione alla cosa pubblica, più equità sociale, più legalità, più tutela ambientale, insomma una migliore qualità della vita.
Da una parte, invece, il solito Berlusca che conosciamo, forse un po’ migliorato invecchiando (nonostante il reimpianto tricologico), con i suoi Dell’Utri (non più Previti perché interdetto dai pubblici uffici), Formigoni, Micciché, etc.
Dall’altra il vacuo Wòlter Camomilla Veltroni, coi soliti D’Alema (a proposito, perché De Mita no e D’Alema sì, solo per cinque legislature sul groppone piuttosto che quattro?), Fassino, Marini etc. Ma, dirà qualcuno, il Pd candida anche volti nuovi: sì, il figlio di papà Matteo Colannino, vuoto pneumatico; il parùn dalle belle braghe bianche Massimo Caimano Calearo che vorrebbe un fisco stile Slovacchia dove i controlli - dietro eventuale ricompensa - sono avvisati con qualche giorno di anticipo; tale Marianna Maida, altra figlia di papà, (ex?) fidanzata del figlio di Napolitano; il cosiddetto economista Pietro Ichino, quello che blatera per allargare la Legge Biagi sul precariato, lui barone universitario che non potrebbe esser cacciato dalla sua seggiola neanche con le cannonate; Daniela Cardinale figlia dell’ex ministro Salvatore Cardinale di cui ha simpaticamente raccolto in eredità il seggio; Martina Mondadori e Alessandro Benetton, dai cognomi ignoti ai più; per finire con le umane deroghe, per esempio quella offerta al condannato per associazione mafiosa Vladimiro Crisafulli;  Insomma più che un “nuovo che avanza”, un vecchio, stravecchio, che tarocca la carta di identità…
Tacendo dell’uso della carta carbone nella redazione dei programmi del Pd e del Pdl, nonché dell’uso della “foglia di fico” per parare le impudicizie: il logoro Di Pietro da una parte e il fantasma di Bossi dall’altra. Sorvolando anche sul fatto che questi due moloch rappresentano un’anomalia in tutto panorama europeo, non avendo alcuna radice storica, nessun riferimento ideale o progettuale di respiro europeo, puro marketing tranne una pallida e tristanzuola imitazione degli Stati Uniti.
Per tutto questo noi fino al 14 aprile scriveremo sotto ogni “post”: IL VOTO UTILE? QUELLO CHE NON DIAMO A WAL-VIO VELTR-USCONI!

P.S.  Qualcuno dica a Wòlter Camomilla che restituisca la chiave con cui tiene segregato un certo Romano Prodi, non si fa così… neanche fosse un cane appestato.

Associazione Futuro Ieri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia.htm


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IL VOTO UTILE? QUELLO CHE NON DIAMO A VELTR-USCONI !




22 gennaio 2008

FIRENZE AFFONDA NEL MALGOVERNO

Sta arrivando la bufera a Firenze. Si è cominciato con la denuncia dei lavavetri e degli accattoni, ma si finisce con grandi inchieste sugli appalti della giunta. Sorvolando sul recentissimo tentativo, per fortuna (per i cittadini/utenti e per i lavoratori/dipendenti) sventato, della privatizzazione nelle mani di un unico monopolista, Acea SpA, della gestione delle acque.

 

Si parla di sprechi, progetti sbagliati, forniture gonfiate di materiali, architetti che si distraggono e così via. Insomma incapaci si ma di tangenti o furti neanche a parlarne. La giunta fiorentina secondo "l'Espresso" del 1 novembre 2007 avrebbe dilapidato per sbadataggine 10 milioni di euro. E' arrivato il momento di guardarsi in faccia: questo malgoverno è sospetto ed a troppa gente manca il coraggio della verità. Si tergiversa e si lascia passare tutto.
 
Il giornalista dell'Espresso parla di: "…Con una serie di sprechi, di sospette malversazioni e di pacchiane superficialità che sembrano testimoniare una gara al peggio tra tecnici e amministratori comunali. Il rapporto delle Fiamme Gialle incaricate dal procuratore capo della Corte dei Conti Claudio Galtieri di fare luce sulle spese folli del piano di costruzioni comunali è un documento sorprendente: una parata di assessori distratti o incompetenti, architetti superficiali o spregiudicati, supervisori addormentati e controlli inesistenti. Quelle passate ai raggi X dai finanzieri dell'allora Gruppo servizi vari diretto dal maggiore Stefano Saletti sono due opere ormai tristemente famose, il sotto passo di viale Strozzi e il parcheggio sotterraneo della Fortezza da Basso, diventate un simbolo della 'Firenze bella addormentata' che non riesce a concretizzare i suoi sogni di sviluppo…".
 
Insomma si parla di sbadati, non si affonda il colpo. Manca la denuncia. Un articolo così preannuncia archiviazioni e patteggiamenti. L'articolo parla di tutta una serie di furtarelli, fatti per la maggior parte da sub appaltatori ed esplicita che il peggio consiste in varie truffe: una sulle lastre in pietra Santa fiora di 130 mila euro, un'altra sui pavimenti in porfido per 158 mila euro, un'altra ancora sulle travi per 167 mila euro e si finisce con la bonifica dei terreni dove si sono spesi 71 mila euro di troppo. Il tutto arriva al mezzo milione di euro, una parte del tutto. Sono l'eccezione, non si guarda ai 9 milioni e mezzo. Questo articolo sposta l'attenzione e si sofferma sulle spese extra senza centrare su chi ha guadagnato sui costi principali. Al momento di individuare i responsabili ci si perde in un elenco di nomi. Constato che se i reati sono piccoli e i colpevoli tutti …. Come va a finire lo capite. E' tutta colpa del project financing (secondo troppi soloni): un tempo si parlava di rivoluzione nella gestione degli appalti. Il malgoverno fiorentino che tra l'altro favorisce la fuga dalla vita cittadina è destinato a perdurare. Si può criticare Firenze Mobilità solo in modo timido, tanto solo pochi conoscono i suoi soci fondatori. Si dovrebbe parlare di consociativismo economico, ma basterebbe fare 1+1 per arrivare a quello politico e allora concludere come l'Espresso che: "nessuno controllava l'attendibilità degli importi richiesti dalla società a cui era affidata la costruzione. Non esisteva nessuna contabilità dei lavori: si andava avanti alla cieca. I finanzieri sono chiari nel definire le responsabilità erariali", non si può. Non si fanno critiche politiche, si può coinvolgere qualche alto burocrate o qualche assessore di secondo piano, ma non del tutto la giunta che avalla gli indirizzi politici, è negligente e non difende i soldi pubblici. Certo la giunta è cattiva, ma da qualche parte c'è il grande vecchio. Eppure secondo l'Espresso gli sbagli della giunta costano oltre 3 milioni di euro. Gli altri 6 riguardano la fortezza e qui è solo colpa della giunta e degli speculatori, ma questo che si chiama malgoverno è ben nascosto nell'articolo. Doveva essere l'inizio della polemica, così diventa qualcosa di inevitabile. Ci sarebbero errori tecnici e non politici: "La colpa, secondo gli investigatori, è dei tecnici di Soprintendenza e Comune. Nessuno si è preoccupato di verificare se i progetti rispettavano le indicazioni per salvaguardare la Fortezza medicea. Ci sono architetti che candidamente ammettono di essersi fidati della buona fede del costruttore e di avere controllato solo sull'estetica dei giardini". Si chiama scarica barile, e nel frattempo Firenze affoga nello smog e lentamente muore, ma per ora non ci sono forze sane attive in numero cospicuo e tutti subiscono l'affronto e i fiorentini pagheranno molte volte gli errori commessi. Qui finisce il pezzo a questo punto ci sono le reazioni politiche e se il centro destra non mi è pervenuto la sinistra antagonista mi sembra tiepida e non sempre comprensibile per la gente comune. Certo si parla del project, ma la critica riguarda i rischi ambientali legati alla tranvia o la mancanza di controlli, manca un'azione efficace di contrasto politico. Non si comprende la gravita della situazione o si teme la rottura traumatica delle relazioni politiche? I veri interessi privati sono quelli dei partiti di centro - sinistra che a Firenze come altrove hanno perso ogni valore morale. Purtroppo molta gente non l'ha ancora capito e molti altri sono complici a vario titolo di questa situazione.
 
Firenze lentamente si spegne e possiamo concludere con le parole dei no global fiorentini invitandoli a non temere per le sorti di questa giunta: "Sono ormai troppe le vicende fallimentari guidate da sindaco e assessori. La nostra città ha infatti bisogno di amministratori all'altezza della situazione e capaci di rapportarsi con la complessità della modernità". Non si può condividere la loro accusa ai privati perché solo due casi sono possibili, la collusione con il potere o il ricatto del potere. La forza è in comune non nelle imprese, ma questo molti no global non lo hanno ancora compreso. QUANDO SI PARLA DI AFFARI LA POLITICA SCOMPARE.

Amici dell'Associazione Futuro Ieri  http://digiland.libero.it/amici.futuroieri/greppia1.htm




26 ottobre 2007

EMINENTI BUROCRATI DEL P.D. (DOVE D STA PER DUROCRATICO)

Ci sembra interessante che i nostri amici internauti conoscano certi personaggi pubblici la cui ambizione è inferiore solo alla loro insensibilità sociale. Non faremo i nomi ma chi è intelligente capirà di chi si tratta. Si dice che il professor              sia esperto di lavoro. infatti ha studiato molto quello degli altri ed è ossessionato dagli sprechi tanto che ha scritto il libro "I nullafacenti". Egli ha un curriculum tutto particolare. Si iscrisse alla CGIL - FIOM da giovanissimo e nel 1969 divenne dirigente, aveva 20 anni. Si occupò del mondo del lavoro per 10 anni, senza aver passato troppi anni in fabbrica. Nel 1979           venne eletto alla Camera dei deputati, ed entrò in Commissione Lavoro. Vi restò solo 4 anni, ma maturò una ricca pensione che inizierà a riscuotere dal 2009. Durante la sua attività di parlamentare fu anche assunto come ricercatore all’Università di Milano. Nel 1986 diviene docente di Diritto del lavoro dopo concorso. Ecco come si diventa esperto di lavoro e riformatore, una carriera fulminante, ha sempre bruciato le tappe. A questo punto ci soffermiamo un momento sulla sua attività legislativa. Quando arrivò in parlamento (a legislatura iniziata da qualche mese) la Legge Mosca era in vigore (n. 252 del 1974), essa consentiva a chi avesse collaborato con partiti e sindacati di vedersi regolarizzata la propria posizione contributiva scaricando i costi sulla fiscalità complessiva, bastava una certificazione presentata dal partito o dal sindacato. In buona sostanza questa legge “avvantaggiava” le posizioni di migliaia di burocrati che risultarono essere stati dirigenti sin dalle scuole medie. Questa orda di oltre 40.000 veri nulla facenti è costata alle casse dello stato tanti miliardi.          si occupò subito dell'ennesima ed ultima proroga di questa legge aggiungendo la sua firma alla proposta di legge numero 291 avente a titolo “Riapertura di termini in materia di posizione previdenziale di talune categorie di lavoratori dipendenti pubblici e privati”. Questo progetto di legge favorì spudoratamente i sindacalisti come lui e contribuì a quella voragine nei conti pubblici che il professore propone oggi di sanare con i sacrifici e il duro lavoro (degli altri). A lui restano due ottime pensioni cumulabili (parlamentare + professore universitario) e forse altre due dato che è stato anche sindacalista e giornalista. La sua carriera politica (si spera) dovrebbe essere finita.

Diverso è il caso dell'altro burocrate. Quel             che fa carriera passando da un disastro all'altro e da un'inchiesta giudiziaria all'altra. Alla fine arriva sempre una nuova promozione. Il politico fa grandi sogni. E' un rampollo di quella classe dirigente che non sacrifica mai nulla dei suoi privilegi, soprattutto è un collaboratore fidato dell'attuale ministro degli esteri che lo valorizza e promuove. In realtà quando divenne ministro dei trasporti a molti genovesi si drizzarono i capelli, conoscevano la sua attitudine a combinare incredibili sconquassi. Da un paio d’anni ha un'idea fissa, costruire la Gronda del Ponente ovvero vuole compiere un nuovo scempio a Genova. Questa grande opera dovrebbe risolvere il problema del traffico genovese: consiste in un grande ponte ad otto corsie che scavalcherà la Val Polcevera e immetterà il traffico di autoveicoli proveniente dalla Genova - Serravalle - Milano verso una grande e per ora ipotetica autostrada che dovrebbe giungere fino a Livorno. I lavori dovrebbero iniziare dal grande ponte anche se l'autostrada resta poco più di una mulattiera scoscesa e pericolosa. Insomma si vuole costruire un grande ponte per una piccola autostrada. Il progetto è assurdo,            lo ha presentato due volte ma la commissione competente lo ha bocciato. Il nostro ambizioso politico ritenterà, sono in ballo tanti soldi e Società Autostrade ha già presentato ricorso: questo ente pare essere il vero «ispiratore» di tutto. La Società Autostrade non tiene conto delle tante opposizioni, vuole realizzare il ponte e ha fretta. In regione nel frattempo si lavora, si sta cercando di far passare una legge regionale sugli espropri perché la Val Polcevera è una delle zone più densamente popolate dell’area metropolitana genovese. Una zona che un tempo era il cuore della Genova industriale e che oggi cerca con ogni mezzo di non diventare territorio abbandonato. La zona ha una forte percentuale di immigrati e una disoccupazione preoccupante, ma non è ancora una favela. Le resistenze al degrado sono organizzate grazie all'impegno dagli abitanti che cercano di sfuggire a un destino di precariato.                non vuole aiutare questa gente, lui pensa alla demolizione del vecchio ponte autostradale nonostante i rischi di disastro ambientale, il collasso della viabilità dell’unica arteria della valle e lo strangolamento di migliaia di negozi, laboratori, officine, piccole imprese, locali pubblici. La prima mossa sarà l'espropriazione e la demolizione di non meno di 800 alloggi. Serve una legge regionale che consenta di compiere gli espropri velocemente per evitare ritardi, anche se butterà sul lastrico migliaia di cittadini che spesso hanno tirato su quelle casette contraendo mutui che non hanno ancora finito di pagare. Le ruspe stanno accendendo i motori e saranno pochi i cittadini che guadagneranno con l'esproprio delle case, forse i soliti furbi. Ai cittadini onesti che perderanno la casa la nuova legge riserverà un compenso pari al 35% del valore erogabile in un tempo medio di 10 -15 anni. Se si trattasse di un rustico in campagna, una terza casa o quarta casa di un proprietario agiato non sarebbe la morte di nessuno. Se si tratta dell’unica casa di un lavoratore, di un pensionato, magari con figlio disoccupato a carico o di un immigrato allora la situazione cambia. Parliamo di gente che ha firmato cambiali. Di fatto si tratta di una condanna a morte. Saranno stritolati dal meccanismo messo in moto da Società Autostrade. Queste persone si sono riunite in un comitato il cui link del blog è (http://www.antigronda.splinder.com) che si è distinto per numerose iniziative di lotta.

In Regione i collaboratori di              hanno proposto di risolvere il problema degli espropriati insieme a quello della collocazione dei Rom realizzando un campo negli stabilimenti abbandonati dalla Miralanza. Ci porteranno container e prefabbricati ed ecco pronta una bella soluzione abitativa per tutti, una bella baraccopoli. E la gente non dovrebbe lamentarsi secondo loro! Non è uno scherzo, è tutto vero. E l'emergenza la stanno creando loro, che vedono tante modeste case come intralci per i loro progetti. Gli uomini di           hanno anche detto: <<Se viene fatta resistenza è per «immaturità democratica» e per, diciamocelo, un neppure troppo sotterraneo razzismo. E pensare che ci sono migliaia di genovesi che aspettano da anni l’assegnazione di un alloggio!>>

Questa è la nozione di Bene Comune con cui dovranno confrontarsi gli espropriati. Il potere unisce la casta dominante da anni, ma i segnali di insofferenza si fanno ogni giorni più forti.

 

Chi avesse riconosciuto i protagonisti può lasciare un commento o mandare una email a:

amici.futuroieri@libero.it
 




15 ottobre 2007

LA SOMMA INUTILITA’ DEL PARTITO (PSEUDO) DEMOCRATICO

Qualcuno ci ha chiesto come mai non abbiamo disvelato l’ipocrisia sottostante il nascituro Partito (pseudo) Democratico, qualcun altro ci ha invece detto di prendervi parte per orientarne un po’ meglio la bussola. Sia agli uni che agli altri rispondiamo: perché del Partito (pseudo) Democratico a noi non importa un piffero!

E’ una cosa vecchia, quasi decrepita, prima ancora di nascere, chi sa dirci a cosa serve? Possiamo capire a chi serve, ma nessuno ha detto o scritto a cosa serve, salvo spartirsi le agognate poltrone e poltroncine.

E’ ammuffito perché si tratta del tentativo, peraltro patetico, di un’accolita di tardo catto-comunisti che si mette a fare il verso agli Yankee, quando ormai l’America non è più le “dream-roads” ma un Paese in grandissima crisi politica e culturale.

Non è neppure un tentativo di rianimare l’agonizzante democrazia italiana, o più in generale occidentale, visto che la gente era chiamata a votare liste bloccate secondo il meccanismo elettorale meglio noto come “Porcellum” alla Calderoli.

E non è neppure lo sforzo di ricambio di una classe politica screditata - non solo dai Vaffa che quotidianamente si piglia, ma da un’arroganza di casta che non vuole mettere neanche lontanamente in discussione - dal momento che le liste pro o contro Wòlter Camomilla Veltroni erano inzeppate dei soliti arnesi diessini o margheritini.

Ecco perché non ce ne siamo voluti occupare finora e vi chiediamo scusa di avervi sottratto adesso secondi preziosi.

 

Per approfondire le tematiche italiane:

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia.htm



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