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3 gennaio 2014

Sintesi: L'invincibile capitano vince ma non convince

L’invincibile capitano vince ma non convince.

 

Alla fine ci sono arrivato. Ho visto il film su Harlock.

L’invincibile capitano, qui quasi semidio vendicatore, è il protagonista di una nuova edizione delle sue imprese.  I temi tipici delle sue storie sono rifatti  e riconfigurati per adeguarsi al gusto di generazioni di giocatori usi da anni a smanettare con la playstation e il PC. Un Harlock in 3D quindi, messo a nuovo. Molti personaggi delle sue imprese sono assenti e il cast, per così dire, dell’Arcadia è ridotto al minimo; giusto il suo seguito più stretto ha una parte in questo film. La trama mi ha lasciato molto freddo, e così i colpi di scena. Il  capitano oscilla fra il semidio e l’eroe romantico che si lascia andare al suo destino; si fa persino tradire e catturare in una scena. Molto bene invece la critica ferocissima alla dittatura morbida, ma anche no, della solita sediziosa banda di vecchi cinici, abietti,  strapotenti e  prepotenti che con illusioni, inganni della politica e manipolazioni di ogni genere tiene in suo potere la solita umanità rimbecillita e sottomessa. Contro una simile abissale feccia il nostro scatenerà l’arma della verità nuda e pura aldilà di ogni possibile menzogna o falsificazione tecnologica. Tuttavia questa che è la parte che manda il messaggio più forte non è il punto di svolta della narrazione.  Il punto forte della trama si aggroviglia fra i grandi misteri della vita e della morte e dell’infinito, dove è il senso della vita e della vita come esseri umani a costituire il concetto narrativo trainante. Infatti è osservabile nel film un difficile bilanciamento fra la profondità dei concetti e la necessità di fare un prodotto  per un vasto pubblico.

Harlock eroe gotico e romantico mantiene l’aspetto da quadro dell’Ottocento dove la forza della natura e del cosmo è meditata con sofferenza e intensità dall’essere umano, dove la libertà diventa assoluta e diventa la ragione d’’essere di una vita assunta a simbolo universale.  Un classico del capitano bendato, peraltro. Eppure questa volta il capitano mi è sembrato combattere bene una battaglia grande, ossia  essere di nuovo una bandiera dell’animazione giapponese, con un film animato in 3D però non adeguato all’impresa. Sinceramente avrei preferito una riduzione della serie classica, anche perché il capitano da quando non mettono più in scena la Regina Raflesia non ha contro l’antagonista. A mio avviso da anni gli sceneggiatori non trovano l’antagonista adatto per lui. Per far risaltare il capitano orbo come il Dio Odino, e la similitudine non credo sia un caso, ci vuole il classico antagonista che lo rovescia come un calzino, come era nella serie classica -1978- . In quella serie era ottimo il duello fra due concezioni diverse semplicemente dell’esistere fra la regina aliena e il capitano bendato simbolo in questo caso di una coscienza umana libera e forte nonostante tutto e tutti. Qui è sacrificato a far la guerra a un pur dignitoso leader militare ma anche  paralitico, pieno di problemi psicologici e perdipiù assoldato da una cricca di vecchi malvissuti e a far da maestro di vita al giovane di turno. Giovane che deve decidere chi è davvero e giocarsi la vita per riuscire a distinguere il bene dal male, il vero dal falso. Forse l’aspetto del romanzo di formazione è quello che ha mantenuto uno stretto legame con le produzioni precedenti.

Ma del resto  come si può chiedere al capitano un’impresa al botteghino superiore alle potenzialità della trama?

Harlock vince anche stavolta perché è lui, e da solo può far il quasi- miracolo,  ma non convince qui in questa nuova impresa.

Degli effetti 3D non  dico nulla perché profano delle questioni e non so se esse siano in grado di sfidare la potenza degli effetti speciali  delle produzioni made in USA.

In conclusione un buon film d’animazione, ben confezionato, pieno di citazioni per quel che riguarda astronavi, divise, ambienti, situazioni. Le citazioni sono prese con grande eclettismo dall’immaginario del cinema, dei videogiochi e dei fumetti e abilmente confezionate per il pubblico dei nostri anni.  L’Harlock della serie classica capace di far il salto oltre la sua ombra e trasformare una serie televisiva in arte, come ritengo accadde nel 1978,  a mio avviso è lontano. Anche perché manca l’antagonista che gli fa fare il salto, che deve essere una figura opposta e  più grande di lui, proprio per ingigantire e rendere leggendaria l’impresa. Finora Raflesia rimane insuperata in questo ruolo.

Alla prossima capitano.

 

IaNa




8 dicembre 2013

Harlock: il virtuale più reale che mai...

Interrompo il ragionamento sulle questioni mie private  per ripubblicare, nell'occasione dell'uscita in sala del nuovo film su Harlock, il mio scritto sulla questione. Esso è stato formulato prima che il film animato fosse pronto. Aggiungo che auspico che l'invincibile eroe virtuale e dei fumetti compia l'impresa titanica oggetto di pensiero, chissà magari la vittoria dell'eroe virtuale potrebbe ispirare eroi in carne e ossa in questo tempo così triste e meschino. Ora è alla sua nuova prova del fuoco. Riuscirà a salvare l'animazione giapponese dalla concorrenza, forse sì. In fondo è Harlock l'eroe dalle imprese impossibili e con il suo occhio solitario ricorda vagamente il Dio Odino.
Non credo sia un caso, proprio no.
Ora è arrivato il tempo della prova. Riuscirà il capitano con la benda sull'occhio - di manifeste origini germaniche-  a sfondare il botteghino e a rilanciare l'animazione giappobnese e l'induistria dell'animazione e dei fumetti dell'Arcipelago?

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De Reditu Suo - Terzo Libro Il Giappone sarà salvato dall’invincibile Capitano? 28/04/2010 Del Prof. I. Nappini La notizia è rimbalzata con una certa rapidità sulla rete, sembra certo che la TOEI spenderà una cifra considerevole, si parla di un progetto da dieci milioni di euro, per fare una nuova opera su Capitan Harlock e la sua Astronave da guerra Arcadia. Per non sbagliare il colpo assieme al nuovo Harlock verrà prodotto anche una riedizione di una serie di robot giganti del maestro del genere: il famoso Go Nagai. Accoppiata di giganti quindi, INCARICATA DI DARE UNA SVOLTA TECNOLOGICA, l’uscita è prevista per il 2012, AL SISTEMA DELL’ANIMAZIONE GIAPPONESE. Farò in questo breve scritto della dietrologia presuntuosa, ma ho la certezza di aver capito qualcosa di questa novità. L’opera su Harlock sarà in 3D e si capisce perché: la crisi ha picchiato duro in Giappone che era già in recessione dalla metà degli anni novanta e l’invincibile capitano potenziato dagli effetti speciali e dalla nuova tecnologia tridimensionale potrebbe far il miracolo di dar ossigeno almeno all’industria dei DVD e dell’animazione giapponese. Inoltre le multinazionali dell’intrattenimento degli Stati Uniti con Avatar hanno puntato sulle nuove tecnologie e il Giappone non può correre il rischio trovarsi con una delle sue industrie di punta, ossia QUELLA DELL’INTRATTENIMENTO E DEI CARTONI ANIMATI, priva di queste novità. Il Giappone in questi ultimi quindici anni è entrato in una fase difficile dal punto di vista sociale ed economico, LA RECESSIONE E LA CRISI HANNO CAUSATO MOLTI SUICIDI al punto che le stesse autorità dell’Arcipelago si son preoccupate di quelle che nella nostra parte di mondo chiamiamo le condizioni psicologiche della popolazione. Riuscirà il capitano con il Jolly Roger disegnato sulla divisa a salvare almeno un pezzettino del Giappone di oggi, almeno un frammento del suo cinema d’animazione da questa rovinosa triplice crisi che SPEZZA E PIEGA L’ECONOMIA, LA DIGNITÀ DEGLI ESSERI UMANI E DISTRUGGE LA PACE. Se per una combinazione incredibile di eventi il personaggio irreale e finto immerso nel suo racconto fantascientifico sfonda al botteghino e fa il piccolo miracolo, che in tanti segretamente aspettano da lui, si dovrà ammettere che nella Terza Rivoluzione Industriale i confini fra il reale e l’irreale, fra materiale e immateriale si sono fusi in una sola linea dove è difficile distinguere. CIÒ CHE È IRREALE OGGI PUÒ CONDIZIONARE IL REALE SENZA ALCUN BISOGNO, COME AVVENIVA NEL REMOTO PASSATO, D’ESSERE UN MITO SACRO O L’OPERA PERFETTA DI UN MAESTRO DELLA PITTURA O DI UN GENIO DELLA LETTERATURA O DELLA POESIA. Questo modello di civiltà sta disgregando il remoto passato perché propone una civiltà diversa non priva di pericoli e di rischi enormi. Questa nuova civiltà è intollerante del passato che non può piegare o addomesticare, cerca di piegare o di annientare le forme di civiltà che fanno da ostacolo ai suoi propositi ambiziosi o contrastano i suoi eccessi: IN UNA PAROLA È LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Contro i deliri distruttivi e i limiti di sostenibilità ecologica e sociale di questo modello di sviluppo potentissimo e aggressivo ci vorrebbero vere Arcadia e veri Capitani con un solo occhio pronti a giocarsi vita e fortuna in un solo colpo pur di fermare la follia produttiva,omicida e distruttiva delle risorse naturali di questi decenni. Ma questa è roba per Dei e per Eroi e il modo umano è da troppo tempo privo di costoro, quindi i molti che vivono sulla nera terra devono cercarli nel mito e nella fantasia e in mezzo agli eroi dei cartoni animati. In fin dei conti il finto mito di Harlock è venuto bene, son passati più di trent’anni e il suo essere eroe schierato contro governanti corrotti e dissoluti e cittadini scellerati, cretini e imbelli e il suo salvare l’umanità e il pianeta azzurro dai nemici interni (esseri umani) ed esterni (alieni) è oggi attualissimo. LA MORALE È QUESTA: L’EROE NON ESISTE, LA SUA OMBRA SÌ.




7 aprile 2013

Diario Precario Dal 14/3 al 21/3/2013

Data. 14/3/2013

 

Note.

A Scuola niente di nuovo.

Nuovo Pontefice.

 

Considerazioni.

Trovo che la centralità del Dio-denaro nella società italiana crea dei guasti notevoli. Ciò che non è immediatamente e meccanicamente riconducibile ai soldi è insensato per la stragrande maggioranza degli umani che compongono gli abitanti del Belpaese. Insensato, semplicemente insensato. Insensati e strampalati risultano essere per la stragrande maggioranza degli italiani gli antichi valori umanistici, estetica, senso della vita, dell’amicizia, del saper vivere con altri e condividere piccole gioie. Se così non fosse sarebbe inspiegabile l’incuria con cui sono tenute tante città italiane, i resti delle civiltà passate, il rispetto per l’ambiente naturale e paesaggistico; per tacere poi del resto che comunque compone il decoro del Belpaese. Questo nuoce alla scuola che soffre molto a causa del nuovo monoteismo incentrato sul Dio-denaro, devo dire che fa danno perfino alla mia vita privata. In fondo il docente è uno stipendiato, una figura di salariato e con questo dominio del Dio-denaro perde il precedente ruolo sociale di riferimento. Come al solito c’è qualcosa d’interiore e di non incluso nelle logiche mercantili che consente di sicuro a me, ma so di non essere solo, di superare questa condizione che di per sé porterebbe alla depressione, all’avidità e alla malattia. Così vivo scisso fra il mondo di tutti dove il Dio-denaro è il centro del potere e del dominio dell’uomo sull’uomo e dell’umano sulla natura e ideali umanistici e filosofici, perlopiù del passato, che mi si presentano difficilmente accostabili a questo presente.

 

Data. Dal 15/3/2013 al 21/3/2013

 

Note.

A Scuola lezioni.

Difficoltà tipiche dell’inizio della primavera.

Allarme Meteo, fiumi in piena, lezioni regolari.

Meno di Novanta giorni all’esame di Stato.

 

Considerazioni.

L’attività del docente in Italia è oggetto di scritti, racconti, resoconti, intrattenimento televisivo che deve per forza di cose avere un lieto fine. Sulla scuola il lieto fine è obbligatorio, è come se giornalisti e sceneggiatori televisivi e romanzieri dovessero quasi per forza di cose ricondurre tutto a una festa finale, a un qualche miracolo sociale, a fiori che sbocciano, al principe azzurro delle favole, a qualche atto profetico. Alla scuola reale e concreta si sostituisce nell’immaginario collettivo una scuola finta, di buoni sentimenti, di miracoli, di redenzioni sociali e culturali. Così Televisione, giornalismo, scrittori e pubblicisti  creano un modello di rappresentazione che si spalma sul reale in quanto reale e l’accompagna. Si passa molto spesso nel sistema dei media dal descrivere la scuola da un racconto negativo e catastrofista di carattere spettacolare che deve indignare il pubblico al descrivere  uno spettacolo di buoni sentimenti e sante passioni.  Anche per motivi che riguardano l’intrattenere e sollecitare i sentimenti del pubblico la massa grande della scuola pare come sparita dal discorso pubblico. Nel descrivere la scuola manca per ragioni di copione o di sceneggiatura l’enorme zona grigia del quotidiano che non è nobile, non è eroica, non è inquietante, non è esaltante.  Il discorso comune dei media sulla scuola tende a rimuovere ciò che è il lavoro che si fa a scuola e l’attività banale e quotidiana. Così spesso alla figura del docente reale e concreto nella testa di milioni di abitanti del Belpaese  si sovrappongono i maestri e i docenti del cinema, della televisione, dei racconti, della memoria privata e magari immagini vecchie  di decenni, creando una duplicità fra un reale piuttosto grigio e una fantasia letteraria e cinematografica assolutamente multicolore. Mi sento tagliato fuori, estraneo a questa rappresentazione.

La vita quotidiana m’avvelena l’esistenza. Il male di vivere picchia pesante una volta arrivati sui quaranta, intorno a me vedo un mondo sempre più degradato e corrotto e se possibile peggiorato dalla crisi economica. Sono ripassato sulla strada che dà sul negozio di Bomboniere e articoli da regalo davanti al Museo Ginori, l’esercizio chiude dopo 55 anni d’attività. In fondo alla strada apre un negozio cinese. Mi sono chiesto perché non riesco a convivere con una trasformazione così rapida, così drastica. Questi fatti li leggo come il passare del tempo, come il lento dissolversi di un mondo umano, naufragio di stagioni della vita, quindi anche della mia vita.  La mutazione sul territorio delle attività umane è il segno di un passare del proprio tempo, vedere ciò che cambia mostra che sei cambiato. L’essere umano ha bisogno di trovare successi personali e piccoli piaceri per sopportare l’aggressione del presente che muta, che degenera, che diventa un mondo diverso ed estraneo.




5 settembre 2012

Recensione - Marcione - seconda parte




Il Vangelo di Marcione

Parte Seconda

Marcione e la sua Chiesa

Marcione è stato il fondatore di una sua chiesa, egli è stato il fondatore di una forma precisa di essere cristiani e di concepire il vangelo. Il centro della sua teologia è la separazione netta fra ebraismo e cristianesimo e una svalutazione filosofica e teologica del mondo materiale e la ricerca del Vangelo autentico liberato da ogni falsificazione. Per capire di cosa si tratta  Adolf von Harnack ricostruisce nel suo libro sulla base di quanto è arrivato dall’antichità le due opere fondanti di Marcione: le Antitesi e il Vangelo.

Occorre segnalare al lettore che gli anni nei quali scriveva e predicava Marcione vedevano la distruzione delle speranze messianiche del mondo ebraico che per tre volte aveva dato origine a grandi insurrezioni contro l’Impero dei Cesari ricavandone terribili sconfitte[1], crudeli punizioni collettive, individuali[2], e rovinato la nazione ebraica. Marcione vive ed opera in un momento storico nel quale il cristianesimo prende forma e si consuma il distacco da un mondo ebraico delle origini devastato dal peso delle sconfitte causate dalle rivolte a sfondo profetico[3]  e messianico.

Il cristianesimo passerà da elemento settario e di parte nato all’interno del mondo ebraico a religione nuova odiata e spesso stimata eversiva all’interno dell’impero a unica religione di Stato dell’Impero stesso. La fondazione della chiesa di Marcione si colloca a metà di questo percorso storico durato tre secoli. Questo fatto spiega perché le Antitesi e il Vangelo di questa Chiesa cercarono di staccare con forza e decisione il cristianesimo dall’ebraismo.

Von Harnack ricostruisce alla luce dei frammenti pervenuti a distanza di diciotto secoli queste due opere. Per far capire al lettore cosa ha scritto il teologo germanico e come lo ha scritto citerò due passi[4] caratteristici riferiti al Vangelo di Luca:” Lc 9,25: Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso? Incerto. Lc 9,31: Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Verosimilmente eliminato per il riferimento alla predicazione di Mosè e di Elia.

Da questa citazione si capiscono due cose la prima la faticosa ricostruzione del teologo germanico interessata a tratteggiare con la maggior precisione possibile i testi e l’altra il tentativo di Marcione di ricostruire un Vangelo assolutamente cristiano sulla base della propria logica e dello studio e non di una rivelazione sacra o di apparizioni mistiche. Nelle Antitesi questo metodo di Marcione emerge con forza, von Harnack individua trenta argomenti forti, ricavati da quel poco che è giunto spesso attraverso i suoi contestatori, che sottolineano l’alterità fra il Dio straniero del Cristianesimo e il Dio degli ebrei. Per capire l’acutezza e la precisione del teologo tedesco citerò i primi tre argomenti[5] da lui individuati e descritti sinteticamente.

I. Il Demiurgo era noto ad Adamo e alle generazioni successive, ma il Padre di Cristo è rimasto sconosciuto, come Cristo stesso ha detto di lui nelle sue parole: “Nessuno ha conosciuto il Padre oltre al figlio”. II. Il Demiurgo una volta non sapeva dove fosse Adamo e disse:” Dove sei?” ( Gn 3,9) Cristo invece conosce i pensieri dell’uomo. III. Giosuè ha conquistato la terra con violenza e crudeltà: Cristo invece ha proibito ogni violenza e  ha predicato mitezza e pace.

Trenta argomenti chiave quindi che scindono il Nuovo Testamento dal Vecchio Testamento ma che intendono anche dividere il credente in Cristo dalla realtà del mondo materiale e della concretissima società umana allora in mano all’Impero Romano. Von Harnack individua un punto nel pensiero di Marcione che fa la differenza teologica fra una concezione gnostica e la propria: il Dio Creatore del Mondo ha una sua giustizia deforme in quanto non migliora gli umani sottoposti al suo giudizio e non stronca in via definitiva il male. Questo è il punto[6], quel Dio del Vecchio Testamento non è di per sé malvagio ma la sua giustizia è debole e inadeguata, del resto la sua redenzione è una pace in terra, una vita nella prosperità e nel benessere e non un mondo altro di perfezione eterna. Dalla lettura letterale[7] della Bibbia per Marcione emergeva  proprio questo Dio Demiurgo consolatore e redentore in senso tutto terreno. Questo Dio così materiale e Creatore del Mondo è inferiore rispetto al Dio straniero, anzi la sua ignoranza del livello superiore dimostra i suoi limiti, il Dio Demiurgo si specchia nella sua opera di materia decadente e corrotta e viceversa ovviamente secondo Marcione[8] e i suoi. Il Dio Straniero e tutto buono di Marcione non ha partecipato alla creazione e alla creazione dell’uomo[9], la condizione umana è triste e disperata perché frutto della cacciata dal Paradiso e sottoposta a vivere in un mondo crudele nel quale è sottoposta a ogni tipo di disagio. Il Dio Sconosciuto che si era rivelato nel vangelo del Cristo era venuto a redimere solo l’anima. Credere e aver fede in lui comportava questa salvezza immateriale, un atto di bontà e misericordia infinita considerando che la condizione umana e il mondo materiale non erano una sua creazione, del resto come emerge dalla testimonianza del suo denigratore Tertulliano[10] questo Dio straniero non doveva essere temuto o adorato per paura di punizioni future. Colui che veniva redento non aveva bisogno di norme morali o leggi, la fede trasformava i cattivi in buoni e li elevava oltre la realtà materiale. Trattandosi di Marcione va da sé che l’apostolo Paolo di Tarso è colui che per mezzo della rivelazione divina presenta il Vangelo di Cristo e lo difende con le sue lettere, a differenza degli altri[11] dodici.

I Marcioniti come chiesa erano indifferenti al destino dell’impero e alla vita pubblica, disprezzavano il mondo materiale inclusi i piaceri di natura sessuale e alimentare ed erano pronti al martirio e alla morte in quanto questo mondo materiale dominato e plasmato dal Demiurgo  era fonte di male e di degenerazione. Circa un terzo del libro è dedicato alla storia della chiesa marcionita sulla base di quanto ci tramandano le fonti e la ricerca storica. Marcione una volta espulso per le sue opinioni dalla chiesa di Roma inizia a creare la sua chiesa che tale era per riconoscimento anche dei suoi avversari e contestatori, e con un certo successo.  La sua Chiesa era radicale, era incentrata su una contrapposizione fra il fedele e il mondo materiale e la società umana e le sue caratteristiche indicano che era presente una forte tendenza all’ascetismo. Curiosamente le donne nella chiesa di Marcione[12] erano autorizzate a battezzare e a svolgere tutte le funzioni perché l’appartenenza sessuale dei redenti non poteva giocare nessun ruolo,  l’eucarestia veniva celebrata con l’acqua al posto del vino, e i fedeli dovevano praticare la castità e nel caso sciogliere il matrimonio e vivere in povertà e nella comunità e rinunciare alla carne e al vino nell’alimentazione. Per i catecumeni la morale era meno rigida configurando così una chiesa con due tipologie di aderenti. Il martirio invece andava accettato su di sé ed era una questione di principio per questa chiesa che cercava di avvicinare e di convincere il resto della cristianità a seguirla su certe posizioni. Harnack si è chiesto perché per quasi due secoli dal 150 ai primi anni del 300 questa chiesa fosse stata così influente e avesse retto alle persecuzioni e all’ostilità del  resto del cristianesimo la sua opinione è che si fosse verificata una combinazione di elementi diversi: l’ascetismo che doveva elevare il fedele, il rifiuto radicale del mondo materiale e del sistema di potere imperiale, il rigetto dell’Antico Testamento, la fede in Cristo. I Marcioniti come chiesa declinarono ed entrarono in una condizione che li fece sparire per effetto dell’attrazione verso la chiesa Manichea e l’altro per la persecuzione imperiale volta a uniformare tutti i cristiani nella Chiesa Cattolica quale religione unica dell’Impero d’Oriente e d’Occidente. Il libro riporta le testimonianze[13] che rivelano l’attrazione verso i manichei e l’opera imperiale di persecuzione e conversione dei villaggi e delle chiese marcionite. La chiesa di Marcione era sopravvissuta alle persecuzioni pagane ma non resse quelle portate avanti da imperatori divenuti cristiani, questa sconfitta finale di una chiesa così fortemente paolina e cristiana oggi suona come un tragico paradosso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1]   Cfr.  http://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_giudaiche

[2]   A questo proposito invito il lettore a confrontarsi con l’Autobiografia di Giuseppe Flavio e con l’episodio dei tre amici di Flavio crocefissi per ordine di Tito e liberati troppo tardi per mezzo della supplica dello stesso Flavio . Cfr.  Giuseppe Flavio, Autobiografia, BUR, Milano, 1994, pag.205

[3]   Cfr. http://www.homolaicus.com/storia/antica/cristianesimo_primitivo/messianismo.htm

[4]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.92

[5]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pp.160-161

[6]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.174

[7]   Ibidem

[8]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.177

[9]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.179

[10]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.218

[11]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.228

[12]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.236. sulla chiesa di Marcione in generale si rimanda a http://it.wikipedia.org/wiki/Marcionismo

[13]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pp. 245-250

 





25 luglio 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro. Il numero Due

        Il terzo libro delle tavole


"La scoperta dell'UFO" di I. Nappini




Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Il numero due degli Xenoi

 (anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Il numero due aveva suscitato in me un timore reverenziale, ero come succube del suo enorme carisma. Dovevo sforzarmi, evitare di far la figura del barbaro ignorante e cialtrone. I popoli umani della terra in fondo non hanno la lucidità di questi alieni, non vedono la loro forza, la loro comune natura e come un formicaio impazzito si ammazzano fra sé per futili motivi, per ambizioni di despoti e di tiranni, per la fame di denaro di oligarchi scellerati e corrotti.  Nel numero due osservavo la lucidità e la razionalità del potere contrapposta a l’umanità frammentata  e persa dietro mille follie e mille egoismi. I popoli umani sono una potenza impegnata a massacrarsi fra di sé, a derubarsi, a uccidersi, a donare poteri e ricchezze a despoti, demagoghi, oligarchi, capi sciagurati e chi si ribella a questa sottomissione a minoranze violente e dissolute viene chiamato oppositore, eversore, terrorista, mafioso  viene duramente punito e spesso giustiziato o recluso per anni. Questo accade perché quest’umanità deve evolversi e diventare altro. Gli Xenoi sono già ciò che devono essere; il loro problema è il dominio e controllo su parte di questa galassia.  Ormai il colloquio volgeva alla fine e i miei accompagnatori mi avrebbero riportato indietro.

Dovevo arrivare al dunque.

Così improvvisai:” Eccellenza ormai siete vicini alla conclusione dei vostri progetti. Siete qui e ben inseriti in territori che appartengono a tre continenti su cinque. Sarete parte dell’evoluzione di questa difforme umanità e delle sue ragioni di vita e di sviluppo. Dunque mi dica, se può, fin dove volete spingervi.”

Sua eccellenza così rispose:” Vicini. Non direi. Questo è un principio oscuro che cerchiamo di manipolare in associazione con i nostri locali amici devoti.     Non è facile inserirsi su un pianeta conteso da forze diverse e pieno di problemi ecologici e  ambientali. Mi figuro che lei abbia pensato a potenti strumenti tecnologici, a segreti scientifici straordinari e meravigliosi, a macchine immense e capaci di far cose straordinarie perfino di distruggere interi continenti, o al contrario di crearli. C’è questo, ma è poco. In realtà la possibilità di agganciarsi alla vicenda di questo pianeta azzurro e d’inserirsi nel destino di questa galassia dipende dagli alleati che troviamo sulla strada, dal coraggio di popoli, di famiglie, di privati decisi a sostenere la nostra volontà di potenza. Strano vero? Noi abbiamo bisogno di alleati locali e  loro hanno bisogno di noi. Siamo esterni a questo pianeta, alle sue logiche, ai suoi processi evolutivi, alla natura stessa e senza l’integrazione con i viventi locali non sarà possibile frane per noi una ragione di presenza e di potenza. I nostri pianeti, le basi e i satelliti abitati sono una sola cosa con la popolazione, integrati e coerenti. Qui è diverso. Questo è un pianeta ostile perfino per gli umani, difficile sotto tutti i punti di vista, ma è il punto dal quale è possibile per noi entrare nella periferia della galassia e non possiamo rinunziarvi. Qui in questo giardino sembra ovvia l’armonia fra umani e  natura, ma non è che illusione, questo è un pianeta in conflitto con se stesso; utile per creare esseri viventi sottoposti a processi di evoluzione forzata o accelerata. Inutile dire che questo interessa molto i nostri apparati militari e di ricerca. Tutto questo è noto.”

Risposi:” Per voi quindi questo è far esperimenti, veder fin dove potete spingervi.”

Lei: “Solo in parte, perché c’è un sincero interesse per i destini di questo pianeta. Quanto agli esperimenti mi risulta che non siamo né i primi e neanche saremo gli ultimi. So che in tanti pensano a migliorare gli umani per ragioni di produzione, sociali e  militari. I mezzi che usano gli altri per la manipolazione della cultura, della  coscienza o genetica ci sembrano rozzi e privi di un sincero approccio olistico, tuttavia comprendiamo di dover rispondere a questa sfida. Con mezzi nostri, ovviamente. In questa situazione è necessario per noi aiutare un governo amico e alleato che è sinceramente interessato a vincolarsi a noi. Paradossalmente la conflittualità violenta presente sul pianeta ci ha favorito perché così come ci portava tanti nemici ci ha donato i nemici dei nemici nella veste di alleati e di complici. Tante volte nel corso dell’ultimo conflitto una situazione difficile o pericolosa è stata salvata da una spia, da un gruppo di entusiasti, da forze locali o miste, da guerriglieri e perfino da  mercenari. L’essere umano come lo conoscete è una cosa in transizione, è un passaggio verso qualcosa di diverso di cui noi vogliamo esser parte. Per questo è stata affrontata l’ultima grande guerra. Questo non è dominio, questo è destino.“

Mi stupì il termine destino proprio quella parola  destino. Una parola singolare in bocca a un simile essere. Eppure. Dovevo conoscere meglio questi Xenoi, queste facce di plastica che non avevano esattamente del sangue nelle vene, era necessario per capire cosa stavo cercando io in questa storia.” Oso chiedere a sua eccellenza quale rapporto ha avuto con il processo e perché tanto interesse per un fatto in fondo marginale, per una resa dei conti fra gente locale; so che sua Eccellenza si è adoprata per seguire il processo, per capire di cosa si trattava. In fondo io sono qui per comprendere cosa è stato davvero, anche per voi Xenoi”.

Rimase leggermente impressionata, ho avuto la sensazione netta che riuscisse a cogliere elementi del mio pensiero e della mia memoria, come se potesse leggere i tratti somatici o i miei segreti. Forse questa domanda non era prevista, ero d’un tratto fiero di aver messo un punto a mio favore in questa intervista, ora non ero più lo stupido che faceva domande prevedibili; quello era il punto. Loro non capivano qualcosa e forse era l’unico elemento scoperto di tutto il loro gioco per il potere. Forse ero il solito illuso che credeva di far carriera con un colpo di fortuna, che si giocava la sua occasione e forse la stavo già rovinando.

Questo mi disse: “Non capivo e non riusciamo nel complesso a capire quella situazione che viene in essere quando nelle civiltà umane crolla un regime e ne arriva uno diverso. Noi abbiamo da tempi remotissimi sistemi stabili, il nostro sovrano è simile a un  Dio Vivente e rappresenta l’unità del sistema biologico e tecnologico di cui siamo parte. Lo spettacolo di un crollo di civiltà completo visto da vicino e per gran parte da noi provocato e voluto ci ha suscitato grandi curiosità. Il passaggio fra un prima e un dopo visto il pianeta coinvolgerà anche noi, c’è ragione di credere che sarà per noi necessario diversificare la nostra forma di vita per adattare elementi della mostra popolazione al pianeta Azzurro. La distruzione del vecchio e del morto per creare il nuovo e il vivente diventerà per noi fatto comune, ordinario e questo passaggio ci riempie di timore perché è certo che non è controllabile. Proprio io quale principale  funzionario e ministro del mio sovrano ho dovuto studiare con attenzione questo esempio di resa dei conti che rivelava le dinamiche di dissoluzione e di decomposizione del potere e dell’ordine costituito. Sapere perché si tradisce, perché ci si vende, perché si corrompe, cosa si prova se si è preda di rimorsi, rimpianti, passioni violente, istinti omicidi, vendetta può essere utile. Queste pulsioni un po’ primitive possono accelerare processi di mutazione e di trasformazione. Gli umani spesso passano da una vita all’altra senza accorgersene e restando uguali nel nome e nell’aspetto. Cambia ciò che sono pur restando simili nelle forme esteriori. Capire questo processo di mutazione psicologica è per noi vitale e interessante. In fondo anche le nostre comunità qui potrebbero essere sottoposte a stress psicologico e a malattie derivate da complicate relazioni sociali o cose simili. Inoltre il processo era incentrato sui sistemi di propaganda e plagio, conoscere ciò che faceva l’altra parte e unirlo con i dati in nostro possesso completava il quadro della situazione e mi ha dato molto materiale per organizzare le nostre future attività. La fondazione di una forma di civiltà integrata con la nostra e la vittoria in guerra esigono molto studio e conoscenze, e una cosa che voi chiamate intuizione. Capire in un solo istante il legame fra fatti lontani e distinti, comprendere una cosa difficile in un solo attimo di questo parlo. Qui con questo processo di cui voi vi siete interessato  ho compreso alcune dinamiche del potere e dello sfruttamento delle passioni e delle paure umane. Ma mi dica professore  cosa avete cercato in quei fatti di giustizia  oltre a un a carriera universitaria?”

Risposi subito:” Il potere dell’uomo sull’uomo. Non c’è modo migliore di vedere l’interno di un uovo se non spaccando il guscio. Voi avete spaccato il guscio dell’Antico Ordine con la vostra violenza tecnologica e potenza militare. Così ho visto l’interno del potere, almeno qualcuno dei suoi aspetti e grande è il favore che mi avete fatto. Conoscere un processo di decadenza e fine illustra tutti i processi di decadenza e fine. Una parte della storia non si ripete mai uguale, il colore degli stivali dei soldati cambia di solito, ma conoscere una parte fino a intuirla nel profondo aiuta a capire tutta la storia o almeno a delinearla per ciò che è. Così la visione dello squallore di un potere umano marcio e  ormai infelice e deforme mi ha svelato molte cose lette e studiate ma mai davvero comprese, non ho avuto così tante intuizioni professionali come in questi pochi mesi di ricerca qui in questa terra e in questa città.”

Lei disse:” Rompere il guscio…vero. Le confido che è stata una piacevole sorpresa anche per me trovare così tanti stimoli intellettuali e di conoscenza in questo fatto marginale. C’è un pericolo grande per ogni civiltà che si stabilisca qui ed è quello della decadenza e della corruzione. Cosa di cui abbiamo orrore. La morte anche violenta è sopportabile, basta che il corpo bruci, che si dissolva in fretta che il disordine e lo squallore della decomposizione sia rapidissimo. Questo ha un suo corrispettivo nella vita sociale e politica presso di noi. Alle volte capi e ufficiali Xenoi vengono polverizzati pur di evitare disagi e problemi al sistema nel suo complesso. Marcire per decenni, secoli entro i termini di un sistema sfatto e gestito da sciagurati e pazzoidi è per noi un disordine terribile, la peggiore delle punizioni, peggio della pena di morte. Questo grande pericolo va studiato, compreso e risolto, o limitato nei danni. Sappiamo per certo che altri hanno avuto problemi simili e non ci piace ripercorrere i fallimenti altrui. Io non posso e non devo fallire e devo dar il giusto indirizzo ai miei ufficiali e  funzionari e servi; sono nel livello più alto del comando e  controllo Xenoi e dovevo capire per ben operare.  Ammetto di essermi interessata al processo personalmente e in modo inconsueto per il mio altissimo rango. Ma era necessario e utile”

Dissi con felicità: “Capisco Alta Eccellenza, capisco.




19 luglio 2012

La Guerra Limitata - note e scritti su un testo tutto da scrivere-



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Tecnica della guerra limitata degli Xenoi - considerazioni -

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

La mia ricerca sui fatti del processo era incentrata in particolare sulla politica e sulla società. A questo punto della narrazione è necessario presentare qualche appunto su quel conflitto sulla base di quanto da me scoperto con ricerche d’archivio, con interviste, con la documentazione da me rinvenuta o concessa in visione dalle autorità. Quello che ha pesato nei fatti da me descritti era l’interesse politico degli Xenoi di creare forze di guerriglia e questo ben aldilà dell’interesse militare. Il controllo della penisola era per loro un fatto simbolico e l’occasione per inserirsi sul pianeta ed esercitare un contrasto forte con altre tipologie di popolazione aliena e umana. La guerriglia aveva grosse quantità di denaro contante ottenuto dagli Xenoi, i quali se lo sono procurato in mille modi perlopiù disonesti. Le forze insurrezionali e sovversive avevano accesso al fiorente mercato nero delle armi e delle merci della malavita e del contrabbando internazionale mentre un peso minore, a livello di quantità, hanno avuto lanci o trasporti di armi Xenoi. L’attività sovversiva era integrata da qualche agente infiltrato e da qualche missione militare per istruire e organizzare gli attacchi più difficili e coordinare i bombardamenti orbitali e quelli tattici. Quindi secondo verità gli Xenoi presenti erano relativamente pochi, il loro merito fu di saper ben organizzare una rete sovversiva e insurrezionale con agenti e forze locali. Riuscirono a federare la maggior parte delle opposizioni all’Antico Ordine presenti nel Belpaese con promesse, elargizioni di soldi, invio di armi e presentandosi come liberatori da un ordine di cose indecente e da poteri forestieri e domestici criminali e criminogeni. Eppure c’era qualcosa nella storia di questa penisola che rimandava ad altri momenti nei quali i regnanti e despoti avevano trovato forze locali ostili pronte a darsi al banditismo, alla guerriglia, all’insurrezione. Ancora una volta in questo studio mi trovavo davanti a un potente impasto di novità e d’antichità. Gli Xenoi appoggiavano capi ambiziosi e demagoghi locali di talento pronti alla clandestinità e alla vita da banditi e da guerriglieri, creavano intorno alle persone selezionate un nucleo di comando attraverso il quale veniva formata una rete di individui pronti alla sovversione politica. In un certo senso operavano una sorta di attacco di tipo biologico, immettevano nel corpo di una società minata dalla corruzione, dal militarismo  e dal dispotismo quelli che erano delle cellule cancerogene. Il sovversivo e l’attivista umano degli Xenoi operava come una cellula tumorale, cercava di colpire il potere riproducendosi in modo mirato in alcuni settori e punti della società con l’intento di devastare il suo ordinario operare a favore degli alieni e dei loro alleati. I livelli dell’attacco Xenoi attraverso le forze umane erano quattro: contestazione politica e contro-informazione, attività di sabotaggio e creazione di dissenso nella società, attività di guerriglia, insurrezione armata delle popolazioni contro le minoranze al potere e le organizzazioni militari e spionistiche forestiere. Tutti e quattro i livelli dovevano esser foraggiati con soldi, appoggi, aiuti di ogni tipo e più forte era la componente terroristica e militare e maggiore era l’impiego di risorse. Il primo livello era facilissimo da costituire con un poco di soldi e di risorse era facile trovare degli eroi  che stavano ben lontani dai campi di battaglia. Un provocatore o un agitatore politico sulla rete internet o sulle strade di periferia di una grande città era un tipo di umano facile da trovare, anche gente poco interessata alle ragioni politiche poteva essere avvicinata con una busta piena di contanti a corso legale o con dei beni di un qualche valore. Il primo livello di solito effettuava  azioni come una comunicazione in rete sotto falso nome e con un computer rubato o di contrabbando, un manifesto provocatorio affisso nelle periferie, dei volantini minacciosi sparsi di notte nelle piazze o messi in luoghi pubblici, un murales inquietante  o scritte offensive contro il potere sui muri di case e magazzini, diffusione con qualsiasi mezzo di notizie false o tendenziose. Il secondo livello  richiedeva e ha richiesto gente formata politicamente, convinta a suo modo delle ragioni del confronto militare e di potere in atto, la manovalanza pronta a rischiare una bastonatura o qualche settimana di carcere per soldi, per un portatile nuovo, per una cassa di superalcolici non era adatta al secondo livello. Nel secondo livello si poteva sparire, esser sparati da uno squadrone della morte, presi in casa da una banda di miliziani e stroncati con coltelli e manganelli. Chi praticava il sabotaggio spesso aveva una seconda vita e uno o due punti dove collocare abiti di ricambio, soldi, documenti falsi, armi, esplosivi, rivelatori di posizione. Quando passava all’azione in modo clandestino operava per provocare detonazioni e incendi in luoghi di un qualche interesse militare o politico, per collocare segnalatori di posizione utili alle forze aereospaziali, avvelenava derrate alimentari e altro ancora. Rischiava la fucilazione sul posto o peggio se veniva preso vivo. Chi faceva questo era gente che aveva poco da perdere o piena di odio per l’ordine costituito, pronta quindi a infilarsi in posizioni scomode o pericolose, se voleva soldi era pagato bene e in segreto. Chi si occupava di condizionare la pubblica opinione era spesso un militante politico di qualche gruppo o partito sciolto o minoritario e passato alla nuova causa, doveva muoversi sotto la copertura di associazioni umanitarie, di attività sociali, di attività commerciali al dettaglio in modo da aver rapporti con centinaia di persone la settimana e diffondere tra un discorso e l’altro frasi inquietanti, riconoscere eventuali sostenitori del regime. Questo secondo tipo di partigiano Xenoi intendeva  creare piccole realtà di copertura per azioni di disturbo nella vita politica o civile sotto forma di comitati civici, liste elettorali, gruppi informali di cittadini indignati per qualche motivo, gruppi d’informazione alternativa e perfino associazioni sportive o pseudo-religiose. Si trattava di far penetrare nella società umana o nel gruppo di umani presi in considerazione da questo tipo d’attivista dubbi e perplessità sull’ordine costituito e creare le condizioni per avere molti gruppi di umani disposti ad accettare o a tollerare gli Xenoi. Quando vennero messe in rete e coordinate fra loro le centinaia di piccole organizzazioni diventarono  un fattore di disturbo e di disagio per il potere politico e per l’organizzazione militare. Il terzo livello la guerriglia necessitava di gente già perseguitata, schedata dalla polizia, messa all’indice, desiderosa di rischiare la pelle, uomini  e donne ormai fuori dai normali legami della società, oppure convinta a livello fanatico o con forti ragioni di vendetta. Si trattava in fondo di creare azioni di carattere sovversivo, militare e di guerriglia volte a disorganizzare la vita civile e l’apparato militare, talvolta lo scopo era creare zone controllate dalle forze partigiane ove far arrivare materiali militari e rifornimenti di vario tipo dall’esterno. Qui i candidati erano pochi e ancor meno quelli con esperienze militari o di polizia, il guadagno poteva alla fine del conflitto essere notevole ma arrivare vivi alla fine era una cosa da virtuosi o da fortunati. Così i guerriglieri erano relativamente pochi ma motivati e grazie ai denari e ai beni che arrivavano le loro file erano alimentate da nuove reclute, e più l’Antico Ordine perdeva consenso e accumulava sconfitte militari e politiche maggiore era l’afflusso di nuovi guerriglieri. La capacità di reclutare era compromessa da eventuali sconfitte negli scontri contro mercenari, polizia, esercito, da azioni fallite contro obiettivi protetti, da delazioni o rilevamenti che comportavano bombardamenti o incursioni mirate delle forze speciali. Questo si verificava con una certa frequenza e ciò spiega l’aiuto costante degli Xenoi in materiali e invio di consiglieri, esperti e missioni militari. L’ultimo livello o preparazione e attuazione di un’insurrezione di una città o una provincia esigeva la creazione di forze coordinate e vittoriose sui tre livelli già detti e una rete di agenti in grado di agire in città e di avvicinare capi politici e religiosi per ottenere da loro almeno la passività davanti alla conquista definitiva o temporanea del territorio urbano o rurale preso di mira. Questo livello necessitava inoltre di una serie di dotazioni militari e finanziarie cospicue trovate in loco o fatte arrivare dall’esterno. Il primo e il secondo livello dovevano già aver scosso la fiducia della popolazione locale nei capi militari e politici con sabotaggi, omicidi, provocazioni, false notizie, manipolazione dell’opinione pubblica. La guerriglia doveva già aver tagliato le linee di comunicazione via terra e per via d’acqua e aver impegnato sul territorio le forze di polizia e militari o mercenarie.  
Dopo aver disorganizzato e diviso le forze in grado d’opporsi le forze sovversive iniziavano i combattimenti urbani o nei punti sensibili con lo scopo di distruggere le forze ostili, i centri di comando e  controllo e d’impadronirsi dei depositi di armi e dei magazzini. A questo punto dovevano emergere fra le fila di coloro che erano insorti non tanto i capibanda, i demagoghi, gli esaltati quanto piuttosto i capi politici rimasti in ombra, i dirigenti, i capitani e i comandanti delle squadre armate. In breve si trattava di formare un nucleo di capi e dirigenti con competenze e coraggio in grado di trasformare una sovversione alimentata dall’esterno in un fatto politico serio e responsabile a suo modo. Una volta vittoriosi sui nemici e sicuri nel territorio conquistato i sovversivi e i rivoltosi davano vita a una qualche forma di autogoverno locale e chiamavano gli Xenoi a penetrare nel territorio con spedizioni di soccorso, infrastrutture, basi militari e civili, forze armate. A quel punto un governo locale si era formato e a suo modo organizzato e supportato. Il pericolo rappresentato da questa forma di guerra limitata esigeva da parte delle forze dell’Antico Ordine una reazione bilanciata fra l’aspetto poliziesco e militare in senso stretto e la creazione di un consenso prezzolato e mercenario fra gli strati privilegiati della popolazione e fra alcuni gruppi disagiati pronti a ogni delazione in cambio di elargizioni di cibo e denaro. Inutile dire che questo modo di far la guerra comportava migliaia di attentati, incendi, stragi, esecuzioni sommarie, omicidi mirati e linciaggi selvaggi dovuti alle vendette e ai regolamenti di conti e all’odio di parte che si sommavano alla durezza del conflitto iper-tecnologico degli eserciti alieni, umani e Xenoi.




17 luglio 2012

Appunti sulla dissoluzione della ragione nel Belpaese

Libro abbandonato


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

Appunti sulla dissoluzione della ragione nel Belpaese

Devo provare a ragionare sul male di vivere di questi anni. Avendo avuto in sorte di trascorre l’infanzia fra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta del Novecento posso oggi nel 2012 affermare senza troppi problemi che la mia vecchia Italia non esiste più sotto quasi tutti i profili. Perfino la popolazione è diversa perché è stata fortemente condizionata dalla pubblicità commerciale e dal materialismo consumistico, spesso di pessima lega, che la televisione e il sistema dei mass-media proponevano alle genti del Belpaese. L’immigrazione di popoli e genti con culture diversissime ha fatto poi il resto. Ha concluso un percorso di auto-dissoluzione delle forme di vita e pensiero delle genti del Belpaese semplicemente manifestando la propria diversità, ora per milioni d’italiani di vecchio e nuovo conio il centro della vita sociale è il centro commerciale o il discount  alimentare e non più la piazza o il bar del quartiere, la casa del popolo o la parrocchia.  Questo è avvenuto fra gli anni ottanta e gli anni novanta del Novecento. Ciò che rimane del passato deve ritrovare un senso spesso  anche nella cattiva forma dell’attrazione turistica o della curiosità antropologica o sociale, altrimenti si vota ad essere parte di miti morti e di ideologie e forme di vita disfatte dallo scorrere del tempo. Quando ritorno nei luoghi d’infanzia o della pre-adolescenza mi accorgo della distanza che il tempo ha posto; ciò che è stato non è più. Cosa è quindi l’Italia di oggi? Dove sta andando, ammesso che vada da qualche parte? Recentemente mi sono chiesto da dove parte tutto questo, mi sono risposto che in fondo proprio quel mondo dell’infanzia era tutt’altro che saldo, col senno di poi e con la giusta distanza che offre lo scorrere dei decenni ho capito che quel mondo italiano era una piccola parte del Belpaese, fondata su visioni del mondo precarie o ideologiche, già inserito in una logica di consumismo dove l’appartenenza ideologica dei singoli era spesso intessuta con concretissimi interessi professionali, materiali o con questioni private, magari di famiglia. Questo presente così scisso fra concreta realtà e possibili visioni ideali del mondo e del futuro coltivate da minoranze politicizzate o impegnate socialmente viene in realtà da lontano, da decenni di cinismo politico, di privati interessi trasformati in necessità collettive, di conflitti d’interesse a tutti i livelli irrisolti e lasciati marcire, di una nazione di fatto a sovranità limitata in politica internazionale,  di pratiche di corruzione quotidiana e di trasmissione del posto di lavoro di padre in figlio come da antica tradizione corporativa e familistica, di disagio del cittadino davanti alla macchina della burocrazia e della giustizia. Basta osservare con spirito libero molti film italiani di satira o di denuncia dei mali della corruzione politica e sociale e sul malcostume nazionale fra gli anni settanta e gli anni ottanta. L’Italia di allora era una realtà fragile tenuta assieme da troppi compromessi, perdite di memoria, finzioni, ideologie che coprivano la realtà senza trasformarla.

Questo mondo umano fragile è passato dal fracasso ideologico e settario al silenzio degli anni ottanta, della Milano da bere, del Craxismo, delle sfilate di moda e della borghesia italiana in ascesa. Il mondo umano italiano di oggi è il portato di questo passaggio fra una finta restaurazione borghese infelice e da tristi benpensanti degli anni ottanta e l’inizio di una trasformazione in senso imperiale delle potenze mondiali. Con lo smantellamento del comunismo dopo il 1989  lentamente ma fatalmente è emersa la realtà di poteri imperiali in Cina, Russia, Francia, Inghilterra e
Stati Uniti cresciuti all’ombra delle opposte ideologie e ora finalmente in grado di rivelarsi per ciò che sono diventati nel corso degli anni novanta: imperi a vocazione imperiale  e capitalista. Oggi questi imperi che hanno potenti multinazionali,  grandi apparati spionistici e complessi militar-industriali si stanno ritagliando le rispettive fette di mondo dove sono dominanti i loro interessi strategici o peggio vitali e questo accade con una logica da politica delle cannoniere dell’Ottocento mascherata sotto ONG, investimenti di multinazionali, interventi umanitari, guerre a favore dei diritti umani. Questa è la realtà che oggi milioni d’italiani esorcizzano fingendo di vivere in un altro tempo e in altro Belpaese. Come se questi anni fossero il  1945, il 1948, il 1968, il 1977. Il 2012 è il 2012 e non può essere altro da sé.

Credo per molte prove che in Italia oggi sia presente  una realtà dove si è dissolta la ragione, dove minoranze spesso politicizzate cercano di tener la testa lucida mentre milioni di umani delle genti nostre seguono ragionamenti frammentati, istinti opportunistici, paure irrazionali e possono esser con facilità manipolati da demagoghi televisivi o costruiti ad arte con i milioni elargiti a professionisti della comunicazione e della politica. Il consumatore ha il suo pensiero frammentato da desideri indotti e necessità concrete e formato da milioni di messaggi pubblicitari dei giornali, della televisione, delle riviste patinate. Egli è oggi la forma base dell’umano italiano su cui poi s’appiccicano altri optional come l’appartenenza a una tifoseria, a un ceto sociale, a una città, a un gruppo e altre cose del genere. Un po’ come le auto quando sul modello di base vengono aggiunte le diverse componenti tipo l’autoradio o i cerchi in lega. Il primo strato è comunque il consumatore creato dal sistema dei consumi e della pubblicità commerciale.

Oggi che la situazione lavorativa e  di capacità di spesa è sfavorevole per milioni d’Italiani vecchi e nuovi a causa della recessione e dei disastri economici nell’Occidente politico - ossia Europa Occidentale, Israele, Stati Uniti, ex Impero Inglese - i limiti di questa base su cui si è fondata tanta parte del popolo italiano emergono. In particolare nella cronaca spesso faziosa e politicamente orientata dei quotidiani e dei settimanali emergono masse di popolazione avvilite, talvolta impoverite, incapaci di dare uno sviluppo positivo alla loro frustrazione umana e professionale. Se si sommano i pezzi di cronaca con i discorsi delle minoranze politicamente agguerrite che comunicano in modo alternativo, ad esempio il movimento No-Tav o quello delle CinqueStelle, emerge un Belpaese che sta perdendo i nuovi punti di riferimento legati al mondo dei consumi e della pubblicità commerciale e ha dissolto le antiche e vecchie ragioni di vita. In realtà questo tempo è una terra di nessuno, un passaggio; e questo passare non si è risolto in una ragionevole sintesi perché milioni d’italiani e tanta parte dei ceti agiati e di coloro che vivono di politica ha interesse ha protrarre avanti nel tempo questa incertezza che comunque li vede socialmente premiati in un contesto di disagio e d’impoverimento. Il mondo umano in Italia sembra scisso fra i molti che vivono in mezzi ai detriti di miti perduti e ideologie morte o marcite e i pochi che cercano di veder oltre questo tempo, di capire cosa può portare l’egoistico dominio globale delle cinque potenze imperiali, va da sé superpotenze nucleari, con diritto di veto all’ONU.

Mancano  gli Dei e gli Eroi del cinema, dei fumetti e delle favole in grado di mettere ordine in un mondo umano caduto della scelleratezza, nell’empietà  e nella follia. Quindi senza possibilità di miracoli da fumetto o da cinema rimane l’ordinario sforzo dare un senso di giustizia ed equità a un mondo umano che deve formarsi essendo quello antico disfatto dallo scorrere del tempo e dal darsi un mondo scisso non più in due blocchi ideologici ma in concretissimi interessi imperiali e in grandi concentrazioni finanziarie. L’incapacità di leggere in chiave di quotidiano questa trasformazione del grande potere su scala mondiale da parte di tanta parte della popolazione italiana è il segno della dissoluzione della ragione. Ciò che appare è più forte di ciò che è nascosto, ciò che è presentato platealmente dai media diventa l’unica realtà, lo spettacolo continuo avvolge le notizie, l’abitudine cementa il pregiudizio e la cattiva conoscenza. Occorre ammettere da parte mia che la mente umana che vuol fare dei ragionamenti sensati deve selezionare ogni giorno quel che serve davvero a capire, ossia deve fare uno sforzo  alimentato con l’abitudine  e l’esercizio critico. Nella pigrizia intellettuale e nell’abitudine derivata dal conformismo vedo il primo perdersi della ragione da parte di troppi abitanti del Belpaese.




15 luglio 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro Appunti sparsi sul processo

Libro abbandonato



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Appunti sul processo

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Cominciai a mettere le date una dietro l’altra. La mia ricerca riguardava “l’Anno Uno” del nuovo regime, ovvero subito dopo la guerra Xenoi, ossia sette anni fa. La storia era già passata, era una cosa finita. Il processo era iniziato nell’Anno Sesto del Contatto, ossia nell’ultimo anno della  guerra  globale che interessò le potenze aliene e Xenoi ed era finito l’anno dopo o “Anno Uno” primo anno di Pace o se si vuole di passaggio da una guerra pesante e distruttiva a una guerra a bassa intensità e in territori limitrofi e  marginali rispetto alle potenze planetarie e non solo. Il processo doveva concludere il momento della resa dei conti, del saldare i debiti di sangue e procedere alla creazione del nuovo Stato  rigenerato dalla presenza Xenoi e dal ritorno al nuovo Stato di territori e città perdute da queste popolazioni in altri tempi e in altri contesti. Il processo era una linea che doveva tracciare il prima e il dopo, un gesto simbolico per distruggere il passato infelice e il suo squallore. Il processo celebrato in una delle Biblioteche Nazionali era simbolico, era la sconfessione di una cultura meschina data da una spregevole arte dell’arrangiarsi e del vivere d’espedienti con una mentalità da colonizzati che trovava nell’intrattenimento, nella cattiva informazione, negli spettacoli sportivi o di svago più o meno erotico la propria forza. Plebi abbruttite dalla cattiva alimentazione, dalla microcriminalità, da paure indotte, rincretinite da cattive abitudini tollerate dalla polizia e dal potere politico, dalla diffusione di sostanze stupefacenti venivano travolte dalla distruzione del loro mondo idiota  e mendace, quelli che ne sono usciti vivi sono stati riconvertiti nel popolo di un nuovo sistema; ma  fra un prima e un dopo va tracciata la linea che separa e essa va scritta con l’ultima esecuzione.  Un nuova forma di civiltà si era formata nella guerra fra umani e nella stretta alleanza di tanta parte dei popoli della penisola con i poteri e la popolazione  Xenoi, è la Neoitalia. Il processo incrocia l’accordo di fusione con gli Xenoi, la creazione di un nuovo Stato, La fondazione delle nuove istituzioni, la creazione di un modello altro di vita associata, l’ascesa al potere di un movimento nazionalista erede della guerra vittoriosa e questa strana convivenza fra umani e  facce di plastica. Milioni di plagiati dal sistema della pubblicità commerciale, dell’intrattenimento scemo, del divertimento stupido, nei telegiornali e dell’informazione di propaganda dovevano esser riciclati, diventare altro. Si trattava di un gigantesco lavacro, di una purificazione di massa, una rigenerazione a suo modo, stavolta però di popoli interi. Quel processo era parte del lavoro di trasformazione, di fatto si trattava di trasformare in profondità i popoli della penisola e questo come da antica tradizione doveva esser parte di un passaggio di poteri imperiali, se vogliamo di una vera e propria invasione che trovava all’interno della penisola entusiasti dell’una o dell’altra parte.

Da un certo punto di vista si è trattato di un misto fra rivoluzione e invasione, qualcosa che ricorda sul piano psicologico di massa l’impresa di Re Alarico al tempo del crollo dell’impero Romano D’Occidente quando prese Roma e la saccheggiò e Napoleone sul piano degli effetti di trasformazione del diritto e della società, ovviamente tutto questo a un livello di potenza all’altezza della quarta rivoluzione industriale. Eppure il contesto in cui si sviluppò la cosa pare davvero una questione di provincia, solo sette imputati, un luogo di detenzione ridicolo ossia una stanza  nel sotterraneo della Biblioteca ridotta a cella per i due gruppi separati da sbarre, un cortile quadrato di pochi metri, un corpo di guardia di poche persone con qualche Xenoi venuto per altri motivi. Oggi posso scrivere liberamente che fu Rodolfo Brandimarte a rivelarmi certi segreti, che non erano tali, di quel processo; mi portò quasi di nascosto a vedere il cortile angusto dove i detenuti passavano l’ora d’aria, la panca dove si sedevano a fumare o borbottare fra sé, la stanza dei reclusi con il bagno, il posto dei sorveglianti. Quelli erano i luoghi ove la parte invisibile del processo si era data, cosa pensassero e come vivessero quei momenti i processati può essere ricostruito solo in modo grossolano. Del resto all’inizio di questa storia non era chiaro quale peso politico avrebbe avuto questo processo; in un certo senso esso fu invenzione politica e di propaganda tormenta, esso poteva benissimo passare sotto silenzio. Solo verso la conclusione del processo la cosa divenne nota e un fatto di grande rilievo politico e culturale. L’inizio della cosa fu quasi familiare, intimo. Il finale fu spettacolare, senza dubbio. La mia intenzione inizialmente era quella di scoprire i segreti della dimensione spettacolare, ma una volta sul posto ho cambiato tutta l’impostazione. Erano quelli che pensavo essere i particolari minori, le rivelazioni su fatti quotidiani, le caratteristiche dei personaggi di questa tragedia della storia, l’opinione dei molti, perfino i dettagli all’apparenza futili. Ricostruivo dai particolari un mondi umani e di pensieri  che non potevo nemmeno concepire prima del mio venire in questa terra.

Per prima cosa devo far capire il luogo. Di solito non si arriva alla Biblioteca Nazionale partendo dal davanti e ammirando al facciata imponente ma da una delle due strade laterali. Quindi l’impatto visivo con la costruzione ordinariamente non ha luogo, uno arrivando dalla strada laterale sale scalinata bianca, osserva il cancello aperto, passa dalla portineria e non si rende conto se non quando è dentro edificio della sua natura volutamente monumentale.  Ma l’edificio ha un secondo elemento che tende a confondere lo sprovveduto: assieme alle sale imponenti ci sono corridoi e sale più piccole, quasi un labirinto. Non tutte sono aperte, e il risultato è di nuovo illusione i grandi spazi sono circondati da piccoli spazi invisibili all’occhio del visitatore meno esperto. Un luogo di cerimonia, di consultazione, di lavoro, di studio e d’impiego per burocrati, professori, dottori, esperti, tecnici. Pensai alla forma del grande edificio ed a fatto che al  grande spazio monumentale si congiungeva il piccolo spazio, era come nella realtà quando  il grande evento era circondato da tanti piccoli eventi o il fatto storico da troppe storie piccole all’apparenza ma ognuna piena di senso e di conseguenze.  Ecco cosa comunicava l’architettura dell’edificio; era una lezione di storiografia, o forse l’atto primo della fondazione di qualsiasi cultura responsabile di sé. Sette delinquenti culturali rimasero per un anno chiusi là dentro. Non si faccia illusioni il mio lettore erano di tal fatta che non capirono dove erano e cosa stava loro precipitando addosso. Ma dalle piccole cose, dai segni, perfino dall’edificio sibilava una verità: Non tutto muore. Vi era continuità storica e forse anche una triste forma di sacralità in quel processo, la fine di un mondo umano arrivato a una meschina e miserabile fine era una nuova versione di molte altre antiche e  quasi dimenticate miserevoli vicende storiche. A un certo punto osservando per la terza o quarta volta quel cortile quadrato piccolo e  anonimo compresi quanta continuità segreta vi fosse fra i crolli di regimi di re e principi antichi condannati e criminalizzati per le loro azioni e i loro atti e questi fatti recenti. Solo che in questa storia mancava un pezzo, non da poco. I diversi imputati sembravano inconsapevoli, del tutto ignari di ciò che comportavano le loro azioni; all’apparenza erano macchine senza rimorso, senza morale. Avevano imparato a far i soldi e a viver bene con l’inganno mediatico, con le false notizie, con la più bieca propaganda di guerra; il loro egoismo li portava a ignorare le molte vittime delle loro calunnie e delle loro frodi. Il processo fu condotto con grande abilità per smascherarli su questo punto preciso. Sapevano, sapevano tutto e mentivano anche a se stessi per soldi e per amore di piaceri e  privilegi. Milioni di umani nella penisola erano tali e  quali a loro, molti erano morti o fuggiti altrove ma molti no. Occorreva far capire che la presente non era un’invasione come le altre, essa pretendeva di purificare e di ricostruire. Era una nuova forma di crociata ideologica, a suo modo una “Piccola Apocalisse”.  




5 dicembre 2011

Dedica finale della recita a soggetto


Bibliografia di nove libri e  tre DVD per capire “La recita  a soggetto”.

Dedico “La recita a soggetto” a tutti i lavoratori del Maggio Fiorentino Formazione di ieri, oggi, domani.


Bibliografia di nove libri e  tre DVD per capire “La recita  a soggetto”.


DVD

Joel Bakan, Jennifer Abbott, Mark Achbar, The Corporation, Ed.it. Fandango,  2003


The take – La presa, di Avi Lewis e Naomi Klein Ed.it. Fandango,  2005


Capitalism - A Love Story, di Michael  Moore, ed.it  Dolmen Home Video, 2009


Libri

Ernesto balducci, Pierluigi Onorato, Cittadini del Mondo, Seconda Edizione,  Principato, Milano, 1987

Stefano Boninsegni, New Economy, Settimo Sigillo, Castello, 2003

Stefano Boninsegni  (a cura di), Dove va la Destra? Dove va la sinistra?, Settimo Sigillo, Roma, 2004

Noam Chomski, Democrazia e istruzione, EDUP, Roma, 2004

Fabio Mini, La guerra dopo la guerra, Soldati, burocrati e mercenari nell’epoca della pace virtuale, Gli Struzzi, Torino, 2003

Hayao Nakamura, Il paese del Sol Calante, Sperling & Kupfer, Milano, 1993

Piero Ottone, Saremo colonia?, o forse lo siamo già, Longanesi, Bergamo, 1997

Jeremy Rifkin, La fine del lavoro, il declino della forza lavoro globale e l’avvento dell’era post-mercato, Baldini&Castoldi, Milano, 2000

Veltri Elio, Il topino intrappolato, legalità, questione morale e centrosinistra, Editori Riuniti, 2005, Roma




19 novembre 2010

Il Fascista Immaginario: la notte

periferia malvagia

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

    * Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

 Sergio: Ho una strana impressione: quel libro sul lavoro ti piace fin troppo. Dimmi cosa c’è di così importante.

    * -          Lazzaro: la descrizione di questo processo di globalizzazione, espansione del modello di produzione e consumo statunitense ad altre realtà del mondo umano e a mio avviso la disgregazione del modello stesso che potrebbe collassare sotto il suo stesso peso e sotto le sue contraddizioni e le sue iniquità. In questo sistema il lavoro diventa una merce e la dignità umana una variabile del mercato; nulla si salva dal sistema di produzione e consumo che deve ogni volta distruggere le ragioni e i modi d’esistere ed di essere uomini che vivono fra gli uomini per creare un mondo nuovo altrettanto fragile e provvisorio. Questo mondo di vita, di classi sociali, di rapporti umani, di  ragioni del vivere quotidiano è a sua volta destinato ad essere distrutto per far spazio a nuovi modelli di vita e consumo. Questo avviene non per necessità come nell’Antichità o nel Medioevo ma per ragioni di potenza fra coloro che hanno i capitali da investire e che devono di volta in volta con una mano creare e con l’altra distruggere. Non è la Patria, i destini imperiali, l’onore delle nazioni, la ragion di Stato a muovere la trasformazione del mondo umano e la degradazione della natura a strumento e risorsa ma l’interesse delle multinazionali e dei grandi potentati finanziari. L’essere umano è una variabile di un calcolo economico deciso altrove, per ragioni in parte segrete, sulla base di agende riservate, secondo la necessità e la volontà di una minoranza di ricchissimi, tecnocrati, supermanager.

    * -          Sergio: Parli come uno di quelli che ragiona sulla teoria del complotto, uno di quelli che  temono cabale e massonerie deviate. Comunque è vero i poteri finanziari stanno stritolando i poteri politici qui come altrove; anzi essi stessi sono la politica e la volontà degli esecutivi. Io vedo gli effetti nella vita quotidiana, nella pubblicità, nei discorsi della gente. Non basta essere giusti, morali, avere fede; questo male grandissimo che viene dall’avidità dei pochi, degli stranieri, degli apolidi colpisce e corrompe anche la persona perbene, anche il galantuomo e perfino la donna onesta. Il denaro droga la vita degli umani, il suo bisogno cresce, diventa ossessione, ragione di vita, un Dio. Vedo l’avidità nella mente di coloro con i quali lavoro, il risentimento dipinto nelle espressioni e nelle parole dei molti che non sono ricchi e felici, e ovviamente famosi o per esser brevi VIP.

    * -          Lazzaro: Il sistema del capitalismo che è il fondamento della Rivoluzione Industriale e della civiltà industriale esige dosi massicce di egoismo, di distruzione creativa, di corruzione, di mancanza di scrupoli e in una certa misura tollera anche le truffe e la criminalità. Si tratta di una forma inedita di creare potenza perché essa non si rivolge al passato e alla tradizione ma i suoi scopi sono sempre volti al futuro, l’innovazione scientifica e tecnologica è una questione strategica, il cambiamento anche violento e abietto è necessario.  Il denaro che gira per il mondo umano è come una creatura viva, come un fuoco che per esistere deve consumare in continuazione altrimenti si spegne.

    * -          Sergio: Hai ragione c’è qualcosa di diabolico nella civiltà industriale, ma devi anche ammettere che i sedicenti regimi comunisti o di socialismo reale che di si voglia altro non sono e non sono stati altro che un capitalismo di Stato. Al posto dell’egoismo di alcune minoranze di ricchissimi si è manifestata nei regimi comunisti e similari la volontà di potenza dello Stato e del partito unico al potere che è diventato l’economia e la potenza sfruttatrice della manodopera, esso è stato non meno crudele e aggressivo, sterminatore e persecutore dei capitalisti che erano dietro la costruzione della grande ferrovia negli Stati Uniti e la distruzione delle nazioni indiane. Le forze di sinistra non criticano lo sfruttamento comunista, la distruzione di beni e risorse da parte di poteri imperiali e ideologici, lo sfruttamento di milioni di disgraziati nei paradisi delle Repubbliche Popolari presenti, passate e future. Non basta dimenticare e mascherarsi quando tanta parte dell’umanità è retta da un regime monopartitico che persegue un capitalismo di Stato e una volontà di dominio in alleanza con talune forze anti-occidentali che abusano del capitalismo e della tolleranza che  viene accordata a certi suoi elementi devianti. Stavolta però non è come prima, i confini fra rosso, blu  e nero si confondono, il comunista giallo fa il capitalista blu, l’operaio rosso politicamente si macchia di nero e l’intellettuale che lavora per i colossi industriali del capitalismo si colora con quel che trova e gira sul momento.

    * -          Lazzaro: Il sistema del capitalismo è entrato nella sua terza fase. Ti leggerò l’introduzione del libro che ho in mano:”L’era dell’informazione è iniziata. Negli anni che ci attendono, tecnologie software sempre più sofisticate porteranno la nostra civiltà sempre più vicina al mito di un mondo senza lavoratori. Nei comparti agricolo, manifatturiero e dei servizi, le macchine si sostituiscono al lavoro umano e rendono prevedibile l’avvento di un’economia di produzione quasi completamente automatizzata entro la metà del XXI secolo. La massiccia sostituzione degli uomini con le macchine costringerà ogni nazione a ripensare il ruolo della persona nel processo sociale. La  ridefinizione delle opportunità e delle responsabilità di milioni di persone in una società nella quale non esiste l’occupazione formale di massa sarà, molto probabilmente, la questione sociale più pesante nel secolo a venire Mentre la gente continua a sentir parlare della prosperità economica prossima ventura, i lavoratori in tutto il mondo osservano con perplessità quella che pare essere una ripresa che non crea occupazione. Non passa giorno senza che una multinazionale dichiari al pubblico di essere diventata più competitiva  a livello globale e che i suoi profitti sono in aumento costante annunciando, allo stesso tempo, licenziamenti in massa.” La stesura di questo testo è del 1995 e questa è una ristampa italiana del 2001. Fai i conti 2003 meno 1995 fa otto anni. È da tempo che i meccanismi sono noti. La povertà e la disoccupazione non sono elementi estranei al sistema ma parte di esso e così è anche per l’immigrazione. Tutto si tiene.  Più immigrazione, più distruzione creativa della realtà sociale esistente, più discredito che cade sul sistema politico e maggiori sono le possibilità di creare il nuovo e di costruire fonti di rendita e di profitto dalla distruzione. Pensa solo per un attimo al potere enorme che assumerebbero banche e finanza nella realtà sociale del Belpaese se il sistema universitario fosse quasi integralmente privatizzato. La selezione delle classi dirigenti e degli appartenenti ai ceti professionali o più o meno intellettuali potrebbe essere programmata aldilà dei desideri politici e sociali della maggioranza della popolazione. Pensa a una cosa oggi improponibile: un bel summit fra fondazioni bancarie, dirigenti, esperti del settore, qualche rettore di facoltà e qualche ministro per far da tappezzeria e il gioco è fatto. Riscritte per decenni le regole della selezione, della ricerca e dello studio universitario aldilà della Costituzione, dei diritti dell’uomo, delle libertà di pensiero, d’opinione e di parola. ”

    * -          Sergio: Hai ragione ma c’è un grosso buco in quel che affermi. Questi baroni universitari rossi, neri, blu, gialli, verdi sono meglio del privato? Io credo di no! La banca è quel che è, ossia il male. Ma la gestione a vantaggio di protetti, amici degli amici, amanti, nipoti, figli, mogli che portano avanti da decenni è meglio? A un criterio legato all’egoismo e al male che nasce dal privato e dalla sua cerchia di privilegiati si sostituisce un male certo più grande ma proprio per questo razionale, scientifico, potente e non meschino, lurido, inferiore, deforme, infelice, e spesso osceno. Se devo scegliere fra un male inferiore di tanti piccoli delinquenti pericolosi e meschini e un potere malvagio ma unico e forte sceglierò sempre il potere unico. Il re cattivo ma  legittimo è sempre superiore ai feudatari meschini, vili, apostati e felloni. Guarda cristianamente questa trave e queste pagliuzze. Comprenderai che in te c’è il solito pregiudizio di pensare il privato come male e come  bene  il  pubblico, magari gestito dai partiti amici. Il pubblico deve esser liberato dalla feccia e il privato obbedire alle leggi, giuste in quanto leggi, e non travisarle, inquinarle, corromperle, distruggerle per suoi fini egoistici.

   La notte sta calando dal cortile, anch’esso occupato, si leva un canto.


    * -          Lazzaro: Silenzio, è rimasto qualcuno in cortile sento un canto, qualcuno suona una chitarra. Accidenti non dovrebbero esser qui. Ah! Quel tale, poca cosa è  con tre o quattro immigrati e si è sistemato in un angolo. Tra poco andranno via, questa è l’ultima notte. Ma che cosa è quest’aria? Sembra una canzone molto vecchia, non la conosco.



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