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23 aprile 2010

Fonti e note in libertà

De Reditu Suo - Terzo Libro

Fonti e note in libertà

Sto usando come titolo  conduttore di questa mia serie di scritti il titolo di un componimento di Claudio Rutilio Namaziano (latino: Claudius Rutilius Namatianus; ) un poeta romano e un politico romano di nobile famiglia gallo-romana. Come ricorda Wikipedia egli è nato: “forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414. L'anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall'invasione dei Vandali. Tale viaggio - condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l'invasione dei Goti - venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all'epoca odierna incompleto.”

Questa mia serie di scritti è giunta al terzo libro. Nel primo ho voluto considerare il rapporto fra il passato e il futuro, nel secondo libro ho cercato d’interpretare la distanza fra il futuro sognato nel passato e questa realtà del qui e ora e di capire se era possibile pensare in un lontano futuro una resurrezione della civiltà italiana. Certamente non è un bel pensare perché la distanza fra il mondo degli Dei e degli Eroi e la realtà concreta va, forse, aldilà delle capacità del pensiero umano di concepirla. Nel terzo libro mi occuperò solo di alcune fra le note e fonti che hanno formato questo mio ragionare e voglio condividere con i miei venticinque lettori le mie considerazioni su di esse.

La Prima nota riguarda, manco a farlo apposta, una cosa che ho visto su youtube durante questa pasqua del 2010. Si tratta di un video che presenta uno spezzone di tre minuti sulla serie classica di Capitan Harlock andata in onda in Italia nel lontano 1979, allora ero un bambino e la serie mi fece una potentissima impressione.   Solo che uscì censurata e non solo per questioni morali o culturali ma anche per motivazioni vagamente politiche, l’Italia era nei suoi anni di piombo. Adesso che trenta lunghi anni sono passati la serie è già stata oggetto di una riedizione integrale in DVD con le parti censurate riportate in giapponese sottotitolato in lingua italiana. Fra queste parti c’è il giuramento di Daiba un giovane scienziato che per vendicare il padre assassinato dalle aliene si unisce alla ciurma di Harlock il pirata dello spazio che con la sua astronave da guerra combatte una lotta impari contro i nemici dell’Umanità. Le scene allora censurate che il video ripropone sono quella nella quale il giovane Daiba è indignato per il comportamento imbelle, scellerato e criminale del governo terreste retto da un presidente autoritario, corrotto e dissoluto; il giovane spara alla bandiera del suo paese al grido di “Tu non sei più la mia bandiera” e con un congegno chiama l’astronave pirata per farsi arruolare. La seconda scena censurata è quella del giuramento nella quale Daiba giura di combattere sotto la bandiera pirata, bandiera nera con i teschi e le tibie incrociate, per gli ideali di libertà, di giustizia e per la sua vendetta. Queste due scene davano fastidio e furono rimosse, il montaggio che risultò non rese giustizia alla puntata che davvero merita di essere rivista a distanza di così tanto tempo. Oggi si può guardare al passato della Prima Repubblica con la certezza che essa temeva anche i cartoni animati giapponesi. Qui occorre fare una facile riflessione: o il popolo italiano aveva dei fifoni al potere oppure questo minuscolo episodio  fa pensare che il problema sia dato da una identificazione fra cittadino e  Stato debolissima, così debole da far sì che la serie classica di Harlock poteva essere un problema e imporre  tagli e censure che hanno distorto il senso dell’opera nipponica in quarantadue puntate.

Per saperne di più e vedere la cosa: http://www.youtube.com/watch?v=7Cn3n-PxouE

                                                                                IANA per FuturoIeri




31 marzo 2010

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)


De Reditu Suo - Fine Secondo Libro

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)

 Il Belpaese è passato da poco dalla tornata elettorale regionale e l’evidenza dei fatti dimostra che una possibile ricostruzione della civiltà italiana si allontana e si spinge sempre più in là proprio il successo della Lega Nord induce a pensare che si dovrà aspettare per generazioni il risorgere di qualcosa che associ i diversi modi di vivere e d’appartenere al Belpaese. Anche la mobilitazione civile che ha portato alcuni soggetti ai margini della vita politica, e mi riferisco in particolare alle liste che fanno riferimento a Beppe Grillo, al successo elettorale e di visibilità  non sembrano oggi in grado di mutare in tempi ragionevoli una situazione italiana così pessima sotto troppi profili. Il modo di pensare la politica e l’impegno civile sta cambiando e per una volta cambia dal basso da un moto spontaneo e necessario di una parte ancora piccola della popolazione italiana essa passa da internet, da soggetti diversi che si mettono in rete e agiscono per un fine comune, da problemi concreti, dal manifestarsi di forze sociali presenti sul territorio ma fin troppo piccole per avere un ruolo politico, da soggetti solitamente riconducibili a comitati locali o associazioni presenti sul territorio che hanno trovato una via per agire e per esser parte della competizione elettorale attraverso le liste a Cinque Stelle. Un passo avanti e due indietro quindi perché la grande politica guarda ancora a questa novità con fastidio bollando la cosa come la nuova bizzarria del Grillo e perché ancora una volta la “grande politica” si chiude nelle sue stanze e nella sicurezza dei suoi salotti televisivi e dei telegiornali regalando  se stessa l’immagine che più gli piace e la lusinga e negando l’evidenza di questa novità. Credere e far credere che il comico di Genova abbia sconvolto le menti di centinaia di migliaia di pazzi che votano è cosa da politicanti irresponsabili che pensano di aver davanti elettori idioti e semi-analfabeti. Grillo che ha dato il via alle “sue” liste ha solo attivato un malcontento e delle forze già presenti nel Belpaese, ha attivato il risentimento di una parte dell’elettorato giovanile e di ceti sociali che si percepiscono come truffati e derubati e che non si sentono rappresentati dai partiti politici della Seconda Repubblica. Queste forze tendono ad usare più delle altre la rete internet e a proiettarsi nel nostro presente avendo una particolare attenzione ai temi della giustizia, della decrescita, delle dimensioni criminali e pericolose del modello di produzione e consumo. Si tratta cioè di un possibile inizio di qualcosa su cui potrebbe fondarsi una forza tesa a ridefinire la civiltà italiana, si noti che distinguo gli elettori delle liste vicine a  Grillo dalla sua persona e dal ruolo nuovo che costui si è ritagliato nella vita politica italiana. Questa distinzione è necessaria perché aldilà del grottesco della vicenda nella quale un comico punito dal sistema per le sue prediche contro le multinazionali e la cattiva politica l’esito finale è che costui  mobilita una parte consistente della pubblica opinione e condiziona il risultato elettorale. Quindi in Italia esiste una forza dispersa, di culturalmente al livello della media europea, e in grado di usare le nuove tecnologie per comunicare, fare politica e creare aggregazione e consenso; Grillo ha capito per primo che poteva entrare nella storia nazionale attraverso la mobilitazione di queste forze disperse aggregandole intorno alle liste da lui promosse che si sono presentate in questa scadenza elettorale. Un comico si è rivelato capace di capire il disagio profondo di una parte dei ceti medi del Belpaese e di creare consenso e aggregazione. Il passo in avanti è proprio questo le forze disperse del Belpaese culturalmente e socialmente ai livelli dei paesi del Nord-Europa possono essere aggregate e darsi un programma, più o meno credibile la cosa adesso non la giudico,  e partecipare alle elezioni condizionandole. Quindi quel che manca non è la “società civile” in Italia ma la possibilità di aggregarla e di portarla fuori dal labirinto delle invenzioni e delle finzioni della politica-spettacolo per darle forma e forza.

IANA per FuturoIeri





31 marzo 2010

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)


De Reditu Suo - Fine Secondo Libro

La civiltà italiana come ricostruirla (XII)

 Il Belpaese è passato da poco dalla tornata elettorale regionale e l’evidenza dei fatti dimostra che una possibile ricostruzione della civiltà italiana si allontana e si spinge sempre più in là proprio il successo della Lega Nord induce a pensare che si dovrà aspettare per generazioni il risorgere di qualcosa che associ i diversi modi di vivere e d’appartenere al Belpaese. Anche la mobilitazione civile che ha portato alcuni soggetti ai margini della vita politica, e mi riferisco in particolare alle liste che fanno riferimento a Beppe Grillo, al successo elettorale e di visibilità  non sembrano oggi in grado di mutare in tempi ragionevoli una situazione italiana così pessima sotto troppi profili. Il modo di pensare la politica e l’impegno civile sta cambiando e per una volta cambia dal basso da un moto spontaneo e necessario di una parte ancora piccola della popolazione italiana essa passa da internet, da soggetti diversi che si mettono in rete e agiscono per un fine comune, da problemi concreti, dal manifestarsi di forze sociali presenti sul territorio ma fin troppo piccole per avere un ruolo politico, da soggetti solitamente riconducibili a comitati locali o associazioni presenti sul territorio che hanno trovato una via per agire e per esser parte della competizione elettorale attraverso le liste a Cinque Stelle. Un passo avanti e due indietro quindi perché la grande politica guarda ancora a questa novità con fastidio bollando la cosa come la nuova bizzarria del Grillo e perché ancora una volta la “grande politica” si chiude nelle sue stanze e nella sicurezza dei suoi salotti televisivi e dei telegiornali regalando  se stessa l’immagine che più gli piace e la lusinga e negando l’evidenza di questa novità. Credere e far credere che il comico di Genova abbia sconvolto le menti di centinaia di migliaia di pazzi che votano è cosa da politicanti irresponsabili che pensano di aver davanti elettori idioti e semi-analfabeti. Grillo che ha dato il via alle “sue” liste ha solo attivato un malcontento e delle forze già presenti nel Belpaese, ha attivato il risentimento di una parte dell’elettorato giovanile e di ceti sociali che si percepiscono come truffati e derubati e che non si sentono rappresentati dai partiti politici della Seconda Repubblica. Queste forze tendono ad usare più delle altre la rete internet e a proiettarsi nel nostro presente avendo una particolare attenzione ai temi della giustizia, della decrescita, delle dimensioni criminali e pericolose del modello di produzione e consumo. Si tratta cioè di un possibile inizio di qualcosa su cui potrebbe fondarsi una forza tesa a ridefinire la civiltà italiana, si noti che distinguo gli elettori delle liste vicine a  Grillo dalla sua persona e dal ruolo nuovo che costui si è ritagliato nella vita politica italiana. Questa distinzione è necessaria perché aldilà del grottesco della vicenda nella quale un comico punito dal sistema per le sue prediche contro le multinazionali e la cattiva politica l’esito finale è che costui  mobilita una parte consistente della pubblica opinione e condiziona il risultato elettorale. Quindi in Italia esiste una forza dispersa, di culturalmente al livello della media europea, e in grado di usare le nuove tecnologie per comunicare, fare politica e creare aggregazione e consenso; Grillo ha capito per primo che poteva entrare nella storia nazionale attraverso la mobilitazione di queste forze disperse aggregandole intorno alle liste da lui promosse che si sono presentate in questa scadenza elettorale. Un comico si è rivelato capace di capire il disagio profondo di una parte dei ceti medi del Belpaese e di creare consenso e aggregazione. Il passo in avanti è proprio questo le forze disperse del Belpaese culturalmente e socialmente ai livelli dei paesi del Nord-Europa possono essere aggregate e darsi un programma, più o meno credibile la cosa adesso non la giudico,  e partecipare alle elezioni condizionandole. Quindi quel che manca non è la “società civile” in Italia ma la possibilità di aggregarla e di portarla fuori dal labirinto delle invenzioni e delle finzioni della politica-spettacolo per darle forma e forza.

IANA per FuturoIeri





30 marzo 2010

Antichità e menzogne



De Reditu Suo - Secondo Libro

                                              Antichità e menzogne

Da un po’ di tempo a questa parte al contrario di quel che fanno altri popoli, ad esempio i giapponesi che hanno coniato un termine apposta per la generazione dei trentenni in evidente stato di disagio, nel Belpaese si fa finta di non capire. Sono in particolare i cinquantenni e i sessantenni maschi, ricchi, con rendite e proprietà o posizioni sociali che criticano aspramente  i giovani precari con alle spalle famiglie non ricche, privi di protettori, con storie di licenziamenti  e lavori precari, con difficoltà economiche. Le generazioni di cinquantenni e di sessantenni  ricchi approfittano della loro posizione e delle loro rendite per giudicare questi sfortunati con finte verità e con palesi menzogne condite con i ricordi distorti del loro passato. Quel passato è un’antichità oggi dimenticata. Così mi spiego i troppi interventi offensivi che rimbalzano qua e là e che umiliano quanti sono nel bisogno mostrando loro realtà idealizzate di passati immaginari e finti che arbitrariamente associano a virtù inesistenti che i predicatori dal pulpito affermano di aver posseduto nel passato. Faccio un banale esempio: di solito si contrappone la forza di resistenza e la volontà che hanno auto i vecchi ai loro tempi contro la presunta indolenza dei giovani. Se c’è un film che rappresenta l’ordinario ambiente lavorativo dei vecchi sono i primi due film del ragionier Fantozzi, interpretato magistralmente da Paolo Villaggio, anche se nel grottesco della finzione i film registravano una parte della realtà concreta di quel periodo. Una serata con passata  vedere una scelta delle vecchie “Commedie all’Italiana” smantella da sola l’idealizzazione falsa che viene proposta quando si tratta di dar addosso ai giovani precari. Per questo è evidente la natura infame di certi commenti. Sarebbe molto più dignitoso da parte di questi anziani dichiarare: arrangiatevi e rendete il mondo e il Belpaese ancor più brutto, violento e osceno di quel che avete avuto in eredità da noi perché questo è giusto, perché questo e solo questo vi abbiamo insegnato! Quando si è malvagi al punto di rompere i legami sacri fra generazioni  è giusto che venga ricordata ai vili l’essenza di questo modo indecente di aggredire gli altri con gli strumenti della parola e della menzogna. La natura del discorso menzognero sui giovani precari si fonda sulla ripetizione prolungata di un messaggio che finisce per essere credibile ed è nota al mondo come “Falsa Evidenza” e sulla “Manipolazione Cognitiva” che è data da una combinazione di false promesse o su paragoni infondati che intendono condizionare chi vi presta fede. Si tratta di strategie della propaganda e della pubblicità che vengono usate cinicamente per far passare l’idea che i giovani non sono all’altezza, che i trentenni hanno le stesse condizioni lavorative dei padri solo che sono meno capaci, che se stanno a casa è per pigrizia e non per il costo elevato della vita e per gli affitti spropositati rispetto agli stipendi, e se hanno pochi figli o nessuno è perché sono irresponsabili e non per l’impoverimento di larghi strati del ceto medio. Invece di raccontar in modo così indegno e maligno vicende collettive drammatiche sarebbe bene avere due grammi di decenza e dire apertamente che tutta la questione dei giovani ha a che fare solo ed esclusivamente con i soldi. Si dovrebbe parlare sempre e solo quando si ragiona dei ventenni e dei trentenni  di quattrini, di stipendi, del costo della vita, di affitti troppo cari, di lavoro precario, di licenziamenti facili. Concludo questo mio scritto ricordando che fra tutte le categorie di giovani che lavorano solo due sembrano salvarsi dalla valanga di critiche ingiuste: i militari in missione di “PACE” e i poliziotti. Loro non sono mai criticabili e nessuno mai si è azzardato a chiamarli”Bamboccioni”, nemmeno una volta. Il lettore si dia la risposta da solo  rispetto a questa palese evidenza.

IANA per FuturoIeri




13 marzo 2010

Un pezzo mio curato e riproposto da Franco Allegri

12 Mar, 2010

L'amico Franco Allegri ha pubblicato su Empolitica un mio pezzo del Forum, lo ripresento ai lettori in quanto mi sembra attuale.

Per saperne di più: http://www.empolitica.com/

IANA

De Reditu Suo - I NEMICI DELLA LIBERTA’ NEL BELPAESE

Riscritto da: F. Allegri In: De Reditu Suo| Professore Iacopo Nappini e letto 21 volte.

 

De Reditu Suo

I NEMICI DELLA LIBERTÀ NEL BELPAESE

19/12/2009

Del Prof. I. Nappini

I nemici della libertà nel Belpaese ad oggi sono fin troppi e il mio giudizio su di loro è semplice: NON SI TRATTA DI ESTREMISTI POLITICI rossi e neri in quanto fascisti o al contrario neri perché anarchici, MA DI ESSERI UMANI INCLINI ALLA MALAFEDE, ALLA DOPPIEZZA, AL COMPROMESSO, ALLA FRODE E AL FURTO.

Scrivo questo in tempi nei quali si fanno inchieste contro L’EVERSIONE DEI POLITICAMENTE ECCENTRICI, ora questi attivisti politici sono spesso infrequentabili e talvolta pericolosi ma anche se riuscissero per assurdo a far un fronte comune NON POTREBBERO CAMBIARE LA REALTÀ SOCIALE E POLITICA CHE È GESTITA DALLE BANCHE, DALLE SOCIETÀ PER AZIONI E DAI MILIARDARI CHE CONTROLLANO I MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA E INDIRIZZANO LA GRANDE POLITICA.

Per avere la loro possibilità i post fascisti, gli anarchici e i post-comunisti dovrebbero avere una società ridotta in condizioni da dopoguerra post-nucleare o dove gli Stati e le principali banche sono in bancarotta e il caos sociale e civile rende pericoloso perfino il barricarsi in casa.

Situazioni possibili ma estreme e forse improbabili, infatti dalla parte degli estremisti c’è quasi esclusivamente la capacità distruttiva e suicida delle democrazie ”occidentali”, ovviamente anche in Italia.

AL CONTRARIO IL LADRO E IL TRUFFATORE NELLE DIVERSE DECLINAZIONI DELLA VITA CIVILE E POLITICA QUANDO DIVENTANO FENOMENI DI MASSA SONO I PRIMI NEMICI DELLA LIBERTÀ DI TUTTI PERCHÉ DISTRUGGONO LA CREDIBILITÀ DELL’ORDINE COSTITUITO, LA STIMA DEL DERUBATO VERSO SE STESSO, METTONO IN CRISI LA DEMOCRAZIA PERCHÉ DOVE IL DELINQUERE LA FA DA PADRONE IL BISOGNO PRIMARIO È QUELLO DELLA SICUREZZA E DELLA DIFESA DAL NEMICO E DAL DIVERSO.

Una società sotto assedio, dove la paura è la regola della vita sociale, porta alla ricerca di capi forti e autoritari.

Compagno della gran massa di ladri è il MORALISTA ITALIANO ossia quel soggetto spregevole CHE CERCA DI TAPPAR LA BOCCA a quanti scossi da questo delinquere e dal legalizzare la violenza dell’uomo sull’uomo ostentano ai loro simili la comune crisi della libertà e della democrazia.

Il moralista italiano esce dalla sua buca da suggeritore e scatena una tempesta di allusioni diffamatorie verso colui che presenta lo stato delle cose.

LE ACCUSE RICORRENTI SONO DI ESSER ANTI-DEMOCRATICI, FAZIOSI, INTERESSATI, E TOTALITARI; LA CRITICA DEI PROCESSI DEGENERATIVI DELLE DEMOCRAZIE È TRASFORMATA DA QUESTI BARI DELLA PAROLA NELLA CRITICA ALLA LIBERTÀ E ALLA PROPRIETÀ PRIVATA.

L’italiano medio come essere umano è di per sé poco o per niente sensibile, con l’eccezione di alcune minoranze, al problema della libertà ma è al contrario molto sensibile verso il sospetto che l’interlocutore sia contro la proprietà privata.

Ovviamente il nostro Mario Rossi si scatena solo quando è in discussione la sua proprietà privata e reagisce sempre con un moto di sdegno, vien preso dalla paura che gli venga rinfacciata quella raccomandazione o quella mancanza e subito la persona perbene che denunzia fatti gravi e circostanziati passa da criminale, da impiccione, da delatore potenziale di questura e di condominio, in una parola si trasforma subito nel nemico sociale e in prospettiva nel rivale politico.

Ecco quindi le due categorie di liberticidi: il DELINQUENTE in una società criminale e criminogena e il suo FUNESTO COMPARE MORALISTA; uno ruba e uccide e l’altro gli fa da palo perché in fondo all’animo il secondo fra i due è anche vile e maligno e con la sua ipocrisia difende i mascalzoni.

Forse prima ancora di pensare a una valida difesa dai ladri occorre difendersi dai moralisti e da chi dà a costoro la possibilità di proseguire nelle loro imprese farisaiche.

—–

Il professor Nappini cura il forum http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it




8 marzo 2010

Nota sull'Otto marzo

Mi è capitato di comprare il solito mazzetto di mimose un pò meschino per tre euri nel sottopasso della stazione ferroviaria. In un angolo una signora anziana certamente straniera con passeggino e bambina di due o tre anni le vedeva per tre euro il mazzetto. Forse era di qualche popolo dell'est,  forse una nomade, forse chissà che cosa; ma gli abiti semplici e quel volto che ne deve aver viste tante mi dava l'impressione di qualcosa di antico, come di una remotissima Italia della miseria che penetrava dal remoto passato in questo presente di computer, internet, divi e dive del piccolo schermo e della pubblicità e di euri sonanti. Erano in molti i tapinastri a giro nel giorno della donna a vendere mazzi piccoli di mimose per una piccola cifra, ma quella scena con la donna anziana che assieme  alla bambina offriva nel sottopasso le mimose mi ha colpito. Altro che emancipazione femminile! Tutte le antiche miserie d'Italia materiali e morali sembravano concentrarsi in quell'angolo a perenne monito e ostenando una feroce sconfessione di decenni di roboanti proclami e fiumi di frasi retoriche dei nostri moralisti e politicanti da spavento. La realtà nuda e cruda dà lezioni terribili che in solo istante sfasciano ogni illusione e ogni delirio retorico. Se è doveroso parlare di emancipazione femminile o di parità di diritti occorre farlo entro i termini di un mondo umano perlopiù in sofferenza e in leggera maggioranza formato da donne senza le maschere del perbenismo, del moralismo un tanto al chilo, e degli spettacoli rassicuranti o con il lieto fine appiccicato sopra per far "Audience".

IANA per FuturoIeri




6 marzo 2010

Il De Reditu commentato da Franco

L'amico Franco mi onora di un suo commento  e della pubblicazione de miei pezzi sul sito di Empolitica. Si tratta di una collaboraione che dura da anni e son sicuro che i miuei 25 lettori gradiranno le osservazioni di Allegri e la sua lettura d'insieme.

IANA


28 Feb, 2010

Noi in campagna elettorale. Si parte con 3 scritti del De Reditu Suo

Scritto da: F. Allegri In: Politica in generale

 

Noi in campagna elettorale. Si parte con tre scritti del De Reditu Suo
27/02/2010
Di F. Allegri
Inizia un mese importante per la politica italiana e delle regioni. Anche noi di Empolitica ci siamo organizzati per celebrare al meglio i prossimi eventi.
Quale sarà il nostro principio ispiratore? Semplice, faremo come abbiamo sempre fatto: leali con tutti cercando di incontrare e tutelare gli interessi della gente e della democrazia.
Continueremo a mostrare i due video in primo piano e a tenere disponibili tutti i video che abbiamo fatto nei mesi scorsi e tutti gli articoli.
Le elezioni non sono un momento di emergenza, ma il momento iniziale di un lungo viaggio nel quale serve il massimo di informazione possibile e magari qualche stimolo polemico.
Noi terremo qui tutto quello che abbiamo e aggiungeremo altre cose a partire dai tre scritti centrali della riflessione del professor Nappini nel De Reditu Suo.
Questi si intitoleranno: “La destra del Belpaese, Il centro del Belpaese e La sinistra metafisica”.
Ecco qualche anticipazione su cosa possano essere oggi destra, centro e sinistra; senza peli sulla lingua e con qualche faziosità inevitabile.
Per il professor Nappini, la destra ha una sua base irriducibile e unita dalla critica alla sinistra comunista, non l’attuale, ma quella di Natta e Occhetto. Nulla cambia per loro.
Essi hanno un secondo avversario: l’immigrato, specie se islamico! Ogni giorno di più. Poi viene, forse, un debole nazionalismo!
Questa gente non è solo fedele a Berlusconi, ha bisogno di lui o meglio di un punto di riferimento, da esaltare anche oltre ogni critica ragionevole. Qualcuno ci cerca anche la continuità con la DC o con i partitini laici, ma qui non si può nascondere il ruolo della disinformazione quotidiana.
Qui si può scrivere un facile binomio (destra per Berlusconi), non altri!
Il professore paragona la destra ad una roccia e conia l’espressione “roccia elettorale”, efficace e oltre interclassismi minori che il professore elenca con arguzia!
Nel finale il professore fa risalire le origini di questa destra all’azione politica cinquantennale della chiesa e non del ventennio fascista. Constatazione intelligente e problematica, andrebbe approfondita!
Le ideologie, la retorica e il clientelismo hanno completato il lavoro della chiesa.
Lascio al lettore il gusto di andare a cercare la conclusione dello scritto e passo a parlare del centro che è “il centro degli affari politici”.
Il professore è contro il “centro” della politica e forse non voleva parlarne; anche per questo cerca di essere breve.
Per il Nappini, il centro è un luogo di contrattazioni, almeno dal 1977, un’intera epoca!
Lui parla di mercato al dettaglio di vite e carriere politiche.
Qui il professore puntualizza che il centro è berlusconi, ovvero quel politico che è anche il punto di riferimento di ogni destra irriducibile!
Del resto Berlusconi è parte del Partito Popolare Europeo.
Ecco la critica del Professore: “Il centro è quella cosa senza forma né vita propria che è al soldo di chi offre di più; genericamente è cattolico e difende la proprietà privata dei ricchi ma se nel Belpaese prendessero il potere degli invasori alieni, di quelli che si vedono nei cartoni animati i nostrani politicanti del centro non esiterebbero un solo istante ad offrire i loro servigi per un modesto compenso anche a costoro”.
Qui manca la prova del 9 e credo che il professore non abbia preso in considerazione l’UDC, ma magari gli altri 5/6 partiti cattolici.
Quale differenza tra destra e centro?
La destra nasce da una forma d’odio, il centro è degli ignavi, talvolta malvagi.
Qui il professore attacca i centristi frontalmente e senza sottigliezze, li accusa di non avere un pensiero politico loro.
Credo che il ricordo di Tangentopoli sia alla base del suo giudizio.
Concordo con il Nappini per il presente, per me il centrismo ha molto futuro davanti a se soprattutto se si disgregasse la catasta di sinistra del bipolarismo!
Anche io non credo ad un centrismo puro, sara sempre un poco a destra o a sinistra.
In futuro destra e sinistra saranno due diavoli tentatori per ogni centrista; lo saranno di continuo soprattutto se il loro voto sarà utile per vincere.
Il terzo colpo del professore è riservato alla sinistra metafisica e se volete mistica e trinitaria o anche di tre colori.
Egli indivia la sinistra laica - moralista che difende sofferenti e infelici (se stessa), quella delle minoranze e quella burocratica o di mestiere.
Il professore le descrive tutte e tre con efficacia e in modo sintetico.
La prima laica e rossa è la più tragica e antica.
La seconda è quella di professori e professionisti, cambieranno il mondo, ma non oggi e nemmeno entro dopodomani!
In questo caso il professore parla di “sinistra inconsapevole”, gli esempi li farà lui, se vorrà.
Questa sinistra e di colore verde - speranza anche se non difende l’ambiente.
La terza sinistra è vicina al centro ed è bianca. Sono burocrati e politicanti, molti professionisti.
Il professore alla fine dedica due righe anche a qualche personaggio noto solo a lui; io preferisco concludere dicendo che ho riconosciuto la validità di tali categorie e il loro contesto: tra il 1989 e il 1994.
I nostri dirigenti agiscono con le ideologie di quegli anni come dei dispersi in un canion senza uscita ed entrata mentre gli anni passano e la vera politica progredisce, altrove.
Ah dimenticavo: gira voce che il governo Berlusconi possa cadere dopo le regionali, io sarei per escluderlo al 90%.

Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




11 febbraio 2010

Dove sei Italia, antica terra gentile?

De Reditu Suo - Secondo Libro

 Dove sei Italia, antica terra gentile?

La mia persuasione da alcuni anni a questa parte è che le difformi genti del Belpaese siano in fuga dalla realtà e forse dalla propria libertà. Per libertà intendo libero esercizio di un pensiero critico intorno alla realtà del mondo umano.  Qualcosa è cambiato negli ultimi quindici anni, l’Italia degli italiani è diventata qualcosa di molto diverso, è un cantiere sempre aperto dove viene demolito il passato e sostituito con qualcosa di temporaneo e incerto. Ciò che prima era saldo come la  centralità della famiglia nell’educazione, i partiti politici, i principi alti e solenni, il valore della parola data ora è debole e incerto. Le popolazioni del Belpaese da un lato hanno demolito le antiche forme arcaiche e tradizionali del vivere con gli altri e nella continuità di una storia vissuta dai padri e dai nonni e dall’altro hanno inserito, più o  meno volontariamente elementi di cultura e civiltà consumistica statunitense nel loro quotidiano. L’Italia di oggi è un mostro orrendo, una cosa informe perché la somma di pezzi confusamente inseriti di macerie delle forme di vita nostrane e cose strane e nuove che vengono dalla civiltà Anglo-Americana. Non sarebbe stato male a livello di banale consapevolezza diffusa fra le genti d’Italia avere una comprensione ampia della civiltà statunitense e inglese che hanno delle cose importanti da insegnare alle popolazioni italiane e penso alla durezza dei rapporti fra cittadino e rappresentanza politica, all’amore per la guerra e le armi da fuoco, al senso alto della paternità, alla devota fede verso la Patria e la sua civiltà, alla volontà di potenza che struttura la politica interna ed estera. Penso, fra l’altro, alla determinazione con la quale il governo Blair ha portato il fu Impero Inglese nella guerra dell’Iraq e alla potenza militare e alla  disciplina delle forze armate di sua Maestà la Regina. La civiltà Anglo-Americana sa fare la guerra e sa portarla avanti perché è parte della sua intima natura e questo dona a quella civiltà tanta parte della sua gloria e della sua influenza nel mondo. L’Italia invece non so dove sia, da buon vaso di coccio fra vasi di ferro non è abbastanza bellicista e determinata da strappare con la forza bruta ciò che l’avidità del mondo nega ad essa e nello stesso tempo è troppo dispersa, infelice e  deforme per conquistare influenza e potere attraverso l’arte, la cultura, la diplomazia. L’Italia di oggi è un qualcosa che non è pieno di rancori, impedimenti, paure. Un mondo umano di vecchi italiani e italiane dominati dalla cattiveria che viene dalla senescenza e dalle paure dello scoprirsi deboli fisicamente e mentalmente guarda con crescente timori ai segni di decomposizione e morte che dominano il vissuto quotidiano e fa di tutto per tenersi strette pensioni e piccoli privilegi. Forse l’Italia gentile è morta da secoli e si è polverizzata e le sue ossa son concime per la nera terra ma si fa finta che sia viva e forse nascosta chissà dove. Io credo che ciò che è onorevolmente morto merita un funerale, una sepoltura  e una lapide.

Così, tanto per far chiarezza.

IANA per Futuroieri




30 gennaio 2010

Le mie mattinate rovinate dalla pubblicità commerciale

De Reditu Suo - Secondo Libro

 Le mie mattinate rovinate dalla pubblicità commerciale

Un fatto banale è  entrato nella mia vita, stupido come molte cose che sembrano infime: la pubblicità fa vedere la vita lavorativa della gente di successo e le loro mattine sono troppo diverse dalle mie, quindi qualcosa non funziona nella mia vita. Lo so che un pensiero del genere è una strepitosa cretinata eppure per mille vie entra nella mia esistenza. Nei fatti ho cercato di circoscrivere l’influenza negativa della pubblicità ad esempio guardando il meno possibile la televisione ma non c’è niente da fare il mostro del dubbio intorno alla mia esistenza è lì sempre in agguato. Eppure la cosa ha un senso perché il fine della pubblicità commerciale è di solito rendere indispensabile il possesso di beni perlopiù specifici o superflui, il martellamento continuo a cui l’essere umano è sottoposto fa vacillare la mente più solida e critica verso il sistema. Quindi dal momento che la pubblicità  nelle sue diverse forme mi presenta gente sveglia e ben vestita circonda dall’ammirazione familiare e dei colleghi di lavoro, in termini tali da ricordare certi deliri propagandistici Stalinisti e Maoisti, mi chiedo che cosa sia mai la mia vita così lontana dai modelli ideali che entrano a viva forza nella mia testa. Di solito riesco a dare delle risposte coerenti e ragionevoli ma delle volte confesso che crollo sull’evidenza della distanza fra me e quelle cose che si agitano nel piccolo schermo o che mi son mostrate come santini sulle riviste e sulle pubblicazioni periodiche. Qualcuna delle mie mattinate fresche e talvolta un po’ buie vien così turbata da questa indecente invasione di campo, il mio intimo viene scosso e i dubbi aumentano. Di per sé rimettersi in discussione è una necessità vitale, chi non cambia può finire con il subire integralmente il mondo umano che cambia e muta incessantemente, trovarsi per così dire messo in discussione, emarginato o più semplicemente scoprire che ciò di cui era certo e che osservava ogni giorno è sparito. Solo che la tempesta del dubbio scatenata dai prodotti dei maestri della comunicazione  e della pubblicità più o meno palese è finalizzata a portarmi dove vogliono loro e non dove decido di andare alla luce del ragionamento o della mia personale sensibilità. Non è di per sé una novità, le società umane che si sono date nella storia finora nota hanno avuto delle forme  di condizionamento del comportamento e di persuasione; solo che in questo caso l’atto del ridefinire l’immagine di sé e del mondo umano non è dichiarata apertamente ma attuata di fatto. In questo passar subito ai fatti, questo descrivere con fede assoluta la propria visione della realtà umana e fisica del mondo, questo esaltare il prodotto o il servizio o talvolta il consumatore fa della persuasione pubblicitaria una potenza e una fonte di conoscenza sia pure fallace e parziale. Questa conoscenza parziale, e in parte menzognera, per mille vie penetra nella vita di coloro che vivono qui e ora, di conseguenza anche nella mia. Il problema di questa situazione è dato dal fatto che i valori dominanti sono proprio quelli della pubblicità commerciale, tutto ciò che è politicamente corretto e di buon senso è in massima parte riconducibile alle esigenze del sistema di produzione di beni, creazione di lucro, consumo da parte di masse di esseri umani  e di conseguenza i valori dominanti sono riconducibili alla pubblicità commerciale. Così fra un dubbio e un sospetto mi ritrovo ai limiti dell’ortodossia sociale dei miei tempi.

IANA per Futuroieri




19 gennaio 2010

Perchè ancora Craxi...

De Reditu Suo

Perché ancora Craxi…

Craxi allora era un problema, proprio come oggi che è un ricordo lontano tirato fuori a breve distanza dalle elezioni regionali nelle quali si vedrà se  il Cavaliere avrà nei prossimi mesi una qualche opposizione credibile e supportata dal consenso popolare. Tuttavia aldilà delle squallide vicende terrene del qui e ora il caso Craxi sparato a titoli cubitali sui giornali e sui telegiornali mi impone di tornare indietro con la memoria verso anni lontani consegnati da tempo al ricordo. Craxi era socialista, un tipo particolare di socialista si trattava di un riformista perché così erano nominati coloro che vano cambiare la realtà sociale e politica italiana entrando nel governo con forza e prepotenza e cambiando le regole del gioco. La sua idea era di fare se di stesso il capo del governo e del partito e anche il centro del peggio della politica italiana come anche delle decisioni importanti e fondamentali. In particolare cercò di legarsi ad una nuova borghesia aggressiva, che banalmente la satira vicina al Partito Comunista bollava associandola ai nani e alle ballerine non distinguendo il lato grottesco dalla sostanza politica e sociale.  L’aspetto politico nuovo era associare a elettori tendenzialmente di destra e democristiani la prospettiva di una sinistra di governo che puntava su forze nuove per creare sviluppo sociale ed economico, portare quindi a destra un pezzo di sinistra e calamitare verso i socialisti riformisti forze sociali borghesi tendenzialmente di destra. Il Partito Comunista sperava nello smantellamento del PSI in crisi all’inizio degli anni settanta quando aveva leader sbilanciati a sinistra. La segreteria di Bettino rese vane queste speranze, anzi nel 1989 prese sui comunisti italiani una rivincita terrificante dal momento che essi finita la prospettiva del comunismo dovevano collocarsi nella sinistra socialista europea. Che il progetto politico sul lungo periodo si sia trasformato in un disastro è cosa certissima, e il coronamento del disastro politico è stata la vicenda penale del Bettino stesso giuridicamente latitante in Tunisia. Particolarmente tragico risultò essere il concetto della centralità del potere politico a discapito di quello economico, il famoso dito di Craxi condizionava terribilmente l’economia e l’aspetto criminale di tangentopoli deformava la vita economica e la libertà d’impresa. Quando è finito il comunismo del baluardo del socialismo di Bettino non c’era più bisogno, i veri poteri quelli finanziari erano ben felici se qualcuno liquidava i capi carismatici della Prima Repubblica per sostituirli con un personale politico più malleabile dotato di  un seguito popolare ridotto e con partiti politici ridimensionati. L’economia del dopo Bettino tornava a comandare e si può leggere la Seconda Repubblica come la "seconda vita" del magnate Berlusconi che da imprenditore e miliardario si è trasformato in politico e miliardario. Sull’aspetto criminale Marco Travaglio, forse il miglior giornalista oggi vivente in Italia, ha scritto moltissimo e perfino recitato in pubblico la cronaca delle disgrazie del Belpaese, c’è poco da aggiungere alla sua cronaca sulle malefatte dei ladri e del Bettino. Quindi scrivo solo questo: il mio tempo morto sono la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, il tempo della mia infanzia e della mia adolescenza, tutto è finito anche il vecchio PSI che aveva accompagnato, e alle volte guidato, un secolo di lotte del Quarto Stato e dei ceti sociali oppressi del Belpaese.

IANA per FuturoIeri



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