.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


28 gennaio 2013

Diario Precario dal 24/1 al 28/1

 Data. 24/01/2013

Note..

Fine del quadrimestre, necessità di mettere i voti via rete.

Interrogazioni nelle classi, sistemazione dei voti.

Notizia accoglimento  ricorso relativo alla prova preselettiva promosso da Anief

Grande costernazione personale per la novità.

 


Considerazioni

Come un fulmine mentre sono a ragionare di primo quadrimestre e registrazione voti sul tabellone arriva la notizia del ricorso accolto.

Sono confuso. Ma in che storia sono finito? Che tempo è mai questo dove la mia esistenza è sospesa da qualche  decisione del TAR e dove devo rimanere basito per cose che non ho fatto o per cause legali che non ho intentato. Ultimamente ho l’impressione che il mio mestiere di docente di liceo sia ormai materia agitata da avvocati esperti di cause del lavoro e da tribunali amministrativi. Dove inizia questa confusione, questo disordine? Ci sono poi altre domande strettamente legate a questa.

Quale classe dirigente?

Quale futuro possibile per il Belpaese?

Esiste una minoranza di umani retti e giusti in grado di far miracoli politici mai visti prima o deve essere questo difforme popolo del Belpaese a prendersi l’incarico trovare il modo di salvare se stesso dai suoi guai?

L’Italia sembra da due decenni ossessionata dalle prestazioni della minoranza che comanda. Forse i termini della cosa vanno pensati come: Chi arriverà in alto nella gerarchia del potere e nell’acquisizione di ricchi stipendi, sussidi, benefici, incarichi?

Ha un qualche rapporto la scuola e l’istruzione pubblica intorno alla questione delle future classi dirigenti? Da ciò che appare nel pubblico dibattito pare proprio di no. Quindi di che si tratta questo continuo ossessionare l’opinione pubblica con la ripetuta storia delle classi dirigenti, occorre da parte mia far un ragionamento.

Da due decenni si straparla  e si scrive di classe dirigente da rinnovare e segnatamente di chi comanda nelle gerarchie del potere politico. In realtà il potere politico è sotto tutela da due decenni da parte dei grandi poteri finanziari internazionali e delle più importanti banche d’affari. Un vecchio amico mi ha proposto ancor oggi la croce ideologica. Si tratta di pensare un mondo tutto italiano diviso fra destra e sinistra e fra nord e sud. Assumendo la croce ideologica il discorso sulla classe dirigente può restare nell’ambito del confronto elettorale e politico. Io non la penso così. La mia idea di croce ideologica è diversa, la mia visione è una linea verticale nel mondo umano in quanto mondo umano che divide i pochi ricchissimi e i moltissimi che non lo sono e in orizzontale la separazione fra potenti istruiti, preparati e armati fino ai denti e i molti deboli, impreparati, inconsapevoli  e disarmati. Una scissione dell’umanità la mia non ideologica ma di pura espressione del dominio e della potenza in quanto dominio e potenza fine a se stessa e autocentrata su fini e scopi propri. Una croce non di natura politica nostrana la mia ma di dominio imperiale e di civiltà industriale a livello globale. In fondo se una crisi finanziaria statunitense si propaga all’Europa e al mondo intero come si fa a pensare il discorso in termini di piccolo mondo antico della politica nazionale. Non esiste in Italia come in Europa un progetto per tutti, un senso ultimo dell’agire politico, una direzione per dare ordine alla distruzione creativa della civiltà industriale, esistono solo urti e contrasti fra poteri potenti e prepotenti tesi ognuno a conseguire scopi propri e limitati. Alla luce di questo fatto leggo l’atteggiamento generale del potere politico e della presunta società civile verso la scuola pubblica nel Belpaese. Non c’è un progetto generale, non ci sono idee condivise intorno alla società, alla forma della civiltà, al futuro. Ogni riforma o mezza riforma della scuola pubblica è sempre parziale, ogni atto è discusso e  discutibile, ogni intervento politico tendenzialmente  fazioso. La privatizzazione di ciò che prima era comune o cosa dello Stato rientra nell’ordine di cose nel quale è accettata e condivisa dalla società e dalla collettività solo la proprietà privata e il possesso in quanto possesso. Tutto il resto ossia religione, morale, doveri e diritti, forme di vita collettiva e privata, perfino la stessa natura della famiglia  sono discusse, discutibili e prive di un consenso generale. La mancanza di costumi e opinioni sull’esistenza condivise dal corpo sociale e politico qui in Europa determina la centralità del denaro nel determinare il senso della vita sociale e collettiva quale unica realtà accettata e condivisa. Quindi la discussione intorno alla questione del rinnovo  classe dirigente sempre perpetua  e sinceramente esasperante va a mio avviso collegata a concretissime questioni private di ascesa sociale attraverso l’ascensore del potere politico e delle elezioni, a una speranza del tutto generale di miglioramento dal cadere in disgrazia di questo o di quello. La scuola poco o nulla c’entra con tutto questo parlare e straparlare. Eppure è forse l’unica realtà collettiva che connette, con risultati diversi, sul piano della cultura e della formazione  le diverse genti che oggi abitano il Belpaese. Senza il collante della scuola pubblica o parificata rimane come elemento immateriale di unità delle diverse genti della Penisola il centro commerciale, la pubblicità, gli spettacoli televisivi e il gioco del calcio. Una classe dirigente nuova di zecca forse dovrebbe pensarci.

Intanto nel cielo freddo c'è stata una luna piena stupenda, averla vista stagliarsi sull'appennino di notte è stata una vera e propria esperienza estetica. Una nota felice, forse beneagurante, un pò troppo isolata però.

 

Siti che danno notizia del ricorso:

http://www.orizzontescuola.it/news/concorso-cattedra-accolto-ricorso-anief-contro-soglia-3550-della-preselettiva

http://it.ibtimes.com/articles/41946/20130128/scuola-concorso-2012-concorsone-tfa-profumo-miur-prova-scritta.htm




25 febbraio 2010

La favole del Belpaese

De Reditu Suo - Secondo Libro

                                              Le favole del Belpaese

 Il Belpaese sembra vivere sulla Luna, manca la consapevolezza d’essere un vaso di coccio fra vasi di ferro. In una situazione dove prendono forma nuove potenze imperiali e le vecchie declinano le genti d’Italia son turbate dallo squallore  dei comportamenti della propria sedicente classe dirigente quando viene beccata regalando lo spettacolo di una turba di magistrati indagati, di politici inquisiti, di imprenditori ai domiciliari, di amici degli amici in galera. Le favole  che cercano di nascondere il disastro di una Seconda Repubblica che non riesce a star sulle sue gambe  son tante. Quella che va per la maggiore  è che questo è un paese di ladri governato proprio da delinquenti che ripetono la natura della popolazione. A parte che per un ladro deve pur esserci un derubato e per un colpevole ci deve esser una vittima che ha subito il torto, mi chiedo: tutti, nessuno escluso?

Se così fosse il Belpaese sarebbe un massa informe di delinquenti, perfino i poppanti dovrebbero essere considerati dei criminali in formazione per il solo fatto di vivere qui e ora. Evidentemente non torna il ragionamento. L’altra favola afferma che abbiamo bisogno di minoranze al potere per essere governati, di privilegiati ricchi e isolati dalle masse di esseri umani che compongono la popolazione. Questo va bene quando si è governati da Re-sacerdoti o da principi che mantengono ed applicano una qualche sorta di diritto divino; in una Repubblica bene ordinata e collocata nella terza rivoluzione industriale l’unica aristocrazia possibile è quella che si manifesta nell’eccellenza professionale  e attraverso gli studi. Qui nel Belpaese il concetto di classe dirigente si collega alla ricchezza della famiglia di origine  e alle sue reti di relazioni sociali o talvolta alle relazioni, più o meno decenti, che il privato costruisce durante la sua vita. Si tratta di una forma d’aristocrazia scollegata da qualsiasi senso di servizio o di dovere verso lo Stato e ancor di più verso la popolazione nel suo complesso.    Si pensi agli scandali nei vari ambienti professionali e universitari documentati da decine di libri, inchieste giornalistiche  e dall’attività della magistratura nel corso degli ultimi quindici anni, e taccio sui politici di professione. L’evidenza è che non c’è nessuna aristocrazia di nessun tipo e quindi non è possibile la formazione di una classe dirigente formata da minoranze virtuose. Mi permetto inoltre di considerare che delle minoranze non virtuose dedite al loro esclusivo interesse con ogni mezzo e senza alcuna morale  prendono comunemente due definizioni: associazione a delinquere e comitato d’affari. A queste due favole, già piuttosto grossolane e mal costruite, s’aggiunge l’appello che ogni tanto risuona e chiama le disperse genti d’Italia a difendere la loro “Civiltà”.  Mi limito a questo: scrivo il mio  De Reditu Suo in questa forma proprio perché qui e ora non trovo la civiltà della gente mia. Non è bene scrivere altro, mi congedo per ora dai miei venticinque lettori.

IANA  per FuturoIeri




15 febbraio 2010

La grande fortuna di Pier Paolo Pasolini


De Reditu Suo - Secondo Libro

                              La grande fortuna di Pier Paolo Pasolini

Il poeta e regista forse non se rendeva conto, o forse sì, ma la sua era una vera e propria fortuna: i suoi persecutori che lo trascinavano in tribunale  erano veri e c’era davvero gente capace  di provare odio e disgusto. La sua lotta civile e culturale s’integrava nei termini di qualcosa che era ancora vivo anche se profondamente malato di corruzione, ignavia e cinismo. Oggi tutto è merce, perfino la critica dura e impietosa si trasforma in prodotto, tutto è divorato dal sistema di produzione, spettacolo e consumo anche l’urlo del predicatore nel deserto e il monito dell’intellettuale impegnato assumono senso se entrano nelle logiche e nei percorsi dei sistemi di comunicazione di massa. L’odio è un sentimento forte e oggi è ormai merce rara in una civiltà a metà strada fra il centro commerciale e la catastrofe ecologica planetaria.   Al disprezzo e al contrasto si preferisce il silenzio per malvagità, per incapacità di comprendere e per la folle e assoluta volontà di portare a buon fine interessi privati manipolando le leggi, gli appalti e  i piani regolatori. Non dico niente di nuovo su tutto questo, il lettore pensi a tangentopoli. La cultura alta e profonda è estranea alle logiche del potere di oggi che è solo l’estensione della volontà di finanzieri, manager, banchieri, sceicchi, e trafficanti di ogni specie. A queste caste al potere interessa solo  un minimo di Stato che tuteli in qualche modo la proprietà privata e la libertà di commercio. Non credo che esista un centro di potere malvagio, quel che è avvenuto è stato un percorso segnato dal collegarsi e svilupparsi di più volontà, di più progetti di dominio e controllo e  dalla volontà di potenza di realtà imperiali globali. Quindi più attori pubblici e privati di dimensioni imperiali con interessi assolutamente egoistici e cinici hanno condotto le vicende planetarie negli ultimi decenni e ormai tocca vedere una terza rivoluzione industriale che sta smentendo tutte le ragionevoli aspettative di progresso e benessere. Alle rovine della vecchia Italia e dei suoi antichi poteri si sommano le rovine di tangentopoli e un giorno potrebbero sommarsi quelle del Berlusconismo. Una massa informe di cose morte e miti perduti e svergognati non può creare odio, rabbia, lotta e  martirio ma solo diserzione, fuga e furberie da strapazzo. Forse l’Italia di Pasolini era quella della fine di modi di vivere e di essere di natura arcaica e a loro modo tradizionali. Questa di oggi è l’Italia dove i nuovi miti e i nuovi spettacoli rivelano la loro natura assolutamente strumentale e volta a calmare un popolo di tapini, di impoveriti e di popolazioni piene di problemi non risolti. Il mondo umano dell’Italia di oggi è qualcosa di talmente deforme e inesprimibile che anche l’odio di parte cessa di essere un fatto assoluto per diventare o un problema privato o una stramba continuazione dello spettacolo permanente nel quale è immersa la politica e il sedicente “mondo dell’informazione”.

Sui processi di P. Pasolini umilmente rimando al sito http://www.pasolini.net/processi_cronologia.htm

IANA  per FuturoIeri




26 gennaio 2010

Questo grande spettacolo scellerato

De Reditu Suo - Secondo Libro

Questo grande spettacolo scellerato

Certo che è difficile pensare a questi anni cercando indietro nel tempo per capire se era stato previsto tutto questo dominio nella vita di  ogni giorno della pubblicità e del mondo dello spettacolo. I segnali erano tanti ma ciò che sorprende  è la forza con cui questi fenomeni son venuti in essere: di fatto l’immagine del mondo e il vissuto quotidiano del singolo son condizionati dalla pressione enorme di questo modo di comunicare. Milioni d’immagini, di suoni, di scene animate e affini spingono a comprare qualcosa o a star sul  mercato vendendo capacità professionali e non solo, si tratta di un condizionamento incessante e continuo.  Dentro il condizionamento c’è tuttavia una novità e si tratta dell’assorbimento delle categorie che vivono di politica dentro le logiche della presente civiltà dello spettacolo.  Il potere politico deve rappresentare se stesso con mezzi e logiche non dissimili dai divi e dalle dive del piccolo e del grande schermo, deve esserci; ossia deve  esser presente la mattina, il pomeriggio e la sera nelle fasce orarie utili quando  il potenziale elettore ha il video acceso.  Talvolta esagerano e occupano anche le fasce orarie notturne , così  il potenziale elettore si trova circondato a meno che non accenda la scatola magica solo a notte fonda.   Forse Don Milani  e Pierpaolo Pasolini con certe loro prese di posizione allora da molti ritenute eccentriche, per non dir di peggio, avevano intuito la natura intima della televisione e della pubblicità commerciale e la sua capacità di essere rappresentazione di tutto  e di essere forza in grado di sedurre e condizionare. Purtroppo quei due personaggi paralleli e opposti sono un ricordo del remoto passato, ben poco è rimasto dell’antica spinta  all’impegno civile o religioso a favore della popolazione italiana.  Tuttavia oggi, a mio modesto avviso, c’è una novità: tutto ciò che fa spettacolo diventa anche atto politico in quanto diffonde con studiata scienza stili di vita, modelli di consumo, comportamenti, e talvolta modi di pensare e di agire. La politica arriva dopo e constatata la mutazione in atto nelle parole e nelle logiche dominanti si adegua di conseguenza; il momento politico è successivo al fatto spettacolare e commerciale. Mi permetto di aggiungere che la dimensione  dei grandi valori di origine laica e religiosa,  inclusi anche quelli più inquietanti, viene comunemente inserita entro i termini di logiche commerciali. Prova ne sia che perfino certe produzioni del regista statunitense M. Moore   sono state dei successi commerciali e come tali hanno prodotto ciò di cui il sistema attuale di produzione e consumo ha bisogno: profitto.  Tutto si può riportare all’essenza che permette al capitalismo senza regole che è venuto in essere di esistere.  Il Dio-Denaro è il sangue di questo modello di produzione e consumo dove  l’umano  crea la forza vitale del sistema. Ciò che permette all’umano di far bene il lavoro senza troppe domande è da una parte necessario e  dall’altra comodo per chi è nei livelli superiori della società. Lo spettacolare in politica è quindi parte di un tutto che non riesce a darsi limiti e tabù.

IANA per Futuroieri




16 ottobre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 8

 

Adesso che questa sciagurata crisi rivela la grande fragilità di un sistema finanziario e politico che aveva aspetti di idoltria e che si diceva infallibile perché fondato sul dominio del denaro e sul primato del mercato diventa manifesta la malafede e l’ignoranza dei maldestri esecutori della volontà politica e culturale delle ristrette minoranze di miliardari al potere. Perché caterve di giornalisti, pubblicisti,conduttori televisivi, professori universitari, politici, sedicenti intellettuali hanno per anni lodato e fatto professione di fede nei miracoli del Dio-mercato e del Dio-denaro?

Forse perché il sistema della formazione della pubblica opinione attraverso i mass-media e i giornali è in mano a piccole minoranze di ricchissimi che hanno sul libro paga psicologi e sociologi che pianificano le campagne di marketing assieme agli esperti della pubblicità. Dove non arriva il milardario e la ciurma dei suoi accoliti arrivano i politci che sfruttano il loro potere per piegare l’informazione alle loro verità di comodo. Così nel Belpaese fra le menzogne sistematiche della politica e quelle di coloro che erano interessati a vendere qualche sorta di merce avariata di carattere finaziario i molti sono arrivati inconsapevoli all’appuntamento con la rivelazione che il mercato manifestazione della cosidetta mano invisibile di Dio secondo i neo-liberali altro non era che il solito idolo, i suoi sacerdoti dei falsi profeti, il suo paradiso una montagna di debiti e trucchi contabili da far onorare ai disgraziati, e fra questi anche coloro che non hanno nulla a che spartire con questa finanza criminale, allegra e creativa. La crisi colpirà l’economia reale e la produzione in tutto il mondo, tutti verranno puniti, tranne i veri colpevoli. Si può davvero credere che un piccolo pugno di banchieri malavitosi ha fatto l’impossibile? Dietro questi dieci anni di consumi interni statunitensi tenuti alti nonostante l’evidenza dei fatti c’è molto di più di una banda di mascalzoni finanziari. Una classe sociale quella dei super-ricchi è diventata apolide e ha rotto i ponti con la Nazione d’origine, quale che sia, e con ogni regola civile ed etica. Il suo modello di organizzazione economica e finaziaria è diventato criminale e criminogeno perché risponde solo all’esigenza primaria di arricchire gli azionisti di maggioranza. E dove può aggira le leggi e il comune buonsenso. Sembravano delle divinità con i loro panfili,le loro super-donne, le loro super-automobili, i loro super-esperti, i loro gioielli. Adesso sono ricondotti dal sospetto universale alla loro natura di corpi estranei che esercitano il potere finanziario di solito al di là delle leggi, o aggirandole con i paradisi fiscali. In generale il diritto nell’universo mondo affida la gestione del corpo sociale e politico, per l’appunto ai politici e non a corpi sociali estranei, oligarchici, amorali.

IANA per FuituroIeri

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 

 




1 febbraio 2008

SE UNA SU QUATTRO NON BASTA ANCORA

Capita sempre meno spesso che i quotidiani nazionali si sporchino le mani nel raccontare le vere miserie del Belpaese e delle sue sfortunate genti. Preferendo di solito lo spettacolare della cronaca nera o della cronaca rosa o il colore locale espresso dai nostri politicanti in occasione dei molti scandali che li riguardano. Con la presentazione di un’indagine della Banca d’Italia i guasti nella infelice distribuzione della ricchezza sono emersi al punto che il dramma ha superato il muro di gomma e ha avuto diritto di cittadinanza nella cronaca giornalistica.

Fra i molti articoli che si sono cimentati con il racconto di milioni di famiglie in difficoltà, dei redditi da lavoro dipendente fermi dal 2000, delle sistematiche ruberie e truffe para-legali che la parte meno abbiente della popolazione deve subire, e del dramma delle difficoltà di una intera generazione di giovani chi scrive si soffermerà solo su un piccolo pezzo del quotidiano CITY del 29 gennaio.

Questo breve pezzo racconta che una famiglia su quattro, in realtà il 26% delle famiglie è indebitata, debiti per il mutuo per il 60% e il resto debiti per beni di consumo. Mentre una parte d’Italia fa i salti mortali per far quadrare i conti un 10% della popolazione si è arricchita ed essa possiede il 45% della ricchezza nazionale.

L’evidenza dei fatti è certissima: dal 2000 ad oggi si è verificato nella penisola un massiccio trasferimento di ricchezza dalla maggior parte della cittadinanza ad una minoranza di ricchi perlopiù liberi professionisti. I cosidetti “Bamboccioni”, ossia i giovani sotto i trenta anni secondo un altro articolo dello stesso quotidiano, sulla base dei dati del rapporto di BankItalia, hanno un reddito inferiore ai 12.500 euro l’anno, quindi materialmente con questo costo della vita non possono metter assieme una famiglia, o vivere da soli. Quello che emerge fra le righe è l’eversione dal corpo e dal sangue della Nazione italiana di quella minoranza di ricchi perlopiù sedicenti “classe dirigente”. Ormai la separazione fra classi sociali in alcune realtà è diventata un fatto fisico con quartieri dedicati all’edilizia residenziale di lusso, sarebbe a questo punto più giusto parlare di minoranze di stranieri e apolidi che esercitano un potere sulla nostra gente. Così si eviterebbe il fastidio di dover ammettere la loro appartenenza a qualcosa che ci riguarda e in particolare si toglierebbe loro ogni leggitimità nell’esercizio del potere, anche quello di carattere economico. Del resto non sembrano neanche più parlare, ragionare e vivere come la maggior parte degli italiani e sempre più spesso essi devono le loro fortune a situazioni di privilegio di nascita o di professione o al fatto di essere parte di qualche multinazionale straniera.

Chi scrive ritiene che il distacco della gran parte del popolo italiano dal ceto politico e da questa Repubblica coinvolge anche coloro che hanno ricavato dalle situazioni presenti l’occasione per l’esercizio di un potere o di un privilegio, quindi a maggior ragione anche questi nuovi ricchi.

Del resto a quanto pare essi essendo per loro natura apolidi non possono trovare il conforto e la difesa nella dignità che scaturisce dall’appartenere ad una patria piccola-piccola, che è forse l’unico privilegio dei molti che vivono in difficoltà e in ristrettezze economiche.

IANA per Futuroieri.



sfoglia     dicembre        febbraio
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email