.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


22 aprile 2010

Il crollo in borsa secondo Allegri

21 Apr, 2010


 


Nuovo crollo in borsa a New York: come previsto e preannunciato
16/04/2010

Di F. Allegri
Oggi è venerdì 16 aprile 2010 e mi tocca scrivere una nuova pagina del mio diario della crisi che scrivo da 2 anni sul sito FUTURO IERI perché oggi c’è stato un nuovo crollo del venerdì alla borsa di New York e la causa è un’inchiesta su una grande banca e sui suoi titoli derivati. Molti esperti attendono la riapertura di lunedì con ansia come se fosse la goccia la causa del tracollo del vaso.
Sul tema della borsa americana, della sua economia e della classe dirigente americana ho tradotto vari scritti di Nader e anche quello della scorsa settimana sui CEO merita di essere letto e meditato, basta andare alla rubrica apposita che trovate nella home page del sito.
Posso dire che la breve e modesta tregua nella crisi finisce oggi e le vere cause sono i troppi e grossi nodi da sciogliere sia a livello americano che internazionale.
Oggi torno a riflettere sugli Stati Uniti e partirò da un articolo del famoso intermediario di borsa on line veneto/maltese Eugenio Benetazzo intitolato “Razza che ramazza” pubblicato il 12 gennaio 2010. Per approfondire leggete qualcuno dei miei vecchi scritti del DIARIO ed eventualmente attendete i prossimi.
Tra il 2009 e il 2010 Benetazzo si recò negli States e scrisse vari articoli dopo aver fatto un giro in quel paese, un tempo maestoso. Egli fece quel viaggio anche girare un video sulla crisi finanziaria e immobiliare nelle grandi megalopoli di quel paese. Ad oggi non so se l’ha realizzato, ma conosco bene il tema e posso attenderlo con serenità.
In questo articolo citato, Benetazzo ci fornisce una causa immateriale della crisi in USA, a suo avviso l’economia americana è collassata per motivi razziali e il futuro di questo grande paese sarebbe segnato da un lento ed inesorabile declino economico e sociale.
Si tratta di una causa possibile, non valutata ne pesata da nessuno, io la considero secondaria, non irrilevante e utile base per questo discorso!
Io resto fedele alla mia idea, per me le cause principali restano la globalizzazione produttiva unita alle speculazioni finanziarie e ai miti del “libero commercio” e dello “sviluppo senza fine”.
Sono disposto a considerare il fattore introdotto da Benetazzo e vado ad analizzare.
Il nostro esperto ci offre un primo parallelismo tra Obama e Kennedy (in passato tale paragone è stato fatto per ogni presidente) e ci dice che l’America di Obama non è quella di Kennedy. E’cambiata la composizione della sua popolazione: negli anni sessanta i bianchi caucasici erano l’ottanta per cento e le minoranze etniche il venti, oggi invece abbiamo un 30 di bianchi caucasici, un 30 di ispanici, un 30 di afro americani e un 10 di orientali.
A mio avviso si tratta del naturale sviluppo dell’impero americano che si basa sul liberismo commerciale e sulla società multi etnica in espansione!
Per Benetazzo, questa trasformazione del tessuto sociale avrebbe comportato un lento e progressivo cambiamento negli stili di vita, nella capacità di risparmio, nella responsabilità civica e soprattutto nella stabilità e sicurezza economica.
Questa realtà starebbe alla base della crisi dei mutui sub prime.
Non è vero del tutto, ma in parte si può prendere in considerazione: c’è di sicuro un parallelismo tra povertà e appartenenza razziale, ma questa viene da lontano e le cause sono numerose. Per me la crisi dei mutui nasce dalla cultura dell’indebitamento che si lega al consumismo e a tutta una seria di strumenti finanziari che in USA erano delle forme di usura legalizzate. Andiamo avanti.
Posso pensare al legame tra razza e spirito capitalista, del resto nel secolo scorso fu valutato il rapporto tra fede e capitalismo!
Si rischia di sbagliare strada: Ross Perot quando denunciò la cattiva gestione di GM parlò di persone precise e credo che la sua analisi della globalizzazione dal Texas al Messico sia un esempio da microscopio insuperabile.
Per altri versi credo che Benetazzo spieghi giustamente il credit scoring ovvero il punteggio attribuito ad ogni contraente di un mutuo e si sofferma sulle varie categorie di indebitati; si tratta di un indice teorico di solvibilità. Mi chiedo: ma conosce le clausole razziali che caratterizzano la concessione dei mutui in USA?
Inoltre devo rammentare che il rapporto tra affidabilità del cliente ed estinzione di un mutuo è connesso alla durata del lavoro del contraente e alla stabilità dei tassi di interessi. Se gli USA di Clinton non avessero inventato il lavoro precario certamente avremmo avuto meno mutui insoluti …. e questi riguardano poveri non anglosassoni, donne e giovani.
Benetazzo si inganna quando studia la gente che è arrivata negli States o l’originaria identità etnica; dovrebbe guardare le fabbriche che se ne sono andate e poi tenere presente i salari dei vari manager (CEO) di tante imprese che pensavano alla finanza e ad azzerare le spese di produzione dei beni di marca senza reale qualità!
Condivido di più la parte finale dello scritto di Benetazzo dove descrive lo scenario macroeconomico, la disoccupazione, gli homeless in periferia e dove parla dell’odio trasversale tra le varie etnie che popolano gli USA e il suo “calderone multirazziale” (definizione di Benetazzo). Per me è anche un segno del declino dell’impero che d’altro canto misuriamo ogni giorno con il logorio della guerra in medio oriente ed è stato causato dagli otto anni di presidenza Bush.
Alla fine Benetazzo conclude così: “Pur tuttavia, nel lungo termine sono piuttosto dubbioso che si possa riprendere dal processo di imbarbarimento ed impoverimento sociale che lo sta caratterizzando, per quanto potenziale bellico possa vantare, questo non lo sottrarrà dalla sorte che lo attende, prima il collasso economico e dopo quello sociale, scenario confermato anche da molte fonti di informazione indipendente che non si mettono a scimmiottare a turno a seconda della corrente politica che vince le elezioni, tipo la CNN o la FOX.
Copyright @ 2010 - Tutti i diritti riservati Riproduzione concessa con citazione della fonte EugenioBenetazzo.com”.
Io sono meno pessimista, credo che il collasso economico sia ancora evitabile e non temo collassi sociali: parlerei di ridimensionamento imperiale! Lunedì avremo qualche altro dato, ma vi anticipo che anche questa crisi colpirà duramente pochissime persone.
—-
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.






24 maggio 2009

Il Belpaese davanti agli Dei e agli Eroi

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Il Belpaese davanti agli Dei e agli Eroi…

Quanto dolore fisico e psicologico costa constatare la ricchezza del possibile e la miseria del presente, la distanza fra il mondo degli Dei e degli Eroi e il nostro quotidiano di figure squallide e meschine, di attori pessimi che calcano la grande scena della vita e della politica. Eppure occorre andare fino in fondo nel pozzo nero, guardare l’abisso per capire questo tempo, la sua decomposizione, le sue debolezze, la sua viltà e slealtà.

In fin dei conti la distanza fra modelli ideali e concrete realtà è sempre stata enorme, ma qui e ora c’è la novità di una decadenza che sembra non risparmiare niente e nessuno, è come una pestilenza, un gas invisibile che si spande in tutta la penisola e la degenera, la corrompe, la sfonda con le sue tossine. Le diverse genti del Belpaese sono malate di presente, vivono male e vivono per il qui e ora; vivono in una condizione crescente di disagio e con inquietudini crescenti questa crisi che è enorme e a differenza di quanto si dice è anche politica perché la grande posta sul tavolo verde è l’egemonia planetaria dell’Impero Statunitense. Questo momento che richiederebbe un coraggio ai confini della temerarietà  e una capacità di vedere un futuro possibile è semplicemente esorcizzato, i ceti dominanti, i leader politici al governo, i galantuomini che contano cercano d’ignorare la grande tempesta, si nascondono dietro mille travestimenti, cercano di negare l’evidenza, se è il caso danno la colpa ai comunisti e ai no-global, che non sono neanche rappresentati in parlamento. Davanti all’evidenza di questa crisi che potrebbe essere solo la prima di tante altre La stragrande maggioranza delle genti del Belpaese fugge dalle sue responsabilità, s’illude che basti accendere ceri ai santi e alla Madonna per scongiurare le crisi, che con un a buona raccomandazione fortuna e vita s’aggiustino per incanto, che il gigante americano alla fine ci salverà da ogni male, o che l’Europa, sempre più Nord-Europa, si dissangui economicamente per salvare le genti di questa penisola. Sono tutte illusioni, allucinazioni, facili fughe dalla realtà. Molto probabilmente passeremo da una crisi economica e finanziaria, a una crisi energetica, a una alimentare, a una politica e militare; i prossimi anni e mesi metteranno a durissima prova il Belpaese. Davanti al male che sta per prendere forma tutto tace e una cappa di conformismo e idiotismo da televisione-spazzatura accompagna questo scivolare verso il nuovo millennio.

Forse un giorno avremo una civiltà italiana, ma non se ne può parlare adesso.

Non qui e ora.

IANA per FuturoIeri




20 ottobre 2008

QUANDO LA FUGA CON LA CASSA SI CHIAMA OTTIMISMO

Stavolta non c’è modo di uscirne bene, questa paurosa crisi finanziaria ed economica statunitense apre un problema di civiltà: il sistema liberal-democratico uscirà devastato nella credibilità. Potrebbe crollare anche come ideologia come capitò al comunismo. Che fare a quel punto di tutte le belle parole spese per giustificare gli interventi militari in Afganistan, Iraq, Kossovo e altrove. Le ragioni accettabili e pulite per che stavano dietro a quelle imprese militari verranno meno, la forza di persuasione dovrà fondarsi solo sulla forza bruta delle armi. Se va giù il sistema statunitense andrà a pezzi anche la dimensione liberale che sta dietro di esso. Incluso il concetto filosofico che riguarda quei diritti naturali che sono la ragione del darsi di modelli di stato repubblicano o costituzionale rispettosi delle libertà fondamentali. Tutti i nemici dei sistemi democratici trarranno forza e nuovi argomenti da questa condizione e il fatto che non pochi regimi autoritari siano in grado di rispondere alla crisi in atto con la censura e la violenza poliziesca potrebbe scatenare le simpatie di molti miliardari e dei loro giornalisti ed esperti al soldo verso per le soluzioni autoritarie. L’ottimismo adesso è cosa buona solo per quelli che volevano scrollarsi di dosso il peso di democrazie tapine e per coloro che intendono reggere ancora un po’ prima di darsi alla fuga con la cassa. Non si può credere alla fiducia, semmai occorre far appello al coraggio che viene in essere davanti al grande pericolo e alla forza delle proprie ragioni che non cede davanti a un tremendo rovescio di fortuna. Personalmente non credo che in natura siano presenti dei diritti naturali. L’essere umano proietta su un concetto astratto di natura i suoi problemi esistenziali e politici. Questa proiezione diventò durante l’Età moderna la giustificazione di un certo tipo di civiltà e di ordinamento politico. Casualmente questo è il modello delle minoranze al potere nella civiltà anglo-americana, e incidentalmente proprio quel modello di sedicente civiltà superiore sta andando in crisi. Quindi la crisi economica trascinerà un bel pezzo di credibilità delle istituzioni democratiche nel fango.

Inoltre con la rovina del modello economico statunitense tutta la falsa e roboante retorica sui diritti e sulla società multiculturale andrà a farsi benedire come si dice nel linguaggio corrente. Sarà divertente qui nel Belpaese osservare finalmente, ora che i vecchi padroni sono in disgrazia, cosa davvero la gente pensa degli anglo-americani, della liberazione al tempo della seconda guerra mondiale, della società meticcia che si va costruendo con la presenza di comunità straniere di recente immigrazione. Questo è a suo modo un momento della verità, ed essa è scomoda e sovversiva, per questo dietro ogni ottimista intelligente si può nascondere uno che vuol fuggire con la cassa.

IANA per FuturoIeri




16 ottobre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 7

 

Forse devo far autocritica e ammettere che esiste un problema non da poco, ed è la scarsissima possibilità di pesare qualcosa nei processi politici ed economici del Belpaese avendo come strumento questo Blog. Purtroppo la farsa tutta politica del finto lavoro del falso intellettuale ha dato una botta tremenda alla credibilità di chi usa la scrittura per provare a operare nella realtà. Va da sé che il Belpaese è dalla notte dei tempi ostile e risentito verso quelli che individua come “poeti”. Gente strana con la testa fra le nuvole, anzi fra scritti e libri, mentre tutta la realtà che esiste nel mondo sono i mucchi di quattrini sonanti e il possesso di terre e case. Con l’uso intensivo della ragione ci si guasta lo stomaco e la salute, con i quattrini, quelli veri, si fa i signori; questo pensavano i molti fin dal tempo dell’Impero Romano. Va da sé che con questi principi l’umanità si sarebbe probabilmente estinta da un pezzo perché sono principi distruttivi di ogni socialità, ma il cretinismo nazionale fa sì che essi in questa penisola non arrivino alle loro naturali conclusioni. La pulsione individualista, egoista e arcoide rimane su un meschino livello che è poi la sottile linea grigia della vigliaccheria umana. Quelli che ci provano a dir la loro rischiano, e non senza una loro responsabilità, in questo contesto di rimanere schiacciati dal menefreghismo dominate e dalla sordità assoluta del potere verso gli allarmi che provengono dal basso. Se qualcuno avesse poi il desiderio di emulare gli Dei o gli Eroi ecco l’amara smentita, questo mondo è così piccolo e meschino che l’eccellenza della passione e della virtù sarebbe catalogata, da quasi tutti, come una manifestazione di squilibrio mentale. Oggi che si è rivelata una crisi terribile, nuova per gravità e intensità è sotto gli occhi di tutti che il teatrino della politica e delle ballerine, dei calciatori, dei finti Vip e veline va avanti. La sceneggiata politico-televisiva diventa giorno dopo giorno, più intensa e più forte quasi a voler esprimere alla faccia di tutti i telespettatori del mondo l’autoreferenzialità sostanziale del potere finanziario e politico. Usare il piccolo strumento del diario in rete o blog per parlare di questi anni ripugnanti è una fatica, anzi sembra quasi di dover lottare contro le onde del mare usando una spada, una roba da pazzi! Potrei dire che mentre la follia e la crisi stanno tirando giù le basi della convivenza civile e della Democrazia come l’abbiamo conosciuta finora ho fatto il mio. Ho testimoniato una certa virtù civile con lo scritto e la parola. Da un certo punto di vista è un atto coerente, da un diverso punto di vista è l’ammissione del voler mettere una bella linea fra un come le cose dovrebbero essere e come sono, come se volessi tirarmi fuori e lasciare ai molti i frutti della loro malvagità e della loro sottomissione al potere dei soliti pochi miliardari. In effetti le due cose stanno bene assieme. Colpire con la spada le onde del mare è un modo per mettere una distanza fra il proprio dolore interiore e l’abiezione altrui.

IANA per FuturoIeri

 http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 



sfoglia     marzo        maggio
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email