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19 giugno 2009

Fra noi in confidenza:ma la scuola italiana...

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Fra noi in confidenza: ma la scuola italiana…

 

Chi scrive insegna, insegnante di liceo e per la precisione è entrato dentro il sistema con la SSIS. La SSIS è quella scuola di specializzazione post-laurea che abilita all’insegnamento. Ora è in via di scioglimento ma ha fin dall’inizio avuto addosso una cattiva fama. Era impegnativa per tempo –circa due anni- e costosa  -circa 5.000 euro più il mancato lavoro di quei due anni- fu un percorso di studio e tirocinio dove uno doveva seguire le lezioni, fare il tirocinio, scrivere le tesine e sostenere gli esami prescritti. Insomma si trattava di preparare degli universitari a far i docenti, nel Belpaese l’abitudine e la prassi era di far fare il salto dall’università alla cattedra liceale o media senza alcuna preparazione. La questione del formare il corpo docente  prima della SSIS era una questione di “sanatorie” e “concorsoni abilitanti” e “affini”. E’ quasi certo che la SSIS cesserà d’essere, forse ha assolto al suo ruolo di formare qualche migliaio di precari nella scuola superiore e media e di generare impieghi temporanei per l’università di riferimento.

O forse no.

Forse è solo una riforma mancata. Tuttavia dal momento che i discorsi sulla scuola italiana si sprecano da professore sento la necessità di dire qualcosa di diverso.

Uno dei problemi è il fattore tempo, in realtà nei licei fra eventi, occupazioni, assemblee, interruzioni didattiche, viaggi d’istruzione e vacanze vola via più di un mese, qualche volta quasi due. I programmi, le interrogazioni e tutto il resto devono però andare avanti e quindi è quasi sempre una corsa per finire quel che si è pensato di fare o di far fare.

Un secondo problema di cui si parla poco è il numero notevole di anni di precariato che fanno i professori prima di ricevere una cattedra, o meglio:”un contratto a tempo indeterminato”. Questo passare di cattedra in cattedra, di scuola in scuola spesso per supplenze brevi o brevissime ha il pregio di mettere il docente davanti alle difficoltà del mestiere ma il difetto di far scendere la sua autostima e di rendere incerta la sua condizione economica dal  momento che i contratti per le supplenze hanno durata variabile e sono talvolta legati alle condizioni di salute del collega che viene sostituito.

Proprio al condizione economica per unanime ammissione in Italia è fra le peggiori in Europa, personalmente – ma non sono il solo- ritengo che i livelli salariali relativamente bassi provochino quel senso di sconforto che quasi si respira quando si ragiona  di corpo docente. In particolare in una “società” italiana dove l’unico metro per valutare l’essere umano è il reddito, i contanti, il conto corrente, le carte di credito l’insegnante di scuola media superiore o semplicemente media non ne esce bene, specie se è ai primi anni del servizio magari da  precario. Affido queste mie riflessioni ai miei venticinque lettori aggiungendo la considerazione che la scuola italiana nelle sue diverse articolazioni oggi più che mai sembra essere l’unica realtà in grado di entrare in rapporto con tutte le differenze del Belpaese, l’unica forza che può “pensare” il futuro di tutti.

 

IANA per FuturoIeri




27 ottobre 2008

DATI CERCATI, DATI TROVATI

Ho letto la rivista INTERNAZIONALE, e precisamente il numero del 24/30 ottobre 2008, questa rivista pubblica articoli da tutto il mondo e li edita tradotti in Italiano. Si  trovano dei dati. Non so quanto siano centrati, però mi sono reso conto che la stampa e la televisione nel Belpaese tendono ad omettere una cosa che in questi casi sarebbe vitale esprimere: le cifre. Mi sono reso conto che nel Belpaese si ragiona della crisi come se fosse una maledizione, un terremoto, l'ira di Dio che si scatena. Tutto tranne che un fenomeno umano misurabile, circoscrivibile nello spazio e nel tempo con vittime e carnefici, con nomi, cognomi, cifre. Mi chiedo che cosa è mai questa economia se proprio le cifre e i conti sono avvolti dal mistero, e come può esserci corretto rapporto fra governati e governanti se non viene comunicato l'esatto importo del disastro. A che titolo si chiederanno nuove tasse e nuovi tagli! Solo mettendo nero su bianco le cifre e mostrando al pubblico i colpevoli duramente puniti, che sono tanti e ci sono, si potrà chiedere ai molti dei sacrifici economici. Comunque queste alcune cose interessanti che ho trovato nei diversi pezzi tratti dalla stampa internazionale.

Un articolo di Loretta Napoleoni informa che la domanda di Euro in Europa è passata da 19 miliardi di contanti a 712 miliardi per effetto di questa crisi. (Un segnale inquietante non c'è che dire).

 Nel 2007 le famiglie statunitensi che hanno perso la casa a causa delle note vicende del crack finanziario sono state 750.000, nel 2008 dovrebbero essere 3.000.000 le famiglie sfrattate.

Ad oggi negli Stati uniti una famiglia su sei ha un debito superiore al valore della casa, questo fenomeno riguarda circa 12 milioni di famiglie.

La guerra Afgana costa agli statunitensi 100 milioni di dollari al giorno, in un anno sono circa 36 miliardi di dollari.

La grande società Freddie e Fannie ha mutui a rischio per 5.000 miliardi di dollari, il suo debito è di 1.600 miliardi.

La Gran Bretagna ha il 50% di tutti i debiti contratti con le carte di credito in Europa.

 I prezzi dell'acciaio nelle sue diverse qualità sono scesi, a seconda del tipo, dal 20% al 70% dall'inizio dell'estate.

Ai lettori le considerazioni del caso.

IANA per FuturoIeri
Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri






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