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2 febbraio 2009

L’Italia scomparsa

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

L’Italia scomparsa

Molto tempo fa nel periodo compreso fra il Risorgimento e l’avventura fascista il Belpaese in modo confuso e disordinato cercò di darsi una sua identità nazionale, una sua ragion d’essere che potesse esser compresa dalla stragrande maggioranza della popolazione. I patrioti Risorgimentali e post-Risorgimentali si rivelarono incapaci di capire i problemi delle masse italiane di poveri contadini, artigiani e operai e l’amarezza dei ceti medi per una Patria unita ma povera e disprezzata all’estero. I fascisti presero il potere al di là di ogni legittimazione legale e politica, ne erano consapevoli e di solito affermavano che dopotutto la loro presa del potere era stata una rivoluzione, e la loro opera di rifare gli italiani crollò sotto il peso di un disastro militare di proporzioni mai viste prima nella penisola. L’Italia dalla forte identità, vera o presunta tale, è crepata da decenni, perfino nella retorica roboante e allucinata delle nostre classi dirigenti, le quali da un bel pezzo hanno smesso di credere a quel che affermano in pubblico. Chi esercita il potere in Italia si sente vicino al miliardario egiziano o saudita o al politicante inglese o al finanziere francese o al mercante d’armi russo. Ne è una prova lampante che i nostri leader cercano di imitare i costumi e i modi dei grandi ricchi e dei potenti del pianeta azzurro, fra queste manie c’è da segnalare il costume strano di inserire parole inglesi di carattere pseudotecnico, e l’uso di dare o di farsi invitare ai ricevimenti per VIP sulle barche di lusso. La distanza fra le ristrette minoranze al potere e la stragrande maggioranza della popolazione è enorme, credo che l’Italia intesa come insieme di popoli e di costumi ormai sia un mistero per chiunque anche per gli stessi italiani. L’Italia delle certezze, della comune identità, del decoro borghese e della famiglia unita attorno al padre o al nonno si sta sgretolando, solo la paura della grande crisi e la debolezza dello stato sociale fa sì che per disperazione molti s’aggrappino a quel che rimane delle certezze del passato, un po’ come il naufrago che cerca di galleggiare aggrappandosi ad ogni cosa galleggiante che trova. Quel che resta della passata dignità della famiglia e della comune identità non è tale per la forza dell’idea che esprimono ma per il vuoto morale e civile nel quale gli italiani oggi si trovano. La maggior parte della nostra gente forzata a far, per l’ennesima volta e in democrazia, da sé cerca di ricostruire quelle poche strategie possibili che le permettano di andare avanti. La famiglia resta centrale per far fronte a un mutuo, come garanzia per l’acquisto della macchina o del motorino di un figlio che magari lavora ma è precario e non dà garanzie alla finanziaria di turno, addirittura per cercar lavoro o per indirizzare i giovani verso le scelte professionali o di studio. Solo i ricchi e i politici di successo possono permettersi di far a meno della famiglia contando sui patrimoni privati e sulle loro reti di contatti e conoscenze, basta pensare alla facilità con VIP, dive e divette si ritrovano con matrimoni falliti alle spalle, o con famiglie con solo un coniuge divorziato. Anche questa è una grande differenza rispetto al resto del popolo italiano. Molti non possono rompere la famiglia, non possono permetterselo.

IANA per FuturoIeri



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