.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


19 giugno 2010

Note sulla morte del vecchio mondo umano e sul nuovo

per approfondire


De Reditu Suo - Terzo Libro

Note sulla morte del vecchio mondo umano e sul nuovo

 Il vecchio mondo umano nel Belpaese, e non solo, è morto; perfino il consumismo che ha stroncato ciò che era d’origine antica soffre tanto e può dare meno e offrire  a tanti esseri umani finzioni e  illusioni al posto di cose concrete. Il vecchio mondo umano era pieno di cose sbagliate e di palesi iniquità, tuttavia aveva un pregio: veniva da un passato anche comune, da una serie di vicende storiche e umane note, sofferte, comprensibili. Questo mondo umano nuovo non si può dire che sia proprio cosa delle genti disperse e infelici del Belpaese, esso è stato creato e delineato a partire dall’impero made in USA e dai suoi soci imperiali: russi, cinesi, inglesi, indiani. Tuttavia voglio dedicare questo scritto  a uno degli elementi chimici che hanno decomposto la vecchia Italia ossia i Partiti Politici della Prima Repubblica. Nella Costituzione attualmente vigente e precisamente nell’Art.49 è scritto che:”Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. I partiti politici dovrebbero assolvere la funzione di organizzare la vita politica, di associare i cittadini intorno a delle proposte concrete e motivate che propongono quelle scelte che ordinariamente un regime politico democratico deve assumere. Questo almeno secondo la Costituzione. In realtà fra gli anni ottanta e questo inizio di millennio si sono trasformati in realtà che assolvono la funzione di trasformarsi in ascensori sociali, in realtà dove si contrattano carriere o peggio si  riesce a perorare la riparazione di un torto subito grazie a qualche candidato in cerca di facile consenso o in centri di collocamento paralleli a quelli dello Stato e dei servizi sociali. Mi riferisco all’evidenza che riguarda i grandi partiti travolti da Tangentopoli, essi  si erano trasformati in centri per la promozione sociale di amici degli amici, raccomandati, appaltatori, procacciatori d’affari; questo in un Belpaese dove l’ascesa sociale è di fatto bloccata si trasforma in una possibilità aperta non solo per i mascalzoni ma anche per chi non è più disposto a vedere inetti e truffatori  premiati da un sistema-Italia che è per sua intima natura estraneo al merito e alla moralità. Ora questo meccanismo immorale di promozione sociale e ascesa delle gerarchie ha decomposto il senso morale e  civile della vita politica che milioni di abitanti del Belpaese non distinguono più dalla delinquenza e  dal piccolo malaffare. La politica ufficiale si è progressivamente privata del contributo di milioni di cittadini indignati o diffidenti verso la funzione che hanno assunto i partiti politici, tale massa di cittadini mormora, non partecipa, si ritira diffidente dalle questioni pubbliche; milioni d’italiani si sono auto-esclusi dalla vita politica, questo aiuta la decomposizione.

IANA per FuturoIeri




18 febbraio 2010

La domanda solita,vecchia,ipocrita


De Reditu Suo - Secondo Libro

                                  La domanda solita, vecchia, ipocrita

Certo che è sempre la solita storia: di fronte alle lamentele, alle deplorazioni pubbliche sulla condizione presente del Belpaese emerge sempre il furbastro che tira fuori la domanda che chiede che cosa si può fare o quale sia la soluzione decisiva e finale  che ha il tale che si lamenta o esercita il diritto di critica. Nel Belpaese questa domanda non ha lo stesso valore che potrebbe avere in altri paesi, essa è nella stragrande maggioranza dei casi un palese invito a fari gli affari propri, a  lasciar perdere la cosa pubblica o peggio a metter su uno sterile confronto tutto verbale con chi ha magari davvero un problema grave. La domanda che chiede la soluzione nella stragrande maggioranza dei casi nel Belpaese parte dalla convinzione che la soluzione sia in mano a un partito o a un potente che può agire con i mezzi e gli strumenti che solo lui può attivare o che al contrario chi si lamenta sia un debole perché  non ha i denari per cavarsi dai guai e allora la viltà suggerisce d’umiliarlo o di trattarlo come un visionario.   In realtà la domanda assume la sua natura provocatoria proprio perché queste due Repubbliche ben poco hanno fatto dal punto di vista concreto, reale e  pragmatico per trasformare popoli di ex sudditi e di faziosi in qualcosa in grado di coalizzarsi per qualche scopo di comune interesse o per cercare, con appoggi ampi e disinteressati, la soluzione di un problema di carattere collettivo. I partiti politici della Prima Repubblica vivevano sopra la disgregazione faziosa e sociale delle diverse genti d’Italia e non avevano certo interesse a creare un tipo di umano di natura democratica in grado di operare aldilà del suo limitato interesse o del gruppo d’appartenenza. Se le genti d’Italia fossero state nel recente passato in grado di esercitare una libertà priva di meschini interessi di parte o privati  questa presente realtà sociale e politica semplicemente non avrebbe avuto alcun modo per manifestarsi e di sopravvivere a se stessa accampata sulle macerie della Prima Repubblica. In realtà per uscire da questo pantano che sta disgregando quel che resta del Belpaese ci sono due vie che nominerò la Breve e la Lunga.

La Breve è data dal manifestarsi di un collasso di civiltà talmente forte e rapido da distruggere l’ordine sociale e le condizioni materiali su cui poggia il sistema Italia, questo comporta la distruzione fisica e il ruolo sociale di un numero imprecisato di abitanti della penisola e delle isole. La distruzione del sistema e l’azzeramento delle gerarchie comporta la ricostruzione di una diversa condizione politica e sociale. La Lunga è forse la cosa più oscura e meno epica perché si tratta di sollevare lentamente il Belpaese e non con le tele-prediche o le adunanze di parte ma con l’attivazione di forze concrete sociali e culturali che prendendosi un paio di generazioni di tempo dovranno mutare l’atteggiamento di fondo delle genti del Belpaese verso se stesse. Ammetto che questo è qualcosa di enorme e rischia di dar risultati parziali o comunque lontani da quelli inizialmente desiderati. Nessuno sceglierà la soluzione Breve o Lunga, l’una o l’altra si materializzeranno a seconda delle circostanze e delle vicende umane.

IANA  per FuturoIeri




28 agosto 2008

IL BUIO DOPO LA NOTTE

Il quotidiano il “Corriere della Sera” del 9 agosto 2008 regala al lettore due notizie di cronaca politica a pag.13. La notizia principale è che il leader del centro-sinistra Giuliano Amato guiderà la commissione voluta dal Sindaco di destra della capitale Alemanno sulla falsariga della commissione “Attali”, una trovata francese che mette assieme personalità di diverso orientamento politico. La seconda è che Bobo Craxi non lascia la politica e si darà alle trasmissioni di Red TV, che a quanto pare è di area Dalemiana. Forse si tratta di notizie gonfiate, forse no, le prossime settimane racconteranno cosa c’è di vero e cosa c’è di esagerato.

Tuttavia questa pagina del vecchio “Corriere della Sera”, che non è di certo una pubblicazione comunista, rivela quanto siano dissolte e decomposte le ideologie e le appartenenze. Solo per un misero calcolo elettorale si eccitano sotto le elezioni i fantasmi del fascismo del ventennio, o l’orrore del Craxismo decisionista. Lo stravecchio e logoro trasformismo italiano nel quale non si sa dove finisca l’opposizione e dove inizi il governo si rinnova anno dopo anno, personaggi illustri che ne hanno viste e fatte di tutti i colori rimangono al potere e i molti del popolo frastornati e storditi dai loro spettri ringraziano commossi i novelli salvatori di non si sa che cosa. Lo stesso quotidiano pubblica un’intervista al professor Prodi che si consola con gli affetti familiari e con una Fondazione. Scrivo questo mentre viene pubblicato oggi, 26 agosto 2008, l’editoriale di esordio del nuovo direttore  Concita De Gregorio nel quale a un certo punto scrive:”Per i nostri figli il futuro sarà peggiore del nostro . Lo è. Precario, più povero, opaco. Chi può li manda altrove, li finanzia per l’espatrio, insegna loro a “farsi furbi”. Chi non può soccombe. E’ un disastro collettivo…Un modello culturale, etico, morale si è corrotto.”. Questo punto di vista tiene conto di quello che è successo negli ultimi vent’anni, tuttavia manca di un elemento: nel tutti colpevoli c’è chi era chiamato ad avere responsabilità e chi no. Quando c’era il PCI tutti i giorni, e nonostante le intese per formare con i socialisti diverse giunte comunali e provinciali, partivano dagli autori di satira politica e dai giornalisti di sinistra sassate morali sul craxismo, sulla DC, sul pentapartito. Quell’area di sinistra che rappresentò alle elezioni del 1983 un terzo degli italiani era dura sul trasformismo e sulla questione morale. Dove sono adesso i profeti di allora? Se erano così tanto profeti perché questo paese tante volte ha voltato le spalle a quell’area politica negandogli, dopo il 1989 ovviamente, la possibilità di esprimere il governo del paese? Perché un terzo degli elettori al tempo di Belinguer era disposto all’opposizione dura, ad essere contro la decomposizione del Belpaese? Cosa è cambiato?. Qui non siamo stati invasi dai marziani rossi, e meno che mai dagli alieni ermafroditi della galassia di Andromeda, i processi culturali e materiali che ci hanno portato fin qui sono la manifestazione del fallimento di qualcosa di più del fare politica “a sinistra”. Qui è andata a pezzi la Repubblica intesa come collante delle molte diversità delle genti italiane, il che è piuttosto grave trattandosi non di un regno o di una dittatura ma di una “Democrazia”. Evidentemente non era quella l’opposizione giusta, oppure non era abbastanza. In questa notte della decomposizione e della senescenza di questa Repubblica di tutti e di nessuno sembra che i molti del popolo italiano siano candidati a non vedere il giorno ma una nuova tenebra, come se dopo le tenebre arrivasse una lunga eclissi. Le difformi e divise genti d’Italia hanno per metà sfasciato il loro paese e per l’altra metà hanno permesso che andasse a pezzi, dimostrando nella maggioranza dei casi di essere cittadini e uomini liberi solo a mezzo servizio e per loro comodo particolare. Tutti sono colpevoli ma a livelli differenti, chi è anziano, chi ha avuto denari e successo, chi ha esercitato un potere è maggiormente responsabile. Del resto questa è ancora una democrazia deforme, inqualificabile, malata, ma pur sempre democrazia, quindi questo tipo di responsabilità non appartengono al tiranno o al re di turno ma alla collettività. O si è abbastanza liberi e virtuosi per vivere da cittadini, oppure il sistema democratico s’indebolisce, si disgrega e termina sovente in malo modo oppure si trasforma in una grottesca caricatura di quello che dovrebbe essere e non è. Non usciremo dalla notte se non con uno sforzo di volontà collettivo, ritrovando qualcosa che unisce le differenze in nome di qualcosa di comune e di alto. La politica dovrebbe fondersi con l’etica, ma per ora qui nel Belpaese ci sono solo tenebre.

IANA per Fututoieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 



sfoglia     maggio        luglio
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email