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5 novembre 2010

Il Belpaese e le sue paure: Fine dell'Impero?

Periferia e Ponte Rosso

Periferia e Ponte Rosso

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LE SUE PAURE: FINE DELL’IMPERO?

Le paure del Belpaese sono troppe, le nostre genti difformi cercano di nascondere quelle più imbarazzanti. La giornata di autunnale oggi è propizia per scrivere qualcosa sulla crisi dell’Impero made in USA . I miei venticinque lettori si sono sorpresi nelle scorse settimane a leggere scritti di vario genere che descrivevano le inquietudini crescenti, sotto forma di narrazione teatrale, fantastica, di scritto estemporaneo, delle genti del Belpaese anche rispetto  a questo evidente declino. Oggi venerdì 5 novembre 2010 osservo un pezzo de “Il Fatto” nella pagine dell’economia a firma di tal “Superbonus” che così s’intitola:”Un’ondata di dollari travolge l’economia mondiale, La Federal Reserve Americana stampa centinaia di miliardi di dollari e l’Europa si preoccupa”. L’articolo esprime perplessità e preoccupazione perché: “La Federal Reserve americana ha deciso mercoledì di dare via alla seconda ondata di “quantitative easing”.
Un’ espressione all’apparenza freddamente scientifica che nasconde l’ultima mossa disperata dell’establishment americano: la FED comprerà i titoli del debito americano semplicemente stampando denaro. Gli Stati Uniti potranno così mantenere il rapporto deficit/PIL al 13 per cento (superiore a quello della Grecia) e confidando nel fatto di potersi comunque indebitare a bassi tassi attraverso l’emissione di obbligazioni. Perché ci sarà sempre la FED a comprare. Non viene creata ricchezza con la produzione industriale, con la produzione o la fornitura di servizi. Si crea solo moneta per comprare debito. La Federal Reserve aveva già acquistato 1.700 miliardi di dollari in titoli immettendo nel sistema altrettanta liquidità e si appresta ora a comprarne altri 600 miliardi.”

L’articolo prosegue con le crescenti preoccupazioni degli esecutivi dei paesi del G20, la crisi rischia di trasformarsi di nuovo, di diventare qualcosa di mai visto prima e forse qualche leader già pensa a politiche protezionistiche e alla tassazione delle merci. Personalmente ritengo che se così fosse il WTO e i processi di globalizzazione verrebbero spazzati via per far posto a logiche di potenza imperiale e di dominio e controllo sui mercati e sulle risorse planetarie. Altro che mercato che regola! Qui se le manovre per uscire dalla crisi fanno il tonfo si torna di corsa alla politica delle cannoniere di fine Ottocento e alle bandierine dei diversi imperi sul mappamondo. L’Italia per sua disgrazia dal crollo dell’Impero Romano d’Occidente si è quasi sempre trovata nella difficile condizione d’essere un territorio conteso fra imperi e regni stranieri. Neanche l’Unità d’Italia ci ha salvato dalle pressioni e dagli interessi forestieri oggi  in conseguenza della sconfitta del Regno d’Italia e del Duce nella Seconda Guerra Mondiale l’Italia ospita 113 basi militari a Stelle e Strisce. Siamo parte di un Impero Globale con interessi e arsenali enormi che oggi è al fronte in Iraq e Afganistan e deve stampare banconote garantite dal debito pubblico più grande del Pianeta Azzurro per resistere alla pressione interna e  alla guerra asimmetrica che gli muovono nemici palesi e occulti.

Le genti disperse e difformi del Belpese per via della loro bimillenaria storia di invasioni, vessazioni, massacri  e rapine  perpetrate da occupanti stranieri e da pretendenti al trono di Cesare fiutano come cani da tartufi la crisi imperiale. Ecco che da alcuni anni a questa parte con discrezione i ricchissimi del Belpaese scoprono il fascino della Russia Putiniana o le grandezza del capitalismo comunista cinese. Cina comunista e Russia post-comunista investono nel Belpaese cifre non da poco, e la curiosissima posizione italiana sulla guerra di Georgia di qualche anno fa rivela quanto le minoranze al potere nel Belpaese siano interessate non tanto alla fedeltà atlantica quanto ai buoni affari e alle prospettive di guadagno e di stabilità sociale nel Belpaese, del resto se la Penisola fosse sconvolta da scioperi e ingovernabilità i ricchi al potere vedrebbero diminuire le loro rendite e sfumare appalti e affari. La finta pace fra gli imperi è vitale per queste piccole minoranze al potere.

Il problema è questo canovaccio plurisecolare da teatro dei burattini di servire due o più padroni lodandoli e corteggiandoli e mettendo l’uno contro l’altro per scroccare mance e qualche piccolo privilegio non regge alla prova della guerra e nel momento nel quale i forti del mondo passano alle vie di fatto. “Ultima Ratio Regum” era inciso sui cannoni di Re Sole, e non solo sui suoi. C’è sempre il momento nel quale il mondo umano passa dalla commedia, magari a sfondo erotico, alla tragedia epocale e al delirio sanguinario e criminoso. In questo caso i mugugni, le battutine, i timori, i dubbi non saranno utili, rischiano solo di peggiorare la condizione delle genti disperse e difformi del Belpaese.

 http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-05/presidente-cinese-scavalca-obama-093735.shtml?uuid=AY7RP9gC

IANA



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