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21 settembre 2011

Da dove nasce la presente catastrofe


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

Da dove nasce la presente catastrofe


Devo iniziare con un: “Io credo” che la crisi di risorse e di crescita della civiltà industriale oscuri un fatto banale: il potere è potere su masse di esseri umani e sulla capacità che questi hanno di produrre ricchezza e di trasformare in beni di varia natura le risorse naturali. C’è è vero la crisi, ma c’è anche una questione di fondo che riguarda che fare in relazione al potere di dominio e controllo su miliardi di esseri umani, sulle loro aspettative, sul loro immaginario collettivo, sui loro bisogni, sui loro consumi, sulla loro capacità di produrre o distruggere ricchezza. Se gli USA perdono il comando e controllo delle principali risorse planetarie perderanno anche l’enorme potere che oggi hanno in materia d’immaginario collettivo, di ostentazione di un modello di vita e di consumi, d’influenza politica e sociale a livello globale. Le multinazionali USA oggi dominanti dovrebbero davvero far a mezzo con i soci arabi, cinesi, europei, asiatici, giapponesi e così via. I super-padroni non bianchi, non made in USA, non WASP entrerebbero nei club e nelle stanze dove si decide e non più chiedendo per favore o con il cappello in mano ma con il passo e l’arroganza del nuovo ricco che dà lo sfratto ai vecchi proprietari della villa signorile. La cosa grave è che potrebbero farlo in virtù di un crollo drammatico del valore del dollaro comunemente in uso. Ora io credo che nessun CEO WASP intenda cedere un pollice del suo potere a questi rappresentanti dei nuovi imperi concorrenti e delle potenze minori associate a tali forze. Quindi a mio avviso la crisi del sistema di produzione e consumo è aggravata da una lotta di piccole famiglie di miliardari e appartenenti a caste di enorme potere per il mantenimento e l’espansione della loro sfera di dominio e controllo. Ora io vedo molti segni di questo cedimento imperiale attraverso quel poco di comunicazione via internet che riesco a contattare nel tempo limitato che ho a disposizione. L’immaginario collettivo che passa dalla rete attraversa molte categorie comunicazione e in particolare la pornografia, le immagini e i video legati alla guerra nelle sue diverse forme, le previsioni catastrofiche di santoni, profeti mediatici, scienziati. Il sesso, il sangue e la paura dell’ignoto sono gli ingredienti della maggior parte delle narrazioni e dei film, telefilm e talvolta cartoni animati; sono tre ingredienti fondamentali quando si tratta di vendere una storia popolare e di largo consumo.  Invito il gentile lettore a riflettere sul fatto che questi sono i tipici ingredienti, diversamente mischiati, dei film di guerra, fantascienza e d’avventura. Ciò detto “Io credo” che oggi l’immaginario collettivo composto anche di questi suddetti elementi sia permeato dalla percezione della dissoluzione di un vecchio ordine Eurocentrico e Statunitense e dall’irruzione del nuovo che viene dall’Asia e non solo. Si pensi alla proliferazione dei fumetti pornografici del Sol Levante, alle nuove guerre in Medio-Oriente, Asia e Nord-Africa, alle profezie di calamità cosmiche mitigate dal pessimismo di matematici e  scienziati che osservano il declino delle risorse naturali e i limiti raggiunti da questo modello di sviluppo. Di fatto l’immaginario collettivo è colonizzato da paure profonde, da pulsioni emotive provenienti dall’inconscio che sono legate all’emersione di nuovi poteri imperiali e dal senso di fine di un ciclo storico. In Europa come nel Nuovo Mondo l’ordine antico è scosso da centinaia di milioni di asiatici, africani, nord-africani, medio-orientali che vogliono la loro fetta di consumi e di benessere, che entrano nel commercio mondiale, che producono, che fanno la guerra, che migrano. Se non arriva una caduta di miracoli tecnologici e politici c’è da temere un ciclo di nuove guerre fra inclusi e d esclusi dal benessere e dal potere globale  o una catastrofe dovuta al combattersi dei nuovi imperi con i vecchi. I segni esteriori di questo cedimento del vecchio mondo di valori e di comportamenti sono facili da trovare in rete e non solo, alle volte basta girare per un giorno intero in una città italiana di mezzo milione di abitanti e fare attenzione ai particolari e ai dettagli; la fine di un tempo che è stato è presente apertamente o meno  nei beni di consumo, nelle pubblicazioni audio e  video  in vendita nelle edicole, presente nella pubblicità, nei volti e nei linguaggi dei cittadini e dei lavoratori. Fine di un mondo Eurocentrico e crisi di un mondo incentrato sugli USA ecco cosa emerge dal passeggiare osservando con attenzione i segni di questa contemporaneità. Questa è una catastrofe perché alla fine forzerà anche i più diffidenti e ottusi a confrontarsi con questo presente in modo aperto e aspro, per forza di cose si dovrà formare ciò che sostituirà un ordine di valori logorati e incoerenti con questo presente e forse questo sarà parte di una redistribuzione del potere globale su umani, beni e risorse naturali che avverrà fra i capi e i boss dei vecchi imperi decadenti e i loro rivali che operano in quelli emergenti.

 

IANA




15 aprile 2011

Il Belpaese e la scuola: Corpo docente e caste della politica


per approfondire

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere.

Questi primi tempi primaverili mi forzano ad una riflessione sul mio lavoro. Quello che davvero cementa i tanti disagi della scuola nel Belpaese e della categoria dei docenti è una sorta di sottile disprezzo sociale e di costume che cala dall’alto del potere politico ed economico sulle istituzioni scolastiche. La sensazione è che i politici di professione intendano la scuola come un terreno di manovre demagogiche, di proclami carichi di ideologia e finalizzati a polemiche di breve respiro, talvolta di clientelismo spicciolo o di fastidio per la spesa che il sistema scolastico comporta. Ma quanti sono gli abitanti del Belpaese che vivono di politica alle spalle del resto degli abitanti del Belpaese e spesso e volentieri contro di essi? Secondo il Fatto Quotidiano sono 1.300.000. ( il dato lo riprendo da un pezzo del 12 aprile 2011)

Una cifra senza commento! Praticamente in ogni condominio c’è uno che a titolo diverso vive di elezioni e incarichi politici o lavora per i partiti. Sono più di tutto il corpo docente del Belpaese! Eppure il corpo docente punito negli ultimi vent’anni dalla politica di professione è finora sempre riuscito a istruire questo popolo, a evitare che si ripetessero le vicende del passato pre-industriale con masse di popolani analfabeti, rivoltosi, risentiti e poverissimi, a dare a milioni d’italiani la cultura di base e un minimo di formazione per poter affrontare il mondo del lavoro in trasformazione continua. Impegno che con una dotazione adeguata di mezzi e risorse avrebbe conseguito esiti nettamente migliori, ad una condizione però:  trovare nella gran parte dei ceti ricchi del Belpaese il senso di una volontà di potenza che dissolve l’egoistico nepotismo e familismo nell’accesso alle migliori carriere professionali per determinare libere opportunità di ascesa sociale fondate sul merito. La scuola davanti al disprezzo dei politici di professione e alle chiusure egoistiche e familistiche del sistema economico del Belpaese ha fatto il possibile con i mezzi che aveva, che ha oggi e che avrà domani se le cose restano così. Ma cosa ha mai prodotto l’altro esercito di  pubblici stipendiati? Il 1.300.000 di politici piccoli e grandi del Belpaese?

Osservo gli esiti di questa "milizia partitica" al tempo della Seconda Repubblica che dall’alto dei suoi ricchi stipendi si occupa della categoria docente: 1. L’Italia è un Belpaese con crescenti tensioni sociali dovute alla caduta del tenore di vita dei ceti medi, la politica ha lavorato dal 1991 per aumentare il divario i ricchezza fra pochi privilegiati e la stragrande maggioranza degli abitanti del Belpaese. 2. Dal 1991 ad oggi il Belpaese è andato dietro un’avventura militare dietro l’altro in barba al dettato Costituzionale che afferma una certa prudenza in materia. 3. Le genti del Belpaese esprimo spesso un malessere crescente attraverso mille manifestazioni: consumo di droga, abuso di alcolici, critiche radicali al sistema, espressioni di carattere razzista, violenza domestica… 4. La diffidenza, evidentemente reciproca, fra la maggior parte della cittadinanza e le classi sociali che vivono di politica è aumentata; ormai la politica di professione sembra aver perso il rapporto quotidiano con quelle che erano un tempo le sue grandi masse elettorali. 5. La scarsa considerazione che le diverse genti d’Italia hanno nel resto del mondo  sembra esser aumentata, anzi le forze politiche opposizione insistono molto su questa evidenza mostrando che chi vive di politica è consapevole di non aver spostato nulla in questo senso. 6. Nel mondo dell’anno del Signore 2011 si è in manifesta presenza di un riarmo generalizzato delle potenze grandissime e  grandi e medie del mondo, la nostrana  politica non sembra certo consapevole dei gravi pericoli del momento e per certo non fa nulla per aumentare nelle genti del Belpaese la consapevolezza dei rischi. 7. Le classi sociali che vivono di politica non sembrano interessate alla scuola, a forme di educazione interne alle espressioni della società civile, ai problemi esistenziali della popolazione. 8. Ciò che è il centro di queste minoranze al potere sembra il supporto permanente alle esigenze del commercio, della produzione, al mantenimento di una fabbrica del consenso per questo sistema politico fatta di metodi talvolta opachi, di sussidi e donazioni ai partiti, di leggi che finanziano fondazioni, testate editoriali e altre realtà riconducibili alla vita politica di queste minoranze. 9. A giudicare dai fatti della cronaca politica non sembra che questi ceti che vivono di pubblici stipendi siano interessati al malessere di tanta parte delle genti del Belpaese che vivono in condizioni di povertà o di disagio, il loro agire in senso sociale sembra dettato da esigenze elettorali. 10. Il rapporto fra Palazzo e Cittadino era pessimo nella Prima Repubblica e non pare oggi nella Seconda essere migliorato.  Le istituzioni della Repubblica vengono viste con diffidenza e nel caso del potere giudiziario i pareri nelle disperse e difformi genti del Belpaese sembrano polarizzati dalle violente polemiche politiche contro i giudici che sono una costante dal 1994 a oggi.

Mi fermo qui e considero che è lecito per le categorie sociali che vivono di politica criticare ciò che è scuola e considerare eventuali provvedimenti amministrativi e di legge, ma per questioni di decenza dovrebbero essi ammettere i loro gravi torti, la loro inerzia verso i mali del paese, l’eccesso di furbizia che li pervade, l’opportunismo delle loro azioni e dei loro atti. Non si può giudicare a colpi di clava intere generazioni d’insegnanti tirando giudizi nel mucchio come si è fatto da un paio di decenni fino ad oggi. Se lo scopo finale di tutto questo è creare lo spazio per il formarsi di una scuola confessionale o laica di carattere privato dove indirizzare i figli delle classi sociali elevate lo si ammetta senza giri di parole direttamente e apertamente. Se queste minoranze di genti del Belpaese intendono compiacere le tendenze delle politiche neoliberali volute da banchieri e finanzieri internazionali  tese a privatizzare anche il settore scolastico devono dirlo, scriverlo e  farlo sapere ai loro elettori. Possibilmente indicando da quali potentati finanziari arriva il consiglio di tagliare certi settori dello Stato Sociale e della Pubblica Istruzione. Così almeno la maggior parte degli italiani sanno chi ringraziare e possono evitare di risentirsi e imbufalirsi verso i politici di professione che sono i tramiti fra la volontà di minoranze internazionali di superprivilegiati apolidi e la gestione del potere politico.  Non c’è  nulla di male se le organizzazioni politiche, che sono e restano per la nostra Costituzione soggetti privati, creano le condizioni per smantellare quanto fatto in cinque decenni di Prima Repubblica per creare un modello sociale alla Statunitense. Solo che devono essere onesti e ammettere che la loro politica non vuole conservare o mantenere ma dissolvere e ridefinire. Colui che insegna si trova ad essere in una posizione scomoda perché il suo formare, dare e creare passa anche dalla conservazione e dalla trasmissione di saperi provenienti dal passato, tendenzialmente la categoria docente è una categoria di conservatori anche quando innova. Per questo oggi sul corpo docente del Belpaese appuntano tante critiche e tante affermazioni negative, fra il politico di professione e l’insegnate c’è tanta differenza. Basta saperlo e tutto diventa comprensibile.

IANA per FuturoIeri




22 gennaio 2011

Il Belpaese: Scala Sociale

Il 
geotermico: ottenere energia dalla Terra

Le Tavole delle colpe di Madduwatta: Secondo Libro

IL BELPAESE E LE SUE PAURE NASCOSTE: Scala sociale

Il Belpaese è nei fatti popolato da una maggioranza di umani che sono dipendenti per stipendi e salari dallo Stato o dai privati. Quindi la maggior parte degli italiani non sono imprenditori, manager, liberi professionisti.  Ora capita che su tutto il Belpaese cali una forma di persuasione pubblicitaria, televisiva, cinematografica che individua proprio nelle minoranze di ricchi che sono in alto nella scala sociale la miglior forma di vita sociale in virtù della loro capacità di accedere a beni di consumo superflui. Quindi tutti coloro che vivono al di fuori della ricchezza ostentata, della notorietà televisiva o politica e dei privilegi presi con l’astuzia o ereditati cadono nella condizione di esseri grigi, anonimi, ignoti ai più e in generale di stipendiati, di essere a modo loro lavoratori.   Si tratta delle forme visibili della scala sociale di oggi, in essa gerarchie antiche vengono dissolte e spariscono e nuove caste di ricchissimi e nuove categorie di potenti s’innalzano. Oggi nella scala sociale ai livelli più alti si presentano facce nuove  e nel loro essere novità spaventano e turbano i molti, il tutto nell’indifferenza arrogantissima e crudelissima di chi vive di politica e ormai da decenni è estraneo alla storia e alla vita delle diverse genti d’Italia. La nostra politica di professione è fatta da specialisti del consenso e della mediazione sociale e legale, esseri estranei alla sofferenza e alla quotidiana fatica di milioni d’italiani. Queste minoranze che fanno della rappresentanza politica una professione lucrosa si rivolgono all’elettorato per ragioni di consenso, di voti referendari, di conteggio fra di loro per dividersi posti elettivi e cariche di responsabilità.  Tuttavia alcuni fenomeni turbano la sicurezza relativa di chi vive di politica e dei ceti professionali o parassitari miracolati dall’iniqua redistribuzione della ricchezza e del carico fiscale creata ad arte dal sistema sociale e politico. Nella scala sociale nostrana da un paio di decenni fa capolino l’immigrato di colore o asiatico che è diventato piccolo imprenditore e talvolta assume perfino personale italiano o è in grado di fornire merci e servizi diventando così un soggetto importante dei fatti sociali ed economici di un territorio. Questo accade con regolarità in Veneto e in Toscana ma sono sicuro che altre regioni sono interessate da questo fenomeno, e così l’altro ascende nella scala sociale e sotto di lui milioni di umani originari da più generazioni del Belpaese che si trovano scavalcati e non sanno che cosa pensare o cosa raccontare a se stessi e agli altri. Per chi scrive il razzismo nostrano è principalmente, ma non solo perché è una massa informe di fenomeni diversi, il terrore di vedersi travolti dall’altro che ascende e lascia indietro chi da secoli è presente sul territorio con la sua famiglia e le sue storie. Una vertigine prende lentamente e inesorabilmente le genti del Belpaese che voltandosi indietro con la memoria osservano il passato dell’infanzia e della gioventù e non ne trovano più traccia in questo presente che ha forse l’unico merito di aver dissolto le troppe illusioni inquinanti del passato. Così persa la continuità con il passato anche in relazione alla scala sociale e la speranza in un Belpaese che assunto una forma inedita e non voluta resta solo la concretezza dei soldi, dei terreni, delle case, dei fabbricati e capannoni posseduti.  Alla fine il nostro popolo si conferma permeato da brama di cose materiali e di piaceri misurabili in termini di denaro contante. La sua natura collettiva sembra nel complesso estranea a qualsiasi astrazione spirituale o metafisica, a qualsiasi giustizia che non sia misurabile in denaro contante, a qualsiasi potere che non sia espressione di una forza fisica e coercitiva presente e forte. Ma quanti si sono abituati a vivere nelle certezze e nelle rendite di posizione del Novecento dovranno subito far i conti con questo pesantissimo nuovo millennio che si presenta dissolutore di tutte le antiche illusioni del passato e permeato di minacce e inquietudini apocalittiche. Quando la crisi comincerà a determinare il volto delle presenze sulla scala sociale del Belpaese quel che sarà dell’Italia sarà qualcosa di estraneo alle vicende dei padri e dei nonni, l’altro avrà modificato in profondità la natura stessa della composizione sociale e personalmente stimo anche delle ragioni intime dell’attribuire senso a questa vita. La scala sociale diversificata con l’apporto delle nuove comunità porterà anche nell’immaginario collettivo le ragioni intime e vitali degli altri e le genti difformi e disperse del Belpaese saranno forzate a determinare che cosa sono e cosa sono state e cosa vogliono essere in futuro. La scala sociale non è più un fatto dei soli italiani-italiani ma oggi appartiene anche all’Italiano-Marocchino, Italiano-Cinese, Italiano-Filippino, Italiano-Rumeno ecc…

La fortuna di nostri che vivono di politica è che la maggior parte delle genti del Belpaese che hanno l’abitudine di votare non ha ancora capito questa cosa e pensano di vivere nel 1986 o giù di lì, dentro l’Italia dei sogni impazziti. Una bella fortuna davvero per costoro.

IANA per FuturoIeri






4 marzo 2010

Bananìa e la guerra degli alieni di Andromeda

 


 

De Reditu Suo - Secondo Libro

                        Bananìa e la guerra degli alieni di Andromeda

 Il Belpaese di Bananìa al tempo della sua Repubblica Cleptocratica conviveva con le basi aeree, spaziali e navali delle genti di Atlantide. Gli Atlantidei vivevano su più continenti non erano un vero e proprio popolo ma un migliaia di comunità diverse fra loro che erano unite da solidi patti e da leggi comuni, avevano anche una lingua franca con la quale comunicavano si trattava di uno strano dialetto in origine parlato da certi goti che vivevano nelle paludi  e in tetre foreste. I goti che vivevano nel Vecchio Mondo avevano aiutato gli Atlantidei ormai preda  una violenta crisi sociale e istituzionale a creare un essere artificiale l’Imperatrice di Atlantide per risolvere con metodi efficaci e funzionali i loro problemi sociali, economici e militari. Ora l’essere superumano si trovò presto in intesa perfetta con gli alieni della galassia di Andromeda, i quali potevano benissimo risolvere la questione del pianeta azzurro e delle vicende umane con una delle loro spettacolari invasioni planetarie con conseguente colonizzazione e ridefinizione delle forme di fauna e flora. Contro le loro abitudini preferirono aiutare l’imperatrice di Atlandide a creare un popolo suo nuovo e a fornire i mezzi e il supporto per creare tipologie di forme di vita umane alterative a quelle presenti in quel momento sul pianeta azzurro. Gli alieni avevano colto l’opportunità d’indirizzare le forme di vita sul pianeta azzurro nella direzione da loro auspicata, una guerra piccola o per procura avrebbe cambiato poco ma la possibilità di far usare le armi di distruzione di massa ai contendenti cambiava le prospettive. C’era la concreta possibilità di rendere compatibili on la loro civiltà gli atlantidei mutandoli e trasformandoli nel fisico e nella mente e d’intervenire nella flora immettendo nell’indifferenza generale e in condizioni relativamente favorevoli, delle specie nuove. Fu così che essi iniziarono a passare dei dati preziosi all’imperatrice di Atlantide. Del resto la fortuna era dalla loro parte perché da quasi due secoli la forma dominante di potere era la società per azioni con personalità giuridica, di fatto una realtà che non aveva un corpo proprio e non apparteneva al mondo animale ma era un prodotto artificiale; quindi l’intesa fra gli alieni e le forme di vita artificiali era una cosa possibile. La multinazionale usa gli umani per prosperare in un dato sistema di produzione, sviluppo e consumo, basta sostituire agli umani degli alieni e il risultato non cambia. Per la multinazionale era una cosa buona e giusta sostituire gli umani con gli alieni  se non tutti almeno in parte: per prima cosa l’alieno meglio organizzato e armato poteva con facilità aver ragione degli umani in una controversia fra consumatori e società o  fra società e collaboratori, in secondo luogo l’alieno aveva una società divisa in caste e per funzioni e se mettevano delle bio-macchine a produrre e dei ceti privilegiati a consumare a nessuno veniva in mente di mutare i ruoli sociali creando sindacati e mafie di vario tipo. Un buon affare quindi per entrambi e ben presto l’intesa fra le parti fu perfetta. Anzi la guerra con le armi di distruzione di massa era benvenuta, finalmente una soluzione ottima, o  così sembrava. Gli umani diminuiscono, gli alieni arrivano e colonizzano quindi  i profitti volano e gli azionisti di maggioranza si godono i guadagni stratosferici assieme ai nuovi padroni. In tutto questo ragionamento mancava però un potere poco malleabile che era quello dell’imperatrice di Atlantide che aveva sì il progetto di fare degli Atlantidei un popolo simile a quello delle genti di Andromeda ma per suoi fini e per creare il suo potere assoluto. Ma di questo scriverò un’altra volta… 

 IANA  per FuturoIeri

 




6 maggio 2009

Fra noi, in confidenza, parliamo di civiltà italiana...

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Fra noi, in confidenza, parliamo di civiltà italiana…

E’ un fatto. Esiste una civiltà giapponese che, anche se caduta da oltre dieci anni in un periodo di gravi difficoltà, esporta ai quattro angoli del mondo i suoi prodotti culturali e la sua cucina, c’è una civiltà russa e pure una cinese che oggi sperano di diventare egemoni nel pianeta visto che il grande impero statunitense sta cadendo in disgrazia. Perfino la Germania e la Francia e anche nel suo  piccolo l’Irlanda si danno il tono e l’importanza che compete a chi si propone come modello di vita e di cultura. Inoltre il fu Impero Inglese sfida il senso del ridicolo e si pone come il centro del mondo civile in virtù dell’enorme importanza della sua lingua a livello mondiale. Dov’è l’Italia?  L’Italia non c’è, ad oggi non è né Stato- che sarebbe comunque qualcosa – né civiltà.

La Repubblica si è sempre pensata in termini di partito politico, di fazione, di sudditanza a poteri stranieri o confessionali. A turno, e a seconda dei tempi e dei luoghi e dei ceti sociali d'appartenenza, la popolazione del Belpaese è stata comunista filo-sovietica, post-fascista e conservatrice, clericale e pseudo-democristiana, socialista senza socialismo, individualista senza la libertà di pensiero e senza la cultura, liberale senza saper nulla di cosa sia la liberal-democrazia, in alcune zone del Mezzogiorno, per un buon decennio almeno, è stata perfino monarchica in tempi di Repubblica. In breve il Belpaese in queste due Repubbliche è stato il palcoscenico di ogni rozzo travestimento, di ogni bizzarro trasformismo politico, di ogni scatenato individualismo, di ogni estensione di qualsiasi interesse particolare inquinante e tossico. Quindi non fu né civiltà, né Stato. Il nostro Stato si riduce infatti a una serie di elementi spesso mal funzionanti ereditati dalla Monarchia, dal fascismo, o creati nelle due Repubbliche per far finta di essere un popolo libero, tollerante e democratico. Pezzi, frammenti di Stato dunque.  Non un progetto unitario, non l’estensione della volontà democratica di un popolo libero, non l’atto creativo di genti diversissime che dopo l’esperienza della Resistenza e la Guerra Mondiale si danno un nuovo modo di vivere. La civiltà italiana non c’è, se c’è è invisibile sepolta da eccessivi particolarismi, dalla fede nei miracoli, dall’espressione di volontà di singoli, dalla presuntuosa ingerenza degli stranieri che dall’alto dei loro pulpiti ci giudicano, pretendono di dirci come vivere, come pensare, come vestire. Adesso che si delinea la decomposizione morale e civile di questa Seconda Repubblica è tempo che i buoni e i giusti pensino di nuovo a cosa potrà essere la civiltà italiana. La sofferenza attuale della scuola italiana concepita dalle caste al potere come una spesa sociale da tagliare rivela quanto inconsistente sia la dimensione della civiltà italiana presso i ceti privilegiati della penisola. I componenti delle sedicenti classi dirigenti  amano mandare i loro figli in costosi master o in università estere, si travestono da cosmopoliti, da statunitensi, e prima o poi li vedremo nei panni dei russi e dei cinesi. Non è possibile pensare alla ricostruzione della civiltà italiana ad opera di questi ceti sociali, se mai sarà verrà dalla rovina morale, patrimoniale e forse anche fisica delle minoranze che oggi dominano le genti della penisola. A che prezzo accadrà questo non so dire…sul serio non lo so.

IANA per FuturoIeri





14 settembre 2008

IL MONDO MORTO

Quando si vive in Italia si finisce con il non riconoscere più certe caratteristiche peculiari che stando fuori dal Belpaese saltano agli occhi. Gli italiani vivono in mezzo alle rovine. Ultimamente le rovine non sono più solo quelle delle rovine del fu Romano Impero ma anche quelle delle speranze delle generazioni che hanno subito preceduto la mia. Forse per mezzo di una mefistofelica intelligenza finisce che guardando le nostre miserie si riesca a vedere i grandi guasti che corrodono questo tempo scellerato.

Via il posto fisso spazzato dal precariato diffuso, dai contratti a termine.

Via i miti borghesi moralistici con il loro Dio, Patria, Famiglia massacrati dallo strapotere di nuove caste di ricchi apolidi che hanno fatto della finanza da rapina e da bancarotta la prima ragione dell’economia. Essi danno l’esempio ai molti che qui e ora vivono.

Via i miti rivoluzionari, abiurati dalla classe operaia, dai lavoratori in generale e dagli intellettuali che fanno politica  per inseguire una rozza illusione di ricchezza facile e televisiva. Per capirsi riporterò quel luogo comune secondo cui:”la pubblicità dei frigoriferi e delle televisioni a colori ha sconfitto l’Armata Rossa”.

Di sotto dalla torre anche la vecchia spiritualità travolta dalla superstizione, dalle mode New Age, dalla persuasione pubblicitaria che livella verso il basso qualsiasi rapporto fra l’umano e il mistero della vita e di Dio.

Via i miti del progresso travolti da uno sviluppo tecnologico spalmato sugli interessi di poche multinazionali pronte a tutto pur di far cassa e realizzare cospicui dividendi per la gioia di una piccola minoranza di super-miliardari.

Distrutte le grandi illusioni sulla libertà dell’informazione, sul ruolo creativo e formativo dell’arte, sui buoni sentimenti; anche tutto questo o è mercato o non è. Il mercato sono gli interessi dei pochi che decidono cosa i molti devono vedere, leggere, pensare, lodare, credere, stimare.

Vaporizzata anche la difesa dei principi di libertà e di democrazia ora confusi con la legge del più forte, ora con l’arbitrio dei pochi sui molti, ora spintonati per far passare agli occhi dell’opinione pubblica quella spedizione armata, ora per mettere nei guai il tiranno di turno per il quale è subito pronto il clone fatto apposta per sostituirlo.

Uccisa e squartata anche la fede nella legalità travolta dallo strapotere delle mafie, dalla violenza settaria, dall’impossibilità di distinguere il bene dal male in una realtà economica globale amorale per scelta e spietata per intima convinzione.

Il mondo di prima è morto, talmente morto che per farlo scuotere un poco si deve forzare enormemente per far sì che si scorga qualche finto fremito di vita. Forse è così che doveva andare e non poteva essere altrimenti si nasce uomini o donne non Dei o Eroi, solo nei miti del passato l’ordine naturale viene ristabilito, l’equilibrio cosmico redento dal male, l’Età dell’Oro rinnovata dalla lotta e dal sacrificio dei pochi. Qui costruiamo eroi di plastica, cartapesta e virtuali perché anche l’esempio eroico è diventato insostenibile, non invisibile ma sconosciuto e forse non comprensibile se non per mezzo della finzione. La fame di miti e di eroi virtuali rivela un malessere profondo, un mondo è morto e ciò che si è formato dalla sua decomposizione non viene riconosciuto come tale, forse perché è la somma di innumerevoli fallimenti individuali, qualcosa la cui vista è insostenibile perchè fissando il suo disfarsi si può vedere una parte di se stessi là nel mucchio informe.

IANA per FuturoIeri




19 marzo 2008

NUOVO SEICENTO

Questo Belpaese sta conoscendo da un paio di decenni il suo nuovo seicento, ossia un periodo di colonizzazione e di dominio culturale ed economico esercitato da altri sulle genti della penisola. La cronaca quotidiana ci rivela quanto questo paese sia stato svenduto ai potentati stranieri, la vicenda dell’Alitalia è forse l’ultimo episodio di qualcosa di propriamente nostro che finisce in mano altrui. La prima responsabilità di tutto questo è senza dubbio collettiva e risiede nella paura di prendersi delle vere responsabilità, di pensarsi come parte di una nazione e di essere amministrati senza arbitrio e senza degenerazioni. Il concreto amalgama di istinti e interessi egoistici&criminali e l’irresponsabilità diffusa hanno creato un sistema-paese fatto di regole ballerine, eccezioni, privilegi, di criminalità al potere; il tutto abilmente frammisto alla rozza ingerenza degli stranieri, che con nostra somma disgrazia sono molto più forti e determinati degli italiani, al quadro generale va sommata una ignoranza d’ogni cosa da parte dei molti che sconfina nella superstizione. Il passato recente ha regalato alla mia generazione troppe illusioni, la Costituzione e il suo articolo primo, la Crescita perpetua del benessere e dell’economia, la libertà del grande supermercato, la fine della povertà, il mito del progresso. Oggi siamo alla strage delle illusioni che provengono dalla generazione dei padri e dei nonni, proprio ciò che sembrava stabile si disgrega ogni giorno un poco per volta, muore una vecchia Italia pezzo dopo pezzo. Quella che si apre davanti a noi è una terra di nessuno, una terra incognita come la potevano concepire gli esploratori del cinquecento o del seicento. In questa nuova condizione ecco di nuovo le sciagurate genti del Belpaese essersi trasformate in tanti vasi di coccio fra vasi di ferro, sole senza uno Stato vero e senza leader degni di questo nome alle prese con crisi internazionali politiche ed economiche devastanti, con decisioni difficili da prendere, con una gran confusione in testa, e con una povertà crescente. Anche coloro che pensano di cavarsela sempre grazie ai privilegi e ai quattrini e all’ossequio del nuovo padrone di turno dovrebbero far mente locale che non sempre il miracolo del trasformismo riesce e che qualche volta a forza di giocare contro gli interessi collettivi&nazionali si finisce con il distruggere se stessi e il proprio mondo umano, di potere, di rapporti sociali. Coloro che sono di sentimenti nobili e giusti non possono perdere la speranza un giorno di veder mutate condizioni tanto sciagurate, occorre conservare nel profondo del proprio animo quanto servirà in tempi migliori per redimere questo popolo corrotto, dissoluto, tapino e afflitto da sciagure. E’ evidente che nelle condizioni presenti solo una raffica di miracoli potrebbe fare l’impossibile, ciò che umano deve stare nei suoi limiti e salvarsi da sé. Non è questo mio auspicio una passiva rassegnazione e un trionfo della visione della realtà nuda e cruda, o una fuga dalla realtà. Esso vuole essere l’incoraggiamento a conservare nel profondo del proprio animo un sentimento e una volontà di reagire e rigenerare questa spiacevole condizione umana e nazionale, è raro che si diano condizioni immutabili per secoli o per interi decenni. Ciò che oggi appare forte domani potrebbe essere debole, ciò che è debole può diventare forte. Proprio gli sforzi tremendi delle nostre caste al potere di autoriprodursi e conservarsi dimostrano la forza dei cambiamenti e la paura un giorno di esserne travolti, assieme ai molti che già sono sofferenti per la spiacevole situazione.

IANA per Futuroieri




7 novembre 2007

I COSTI DELLA POLITICA: I SENATORI

L'Indennità mensile di un Senatore è pari a: 5.419,46 euro, “al netto della ritenuta fiscale (€ 3.555,63), delle quote contributive per l’assegno vitalizio (€ 962,42), per l’assegno di solidarietà (€ 749,79) e per l’assistenza sanitaria (€ 503,59)”.

Diaria: 4.003,11 euro mensili, da cui vengono detratte 258,23 euro per ogni assenza alle votazioni.

Rimborso per spese inerenti i supporti per lo svolgimento del mandato parlamentare: 4.678,36 euro dei quali: 35% (1.637,43 euro) al Senatore, 65% (3.040,93 euro) al gruppo Parlamentare.

Spese di trasporto e spese di viaggio gratuite, pedaggio autostradale gratuito, circolazione ferroviaria e marittima gratuita, circolazione aerea nazionale gratuita.

Rimborso spese di trasferimento dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Fiumicino e Montecitorio: 13.293,60 euro fino a 100 km di distanza 15.979,18 euro sopra i 100 km. Per i residenti a Roma il rimborso annuale equivale a 6.646,80 euro.

Spostamenti all’estero per viaggi internazionali o di aggiornamento: 3.100,00 euro annuali

Spese telefoniche: 4.150 euro annuali

Per i Senatori iscritti al servizio di Assistenza Sanitaria Integrativa è previsto il rimborso delle spese sanitarie, così come ai rispettivi familiari. Versano una quota mensile pari al 4,5% della propria indennità mensile.

Assegno di fine mandato: Ogni mese il deputato versa 749,79 euro da cui percepirà l’80% alla fine del mandato parlamentare

Fondo per l’assegno vitalizio: Ogni mese il deputato versa 962,42 euro più il 2,5% (240,60 euro) per la reversibilità che vengono accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi. Il Senatore riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età.

Riepilogo di costo mensile

Indennità parlamentare netta: €. 5.419,46 euro

Diaria: €. 4.003,11

Rimborso spese inerenti i supporti per lo svolgimento del mandato parlamentare: 4.678,36 euro

Spese di trasporto e spese di viaggio (escluse le tessere gratuite, ma calcolando sempre trasporti superiori ai 100 km [1331,59 + 258,33]: €. 1.589,92

Spese telefoniche: €. 345,83

Costo mensile di un senatore : circa €. 22.557,90

I Senatori italiani sono 323, per cui mensilmente costano allo Stato Italiano : €. 7.511.780,70

Quanto ci costano al mese i nostri Parlamentari?

630 Deputati : €. 13.848.540,30 mensili

323 Senatori : €. 7.511.780,70 mensili

Il Parlamento costa al mese : €. 21.360.321,00

Per cui annualmente il costo di sole 963 persone equivale a : €. 256.323.852,00

Tutti i dati sono stati raccolti da quelli pubblicati nel sito del Senato della Repubblica.

Questa e tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it e http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia1.htm



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