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12 settembre 2012

Recensione - Marcione -terza parte



Il Vangelo di Marcione

Parte Terza

Marcione considerazioni personali

Limiterò le mie considerazioni personali a tre questioni che mi hanno colpito di questa vicenda di Marcione e della sua Chiesa parallela e dello studio effettuato dal teologo tedesco. La prima è che essa fu stroncata anche e soprattutto dalla conversione dell’Impero Romano d’Oriente e Occidente al cristianesimo di Stato, la seconda riguarda la ricerca di costui di un vero e autentico Vangelo che doveva emergere dallo studio e dalla selezione del materiale tramandato dalle diverse comunità cristiane e la terza il fortissimo distacco dal mondo ebraico che intendeva operare e almeno per ciò che era in suo potere portò avanti. La prima questione è una cosa che da tempo vado meditando e che mi porta a pensare il cristianesimo in quanto cattolicesimo come esito della dissoluzione dell’Impero dei Cesari che lo adottarono come fede di Stato. In questo mio convincimento mi confortano i testi di numerosi autori e una serie di considerazioni da me fatte nel corso degli anni. I marcioniti avevano l’abitudine  di cercare il martirio per mano dei pagani e dei funzionari romani a causa del grande disprezzo che avevano per questo mondo materiale. Quando l’Impero diventa cristiano si trovano nella scomoda situazione di esser eretici e perseguitati dal nuovo potere[1] che ha sposato la nuovo fede monoteista. Pare una beffa atroce del destino che gente che si caricava di rinunce durissime e faceva suo un rigore ascetico sia stata stroncata da quella che è in fondo una storia di successo politico e religioso. Eppure nel marcionismo c’è un rifiuto così forte del mondo e del male di cui pare essere intessuto che certamente il fondatore  avrebbe visto nella cristianizzazione dell’Impero qualcosa di orrendo. Il Cesare diventava cristiano e il suo potere terreno assumeva la forma e i simboli di una monarchia cristiana pur lasciando non risolti sul terreno la durezza dei rapporti sociali, la ferocia dei tempi, le pratiche brutali nella conduzione della vita pubblica  e della guerra. Von Harnack ricorda che nella parte Occidentale dell’Impero la Chiesa di Marcione fu ridimensionata[2] con relativa facilità o assorbita dalle sette gnostiche ma a Oriente ci volle più tempo e fu necessario procedere a persecuzioni e conversioni alla fede ufficiale villaggio per villaggio. In effetti una Chiesa che esprimeva un contrasto così forte con il mondo materiale contrapposto a quello spirituale non poteva diventare la forza spirituale di cui i Cesari avevano bisogno per tener assieme l’Impero minato dalla discordia interna e  dalle aggressioni esterne. Il secondo punto che è la ricerca del Vangelo vero è addirittura se possibile più inquietante considerando che in fondo l’eresia, se la si vuol chiamare così, ha costretto la Chiesa a rivedere le sue testimonianze scritte e a pensare a porsi il problema di quali Vangeli seguire. Von Harnack osserva[3] che Marcione:” Marcione ha combattuto solo contro un unico avversario- gli Pseudo-apostoli e gli evangelizzatori giudaicizzanti…” ossia ha cercato di staccare cristianesimo ed ebraismo, il suo Cristo non aveva nulla a che fare con il mondo ebraico. Mi sono fatto l’idea, ma è una mia congettura[4],, che Marcione vedesse in un messia connesso all’ebraismo qualcosa di molto materiale  e territoriale, ossia un principe d’Israele venuto a rifondare con la forza e la politica religiosa il regno davidico. Ovvio che l’accostamento fra mondo ebraico, desideroso d’affrancarsi dall’Impero e di rifondare il regno d’Israele, e il Messia[5] Salvatore Universale che salvava l’umanità da questo piano materiale in nome di un Dio straniero e mai nominato prima per Marcione era un qualcosa d’assurdo. Quindi le divinità erano: due il Dio Straniero e il Creatore di questo mondo materiale. Da qui la sua correzione meditata del Vangelo di Luca e delle Lettere di San Paolo e il giudizio negativo sul mondo ebraico. Von Harnack[6] arrivò a scrivere: “Se Marcione fosse riapparso al tempo degli ungonotti e di Cromwell, avrebbe incontrato nel mezzo della cristianità il Dio guerriero d’Israele, di cui aveva orrore”.  Un problema di fede quindi, teologico che costringe i suoi nemici a confrontarsi con i suoi testi e a pensare di dover presentare alle diverse comunità cristiane un corpo di scritti unitario, quel che diventerà il canone[7] per esser chiari. Il terzo punto è in stretto rapporto con questo secondo punto e riguarda le evidenze su cui Marcione opera per dimostrare l’incompatibilità fra Bibbia e Vangelo. Per un vivente nel XXI secolo la situazione politico-religiosa è diversa da quella di Marcione nella quale il popolo ebraico aveva visto la distruzione del Secondo Tempio e la rovina dei suoi capi religiosi e politici e la dispersione o morte delle sue popolazioni. Israele è di nuovo uno Stato[8] militarmente  potente e finora supportato dal Grande Impero Statunitense, a partire da questo dato è per me evidente che cristianesimo cattolico che fa riferimento alla Città del vaticano e al piccolo Stato della Chiesa non è lo stato d’Israele. Forse anche solo per una questione di bandiere è palese che le due fedi sono distinte e diverse. Il distacco fra mondo ebraico e mondo cristiano in atto nel II secolo è oggi un fatto di secoli lontani. Quello che rimane in comune è questo conservare il vecchio Testamento da parte delle diverse confessioni cristiane. Mi pare però che esso sia un conservare e un credere a un legame che fa a pugni con la realtà dei fatti. Cosa è davvero il cristianesimo tolto ogni riferimento di qualsiasi carattere alla Palestina al tempo della dinastia Giulio-Claudia e Flavia dalla vicenda del Messia Gesù? Mi sono dato la mia risposta: “la religione dell’Impero Romano e il fondamento culturale di quanti fra Imperi, Regni e Regimi democratici oggi esistenti ritengono di avere dei legami culturali con quella civiltà antica”. Questo è il punto. Senza il riferimento al mondo ebraico del I secolo il cristianesimo potrebbe essere la sintesi religiosa di alcune famose divinità orientali in congiunzione con i culti ispirati ai diversi messia e comparsi nei territori dell’Impero fra I e II secolo dopo cristo.  Il Cristianesimo al tempo dei Cesari pagani aveva raccolto forze d’opposizione, le speranze messianiche del periodo e il desiderio di una trasformazione radicale del mondo e un termine al disagio e al male di vivere. Ad un certo punto diventò per volontà di Costantino[9] religione lecita e favorita in molti modi dallo stesso imperatore e con i suoi successori essa divenne la religione di Stato, non subito ma poco per volta e non senza contrasti.  Fare del Cristianesimo la religione di Stato monoteista trasformò quanti erano pagani, eretici o seguaci di altre fedi nemici potenziali o palesi del potere imperiale. Ovviamente il cristianesimo doveva esser tale da poter essere la fede di tutti i popoli sottomessi ai Cesari e ai funzionari imperiali di allora, una religione universale quindi che non distingue fra popolo e popolo, fra città e città, fra umano e umano. In fondo il senso politico dell’operazione[10] di Costantino era di creare una base culturale e religiosa comune a tutti i sudditi dell’Impero, una fede che sostenesse un sistema imperiale in crisi militare e arrivato al limite delle risorse e della umana sopportazione dei suoi sudditi. Come può quindi una fede di questo tipo incontrarsi con la religione ebraica di carattere locale e nazionale[11] presente nel Vecchio Testamento, seguendo la ragione di stampo illuminista  in teoria tutto non può essere. Eppure questo è accaduto. La mia logica mi porta a ritenere la vicenda storica di Marcione estremamente istruttiva, dà infatti alla vicenda del formarsi del cristianesimo il senso di un percorso non sacro ma umano; la comprensione del sacro assume la dimensione dell’essere umano davanti ai suoi limiti più duri da comprendere e da accettare e alle prese con la difficile opera di comprendere Dio. Ossia di avvicinarsi a ciò che è oltre se stesso, ciò a cui tende con il pensiero e con l’intuizione. Spinge questo libro a pensare alle origini remote di fatti che nel quotidiano non vengono mai messi in discussione, a cercare da sé le risposte ai problemi d’identità religiosa, a confrontare la fede con il fatto storico e con lo scorrere dei secoli.  Il fatto che l’opera di Marcione sia giunta solo parzialmente e in forma frammentaria dimostra quanto opportuno e importante sia stato il libro di Adolf von Harnack che mentre ne traccia i possibili confini presenta anche al lettore i confini del proprio sapere intorno alle origini del cristianesimo.

 



[1]   Interessante a questo proposito è il testo di Franco Cardini, Cristiani, perseguitati e persecutori, Salerno Editrice , Napoli, 2011.  Sulla chiesa di Marcione in generale si rimanda a http://it.wikipedia.org/wiki/Marcionismo.

[2]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pp.246-247

[3]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.293

[4] Sulla Chiesa delle origini e la sua formazione deve aver inciso la sconfitta del messia, sedicente ricostruttore del regno d’Israele Simon Bar Kochba del 135 D.C  .”Cfr. Corrado Augias, Mario Pesce, Inchiesta sul Cristianesimo, Come si costruisce una religione, (Smart Collection),Mondadori, Milano, 2008, pag.103.

 

[5]  Per avere una parziale visione dei problemi legati al concetto di Messia Cfr.  http://it.wikipedia.org/wiki/Messia

[6]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.319

[7]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.133 e cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Nuovo_Testamento#Canone

[8]   A questo proposito cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Israele

[9]   A questo proposito cfr. Franco Cardini, Cristiani, perseguitati e persecutori, Salerno Editrice , Napoli, 2011.  pp 72-94

[10]   Occorre per correttezza dire che questa non è l’unica spiegazione possibile,  personalmente la preferisco ad altre ma questo non attribuisce ad essa alcuna pretesa di verità manifesta. A questo proposito per un giudizio diverso cfr. Franco Cardini, Cristiani, perseguitati e persecutori, Salerno Editrice , Napoli, 2011.  Pag.94

[11]   Cfr: Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, TEADUE, Forlì, 1992, pag.307





5 settembre 2012

Recensione - Marcione - seconda parte




Il Vangelo di Marcione

Parte Seconda

Marcione e la sua Chiesa

Marcione è stato il fondatore di una sua chiesa, egli è stato il fondatore di una forma precisa di essere cristiani e di concepire il vangelo. Il centro della sua teologia è la separazione netta fra ebraismo e cristianesimo e una svalutazione filosofica e teologica del mondo materiale e la ricerca del Vangelo autentico liberato da ogni falsificazione. Per capire di cosa si tratta  Adolf von Harnack ricostruisce nel suo libro sulla base di quanto è arrivato dall’antichità le due opere fondanti di Marcione: le Antitesi e il Vangelo.

Occorre segnalare al lettore che gli anni nei quali scriveva e predicava Marcione vedevano la distruzione delle speranze messianiche del mondo ebraico che per tre volte aveva dato origine a grandi insurrezioni contro l’Impero dei Cesari ricavandone terribili sconfitte[1], crudeli punizioni collettive, individuali[2], e rovinato la nazione ebraica. Marcione vive ed opera in un momento storico nel quale il cristianesimo prende forma e si consuma il distacco da un mondo ebraico delle origini devastato dal peso delle sconfitte causate dalle rivolte a sfondo profetico[3]  e messianico.

Il cristianesimo passerà da elemento settario e di parte nato all’interno del mondo ebraico a religione nuova odiata e spesso stimata eversiva all’interno dell’impero a unica religione di Stato dell’Impero stesso. La fondazione della chiesa di Marcione si colloca a metà di questo percorso storico durato tre secoli. Questo fatto spiega perché le Antitesi e il Vangelo di questa Chiesa cercarono di staccare con forza e decisione il cristianesimo dall’ebraismo.

Von Harnack ricostruisce alla luce dei frammenti pervenuti a distanza di diciotto secoli queste due opere. Per far capire al lettore cosa ha scritto il teologo germanico e come lo ha scritto citerò due passi[4] caratteristici riferiti al Vangelo di Luca:” Lc 9,25: Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso? Incerto. Lc 9,31: Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Verosimilmente eliminato per il riferimento alla predicazione di Mosè e di Elia.

Da questa citazione si capiscono due cose la prima la faticosa ricostruzione del teologo germanico interessata a tratteggiare con la maggior precisione possibile i testi e l’altra il tentativo di Marcione di ricostruire un Vangelo assolutamente cristiano sulla base della propria logica e dello studio e non di una rivelazione sacra o di apparizioni mistiche. Nelle Antitesi questo metodo di Marcione emerge con forza, von Harnack individua trenta argomenti forti, ricavati da quel poco che è giunto spesso attraverso i suoi contestatori, che sottolineano l’alterità fra il Dio straniero del Cristianesimo e il Dio degli ebrei. Per capire l’acutezza e la precisione del teologo tedesco citerò i primi tre argomenti[5] da lui individuati e descritti sinteticamente.

I. Il Demiurgo era noto ad Adamo e alle generazioni successive, ma il Padre di Cristo è rimasto sconosciuto, come Cristo stesso ha detto di lui nelle sue parole: “Nessuno ha conosciuto il Padre oltre al figlio”. II. Il Demiurgo una volta non sapeva dove fosse Adamo e disse:” Dove sei?” ( Gn 3,9) Cristo invece conosce i pensieri dell’uomo. III. Giosuè ha conquistato la terra con violenza e crudeltà: Cristo invece ha proibito ogni violenza e  ha predicato mitezza e pace.

Trenta argomenti chiave quindi che scindono il Nuovo Testamento dal Vecchio Testamento ma che intendono anche dividere il credente in Cristo dalla realtà del mondo materiale e della concretissima società umana allora in mano all’Impero Romano. Von Harnack individua un punto nel pensiero di Marcione che fa la differenza teologica fra una concezione gnostica e la propria: il Dio Creatore del Mondo ha una sua giustizia deforme in quanto non migliora gli umani sottoposti al suo giudizio e non stronca in via definitiva il male. Questo è il punto[6], quel Dio del Vecchio Testamento non è di per sé malvagio ma la sua giustizia è debole e inadeguata, del resto la sua redenzione è una pace in terra, una vita nella prosperità e nel benessere e non un mondo altro di perfezione eterna. Dalla lettura letterale[7] della Bibbia per Marcione emergeva  proprio questo Dio Demiurgo consolatore e redentore in senso tutto terreno. Questo Dio così materiale e Creatore del Mondo è inferiore rispetto al Dio straniero, anzi la sua ignoranza del livello superiore dimostra i suoi limiti, il Dio Demiurgo si specchia nella sua opera di materia decadente e corrotta e viceversa ovviamente secondo Marcione[8] e i suoi. Il Dio Straniero e tutto buono di Marcione non ha partecipato alla creazione e alla creazione dell’uomo[9], la condizione umana è triste e disperata perché frutto della cacciata dal Paradiso e sottoposta a vivere in un mondo crudele nel quale è sottoposta a ogni tipo di disagio. Il Dio Sconosciuto che si era rivelato nel vangelo del Cristo era venuto a redimere solo l’anima. Credere e aver fede in lui comportava questa salvezza immateriale, un atto di bontà e misericordia infinita considerando che la condizione umana e il mondo materiale non erano una sua creazione, del resto come emerge dalla testimonianza del suo denigratore Tertulliano[10] questo Dio straniero non doveva essere temuto o adorato per paura di punizioni future. Colui che veniva redento non aveva bisogno di norme morali o leggi, la fede trasformava i cattivi in buoni e li elevava oltre la realtà materiale. Trattandosi di Marcione va da sé che l’apostolo Paolo di Tarso è colui che per mezzo della rivelazione divina presenta il Vangelo di Cristo e lo difende con le sue lettere, a differenza degli altri[11] dodici.

I Marcioniti come chiesa erano indifferenti al destino dell’impero e alla vita pubblica, disprezzavano il mondo materiale inclusi i piaceri di natura sessuale e alimentare ed erano pronti al martirio e alla morte in quanto questo mondo materiale dominato e plasmato dal Demiurgo  era fonte di male e di degenerazione. Circa un terzo del libro è dedicato alla storia della chiesa marcionita sulla base di quanto ci tramandano le fonti e la ricerca storica. Marcione una volta espulso per le sue opinioni dalla chiesa di Roma inizia a creare la sua chiesa che tale era per riconoscimento anche dei suoi avversari e contestatori, e con un certo successo.  La sua Chiesa era radicale, era incentrata su una contrapposizione fra il fedele e il mondo materiale e la società umana e le sue caratteristiche indicano che era presente una forte tendenza all’ascetismo. Curiosamente le donne nella chiesa di Marcione[12] erano autorizzate a battezzare e a svolgere tutte le funzioni perché l’appartenenza sessuale dei redenti non poteva giocare nessun ruolo,  l’eucarestia veniva celebrata con l’acqua al posto del vino, e i fedeli dovevano praticare la castità e nel caso sciogliere il matrimonio e vivere in povertà e nella comunità e rinunciare alla carne e al vino nell’alimentazione. Per i catecumeni la morale era meno rigida configurando così una chiesa con due tipologie di aderenti. Il martirio invece andava accettato su di sé ed era una questione di principio per questa chiesa che cercava di avvicinare e di convincere il resto della cristianità a seguirla su certe posizioni. Harnack si è chiesto perché per quasi due secoli dal 150 ai primi anni del 300 questa chiesa fosse stata così influente e avesse retto alle persecuzioni e all’ostilità del  resto del cristianesimo la sua opinione è che si fosse verificata una combinazione di elementi diversi: l’ascetismo che doveva elevare il fedele, il rifiuto radicale del mondo materiale e del sistema di potere imperiale, il rigetto dell’Antico Testamento, la fede in Cristo. I Marcioniti come chiesa declinarono ed entrarono in una condizione che li fece sparire per effetto dell’attrazione verso la chiesa Manichea e l’altro per la persecuzione imperiale volta a uniformare tutti i cristiani nella Chiesa Cattolica quale religione unica dell’Impero d’Oriente e d’Occidente. Il libro riporta le testimonianze[13] che rivelano l’attrazione verso i manichei e l’opera imperiale di persecuzione e conversione dei villaggi e delle chiese marcionite. La chiesa di Marcione era sopravvissuta alle persecuzioni pagane ma non resse quelle portate avanti da imperatori divenuti cristiani, questa sconfitta finale di una chiesa così fortemente paolina e cristiana oggi suona come un tragico paradosso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1]   Cfr.  http://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_giudaiche

[2]   A questo proposito invito il lettore a confrontarsi con l’Autobiografia di Giuseppe Flavio e con l’episodio dei tre amici di Flavio crocefissi per ordine di Tito e liberati troppo tardi per mezzo della supplica dello stesso Flavio . Cfr.  Giuseppe Flavio, Autobiografia, BUR, Milano, 1994, pag.205

[3]   Cfr. http://www.homolaicus.com/storia/antica/cristianesimo_primitivo/messianismo.htm

[4]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.92

[5]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pp.160-161

[6]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.174

[7]   Ibidem

[8]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.177

[9]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.179

[10]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.218

[11]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.228

[12]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.236. sulla chiesa di Marcione in generale si rimanda a http://it.wikipedia.org/wiki/Marcionismo

[13]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pp. 245-250

 





25 luglio 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro. Il numero Due

        Il terzo libro delle tavole


"La scoperta dell'UFO" di I. Nappini




Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Il numero due degli Xenoi

 (anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Il numero due aveva suscitato in me un timore reverenziale, ero come succube del suo enorme carisma. Dovevo sforzarmi, evitare di far la figura del barbaro ignorante e cialtrone. I popoli umani della terra in fondo non hanno la lucidità di questi alieni, non vedono la loro forza, la loro comune natura e come un formicaio impazzito si ammazzano fra sé per futili motivi, per ambizioni di despoti e di tiranni, per la fame di denaro di oligarchi scellerati e corrotti.  Nel numero due osservavo la lucidità e la razionalità del potere contrapposta a l’umanità frammentata  e persa dietro mille follie e mille egoismi. I popoli umani sono una potenza impegnata a massacrarsi fra di sé, a derubarsi, a uccidersi, a donare poteri e ricchezze a despoti, demagoghi, oligarchi, capi sciagurati e chi si ribella a questa sottomissione a minoranze violente e dissolute viene chiamato oppositore, eversore, terrorista, mafioso  viene duramente punito e spesso giustiziato o recluso per anni. Questo accade perché quest’umanità deve evolversi e diventare altro. Gli Xenoi sono già ciò che devono essere; il loro problema è il dominio e controllo su parte di questa galassia.  Ormai il colloquio volgeva alla fine e i miei accompagnatori mi avrebbero riportato indietro.

Dovevo arrivare al dunque.

Così improvvisai:” Eccellenza ormai siete vicini alla conclusione dei vostri progetti. Siete qui e ben inseriti in territori che appartengono a tre continenti su cinque. Sarete parte dell’evoluzione di questa difforme umanità e delle sue ragioni di vita e di sviluppo. Dunque mi dica, se può, fin dove volete spingervi.”

Sua eccellenza così rispose:” Vicini. Non direi. Questo è un principio oscuro che cerchiamo di manipolare in associazione con i nostri locali amici devoti.     Non è facile inserirsi su un pianeta conteso da forze diverse e pieno di problemi ecologici e  ambientali. Mi figuro che lei abbia pensato a potenti strumenti tecnologici, a segreti scientifici straordinari e meravigliosi, a macchine immense e capaci di far cose straordinarie perfino di distruggere interi continenti, o al contrario di crearli. C’è questo, ma è poco. In realtà la possibilità di agganciarsi alla vicenda di questo pianeta azzurro e d’inserirsi nel destino di questa galassia dipende dagli alleati che troviamo sulla strada, dal coraggio di popoli, di famiglie, di privati decisi a sostenere la nostra volontà di potenza. Strano vero? Noi abbiamo bisogno di alleati locali e  loro hanno bisogno di noi. Siamo esterni a questo pianeta, alle sue logiche, ai suoi processi evolutivi, alla natura stessa e senza l’integrazione con i viventi locali non sarà possibile frane per noi una ragione di presenza e di potenza. I nostri pianeti, le basi e i satelliti abitati sono una sola cosa con la popolazione, integrati e coerenti. Qui è diverso. Questo è un pianeta ostile perfino per gli umani, difficile sotto tutti i punti di vista, ma è il punto dal quale è possibile per noi entrare nella periferia della galassia e non possiamo rinunziarvi. Qui in questo giardino sembra ovvia l’armonia fra umani e  natura, ma non è che illusione, questo è un pianeta in conflitto con se stesso; utile per creare esseri viventi sottoposti a processi di evoluzione forzata o accelerata. Inutile dire che questo interessa molto i nostri apparati militari e di ricerca. Tutto questo è noto.”

Risposi:” Per voi quindi questo è far esperimenti, veder fin dove potete spingervi.”

Lei: “Solo in parte, perché c’è un sincero interesse per i destini di questo pianeta. Quanto agli esperimenti mi risulta che non siamo né i primi e neanche saremo gli ultimi. So che in tanti pensano a migliorare gli umani per ragioni di produzione, sociali e  militari. I mezzi che usano gli altri per la manipolazione della cultura, della  coscienza o genetica ci sembrano rozzi e privi di un sincero approccio olistico, tuttavia comprendiamo di dover rispondere a questa sfida. Con mezzi nostri, ovviamente. In questa situazione è necessario per noi aiutare un governo amico e alleato che è sinceramente interessato a vincolarsi a noi. Paradossalmente la conflittualità violenta presente sul pianeta ci ha favorito perché così come ci portava tanti nemici ci ha donato i nemici dei nemici nella veste di alleati e di complici. Tante volte nel corso dell’ultimo conflitto una situazione difficile o pericolosa è stata salvata da una spia, da un gruppo di entusiasti, da forze locali o miste, da guerriglieri e perfino da  mercenari. L’essere umano come lo conoscete è una cosa in transizione, è un passaggio verso qualcosa di diverso di cui noi vogliamo esser parte. Per questo è stata affrontata l’ultima grande guerra. Questo non è dominio, questo è destino.“

Mi stupì il termine destino proprio quella parola  destino. Una parola singolare in bocca a un simile essere. Eppure. Dovevo conoscere meglio questi Xenoi, queste facce di plastica che non avevano esattamente del sangue nelle vene, era necessario per capire cosa stavo cercando io in questa storia.” Oso chiedere a sua eccellenza quale rapporto ha avuto con il processo e perché tanto interesse per un fatto in fondo marginale, per una resa dei conti fra gente locale; so che sua Eccellenza si è adoprata per seguire il processo, per capire di cosa si trattava. In fondo io sono qui per comprendere cosa è stato davvero, anche per voi Xenoi”.

Rimase leggermente impressionata, ho avuto la sensazione netta che riuscisse a cogliere elementi del mio pensiero e della mia memoria, come se potesse leggere i tratti somatici o i miei segreti. Forse questa domanda non era prevista, ero d’un tratto fiero di aver messo un punto a mio favore in questa intervista, ora non ero più lo stupido che faceva domande prevedibili; quello era il punto. Loro non capivano qualcosa e forse era l’unico elemento scoperto di tutto il loro gioco per il potere. Forse ero il solito illuso che credeva di far carriera con un colpo di fortuna, che si giocava la sua occasione e forse la stavo già rovinando.

Questo mi disse: “Non capivo e non riusciamo nel complesso a capire quella situazione che viene in essere quando nelle civiltà umane crolla un regime e ne arriva uno diverso. Noi abbiamo da tempi remotissimi sistemi stabili, il nostro sovrano è simile a un  Dio Vivente e rappresenta l’unità del sistema biologico e tecnologico di cui siamo parte. Lo spettacolo di un crollo di civiltà completo visto da vicino e per gran parte da noi provocato e voluto ci ha suscitato grandi curiosità. Il passaggio fra un prima e un dopo visto il pianeta coinvolgerà anche noi, c’è ragione di credere che sarà per noi necessario diversificare la nostra forma di vita per adattare elementi della mostra popolazione al pianeta Azzurro. La distruzione del vecchio e del morto per creare il nuovo e il vivente diventerà per noi fatto comune, ordinario e questo passaggio ci riempie di timore perché è certo che non è controllabile. Proprio io quale principale  funzionario e ministro del mio sovrano ho dovuto studiare con attenzione questo esempio di resa dei conti che rivelava le dinamiche di dissoluzione e di decomposizione del potere e dell’ordine costituito. Sapere perché si tradisce, perché ci si vende, perché si corrompe, cosa si prova se si è preda di rimorsi, rimpianti, passioni violente, istinti omicidi, vendetta può essere utile. Queste pulsioni un po’ primitive possono accelerare processi di mutazione e di trasformazione. Gli umani spesso passano da una vita all’altra senza accorgersene e restando uguali nel nome e nell’aspetto. Cambia ciò che sono pur restando simili nelle forme esteriori. Capire questo processo di mutazione psicologica è per noi vitale e interessante. In fondo anche le nostre comunità qui potrebbero essere sottoposte a stress psicologico e a malattie derivate da complicate relazioni sociali o cose simili. Inoltre il processo era incentrato sui sistemi di propaganda e plagio, conoscere ciò che faceva l’altra parte e unirlo con i dati in nostro possesso completava il quadro della situazione e mi ha dato molto materiale per organizzare le nostre future attività. La fondazione di una forma di civiltà integrata con la nostra e la vittoria in guerra esigono molto studio e conoscenze, e una cosa che voi chiamate intuizione. Capire in un solo istante il legame fra fatti lontani e distinti, comprendere una cosa difficile in un solo attimo di questo parlo. Qui con questo processo di cui voi vi siete interessato  ho compreso alcune dinamiche del potere e dello sfruttamento delle passioni e delle paure umane. Ma mi dica professore  cosa avete cercato in quei fatti di giustizia  oltre a un a carriera universitaria?”

Risposi subito:” Il potere dell’uomo sull’uomo. Non c’è modo migliore di vedere l’interno di un uovo se non spaccando il guscio. Voi avete spaccato il guscio dell’Antico Ordine con la vostra violenza tecnologica e potenza militare. Così ho visto l’interno del potere, almeno qualcuno dei suoi aspetti e grande è il favore che mi avete fatto. Conoscere un processo di decadenza e fine illustra tutti i processi di decadenza e fine. Una parte della storia non si ripete mai uguale, il colore degli stivali dei soldati cambia di solito, ma conoscere una parte fino a intuirla nel profondo aiuta a capire tutta la storia o almeno a delinearla per ciò che è. Così la visione dello squallore di un potere umano marcio e  ormai infelice e deforme mi ha svelato molte cose lette e studiate ma mai davvero comprese, non ho avuto così tante intuizioni professionali come in questi pochi mesi di ricerca qui in questa terra e in questa città.”

Lei disse:” Rompere il guscio…vero. Le confido che è stata una piacevole sorpresa anche per me trovare così tanti stimoli intellettuali e di conoscenza in questo fatto marginale. C’è un pericolo grande per ogni civiltà che si stabilisca qui ed è quello della decadenza e della corruzione. Cosa di cui abbiamo orrore. La morte anche violenta è sopportabile, basta che il corpo bruci, che si dissolva in fretta che il disordine e lo squallore della decomposizione sia rapidissimo. Questo ha un suo corrispettivo nella vita sociale e politica presso di noi. Alle volte capi e ufficiali Xenoi vengono polverizzati pur di evitare disagi e problemi al sistema nel suo complesso. Marcire per decenni, secoli entro i termini di un sistema sfatto e gestito da sciagurati e pazzoidi è per noi un disordine terribile, la peggiore delle punizioni, peggio della pena di morte. Questo grande pericolo va studiato, compreso e risolto, o limitato nei danni. Sappiamo per certo che altri hanno avuto problemi simili e non ci piace ripercorrere i fallimenti altrui. Io non posso e non devo fallire e devo dar il giusto indirizzo ai miei ufficiali e  funzionari e servi; sono nel livello più alto del comando e  controllo Xenoi e dovevo capire per ben operare.  Ammetto di essermi interessata al processo personalmente e in modo inconsueto per il mio altissimo rango. Ma era necessario e utile”

Dissi con felicità: “Capisco Alta Eccellenza, capisco.




19 luglio 2012

La Guerra Limitata - note e scritti su un testo tutto da scrivere-



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Tecnica della guerra limitata degli Xenoi - considerazioni -

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

La mia ricerca sui fatti del processo era incentrata in particolare sulla politica e sulla società. A questo punto della narrazione è necessario presentare qualche appunto su quel conflitto sulla base di quanto da me scoperto con ricerche d’archivio, con interviste, con la documentazione da me rinvenuta o concessa in visione dalle autorità. Quello che ha pesato nei fatti da me descritti era l’interesse politico degli Xenoi di creare forze di guerriglia e questo ben aldilà dell’interesse militare. Il controllo della penisola era per loro un fatto simbolico e l’occasione per inserirsi sul pianeta ed esercitare un contrasto forte con altre tipologie di popolazione aliena e umana. La guerriglia aveva grosse quantità di denaro contante ottenuto dagli Xenoi, i quali se lo sono procurato in mille modi perlopiù disonesti. Le forze insurrezionali e sovversive avevano accesso al fiorente mercato nero delle armi e delle merci della malavita e del contrabbando internazionale mentre un peso minore, a livello di quantità, hanno avuto lanci o trasporti di armi Xenoi. L’attività sovversiva era integrata da qualche agente infiltrato e da qualche missione militare per istruire e organizzare gli attacchi più difficili e coordinare i bombardamenti orbitali e quelli tattici. Quindi secondo verità gli Xenoi presenti erano relativamente pochi, il loro merito fu di saper ben organizzare una rete sovversiva e insurrezionale con agenti e forze locali. Riuscirono a federare la maggior parte delle opposizioni all’Antico Ordine presenti nel Belpaese con promesse, elargizioni di soldi, invio di armi e presentandosi come liberatori da un ordine di cose indecente e da poteri forestieri e domestici criminali e criminogeni. Eppure c’era qualcosa nella storia di questa penisola che rimandava ad altri momenti nei quali i regnanti e despoti avevano trovato forze locali ostili pronte a darsi al banditismo, alla guerriglia, all’insurrezione. Ancora una volta in questo studio mi trovavo davanti a un potente impasto di novità e d’antichità. Gli Xenoi appoggiavano capi ambiziosi e demagoghi locali di talento pronti alla clandestinità e alla vita da banditi e da guerriglieri, creavano intorno alle persone selezionate un nucleo di comando attraverso il quale veniva formata una rete di individui pronti alla sovversione politica. In un certo senso operavano una sorta di attacco di tipo biologico, immettevano nel corpo di una società minata dalla corruzione, dal militarismo  e dal dispotismo quelli che erano delle cellule cancerogene. Il sovversivo e l’attivista umano degli Xenoi operava come una cellula tumorale, cercava di colpire il potere riproducendosi in modo mirato in alcuni settori e punti della società con l’intento di devastare il suo ordinario operare a favore degli alieni e dei loro alleati. I livelli dell’attacco Xenoi attraverso le forze umane erano quattro: contestazione politica e contro-informazione, attività di sabotaggio e creazione di dissenso nella società, attività di guerriglia, insurrezione armata delle popolazioni contro le minoranze al potere e le organizzazioni militari e spionistiche forestiere. Tutti e quattro i livelli dovevano esser foraggiati con soldi, appoggi, aiuti di ogni tipo e più forte era la componente terroristica e militare e maggiore era l’impiego di risorse. Il primo livello era facilissimo da costituire con un poco di soldi e di risorse era facile trovare degli eroi  che stavano ben lontani dai campi di battaglia. Un provocatore o un agitatore politico sulla rete internet o sulle strade di periferia di una grande città era un tipo di umano facile da trovare, anche gente poco interessata alle ragioni politiche poteva essere avvicinata con una busta piena di contanti a corso legale o con dei beni di un qualche valore. Il primo livello di solito effettuava  azioni come una comunicazione in rete sotto falso nome e con un computer rubato o di contrabbando, un manifesto provocatorio affisso nelle periferie, dei volantini minacciosi sparsi di notte nelle piazze o messi in luoghi pubblici, un murales inquietante  o scritte offensive contro il potere sui muri di case e magazzini, diffusione con qualsiasi mezzo di notizie false o tendenziose. Il secondo livello  richiedeva e ha richiesto gente formata politicamente, convinta a suo modo delle ragioni del confronto militare e di potere in atto, la manovalanza pronta a rischiare una bastonatura o qualche settimana di carcere per soldi, per un portatile nuovo, per una cassa di superalcolici non era adatta al secondo livello. Nel secondo livello si poteva sparire, esser sparati da uno squadrone della morte, presi in casa da una banda di miliziani e stroncati con coltelli e manganelli. Chi praticava il sabotaggio spesso aveva una seconda vita e uno o due punti dove collocare abiti di ricambio, soldi, documenti falsi, armi, esplosivi, rivelatori di posizione. Quando passava all’azione in modo clandestino operava per provocare detonazioni e incendi in luoghi di un qualche interesse militare o politico, per collocare segnalatori di posizione utili alle forze aereospaziali, avvelenava derrate alimentari e altro ancora. Rischiava la fucilazione sul posto o peggio se veniva preso vivo. Chi faceva questo era gente che aveva poco da perdere o piena di odio per l’ordine costituito, pronta quindi a infilarsi in posizioni scomode o pericolose, se voleva soldi era pagato bene e in segreto. Chi si occupava di condizionare la pubblica opinione era spesso un militante politico di qualche gruppo o partito sciolto o minoritario e passato alla nuova causa, doveva muoversi sotto la copertura di associazioni umanitarie, di attività sociali, di attività commerciali al dettaglio in modo da aver rapporti con centinaia di persone la settimana e diffondere tra un discorso e l’altro frasi inquietanti, riconoscere eventuali sostenitori del regime. Questo secondo tipo di partigiano Xenoi intendeva  creare piccole realtà di copertura per azioni di disturbo nella vita politica o civile sotto forma di comitati civici, liste elettorali, gruppi informali di cittadini indignati per qualche motivo, gruppi d’informazione alternativa e perfino associazioni sportive o pseudo-religiose. Si trattava di far penetrare nella società umana o nel gruppo di umani presi in considerazione da questo tipo d’attivista dubbi e perplessità sull’ordine costituito e creare le condizioni per avere molti gruppi di umani disposti ad accettare o a tollerare gli Xenoi. Quando vennero messe in rete e coordinate fra loro le centinaia di piccole organizzazioni diventarono  un fattore di disturbo e di disagio per il potere politico e per l’organizzazione militare. Il terzo livello la guerriglia necessitava di gente già perseguitata, schedata dalla polizia, messa all’indice, desiderosa di rischiare la pelle, uomini  e donne ormai fuori dai normali legami della società, oppure convinta a livello fanatico o con forti ragioni di vendetta. Si trattava in fondo di creare azioni di carattere sovversivo, militare e di guerriglia volte a disorganizzare la vita civile e l’apparato militare, talvolta lo scopo era creare zone controllate dalle forze partigiane ove far arrivare materiali militari e rifornimenti di vario tipo dall’esterno. Qui i candidati erano pochi e ancor meno quelli con esperienze militari o di polizia, il guadagno poteva alla fine del conflitto essere notevole ma arrivare vivi alla fine era una cosa da virtuosi o da fortunati. Così i guerriglieri erano relativamente pochi ma motivati e grazie ai denari e ai beni che arrivavano le loro file erano alimentate da nuove reclute, e più l’Antico Ordine perdeva consenso e accumulava sconfitte militari e politiche maggiore era l’afflusso di nuovi guerriglieri. La capacità di reclutare era compromessa da eventuali sconfitte negli scontri contro mercenari, polizia, esercito, da azioni fallite contro obiettivi protetti, da delazioni o rilevamenti che comportavano bombardamenti o incursioni mirate delle forze speciali. Questo si verificava con una certa frequenza e ciò spiega l’aiuto costante degli Xenoi in materiali e invio di consiglieri, esperti e missioni militari. L’ultimo livello o preparazione e attuazione di un’insurrezione di una città o una provincia esigeva la creazione di forze coordinate e vittoriose sui tre livelli già detti e una rete di agenti in grado di agire in città e di avvicinare capi politici e religiosi per ottenere da loro almeno la passività davanti alla conquista definitiva o temporanea del territorio urbano o rurale preso di mira. Questo livello necessitava inoltre di una serie di dotazioni militari e finanziarie cospicue trovate in loco o fatte arrivare dall’esterno. Il primo e il secondo livello dovevano già aver scosso la fiducia della popolazione locale nei capi militari e politici con sabotaggi, omicidi, provocazioni, false notizie, manipolazione dell’opinione pubblica. La guerriglia doveva già aver tagliato le linee di comunicazione via terra e per via d’acqua e aver impegnato sul territorio le forze di polizia e militari o mercenarie.  
Dopo aver disorganizzato e diviso le forze in grado d’opporsi le forze sovversive iniziavano i combattimenti urbani o nei punti sensibili con lo scopo di distruggere le forze ostili, i centri di comando e  controllo e d’impadronirsi dei depositi di armi e dei magazzini. A questo punto dovevano emergere fra le fila di coloro che erano insorti non tanto i capibanda, i demagoghi, gli esaltati quanto piuttosto i capi politici rimasti in ombra, i dirigenti, i capitani e i comandanti delle squadre armate. In breve si trattava di formare un nucleo di capi e dirigenti con competenze e coraggio in grado di trasformare una sovversione alimentata dall’esterno in un fatto politico serio e responsabile a suo modo. Una volta vittoriosi sui nemici e sicuri nel territorio conquistato i sovversivi e i rivoltosi davano vita a una qualche forma di autogoverno locale e chiamavano gli Xenoi a penetrare nel territorio con spedizioni di soccorso, infrastrutture, basi militari e civili, forze armate. A quel punto un governo locale si era formato e a suo modo organizzato e supportato. Il pericolo rappresentato da questa forma di guerra limitata esigeva da parte delle forze dell’Antico Ordine una reazione bilanciata fra l’aspetto poliziesco e militare in senso stretto e la creazione di un consenso prezzolato e mercenario fra gli strati privilegiati della popolazione e fra alcuni gruppi disagiati pronti a ogni delazione in cambio di elargizioni di cibo e denaro. Inutile dire che questo modo di far la guerra comportava migliaia di attentati, incendi, stragi, esecuzioni sommarie, omicidi mirati e linciaggi selvaggi dovuti alle vendette e ai regolamenti di conti e all’odio di parte che si sommavano alla durezza del conflitto iper-tecnologico degli eserciti alieni, umani e Xenoi.




17 luglio 2012

Appunti sulla dissoluzione della ragione nel Belpaese

Libro abbandonato


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

Appunti sulla dissoluzione della ragione nel Belpaese

Devo provare a ragionare sul male di vivere di questi anni. Avendo avuto in sorte di trascorre l’infanzia fra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta del Novecento posso oggi nel 2012 affermare senza troppi problemi che la mia vecchia Italia non esiste più sotto quasi tutti i profili. Perfino la popolazione è diversa perché è stata fortemente condizionata dalla pubblicità commerciale e dal materialismo consumistico, spesso di pessima lega, che la televisione e il sistema dei mass-media proponevano alle genti del Belpaese. L’immigrazione di popoli e genti con culture diversissime ha fatto poi il resto. Ha concluso un percorso di auto-dissoluzione delle forme di vita e pensiero delle genti del Belpaese semplicemente manifestando la propria diversità, ora per milioni d’italiani di vecchio e nuovo conio il centro della vita sociale è il centro commerciale o il discount  alimentare e non più la piazza o il bar del quartiere, la casa del popolo o la parrocchia.  Questo è avvenuto fra gli anni ottanta e gli anni novanta del Novecento. Ciò che rimane del passato deve ritrovare un senso spesso  anche nella cattiva forma dell’attrazione turistica o della curiosità antropologica o sociale, altrimenti si vota ad essere parte di miti morti e di ideologie e forme di vita disfatte dallo scorrere del tempo. Quando ritorno nei luoghi d’infanzia o della pre-adolescenza mi accorgo della distanza che il tempo ha posto; ciò che è stato non è più. Cosa è quindi l’Italia di oggi? Dove sta andando, ammesso che vada da qualche parte? Recentemente mi sono chiesto da dove parte tutto questo, mi sono risposto che in fondo proprio quel mondo dell’infanzia era tutt’altro che saldo, col senno di poi e con la giusta distanza che offre lo scorrere dei decenni ho capito che quel mondo italiano era una piccola parte del Belpaese, fondata su visioni del mondo precarie o ideologiche, già inserito in una logica di consumismo dove l’appartenenza ideologica dei singoli era spesso intessuta con concretissimi interessi professionali, materiali o con questioni private, magari di famiglia. Questo presente così scisso fra concreta realtà e possibili visioni ideali del mondo e del futuro coltivate da minoranze politicizzate o impegnate socialmente viene in realtà da lontano, da decenni di cinismo politico, di privati interessi trasformati in necessità collettive, di conflitti d’interesse a tutti i livelli irrisolti e lasciati marcire, di una nazione di fatto a sovranità limitata in politica internazionale,  di pratiche di corruzione quotidiana e di trasmissione del posto di lavoro di padre in figlio come da antica tradizione corporativa e familistica, di disagio del cittadino davanti alla macchina della burocrazia e della giustizia. Basta osservare con spirito libero molti film italiani di satira o di denuncia dei mali della corruzione politica e sociale e sul malcostume nazionale fra gli anni settanta e gli anni ottanta. L’Italia di allora era una realtà fragile tenuta assieme da troppi compromessi, perdite di memoria, finzioni, ideologie che coprivano la realtà senza trasformarla.

Questo mondo umano fragile è passato dal fracasso ideologico e settario al silenzio degli anni ottanta, della Milano da bere, del Craxismo, delle sfilate di moda e della borghesia italiana in ascesa. Il mondo umano italiano di oggi è il portato di questo passaggio fra una finta restaurazione borghese infelice e da tristi benpensanti degli anni ottanta e l’inizio di una trasformazione in senso imperiale delle potenze mondiali. Con lo smantellamento del comunismo dopo il 1989  lentamente ma fatalmente è emersa la realtà di poteri imperiali in Cina, Russia, Francia, Inghilterra e
Stati Uniti cresciuti all’ombra delle opposte ideologie e ora finalmente in grado di rivelarsi per ciò che sono diventati nel corso degli anni novanta: imperi a vocazione imperiale  e capitalista. Oggi questi imperi che hanno potenti multinazionali,  grandi apparati spionistici e complessi militar-industriali si stanno ritagliando le rispettive fette di mondo dove sono dominanti i loro interessi strategici o peggio vitali e questo accade con una logica da politica delle cannoniere dell’Ottocento mascherata sotto ONG, investimenti di multinazionali, interventi umanitari, guerre a favore dei diritti umani. Questa è la realtà che oggi milioni d’italiani esorcizzano fingendo di vivere in un altro tempo e in altro Belpaese. Come se questi anni fossero il  1945, il 1948, il 1968, il 1977. Il 2012 è il 2012 e non può essere altro da sé.

Credo per molte prove che in Italia oggi sia presente  una realtà dove si è dissolta la ragione, dove minoranze spesso politicizzate cercano di tener la testa lucida mentre milioni di umani delle genti nostre seguono ragionamenti frammentati, istinti opportunistici, paure irrazionali e possono esser con facilità manipolati da demagoghi televisivi o costruiti ad arte con i milioni elargiti a professionisti della comunicazione e della politica. Il consumatore ha il suo pensiero frammentato da desideri indotti e necessità concrete e formato da milioni di messaggi pubblicitari dei giornali, della televisione, delle riviste patinate. Egli è oggi la forma base dell’umano italiano su cui poi s’appiccicano altri optional come l’appartenenza a una tifoseria, a un ceto sociale, a una città, a un gruppo e altre cose del genere. Un po’ come le auto quando sul modello di base vengono aggiunte le diverse componenti tipo l’autoradio o i cerchi in lega. Il primo strato è comunque il consumatore creato dal sistema dei consumi e della pubblicità commerciale.

Oggi che la situazione lavorativa e  di capacità di spesa è sfavorevole per milioni d’Italiani vecchi e nuovi a causa della recessione e dei disastri economici nell’Occidente politico - ossia Europa Occidentale, Israele, Stati Uniti, ex Impero Inglese - i limiti di questa base su cui si è fondata tanta parte del popolo italiano emergono. In particolare nella cronaca spesso faziosa e politicamente orientata dei quotidiani e dei settimanali emergono masse di popolazione avvilite, talvolta impoverite, incapaci di dare uno sviluppo positivo alla loro frustrazione umana e professionale. Se si sommano i pezzi di cronaca con i discorsi delle minoranze politicamente agguerrite che comunicano in modo alternativo, ad esempio il movimento No-Tav o quello delle CinqueStelle, emerge un Belpaese che sta perdendo i nuovi punti di riferimento legati al mondo dei consumi e della pubblicità commerciale e ha dissolto le antiche e vecchie ragioni di vita. In realtà questo tempo è una terra di nessuno, un passaggio; e questo passare non si è risolto in una ragionevole sintesi perché milioni d’italiani e tanta parte dei ceti agiati e di coloro che vivono di politica ha interesse ha protrarre avanti nel tempo questa incertezza che comunque li vede socialmente premiati in un contesto di disagio e d’impoverimento. Il mondo umano in Italia sembra scisso fra i molti che vivono in mezzi ai detriti di miti perduti e ideologie morte o marcite e i pochi che cercano di veder oltre questo tempo, di capire cosa può portare l’egoistico dominio globale delle cinque potenze imperiali, va da sé superpotenze nucleari, con diritto di veto all’ONU.

Mancano  gli Dei e gli Eroi del cinema, dei fumetti e delle favole in grado di mettere ordine in un mondo umano caduto della scelleratezza, nell’empietà  e nella follia. Quindi senza possibilità di miracoli da fumetto o da cinema rimane l’ordinario sforzo dare un senso di giustizia ed equità a un mondo umano che deve formarsi essendo quello antico disfatto dallo scorrere del tempo e dal darsi un mondo scisso non più in due blocchi ideologici ma in concretissimi interessi imperiali e in grandi concentrazioni finanziarie. L’incapacità di leggere in chiave di quotidiano questa trasformazione del grande potere su scala mondiale da parte di tanta parte della popolazione italiana è il segno della dissoluzione della ragione. Ciò che appare è più forte di ciò che è nascosto, ciò che è presentato platealmente dai media diventa l’unica realtà, lo spettacolo continuo avvolge le notizie, l’abitudine cementa il pregiudizio e la cattiva conoscenza. Occorre ammettere da parte mia che la mente umana che vuol fare dei ragionamenti sensati deve selezionare ogni giorno quel che serve davvero a capire, ossia deve fare uno sforzo  alimentato con l’abitudine  e l’esercizio critico. Nella pigrizia intellettuale e nell’abitudine derivata dal conformismo vedo il primo perdersi della ragione da parte di troppi abitanti del Belpaese.




15 luglio 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro Appunti sparsi sul processo

Libro abbandonato



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Appunti sul processo

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Cominciai a mettere le date una dietro l’altra. La mia ricerca riguardava “l’Anno Uno” del nuovo regime, ovvero subito dopo la guerra Xenoi, ossia sette anni fa. La storia era già passata, era una cosa finita. Il processo era iniziato nell’Anno Sesto del Contatto, ossia nell’ultimo anno della  guerra  globale che interessò le potenze aliene e Xenoi ed era finito l’anno dopo o “Anno Uno” primo anno di Pace o se si vuole di passaggio da una guerra pesante e distruttiva a una guerra a bassa intensità e in territori limitrofi e  marginali rispetto alle potenze planetarie e non solo. Il processo doveva concludere il momento della resa dei conti, del saldare i debiti di sangue e procedere alla creazione del nuovo Stato  rigenerato dalla presenza Xenoi e dal ritorno al nuovo Stato di territori e città perdute da queste popolazioni in altri tempi e in altri contesti. Il processo era una linea che doveva tracciare il prima e il dopo, un gesto simbolico per distruggere il passato infelice e il suo squallore. Il processo celebrato in una delle Biblioteche Nazionali era simbolico, era la sconfessione di una cultura meschina data da una spregevole arte dell’arrangiarsi e del vivere d’espedienti con una mentalità da colonizzati che trovava nell’intrattenimento, nella cattiva informazione, negli spettacoli sportivi o di svago più o meno erotico la propria forza. Plebi abbruttite dalla cattiva alimentazione, dalla microcriminalità, da paure indotte, rincretinite da cattive abitudini tollerate dalla polizia e dal potere politico, dalla diffusione di sostanze stupefacenti venivano travolte dalla distruzione del loro mondo idiota  e mendace, quelli che ne sono usciti vivi sono stati riconvertiti nel popolo di un nuovo sistema; ma  fra un prima e un dopo va tracciata la linea che separa e essa va scritta con l’ultima esecuzione.  Un nuova forma di civiltà si era formata nella guerra fra umani e nella stretta alleanza di tanta parte dei popoli della penisola con i poteri e la popolazione  Xenoi, è la Neoitalia. Il processo incrocia l’accordo di fusione con gli Xenoi, la creazione di un nuovo Stato, La fondazione delle nuove istituzioni, la creazione di un modello altro di vita associata, l’ascesa al potere di un movimento nazionalista erede della guerra vittoriosa e questa strana convivenza fra umani e  facce di plastica. Milioni di plagiati dal sistema della pubblicità commerciale, dell’intrattenimento scemo, del divertimento stupido, nei telegiornali e dell’informazione di propaganda dovevano esser riciclati, diventare altro. Si trattava di un gigantesco lavacro, di una purificazione di massa, una rigenerazione a suo modo, stavolta però di popoli interi. Quel processo era parte del lavoro di trasformazione, di fatto si trattava di trasformare in profondità i popoli della penisola e questo come da antica tradizione doveva esser parte di un passaggio di poteri imperiali, se vogliamo di una vera e propria invasione che trovava all’interno della penisola entusiasti dell’una o dell’altra parte.

Da un certo punto di vista si è trattato di un misto fra rivoluzione e invasione, qualcosa che ricorda sul piano psicologico di massa l’impresa di Re Alarico al tempo del crollo dell’impero Romano D’Occidente quando prese Roma e la saccheggiò e Napoleone sul piano degli effetti di trasformazione del diritto e della società, ovviamente tutto questo a un livello di potenza all’altezza della quarta rivoluzione industriale. Eppure il contesto in cui si sviluppò la cosa pare davvero una questione di provincia, solo sette imputati, un luogo di detenzione ridicolo ossia una stanza  nel sotterraneo della Biblioteca ridotta a cella per i due gruppi separati da sbarre, un cortile quadrato di pochi metri, un corpo di guardia di poche persone con qualche Xenoi venuto per altri motivi. Oggi posso scrivere liberamente che fu Rodolfo Brandimarte a rivelarmi certi segreti, che non erano tali, di quel processo; mi portò quasi di nascosto a vedere il cortile angusto dove i detenuti passavano l’ora d’aria, la panca dove si sedevano a fumare o borbottare fra sé, la stanza dei reclusi con il bagno, il posto dei sorveglianti. Quelli erano i luoghi ove la parte invisibile del processo si era data, cosa pensassero e come vivessero quei momenti i processati può essere ricostruito solo in modo grossolano. Del resto all’inizio di questa storia non era chiaro quale peso politico avrebbe avuto questo processo; in un certo senso esso fu invenzione politica e di propaganda tormenta, esso poteva benissimo passare sotto silenzio. Solo verso la conclusione del processo la cosa divenne nota e un fatto di grande rilievo politico e culturale. L’inizio della cosa fu quasi familiare, intimo. Il finale fu spettacolare, senza dubbio. La mia intenzione inizialmente era quella di scoprire i segreti della dimensione spettacolare, ma una volta sul posto ho cambiato tutta l’impostazione. Erano quelli che pensavo essere i particolari minori, le rivelazioni su fatti quotidiani, le caratteristiche dei personaggi di questa tragedia della storia, l’opinione dei molti, perfino i dettagli all’apparenza futili. Ricostruivo dai particolari un mondi umani e di pensieri  che non potevo nemmeno concepire prima del mio venire in questa terra.

Per prima cosa devo far capire il luogo. Di solito non si arriva alla Biblioteca Nazionale partendo dal davanti e ammirando al facciata imponente ma da una delle due strade laterali. Quindi l’impatto visivo con la costruzione ordinariamente non ha luogo, uno arrivando dalla strada laterale sale scalinata bianca, osserva il cancello aperto, passa dalla portineria e non si rende conto se non quando è dentro edificio della sua natura volutamente monumentale.  Ma l’edificio ha un secondo elemento che tende a confondere lo sprovveduto: assieme alle sale imponenti ci sono corridoi e sale più piccole, quasi un labirinto. Non tutte sono aperte, e il risultato è di nuovo illusione i grandi spazi sono circondati da piccoli spazi invisibili all’occhio del visitatore meno esperto. Un luogo di cerimonia, di consultazione, di lavoro, di studio e d’impiego per burocrati, professori, dottori, esperti, tecnici. Pensai alla forma del grande edificio ed a fatto che al  grande spazio monumentale si congiungeva il piccolo spazio, era come nella realtà quando  il grande evento era circondato da tanti piccoli eventi o il fatto storico da troppe storie piccole all’apparenza ma ognuna piena di senso e di conseguenze.  Ecco cosa comunicava l’architettura dell’edificio; era una lezione di storiografia, o forse l’atto primo della fondazione di qualsiasi cultura responsabile di sé. Sette delinquenti culturali rimasero per un anno chiusi là dentro. Non si faccia illusioni il mio lettore erano di tal fatta che non capirono dove erano e cosa stava loro precipitando addosso. Ma dalle piccole cose, dai segni, perfino dall’edificio sibilava una verità: Non tutto muore. Vi era continuità storica e forse anche una triste forma di sacralità in quel processo, la fine di un mondo umano arrivato a una meschina e miserabile fine era una nuova versione di molte altre antiche e  quasi dimenticate miserevoli vicende storiche. A un certo punto osservando per la terza o quarta volta quel cortile quadrato piccolo e  anonimo compresi quanta continuità segreta vi fosse fra i crolli di regimi di re e principi antichi condannati e criminalizzati per le loro azioni e i loro atti e questi fatti recenti. Solo che in questa storia mancava un pezzo, non da poco. I diversi imputati sembravano inconsapevoli, del tutto ignari di ciò che comportavano le loro azioni; all’apparenza erano macchine senza rimorso, senza morale. Avevano imparato a far i soldi e a viver bene con l’inganno mediatico, con le false notizie, con la più bieca propaganda di guerra; il loro egoismo li portava a ignorare le molte vittime delle loro calunnie e delle loro frodi. Il processo fu condotto con grande abilità per smascherarli su questo punto preciso. Sapevano, sapevano tutto e mentivano anche a se stessi per soldi e per amore di piaceri e  privilegi. Milioni di umani nella penisola erano tali e  quali a loro, molti erano morti o fuggiti altrove ma molti no. Occorreva far capire che la presente non era un’invasione come le altre, essa pretendeva di purificare e di ricostruire. Era una nuova forma di crociata ideologica, a suo modo una “Piccola Apocalisse”.  




12 ottobre 2011

Il terzo libro delle tavole: Creare il proprio Mito Bellico


CREARE IL PROPRIO MITO BELLICO



La storia si ripete? Forse no e di sicuro identica mai, almeno il colore dei calzini di qualcuno cambia ogni tanto. Ma il vizio di creare la memoria pubblica di un popolo o di una comunità è cosa comune e praticata da quanti si trovano in mano il potere politico in congiunzione con la repressione poliziesca e il controllo di gran parte dei mezzi d’informazione.

Ho passato più di dieci anni della mia vita a studiare il caso della Firenze del primo dopoguerra e ho potuto individuare qualche meccanismo di creazione di mito politico e di costruzione della memoria pubblica e di rimozione e disgregazione delle altrui ragioni o dei ricordi scomodi. Ritengo che oggi i meccanismi di costruzione del discorso pubblico sulla guerra e sull’identità collettiva siano più blandi e più scomposti di quelli usati da nazionalisti e fascisti  ma non per questo scomparsi. Al posto di una retorica patriottica  pesante, schiacciante la coscienza e incentrata su eroi sanguinolenti e martiri della Patria oggi si usano i trucchi spesso sporchi delle società di pubbliche relazioni che costruiscono in collaborazione con i servizi segreti del caso l’immagine tremenda del nemico di turno e di riflesso la propria. Gli esempi si sprecano, in questi ultimi vent’anni il sedicente occidente è stato tempestato da notizie e informazioni su orribili mostri politici e militari tanto armati quanto  aggressivi, che si sono rivelati alla prova dei campi di battaglia e dei bombardamenti NATO dei despoti e tiranni male armati e isolati militarmente. E’ tuttavia interessante osservare come gli strumenti di propaganda solitamente impiegati per colpire il nemico esterno si rivelino efficaci anche contro quello interno. Offro quindi qualche scritto del mio duro lavoro a beneficio del lettore sperando non che ne tragga auspici ma che meditando sul passato possa circoscrivere certi fatti del presente che solo in apparenza sembrano normali o frutto del caso ma che in realtà corrispondono a calcoli e a meccanismi precisi della politica e della comunicazione fra le caste al potere e le masse di elettori o di credenti in fedi politiche o religiose. Oggi non mi sento d’invocare Dio, non è proprio il caso ma per certo è bene  augurarsi buona fortuna perché in questi anni le tenebre dell’adorazione del Dio-denaro che spezzano pietà umana e ragione sembrano farsi marea e tutta la terra appare allagata da una forza incontenibile che disgrega, corrompe e apre le porte a qualsiasi avventura. Allora è questo il tempo per non perdere la ragione, per meditare, riflettere, ascoltare perché potrebbe arrivare il momento in cui ciò che è comunemente chiamato male si presenterà e dovrà esser riconosciuto per ciò che è. Ma per vedere l’abisso che si apre quando le tenebre del Dio-denaro sommergono il mondo umano occorre conoscere qualcosa del passato, capire almeno in parte da dove si viene. Se non si sa da dove si arriva e la natura della strada da percorrere  con difficoltà si potrà sperare di arrivare alla propria destinazione.

 

 

 

La costruzione politica della memoria pubblica.

 

Le bande militari, la Martinella, la campana del Bargello e le campane di tutte le chiese di Firenze suonarono assieme il 4 novembre 1918: era  l’annuncio della fine della Grande Guerra per gli italiani.

 “Alle 18 dalla torre di Palazzo Vecchio la storica Martinella con lunghi rintocchi dà segnale alle altre campane, ed a essa risponde quasi subito la campana del Bargello e tutte le altre numerose chiese della città. Le musiche militari che sono giunte sulla piazza trascinandosi dietro una vera fiumana di popolo suonano gli inni della Patria mentre la folla applaude entusiasticamente gridando: Evviva l’Italia! Evviva l’Intesa! Evviva Trieste. W Trento

E’ un momento di vera intesa d’irresistibile commozione.”

 “Il Nuovo Giornale”, quotidiano fiorentino nazionalista e interventista, usò queste parole[1] per sottolineare l’intreccio formatosi fra rito civile e rito religioso e la gioia cittadina per la fine vittoriosa della guerra.  La conclusione del conflitto mondiale avrebbe di lì a breve costretto i fiorentini e tutti gli italiani a confrontarsi con il senso  di quel conflitto[2], con i cambiamenti  che  aveva operato nella società e nella percezione della propria identità nazionale.

A partire da quella giornata gli strumenti[3] della propaganda bellica, costruiti durante il conflitto, sarebbero stati utilizzati per creare un mito e una memoria pubblica  da parte degli appartenenti alle  forze politiche conservatrici fiorentine; essi  si erano mobilitati  per attuare numerose iniziative di carattere filantropico,  politico e culturale[4] a sostegno dello sforzo bellico. I loro interessi politici e il loro nazionalismo s’integravano nella realizzazione di manifestazioni di propaganda patriottica nelle quali il concetto del sacrificio della vita in guerra era ricorrente perché idealmente santificava la patria e attribuiva, di riflesso, alle classi dirigenti una legittimazione alta e nobile in quanto la Nazione era resa sacra dal sangue versato. Il discorso politico in Italia fin dal periodo Risorgimentale[5] trovava nei morti in battaglia per la Patria l’espressione più alta della sacralità, infatti il sacrificio e la morte in guerra erano elementi fondamentali del Nationbuilding ottocentesco. Questo senso del sacrificio era la base tradizionale sulla quale era possibile costruire una pedagogia patriottica e politica rivolta alle masse popolari.

Durante il conflitto l’Italia aveva conosciuto forme di propaganda rivolte alla totalità della popolazione, in un contesto di diffidenza e contrasto fra “paese reale” e “paese legale”. L’immane conflitto –  soprattutto per effetto della disfatta di Caporetto – aveva insegnato che la costruzione del consenso di massa era indispensabile per fare la guerra. L’esperienza avrebbe presto insegnato che era indispensabile anche per governare la pace.

Porsi il problema del cercare il consenso significava fare i conti con due pesanti condizionamenti: uno riguardava il fatto che lo Stato era stato costruito in opposizione alla Chiesa, e sotto la spinta di minoranze divise anche sul progetto generale[6], che aveva lasciato irrisolto il problema dell’identità nazionale delle masse popolari; l’altro, più grave, era il profondo divario fra le diverse classi sociali e fra città e campagna. Un divario accentuato dalla diversa velocità dei tassi di alfabetizzazione e di conoscenza della lingua nazionale.  La costruzione di una memoria pubblica della Grande Guerra a Firenze iniziò con la prima deliberazione del Comune[7] favore dei futuri decorati in guerra assunta nel novembre del 1915. Essa si concretizzò con la deliberazione di apporre di una targa commemorativa nel loggiato degli Uffizi in modo da legare i nomi dei decorati al luogo ove erano poste le statue degli uomini illustri. Con l’avanzata del conflitto e dell’ecatombe di uomini che esso produsse emersero i limiti dei riti e delle cerimonie allestite dalle classi dirigenti cittadine soprannominate anche la “consorteria”. La “consorteria” con la sua cultura e con il richiamo alle glorie Risorgimentali non riusciva a trovare gli strumenti propagandistici e politici per governare la società di massa che si era formata negli anni del conflitto nonostante si fosse impegnata in una catena d’iniziative volte a trovare un consenso popolare.

Fin dal novembre del 1915 la giunta del sindaco Orazio Bacci[8] organizzò la mobilitazione cittadina e l’attività di propaganda bellica. Le prime iniziative come la celebrazione per Battisti nel 1916 con la prima targa posta in suo ricordo, la deposizione di fiori freschi a spese del comune nel cimitero di Trespiano o le letture rituali dei nomi dei caduti in Consiglio comunale, appaiono ancora prive di un indirizzo politico capace di trasformarle in una pedagogia politica di massa. Toni nuovi, comunque, emersero con chiarezza nel novembre 1916 nel modo in cui fu progettato l’evento della riconsacrazione dell’arco dello Jadot in Piazza della Libertà. La solenne festa del compleanno del Re fu l’occasione nella quale il Comune fece partecipare alla cerimonia le scolaresche e le associazioni patriottiche con l’intenzione di creare un disciplinato seguito[9] di massa.  Questo sforzo continuò anche nel 1917 ma la mancanza di un rapporto di carattere continuativo e non occasionale con le masse pesava sulla qualità degli eventi; il problema certo non poteva essere “superato” e risolto continuando nella politica delle targhe dedicate a singoli personaggi o agganciando le vicende di quel conflitto agli eroi risorgimentali o ad una lettura della guerra in corso in chiave di “Quarta Guerra d’Indipendenza”. Nell’ultimo anno di guerra a Firenze lo sforzo propagandistico si intensificò e diede i massimi risultati, grazie anche all’impegno del Comune. Esso ebbe due denominatori comuni: l’uso delle forme della ritualità mutuata dai riti cattolici anche attraverso l’appoggio e la mobilitazione del clero[10] e la volontà, e forse la necessità, di far apparire salda l’alleanza e l’integrazione con le altre potenze dell’Intesa attraverso la presenza di loro rappresentanze nelle iniziative più importanti. Nel corso del conflitto nella vita sociale italiana e cittadina la pietà per i morti con il necrologio funebre prese  forme che rispecchiavano la società di massa e la serialità della produzione industriale con foto di volti e storie congelate in poche righe così simili le une alle altre da sembrare sempre uguali. La loro ossessiva presenza[11]  si sarebbe protratta, del resto, anche dopo la  fine della guerra.

Come i  resti di  un  naufragio che arrivano  dopo  giorni sulle spiagge, alcuni di questi necrologi continuarono, infatti, ad essere pubblicati, ben oltre l’armistizio, via via che i corpi dei caduti al fronte venivano riconosciuti e ritrovati.



[1]Il Nuovo Giornale”, 5 novembre 1918. Ai reparti in linea la notizia della fine del conflitto  fu comunicata alle tre di notte del 4 novembre 1918, mentre, fu di pubblica ragione a Firenze nella mattinata. Cfr. “La Nazione”, 5 novembre 1918. 

 

[2] Sul nesso Grande Guerra e identità italiana cfr: Oliver Janz e Oliver Klinkhammer (a cura di), La morte per la patria, La celebrazioni dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica, Donzelli, Roma, 2008 e Mario Isnenghi (a cura di) , I luoghi della memoria. Strutture ed eventi dell’Italia unita, Laterza, Bari, 1997.

 

[3] Sulla propaganda bellica in Italia durante la Grande Guerra. Cfr. Antonio Gibelli, La Grande Guerra degli italiani, 1915-1918, Sansoni, Milano, 1998, pp. 240 – 246.

 

[4] Sul valore dato dalle classi dirigenti cittadine alla cultura attraverso le diverse espressioni con cui si manifestava e al particolare accento nazionalistico che esse assunsero nel periodo della guerra e in quello del decennio precedente: cfr. Laura Cerasi, Gli Ateniesi d’Italia, Associazioni di cultura a Firenze nel primo Novecento, Angeli, Milano, 2000,. pp. 206 - 224.

 

[5] Cfr. Oliver Janz, Lutz Klinkhammer ( a cura di), La Morte per la patria, La celebrazione dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica, Donzelli Editore, Roma, 2008, pp.IX-XI.

 

[6] Antonio Gibelli, La Guerra degli Italiani 1915-1918, Sansoni, Milano, 1998, pp. 92-93

 

[7] ASCFi, f. 4445,  doc. 114

 

[8] Uno degli elementi che distinsero la politica della giunta Bacci fin dall’inizio fu l’attività del Comune indirizzata ad onorare ufficialmente i caduti in guerra. Per ciò che concerne le onoranze funebri: cfr. ASCFi, f. 4445, doc. 119; sul l’impegno della municipalità in occasione scopertura della targa a Battisti: cfr. ASCFi, f. 4445,  doc. 112

 

[9] Questa cerimonia in particolare è studiata nel secondo capitolo. Essa fu articolata e complessa e segnò uno dei massimi risultati propagandistici della giunta Bacci. Cfr. Bargellini, III, p. 145. ASCFi, f. 4445, doc. 114; Bullettino, CFi, Novembre 1916; “Il Nuovo Giornale”, 12 novembre 1916.  Per quello che riguarda la mentalità e la sensibilità comune una simile messa inscena deve esser sembrata abbastanza ragionevole in quanto:” La pedagogia patriottica del periodo dell’Italia liberale ha usato il concetto di sacrificio per la Patria. Si ritrova l’idea di ,morte per la Patria anche nel libro Cuore e in generale nella letteratura scolastica…” cfr. Oliver Janz, Lutz Klinkhammer ( a cura di), La Morte per la patria, La celebrazione dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica, Donzelli Editore, Roma, 2008, Pag.XIV.

 

[10] Cfr. Simonetta Soldani, La Grande Guerra lontano dal fronte, in Storia d’Italia, Le regioni dall’Unità ad oggi, La Toscana, Giorgio Mori (a cura di), Einaudi, Torino, 1986,  pp. 414 – 415, dove l’autrice osserva come tale atteggiamento patriottico nel clero si generi durante la guerra e verso la fine subisca una svolta; in particolare: “nella primavera del 1918 (…) si sarebbe giunti a chiedere esplicitamente al clero di farsi carico in prima persona e in modo diretto della propaganda in favore della continuazione della guerra fino alla vittoria delle armi italiane, in un crescendo che avrebbe fatto la gioia dei moderati toscani della cerchia di Lambruschini, e che era la più evidente riprova dell’inettitudine dello Stato e dei suoi terminali periferici a gestire una politica che si caratterizzava per una inusitata intensità e minuziosità prescrittiva in campo sociale, e che poneva con urgenza problemi di coinvolgimento e di consenso di grandi masse popolari”.

 

[11] Cfr. “La Nazione”, 10 – 15 marzo 1918, 30 luglio, 19 novembre 1918. Cfr. “Il Nuovo Giornale” 14 - 17 settembre 1918,  7 - 16 novembre 1918.

 


IANA




17 settembre 2011

Il terzo libro delle tavole



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il terzo libro delle tavole

L’Italia e la ricostruzione della memoria pubblica

Tempo fa avviai una riflessione sulla costruzione dell’identità italiana, oggi in tempi di crisi del sistema di produzione e consumo In Europa e USA, di guerre non più episodiche ma integrate nel sistema finanziario e dei complessi militar-industriali delle grandi potenze a vocazione imperiale emerge la fragilità politica e di sistema del Belpaese. Questo terzo libro delle tavole vuole dare un contributo intorno alla complessità dei processi che definiscono la propria memoria pubblica e l’appartenenza di un privato a una comunità umana. Presento, quale primo contributo, qui uno schema storico per iniziare una riflessione su quanto sia frantumata e complicata la memoria pubblica a partire dai 150 anni dell’Unità d’Italia. Il terzo libro sarà anche dedicato a quella parte della cronaca e dei fatti clamorosi del quotidiano che esigono una meditazione e una considerazione.

1861-  Il Risorgimento

L’avventura dell’Italia Unita si apre a grandi speranze di gusto romantico per via della presenza di grandi eroi ottocenteschi come Mazzini e Garibaldi. Il Regno Unitario che si costituisce, e che è privo di alcune regioni del nord-est, si presenta come un nuovo Stato Nazionale su cui sono collocate molte speranze non solo italiane.

1861- 1876   La destra Storica al potere

L’Italia passa dalla poesia alla Prosa, al posto dei grandi ideali – la poesia- emerge l’evidenza di un Risorgimento tormentato e contrastato, di una Nazione giovane con grandi masse popolari e contadine povere e poverissime, di classi dirigenti insensibili alle sofferenze quotidiane dei loro amministrati e di un popolo italiano tutto da costruire  e da istruire. Intanto il brigantaggio è represso con estrema durezza e grande è la distanza fra la stragrande maggioranza degli italiani e le minoranze al potere.

1876-1887  La Sinistra Storica

La sinistra storica constatando la distanza enorme fra paese legale e paese reale, fra sudditi del Regno d’Italia e la minoranza di ricchi e di nobili che di fatto governa il paese e ha i diritti politici cerca di avvicinare le masse popolari con riforme sociali ed edificando monumenti agli eroi del Risorgimento e attuando titolazioni patriottiche di piazze e vie. Intanto l’emigrazione italiana verso il Nuovo Mondo si presenta come un fenomeno inedito che coinvolge milioni d’Italiani. Tuttavia per la prima volta la minoranza al potere si pone il problema di nazionalizzare e istruire  le masse che costituiscono il popolo italiano.

1887-1896  L’età Crispina

L’età Crispina segna l’emergere di una minoranza politica autoritaria con forti legami con i grandi industriali del Nord e i latifondisti del Sud. Da una lato aggredisce con estrema violenza poliziesca le manifestazioni di protesta operaie e contadine dall’altro coltiva un nazionalismo aggressivo e colonialista che fa presa sui ceti medi, la nuova formula di creazione degli italiani fa leva su riforme di carattere giuridico, amministrativo e sociale. La disfatta coloniale dell’esercito italiano ad Adua fa emergere un nazionalismo esasperato e forze socialiste diffidenti e ostili al concetto stesso di Nazione. Emerge l’impegno politico dei cattolici in quel momento culturalmente ostili alle minoranze che esercitano il potere in Italia.

 

1898-1900  Sangue e fango sull’Italia.

L’età Crispina cessa al momento della disfatta coloniale, la protesta sociale è soffocata nel sangue anche nella civilissima e industrializzata Milano dove  spara con i cannoni contro donne e bambini in sciopero. La repressione sociale è durissima, l’idea risorgimentale di fare gli italiani è di fatto spento. La politica diventa terreno di terribili contrasti, per evitare la disgregazione delle libertà fondamentali l’opposizione ricorre all’ostruzionismo parlamentare. Su questo biennio di sangue e fango  cade il regicidio del 1900 per mano dell’anarchico Gaetano Bresci.

1901- 1913  L’Età di Giovanni Giolitti

L’età di Giovanni Giolitti segna un periodo di riforme e di progresso sociale, economico e industriale che trasforma lentamente ma inesorabilmente l’Italia in una potenza regionale dotata di una propria potenza militare e industriale anche grazie alle innovazioni della Seconda Rivoluzione Industriale e fra queste l’energia elettrica. Le proteste contadine nel sud sono represse, aperture alle forze sociali e operaie nel Centro-Nord. Emerge l’impegno politico dei cattolici fino a quel momento culturalmente  ostili alle minoranze che esercitano il potere in Italia. Il suffragio universale maschile è un fatto, c’è la possibilità di avvicinare le masse popolari alla Nazione nonostante la presenza fortissima di una cultura cattolica e socialista diffidenti verso lo Stato Nazionale e le sue classi dirigenti.

1914  L’Italia del Dubbio.

L’Italia è l’unico paese  fra le potenze d’Europa che evidenzia una massa popolare ostile all’entrata nella Grande Guerra, il grande massacro scientifico e  industrializzato che riscriverà la storia del pianeta e della civiltà industriale. Giolitti è ostile al conflitto che comporterebbe il rovesciamento dell’alleanza con il Secondo Reich e l’Impero d’Austria-Ungheria, il parlamento è contrario  alla guerra, il popolo freddo e diffidente, i ceti borghesi impauriti.  Solo una minoranza di nazionalisti di varia origine è favorevole per spirito d’avventura; la Corona per motivi di prestigio internazionale e  di potere è orientata a stracciare l’alleanza e a dichiarare la guerra.  

1915-1918  L’Italia della Grande Guerra.

L’Italia in tutte le sue articolazioni sociali paga un prezzo spaventoso al conflitto mondiale imposto da una minoranza di nazionalisti politicizzata e organizzata e di estremisti politici di destra a tutto il resto della popolazione della penisola. I morti sono più di Seicentomila, tutta l’Italia è coinvolta, lo sforzo è enorme e ipoteca il futuro del paese a causa dei debiti contrati e delle perdite umane, quasi tutte le famiglie italiane direttamente o indirettamente sono toccate dal conflitto.

 

1919-1920  Il Biennio rosso

L’influenza della rivoluzione d’Ottobre e della presa del potere Comunista in Russia determina e la resa dei conti fra le forze politiche e sociali dopo la Grande Guerra determina un periodo di forte scontro sociale con accenni rivoluzionari che porta all’occupazione delle fabbriche e di alcuni latifondi incolti da parte delle masse popolari arrabbiate e impoverite. Il mito della rivoluzione Bolscevica e la disillusione per la Vittoria Mutilata sembra spegnere qualsiasi identità patriottica. Emerge la reazione quadristica,  armata e terroristica  fascista che intende imporre all’Italia intera la sua concezione di patria  e di Stato.

 

1922-1924  Il Fascismo al potere

Mussolini riesce a trasformare i fasci di combattimento in una forza politica autorevole che ha rapporti con il Vaticano, con la Corona, con l’Esercito e con la grande industria italiana. Nell’Ottobre del 1922 con un finto colpo di Stato che segue la “Marcia su Roma” comincia a costituire un modello di Stato che deve sostituire quello liberale e giolittiano attraverso un governo di coalizione che trova ampio consenso in parlamento. L’idea è usare il fascismo per creare lo Stato fascista che deve a sua volta creare l’italiano nuovo. Il fascismo manipola la scuola, lo Stato, i riti pubblici per arrivare al suo scopo politico principale.

1925-1935  Il  Regime fascista

Il fascismo cerca di creare il suo italiano ideale militarizzando la scuola pubblica, determinando riforme sociali, trasformando il partito in istituzione, plagiando al gioventù e distorcendo la vita quotidiana sulla base della sua demagogia patriottica.  L’Italiano del futuro dovrebbe essere l’italiano del fascismo.

1935-1939  Anni Ruggenti

Il fascismo appare vincente. Crea l’Impero a danno delle popolazioni dell’Etiopia che vengono aggredite e conquistate, sfida i grandi imperi coloniali d’Europa e la Società della Nazioni. Il prezzo per questa operazione è il legarsi ai destini del nuovo regime nazista che ha proclamato al fine della Repubblica di Weimar e la nascita del Terzo Reich. Hitler e Mussolini s’impegna nella guerra di Spagna, emerge una diffidenza fra gli italiani e il regime, stavolta la guerra del regime è ideologica e non nazionalista e colonialista. Tuttavia le vittorie in Etiopia  e Spagna spengono il dissenso. Intanto Hitler e il suo Terzo Reich iniziano la seconda guerra mondiale.

 

 

1940-1943  La guerra Fascista

Il fascismo e il suo Duce Mussolini s’impegnano nella guerra mondiale al fianco del Giappone e del Terzo Reich ma le forze armate italiane son mal equipaggiate, peggio comandate e in generale il morale è basso. L’Italia fascista e monarchica dimostra di non essere in grado di sostenere il conflitto pur essendo una delle tre potenze principali dell’ASSE.  Le disfatte del 1942  del 1943 in Russia e  Africa e l’invasione del territorio italiano da parte degli Anglo-Americani determinano la caduta del fascismo e la resa incondizionata del Regno d’Italia nel settembre del 1943.

1943-1945  La Resistenza

Si formano due stati in Italia, uno monarchico a Sud e uno Nazi-fascista a Nord. Uno controllato da Hitler e denominato Repubblica Sociale di cui è leader Mussolini appoggiato da una schiera di fanatici fascisti e l’altro sotto il controllo degli alleati. Si formano nell’Italia Centro-Settentrionale le forze armate partigiane antifasciste malviste dagli alleati per via della componente comunista e socialista. L’Italia diventa così un campo di battaglia, l’unità nazionale è dissolta, gli italiani si dividono e si combattono fra loro. Il futuro è incerto e legato alla prossima spartizione dell’Europa e del mondo che sarà fatta dai vincitori del Conflitto mondiale.

1946-1947  Il Dopoguerra

L’Italia dopo una difficile e contrastata votazione diventa Repubblica e s’inizia a pensare alla sua ricostruzione. Intanto nel 1947 a  Parigi le speranze italiane sono deluse, il trattato di pace è punitivo ela Resistenza non viene valorizzata dai vincitori che ne hanno dopotutto tratto profitto , Alcide De Gasperi si trova a dover liquidare la pesante eredità fascista e monarchica.

1948-1953 L’Italia Democristiana

L’Italia diventa democristiana, nell’aprile del 1948 il responso elettorale punisce socialisti e  comunisti e premia i democristiani legati agli Stati Uniti e al Vaticano. L’Italia della Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi fra molte contraddizioni e tanti limiti cerca di legare l’economia all’Europa del Nord e la politica estera agli Stati Uniti impegnati nella lotta contro il comunismo. Si forma una Repubblica Italiana che esce dalle emergenze e comincia a ritagliarsi un suo ruolo economico e politico.

 1954-1963 Il Miracolo economico

L’Italia si trasforma in civiltà industriale, le antiche culture contadine, rionali, cittadine, popolari iniziano a dissolversi. Quanto di antico e  di remoto aveva fino ad allora limitato l’azione propagandistica dei nazionalismi fascisti e  monarchici si dissolve. L’Italia si trasforma rapidamente e aldilà della volontà delle classi dirigenti timorose di non controllare più la mutazione sociale ed economica in atto. La criminalità organizzata intanto diventa una potenza economica e sociale  nel Mezzogiorno d’Italia.

1963-1968 Il primo Centro-Sinistra

L’Italia è governata con il contributo del Psi, inizia una stagione di riforme volta ad aiutare i ceti popolari, a riequilibrare le differenze sociali, a migliorare la scuola pubblica, nasce la scuola media. Ma i tempi sono aspri, il contrasto fra comunismo sovietico e regimi capitalisti è durissimo e il riflesso in Italia è pesantissimo. Intanto la televisione inizia a rideterminare e a formare la comune lingua italiana. Emerge la distanza enorme fra cultura alta e fra le masse popolari avviate al consumismo acritico e una ridefinizione di sé sulla base degli stimoli pubblicitari della società mercantile. Pasolini denunzia la trasformazione degli italiani da cittadini a consumatori.

1969-1976 L’Italia della Strategia della tensione

L’Italia paga un prezzo spropositato alla miopia politica delle minoranze al potere e alle mire politiche degli stranieri, la contestazione di carattere sociale diventa durissima emerge un terrorismo italiano di destra e di sinistra inserito nelle logiche degli ultimi anni della guerra fredda. Per l’Italiano contano due sole identità quella derivata dall’appartenenza politica e quella data dalla propria collocazione entro i parametri della società dei consumi. Pasolini muore atrocemente in circostanze non chiare il 2 novembre 1975.

1976-1990  L’Italia di Craxi

Craxi diventa il leader indiscusso del PSI e l’ago della bilancia della Repubblica, con la presidenza Pertini avviene un fatto inaudito la distanza fra masse popolari e  potere politico, il famoso Palazzo si riduce, aumenta il consenso per il PSI e per i partiti di governo il PCI viene ridimensionato l’Italia ascende al rango di potenza globale. Questo ha però un rovescio della medaglia: corruzione, clientelismo, disgregazione di ogni morale e di ogni valore social o umano non di natura mercantile, pesante indebitamento  dello Stato, ingerenza di poteri illegali nella vita pubblica del paese. Il Craxismo dominate esprime una labile forma di nazionalismo garibaldino che cerca di collegarsi alle antiche glorie risorgimentali.

1991-1994 L’agonia della Prima Repubblica

L’Italia di Craxi si decompone, la crisi politica e morale della Repubblica italiana è evidentissima e le inchieste giudiziarie travolgono, disfano e umiliano i grandi partiti di massa che cambiano nome e ragioni ideologiche o si dissolvono. le novità internazionali successive alla Prima Guerra del Golfo del 1991 tendono a determinare il governo mondiale di una sola grande potenza gli USA e lo spostamento dei grandi affari internazionali verso l’Asia e l’Oceano Pacifico  riducono l’importanza dell’Italia e del Mediterraneo. La confusione fra gli italiani è enorme perché i vecchi punti di riferimento si dissolvono.

1994-2000 L’Italia della Globalizzazione

Berlusconi e il suo schieramento di centro-destra e i raggruppamenti eterogenei di centro-sinistra sono i protagonisti della vicenda politica italiana. L’identità italiana malamente formata  negli anni della Repubblica attraverso il mutuo riconoscimento dei partiti usciti dalla realtà della Resistenza e della creazione della Repubblica inizia a dissolversi. Lentamente si forma un quadro politico fra due grandi raggruppamenti politici contrapposti che sconfessa la molteplicità della identità politiche di parte e la crisi sociale creata dai processi di globalizzazione dissolve le identità legate al benessere e al facile consumismo. L’identità italiana sembra disgregata in una miriade di suggestioni pubblicitarie e demagogiche. Intanto la situazione internazionale peggiora partire dalla guerra del 1999, si determinano nuove potenze imperiali che contrastano gli Stati Uniti.

2001-2011 L’Italia della crisi globale

Il progetto di creare un Nuovo Secolo Americano pare dissolversi fra le dune irachene e le montagne afgane, gli USA sono impegnanti in due guerre logoranti contro insorti e  terroristi in Medio Oriente e Asia, l’Italia vi partecipa con sue forze. La globalizzazione rallenta, le logiche imperiali sembrano più forti dei grandi interessi commerciali e finanziari, intanto emergono i guasti politici e sociali legati ai processi di globalizzazione. L’Identità italiana è oggetto di dibattito pubblico segno della sua difficoltà a collocarsi in questi anni difficili con le proprie ragioni e la propria autonomia.




11 settembre 2011

11/9 il golpe in Cile del 1973 e la presente tragedia dell'umanità

 


11/9 Il golpe in Cile del 1973 e la presente tragedia dell'Umanità


11 settembre 1973 alcune multinazionali bene introdotte fanno fare un golpe in Cile a generali traditori e corrotti capitanati dal despota cileno Pinochet. La mancanza di vigilanza da parte degli Stati sedicenti democtratici sui centri di comando e controllo delle multinazionali e della grande finanza, denunciata dal presidente cileno legittimo Salvador Allende in un discorso alle Nazioni Unite poco prima d’essere spodestato e ammazzato, si trasformava in quel giorno funesto in una tragica realtà.
Oggi che cade la ricorrenza è bene non dimenticare il pericolo terribile e presentissimo costituito da poteri economici e finanziari che si credono in diritto di rovesciare governi legittimi o di distruggere vite, ecosistemi, economie, pianificare guerre, determinare le scelte economiche di governi legittimi, far battere moneta a sistemi di banca centrale controllati da associazioni di banche private. La sovranità presa in custodia o in ostaggio da poteri illegittimi o criminali o peggio ancora tende a trasformare il mondo umano in una discesa verso condizioni sociali e culturali tendenti all’autodistruzione, alla guerra, all’empietà, alla degenerazione fisica e morale. C’è una dimensione nel sistema della multinazionale che non ha natura umana e che tende a distruggere l’umano. La multinazionale infatti dalla fine dell’Ottocento ha personalità giuridica; è come se fosse un soggetto umano per quel che riguarda gli affari e il commercio. Un sistema di società per azioni con un logo e una struttura può comprare, vendere, stipulare contratti, come se fosse un essere umano. Nei fatti per le loro gravi violazioni della legge le multinazionali vengono spesso multate ma quasi mai sciolte e spesso gli amministratori delegati non vengono condannati se non in presenza di crimini pesantissimi e di prove schiaccianti e definitive. Se venisse tolta alla multinazionale la personalità giuridica e gli azionisti rispondessero loro in prima persona dei danni e delle violazioni dellla legge con multe pesantissime e condanne a decine di anni di galera o anche peggio la natura distruttiva di questi poteri economici risulterebbe ridimensionata.

http://www.youtube.com/watch?v=cBJfZJoN5Uk
http://it.wikipedia.org/wiki/Golpe_cileno_del_1973




8 settembre 2011

Otto settembre data da ricordare e segnare sul calendario




Otto settembre. Una data simbolica per le genti del Belpaese, un vero e proprio luogo della memoria che forse meriterebbe se non una celebrazione almeno qualche forma di ricordo ufficiale. In sintesi si può dire sul piano psicologico e dell'immagine del Belpaese che sparirono in un solo pomeriggio tutte le allucinazioni di gloria e di potenza del regime fascista e dell'Italia monarchica, di fatto quella data segna un momentoo della verità: L'Italia non era mai stata impero ma al contrario era un paese dell'Europa del Sud  pieno di problemi e discordie interne e di grandi miserie con una popolazione povera e risentita contro le minoranze al potere. I ceti più poveri, che avevano meno da perdere dal collasso dell'Italia monarchico-fascista, erano ben disposti ad accogliere le forze armate alleate o addirittura a supportare la Resistenza antifascista o far parte di partiti di sinistra ormai sulla strada della guerra partigiana. Le caste al potere in Italia aveva giocato le  risorse  delle popolazioni in un una guerra pericolosa e avventurosa  mal combattuta dai soldati e dai marinai e ancor peggio condotta dai vertici militari e politici con il danno di esser associati con alleati davvero poco raccomandabili. La guerra presso gli esseri umani  semplifica le cose, è difficile capire l'Italia o giudicarla, ma quel giorno era certissimo che l'Italia non era Impero, non era potenza, e meno che mai civiltà. Chi arrivò dopo la monarchia fu infatti forzato a far ripartire le disperse genti d'Italia a partire da un cumulo di macerie e di illusioni assurde alimentate per decenni da monarchici e fascisti. La distanza fra quel tempo e i nostri anni rende impossibile fare un discorso prendendo alcuni fatti di quel giorno e vedere il corrispettivo nel quotidiano, tuttavia in quel giorno emerge qualcosa che pare esser rimasto in diversa forma anche oggi: le popolazioni del Belpaese sono scisse dalle loro minoranze al potere, il potere che domina le genti del Belpaese è sempre altro dal popolo, assurdamente retorico, infido, nel suo agire, spesso malvagio negli atti che lo qualificano agli occhi della popolazione. Anche nella prosperità c'è nelle genti d'Italia un fondo pieno di sospetto e di tacito rancore verso le minoranze al potere. Non si spiega altrimenti quel fatto odierno, semplice e quotidiano dato dalla la critica acida e piena di odio  che in forma privata o fra amici sono soliti fare gli italiani verso i politici, i personaggi, i piccoli e grandi VIP. Nel 1943 i generali, la famiglia reale, i seguaci più stretti  del sovrano fuggirono e la popolazione si ritrovò  da sola, senza Stato che sparì in un pomeriggio,  e occupata da eserciti stranieri che combatterono metro per metro risalendo la Penisola. Questo senso di un potere di caste lontane o aliene dalle popolazioni d'Italia  appiccicate ai soldi e alle risorse che si possono spremere dalle diverse genti  permane ancora oggi. Tenendo presente i tempi di questo quotidiano si osserva, grazie alla maggior libertà di parola e di pensiero, che la scissione fra popoli della Penisola e il Palazzo è rimasta. Ecco che l'Otto Settembre alla luce di questa mia considerazione è una data da meditare perchè  sul piano storico mostra fino a dove può portare l'opera di caste al potere aliene dalla vita quotidiana della popolazione e dalle sue ordinarie e straordinarie gioie e sofferenze.

IANA per FuturoIeri

Per una lettura veloce dei fatti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Armistizio_di_Cassibile
http://it.wikipedia.org/wiki/Proclama_Badoglio_dell'8_settembre_1943
http://it.wikipedia.org/wiki/Resa_senza_condizioni
http://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_mondiale



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