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13 dicembre 2009

La Sinistra Metfisica del Belpaese

De Reditu Suo

La sinistra Metafisica del Belpaese

Il concetto di “Sinistra” nel Belpaese a mio modesto avviso sconfina in qualcosa di mistico, per far prima e mettere in ordine le troppe idee e suggestioni che mi turbano passo a  considerarla trinitaria.  Il gentile lettore immagini tre linee parallele che scorrono su un piano bidimensionale sconfinato e nero, c’è la linea rossa che è apertamente la sinistra di chi ha una certa passione laica per i sofferenti e gli esseri umani infelici, anche perché talvolta ne è parte, una linea verde che è lo spirito dei tempi e la volontà di alcune minoranze di mutare qualcosa nell’ordine costituito e la linea bianca quella dei burocrati, dei passacarte, di chi fa mestiere e mercato della politica. La sinistra rossa, che talvolta è venata dal nero dell’anarchia, è tendenzialmente passionale e la maggior parte di coloro che ne fanno parte sono presi da una sorta di commozione e di sentimento altruistico alla vista dei mali del mondo, si tratta più che altro di una posizione morale, spesso di una questione privata che si fa politica e diventa posizione etica. Si tratta quindi di una posizione morale e personale che si traduce talvolta in atti concreti: attivismo politico, petizioni, marce per la pace, proteste, azioni di solidarietà talvolta in tempi lontani in lotta clandestina contro oppressori forestieri o domestici. Una sinistra questa condannata nel Belpaese ad essere derisa e tradita perché fatalmente espressione di minoranze di generosi o di sognatori, di “poeti con la pazzia della politica” come avrebbero detto i nostri bottegai strapaesani. Adesso i “bottegai” non possono dir più nulla o perché son morti o perché  nel frattempo i processi di globalizzazione li hanno spazzati via assieme alla loro boria da ignoranti e da cafoni rivestiti con panni nuovi. La sinistra verde non è verde perché ecologista ma perché intende esser quella parte che vede l’emergere del nuovo, la possibilità della mutazione e della presa del potere. Spesso è la sinistra dei professionisti, dei professori veri o presunti tali, talvolta perfino di chi è imprenditore o amministratore delegato e magari vota pure a destra.  Qualche volta la chiamo la sinistra inconsapevole. L’essere umano di questa sinistra crede di poter correttamente interpretare il corso storico o banalmente quello dei processi economici o delle sue vicende private e di  poter attuare strategie e tattiche politiche volte a ricostruire la realtà e a scavare dentro di essa la loro partecipazione alla Grande Storia o se va male a qualche fantozziana lottizzazione di poltrone e benefici.  Dopo le verdi speranze passiamo alla prosaica linea bianca. L’umano della sinistra bianca è solitamente un contaminato dal “centro”, ovviamente sto ragionando di un soggetto incline ai compromessi e a trovare il suo piccolo espediente attraverso la politica; solitamente è portato alla carriera di burocrate, di politico professionista o di raccomandato professionale. Questa natura può non coincidere con colui che vive di politica e attraverso la politica, si tratta di una sorta d’istinto che porta il nostro a farsi interprete e parte del politica politicante e a replicarne in piccolo i comportamenti farisaici, la misantropia e le fobie strane e pazze. Infine c’è la sinistra data da coloro che non hanno mai capito di essere degli autentici elettori di destra, ovvero di quelli che hanno proprio sbagliato collocazione politica e morale i quali è  bene che si trovino da soli la loro linea e il loro colore. Qui auspico che ritrovino al più presto la loro natura elettorale assieme alla loro strada politica al seguito del Cavaliere Nero e della sua destra, o male che vada al seguito di chi prenderà il suo posto. Altre cose ancora non le voglio scrivere, queste son già molte e io son disgustato dai tempi presenti e dagli  umani.  

IANA per FuturoIeri

 




10 novembre 2009

Sepolture simboliche per i ricordi del tempo morto

De Reditu Suo

Sepolture simboliche per i ricordi del tempo morto

Un caso, è stato un caso e ho rivisto e udito nei montaggi che fa una trasmissione di Raitre la vecchia sigla di Lady Oscar. Il contesto era fuori luogo, ma comunque la mia memoria è andata ad anni molto lontani, a un mondo ormai morto e sepolto con le sue illusioni, le sue logiche, perfino con le sue virtù. Già perché quella serie animata, dalla quale mi sento lontano, è stata parte di un mondo dell’infanzia che era inserito in una vecchia Italia decadente che conservava dei valori e delle logiche un minimo decenti; quella sigla mi spediva a tradimento in un tempo diverso e altro, oggi morto. Per me la constatazione della morte di quel mondo è un fatto doloroso, eppure devo rendere omaggio a una vecchia Italia che non c’è più e forse anche a una sigla per quei tempi coraggiosa e decisamente fuoriclasse. Se avessi i soldi dovrei conservare in delle teche da museo o in una specie di cassettiera a metà strada fra quelle della sala professori e l’ossario i resti pietosi di quel tempo perduto. Penso ai dischi in vinile, alle pubblicazioni ERI dedicate agli eroi del piccolo schermo, ai trasferelli, agli album di figurine e ai primi robot di plastica, ai giocattoli dell’Atlantic, ai filmini che si vendevano allora e che venivano usati con dei proiettori casalinghi. Ricordi di un tempo morto, non tutti piacevoli. Meriterebbero queste cose una sepoltura simbolica, non per cattiveria o per feticismo da strapazzo ma per delineare un prima e un dopo, un esser qui e ora avendo alle spalle qualcosa che forse ha cercato di raccontare, in modo strambo e un po’ pazzo, anche le speranze l’inquietudine di un tempo lontano. Per me è doloroso, ma devo far i conti con un tempo che è ormai altro, dove le illusioni di natura sublime o le fantasie del periodo hanno lasciato il passo a un mondo umano ben più triste e meno portato a slanci eroici o generosi; è rimasto poco della natura problematica, altruistica e contestataria degli anni settanta che era, sia pur sottotraccia e da decifrare, presente in alcune serie animate giapponesi. Oggi tutto è stritolato dalla macchina dell’industria dell’intrattenimento e lo spazio per l’arte e la provocazione sembra essersi ristretto anche nelle serie animate dell’Arcipelago. Rimane quindi nel nostro ossario ideale anche il rispetto per un piccolo mondo antico e l’amarezza per questi anni così meschini. Quindi essendo vano il piangere a oltranza sul tempo perduto, anche se può avere una sua dignità, occorre pensare al qui e ora e al futuro. Evidentemente per descrivere le speranze e le paure concrete di questi anni sarà necessario non far affidamento sulla dimensione commerciale; occorre che nasca l’esigenza da parte della gente perbene di creare le condizioni per scrivere, disegnare, fare cose di carattere civile e culturale. Occorre che quasi con una spinta dal basso si formino quelle spinte a descrivere in forma fantastica o allegorica le passioni e le paure di questi anni. Credo che la potenza creativa dei nostri anni ancora non emerga in forma compiuta perché tarpata dalla difficoltà di attivare canali paralleli rispetto a quelli lucrativi, ma forse il rimedio già c’è la rete e i nuovi mezzi per moltiplicare messaggi, disegni e scritti potrebbero favorire la formazione di spinte culturali dal basso, forse questa è illusione, o forse è il futuro.

La libertà inizia da sé stessi.

IANA per FuturoIeri




13 giugno 2009

La nostra civiltà: per tutti e per nessuno

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

La nostra civiltà: per tutti e per nessuno.

Questa nostra civiltà italiana oggi come oggi è difficile osservarla, la si può percepire o attraverso i ruderi che riportano la mente a trapassati remoti o intuire per i silenzi delle nostre colline e dei nostri monti a tarda notte, sui tramonti del sole osservati dalle spiagge, sulle periferie deserte a certe ore della notte o in certi pomeriggi afosi di luglio e agosto.

Una civiltà nascosta, una civiltà per tutti e per nessuno che ad oggi non trova la sua espressione genuina, il suo essere forma del vivere, estetica del quotidiano aldilà delle esigenze del mercato e della società dei consumi.

Adesso la nostra civiltà si trova inespressa, polverizzata come le genti del belpaese divise per ogni sorta di ragione politica, culturale,sociale, di linguaggio. Tuttavia essa per così dire è smontata, inespressa come del materiale da costruzione che deve diventare qualcosa, è ancora lì anche se silente, immobile e non compiuta. I tempi non consentono alcun ottimismo, l’affermazione della Lega Nord alle elezioni ultime scorse rivela il fallimento dell’idea di Patria comune come concetto e come idea unificante delle molte realtà  della penisola. C’è poco da aggiungere dal momento che il punto di riferimento di quel partito è un’entità collettiva detta Padania, si tratta di una Nazione virtuale alternativa all’Italia ed oggi coloro che si riconoscono, a ragione o a torto, in questa alternativa sono il potere politico.  Sia detto per inciso il ministro degli interni che ha un  potere enorme sulla polizia è il leader politico emergente di quella formazione politica. All’estero in generale non godiamo di buona fama, la civiltà italiana sembra ridursi a luoghi comuni che hanno a che fare con la mafia, la pizza, la pasta, il melodramma, e qualche altra scemenza. A questa vicenda disgrazia aggiungo anche che per maggior celia  la nostra lingua è usata dagli stranieri per dare nomi di fantasia a improbabili prodotti dell’industria alimentare forestiera.  

L’Italia ad oggi non è, e per molto tempo ancora non sarà, non è solo un problema di considerazione dei forestieri, che lascia il tempo che trova, è che non è per gli stessi italiani.

La paura dell’altro, del diverso, dello straniero sono anche  l’esito della mancanza di punti di riferimento collettivi, sono l’evidenza della fumosità di un concetto di Patria ufficiale limitato e angusto, leso nella sua dignità da sessanta lunghi anni di governo dei partiti politici e delle loro correnti e da un popolo che si è sempre riconosciuto con difficoltà nelle istituzioni e in una storia comune, in un discorso collettivo-quale che sia- che dalla Sicilia arriva fino alle alpi.

Così vanno le cose sul pianeta azzurro e su un piccolo suo giardino a forma di penisola piazzato su un mare interno chiamato Mediterraneo e inserito nel più piccolo dei continenti. Questa piccola parte del pianeta è detta comunemente Italia.

IANA per FuturoIeri




29 marzo 2009

Ritorno al passato: il sottile piacere

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Ritorno al passato: il sottile piacere

Alle volte mi capita quando sono perso in dei momenti di solitudine di pensare al mio passato remoto, quello personale intendo. Sono nato nella prima metà degli anni settanta del secolo appena trascorso, e  quando mi volgo a considerare gli anni della mia infanzia mi par di scorgere un passato meno scellerato di questo. Ritengo che  allora vi fossero sia nella maggior parte delle private persone sia in generale nella società italiana, e non solo, molte più speranze di oggi. Il mondo umano di allora sembrava proiettato verso  futuro possibile. C’erano grandi paure e prima fra tutte quelle della guerra nucleare e del terrorismo, situazioni gravi, disagi, problemi di droga ma nel complesso gli anni della mia infanzia li leggo oggi come un periodo dove si poteva ancora credere di “afferrare il cielo con le dita”. Forse si tratta della mia fantasia che vuol cercare un luogo sicuro in questi tempi di crisi e delinquenza, o forse no. Il passato era davvero diverso dal presente perché la gente era diversa da quella di oggi, e oggi i molti sono infelici perché vivono un presente che sembra non finire mai, dove non c’è un futuro possibile, dove i grandi problemi e le grandi speranze sono travolte da ciò che è  immediato e meschino. Quel passato sembrava più solido di questo presente, perché aveva più speranze e più progetti sul domani, del resto essere speranzosi era un poco più semplice  con la prospettiva del posto fisso, della crescita economica, di un sistema politico criminale e ripugnante e nello stesso tempo forzato a far i conti con l’opinione pubblica. Quindi i politicanti e i demagoghi della Prima Repubblica non potevano non tener conto dei problemi concreti della popolazione, del suo malcontento, delle tensioni sociali, delle realtà della società; inoltre i principali partiti politici in qualche modo mettevano in contatto gli  elettori con i grandi problemi della cultura e con i processi politici. Erano allora i partiti politici  corrotti, iniqui, pieni di personaggi ai confini della decenza, ma non erano solo comitati d’affari e ritrovi di personaggi privati che vivono di politica e sulla politica.   Il passato sembra più alto di questo presente perché in questo presente c’è qualcosa d’estraneo, di forzato, di distorto e corrotto che sembra agire come un gas invisibile che lentamente soffoca gli umani e spegne le loro aspirazioni e le loro speranze più segrete. Che strano questo presente così ingombrante, si finisce per voltarsi indietro con nostalgia al tempo perduto.

Forse è paura, forse è disgusto.

 

IANA per FuturoIeri




31 gennaio 2009

Una nota dal fu Regno di Francia

 

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

5-Una nota dal fu Regno di Francia

Le Monde Diplomatique n° 658 del gennaio 2009 nell’edizione francese a pag. 2 elogia il quotidiano italiano “Il Manifesto” per il difficile tentativo di restare aperto in tempi di crisi e di cordoni ben stretti per quel che riguarda il finanziamento pubblico della stampa. In particolare si sottolinea il difficile tentativo di preservare una propria libertà d’opinione e d’indipendenza in tempi di crisi e di contrazione dei finanziamenti. Va da sé che in Italia il finanziamento pubblico della stampa quotidiana da strumento di libertà si è trasformato in una farsa meschina e grottesca e non ripeterò in questa sede quanto in merito ha già detto e ben scritto Beppe Grillo; tuttavia è interesssante che in un trafiletto l’autorevole Le Monde Diplomatique elogi un quotidiano italiano. Non credo sia una questione d’interesse d’uscio e bottega dal momento che “Il Manifesto” pubblica una traduzione italiana de Le Monde Diplomatique; perché come spiega il quotidiano francese il tentativo del quotidiano italiano di farcela rappresenta: “Un bel exemple puor tuos les journaux qui, en France aussi, doivent combattre puor preserver leur independence…”.

A questa realtà s’associa l’evidenza della diffusione in rete di forme alternative di lotta e di partecipazione alla vita politica, è come se una parte della pubblica opinione non potesse più rapportarsi con l’opinione correnti della carta stampata e della televisione commercile e stesse cercando di creare dei suoi percorsi alternativi per comunicare e mobilitare la propria indignazione politica e sociale. E’ come se la grande comunicazione ufficiale non bastasse più, come se franasse su se stessa ed uscisse dalla realtà parlando di sé e forzatamente su di sé in un linguaggio stereotipato e di circostanza. Quello sfogo anche aggressivo che è tipico del linguaggio e della comunicazione in tempo di crisi sociale e morale pare aver abbandonato tanta parte della carta stampata. Si consuma così fra una nota intelligente dal fu Regno di Francia e un grido accorato di Beppe Grillo la scissione assoluta fra la realtà e il suo divenire e la sua rappresentazione di comodo tranquillizzante e stereotipata. Fin dove potrà arrivare questo miracolo di scindere la realtà dalla sua rappresentazione? Fino a una grande catastrofe che apra gli occhi a tutti quanti? Fino a un qualche disastro epocale?

In attesa di una grande rivelazione o di qualche probabile piccola apocalisse ai molti resta lo squallore quotidiano di veri problemi e di grandi drammi raccontati con canovacci degni di venditori ambulanti d’aspirapolveri: “per ogni spazzatura di casa c’è sempre la ricetta e lo strumento adatto. Basta firmare il contratto e qualche cambiale in bianco”.

Ed il futuro si è già dissolto nel presente.

IANA per FuturoIeri




12 ottobre 2008

OLTRE LA FANTASIA

I BANCHIERI APPENA FALLITI DI FORTIS ? FESTEGGIANO DA DUCASSE A MONTECARLO. Così titolava il Corriere della Sera di sabato 11 ottobre 2008 che riportava con una punta d'indignazione la cronaca del raduno dei falliti di lusso nel ristorante più costoso del Principato di Monaco il "Luigi XV". Un raduno volto a celebrare le meraviglie di un piatto di patate, merluzzo e tartufo. Una roba del genere sembra uscita dalla fantasia dei polemici fogli socialisti e anarchici di fine Ottocento, sembra di ritrovare lo stereotipo dei ricchi malvagi che riducono in miseria milioni di umani e godono e festeggiano felici  delle loro malefatte. Il quotidiano che pubblica questa roba è del 2008 ed è uno dei più moderati del Belpaese, è quasi un quotidiano confindustriale. La crisi è così grave che ormai coloro che dovrebbero tentare la difesa d'ufficio del sistema turbo-capitalista si allineano alle voci critiche. In questo contesto suscita stupore la volontà del PD di aiutare, in gergo si chiama dialogo, il governo Berlusconi sulle materie economiche e sulle misure anticrisi. Questo almeno si capisce dall'intervista che il leader del PD ha rilasciato al quotidiano moderato La Repubblica del 12 ottobre 2008. Quando alto si spande l'urlo di sdegno ecco che la maggior parte dell'opposizione corre in aiuto del governo, con la folla si protesta, con i deputati si vota con la maggioranza di governo.  Spero sinceramente di venir smentito dalla cronaca dei prossimi giorni, ma questa è una cosa da film di Totò. Questa crisi non è un fatto accidentale, essa è un evento in parte metafisico, è la smentita di un credo economico e politico che aveva assunto i toni di sincero culto religioso, di atto di fede nel Dio-mercato. Si può scendere a patti con i cultutisti di idoli blasfemi? Qui in Italia siamo troppo abituati a far finta di credere ai padroni di turno per pensare che essi  facciano sul serio, siamo così presi da noi stessi che a stento riusciamo a capire quanto sia grave per gli altri esseri umani scoprire che il loro grande Dio-denaro era solo uno dei tanti falsi idoli e i suoi sacerdoti i soliti falsi profeti. Un giorno molti si sveglieranno e scopriranno che ai vecchi padroni Statunitensi si sono sostituiti dei nuovi arrivati.
Per accontentare i nuovi padroni, quali che siano, le nostre sedicenti classi dirigenti dovranno spingersi oltre la fantasia. Fino a che punto potrà continuare la stanca e triste pagliacciata all'italiana?. Dovremo forse aspettare un Veltro Dantesco che ci rimetta assieme il cervello perso in mille balle e allucinazioni mediatiche? Auspicare la calata di un nuovo imperatore del Sacro Romano Impero? Quanto vorrei vedere per una volta, e su una cosa così grave, il mio paese e non questo turbinio di polvere senza nome nè volto.

IANA per FuturoIeri
Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




14 settembre 2008

IL MONDO MORTO

Quando si vive in Italia si finisce con il non riconoscere più certe caratteristiche peculiari che stando fuori dal Belpaese saltano agli occhi. Gli italiani vivono in mezzo alle rovine. Ultimamente le rovine non sono più solo quelle delle rovine del fu Romano Impero ma anche quelle delle speranze delle generazioni che hanno subito preceduto la mia. Forse per mezzo di una mefistofelica intelligenza finisce che guardando le nostre miserie si riesca a vedere i grandi guasti che corrodono questo tempo scellerato.

Via il posto fisso spazzato dal precariato diffuso, dai contratti a termine.

Via i miti borghesi moralistici con il loro Dio, Patria, Famiglia massacrati dallo strapotere di nuove caste di ricchi apolidi che hanno fatto della finanza da rapina e da bancarotta la prima ragione dell’economia. Essi danno l’esempio ai molti che qui e ora vivono.

Via i miti rivoluzionari, abiurati dalla classe operaia, dai lavoratori in generale e dagli intellettuali che fanno politica  per inseguire una rozza illusione di ricchezza facile e televisiva. Per capirsi riporterò quel luogo comune secondo cui:”la pubblicità dei frigoriferi e delle televisioni a colori ha sconfitto l’Armata Rossa”.

Di sotto dalla torre anche la vecchia spiritualità travolta dalla superstizione, dalle mode New Age, dalla persuasione pubblicitaria che livella verso il basso qualsiasi rapporto fra l’umano e il mistero della vita e di Dio.

Via i miti del progresso travolti da uno sviluppo tecnologico spalmato sugli interessi di poche multinazionali pronte a tutto pur di far cassa e realizzare cospicui dividendi per la gioia di una piccola minoranza di super-miliardari.

Distrutte le grandi illusioni sulla libertà dell’informazione, sul ruolo creativo e formativo dell’arte, sui buoni sentimenti; anche tutto questo o è mercato o non è. Il mercato sono gli interessi dei pochi che decidono cosa i molti devono vedere, leggere, pensare, lodare, credere, stimare.

Vaporizzata anche la difesa dei principi di libertà e di democrazia ora confusi con la legge del più forte, ora con l’arbitrio dei pochi sui molti, ora spintonati per far passare agli occhi dell’opinione pubblica quella spedizione armata, ora per mettere nei guai il tiranno di turno per il quale è subito pronto il clone fatto apposta per sostituirlo.

Uccisa e squartata anche la fede nella legalità travolta dallo strapotere delle mafie, dalla violenza settaria, dall’impossibilità di distinguere il bene dal male in una realtà economica globale amorale per scelta e spietata per intima convinzione.

Il mondo di prima è morto, talmente morto che per farlo scuotere un poco si deve forzare enormemente per far sì che si scorga qualche finto fremito di vita. Forse è così che doveva andare e non poteva essere altrimenti si nasce uomini o donne non Dei o Eroi, solo nei miti del passato l’ordine naturale viene ristabilito, l’equilibrio cosmico redento dal male, l’Età dell’Oro rinnovata dalla lotta e dal sacrificio dei pochi. Qui costruiamo eroi di plastica, cartapesta e virtuali perché anche l’esempio eroico è diventato insostenibile, non invisibile ma sconosciuto e forse non comprensibile se non per mezzo della finzione. La fame di miti e di eroi virtuali rivela un malessere profondo, un mondo è morto e ciò che si è formato dalla sua decomposizione non viene riconosciuto come tale, forse perché è la somma di innumerevoli fallimenti individuali, qualcosa la cui vista è insostenibile perchè fissando il suo disfarsi si può vedere una parte di se stessi là nel mucchio informe.

IANA per FuturoIeri




23 agosto 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 2

E’ per me penoso tornare sull’argomento di quanto la realtà di questo paese smentisca ogni legittima aspirazione, ogni volontà di andare oltre la realtà, di costruire qualcosa di nuovo.

Il Belpaese si presenta sempre sotto i soliti panni meschini del vorrei ma non posso, dell’essere vaso di coccio fra vasi di ferro, del credere nei miracoli perché non è più possibile credere nella nuda realtà e nel valore del merito e della competenza. Un piccolo esempio di cosa siamo lo racconta un breve articolo di Repubblica, il noto quotidiano moderato, del 18 agosto 2008. Il titolo è questo:“Fioretto in economy, calcio in business in aereo medaglia non significa classe”. L’articolo a firma di Mattia Chiusano racconta che i giocatori di calcio nostrani alle olimpiadi hanno avuto dalla Figc il biglietto pagato nella classe superiore, mentre le fiorettiste, che comunque erano arrivate al podio e alla medaglia, avevano quello del Coni in classe economy, all’aereoporto le vincitrici hanno visto i perdenti a un gate diverso dal loro, quello della classe superiore. Sono stati perdenti e, in questo trattamento, premiati i giocatori di calcio del Belpaese. Questo non è solo l’ennesimo atto arrogante di un calcio nostrano sempre meno sport e sempre più circo e corte dei miracoli ma la dimostrazione del profondo disvalore che ha oggi il merito nel Belpaese. Ogni atto meritorio e buono del nostro agonismo nazionale è un atto di forza contro questa putrefazione che ci opprime. Indico quale evidente fenomeno di decomposizione il profondissimo disprezzo del merito e del valore che è insito nella società italiana. Parlo di società al singolare ma di questi tempi il Belpaese è talmente confuso che forse più che di un solo popolo e di una sola cultura sarebbe necessario parlare di una serie di realtà diverse che si sovrappongono spesso senza neanche conoscersi, e che per incastro e quasi per miracolo formano le nostre genti.

Del resto non potrebbe non essere così, i fenomeni di globalizzazione dell’economia hanno accentuato ciò che divide gli italiani e colpito duramente ciò che li tiene assieme. In una realtà dove è importante solo il Dio-denaro e i consumi di lusso, dove l’unica cosa che conta è il successo economico i valori che normalmente tengono assiene popoli e comunità si svalutano o si dissolvono. I peggiori difetti e le tragiche piccinerie delle nostre sedicenti classi dirigenti trovano un buon terreno per prosperare, tuttavia in tanta sciagura qua e là si vedono atti di testimonianza che vanno in direzione opposta alla tendenza. Fra questi sono da considerare positivamente anche le nobili imprese degli sport minori. Così vengono comunemente nominati, ma le loro medaglie e le loro vittorie sono di solito non minori ma maggiori a causa dell’umilità e del sacrificio che gli atleti sostengono per arrivare ai risultati. Altro che nazionale di calcio alle olimpiadi.

IANA per Futuroierii




9 luglio 2008

A PROPOSITO DEL 1968

Cadde, e non mi pare ci siano state celebrazioni o atti di pentimento collettivo, quest’anno il trentennale del maggio del 1968. Un cupo silenzio e una sorda indifferenza hanno accompagnato la funerea ricorrenza, le occasioni di ricordo o celebrazione mi sono sembrate limitate e sparse.

Va da sé che chi scrive condivide l’affermazione pasoliniana secondo cui il 1968 ha aiutato il Potere a rigenerasi e a sbarazzarsi di quei valori e di quei simboli che erano un peso allo sviluppo di una società consumista e capitalista. Era necessario distruggere i vecchi valori e le vecchie morali per creare un mondo di supermercati, finanziarie, carte di credito, edonismo, consumismo, interessi privati, e primato del potere del denaro su tutto.quel che resta dell’umanità.

“Storia Illustrata” del febbraio del 1986 dedicava la sua copertina al contoverso 1968 e riportava le tesi sul 1968 di Pierpaolo Pasolini e in particolare la trascrizione di una sua intervista televisiva del 1973 nella quale fra le molte cose afferma:”…Praticamente il Sessantotto ha aiutato il nuovo Potere a dstruggere quei valori di cui il Potere voleva liberarsi”. Quale tipo di essere umano vuole questo Potere nuovo che sostituisce i vecchi poteri patriarcali, religiosi, patriottici per il poeta:”…al posto di questo tipo di uomo, il Potere vuole che l’uomo sia semplicemente un consumatore…”. .

Ho avuto bisogno di un personaggio defunto che suo malgrado è diventato una forte autorità, credo più mitizzata che letta, per mostrare l’evidenza della fine della grande mistificazione. Dal mio punto di vista il 68 non ha liberato niente e nessuno ha solo rinnovato le gerarchie del Potere quello con la P maiuscola così come lo scriveva e lo rapresentava Pasolini. Questo Potere dalla dubbia legittimità ha dato per un paio di decenni l’illusione, a pochi, del benessere e della crescita sociale; poi quando è finito il comunismo e non c’è stato più bisogno di una classe media che facesse argine al bolscevismo internazionale e al pericolo di rivoluzioni e rivolte popolari il Potere si è ripreso tutto quello che era stato forzato a concedere:” Stato Sociale, Progresso, benessere, tutele per le minoranze, rispetto per le fondamentali libertà dell’essere umano”. Il processo è stato lungo, un po’ come bollire una rana alzando la tempertura della pentola un poco per volta, ma alla fine molto di quello che il Potere aveva dato nel remoto passato in questo presente lo ha strappato dalle mani dei beneficiati di un tempo, e quel che non ha tolto va da tempo mettendo in conto di riprenderselo. Ora che il gioco si è rivelato per ciò che era tutti tacciono, stanno ben zitti gli illusi di un tempo, gli arricchiti che contano i soldi, i nuovi poteri quelli vincenti e quelli perdenti si chiudono nel silenzio o nella riservatezza. Se colà vi furono speranze esse oggi si raccolgono intorno a una dimensione cimiteriale, le illusioni del passato vanno lasciate agli spettri conta solo ciò che è vivo e che può essere qui e ora. Se c’è una lezione da trarre da tutto questo è che questo nuovo Potere non divide nulla con nessuno, o sei parte del suo meccanismo di dominio economico e finanziario e di fede assoluta nel culto del Dio-denaro oppure ti emargina, ti distrugge, ti calunnia, ti riduce al silenzio. In questi tempi difficili occorre saper ben distinguere da parte di coloro che sono buoni e propositivi le differenze fra un rinnovo delle gerarchie del Potere e un cambiamento spirituale e politico, fra la mancia che si dà ai miserabili perché cessino gli schiamazzi e il rispetto di diritti ritenuti fino all’altro ieri inalienabili. Questo Potere nuovo che emege lentamente dalle grandi miserie delle rivoluzioni industriali non è solo avido e omicida è anche ingannatore e falso, aggrapparsi alle illusioni di remoti tempi per sfuggire agli inganni presenti non è un buon affare. Purtoppo, ora come ora, deve essere il singolo a forzarsi di guardare dentro se stesso senza sconti e cercare in sé le ragioni della sua vita e del suo stare al mondo in modo da costruire la prima difesa contro questa tremenda aggressione di questo presente contro la vita la felicità e il futuro di miliardi di esseri umani.

IANA per FuturoIeri




22 maggio 2008

MOSTRI QUOTIDIANI

Sono reduce dalla visione del film “Gomorra”, quel che ho visto mi ha mostrato l’evidenza che non c’è solo un problema criminale nel napoletano, c’è una vera e propria scissione dal corpo della Nazione.  L’uso di un dialetto incomprensibile ai più, l'indifferenza e la facilità con cui nel film si uccide o ci si organizza contro lo Stato, l’impunità scandalosa dei comportamenti e degli atti criminali, non sono solo finzioni ma rappresentazioni oneste, a quel che par di capire, di quella realtà.  Qui non è più il caso di parlare di una deriva o di una guerra fra bande criminali questa è autentica secessione armata, condotta con regole asimmetriche,terroristiche, da camorra appunto.  La criminalità è il potere ed è la legge, il modo di operare dei camorristi ricorda quello degli eversori politici o dei gruppi terroristi, se non sono già passati alle vie di fatto separando la nazione napoletana dal resto del Belpaese è solo perché hanno un loro tornaconto o perché non si sono resi conto fino in fondo del loro potere.

Una democrazia in crisi di legittimità e di credibilità come è la nostra ha motivo di temere da questo potere che si presenta come forte e vitale, animato da una capacità di resistere a colpi durissimi e di esercitare il diritto di vita e di morte su coloro che si trovano nel suo dominio. Proprio il fatto che lo scrittore del libro omonimo sia sotto scorta deve indurre a riflettere sul fatto che oggi sul territorio nazionale il diritto alla libertà di pensiero e di stampa è messo in seria discussione,  con la sua minaccia di morte per un libro scritto la Camorra aggredisce anche la Costituzione della Repubblica.  Fino a che punto uno Stato può reggersi se le basi della sua legittimazione ad esistere vengono derise e quindi disgregate e minate dai fenomeni di criminalità organizzata?

Un libro di due anni fa di Elio Veltri “Il topolino intrappolato” descriveva la commistione fra economia legale ed economia illegale in Italia, i dati pubblicati dall’ex senatore sono inquietanti.  Letti di nuovo oggi alla luce dell’emergenza criminalità e spazzatura mostrano come alla crisi radicale della credibilità delle istituzioni faccia seguito il crollo di qualsiasi forma di decenza e di moralità pubblica.

Questo modo di vivere, credere nel Dio-denaro, produrre e consumare ha prodotto la possibilità di forme devianti e criminogene di vita e di lavoro che si sono saldate all’economia legale; non basta più qualche gesto esemplare o qualche novello maxi-processo.  Qui va messo in discussione il modo di vivere quotidiano, i valori devianti ereditati da padri e nonni e antenati, perché l’indifferenza e l’ostilità contro le regole e le leggi viene da lontano, e va  messo in conto di dover di nuovo ricostruire questo Belpaese quanto questo vento di follia avrà finito di far i suoi danni.

 

IANA per Futuroieri



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