.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


29 settembre 2009

Fumetti e politica: quando ilo vernacoliere fa centro

La valigia dei sogni e delle illusioni

Fumetti e politica: quando il Vernacoliere fa centro

Il Belpaese è malato di paura, di viltà, di silenzio. Ci sono cose che non si riescono a dire, o si dicono quasi per scherzo, come mezze verità o come burle da carnevale. Talvolta le dicono in modo scomposto e disordinato i giornali che fanno satira politica e i fumetti. Il Vernacoliere è proprio questo: un mensile non direttamente politico che fa satira anche in senso alto, ossia descrivendo ed evidenziando problemi concreti e verità non dette; lo fa a modo suo con i suoi personaggi disegnati e gli editoriali di Mario Cardinali. Stavolta credo che il mensile labronico abbia fatto centro. Nel numero in vendita nelle edicole in questi ultimi giorni di settembre sotto la maschera della satira e della “bestemmia” c’è l’impietosa elencazione dei temi politici sui quali la Chiesa Cattolica ha un particolare interesse che ,a suo  modo, difende con efficacia. Dietro l’elenco si cela un non detto che emerge alla luce di una riflessione attenta: La Chiesa Cattolica sta cercando di recuperare parte del carisma perduto attraverso l’entità maggiormente sensibile al suo potere: la politica italiana. Si tratta di condizionare i dirigenti dello stato italiano per mantenere una presa sulle diverse e disperse genti d’Italia, questo è quello che ho capito dalla lettura del mensile. Non è un mistero che la società è da anni sfiduciata, i processi di scristianizzazione delle genti d’Italia sono arrivati forse al loro apice negli ultimi venti anni: edonismo, consumismo, menefreghismo, liberismo anarcoide e straccione all’insegna dell’”ognun per sé e Dio contro tutti” e tanta cattiva televisione hanno maciullato i modi antichi di essere cattolici e cristiani. E’ un processo già denunciato cinque decenni fa da Don Milani e da Pasolini, intellettuali sensibili davanti al problema delle radici cristiane d’Italia e alla loro possibile dissoluzione. Oggi che si rafforza nel Belpaese un mondo umano nuovo legato al qui e ora e al puro possesso di beni materiali, estraneo alla sacralità della morte, ostile a ogni senso del limite e a ogni moralità si  può constatare il punto al quale la società italiana è arrivata. Certi comportamenti delle caste al potere, e non si tratta solo dei politici evidentemente, rispecchiano una civiltà industriale che vuole troncare tutti i limiti, anche quelli biologici dell’essere umano; spingersi oltre in una fuga in avanti dalle prospettive incerte quando non ignote. Inoltre la recente immigrazione ha cambiato il volto dell’Italia, prima c’erano gli altri di là dal mare e dalle alpi, ora gli altri sono qui e ora e sono diversi nei costumi, nella fede, nelle logiche di fondo. La vecchia Italia è sparita e quella nuova si deve confrontare con lo straniero, il migrante, il diverso il quale è altro sul serio e non per finta; l’estraneo, divenuto in qualche modo italiano, porta nella società l’evidenza della relatività di certi comportamenti dati per certi e fa esplodere le contraddizioni di un paese che si dice cattolicissimo ma poi esprime una cultura di fondo che cristiana non è. La fede della stragrande maggioranza degli italiani sono i loro beni materiali, si tratta di ciò che può esser afferrato con la mano destra e tenuto stretto al petto con la sinistra contro tutte le truffe e tutti gli scippi. Nella condizione presente la cosa ha delle fortissime ragioni, non ultima il comportamento dei piani alti del Palazzo del Potere. Ma in queste condizioni psicologiche e sociali cosa potrà mai fare lo Stato italiano per cristianizzare di nuovo le genti del Belpaese?  Io credo poco o nulla. Forse ci sveglieranno le comunità straniere dal nostro folle dormire costringendoci a un vero confronto con qualcosa di spirituale o nell’ipotesi peggiore  con un vero sentimento d’appartenenza a un gruppo di umani che sono simili o fratelli fra di loro.

IANA per FuturoIeri




9 luglio 2008

A PROPOSITO DEL 1968

Cadde, e non mi pare ci siano state celebrazioni o atti di pentimento collettivo, quest’anno il trentennale del maggio del 1968. Un cupo silenzio e una sorda indifferenza hanno accompagnato la funerea ricorrenza, le occasioni di ricordo o celebrazione mi sono sembrate limitate e sparse.

Va da sé che chi scrive condivide l’affermazione pasoliniana secondo cui il 1968 ha aiutato il Potere a rigenerasi e a sbarazzarsi di quei valori e di quei simboli che erano un peso allo sviluppo di una società consumista e capitalista. Era necessario distruggere i vecchi valori e le vecchie morali per creare un mondo di supermercati, finanziarie, carte di credito, edonismo, consumismo, interessi privati, e primato del potere del denaro su tutto.quel che resta dell’umanità.

“Storia Illustrata” del febbraio del 1986 dedicava la sua copertina al contoverso 1968 e riportava le tesi sul 1968 di Pierpaolo Pasolini e in particolare la trascrizione di una sua intervista televisiva del 1973 nella quale fra le molte cose afferma:”…Praticamente il Sessantotto ha aiutato il nuovo Potere a dstruggere quei valori di cui il Potere voleva liberarsi”. Quale tipo di essere umano vuole questo Potere nuovo che sostituisce i vecchi poteri patriarcali, religiosi, patriottici per il poeta:”…al posto di questo tipo di uomo, il Potere vuole che l’uomo sia semplicemente un consumatore…”. .

Ho avuto bisogno di un personaggio defunto che suo malgrado è diventato una forte autorità, credo più mitizzata che letta, per mostrare l’evidenza della fine della grande mistificazione. Dal mio punto di vista il 68 non ha liberato niente e nessuno ha solo rinnovato le gerarchie del Potere quello con la P maiuscola così come lo scriveva e lo rapresentava Pasolini. Questo Potere dalla dubbia legittimità ha dato per un paio di decenni l’illusione, a pochi, del benessere e della crescita sociale; poi quando è finito il comunismo e non c’è stato più bisogno di una classe media che facesse argine al bolscevismo internazionale e al pericolo di rivoluzioni e rivolte popolari il Potere si è ripreso tutto quello che era stato forzato a concedere:” Stato Sociale, Progresso, benessere, tutele per le minoranze, rispetto per le fondamentali libertà dell’essere umano”. Il processo è stato lungo, un po’ come bollire una rana alzando la tempertura della pentola un poco per volta, ma alla fine molto di quello che il Potere aveva dato nel remoto passato in questo presente lo ha strappato dalle mani dei beneficiati di un tempo, e quel che non ha tolto va da tempo mettendo in conto di riprenderselo. Ora che il gioco si è rivelato per ciò che era tutti tacciono, stanno ben zitti gli illusi di un tempo, gli arricchiti che contano i soldi, i nuovi poteri quelli vincenti e quelli perdenti si chiudono nel silenzio o nella riservatezza. Se colà vi furono speranze esse oggi si raccolgono intorno a una dimensione cimiteriale, le illusioni del passato vanno lasciate agli spettri conta solo ciò che è vivo e che può essere qui e ora. Se c’è una lezione da trarre da tutto questo è che questo nuovo Potere non divide nulla con nessuno, o sei parte del suo meccanismo di dominio economico e finanziario e di fede assoluta nel culto del Dio-denaro oppure ti emargina, ti distrugge, ti calunnia, ti riduce al silenzio. In questi tempi difficili occorre saper ben distinguere da parte di coloro che sono buoni e propositivi le differenze fra un rinnovo delle gerarchie del Potere e un cambiamento spirituale e politico, fra la mancia che si dà ai miserabili perché cessino gli schiamazzi e il rispetto di diritti ritenuti fino all’altro ieri inalienabili. Questo Potere nuovo che emege lentamente dalle grandi miserie delle rivoluzioni industriali non è solo avido e omicida è anche ingannatore e falso, aggrapparsi alle illusioni di remoti tempi per sfuggire agli inganni presenti non è un buon affare. Purtoppo, ora come ora, deve essere il singolo a forzarsi di guardare dentro se stesso senza sconti e cercare in sé le ragioni della sua vita e del suo stare al mondo in modo da costruire la prima difesa contro questa tremenda aggressione di questo presente contro la vita la felicità e il futuro di miliardi di esseri umani.

IANA per FuturoIeri




25 maggio 2008

LA SECESSIONE SILENZIOSA

Il noto sociologo polacco Zygmunt Bauman nel suo libro “Homo consumens” fra le molte cose inquietanti scrive fra l’altro: "Le  fasce più alte  della  popolazione non appartengono al luogo in cui vivono perchè  il loro interessi  stanno ( o meglio sono trasportati) altrove.  Vien da pensare che a   parte il vantaggio di essere lasciati a godersi i propri passatempi e ricevere i servizi fondamentali ( in qualunque modo si voglia definirli), essi non abbiano interessi da proteggere nel luogo dove risiedono. Il loro orizzonte non va oltre quello del quartiere...”.

Quella che sta venendo in essere con i processi di globalizzazione e di consumismo spinto è la secessione silenziosa delle minoranze dei ricchi e dei privilegiati da ogni responsabilità verso il luogo dove vivono e la comunità umana di riferimento; è la scissione fra gli umani da un lato e i sacerdoti del potere del Dio-denaro che si isolano e comunicano solo fra sé. Dall’altra parte il resto dell’umanità si confronta con l’evidenza di poteri politici sempre meno poteri e sempre più succubi di bilanci ridotti per quello che riguarda lo stato sociale e la cultura. Questo dato di fatto è aggravato  dalle imposizioni del potere  economico che esige la promulgazione e l’applicazione di leggi che rafforzano il potere di pochi miliardari e delle multinazionali. Nel caso uno Stato Nazionale, che ricordiamo è pur sempre la condizione nella quale si esprime un potere legittimo, esercitasse una resistenza contro le imposizioni del potere economico apolide subirebbe delle pesanti ritorsioni come una diminuzione degli investimenti economici sul suo territorio. Del resto se prendiamo per valida l’analisi del sociologo polacco osserviamo che è oggettivamente difficile per i ricchi pensare nei termini di una qualche parvenza di sentimento nazionale o comunitario esteso a tutta una popolazione.  Scrive infatti sempre nello stesso libro: ”Più aumenta la separazione territoriale e più le persone si abituano a stare in un ambiente  uniforme, con altri simili a loro con i quali “socializzare” senza sforzi, senza rischio di fraintendimenti e senza dover fare la fatica di interpretare e comprendere un diverso modo di intendere la vita, più diventano incapaci di elaborare valori comuni e di vivere insieme.  Le guerre territoriali tra abbienti e meno abbienti segnano anche un fallimento della comunicazione”. Personalmente ritengo che la soluzione del concentrare la ricchezza e la conoscenza e indebolire il potere politico fino a renderlo un simulacro apra la porta alla peggiore condizione possibile per gli esseri umani: l’umano privo di poteri legittimi a cui rifarsi e obbedire assumerà su di sé quella legge della forza e della violenza che è stata ben descritta da Hobbes.  In questo novello stato di natura tutti avranno diritto su tutto e si combatteranno senza regole per ogni capriccio e per ogni desiderio; la conclusione di queste lotte dovrebbe essere la formazione un nuovo Leviatano, forse peggiore di quelli che abbiamo visto nel secolo precedente, che imporrà la sua legge e il suo dominio. 

Quale sia la corretta posizione da assumere davanti a questo male grandissimo che minaccia di donare sfracelli a tutti quanti non so dirlo. Non credo ci sia una ricetta sola per affrontare questo vento di follia che spazza il pianeta azzurro, davanti al male ognuno è chiamato a una scelta di campo e ad esprimersi  secondo la sua natura e la sua volontà.  La fuga dalle responsabilità è l’ultima diabolica tentazione in questo caso,  anche il solo prendere coscienza del problema è già un restare fedeli a se stessi e uno schierarsi.

IANA per Futuroieri.

Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 



sfoglia     agosto        ottobre
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email