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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


9 marzo 2013

Diario Precario Dal 3/3 al 8/3/2013

Data. Dal 3/2 al 8/3/2013

 

Note.

Forum studentesco.

Attività di carattere formativo-culturale a partire da e per gli studenti.

Professori presenti per sorveglianza.

Lezioni: avanti con il programma. Due giorni di Forum scolastico.

Meno due giorni per fare il programma che è tanto, è sempre tanto.

Giornate umide, piove, fa anche freddo.

Tattiche post-elettorali per formare il governo, il sindacato in polemica con il ministro uscente; giornate da depressione.

 

Considerazioni.

Gli studenti fanno il forum.

Bene che i professori lascino fare per tutto quel che è possibile e accettabile.

In questi tempi è difficile capire e riconoscere ciò che è importante e ciò che è vano.

L’Italia mi pare triste e in questi giorni umidi e freddi nella cronaca emergono fatti di assoluta disperazione che culminano in suicidi o peggio in omicidi-suicidi.

La cronaca toscana del 7 marzo riporta del suicidio per fuoco di un disoccupato e di un dirigente di banca che si è lanciato nel vuoto.

Ma in che storia si sono infilate le genti sciagurate del Belpaese?

Cosa è mai questo presente così inquieto, avvelenato, triste, indecoroso?

Da dove viene?

Dove va?

Oltre al destino del mondo c’è il destino del singolo, c’è il destino del mondo e c’è il singolo con i suoi problemi e le sue questioni, la sua banalità quotidiana fatta di piccole preoccupazioni, di conti da regolare, di disgrazie, di minime felicità. Un legame forte unisce i massimi sistemi al singolo e al suo quotidiano, ma non è facile vederlo; occorre talento, studio, meditazione e silenzio interiore. Occorre un sacrificio di studio e di messa in discussione di se stessi per provare a capire questo percorso del mondo umano, ma questo non è gradito ai molti. Discutere se stessi è male per i più, pensare cose diverse da quelle solite, ordinarie, banali crea  dolore nei molti e in alcuni è uno strazio esistenziale, per questo in Italia tante volte la fuga nel passato e in miti sacri o profani di carattere consolatorio è cercata, è gradita. Questa civiltà dei consumi e dello spettacolo favorisce la fuga dalla realtà e la creazione di miti consolatori, di surrogati d’eroismi, di finzioni esistenziali di ogni sorta, ciò che è reale in quanto reale è visto attraverso una nebbia di illusioni, allucinazioni politiche, speranze mal riposte. In realtà lo sforzo che faccio è intuire la natura e la direzione di certi fatti clamorosi, uno sforzo di saggezza che mal si combina con il mio quotidiano che è quel che è. Dovrei superare con una sublime illuminazione tutti gli ostacoli e tutti i vapori allucinatori dello spettacolo perpetuo della civiltà industriale e vedere gli oggetti e i fatti che arrivano distorti e confusi.

Il male di vivere talvolta  impone di rileggere la propria vita cercando nel proprio passato le cause e le ragioni della disgrazia, della noia del disagio.  Potrebbero non esserci cause e ragioni imputabili a una propria responsabilità; alle volte fatti lontani e vicende altrui causano una cascata di disgrazie che arrivano lontano, fino ai piedi del singolo che vive altrove, ignaro della natura di tutto il male che gli cade addosso.

 




5 marzo 2013

Diario Precario Dal 27/2 al 2/3

Data. Dal 27/2 al 2/3

 

Note.

Lezioni fino a venerdì.

Grande impegno portare a Verona delle ricostruzioni in scala con i pezzi dei Wargame il fronte orientale negli anni 1943-1945. Una questione privata di volontaiato culturale.

Scale dei pezzi 5 mm, 15 mm, 1/72, 54 mm

Allestimento mostra a Verona di storia e  modellismo.

Difficoltà varie, superate con fantasia e volontà. Tutto si è composto in un contesto didattico-ludico. Le cartine geografiche, le immagini, i disegni delle divise e delle armi, le illustrazioni, e poi i pezzi sul tavolo hanno fatto il loro effetto.

Anni di studio e pratica anche disordinata nella pittura con gli acrilici hanno dato buoni frutti. Comunque.

 

 

  Considerazioni.

L’Italia è in piena tempesta post-elettorale. Alla Fiera di Verona ho sentito dei discorsi sulla crisi che sostenevano che molti operatori e negozianti hanno rinunciato quest’anno a partecipare all’evento, essendo nuovo della cosa non so che dire. Comunque sono contento, anni e anni di studio e pratica sulla pittura con i colori acrilici e la mia competenza nella storia militare della Seconda Guerra Mondiale mi hanno permesso di dare una mano all’allestimento di quella che credo esser stato  l’angolo dichiaratamente storico-didattico della mostra. Da anni mi son convinto che nel Belpaese non c’è interesse diffuso per la storia militare e per la geo-politica perché queste due discipline universitarie vengono comunicate male al grande pubblico o peggio sono un fatto culturale che riguarda gruppi ristretti di appassionati o addetti ai lavori. Eppure guerra e dominio su mercati, risorse, popolazioni, beni sono il quotidiano, il banale. L’utopia kantiana del mondo pacificato e retto da leggi valide a livello universale è una chimera, ad oggi la legge germanica del pugno “il forte vince e ha ragione” è la regola del consorzio umano su questo pianeta. Le guerre costano e le grandi potenze, con o senza ONU, le fanno per interesse e per volontà di comando e controllo su pezzi della popolazione umana del pianeta e sulle risorse di precisi territori. Manca nel Belpaese, per motivi storici e culturali, il senso di quanto nel XX e nel XXI secolo la guerra e la geo-politica siano parte integrante delle agende dei potenti plurimiliardari e dei capi dei diversi sistemi imperiali che si son affacciati sul pianeta. Al problema culturale si somma nel Belpaese l’ignoranza diffusa della storia recente che non è ignoranza assoluta ma spesso è un mettere insieme suggestioni di film, nozioni scolastiche, sentito dire, informazioni prese dai videogiochi, notizie apprese sui giornali senza criteri e talvolta saltando la cronologia. Tuttavia presentando in modo diverso e con un forte impatto visivo ed estetico è possibile rompere il muro dell’indifferenza e  della supponenza, avvicinare gente diversa per età, reddito e abitudini al problema della storia, della guerra o se si preferisce al solito presentarsi del dominio dell’uomo sull’uomo. Forse un migliaio di persone ha visto l’esposizione al padiglione 6 fatta da Romagnoli, Barlozzetti e Nappini. Lo considero un successo e  la prova che quanto fatto in questi anni può avere un senso più alto del pezzo bello, della miniatura o del figurino storico che poi finisce in cantina o nel ripostiglio. Ma so anche che è come scavare un monte con pale e picconi, perché occorrono molte forze per cogliere frutti da una simile impresa, occorre far convergere gli sforzi di migliaia di soggetti in tutto il Belpaese che si danno da fare per far capire che si può fare un discorso serio sulla storia e sul presente e sulle logiche di dominio e controllo con altri strumenti e con una dimensione di rappresentazione fisica. Ragionare e insegnare in questo senso è difficile perché molto di quel che si fa per istruire in senso umanistico e storico oggi va perduto in un mondo caotico dominato da un quotidiano rumoroso, da pulsioni e stimoli pubblicitari di ogni tipo, da intrattenimenti televisivi di ogni tipo, e manco a dirlo da un sistema di spettacolo quotidiano del potere politico lontano dall’idea di elevare la consapevolezza di cittadini ed elettori.  




5 marzo 2013

Diario Precario dal 14/2 al 25/2

Data. Dal 14/2 al 20/2

 

Note.

Fine riposo.

Trovata la saracinesca chiusa del Ristorante con cui andavo con l’amico Marione.

Non è l’unica saracinesca chiusa. Molte chiusure, poche aperture.

Cosa prevista.

Scritta, riscritta, meditata da anni. Spiacevole aver avuto ragione.

Riprese lezioni regolari al liceo.

 

 Considerazioni.

Dato per certissimo il fatto che questa realtà è dominata dal potere del Dio-denaro metro e misura della realtà umana all’inizio del XXI secolo in questa Europa occorre da parte mia riflettere su ciò che sono e sul mio lavoro. Cosa può dire di davvero interessante, utile, profittevole un professore di liceo di Storia e Filosofia alla società, a coloro con cui si relaziona, ai suoi allievi?

La centralità del Dio-denaro condiziona ed è condizionante. Quando tutto è misurato sui soldi e sul denaro che un tale può far girare nel sistema è evidente che il singolo, ad esempio io sono misurato e valutato sul denaro. Questo è qualcosa che deve sempre esser tenuto in considerazione, altrimenti alcuni fenomeni del quotidiano o visti e magari subiti non hanno né logica né senso. Ma se si accetta come regola che si è stati misurati e si è misurati sui soldi avuti o posseduti tutto si semplifica almeno nove volte su dieci. Il metro del denaro in una società industriale e post-industriale  complessa e disordinata semplifica e fa chiarezza, ma nello stesso tempo crea un problema enorme perché è un metro unico. Quindi il povero, il quasi-povero, l’essere umano sospeso fra ceti sociali diversi può esser spinto a delinquere o a sospendere ogni giudizio morale davanti alla prospettiva di un qualche guadagno. Il denaro come metro e misura uccide la differenza fra bene e male, fra lecito e illecito; il denaro porta con sé reazioni umane riconducibili a istinti animali, predatori che sembrano provenire da qualcosa di profondo, di oscuro da una dimensione tenebrosa della mente umana che rivendica un diritto di vivere e di possedere per vivere contro tutto e contro tutti. In questo contesto non regge alcuna fede, identità o ideologia, l’ordine costituito può esser tenuto solo con forze di polizia o di polizia militare; non è certo l’inferno o il paradiso l’elemento morale che fa desistere l’essere umano dal delinquere per ottenere altro denaro ma semmai l’orrore di esser separati dalla carta di credito e dall’accesso ai beni e ai consumi magari perché in galera o perché pesantemente multati. Questa è la tendenza generale che spiega anche perché il delinquere dei ceti alti della società è cronaca banalissima e quotidiana, più si è potenti e ricchi e meno si è colpiti dalle vere punizioni che consistono nella perdita del denaro e del potere del denaro.

Il docente cosa può fare?

Forse il testimone perfetto di mondi immaginari o futuribili?

L’erudito in fuga verso mistiche grotte da eremita?

Forse la Fuga dalla realtà?

Esiste un mondo concreto e reale che non si fa mettere fra parentesi nemmeno dal più completo e geniale dei sistemi interpretativi a sfondo mistico-consolatorio. Il reale è vendicativo.

 

Data. Dal 15/2 al 24/2

 

Note.

Lezioni di materia alternativa. Risultati positivi.

Lezioni ordinarie secondo il programma.

Verifiche fra due settimane

 

 Considerazioni.

Elezioni confuse, la questione elettorale e il profilarsi di un successo del movimento Cinque Stelle crea disagio in alcuni e speranze in altri.

Mai vista una situazione così confusa sul piano elettorale nel Belpaese.

Non vedo interesse per la questione della scuola, come al solito è argomento non centrale della campagna elettorale. Forse questo è il mio cruccio, chi sono in un Belpaese tutto ripiegato su se stesso e sul proprio egoismo senza trascendenza, visione del futuro, nobili utopie, aspirazioni altruistiche. Se i più avessero un sincero interesse per il futuro avrebbero forzato da tempo il potere politico italiano a interessarsi seriamente e principalmente  di scuola e formazione.

Stimo che i partiti politici per così eredi delle “tradizioni” del Novecento si siano comportati male e da tempo non riescano ad essere credibili presso le nuove generazioni e le folle di precari malpagati. Quindi è giusto aspettarsi un risultato elettorale che li punisca.

Nota specifica .

La cultura filosofica e religiosa dell’India Antica ammonisce intorno al fatto che la condizione materiale dell’essere umano è intrisa di sofferenza e di dolore per sua stessa costituzione. Pur senza condividere personalmente soluzioni induiste o buddiste credo che sia giusto che l’essere umano si ponga il problema di quel che è oltre i suoi limiti fisici, la dimensione del piacere e del possesso dei beni e servizi in questa vita materiale. Deve esserci qualcosa in questa vita che si sottrae alla decadenza, al disfacimento, alla dissoluzione.

 

Data. 25/2

 

Note.

Grillo e i suoi trionfano.

BOOM elettorale.

Omaggio doveroso ai vincitori e Buona fortuna a tutti.

 

 Considerazioni.

Dato interessante. Forse si sta formando con una confusa nascita e un difficile percorso una diversa mentalità italiana. Tempo è arrivato che il Belpaese entri nel XXI secolo. Questo è l’altro tempo. Esso esige il suo prezzo e di entrare nella vita di tutti. Il Belpaese esce difficilmente ma certamente da rappresentazioni false, ideologiche e allucinate della rappresentazione del reale. Un Belpaese diverso si è presentato e ha presentato il conto elettorale.

Così va…

 




20 febbraio 2013

Diario Precario dal 12/2 al 13/2

Data. Dal 12/2 al 13/2

 

Note.

Settimana di riposo.

Niente di particolare da registrare per ora.

Ripreso lo studio del francese, rivisto quartiere infanzia.

 

Considerazioni.

Studio e preparare le lezioni sono i fatto notevoli di questi due giorni.

Mi pare di vivere in un momento di sospensione di senso della realtà del mio lavoro.

Sono passato dal Parco delle Cascine la sera per andare alla lezione di francese. Presso il Ponte alla Vittoria son passato dalle giostre e dai baracconi del tiro a segno chiusi, nel freddo della sera tarda, con il vento e le luci della città e del fiume sembrava di entrare in un mondo degli spettri, una roba da film dell’orrore. Mi sono soffermato a vedere nella semioscurità una specie di giostra con delle astronavi, sembrava uscita dai primi anni ottanta quando in televisione si vedevano per la prima volta dosi massicce di cartoni animati giapponesi. Quella cosa che pareva uscire dal passato; il freddo, l’umido, il contesto, la notte che avvolgeva il parco mi ha dato la sensazione di aver osservato il senso della fine di un tempo in cui io sono stato e mi sono formato. Non si è esaurita solo una parte della mia biografia ma si è consumato il senso di un certo modo di esser stati nel Belpaese, questo il dato che ho ricavato come in una folgorazione, per intuizione. Il mio mondo è finito e io ci sono ancora.

Questa settimana so per certo che chiuderà un locale dove andavo spesso dalle parti di Ponte al Pino. Mi troverò davanti alla saracinesca chiusa. Altra prova della sparizione di un pezzo del mio mondo, per quanto poco rilevante possa essere.

Perché il molto denaro non può essere un metro unitario per giudicare l’esistenza umana, oggi che la distruzione creativa del capitalismo sfascia gli ultimi pezzi del mio piccolo mondo assieme al flusso del tempo che va devo portar avanti questo ragionamento.

Tre sono i motivi che mi vengono in mente.

-      Il molto denaro è strumento privilegiato di minoranze di ricchissimi, di capimafia, di despoti e oligarchi.

-      Il molto denaro è ossessione e dannazione per chi non nasce ricchissimo e può diventare un valore assoluto criminogeno per i poveri.

-      Il molto denaro è una misura artificiale e non può dar luogo a rapporti stabili nei confronti della società umana e dell’ambiente naturale. Per sua natura è strumento di crescita di potenza e di distruzione creativa, se usato come metro unico diventa creatore di una sorta di guerra di tutti contro tutti e contro tutto in nome del sacro egoismo del singolo, di gruppo, di potenza imperiale o finanziaria.

Il molto denaro come metro non credo sia compatibile con le istituzioni democratiche, chi ha molto denaro può con mezzi leciti o illeciti trasformare la realtà in un senso che serve a se stesso e  alla sua causa. Senza vincoli forti i poteri finanziari e bancari prendono in ostaggio i regimi democratici e  repubblicani e pochi ricchissimi riescono a determinare scelte politiche, al contrario masse grandi di cittadini si vedono scavalcati da interessi di piccolissime minoranze. I pochi riescono a governare i molti associando a sé in modo subordinato o confidenziale i vertici delle diverse burocrazie o delle organizzazioni politiche. Le famose lobby in fondo fanno prevalere l’interesse dei pochi ricchissimi su quello dei molti che sono poveri o del ceto medio. Il molto denaro se è metro e misura della società umana diventa una forza che scardina la democrazia così come si è solito concepirla in Europa ossia libertà associata ai diritti sociali e individuali. La forma ideale di governo fondato sul “molto denaro” non esiste perché ogni forma di regime deve darsi una qualche ideologia o religione con cui giustificare il suo potere e il suo comando e controllo su esseri umani, territorio e risorse. Forse sarà inventata di qui a breve.

 




11 febbraio 2013

Diario Precario dal 4/2 al 10/2/2013

Data. Da 4/02/2013 al 10/01/2013

Note.

Lezioni regolari fino a sabato.

Portare avanti il programma.

Lavoro a casa, faccio appunti per lezioni.

Lezioni a scuola con interruzioni attività nella terza settimana di febbraio.

Previsione di sospensione attività didattica sotto Carnevale, poi assemblea studentesca e poi sospensione per concorso.

 

Considerazioni

Visto il carnevale di Sesto, mi è sembrata una cosa per bambini piccoli. Mi ha colpito il fatto che a un certo punto sono state diffuse due canzonette che andavano al tempo della mia infanzia e pre-adolescenza. Tutto è cambiato e tutto cerca disperatamente di restare agganciato a un passato remoto, questa è stata la mia impressione. Mi sono chiesto: prima come era?

Solo il domandarsi il concetto di "come era prima" comporta l’accettazione di aver visto dissolversi la continuità fra presente  e passato.

I cartelloni elettorali volati per terra sono stati rialzati e usati dai partiti e dai movimenti. Quasi una sfida, una sorta di ripetizione continua delle stesse cose già viste e riviste durante le elezioni che si tengono a fine primavera. Come se tutto dovesse ripetersi sempre uguale, immobile, quasi una caricatura della realtà che s’affianca al quotidiano. A scuola ho incontrato un rappresentante di libri scolastici. Si è parlato del mio lavoro, mi pare che ormai sia comune constatare le difficoltà della pubblica istruzione. Ho sostenuto che è la società italiana e la sua economia che non riesce a dare un senso al sistema scolastico.  Da giovane ho creduto che lo studio intenso e serio e l’impegno del singolo nel sociale e nel lavoro in Italia venisse rovinato dalle diffuse pratiche clientelari e di piccola corruzione di cui è piena la cronaca giudiziaria. Questa mia credenza si è rafforzata. La scuola non ha strumenti reali e concreti per cambiare la mentalità delle popolazioni con cui entra in contatto, nel Belpaese sono scomparsi o in via di smantellamento tutti i valori che non siano l’amore incondizionato per i “tanti soldi”. Davvero è troppo forte l’influenza del Dio-quattrino supportata dalla pubblicità commerciale e dall’immaginario collettivo, la scuola nel Belpaese non ha la potenza per rovesciare i valori dominanti o per auto-centrare su se stessa dei valori alternativi da diffondere e in grado di trasformare la società. Siamo sotto elezioni e mi arrivano decine di messaggi di gente incontrata per caso o commenti uditi di sfuggita, gran parte di ciò che sento è rabbioso, risentito, angosciato; al centro di questi discorsi c’è sempre il problema del denaro, anzi del “tanto denaro”. Il lavoro è denaro, la famiglia è denaro, i figli è denaro, la macchina è denaro, la casa è denaro, l’essere umano è denaro. I soldi di carta o virtuali sono l’unico metro dell’esistenza umana, la loro ragione ultima e definitiva. In effetti è una semplificazione straordinaria e assolutamente tecnico—scientifica: il denaro metro unico e totale della vita umana e di tutto ciò che l’umano può concepire e valutare. Ora questo mi porta a una valutazione già fatta a suo tempo. Nel mondo umano esiste la competizione regolata ad esempio nello sport dove le regole limitano il comportamento e le azioni dei giocatori. Ma quando entra nella vicenda umana una lotta per la vita e per la morte incentrata sul denaro la competizione perde ogni regola, è così perché la sopravvivenza o il mantenimento di una condizione di potere reale e concreto non rientra in un ambito che può essere regolato. Il denaro come unico metro fa saltare ogni regola o le distorce e le corrompe nel loro senso. Questo è ciò che avviene tutti i giorni, il denaro è metro e ragione dell’esistenza per la maggior parte degli abitanti del Belpaese, quindi è ovvio che la realtà dell’immaginario collettivo ruoti intorno alla moda, al possesso di beni, alla manifestazione dell’opulenza, alla lotta per l’acquisizione di beni e risorse. Le dottrine filosofiche, religiose, esoteriche si trasformano in questi anni in consolazioni psicologiche o in pietose vie di fuga  dalla realtà. Perché questa situazione cessi e si ristabilisca un minimo di compensazione, di ritorno a un vivere e pensare più sano occorre che il denaro come concetto e come strumento di potere perda la sua potenza e la sua forza. Ma questo si può dare ad oggi solo in condizioni estreme o solo in presenza di traumi sociali collettivi. Non c’è una via d’uscita indolore da una condizione di pensiero ossessivo e totalitario che ha preso la vita della maggior parte delle genti del Belpaese; forse si uscirà come popolazioni del Belpaese da questa dimensione di sacralità e centralità  del Dio-quattrino ma solo attraverso una qualche sorta di pesante penitenza collettiva.




6 febbraio 2013

Diario Precario dal 1/2 al 3/2/2013

Data. Da 1/02/2013 al 3/01/2013

Note.

Scrutinio di venerdì.

Lavoro di pomeriggio, compiuti anni, ossia quaranta.

Lezioni a scuola, congratulazioni a scuola per il fatto anagrafico, in fondo va bene così.

Comprati due dolci. Felicitazioni dagli amici.

Il vento ha soffiato forte di notte, i cartelloni elettorali di metallo sono volati per terra, caduti alcuni alberi.

 

Considerazioni

I cartelloni elettorali volati per terra per via del vento mi son sembrati un presagio, come se vi fosse una sorta di simbolo profetico in un fatto naturale che si combina ad uno accidentale. In inverno il vento soffia forte dalle mie parti, non è il vento della primavera, capita che di notte  lo sento quasi urlare fra le foglie che volano e gli alberi che si piegano sotto la sua forza. La caduta dei cartelloni elettorali di metallo poteva essere prevista a mio avviso, in fondo cadono gli alberi quando il vento invernale soffia forte.  Mi tocca far i conti con il tempo. Tutto sembra dissolversi, il tempo di prima è finito, è cessata anche la continuità con i luoghi e le abitudini del passato, in effetti è rimasto poco di ciò che frequentavo anche soltanto tredici anni fa nel 2000. Il potere politico al contrario sembra sempre uguale, sempre il solito, e ancor meno tollerato dalle genti del Belpaese che guardano con sospetto e diffidenza i fatti della politica nazionale riportati dai giornali e dai telegiornali. Oggi che è arrivato il ciclone dello scandalo bancario MPS mi figuro che la diffidenza sia di dimensioni galattiche. Piccola nota, continua la vicenda tristissima del ricorso sul concorsone, la notizia è sparita. Vista e scomparsa. La scuola non pare interessare, o forse giornali e telegiornali non ritengono sia qualcosa che meriti attenzione. Non interessa ciò che la scuola rappresenta, il senso che dovrebbe avere e che a quanto pare non ha visto che certe cose inquietanti sembrano esser piccole note di colore nella cronaca nazionale. Pare che l’insegnante sia invisibile, la scuola è diventata un fatto numerico, di scioperi e manifestazioni sindacali, di certificazione di non si sa bene cosa e da parte di chi, un fatto di calendario d’inizio e di fine, di scandalo di provincia che la stampa locale sfrutta per riempiere le pagine e attirare lettori. Il mondo umano della scuola sembra quasi ostaggio del modo nel quale viene raccontato e descritto da giornali, telegiornali, stampa periodica; come se mancasse un circuito proprio, sano, onesto di descrizione di se stesso. Credo che la scuola dovrebbe raccontarsi per ciò che è senza retorica, senza concedere allo spettacolare, alla finta indignazione. Quaranta anni sono passati, otto di questi nel servizio per la scuola pubblica. Ho dato finora un quinto della mia vita alla causa santa della trasmissione della filosofia e della storia alle nuove generazioni, cosa mi ha spinto?

C’è qualcosa nella vita del docente che pare aldilà di stipendio, posizione, ruolo sociale.




1 febbraio 2013

Diario Precario 30/1

Data. Da 30/01/2013

Note.

Scrutinio.

Lavoro di pomeriggio.

Lezione di storia contemporanea, lezione di storia del Rinascimento.

Incontrato vecchio amico. La città sembrava molto triste.

Una luminaria lasciata da natale solitaria, su un balcone, di notte, nella via vuota.

 

Considerazioni

Il Belpaese ha molti abitanti ammalati di solitudine e di povertà reali o percepite come tali. Tanta parte delle genti del Belpaese si sente sola e povera, se devo indicare a qualche amico il male che si respira da queste parti direi che esso è la tristezza. Questo è diventato un paese triste, non è mai stato bene ma ora emerge un mondo umano dove i più sono tristi, soli, infelici e costantemente in ansia per questioni di denaro. La centralità del denaro ormai devasta qualsiasi ragionamento religioso e ideologico in Italia, tutto ruota sui soldi, anzi sui milioni di euro che pochi hanno e che tanti vorrebbero. Solo chi rimane ancorato alle memorie di passati veri o immaginari evita di confrontarsi con un mondo umano italiano dominato totalmente da logiche mercantili. Perché si è arrivati a questo? Avanzo da anni il sospetto che in realtà l’adesione di milioni di abitanti della penisola a partiti, ideologie, fedi laiche o religiose nascondeva una frode. Era una maschera, una presa in giro, un modo per fingere di essere qualcosa mentre si era radicalmente altro ma non lo si poteva AMMETTERE, pena l’ammissione almeno con se stessi di aver fallito, di non avercela fatta, di non aver capito. Non un mondo di idealisti, di gente che lottava per diritti sociali, umani, di cittadini attenti alla questione ecologica o anime devote ma semplicemente gente che non aveva preso il biglietto giusto della lotteria, che non aveva svoltato e fatto i soldi, che non aveva strappato all’avidità del mondo la roba e il denaro; insomma un mondo intero di vinti che AVEVA PERSO ciò che davvero era la propria ragione di vita più autentica: i tanti soldi. Perché in fondo il denaro è dominio, è possesso, è estensione di sé nello spazio e nel tempo, è manipolazione del mondo umano e del mondo naturale; il denaro oggi è un sentimento più forte dell’amore e dello stesso spirito di auto-conservazione. Vivere e morire per denaro è facilmente comprensibile per tutti, morire per una causa nobile o per un principio filosofico è qualcosa che va spiegato con cura. Ai molti il vivere felici senza denaro appare roba da asceti o da fachiri di paesi esotici. Si accetti questi verità senza ipocrisia quindi: il centro della logica della vita individuale, politica e civile sono i “tanti soldi”. Oggi c’è un Dio unico, è il denaro. Quello lo capiscono tutti. Eppure questo Dio non mi convince, sento che è simile a una sorta di idolo, è una grande illusione collettiva chiamata a sostituire cose perdute o mai capite fino in fondo. Deve il denaro diventare il senso della vita umana dal momento che Re sacri e il diritto divino si sono inabissati perché consumati dallo scorrere dei secoli e stroncati da guerre e rivoluzioni. Del resto il fondare il senso della vita su passioni personali, sentimenti individuali, patetiche finzioni intellettuali è cosa che non regge. La ragione dell’esistenza del singolo in questa vita non riesce ad essere se stessa, è difficile che l’essere umano possa auto-centrarsi su di sé e diventare una monade che si giudica e dà se stesso come unico metro di tutto; quindi è ordinario che si scateni l’illusione di trovarla questa ragione ultima dell’esistenza in una potenza dominante. Oggi questa potenza dominante è il “tanto denaro”, non il salario o lo stipendio ma i milioni, meglio i miliardi se possibile. Il “tanto denaro” permette di essere quello che si desidera essere, almeno in parte, e l’inseguire il denaro e il prenderlo e poi spenderlo per costruirsi il proprio mondo sul piano materiale dell’esistenza è  senso della vita che trova la sua ragione. Per la storia pesante fatta da miti perduti e  illusioni collettive truffaldine  e pessime del Novecento  è ovvio che unico valore riconosciuto, apertamente o in silenzio, dalla maggior  parte della popolazione italiana  sia il Dio-quattrino, chi è uscito dalle tempeste della storia con la roba e il gruzzolo di soldi ben stretto nelle mani è diventato felice e ha fatto la felicità di amici e soci, chi si è lasciato bruciare dalle illusioni si è rovinato o condannato all’infelicità. Alla fine le genti del Belpaese non giudicano dei loro simili il molto sapere o la molta coerenza o la generosità ma il numero delle amanti prezzolate, delle ville, dei figli e delle figlie, delle case, dei terreni, dei soldi, dei beni, delle persone importanti conosciute. Ciò che ha prezzo ha senso nella vita, questa è la logica intima della gente del Belpaese. In fondo anche chi cerca di sfuggire a questa morale collettiva deve riconoscere che talvolta giudica gli altri sulla base di una rapida stima dei beni o del valore di mercato di qualcosa che ha colpito la sua fantasia o immaginazione. In mancanza di valori condivisi entro i limiti di una comunità umana data in questa civiltà industriale ne rimane uno, assoluto, ragione di vita e senso ultimo di ogni agire: Dio-denaro.




30 gennaio 2013

Diario Precario 29/1

Data. Da 29/01/2013

Note..

Scrutinio.

Lavoro di pomeriggio.

Riunione sindacale alla camera del lavoro.

La notizia del ricorso è passata poco. Pare non interessare i media.

 

Considerazioni

Quale senso posso dare alla cosa?

La scuola è trattata con estrema superficialità da giornali e media in generale. I fatti del ricorso e le materie dell’esame di maturità, a mio avviso, non trovano uno spazio conveniente sui quotidiani, al contrario le notizie sull’ultimo grande scandalo bancario in quel di Siena hanno offuscato anche le notizie sulla nuova guerra in Africa. La Banca è più forte della guerra e delle questioni della cultura nell’agenda dei giornalisti e degli esperti di politica.  La banca, le assicurazioni, la finanza sono il centro che fa ruotare tutta la civiltà italiana presente. Mi sento fuori luogo. La centralità del denaro nella vita umana e del ricorso a tribunali e avvocati per questioni di carattere sociale e  politico rimanda a una forma di civiltà ben precisa: quella Anglo-Americana. L’Italia di oggi fa suo un modello straniero di civiltà e l’adatta malamente ai rapporti di forza interni a questa penisola, un modello imperfetto perché non trova i pesi e  i contrappesi che mitigano gli errori e i disastri del sistema stesso. Pesi e  contrappesi sono  presenti altrove ad esempio nel ruolo di leggi a tutela del consumatore, in un certo rigore della pubblica opinione in materia di legalità, al pensarsi parte di una Nazione, all’attivismo di movimenti per i diritti civili o per questioni politiche generali. Nel passato si sono verificati momenti nei quali le genti della penisola imitavano i dominatori stranieri, penso a quel che scrive Manzoni nel suo romanzo a proposito degli spagnoli in Lombardia che la facevano da padroni e imponevano la loro volontà con i decreti dei governatori, le famose grida di manzoniana memoria. Qui c’è qualcosa di diverso, questa accettazione di una civiltà altra da parte della maggior parte degli italiani e in particolare dei capi politici e  della classe dirigente mi appare come una grande fuga collettiva dalla propria realtà e dalla propria storia. Si fingono di essere un po’ inglesi e statunitensi quando rimangono sempre e comunque gente del Belpaese. Il problema è cosa può fare un singolo, un privato come me davanti a un mondo umano tutto italiano in frantumi,  smantellato e attraversato da ogni specie di fatto negativo e  inquietante. L’essere umano vive nel presente, nel qui e ora e l’immediato è questo scivolare del Belpaese dentro una senescenza e una corruzione con aspetti suicidi per il sistema stesso. Quindi un modo sensato per rispondere alla sfida dei tempi non è una fuga verso mondi immaginari o far finta di essere altro da ciò che si è ma affrontare questo presente nella sua intima e manifesta natura. L’Italia possibile è qui e ora. Un diverso modo di essere Belpaese può essere creato solo a partire dal qui e ora, e anche se si verificasse una trasformazione terribile, radicale e accelerata comunque l’azione e il pensiero che diventa fatto concreto dovrebbe collocarsi nell’immediato e nel quotidiano. Il problema è come agire nel qui e ora, in particolare come federare milioni di abitanti della penisola persi nei loro egoismi, nei loro problemi, nelle loro ambizioni private; i quali possono anche essere buoni e generosi ma hanno tempi  limitati e ancor meno risorse.  Inoltre è difficile capire nel Belpaese di chi fidarsi almeno quanto è difficile mettere ordine nelle proprie idee e nelle proprie ambizioni, il pensare è spesso frammentato, le passioni e i desideri accesi dalla pubblicità hanno troppo spesso rovinato il buonsenso di tanti. Per agire nel presente il primo luogo da liberare dagli elementi psicologicamente inquinanti è la propria testa e quella di chi ci sta attorno. Liberare è liberarsi ma non dal male metafisico ma dal disordine e dalle passioni accese nella testa dei molti, e anche la propria, da questa società dei consumi ormai marcita e dal suo sistema pubblicitario martellante. Occorre staccare l’immagine di se stessi dalle rappresentazioni pubblicitarie e dalla propaganda politica e militare, ricostruire una propria sagoma in questo mondo incentrata su di sé e non su ombre e illusioni.




28 gennaio 2013

Diario Precario dal 24/1 al 28/1

 Data. 24/01/2013

Note..

Fine del quadrimestre, necessità di mettere i voti via rete.

Interrogazioni nelle classi, sistemazione dei voti.

Notizia accoglimento  ricorso relativo alla prova preselettiva promosso da Anief

Grande costernazione personale per la novità.

 


Considerazioni

Come un fulmine mentre sono a ragionare di primo quadrimestre e registrazione voti sul tabellone arriva la notizia del ricorso accolto.

Sono confuso. Ma in che storia sono finito? Che tempo è mai questo dove la mia esistenza è sospesa da qualche  decisione del TAR e dove devo rimanere basito per cose che non ho fatto o per cause legali che non ho intentato. Ultimamente ho l’impressione che il mio mestiere di docente di liceo sia ormai materia agitata da avvocati esperti di cause del lavoro e da tribunali amministrativi. Dove inizia questa confusione, questo disordine? Ci sono poi altre domande strettamente legate a questa.

Quale classe dirigente?

Quale futuro possibile per il Belpaese?

Esiste una minoranza di umani retti e giusti in grado di far miracoli politici mai visti prima o deve essere questo difforme popolo del Belpaese a prendersi l’incarico trovare il modo di salvare se stesso dai suoi guai?

L’Italia sembra da due decenni ossessionata dalle prestazioni della minoranza che comanda. Forse i termini della cosa vanno pensati come: Chi arriverà in alto nella gerarchia del potere e nell’acquisizione di ricchi stipendi, sussidi, benefici, incarichi?

Ha un qualche rapporto la scuola e l’istruzione pubblica intorno alla questione delle future classi dirigenti? Da ciò che appare nel pubblico dibattito pare proprio di no. Quindi di che si tratta questo continuo ossessionare l’opinione pubblica con la ripetuta storia delle classi dirigenti, occorre da parte mia far un ragionamento.

Da due decenni si straparla  e si scrive di classe dirigente da rinnovare e segnatamente di chi comanda nelle gerarchie del potere politico. In realtà il potere politico è sotto tutela da due decenni da parte dei grandi poteri finanziari internazionali e delle più importanti banche d’affari. Un vecchio amico mi ha proposto ancor oggi la croce ideologica. Si tratta di pensare un mondo tutto italiano diviso fra destra e sinistra e fra nord e sud. Assumendo la croce ideologica il discorso sulla classe dirigente può restare nell’ambito del confronto elettorale e politico. Io non la penso così. La mia idea di croce ideologica è diversa, la mia visione è una linea verticale nel mondo umano in quanto mondo umano che divide i pochi ricchissimi e i moltissimi che non lo sono e in orizzontale la separazione fra potenti istruiti, preparati e armati fino ai denti e i molti deboli, impreparati, inconsapevoli  e disarmati. Una scissione dell’umanità la mia non ideologica ma di pura espressione del dominio e della potenza in quanto dominio e potenza fine a se stessa e autocentrata su fini e scopi propri. Una croce non di natura politica nostrana la mia ma di dominio imperiale e di civiltà industriale a livello globale. In fondo se una crisi finanziaria statunitense si propaga all’Europa e al mondo intero come si fa a pensare il discorso in termini di piccolo mondo antico della politica nazionale. Non esiste in Italia come in Europa un progetto per tutti, un senso ultimo dell’agire politico, una direzione per dare ordine alla distruzione creativa della civiltà industriale, esistono solo urti e contrasti fra poteri potenti e prepotenti tesi ognuno a conseguire scopi propri e limitati. Alla luce di questo fatto leggo l’atteggiamento generale del potere politico e della presunta società civile verso la scuola pubblica nel Belpaese. Non c’è un progetto generale, non ci sono idee condivise intorno alla società, alla forma della civiltà, al futuro. Ogni riforma o mezza riforma della scuola pubblica è sempre parziale, ogni atto è discusso e  discutibile, ogni intervento politico tendenzialmente  fazioso. La privatizzazione di ciò che prima era comune o cosa dello Stato rientra nell’ordine di cose nel quale è accettata e condivisa dalla società e dalla collettività solo la proprietà privata e il possesso in quanto possesso. Tutto il resto ossia religione, morale, doveri e diritti, forme di vita collettiva e privata, perfino la stessa natura della famiglia  sono discusse, discutibili e prive di un consenso generale. La mancanza di costumi e opinioni sull’esistenza condivise dal corpo sociale e politico qui in Europa determina la centralità del denaro nel determinare il senso della vita sociale e collettiva quale unica realtà accettata e condivisa. Quindi la discussione intorno alla questione del rinnovo  classe dirigente sempre perpetua  e sinceramente esasperante va a mio avviso collegata a concretissime questioni private di ascesa sociale attraverso l’ascensore del potere politico e delle elezioni, a una speranza del tutto generale di miglioramento dal cadere in disgrazia di questo o di quello. La scuola poco o nulla c’entra con tutto questo parlare e straparlare. Eppure è forse l’unica realtà collettiva che connette, con risultati diversi, sul piano della cultura e della formazione  le diverse genti che oggi abitano il Belpaese. Senza il collante della scuola pubblica o parificata rimane come elemento immateriale di unità delle diverse genti della Penisola il centro commerciale, la pubblicità, gli spettacoli televisivi e il gioco del calcio. Una classe dirigente nuova di zecca forse dovrebbe pensarci.

Intanto nel cielo freddo c'è stata una luna piena stupenda, averla vista stagliarsi sull'appennino di notte è stata una vera e propria esperienza estetica. Una nota felice, forse beneagurante, un pò troppo isolata però.

 

Siti che danno notizia del ricorso:

http://www.orizzontescuola.it/news/concorso-cattedra-accolto-ricorso-anief-contro-soglia-3550-della-preselettiva

http://it.ibtimes.com/articles/41946/20130128/scuola-concorso-2012-concorsone-tfa-profumo-miur-prova-scritta.htm




23 gennaio 2013

Diario Precario dal 21/1 al 23/1

Data. Dal 21/1/13 al 23/01/2013

Note..

Fine del quadrimestre vicina.

Interrogazioni, verifica del livello di allievi e  allieve.

Dimensione burocratica del giudizio in queste giornate di lavoro.

Passaggio alla sede del sindacato per informarsi sulle ultime novità.

 

Considerazioni

Ho scritto che trasformare il consumatore solitario, egoista, autocentrato su di sé è cosa da fedi secolari o mistiche, da una potenza che scalza l’individuo sul solo centro stabile che ha, ovvero se stesso. Fra l’altro capisco che il singolo che considera la realtà esterna a partire solo da se stesso e dal suo interesse assolutamente egoistico è l’atteggiamento che oggi nella presente civiltà industriale è quello che gode di maggior credito e stabilità. Infatti vale il principio filosofico che almeno della stabilità del proprio corpo e della propria mente si può far conto quando tutto ciò che viene percepito dall’individuo come ordinario e quotidiano pare liquefarsi e  imputridire. In questa condizione dove l’individuo è autocentrato su se stesso e la merce, quale che sia, diventa estensione del corpo e della mente del singolo è evidente che toccare  il sistema di produzione e vendita di beni e servizi diventa automaticamente colpire il corpo e la mente del privato, del singolo, del consumatore isolato in mezzo a una folla di suoi pari ugualmente colpiti. In questo contesto una folla di privati egoisti e individualisti può essere indotta a mutare modo e forma di vita solo se trova delle buone ragioni per alienare una parte di sé in una causa più grande e in costruendo sistema sociale diverso e  altro da quello che deriva dalla civiltà industriale. Non è affatto detto che basti la sopravvivenza della “specie” o dei singoli per mutare sistema. Non ha senso che il singolo consumatore egoista si sacrifichi o rinunci a un solo grammo del suo presunto benessere per un qualcosa di collettivo che non conosce, non distingue e non sa riconoscere. Nell’essere umano non c’è solo l’istanza della sopravvivenza del singolo come del gruppo; anzi proprio l’individualismo dominante porta alla conseguenza ragionevole di dover ammettere che in fondo la distruzione del singolo è la distruzione del suo mondo e quindi di tutto il mondo. Questo è aggravato dal fatto che non sempre l’essere umano opta per scelte di vita e di consumo che premiano la propria sopravvivenza o il proprio benessere, si pensi al consumo esagerato  di sigarette e alcolici presentissimo nella vita di milioni di consumatori. Tendenzialmente l’istanza di sopravvivenza è una delle tante possibili, proprio queste nuove guerre a bassa intensità con i loro terroristi, guerriglieri e insorti votati alla morte indicano, se ve ne fosse bisogno, che l’esigenza di restare in vita può essere cancellata dalla mente umana.  Un comune essere umano, quando si presentano alcune situazioni difficili, può scegliere per ragioni materiali o immateriali di vario tipo non solo di mettere in discussione la sua sopravvivenza ma anche di scegliere deliberatamente di farsi ammazzare. Non è la sopravvivenza del singolo o della “specie” o della civiltà l’elemento sul quale puntare con religiosa fiducia perché s’attivi nel futuro una forza che muterà il corso del sistema di produrre, consumare, lavorare, vivere o fare la guerra.     Del resto se si guarda alla storia con l’occhio di chi scruta i millenni si sono prodotti crolli di civiltà di dimensione catastrofica spesso senza che chi era inserito ai livelli di comando e controllo di quelle civiltà al collasso o prossime alla rovina sentisse il bisogno di trasformare i rapporti sociali, di vita, di consumi, di produzione di beni e servizi. Penso al crollo dell’Impero Romano d’Occidente quale possibile,  fra i tanti, elemento di paragone e di riflessione intorno al problema della dissoluzione della civiltà.  Allora mi viene il sospetto che il soggetto collettivo che può arrivare a determinare un cambiamento di mentalità, di vita, di produzione e di consumi deve per forza essere in grado di trasformare il soggetto individualista e singolo entro i termini di un soggetto integrato in una realtà collettiva. Da questo deriva che il singolo per uscire dalla sua condizione deve subire una ristrutturazione in senso catastrofico del suo modo di vedere e percepire la realtà che lo circonda e se stesso. Nel passato erano le grandi religioni o le ideologie forti che operavano questa trasformazione.  Non credo che le religioni presenti o i resti di ideologie logorate o morte siano in grado di superare e punire il culto del Dio-denaro e il suo devoto consumatore isolato nella massa.



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