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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


28 marzo 2014

Sintesi: Il Maesto - Introduzione primo atto

Il Maestro

Scritto teatrale in tre atti.

Composto per il teatro di tutti e di nessuno.

Sette personaggi.

Tre atti.

Primo atto

 

Oliveto di Franco Fusaro contadino, saggio, mago.

Franco sente il rumore di un veicolo, lascia gli strumenti  agricoli su un piccolo cesto, prende una sedia, un tavolo. Si siede, tira fuori da una scatola di latta un piatto, un bicchiere, un coltello, pane, vino, sale, olio. Calmissimo aspetta. Tre personaggi arrivano.

Franco: Benvenuti nella mia piccola proprietà, qui sul poggio che sovrasta il comune di Cemento Pigi, non aspettavo nessuno e meno che mai in inverno. Ma credo di sapere perché siete qui . Qualcosa che avete visto o sentito vi ha turbato e volete un mio consiglio, una mia interpretazione.

Paolo Fantuzzi: Franco, è così. Tu sai che uno che fa e ha fatto e sicuramente farà diversi mestieri.  Un tempo uno come me l’avrebbero chiamato operaio., oggi sono un precario come tanti. Voglio esser diretto: tutti e tre ci siamo trovati al Bar della stazione di Empoli e per caso ci siamo raccontati fra noi tre esperienze più ch e spiacevoli. Di solito finisce con un Vaffa al mondo e al resto, ma ora non è così. Abbiamo bisogno che tu ci ascolti.

Clara Agazzi: Sì è così.

Stefano Bocconi: Franco, vorrei parlar per primo.

Franco: Avvicinatevi. Scusate se non mi alzo ma sono un po’ stanco. Stavo per farmi un paio di fette di pane  e un bicchier di vino.

Stefano Bocconi: Franco, come tu sai sono un commerciante; ho in città un locale dove vendo fumetti, gadget, giochi. Avevo due commessi ma nell’ultimo anno ho dovuto licenziarne uno e l’altro non potendo tenerlo perché gli affari vanno male ha pensato bene di far da sé e d’andarsene per qualche tempo in Australia. Emigrante. Ma una settimana fa, prima che partisse è successo che in negozio è arrivato un vecchio cliente, una persona gradevolissima famoso a livello locale perché giocatore in tornei regionali di non so bene che cosa. Il mio commesso si è avvicinato a lui e lo ha abbracciato commosso. Per lui quel cliente era il passato, era il tempo dei tornei e del gioco, era una raffigurazione di tempi felici. Oggi  tempi passati e finiti. Egli ha capito e ha ricambiato con affetto il gesto d’intimità.  Sul momento non ci ho dato peso ma da una settimana quest’immagine mi tormenta. Ho bisogno di sentire cosa ne pensi.

Clara Agazzi: Il  mio caso è recente, è di due giorni fa. Capitò questo. Di solito mi barcameno fra diversi mestieri. Mi hanno assunto come precaria all’archivio comunale, nella biblioteca comunale, e di recente ho messo a frutto i miei studi e ho avuto qualche supplenza nelle scuole elementari.  Ma un colloquio con una vicepreside in un mio ultimo incarico mi ha disturbato. Si trattava del solito discorso su cosa c’è da fare; ma c’era una novità. I vocaboli. Parlava di Offerta Formativa, di consumatori di formazione, del preside che doveva esser chiamato dirigente perché ormai si tratta di un manager, di performance, di input/output, di soddisfazione dell’utenza, e cose simili… Mi sembrava il discorso sentito tante volte, ma stavolta erano così tanti i vocaboli tratti dalla materia economica e dall’inglese pseudo- economico che sono rimasta basita. Mi son detta: ma cosa ne è del sano mestiere dell’insegnare. Cosa è accaduto in questo Belpaese negli ultimi anni?

Franco: Paolo, tu non hai parlato.

Paolo Fantuzzi: Franco, il mio caso è molto semplice e molto meno filosofico. Mi capitava proprio oggi di passare dal capoluogo di provincia per sentire di un lavoro nuovo, questo di mattina presto. Per strada un mendicante e venditore di cianfrusaglie mi ha chiesto l’elemosina con grande insistenza. Mi ha afferrato per lo zainetto e insisteva quasi fino a piangere. Sono riuscito a staccarmene, ma la cosa mi ha turbato. Mi pareva che vi fosse qualcosa di tragico, di fatale. Quel gesto mi ha dato l’impressione di aver davanti un mondo integralmente fragilissimo. Solo che è il mio mondo, il mio territorio, la mia storia personale, anche il mio lavoro. La città stessa mi è apparsa in un solo istante degradata e turbata nel profondo.

Franco: Ho capito. Come negli effetti di certi sogni premonitori questi episodi vi hanno scosso. Vi hanno costretto a ripensare la vostra vita. Vi siete trovati davanti alle vostre paure, a paure nascoste, rimosse. Forse anche a qualcosa di più. Dunque iniziamo.  Ora ditemi da questo poggio cosa vedete.

Stefano Bocconi: Una cittadina di provincia, delle strade

Paolo Fantuzzi: Franco,vedo una cittadina, dei campi, olivi, strade

Clara Agazzi: Case, chiese, il cimitero, il Comune, strade… non so. La scuola anche.

Franco si alza. Con un gesto ampio della mano indica il paesaggio. Poi lentamente va verso gli ospiti.

Franco: Adesso, io vi mostrerò il non visto. Occorre molto sapere e molto cercare per conoscere la genealogia del territorio e della città. Occorre pazienza. Lì vicino alla strada, presso la casa del pastore oggi abbandonata c’era un luogo santificato dagli etruschi. Un fulmine aveva  colpito quel posto e i sacerdoti di 25 secoli fa avevano stabilito di collocare un segno di pietra. Per gli antichi cosmo e microcosmo dovevano aver una qualche forma d’equilibrio, dovevano raccontarsi l’uno con l’altro e quindi potevano esser interpretati dai saggi  e dai sacerdoti sapienti.  Il fulmine non cadeva mai per caso. Questo fu il primo segno, il primo atto della civiltà umana in queste terre. Ora seguite il dito, lì vicino alla fabbrica di vetro abbandonata lasciata allo sfascio hanno trovato i resti di una villa romana, la forma di produzione e di dominio del patriziato dei Cesari, sia di quelli pagani sia di quelli cristianizzati. Una società di schiavi e di padroni che ha però messo le basi per il diritto e per la cultura della nostra civiltà. Poi sono arrivati i barbari, cristiani o pagani, schiavi o padroni sono stati distrutti. Goti, vandali, Ostrogoti, e poi i Longobardi; è nata gente con i capelli rossi o biondi ed  e è arrivato il Medioevo. I signori barbarici son diventati cavalieri cristiani, hanno fatto costruire torri e castelli e hanno preso possesso della terra e delle disperse genti. Poi venne costruita la Chiesa con il campanile che sta al centro del paese e questo avvenne, più o meno, un migliaio di anni fa. Una volta creata la chiesa  si  venne a formare il borgo e poi la cittadina con le mura e il comune. Chiesa, torre, castello, mura, comune erano le forme materiali di un modo d’essere e d’esistere. Il tutto coerente con le stagioni, con la distinzione fra il bene il male, con la logica del tempo che va e che viene, dell’abbondanza e della carestia e dei limiti della vita. Nello scorrere dei secoli un padrone straniero arrivava e uno partiva. Intanto nel Rinascimento il principe faceva costruire non lontano da qui una sua villa di campagna, il denaro alla fine del medioevo era già una potenza che comprava eserciti e regni da almeno due secoli. Ma i nobili signori spesso l’usavano per esser magnifici, per inseguire un sogno estetico, per ricostruire l’incanto di mondi sognati dai loro artisti e dai loro poeti.   Seguite ancora quello che indico, e osservate. Quello è il Comune costruito nell’Ottocento  in stile eclettico con la targa per Garibaldi e la piazza con il monumento ai caduti della Grande Guerra. Qui siamo all’entrata del nostro tempo: la civiltà industriale, la civiltà dell’elettricità, del capitale, del tempo degli orologi, del calcolo economico, delle masse di operai e di soldati, della scienza e della tecnica al servizio della morte, dei milioni di morti in Europa. Da quel punto cronologico e fisico il vecchio mondo inizia il lento congedo dalle nostre vite.  Il mondo antico dei re, della civiltà contadina, delle regole arcaiche, del tempo della natura  è stato travolto da due guerre mondiali e dal finto ed effimero benessere che è seguito. Quella massa di fabbricati brutti e senza forma e quei capannoni rugginosi e marci che circondano come una cintura grigiastra i nuclei medioevali, rinascimentali, risorgimentali della cittadina sono il segno senza forma dello sviluppo del secondo dopoguerra. Un mondo umano nuovo è nato. Esso è senza forma, senza equilibrio, privo di studio veritiero, privo di pensiero, estraneo a quel che è  autenticamente religioso. Non si può nemmeno porre il problema di Dio in questo tempo di terza rivoluzione industriale, perché tanta parte della presente umanità è incapace di pensarlo. Questo tempo nuovo ha rivelato una vasta umanità che vuole vivere senza più eredità morali, senza più autentiche regole, che ha fede nella potenza del denaro e ha fatto di esso il nuovo Dio che promette ricchezze e piaceri senza limiti. Ora guardate di nuovo la città. La strada. La chiesa. La piazza. Cominciate ora a vedere il vostro passato?

Paolo Fantuzzi: Franco,è vero. Ora che ci penso. Quella è la chiesa medioevale, vedo la città vecchia, un pezzo delle mura.

Clara Agazzi: Quella è la parte del Settecento e dell’Ottocento, si riconosce bene il Comune fatto sotto Re Umberto.

Stefano Bocconi: Ora la vedo la periferia, le case nuove. Solo ora vedo la differenza fra la forma delle cose costruite nel passato e il prefabbricato di oggi, è come se fossi stato cieco. Per anni ho visto e non ho capito.

Franco: Non è magia questa. Chi vive con la terra sa che ci sono le stagioni. Che esiste il tempo della potatura, della semina, dl raccolto, della fatica, della festa, della vendita, e così via… Perfino gli alberi plurisecolari hanno le loro vicissitudini e tuttavia crescono, danno frutti, esistono e aumentano in altezza, profondità, spessore. Lentamente accade questo. Se si pensa la città di Cemento Pigi come un corpo, se si sa come questo corpo si è dato nello scorrere dello spazio e del tempo allora le parti di quel corpo possono esser lette, scoperte, rivelate. Oggi voi mi chiedete di scoprire qualcosa che  il senso profondo di qualcosa che è iscritto nella parte ultima della città ossia la gabbia di edifici prefabbricati e malfatti che la circonda. Ma di per sé non sono malvagi gli edifici, è il loro senso simbolico che li rende odiosi perché sono i manufatti di un mondo umano che ha perso la forma etica e non la vuole avere nemmeno oggi. Il denaro e il suo culto si sono sostituiti al sacro diritto dei re e dei principi e dei vescovi che sono vissuti secoli fa. Il vostro microcosmo è stato turbato dalle conseguenze del macrocosmo e dalle forme con cui si domina oggi la stragrande massa della popolazione. Ossia con un miscuglio di mezzi diversi: divertimenti, spettacoli, intrattenimenti, politica-spettacolo, paura, precariato, burocrazia, predominio del potere finanziario sul potere politico e religioso, distruzione o mistificazione di ogni valore etico o morale tradizionale; e se non basta per i popoli ribelli e i loro signori esistono meccanismi internazionali per l’attivazione di opzioni militari o di polizia. Cinque sono le superpotenze oggi dominanti, hanno gli arsenali più grandi, hanno un grande potere finanziario, hanno il diritto di veto alle Nazioni Unite  e i più potenti e sofisticati complessi militar-industriali. Il potere del denaro in quanto denaro e dei suoi sacerdoti e dei suoi adulatori  si lega ai centri di comando e controllo delle cinque grandi potenze planetarie. Ma per quel riguarda noi qui è opportuno esser sinceri. Siamo la periferia della periferia di questi domini a carattere imperiale. Da questo la sensazione, amara ma comune a tanti ,di esser vittime di forze invisibili, di strumenti oscuri, di forme diabolico del dominio. Adesso che questa premessa del non visto è stata detta possiamo iniziare a ragionare del non detto nei vostri tre racconti.




12 dicembre 2013

Si fa presto a dire scuola: un anno in meno uguale più disoccupazione?

I fatti sono i seguenti: il Ministero e il ministro di centro-sinistra stanno organizzando una curiosa sperimentazione che è la presa delle misure per ridurre il liceo di un anno e tagliare altri 40.000 posti di lavoro nel settore. La cosa è talmente aperta che l’articolo della Repubblica,  che riporto a giustificazione del mio intervento, lo scrive senza giri di parole pur dando spazio a tanti punti di vista.

Devo fare alcune considerazioni. Cinque.

La prima è di carattere personale: sono nel numero di coloro che saranno certamente falciati dall’iniziativa e costretti a un periodo difficile di disoccupazione.

La seconda è la mia convinzione che questa sia la rappresentazione plastica di una politica di destra ultra-neoliberale, quindi  la dimostrazione dell’estraneità del presente centro-sinistra e delle sue forze a qualsiasi riferimento ai diritti sociali anche quelli presenti nella prima parte del Dettato Costituzionale. Del resto lo Stato Liberale Classico riconosce i diritti individuali e non quelli sociali. La presente sedicente “sinistra di governo” del Belpaese oggi con questa trovata si è seduta alla destra del Partito Repubblicano degli USA.

Terza considerazione: i cinque anni di liceo sono parte di un sistema scuola già colpito da tagli e riduzioni di ogni tipo negli ultimi dieci anni. Fra le funzioni non esattamente comprese della scuola c’è stato storicamente quello di nazionalizzare le genti del Belpaese di farne, per dirla in modo rozzo, qualcosa che assomigliasse a un Popolo Italiano, a una Nazione. Una scuola con altre riduzioni e tagli e più corta come potrà mai assolvere la funzione di dare una comune educazione a giovani e giovanissimi provenienti culturalmente ormai dai cinque continenti  e appartenenti a gruppi sociali diversi quando non addirittura rivali? Non lo farà! Punto.

Quarta considerazione: ho il sospetto che a rimetterci saranno le materie letterarie, umanistiche e i programmi già oggi son difficili da portar avanti. Inseguire, se questa fosse mai l’intenzione, il modello anglo-americano di scuola privata per i ricchi - e per tutti gli altri quel che resta- qui nel Belpaese porterà nell’immaginario collettivo a una svalutazione della considerazione della cultura e delle eredità culturali (a questo punto indegnamente consegnate dagli antenati a questi tempi tenebrosi).

Quinto: la scuola e i licei hanno già dato fin troppo. Io non posso parlare per i colleghi ma solo per me e ritengo che sia necessario invertire la tendenza. “Più scuole e meno aerei da guerra” per dirla con uno slogan facile e demagogico.

 

http://www.repubblica.it/scuola/2013/10/23/news/ministro_carrozza_d_il_via_al_liceo_di_4_anni_si_risparmierebbero_1_380_mln_di_euro-69238917/

(…Un accorciamento del percorso liceale da 5 a 4 anni, nell'arco di un quinquennio, determinerebbe la perdita netta di quasi 40mila cattedre con un risparmio per le casse del ministero di oltre un miliardo e 300 milioni di euro all'anno. Un'ipotesi che allontanerebbe per diverso tempo anche le possibilità di essere immessi in ruolo per decine di migliaia di precari in attesa da decenni di una cattedra fissa. Per Marcello Pacifico questa "sperimentazione non riguarda una semplice decurtazione del percorso di un anno, ma anche l'avvio di una metodologia che punti ad una didattica per competenze, laboratoriale e integrata. Il tutto con lo scopo di accorciare i tempi di apprendimento e consentire di ammortizzare la mancanza del quinto anno".

Secondo il rappresentante dei lavoratori, "l'obiettivo cui punta il ministero è quindi più che evidente: creare un precedente, per il quale nella prossima estate non potranno che essere tessute le lodi, per puntare dritto alla soppressione di 40mila cattedre. Già il Governo Monti  -  continua Pacifico  -  aveva quantificato un risparmio nazionale, attraverso la sparizione di altrettanti docenti oggi impegnati nelle classi quinte di tutte le superiori d'Italia, pari a 1.380 milioni di euro". Un tentativo che "fu fatto proprio da quel governo, prima tentando un improbabile sondaggio sulla riduzione di un anno della scuola secondaria superiore e successivamente provando a portare a 24 ore l'orario di insegnamento settimanale di tutti i docenti"...)




27 maggio 2011

SUVVIA, UN ULTIMO SFORZO PER DE MAGISTRIS E PISAPIA

ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2011

 

2° turno di ballottaggio: in alcune Province e molti Comuni si vota Domenica 29 maggio dalle ore 8:00 alle ore 22:00 e Lunedì 30 maggio dalle ore 7:00 alle ore 15:00 (occorre portare con sé la tessera elettorale ed un documento di identità valido).

I nostri spassionati e ponderati consigli sono:

 

COMUNE DI NAPOLI

Candidato Sindaco:

Luigi de Magistris

(Italia dei Valori, Lista Civica e Fed. della Sinistra)

http://www.sindacopernapoli.it

 

“Tutti insieme per Napoli” è il concerto organizzato per Venerdì 27/5, a partire dalle 18.30, presso la Rotonda Diaz, in via Caracciolo. Le melodie dell'Orchestra Italiana di Renzo Arbore: Barbara Buonaiuto, Gianni Conte, Orchestra Napoliopera, il ritmo di Enzo Gragnaniello con i Sudexpress, di A67, dei 99 Posse e Teresa De Sio si uniranno alla comicità di Dario Vergassola e Simone Schettino. Parteciperanno anche Giacomo Rizzo, Lucio Caizzi, Michele Caputo, Francesco Paolantoni, Mario Porfito, Patrizio Rispo e Rosaria De Cicco.

 

 

COMUNE DI MILANO

Candidato Sindaco:

Giuliano Pisapia

(Coalizione di Centro-Sinistra)

http://www.pisapiaxmilano.com

 

“Èvento, il grande evento di Milano che si risveglia”, chiusura della campagna elettorale di Giuliano Pisapia. Venerdì 27/ 5 dalle ore 19,30 tutti in Piazza del Duomo! Gli artisti sono tanti... Ma noi saremo di più! Tutti voi che, come noi, avete un sogno, non potete mancare. Saranno con noi: Elio e le Storie Tese, Daniele Silvestri, Giuliano Palma & The Bluebeaters, Antonio Cornacchione, Lella Costa, Paolo Rossi, Gioele Dix, Deborah Villa, Arianna Scommegna. Presenta la serata Claudio Bisio.



[ da l' Ecogabbiano - http://alterverde.myblog.it ]




1 aprile 2011

La recita a soggetto: Malocchio&Politica


per approfondire


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco chiude il giornale, lo piega in quattro parti. Lo mette al posto. Francesco si avvicina. Siede accanto a lui con aria amichevole.

Marco: Non si è ancora detto nulla sulle sfortune della famiglia. Quelle vere.

Francesco: Intendi le donne, l’eredità, questo casino del nostro nipote?

Francesco si guarda i piedi come se volesse sottrarsi a un confronto.

Marco: Donne e politica ecco le jatture della nostra famiglia. Un malocchio ti dico, roba da esorcista, da consulto presso il mago egizio di Livorno…

Marco: Quello etrusco di Cerreto no… è pure meglio fa anche le divinazioni elettorali. Ci piglia.

Francesco: Già… è vero. Ma è sempre la stessa storia qui in Italia. Il ricco è amato dalle donne, sempre e comunque. Si tratta di una regola generale in Italia, è un dato di fatto necessario e  ordinario, una questione di continuità culturale. Se nel remoto passato c’era la dote oggi c’è l’insieme dei beni e dei denari. La coppia è una questione di cassa, di dare e avere. Perché stupirsi se nel momento della difficoltà economica le donne in questa casa come altrove hanno mollato amanti, amici, e fidanzati. Stupirsi è stupido in questo caso. Certo il nostro nipotino potrebbe scrivere un libro illustrato: “Le donne della mia vita” con il seguente sottotitolo “tante coi soldi, poche senza”. Per me il discorso è tutto qui. Non c’è altro. Non può esserci altro nel Belpaese.

Marco: “Massì che c’è altro!”. Iniziamo a dire che la politica porta disgrazie e lui ha voluto far quella pazzia dieci anni fa di aderire a quel partito dell’Asinello che poi è sparito, si è fatto pure eleggere al quartiere, giusto per farsi nemici e complicarsi la vita. Poi si stupisce se Comune  e Provincia si ricordano due o tre volte l’anno di lui e mandano i controlli. La politica attira il malocchio, non ho dubbi. Io che sono un qualunquista, menefreghista, razzista, bellicista e non ho impegni e tessere avrò avuto in dieci anni una, due, tre ispezioni. Nonostante ciò ho inquinato, fatto i fatti miei, sfruttato la povera gente che lavora qui e in altri paesi, lavorato per conto di gente impresentabile, ai confini della decenza e  della legalità. Eppure, nessuno mi chiede nulla. Ma pensa te! E questo accade perché credo alla magia e so che il malocchio va prevenuto. Le negatività magiche e mistiche emergono quando si fanno le manifestazioni, gli scioperi, i casini di piazza. Per chi poi? Per arabi strani, per i negri, per i giapponesi o i cinesi o chissà che cosa, o peggio per i disoccupati e le famiglie disperate in Italia. I fatti propri occorre farsi. Se uno è generoso con il proprio tempo, con il proprio denaro, se fa elemosine, se crede in valori diversi da quelli che martella ogni giorno la pubblicità commerciale, se lavora a gratis per i giovani, per i disoccupati, per i poveri è certissimo che sarà visto con grandissimo sospetto dalle ragazze e dalle donne italiane e dalle forze di polizia. Poi è chiaro che su di lui cade il malocchio, la sfortuna, le…

Francesco: Ispezioni della provincia, dei vigili del fuoco, della polizia municipale e della finanza… Il malocchio. Senza dubbio. Malocchio che nasce dal farsi del male occupandosi magari del disagio giovanile. In un paese dove i signori che ci governano vogliono vedere un solo tipo di giovane  maschio o femmina che sia:”i  figurini della pubblicità commerciale vestiti alla Statunitense”. Certo che impegnarsi con la politica per i giovani e i disoccupati ha calamitato sul nostro nipotino gravi segni di negromanzia. Di sicuro per sua colpa ha suscitato l’invidia e l’odio di gente cattiva, che fa magia, magia nera. Con la sola forza del pensiero evocano e materializzano la delazione anonima, la telefonata del confidente, della spia rionale o condominiale. Davvero gente malvagia. Che fa commercio con i demoni. Come certi architetti, avvocati, medici, notai pronti a far la spia, a vendere i segreti del cliente ai suoi nemici magari per un conto non pagato o per un regalo mai ricevuto. Davvero il malocchio pervade tutta la vita civile e la gente perbene, i giovani imprenditori, i piccoli commercianti lo subiscono con rassegnazione e fatalità religiosa. Ma il nostro ha voluto strafare, non si è mosso, ha fatto casino, non ha piegato la testa. Ed ecco che arrivano gli accertamenti, i controlli, le ispezioni, le delazioni anonime, i bigliettini minacciosi nella cassetta delle lettere, i finestrini dell’auto rotti e altre cose simili. Una sfortuna dietro l’altra. Ma non è persecuzione, non è che ha pestato i calli  a qualche illustrissimo presidentissimo d’Italia o della provincia. Si tratta di magia nera, di qualche amuleto, di qualche fattura messa in piedi contro di lui.  Ad esempio che bisogno aveva di far una lotta politica per il centro giovani. In un quartiere del cavolo. Maledetto da Dio, un quartiere dormitorio costruito con cemento marcio e il compensato negli anni settanta per mettere la feccia che lavorava in fabbrica e  veniva sfruttata nell’industria alimentare sotto un tetto? A nessuno! Solo a lui. Non è arroganza, non è ignoranza, non è idiozia,  è  magia. La fattura maligna della gente invidiosa ha spinto il nostro nipote a rovinarsi. Sì.  La magia è una cosa seria, palpabile, sincera. Ma è anche e soprattutto malocchio se è volta verso il male e il procurar sciagure. Che frega al quartiere se i giovani si drogano, rubano, scippano, s’alcolizzano, s’ammazzano con la corda ben tesa o disintegrandosi contro un muro di notte. Nulla. Chi ha i soldi è vecchio, è anziano, è terrorizzato dal futuro e i giovani sono la sua cattiva coscienza, il segno giusto e retto del suo fallimento civile e morale e della sua prossima dissoluzione fisica in una tomba. Il giovane non viene  a continuare l’opera del padre o del nonno ma a smentirla, criminalizzarla, smantellarla, denudarla  con suo essere atto di cinico egoismo. Egoismo generazionale che ripete la cattiveria degli antenati e annunzia la malvagità dei nipoti. Come ha da essere qui sul pianeta azzurro dove tutto tende alla morte e ogni cosa trova la sua punizione in modo che la vita possa risorgere dentro un ciclo continuo di dolore e vita che si perpetua nel fluire del tempo cosmico. Come può chi fa politica con i giovani non subire il malocchio portato da gente anziana che sa di essere in torto e di dover prima o poi esser costretta a subire l’abiura e il disconoscimento del legame di sangue da parte della propria discendenza. L’Italia è fatta di famiglie e nelle nostre famiglie il coltello più grosso con cui si taglia di più e si colpisce di più i propri familiari per farli restare al loro posto è cosa che hanno in mano gli anziani, i vecchi e le vecchine che fino alla morte si tengono ben strette le loro proprietà che sono tutto ciò che esiste e che dà senso alla vita.Sono la vita, a pensarci bene.

Marco: Finalmente parole sensate. Era ora. Il malocchio ha punito con durezza la nostra sfortunata famiglia. Chi come me secondo giustizia ha sempre espresso un egoismo proprio assoluto e monarchico ha fatto il bene di tutti. Chi come il nostro nipotino sciagurato si è dato da fare per gli altri ha aggravato l’equilibrio e ora la sfortuna osserva questa nostra sfortunata casa.  Forse con un paio di benedizioni pasquali chissà, magari la cosa va  accompagnata con amuleti e riti di maghi professionisti. Del resto non si può pensare che in una Repubblica bene ordinata come la nostra certe sciagure siano pilotate, create ad arte, o peggio siano  frutto di delazioni anonime e telefonate confidenziali ai dirigenti dei competenti organi di controllo. Quindi è nella magia e nel mistero la ragione di tanta disgrazia. Ma mi chiedo è giusto dire senza giri di parole questa cosa e questo nostro pensiero al Vince?

Francesco: Scusa fratello, ma in fondo:” che ce ne frega”? Se  c’è da pagare per togliere il malocchio alla casa e alla famiglia perché deve toccare a noi? Paghi lui e arrivederci e grazie!

Marco: Una seconda cosa giusta, questa notte che avanza porta consiglio. Trovo aria di famiglia.




4 marzo 2011

Linea 18 fra Calenzano, Sesto e Firenze

Il fattto che mi fa scrivere questo pezzo è un fatto di cronaca banale: la soppressione di una linea dell'Ataf fiorentina in quel di Toscana, ma da utente di quella linea da circa sette anni, anno più anno meno, posso dire qualcosa.

Si tratta di una linea a me cara perchè oltre alla comodità di portarmi sul posto di lavoro e a Firenze in zona Cascine e Ospedale aveva il pregio indiscutibile di esser sotto casa.
La cosa che merita attenzione sono i toni nuovi che ho udito quando ho preso la corsa all'andata e  al ritorno dal lavoro in quello che sarà l'ultimo giorno della linea, i commenti malevoli degli utenti, soprattutto sestesi, non erano rivolti tanto al governo o alla regione ma al potere locale in quel di Firenze e Sesto. Cosa ho capito in questi ultimi viaggi fra Sesto e Firenze: non esiste più una credibilità del potere politico a prescindere e per ideologia neanche fra i più anziani. Nel momento in cui il cosidetto zoccolo duro dei partiti qui in Toscana è toccato nella sua quotidianità e nel suo privato ecco che ogni finzione ideologica si dissolve, le parole volano e non sottovoce, la gente parla ed emerge un quadro di un mondo umano di provincia fortemente legato al qui e ora e alieno da passioni e furori ideologici. Mi spiace per quanti sognano rivoluzioni o ribellioni, ma quel che vedo del banale vissuto quotidiano è un mondo privo di qualsiasi trascendenza o volontà di superamento dell'uomo in una forma vivente superiore o evoluta rispetto al quotidiano. Fra le note mentali che mi sono fatto nell'ascoltarte i discorsi degli utenti delle ultime corse del 18 c'è l'evidenza che non esitono più pasti gratis per le coalizioni del centro-sinistra o sedicente tale. Se l'elettorato, giovane o anziano che sia, si ritiene colpito nel suo quotidiano al momento del voto trarrà le dovute conseguenze; e questo nonostante certi benpensanti, oratori di provincia con un piede in politica, professorissimi senza cattedra che smaniano per veder qualche mutamento in un corpo sociale disulluso, cinico, incattivito dalle troppe violenze morali e pecuniarie subite, e dalle amarezze della vita.
Ecco la grande novità nella disgrazia di dover ripensare la mia sveglia mattutina: scopro che è viva e  reale una condizione elettorale e umana nella quale contano i fatti, il bisogno, il quotidiano e dove il resto più o meno ideologico e mitologico è cosa per poche  minoranze di esaltati, di oratori, di ciarlatani televisivi. La politica, a parole, si è fatta amministrazione di orientamento più o meno liberal-democratico o social-democratico e il suo elettorato l'inchioda a questa sua nuova natura che ha scelto per se stessa.
Si tratta di una nota importante di natura personale che forse da sola aiuta a spiegare la pesante flessione della coalizione di Centro-sinistra alle ultime elezioni che hanno riconfermato il Sindaco e la coalizione a guida PD in quel di Sesto Fiorentino. In generale conta da quando al poilitica ha voluto essere manifestazione dell'amministrare entro il parametro di un sistema capitalista corretto rozzamente e malamente dal clientelismo e dal corporativismo cadaverico  all'italiana il puro
il dare e il puro  avere.
Da alcuni anni a questa parte contano solo i fatti e il dare e l'avere anche per l'elettorato. Il resto è politica che pensa se stessa e pochi fra i comuni mortali intendono quale sia la sua parabola sulla vita umana e il suo discorso sul mondo.

Questa la cronaca dei fatti secondo una fonte credibile:

http://www.toscanatv.com/leggi_news?idnews=NL119060

Trasporto pubblico, dal 5 marzo soppressa la linea 18 dell'Ataf
TOSCANA - 17/02/2011 - Sabato 5 marzo parte il nuovo assetto delle linee del trasporto pubblico locale Ataf e Linea nell'area fiorentina di Sesto e Calenzano.

Una riorganizzazione resa particolarmente complessa dalla consistente riduzione dei trasferimenti statali per il TPL decisi dal governo quantificabili in circa 550.000 euro per l'area metropolitana nord-ovest, pari a quasi il dieci per cento della spesa totale per l'intero servizio. 'Ciononostante - ha affermato stamani l'assessore alla mobilita' Ernesto Appella - siamo riusciti a salvaguardare sia gli assi portanti del servizio che a mantenere tutti i collegamenti tra l'area e il centro di Sesto Fiorentino'. Nello specifico, il nuovo assetto contemplera' la soppressione dell'attuale linea 18 dell'Ataf che sara' in parte sostituita, per quanto riguarda il territorio sestese, dal nuovo percorso della linea 64 che servira' l'area di Querceto da via Don Minzoni a via dell'Olmo. Tutte le altre linee cittadine saranno mantenute o potenziate. il 2 che collega l'asse Calenzano-Sesto-Firenze S.Maria Novella sara' rafforzato introducendo venti corse giornaliere in piu'; confermate al livello attuale anche le linee 56 (Piagge-Careggi) e 57 (Firenze S.Maria Novella-Polo Scientifico). Il 28 (Volpaia-Firenze S.Maria Novella) vedra' una lieve diminuzione delle corse mentre saranno rafforzate le linee 96 (Sesto FS-Osmannoro) e 97 (Calenzano-Polo Scientifico), che avranno una frequenza ogni quarto d'ora nei giorni feriali (...)

Per i miei venticinque lettori: IANA per FuturoIeri




28 novembre 2008

SOTTO IL GIGLIO DI FIRENZE LA SCRITTA: A FRA' CHE TE SERVE?

La frase poetica “A Fra’ che te serve” era diventata una sorta di slogan della tangentopoli in stile Prima Repubblica, dove Fra’ era Franco Evangelisti uno dei luogotenenti più maneggioni di Andreotti.

Oggi l’inchiesta della Procura della Repubblica di Firenze porta alla luce una nuova tangentopoli, stavolta alla corte dei Medici, dove l’epiteto suddetto rischia di diventare un emblema e al tempo stesso un epitaffio per la classe politica che negli ultimi dieci anni ha governato la città.

Ciò che emerge dagli atti processuali è un sistema di potere incancrenito e oramai in via di putrefazione. La cosa migliore per spiegarlo e capirlo fino in fondo è far parlare i diretti protagonisti. I virgolettati sono tratti dai verbali pubblicati sugli organi di informazione.

 

 

Andrea Bottinelli, presidente del CdA del Consorzio Castello, commentando la notizia del nuovo stadio di calcio con l'architetto Vittorio Savi (uno degli indagati assieme a Biagi, Cioni, Ligresti, Rapisarda, Casamonti e Giombini) manifesta la sua perplessità circa la compatibilità urbanistica del progetto.
Bottinelli: «Mi sembrano matti tutti... non so come fa ad andare lì la Provincia, la Regione, l'aeroporto, lo stadio, 1.500 famiglie e le scuole... boh... io penso che ci metteranno sul giornale perché mai vista una discarica più intasata di quella che state facendo lì... dai... ma poi solo i flussi di traffico di trasporti... quindi per vincere le elezioni si parla dello stadio a Castello, ma ti pare? Vicino alla Provincia magari... vicino alle scuole. Chi abita lì ha il rumore dell'aeroporto... il rumore del traffico... il rumore dello stadio... cazzo e mandiamo lì 1.500 appartamenti... »

 

Conversazione dello scorso 20 settembre, tra il Sindaco di Firenze Leonardo Domenici, ad oggi estraneo all'inchiesta, e il suo Assessore all’Urbanistica Gianni Biagi:

Domenici: «Quanta cubatura è»?
Biagi: «Senti per darti un'idea è 1.400.000 metri cubi complessivi»
D: «Ma hanno già deciso cosa farci?»
B: «Aspetta... 1.400.000 è compreso la sede della Regione e la scuola sottufficiali, eccetera »
D: «Va beh... va beh»

B: «Circa, però loro aspetta... però loro ultimamente ci hanno chiesto di cambiare questa variante che faremo... una quota delle destinazioni finali di residenza... perché»
D: «Vogliono fare più case quindi»
B: «Sì è su questa quota che si cambierà... se il Consiglio comunale sarà d'accordo... si applicherà la norma del 20 per cento dell'affitto»

 

Conversazione tra Biagi e il Capogruppo del PD in Consiglio Alberto Formigli. Si parla del parco di Castello.
Biagi: «Allora... loro vendono le aree alla Regione e alla Provincia... e sarebbero disponibili a farlo a questo punto... noi... e poi... per fare la sede degli uffici regionali e provinciali e regalano al Comune di Firenze l'area per fare la scuola della Provincia»
Formigli: «Mmm...»
B: «In cambio noi gli si... noi gli si considerano le quote dell'edilizia nuova della Provincia e delle scuole... nel computo complessivo... o meglio gli si aumenta l'edificabilità pubblica di 25 mila metri quadrati... (si corregge) di 65 mila metri quadrati... cioè praticamente gli si lascia inalterata la loro quota di edilizia privata... va bene?... »

F: «Ricordati che io voglio 10 ettari... no 10... ho detto bene 10 ettari... sì»

B: «Quello si vede dopo raga... se no... Il problema è che lì c'è una questione collegata... Perché con gli oneri di urbanizzazione che si è aumentato loro ci fanno anche il parco... tutto... se poi noi gli si dice da una parte il parco non ce lo fate datecelo ci si fa case, si discuterà dopo... io questa cosa non la vorrei mettere in discussione perché se no si riblocca tutto un'altra volta. Perché se tu vuoi invece del parco farci le case bisogna cambiare la convenzione»

 

Il 20 settembre scorso. Domenici dice a Biagi: «Smitizzare l'idea del parco e dire che quindi che questo è tutto contro un certa sinistra, eccetera, e dire che non, non è che fare il parco di per sé sia una garanzia se poi il parco e può essere molto meglio farci quello che ha proposto ieri Della Valle... questo è il punto»
Biagi: «Tieni conto comunque Leonardo che tutto quello che c'è previsto nel progetto Della Valle più tutto quello che c'è previsto nel piano di Castello non ci sta... Bisogna che sia dato un ridimensionamento all'ipotesi di Della Valle in termini di dimensioni, come s'era detto. Loro bisogna che da 80-90 arrivino a 40 ettari»

D: «Non è un problema di quantità, è chiaro che dobbiamo cominciare a dire che il parco così come è concepito non è...»
B: «Può essere oggetto di una rivisitazione »
D: «Non è... non è una roba fondamentale, ecco diciamo così: questo il punto»
B: «C'è tutta la parte commerciale... e tutta la parte della logistica alberghiera potrebbe benissimo essere realizzata all'interno delle previsioni già esistenti se Ligresti gli vendesse quella parte a Della Valle»

 

L’Assessore alla Sicurezza Sociale Graziano Cioni e l’avvocato Fausto Rapisarda (dirigente della società Europrogetti, Gruppo Ligresti) parlano del parco nel settembre scorso e l’uomo di Fondiaria dice all’Assessore: «l’unica collocazione (per lo stadio ndr) è il parco. Quindi o si fa il parco o si fa lo stadio». E Cioni replica: «ma lui (Domenici ndr) ha già detto che il parco fa cagare e che quindi si può fare...»

Per poi chiudere così la conversazione, Cioni: «Un abbraccio per ora, io sono a lavorare come sempre per voi»

 

Lo scorso primo ottobre da un dialogo tra Gualtiero Giombini e Fausto Rapisarda, due uomini di Ligresti, si capisce quanto importanti siano proprio quei «documenti». Significativo, in tal senso, è un passaggio laddove Rapisarda dice: «Ti dico la mia opinione, anche se ti arrabbi. Dobbiamo portare a casa tutte le licenze... tutte quelle che ci danno ce le dobbiamo prendere, senza perdere tempo perché noi con le licenze in mano... comandiamo noi... »

 

Rapisarda dice a l'ufficio relazioni esterne del gruppo Fondiaria Pier Luigi Berdonini: «Gli devo dire una cosa importante. Ieri sono stato da Biagi per vedere come vanno le cose e poi sono andato soprattutto per la questione Provincia... perché io avevo già incontrato Renzi, però, questo... Io voglio sapere chiaro se ci vanno o non ci vanno, anche perché la variante che stanno facendo insieme a noi è una variante che è fatta per la Provincia». Rapisarsa sa sempre tutto e anche in anticipo: lo scorso 13 marzo il suo addetto stampa lo informa che Regione e Provincia hanno dichiarato che sono disposte a comprare le aree e gli chiede se deve preparare una dichiarazione per i giornalisti. La risposta di Rapisarda è inequivocabile: «Cerchi di essere freddo, noi non sappiamo niente, capisce? Noi quand'è che sapremo qualcosa? Quando verrà fuori il comunicato (emesso poi da Regione e Provincia, ndr). Ma noi non sappiamo niente perché non abbiamo mai partecipato alla riunione. Manco sapevamo che c'era, quindi che vado a dirgli io? Sono d'accordo? Allora si capisce che siamo d'accordo veramente»

 

Il 19 febbraio 2008 Fabrizio Bartaloni del Consorzio Etruria chiama Biagi per il bando di Castello.
Biagi: «ma guarda hai visto la Repubblica di domenica dove c’era un accenno al fatto che Ligresti è disponibile a vendere»
Bartaloni: «sì sì»
Biagi: «e che noi ora stiamo cercando di convincere... la Regione ci ha già scritto che è disponibile a comprare»
Bartaloni: mmh»
Biagi: «ora dobbiamo parlare con...»
Bartaloni: «cioè comprano l´area e poi fanno le gare..»
Biagi: «esattamente»
Bartaloni: «ah e va bene...»
Biagi: «siccome il prezzo di esproprio è stato ormai equiparato al prezzo di vendita»
Bartaloni: «sì è il 75%»
Biagi: «no no, la finanziaria di quest’anno dice esplicitamente che ormai il prezzo di esproprio è uguale al prezzo di vendita punto... e quindi a questo punto non c’è più differenza tra espropriare e comprare... a questo punto abbiamo proposto a Ligresti di vendere le aree per fare la Regione»
Bartaloni: «Certo»

Così, dicono i magistrati, si spiega anche l’imbarazzo dimostrato da Biagi quando il 16 febbraio un giornalista della Repubblica gli chiede se è vero che Ligresti è disposto ad accettare che la realizzazione degli uffici di Regione e Provincia sia affidata a mezzo asta pubblica.
Il giornalista: «Allora accetta la gara Ligresti»
Biagi: «Non è che accetta... si è dichiarato disponibile a trattare l’operazione, perché chi ti ha dato questa notizia? Via raccontami cosa sai? Cosa vuoi scrivere?

Giornalista: «No no...»
Biagi: «Questa cosa deve uscire bene perché è importante... quindi non può essere sputtanata per il volere di qualche testa di cazzo che ti passa mezza notizia... oggi si parla di tram... è inutile mettere in mezzo altre cose... bisogna chiarirsi un attimo perché c’è una reale possibilità di chiudere la vicenda in modo tranquillo per tutti»

 

Il 20 febbraio Biagi parla con Rapisarda:
«La mia paura... è che io ho detto ai miei che nessuno deve fiatare... è che non voglio bruciare ‘sta cosa... perché questa, questa è l´ultima spiaggia... tra me e te capisci...»


Il comportamento di Biagi sembra strano persino a Gaetano Di Benedetto, ex Direttore dell’Urbanistica del Comune di Firenze, che il 22 dicembre 2007 parla di lui ad Andrea Bottinelli, presidente del Consorzio Castello.
Di Benedetto: «...allora Gianni aveva preso la decisione di andare a trovare Ligresti... ieri...»
Bottinelli: «me lo ha detto, però non è potuto andare»
Di Benedetto: «Mi ha fatto lavorare in questi giorni che sono quello che sono... Mezza giornata per preparare un promemoria»
Bottinelli: «Gli devi preparare il copione...»
Di Benedetto: «... comunque la situazione ovviamente è ridicola»
Bottinelli: «Secondo me lui non la recupera più, eh?»
Di Benedetto: «... no lui... non può essere lui a recuperarla»
Bottinelli: «Bravo esattamente, infatti per certi versi lo stimo ma...»
Di Benedetto: «è una conclusione ovvia»
Bottinelli: «Lui non può più»
Di Benedetto: «Lui si è giocato per niente, veramente per... un’elemosina delle posizioni molto forti che poteva avere»
Bottinelli: «Sicuramente»
Di Benedetto: «Ma qui ormai ci vuole il nuovo assessore per recuperare qualcosa»
Bottinelli: «Credo anche io perché anche al sindaco non gliene frega niente»

Sempre il 21 agosto scorso Graziano Cioni al telefono con Fausto Rapisarda: «Duecentomila nuclei familiari devono ricevere a casa il regolamento di polizia municipale, quello contro il degrado, contro... insomma una cosa seria, una cosa per la tutela e il decoro di Firenze, che poi sono i cavalli di battaglia che ho scelto io, si può contare su di voi per un po’?»

Rapisarda: «Graziano, ma quant’è il costo totale?»

Cioni: «... eh, il costo totale è una cifra esagerata, lascialo fare, il costo totale è una cifra esagerata perché mi ci vuole, solamente di posta, centomila euro, quindi il costo totale lascialo fare, poi c’ho la stampa, eh, i grafici»

Rapisarda: «... certo, certo, dimmi tu, Graziano»

Cioni: «... no no no, dimmelo te, io non ti voglio mettere in difficoltà, perché questo non ti deve mettere in difficoltà... te hai una tua autonomia piccola, no?»

Rapisarda: «... sì». Cioni: «Questa autonomia piccola quant’è?»

Rapisarda: «... 20, 30...»

Cioni: «... 30! ... aggiudicato vai!! ...gli altri li trovo io...»

Il responsabile della comunicazione di Fondiaria, Pierluigi Berdondini, teme però che la sponsorizzazione possa recare un danno, più che un vantaggio, di immagine. «La mia paura è di guastare un rapporto che ho costruito in 5 anni, capisce?», dice Rapisarda a Berdondini il 28 agosto. «Un rapporto che ha dato i suoi frutti, su questo non c’è dubbio...», dice ancora l’avvocato. Alla fine i 30 mila euro vengono dati.

 

Un passo indietro, il primo aprile, c’è una telefonata tra i due che si chiude così. Cioni: «... ti dico, siamo ad aprile, ricordati del ragazzo». Entra dunque nell’indagine la figura di Emiliano Cioni. Rapisarda si informa in azienda sulla sua situazione. Il 29 telefona a Domenico Castelli di Fondiaria per informarsi prima di un incontro con l’assessore. Rapisarda: «il figlio di quel mio amico... poi lei... ha insomma... gli ha dato il premio... cos’è che mi diceva lei...?». Castelli: «... no glielo diamo appena partiamo con gli altri perché non becca niente nessuno». Il 10 luglio un’altra conversazione. Castelli: «Volevo dire... allora per Cioni». Rapisarda: «Ah?». Castelli: «Siccome già prende una sbaraccata di soldi... avevo pensato ad una unatantum». Infine la vicenda dell’appartamento di viale Matteotti, preso in affitto da Cioni per un’amica particolare. Fatto penalmente irrilevante (anche se per 6 vani e mezzo il canone è di soli 600 euro al mese), ma secondo la Procura della Repubblica di Firenze si inserisce nel contesto dei rapporti con Fondiaria. Cioni non esita a chiamare Rapisarda anche per fatti di minima rilevanza, come l’installazione di una parabola. E l’alto dirigente di Fondiaria si fa in quattro per accontentarlo. Cioni: «ascolta, per salire sul tetto di viale Matteotti a chi si deve rivolgere per mettere Sky?». Rapisarda: «...ci penso io. Adesso chiamo subito i miei». Segue telefonata al ragioniere di Fondiaria, che pone alcuni problemi formali. Rapisarda: «... va bè ragioniere non facciamo i fiscali... Sia gentile, se non era importante non gli rompevo l’anima... ma lei sa quant’è importante...»

 

L’assessore Biagi, va dato atto, sul tema Castello è esplicito. E a Rapisarda dice: «Quanto si farà emergere sui giornali (e in particolare che vi saranno gare pubbliche) è solo fumo negli occhi dell’opinione pubblica in quanto le vere decisioni sono di segno completamente diverso e saranno in linea con gli interessi del gruppo Fondiaria»

 

E’ una lettura illuminante quella delle intercettazioni. Soprattutto perché gli indagati sbeffeggiano anche le loro dichiarazioni pubbliche, scherzano sulle gare d’appalto obbligatorie per legge, ridisegnano quel parco da 80 ettari che dovrebbe costare 10 milioni tutti a carico del privato, e piazzano al suo posto qualunque cosa. Dietro il sequestro dell’area di Castello, eseguito dai carabinieri del Ros l’altro giorno e dietro quelle 140 pagine di decreto, emergono altri passaggi essenziali del teorema dell’accusa di corruzione. Il giudice attribuisce un ruolo fondamentale proprio all'assessore Biagi che - si legge nell'ordinanza di sequestro di 144 pagine firmata dal Giudice per le indagini preliminari - «fa dei doveri di fedeltà, imparzialità e onestà del pubblico ufficiale meno di un vuoto simulacro » al punto da diventare un «grimaldello» nelle mani di Fondiaria. Scrive ancora il Gip, riferendosi ai permessi di costruzione rilasciati da Palazzo Vecchio a Ligresti l'estate scorsa, che questa «è l'anomalia più macroscopica in questa vicenda, che pure di anomalie ne presenta parecchie; insomma, l'interesse pubblico, questo “sconosciuto”, è lasciato in un angolino asservito ora a logiche di guadagno, ora a logiche di competizione politica che mal si adattano ai compiti istituzionali al cui servizio l'opera di Biagi dovrebbe essere finalizzata».

Gianni Biagi è formalmente dirigente dell'urbanistica (sic!) della Regione Toscana, a quando una sua sospensione dai ruoli organici dell’Ente???

 

 

In conclusione, chiedendo venia per una inevitabile prolissità, due considerazioni.

La prima concerne l’amarezza di osservare che ancora una volta la politica non ha saputo fare pulizia da sola, c’è stata la necessità di un potere terzo, la solita, benemerita, magistratura, per disvelare un intreccio perverso politici/imprenditori che da tempo soffocava le condizioni minime di democrazia e legalità.

La seconda è che forse tutti sapevamo, se non proprio i cittadini esterni al Palazzo, chi ha occasione a vario titolo di occuparsene, da una decina di anni avvertiva odore di bruciato. Non tanto nella “notitia criminis”, ovviamente ben occultata dagli interessati, quanto nei modi e nei metodi della gestione del potere. Con un’asticella dell’etica pubblica ogni giorno alzata sempre più a tollerare liceità volte all’interesse personale. Come scrisse Pier Paolo Pasolini in un’efficacissima arringa contro la corruzione del potere degli anni ’70:

«Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe".

Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato.

Io so i nomi del gruppo di potenti.

Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica.

Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero».

Ecco, anche noi, pur non essendo intellettuali del calibro di Pasolini, sapevamo. Adesso che qualcuno ce lo ha ricordato, vediamo di farne tesoro.
A Fra' che te serve? Nun me serve niente!

 

Amici di FUTURO IERI  ( http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia.htm )




20 novembre 2008

PIANA DI CASTELLO A FIRENZE, INDAGATI GLI ASSESSORI CIONI (PD), BIAGI (PD) E L’IMMOBILIARISTA LIGRESTI

L’assessore Graziano Cioni, l’assessore Gianni Biagi - entrambi del Partito Democratico, componenti della Giunta comunale fiorentina - e altre cinque persone (il pregiudicato Salvatore Ligresti, proprietario fra l’altro dell’assicurazione Fondiaria-Sai, l’Avv. Fausto Rapisarda braccio destro di Ligresti a Firenze, l’Arch. Gualtiero Giombini consigliere di Premafin la holding che controlla Fondiaria e due docenti di architettura che svolgevano la libera professione Savi e Casamonti) sono indagati dalla Procura della Repubblica di Firenze: l’accusa è corruzione.

Il passo cruciale è quella convenzione dell’aprile 2005 tra Comune di Firenze e Fondiaria che prevedeva, come primo impegno, la cessione gratuita al Comune dell’area dove dovrebbe essere realizzato il parco urbano, con un progetto dal tetto massimo di 10 milioni di euro a carico di Fondiaria. L’ultimo passo è stato il sipario alzato sull’ipotesi della "cittadella viola" voluta dai fratelli Della Valle, con le due possibilità offerte alla società di trovare gli ettari sufficienti per il nuovo stadio.

L’insediamento di Castello, però, ha conosciuto molte altre tappe costellate da autorizzazioni, limature di superfici, spostamenti di funzioni e polemiche. Dopo il famoso stop imposto da Occhetto sul finire degli anni ottanta, quando ancora il Partito Comunista Italiano conservava nel codice genetico la “questione morale” di Berlinguer, negli ultimi anni il sacco della Piana fra Novoli e Castello è ripreso e gran ritmo. Arrivando a fine estate quando i manager di FondiariaSai ritirarono dall’ufficio Urbanistica del Comune i permessi di costruzione decisivi per l’area: il via libera per la costruzione di due lotti fondamentali, quelli per gli edifici direzionali e per le strutture residenziali. Permessi di costruzione bloccati dal 2006, dai tempi della diatriba tra Fondiaria-Sai e le Istituzioni per l’obbligo della gara europea. Superato quell’ostacolo, con l’accettazione dell’obbligo di gara da parte della società di Ligresti, la realizzazione dell’area di Castello (al confine di Firenze con Sesto Fiorentino) è andata avanti. Il piano prevede una superficie di 181 mila metri quadrati a destinazione pubblica e 259 mila per l’area privata. Prevista anche la realizzazione di un parco urbano di circa 80 ettari, poi ridotti per trovare posto alla “cittadella viola”. Indispensabile per l’intera operazione immobiliare era lo spostamento dei centri direzionali pubblici. Solo per la costruzione del palazzo della Regione Toscana, che dovrebbe ospitare 4.500 dipendenti, e che si estenderà su una superficie di 90 mila metri quadrati, è previsto un costo fra i 220 e i 280 milioni. L’intero investimento si aggira sul miliardo di euro (a distanza di pochi mesi da un ulteriore, e a questo punto inutile, acquisizione della Regione di altri due immobili uno in Piazza del Duomo e uno vicino a Santa Maria Novella). Analogamente vorrebbe fare la Provincia di Firenze. E sul fronte residenziale potrebbero nascere 1.500 appartamenti, con 150 alloggi riservati alla cosiddetta edilizia popolare. Oltre a un mega albergo e ai già citati uffici direzionali degli Enti locali.

I carabinieri di Firenze hanno perquisito l’altra mattina gli uffici degli assessori Cioni (sicurezza) e Biagi (urbanistica). La magistratura vuole chiarire i rapporti tra gli amministratori comunali e la Fondiaria. Perquisito anche Rapisarda. L’operazione, riferisce in una nota il sindaco Leonardo Domenici, è “diretta ad acquisire elementi utili alle indagini relative a ipotesi di reato per presunti rapporti illeciti fra i due assessori e il gruppo Fondiaria Sai”.

“L’assessore Biagi sarebbe sospettato del reato di corruzione in concorso con Salvatore Ligresti ed altri dirigenti e professionisti del gruppo Ligresti”.

Invece Cioni, hanno reso noto i suoi legali, secondo le attuali ipotesi di indagine avrebbe commesso corruzione perché “ometteva di astenersi da ogni decisione inerente l’approvazione e la concreta esecuzione alla convenzione urbanistica stipulata il 18 aprile 2005 tra il Comune di Firenze e il consorzio Castello” ma, casualmente, “il figlio è dipendente della Fondiaria-Sai”.

Anche la Giunta provinciale fiorentina, presieduta da Matteo Renzi pure lui del Partito Democratico, ratificando le continue variazioni del Piano di coordinamento provinciale, conseguenti alle varianti urbanistiche approvate dal Comune di Firenze, secondo le opposizioni, avrebbe avallato questa gestione del territorio che oggi, a seguito di quanto emerso, sembra essere messa in discussione.

La vicenda segue di pochi giorni un’altra indagine sulla multisala che il Comune di Firenze, amministrato dal centrosinistra e la Medusa Film di Berlusconi vorrebbero costruire nella zona di Novoli. Anche in questo caso autorizzazioni, deroghe e annessi potrebbero essere di dubbia regolarità.

Ai cronisti che gli chiedevano le sue intenzioni, alla luce dell’inchiesta, in merito alle primarie del Pd, in quanto è uno dei quattro candidati in lizza, “le primarie - ha risposto Cioni - non c’entrano niente, si tratta di due piani distinti”. Risposta (e, perché no, preoccupazione) forse condivisa da Renzi, altro candidato alle primarie per il rinnovo della carica di Sindaco alle amministrative di primavera 2009.


Amici di FUTURO IERI  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri  




24 settembre 2008

IL CALCIO E LA POLITICA: PERCHE' ACCONTENTARSI DI UNA SOLA DISGRAZIA?

Il solito quotidiano moderato La Repubblica, edizione fiorentina del 23 settembre 2008, pubblica due intere pagine dedicate alle dimissioni lampo dell'assessore alla cultura Gozzini per le sue affermazioni alla guascona sulla notevole vicenda del nuovo stadio da farsi nella città di Firenze. Il politico dimissionato aveva "esternato" forti critiche nei confronti dell'imprenditore Della Valle che ha espresso la volontà di costruire a Castello, una zona di Firenze un nuovo stadio, un parco del calcio, museo, alberghi, e pure una città commerciale. Tutto questo lo rilevo dalla lettura del quotidiano moderato già citato. Una roba da Monopoli quando il giocatore più ricco piazza sul tavolo una sfilza di alberghi e di case. Da fiorentino finito a Sesto un pò mi preoccupo perchè fra Castello e la zona di Sesto e Campi c'è di tutto: un Ipercoop nuovo di zecca, l'areoporto che quasi fa a cazzotti con l'area del futuribile  inceneritore, una sfilza di centri commerciali fra cui Esselunga e Carrefour e a Campi  c'è pure i Gigli e il multisala, e nello specifico sestese è bene ricordare il polo universitario scientifico nella piana di Sesto, un discreto numero di capannoni e la grande fabbrica della Richard-Ginori e la vicenda di una città intera Sesto Fiorentino che negli ultimi vent'anni ha avuto una rilevante espansione edilizia. C'è in zona una tale concentrazione di cemento, strade e ferro, che c'è da chiedersi come possa stare tutta questa roba in uno spazio così ristretto. Forse non a Ginevra, dove la supermacchina da sei miliardi si è rotta,  ma nella piana si voleva trovare il buco nero a forza di concetrar materia pesante. Cosa c'è di strano che un assessore alla cultura e uomo di seri studi se ne esca con una vivace espressione di disgusto per una cosa del genere. La politica esiste anche per le provocazioni, per le prese di posizione eterodosse, e infine per le mediazioni. Ha sbagliato tono, può essere! Ma questo fatto è così grave da portarlo a rassegnare le dimissioni?
Il calcio, un tempo sport con qualche nobiltà è oggi per il Belpaese una disgrazia, anche per Firenze, e si badi non parlo della Fiorentina o di una qualche squadra del cuore ma proprio del gioco del calcio. Esso è  da anni una questione politica e affaristica, e se ben ricordo prima di una clamorosa e inaspettata vittoria ai mondiali esso era stato pesantemente messo sotto osservazione dalla magistratura per tutta una serie di malversazioni, quindi non è più a livello professionistico uno sport ma qualcosa  di molto diverso. I veri sportivi sono quei temerari che spengono la televisione e la domenica pomeriggio fanno una passeggiata, montano in sella alla bicicletta o fanno volontariato, qualcuno si siede su una panchina e pensa, anche quella è una condizione nobile, a suo modo sportiva. Il tifo calcistico non è sport è orgoglio campanilistico quando non degenera in qualcosa di peggio come le tragiche cronache degli ultimi anni hanno ampiamente documentato. Il calcio italiano è al giorno d'oggi una cosa dal quale ogni contemporaneo prosecutore dell'opera di mecenate dovrebbe fuggire sdegnato.
Mi rivolgo ai lettori di Firenze, pensateci un pò su e fra voi chiedetevi: ma lo volete davvero uno stadio nuovo con centro commerciale annesso? E quali disagi in materia di lavori edilizi e stradali siete disposti a sopportare per realizzare la grande opera? Io so cosa posso chiedere a uno sport che pratico e che vivo, ma voi avete la vostra idea in materia?

IANA per FuturoIeri




8 agosto 2008

BERLUSCONI, NAPOLITANO E IL LODO

Note a margine del famigerato Lodo Schifani / Alfano sulla casta di potenti che vorrebbero farsi intoccabili. Oltre il fumo negli occhi - "ad arte" - della sicurezza, della monnezza e del ministro Prunetta. Per meglio capire.

AGI - Roma, 10 mag 06 - Il rapporto fra le famiglie Craxi e Napolitano e' di antica data. Il primo era il leader dei socialisti italiani, il secondo il leader dei miglioristi del Pci, l'ala del partito di Enrico Berlinguer piu' vicina al Psi. Bettino Craxi e Giorgio Napolitano si incontravano spesso, anche con le signore ed i figli. Non erano incontri felpati, con camerieri in livrea, argenteria, vescovi, grand commis e grandi firme, come quelli di Castelporziano nella tenuta del Presidente della Repubblica. Erano incontri politici fra due importanti leader politici italiani, con in testa l'idea di una sinistra piu' moderna (...). Anni ottanta, domenica, pranzo. Bettino Craxi, Giorgio Napolitano, le signore Anna e Clio, i figli Bobo e Stefania mangiano insieme alla 'Trattoria dei cacciatori' alla Longhignana, una frazione del Comune di Peschiera Borromeo nella campagna intorno a Milano. Sono gli anni di Craxi a Palazzo Chigi: scala mobile, euromissili, Achille Lauro e quant'altro. Clio ed Anna si intendono bene, la madre di Clio era socialista. Anche Bettino e Giorgio trovano punti d'intesa. Al termine del pranzo nel vecchio castello che fu dei Borromeo, Bettino Craxi e Giorgio Napolitano salgono le scale di legno che portano al 'Vecchio Granaio', un mercatino di cose antiche ed antiquariato. Craxi saluta i gestori e compra di getto per Napolitano un portagioielli di porcellana di Limoges, decorato in oro. Una decisione d'impeto, come era nel carattere di Craxi. Napolitano ringrazia con il suo tratto aristocratico (...). Da allora e' passato quasi un quarto di secolo. Il portagioielli e' ancora in casa Napolitano.  [Tratto da Venetosocialista]

_______________________________________________________________
P.S.  Dall’Agenzia Reuters: “Inflazione a luglio +4,1%, massimo da 12 anni”.

     Amici dell’Associazione Futuro Ieri –
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/linche.htm




29 aprile 2008

ANCHE A ROMA “NUN SE PO’FA”, ECCO PERCHE’ VELTRONI DOVREBBE FAR LE VALIGIE (PER L’AFRICA)

Wòlter camomilla Veltroni ha fatto davvero più danni della grandine. Alla sua parte, s’intende. Proviamo innanzi tutto a riepilogarli in ordine, per non perdere di vista il quadro d’insieme.

1) Ha dato la spallata decisiva per la caduta del Governo di Romano Prodi dopo neanche due anni dall’insediamento;

2) Ha sciolto la sua Giunta di centro-sinistra a Roma, anche qua dopo meno di due anni dal rinnovo chiesto ed ottenuto dall’elettorato romano, per candidarsi a succedere a Prodi;

3) Ha distrutto l’Unione di centro-sinistra a livello nazionale, dopo anni di faticosa ricomposizione;

4) Ha regalato a Silvio Berlusconi una delle vittorie più nette che si ricordino ad elezioni politiche;

5) Ha fatto scomparire la sinistra dal Parlamento italiano, altro risultato inedito nella storia italiana;

6) Ha quindi fatto rialzare un esanime Berlusconi, facendolo tornare trionfale al Governo del Paese;

7) Ha regalato il Comune di Roma, dopo oltre un quindicennio, al centro-destra col risultato travolgente di Alemanno sullo squalificato (e inviso) Ruttelli.

L’eterogenesi dei fini è una figura retorica per cui, spesso, personaggi sfigati per fare del bene procurano il peggior male possibile. Ora, secondo chi scrive, Wòlter camomilla era animato da interessi meschini e non dalla volontà di fare del bene (salvo quello buonista al Berluska), tuttavia ha veramente prodotto il risultato più nefasto che neanche il più pessimista avrebbe potuto lontanamente immaginare.

Dicono che persino Obama stia meditando di cambiare lo slogan “Yes, we can”, bruciato dall’imitatore maccaronico.

Ora, non è che gli sfiora il pensiero che un bel viaggetto in Africa - ammesso che non stiano già toccandosi gli attributi -, come lui stesso diceva qualche anno fa, sarebbe cosa buona e giusta...?! Oppure dovremo aspettare un cecchino coi baffi che fa il solito, ma stavolta auspicabile, lavoro sporco??? Romano non li abbandonare a se stessi.

 

Amici dell’Associazione Futuro Ieri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/piccino.htm



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