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15 aprile 2011

Il Belpaese e la scuola: Corpo docente e caste della politica


per approfondire

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere.

Questi primi tempi primaverili mi forzano ad una riflessione sul mio lavoro. Quello che davvero cementa i tanti disagi della scuola nel Belpaese e della categoria dei docenti è una sorta di sottile disprezzo sociale e di costume che cala dall’alto del potere politico ed economico sulle istituzioni scolastiche. La sensazione è che i politici di professione intendano la scuola come un terreno di manovre demagogiche, di proclami carichi di ideologia e finalizzati a polemiche di breve respiro, talvolta di clientelismo spicciolo o di fastidio per la spesa che il sistema scolastico comporta. Ma quanti sono gli abitanti del Belpaese che vivono di politica alle spalle del resto degli abitanti del Belpaese e spesso e volentieri contro di essi? Secondo il Fatto Quotidiano sono 1.300.000. ( il dato lo riprendo da un pezzo del 12 aprile 2011)

Una cifra senza commento! Praticamente in ogni condominio c’è uno che a titolo diverso vive di elezioni e incarichi politici o lavora per i partiti. Sono più di tutto il corpo docente del Belpaese! Eppure il corpo docente punito negli ultimi vent’anni dalla politica di professione è finora sempre riuscito a istruire questo popolo, a evitare che si ripetessero le vicende del passato pre-industriale con masse di popolani analfabeti, rivoltosi, risentiti e poverissimi, a dare a milioni d’italiani la cultura di base e un minimo di formazione per poter affrontare il mondo del lavoro in trasformazione continua. Impegno che con una dotazione adeguata di mezzi e risorse avrebbe conseguito esiti nettamente migliori, ad una condizione però:  trovare nella gran parte dei ceti ricchi del Belpaese il senso di una volontà di potenza che dissolve l’egoistico nepotismo e familismo nell’accesso alle migliori carriere professionali per determinare libere opportunità di ascesa sociale fondate sul merito. La scuola davanti al disprezzo dei politici di professione e alle chiusure egoistiche e familistiche del sistema economico del Belpaese ha fatto il possibile con i mezzi che aveva, che ha oggi e che avrà domani se le cose restano così. Ma cosa ha mai prodotto l’altro esercito di  pubblici stipendiati? Il 1.300.000 di politici piccoli e grandi del Belpaese?

Osservo gli esiti di questa "milizia partitica" al tempo della Seconda Repubblica che dall’alto dei suoi ricchi stipendi si occupa della categoria docente: 1. L’Italia è un Belpaese con crescenti tensioni sociali dovute alla caduta del tenore di vita dei ceti medi, la politica ha lavorato dal 1991 per aumentare il divario i ricchezza fra pochi privilegiati e la stragrande maggioranza degli abitanti del Belpaese. 2. Dal 1991 ad oggi il Belpaese è andato dietro un’avventura militare dietro l’altro in barba al dettato Costituzionale che afferma una certa prudenza in materia. 3. Le genti del Belpaese esprimo spesso un malessere crescente attraverso mille manifestazioni: consumo di droga, abuso di alcolici, critiche radicali al sistema, espressioni di carattere razzista, violenza domestica… 4. La diffidenza, evidentemente reciproca, fra la maggior parte della cittadinanza e le classi sociali che vivono di politica è aumentata; ormai la politica di professione sembra aver perso il rapporto quotidiano con quelle che erano un tempo le sue grandi masse elettorali. 5. La scarsa considerazione che le diverse genti d’Italia hanno nel resto del mondo  sembra esser aumentata, anzi le forze politiche opposizione insistono molto su questa evidenza mostrando che chi vive di politica è consapevole di non aver spostato nulla in questo senso. 6. Nel mondo dell’anno del Signore 2011 si è in manifesta presenza di un riarmo generalizzato delle potenze grandissime e  grandi e medie del mondo, la nostrana  politica non sembra certo consapevole dei gravi pericoli del momento e per certo non fa nulla per aumentare nelle genti del Belpaese la consapevolezza dei rischi. 7. Le classi sociali che vivono di politica non sembrano interessate alla scuola, a forme di educazione interne alle espressioni della società civile, ai problemi esistenziali della popolazione. 8. Ciò che è il centro di queste minoranze al potere sembra il supporto permanente alle esigenze del commercio, della produzione, al mantenimento di una fabbrica del consenso per questo sistema politico fatta di metodi talvolta opachi, di sussidi e donazioni ai partiti, di leggi che finanziano fondazioni, testate editoriali e altre realtà riconducibili alla vita politica di queste minoranze. 9. A giudicare dai fatti della cronaca politica non sembra che questi ceti che vivono di pubblici stipendi siano interessati al malessere di tanta parte delle genti del Belpaese che vivono in condizioni di povertà o di disagio, il loro agire in senso sociale sembra dettato da esigenze elettorali. 10. Il rapporto fra Palazzo e Cittadino era pessimo nella Prima Repubblica e non pare oggi nella Seconda essere migliorato.  Le istituzioni della Repubblica vengono viste con diffidenza e nel caso del potere giudiziario i pareri nelle disperse e difformi genti del Belpaese sembrano polarizzati dalle violente polemiche politiche contro i giudici che sono una costante dal 1994 a oggi.

Mi fermo qui e considero che è lecito per le categorie sociali che vivono di politica criticare ciò che è scuola e considerare eventuali provvedimenti amministrativi e di legge, ma per questioni di decenza dovrebbero essi ammettere i loro gravi torti, la loro inerzia verso i mali del paese, l’eccesso di furbizia che li pervade, l’opportunismo delle loro azioni e dei loro atti. Non si può giudicare a colpi di clava intere generazioni d’insegnanti tirando giudizi nel mucchio come si è fatto da un paio di decenni fino ad oggi. Se lo scopo finale di tutto questo è creare lo spazio per il formarsi di una scuola confessionale o laica di carattere privato dove indirizzare i figli delle classi sociali elevate lo si ammetta senza giri di parole direttamente e apertamente. Se queste minoranze di genti del Belpaese intendono compiacere le tendenze delle politiche neoliberali volute da banchieri e finanzieri internazionali  tese a privatizzare anche il settore scolastico devono dirlo, scriverlo e  farlo sapere ai loro elettori. Possibilmente indicando da quali potentati finanziari arriva il consiglio di tagliare certi settori dello Stato Sociale e della Pubblica Istruzione. Così almeno la maggior parte degli italiani sanno chi ringraziare e possono evitare di risentirsi e imbufalirsi verso i politici di professione che sono i tramiti fra la volontà di minoranze internazionali di superprivilegiati apolidi e la gestione del potere politico.  Non c’è  nulla di male se le organizzazioni politiche, che sono e restano per la nostra Costituzione soggetti privati, creano le condizioni per smantellare quanto fatto in cinque decenni di Prima Repubblica per creare un modello sociale alla Statunitense. Solo che devono essere onesti e ammettere che la loro politica non vuole conservare o mantenere ma dissolvere e ridefinire. Colui che insegna si trova ad essere in una posizione scomoda perché il suo formare, dare e creare passa anche dalla conservazione e dalla trasmissione di saperi provenienti dal passato, tendenzialmente la categoria docente è una categoria di conservatori anche quando innova. Per questo oggi sul corpo docente del Belpaese appuntano tante critiche e tante affermazioni negative, fra il politico di professione e l’insegnate c’è tanta differenza. Basta saperlo e tutto diventa comprensibile.

IANA per FuturoIeri




20 novembre 2009

La realtà comincia a cedere, un mondo nuovo si forma

De Reditu Suo

La realtà comincia a cedere, un mondo nuovo si forma

Nel Belpaese solo adesso s’inizia a vedere qualche piccola crepe nel muro di menzogne e pietose finzioni che per decenni ha fatto la fortuna delle nostrane sedicenti classi dirigenti, con la crisi emerge lentamente la realtà concreta di un mondo umano di lavoratori precari e di uomini e donne dei ceti sociali “medio – bassi” umiliati e schiacciati da questi anni di cattiveria e follia egoistica. Gli stipendi di chi lavora per i privati o per la pubblica amministrazione sono stati messi sotto in questi ultimi dieci anni dal costo della vita crescente e aggravati dalla povertà portata dalla crisi. Quello che era il,vecchio ceto medio è stato umiliato, offeso, punito e calunniato; lui più dei proletari e degli immigrati era l’oggetto del cieco e ottuso odio di classi dei miliardari e dei loro esperti al soldo.  Credo che questa cosa indecente sia in relazione con l’incredibile sottovalutazione della sofferenza psicologica e lavorativa di questi ceti sociali, i quali se continuano ad essere vessati in questo modo potrebbero cominciare a sviluppare rispetto all’ordine costituito delle tensioni antagonistiche. Proprio quella massa informe di ragionieri, di piccoli professionisti, di piccoli esercenti, poliziotti, militari di carriera, professori, maestri e dottori aveva fatto da barriera nel Novecento alla massa montante dei ceti operai e contadini attratti dal comunismo e dal socialismo; oggi le minoranze di miliardari miracolati da questa opera di contenimento dell’eversione di sinistra si godono i frutti dell’erosione del potere politico ed economico di questi ceti medio - bassi. Poche volte nella storia umana la fedeltà e la speranza di centinaia di milioni di esseri umani è stata così profondamente  umiliata e mal ripagata. Eppure c’è da temere perché non si può vessare intere classi sociali per decenni e sperare che per qualche strano miracolo non accada nulla, neanche la più roboante campagna pubblicitaria può nascondere la crisi e l’arrogante violenza esercitata dalle minoranze costituite da pochi ricchi contro tutto il resto dell’umanità. Ecco che in questa grande delusione, in questo sconforto, in questa crisi morale nella quale i figli temono di perdere il tenore di vita dei padri durante la loro esistenza  e di avere una peggiore carriera lavorativa si forma la possibilità del cambiamento. La realtà pretesa come solida e assoluta inizia a cedere a mostrare buchi e crepe, la vicenda umana è ricondotta in questi anni ad una brutalità semplicissima che parla di un mondo umano segnato dalla violenza organizzata e dal culto del Dio-denaro. Si formano le prime flebili critiche al sistema, nascono forme nuove di dissenso, perfino di proposta come il Social Forum, e l’inquietudine dei trentenni e dei quarantenni emerge perfino nel senescente e malato Belpaese. Ma tutto questo se sarà continuità con il passato, nobile o ignobile che sia, non riuscirà a capire e a decifrare la novità dei tempi. Nonostante le apparenze questo si sta formando un mondo umano del tutto nuovo. Ciò che appare come simile è dovuto solo agli esseri umani e alla loro capacità di auto-ingannarsi intorno alla natura delle cose. Stavolta il salto nel buio è già storia passata, di nascosto, in silenzio come fanno i sonnambuli tutto il piccolo mondo antico del Belpaese ha traversato una barriera invisibile fra ciò che è stato prima e questo presente. Occorre avere l’onestà intellettuale di riconoscere l’irreversibilità dei processi in atto.

IANA per FuturoIeri



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