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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


28 ottobre 2008

SI FA PRESTO A DIRE POVERTA’

I fatti sono arcinoti al punto che i principali quotidiani nazionali hanno in data 22 ottobre grande risalto a questi dati: la forbice sociale fra ricchi e poveri è aumentata in Italia e per maggior scorno la mobilità sociale è una chimera. Di fatto in Italia si eredita il mestiere quando non il posto di lavoro del padre, la società italiana è fatta per congelare la mobilità sociale e riprodurre le stratificazioni sociali delle generazioni precedenti. Non c’è da meravigliarsi se in questi tempi di crisi gli amari risentimenti che marciscono nel Belpaese si rivelanno sempre più aspri e sempre più politicizzati. Non si può martellare per decenni il popolo italiano con il calcio e la pubblicità mostrando il paese del bengodi e delle meraviglie e poi auspicare che s’accontenti della fatica e dello squallore di tutti i giorni, di una società fatta a immagine e somiglianza dei mediocri e dei privilegiati, dei furbi da tre soldi e dei raccomandati di lusso. Come puo’ questo popolo chiedere di star alla pari con gli altri paesi che sono più grandi, più forti, o semplicemente privilegiano il talento e il valore rispetto alle raccomandazioni e alla delinquenza? Le ragioni del nostro essere un vaso di coccio fra vasi di ferro dipende dal fatto che l’Italia è lo strumento del privilegio dei pochi, in queste condizioni per i molti è difficile identificarsi con qualcosa di più grande e ampio, la conseguenza è quella di trovarsi con un Belpaese il cui popolo è ridotto alla consistenza di un turbine di polvere, o se si preferisce ad una manciata di sabbia. In tanta disgrazia questa crisi straordinaria e nuovissima sta creando le condizioni per creare un grande risentimento fra i ceti medi che già da diverso tempo in difficoltà e ora si ritrovano pure impoveriti. Ci sono tutte le condizioni perché quella parte della società che erano i ceti intermedi fra i ricchi e poveri sia forzata a sostenere scelte politiche radicali, a mettere in discussione i privilegi delle minoranze al potere. detto in una frase potrebbe dismettere quel ruolo che aveva avuto di guardia nei confronti dell’ordine costituito dalla società dei consumi e della sceneggiata parlamentar-democratica per andare a far ben altro. Per intendersi il rovesciamento dell’ordine e dei poteri potrebbe partire non tanto dai ceti poveri e tapini ma da quelli medi che subiranno il rovescio della fortuna come una sfida mortale portata contro di loro da non si sa bene quale nemico. Questo vale per l’Italia come per l’Europa.

Quale follia può aver spinto le sedicenti classi dirigenti del Vecchio Mondo a subire questo grande pericolo che minaccia di disgregare le basi del loro potere? Forse negli umani c’è una natura auto-distruttiva che colpisce i singoli come i grandi enti collettivi.

IANA per FuturoIeri

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




26 ottobre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 10

 

Vuole il caso che questa crisi dovrebbe imporre una certa dose di coraggio, di risposta dell’intelligenza davanti al grande pericolo, di esigenza di verità e onestà in una situazione difficile dove è importante far conto a quella specialissima solidarietà che viene in essere nei pericoli e nelle situazioni difficili. Eppure questa grande crisi finanziaria non sembra aver cambiato granchè. Le genti d’Italia eramo prima e ancor oggi sono risentite e divise all’interno, lo spirito di parte e le pulsioni egoistiche di interi settori della società non hanno trovato un limite né umano né etico, tutto è discutibile perché nulla è creduto. A questo punto mi sorge spontaneo un momento di dietrologia: credo che una parte della società italiana di fronte al certissimo fallimento perfetto e integrale di tutto ciò che aveva creduto prima sia giunta al punto di desiderare, consciamente o meno, la fine di queste istituzioni politiche e di questa democrazia fragile e per massima parte incompiuta. Con un certo stupore personale mi sono fermato a considerare il fatto che questo desiderio di morte potrebbe essere parte di una naturale pulsione autodistruttiva che nel nostro popolo prende la forma del cupio dissolvi. Non escludo che alcuni atti del governo che s’annunciano temerari in materia di spesa pubblica siano nella lunghezza d’onda di questo desiderare l’autodistruzione. Non credo che la maggioranza desideri la fine del Belpaese ma l’odio risentito degli italiani contro se stessi è tale che è possibile che molti provino una cupa gioia nel vedere andare a pezzi interi settori dello Stato e della pubblica istruzione, c’è un piacere sottile che prende molti nel constatare come i professori universitari siano in crisi e con le università occupate o nel vedere le difficoltà della pubblica istruzione alle prese con i tagli più che probabili nell’organico. Il potere nuovo è apolide e amorale e ha rotto tutti punti di contatto con l’umanità. Quindi ha bisogno di società frammentate, corrose dall’odio e dalla rabbia per sollevare minoranze di ricchissimi al potere supremo e di schiacciare verso il basso della scala sociale i molti che sono poveri o che stanno per diventarlo. Credono questi pochissimi di essere simili agli DEI e agli EROI, invece sono solo i batteri che curano la decomposizione e la dissoluzione delle dottrine economiche neo-liberali e delle democrazie indirette rette da regimi parlamentari al soldo dei più ricchi. Quello che cercheranno di costruire sarà un mondo violento e malvagio dove il loro potere, rafforzato dalla crisi e dalle speculazioni, sarà il dominatore della vita e della morte. Sono convinto che molti nel Belpaese sono così delusi dagli esiti della poca libertà che abbiamo avuto finora che già ora si domandano se non sia un bene lasciarli fare.

 

IANA per FuturoIeri




22 ottobre 2008

IL MOSTRO E’MORTO 2

La globalizzazione ha trovato alla fine una vecchia ricetta adattata alla sue circostanze: Stati di dimensione imperiale che sostengono in alleanza con altri, o da soli, la loro economia entrando nella stanza dei bottoni delle banche e dei grandi istituti finanziari. Non è un ritorno al passato: stavolta la sottile linea grigia che divideva lo Stato dagli interessi privati è stata annullata. Lo Stato Ottocentesco è morto al suo posto arriva un mostro che è l’incrocio dei poteri forti che per essere tali escludono i poteri deboli espressione del disagio dei ceti meno abbienti. Se nell’Ottocento i ceti poveri contadini e operai erano i più spremuti e vessati dal capitalismo trionfante ecco che in questo inizio di nuovo millennio sono i ceti medi il vitello grasso da sacrificare al Dio-denaro e le sue carni sono il piatto forte del banchetto dei suoi sacerdoti. Tuttavia quel mostro che era la globalizzazione è morto. La globalizzazione, operazione ideologica che copriva i grandi interessi di alcune caste di miliardari al potere, deve dismettere il suo essere e diventare una feroce idra che ha tante teste quanti sono i potentati che uniti al potere politico danno l’assalto alle ricchezze del pianeta. Non più una globalizzazione ma tante globalizzazioni quanti sono i nuovi poteri che sui stanno definendo e che sono già ora all’azione. Il gigante americano che aveva troneggiato dal lontano 1991 questo processo di globalizzazione è caduto sotto il peso titanico dei suoi debiti e delle malversazioni dei suoi politici e dei suoi miliardari e finanzieri. Per ora non può rialzarsi, è arrivato il momento che da quasi vent’anni i suoi nemici aspettavano per costoro è l’occasione di strappare al gigante caduto il meglio dei suoi tesori e della sua influenza globale. Quel che ne uscirà sarà un mondo più brutale e violento, dove milioni di disgraziati subiranno questa resa dei conti fra grandi potenze,, dove nuove caste di miliardari e politici al soldo cercheranno di strappare potere e dominio alle vecchie caste cadute in disgrazia. Ma il mostro è morto. Anzi è morto ed è già risorto sotto forma di un caos gonfio, d’odio e di volontà di potenza che non potrà che far danni. Il ceto medio universale argine contro gli squilibri e gli eccessi all’interno della società umana sarà la vittima designata del male che si sta formando. Eppure c’è un’ipotesi che le batte tutte per pericolosità:“il ceto medio avvilito e iniquamente punito potrebbe decidere di vendicarsi e di far pagare ai suoi nemici la sua caduta innescando chissà quali reazioni nella società”.

Il Belpaese, solito vaso di coccio fra i vasi di ferro, dovrà trovare una via per evitare di pagare anche per conto di altri il prezzo della caduta dei nostri passati padroni, adesso che il mostro è morto le differenti genti della penisola dovranno far conto di tutto il loro coraggio e di tutta la loro intelligenza.  E' in gioco qualcosa di più grande dei capitali andati in malora.

IANA per FuturoIeri

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/



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