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20 dicembre 2009

Negare la realtà che bel piacere!

De Reditu Suo

Negare la realtà che bel piacere!

Le genti del Belpaese amano negare la realtà, preferiscono illudersi e costruire un mondo parallelo a quello reale piuttosto che prendere atto di quel che li circonda. La mitezza del clima, l’indifferenza verso i propri simili, il disprezzo per la verità in quanto tale li aiuta in questa loro strana e pazza impresa. Non è una novità del resto fin dai tempi dell’Impero dei Cesari c’era l’abitudine nella Penisola di metter la testa sotto la sabbia come gli struzzi o di lasciarsi andare alle fantasie e alle idiozie. Si pensi al sacco di Roma del 410 che svelò a tutto il mondo di allora la debolezza dell’Impero d’Occidente e del suo imperatore che si era rifiutato di cedere al’evidenza dei fatti e scendere a patti con Alarico il re dei Goti. Adesso la negazione della realtà passa per l’intrattenimento televisivo, per la pubblicità commerciale che presenta un mondo idealizzato di gente giovane e ricca e di famiglie felici, per la quotidiana dose d’idiozie che per mille vie arriva addosso alla popolazione. La quotidiana esposizione a mondi virtuali, finti, pubblicitari espone in generale gli umani a trasferire ciò che è falso nella loro vita quasi inconsapevolmente, nel Belpaese c’è qualcosa in più: ciò che è finto diventa l’alibi per la propria condotta o per la propria viltà davanti al mondo e alla società. Piace a molti abitanti dello Stivale negare l’evidenza dei fatti, chiudersi entro piccoli gruppi di persone che la pensano allo stesso modo o vengono dagli stessi ceti sociali, delimitare una linea di confine fra gli amici e i nemici; si tratta di convincersi che il piccolo gruppo del quale si fa parte o si pensa di esserne parte detiene una serie di verità incontestabili e assolute che devono essere sottratte al libero esercizio della critica e al vaglio della ragione. Nei fatti l’atteggiamento del tifo calcistico di chiusura e di ottusa fede nella squadra del cuore è riproposto, in forme leggermente attenuate, in quasi tutti gli aspetti della vita sociale e politica del Belpaese, questo fa della società italiana una massa di singole realtà che comunicano fra loro per necessità o per una sorta di realistica analisi dei rapporti di forza. L’Italia della Seconda Repubblica è disgregata come non mai, la realtà è negata o letta secondo percezioni deformate o altamente politicizzate e in generale manca un sobrio rapporto fra i fatti chiari e distinti, l’analisi realistica e le eventuali attività umane conseguenti a una determinata visione della realtà e dei suoi problemi. Cosa resta quindi, sicuramente l’interesse di parte, il calcolo miope e fazioso, talvolta l’interesse del singolo spacciato rozzamente e malamente per interesse generale. Se le genti del Belpaese vivessero su un continente perduto e inesplorato o in un diverso sistema solare la cosa potrebbe avere un senso, per loro sfortuna convivono con vicini che più volte hanno invaso la penisola; del resto lo stesso popolamento italiano è il frutto di diverse ondate di migrazioni alcune armate e distruttive altre meno. Quindi una società disgregata come la nostrana si condanna a subire qualsiasi  cosa dai vicini e dagli alleati, la mancanza di valori comuni e perfino di una comune percezione della realtà comporta l’impossibilità in condizioni straordinarie di agire come Nazione e come corpo politico unitario e come civiltà. I prossimi anni proveranno che cosa sono  le genti nostre.

 

IANA per FuturoIeri




13 dicembre 2009

Il centro del Belpaese

De Reditu Suo

Il centro del Belpaese

Fra le che mi disturbano profondamente c’è il “centro” del Belpaese inteso come luogo metafisico della politica nostrana. Dal momento che mi son messo a far considerazioni sulla destra irriducibile di oggi son forzato a trattar brevemente del centro. Personalmente con la fine dei grandi leader Democristiani come Moro e De Gasperi lo considero non una realtà politica ma un luogo di contrattazione, una specie di mercato al dettaglio di vite e carriere politiche che si risolvono all’ombra di quell’interesse o di quel potente o di quel gruppo di pressione. Fra le rare cose opportune dell’Onorevole Berlusconi, considerino i lettori che leggo abitualmente Travaglio e grazie ai suoi scritti mi son formato la mia idea personale sul Presidente del Consiglio, c’è quella di aver svelato assolutamente la vera natura del centro politico del Belpaese assumendolo quasi integralmente nella sua realtà politica. Del resto egli è parte del Partito Popolare Europeo. Il centro è quella cosa senza forma né vita propria che è al soldo di chi offre di più; genericamente è cattolico e difende la proprietà privata dei ricchi ma se nel Belpaese prendessero il potere degli invasori alieni, di quelli che si vedono nei cartoni animati i nostrani politicanti del centro non esiterebbero un solo istante ad offrire i loro servigi per un modesto compenso anche a costoro. La natura dell’uomo del centro è simile a quella dell’essere umano della destra irriducibile, solo che è vile. Mentre la destra irriducibile sa coltivare l’odio e il risentimento e trae forza da questi sentimenti l’uomo di centro cerca la mediazione, il piccolo guadagno, l’invenzione dell’espediente; l’Italia deforme è la biografia delle sue piccole malvagità e della sua ignavia. Per fortuna l’uomo di centro è dannoso ma raro, i milioni di italiani di centro altro non sono che italiani con culture sociali e politiche provenienti da destra e da sinistra che per questioni loro si son travestiti rozzamente. Sono dei finti centristi, talvolta anche finti cattolici e finti moderati; qualche artista si è improvvisato finto liberale. Come un liberale italiano possa essere anche cattolico praticante nel senso autentico del termine è qualcosa che non intendo. La carità cristiana conciliata con la durezza calvinista del capitalismo selvaggio e del libero mercato è qualcosa che mi sconvolge, mi appare un mostro deforme e osceno capace solo di degenerare qualsiasi cosa entri in contatto con esso. Il centro politico è quindi tutto e niente, e in questo suo essere un niente contagioso è in compagnia: è il nessuno che deforma e corrompe ma non ha una realtà propria. Personaggi illustri del remoto passato della Prima Repubblica hanno provato a dar un nome e un volto al mostro corruttore per riportarlo nella sua dimensione legittima di forza politica ma la sforzo è stato vano, sempre l’abominio è tornato alla sua deformità e ad essere colonia di ogni tentazione populistica e demagogica proveniente da ogni dove anche dagli Stati Uniti d’America. Questo è avvenuto quando l’Impero a stelle e strisce vinceva le guerre e difendeva i ricchi dal bolscevismo ateo, allora per il nostro centro era l’esempio. Arriverà la redenzione del “centro”? Non credo e comunque poco m’importa. Personalmente mi basta che si riformi una civiltà da parte e per le diverse genti d’Italia, sarebbe molto ora come ora. Se il centro in un lontano futuro contribuirà alla Resurrezione del Belpaese si tratterà senza alcun dubbio dell’ennesima follia della storia nostra.

IANA per FuturoIeri




29 settembre 2009

Fumetti e politica: quando ilo vernacoliere fa centro

La valigia dei sogni e delle illusioni

Fumetti e politica: quando il Vernacoliere fa centro

Il Belpaese è malato di paura, di viltà, di silenzio. Ci sono cose che non si riescono a dire, o si dicono quasi per scherzo, come mezze verità o come burle da carnevale. Talvolta le dicono in modo scomposto e disordinato i giornali che fanno satira politica e i fumetti. Il Vernacoliere è proprio questo: un mensile non direttamente politico che fa satira anche in senso alto, ossia descrivendo ed evidenziando problemi concreti e verità non dette; lo fa a modo suo con i suoi personaggi disegnati e gli editoriali di Mario Cardinali. Stavolta credo che il mensile labronico abbia fatto centro. Nel numero in vendita nelle edicole in questi ultimi giorni di settembre sotto la maschera della satira e della “bestemmia” c’è l’impietosa elencazione dei temi politici sui quali la Chiesa Cattolica ha un particolare interesse che ,a suo  modo, difende con efficacia. Dietro l’elenco si cela un non detto che emerge alla luce di una riflessione attenta: La Chiesa Cattolica sta cercando di recuperare parte del carisma perduto attraverso l’entità maggiormente sensibile al suo potere: la politica italiana. Si tratta di condizionare i dirigenti dello stato italiano per mantenere una presa sulle diverse e disperse genti d’Italia, questo è quello che ho capito dalla lettura del mensile. Non è un mistero che la società è da anni sfiduciata, i processi di scristianizzazione delle genti d’Italia sono arrivati forse al loro apice negli ultimi venti anni: edonismo, consumismo, menefreghismo, liberismo anarcoide e straccione all’insegna dell’”ognun per sé e Dio contro tutti” e tanta cattiva televisione hanno maciullato i modi antichi di essere cattolici e cristiani. E’ un processo già denunciato cinque decenni fa da Don Milani e da Pasolini, intellettuali sensibili davanti al problema delle radici cristiane d’Italia e alla loro possibile dissoluzione. Oggi che si rafforza nel Belpaese un mondo umano nuovo legato al qui e ora e al puro possesso di beni materiali, estraneo alla sacralità della morte, ostile a ogni senso del limite e a ogni moralità si  può constatare il punto al quale la società italiana è arrivata. Certi comportamenti delle caste al potere, e non si tratta solo dei politici evidentemente, rispecchiano una civiltà industriale che vuole troncare tutti i limiti, anche quelli biologici dell’essere umano; spingersi oltre in una fuga in avanti dalle prospettive incerte quando non ignote. Inoltre la recente immigrazione ha cambiato il volto dell’Italia, prima c’erano gli altri di là dal mare e dalle alpi, ora gli altri sono qui e ora e sono diversi nei costumi, nella fede, nelle logiche di fondo. La vecchia Italia è sparita e quella nuova si deve confrontare con lo straniero, il migrante, il diverso il quale è altro sul serio e non per finta; l’estraneo, divenuto in qualche modo italiano, porta nella società l’evidenza della relatività di certi comportamenti dati per certi e fa esplodere le contraddizioni di un paese che si dice cattolicissimo ma poi esprime una cultura di fondo che cristiana non è. La fede della stragrande maggioranza degli italiani sono i loro beni materiali, si tratta di ciò che può esser afferrato con la mano destra e tenuto stretto al petto con la sinistra contro tutte le truffe e tutti gli scippi. Nella condizione presente la cosa ha delle fortissime ragioni, non ultima il comportamento dei piani alti del Palazzo del Potere. Ma in queste condizioni psicologiche e sociali cosa potrà mai fare lo Stato italiano per cristianizzare di nuovo le genti del Belpaese?  Io credo poco o nulla. Forse ci sveglieranno le comunità straniere dal nostro folle dormire costringendoci a un vero confronto con qualcosa di spirituale o nell’ipotesi peggiore  con un vero sentimento d’appartenenza a un gruppo di umani che sono simili o fratelli fra di loro.

IANA per FuturoIeri




21 novembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 18

Alle volte mi alzo la mattina, con un certo fastidio. Guardo fuor di finestra e mi accorgo che il mio Belpaese è irriconoscibile, sento nell’aria come il peso di una trasformazione rapida che lo sta mutando, come se questa realtà volesse porre una distanza fra i miei ricordi e ciò che vedo tutti i giorni. Quando osservo i prezzi delle case in quel di Firenze mi domando che senso abbiano, per davvero. Prezzi da 250.000 euro sono irraggiungibili per la maggior parte della popolazione che lavora e specie per coloro che hanno lavori precari, c’è una lucida follia suicida in questo impedire per via economica la formazione di nuove famiglie. Cosa nutre la volontà degli operatori economici del settore immobiliare? Forse un cieco e puro odio nei confronti della Nazione italiana? Non capiscono che questa morbosa e feroce speculazione provoca sul medio e lungo periodo un caos indescrivibile e peggiora le condizioni di vita di tutti? Come è possibile poi che davanti a una crisi devastante come questa che minaccia da vicino tutta la collettività i prezzi siano così artificialmente alti? Per quali caste al potere stanno costruendo questa società così disperatamente razzista, oscena, miserabile, violenta? Probabilmente occorre essere lucidi e capire che il capitalismo di questi ultimi tre decenni non ha mai avuto un progetto ma solo delle tragiche mascherate televisive e pubblicitarie buone per coprire i profitti di minoranze di miliardari al potere. Oggi questo non modello è arrivato al suo smascheramento e si può ben dire che ha dato tantissimo a pochissimi e ha tolto molto se non quasi tutto alla maggior parte degli esseri umani.

Risulta evidente che la rigenerazione della civiltà proposta dal modello sociale Anglo-Americano e dai neo-liberali ha portato un danno terribile alle democrazie, il caos sociale ed economico che questa grande crisi sta spandendo per il mondo minaccia da vicino la tenuta dei sistemi democratici già formati o in formazione. Questa minaccia è più grande, molto di più del terrorismo e ancor di più delle guerre contro i soliti piccoli dittatori armati solo della loro criminale demagogia. Questo disastro costruito e infine imposto da tutti da minoranze al potere in due remoti imperi separati dall’Europa dalle vastità dell’oceano Atlantico deve essere letto per ciò che è una violenza straniera. Adesso che quest’offesa ci umilia sarebbe anche ora di farla finita con questa turpe menzogna della civiltà occidentale, che vuol dire? Chi ne conosce le origini certe?. Chi può descrivere i suoi cittadini? Quali sono le caratteristiche di questa civiltà? La cristianità? Ma non prendiamoci in giro, a parte il fatto che negli USA ci sono comunità ebraiche non indifferenti ma poi quale cristianesimo? Quello mormone, quello anglicano, o luterano, o evangelico?. Non esiste nessun occidente, c’è una civiltà Anglo-Americana di lingua inglese diversissima dalle nazioni del continente Europeo che geograficamente si trova fuori dall’Europa. Pensare che quella civiltà riguardi l’Europa è una pazzia come poche se ne son viste nella storia. Quella civiltà anglofona è l’occidente purchè questa parola indichi l’estensione culturale del fu impero inglese. La cultura che ha prodotto la crisi viene da lì, non è in questione l’Europa ma una civiltà con confini geografici e culturali molto diversi dal più piccolo dei continenti del Pianeta Azzurro. E’ ora di dividere le responsabilità e di lasciare il peso del fallimento ai veri colpevoli e non ha chi ha solo subito la loro prepotente e arrogante ignoranza.

IANA per FuturoIeri



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