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8 dicembre 2009

Ma come è diventato triste il Belpaese




De Reditu Suo

Ma come è diventato triste il Belpaese

Per una questione mia privata mi son trovato ad assistere alla prova del “Campanello” di Doninzetti che si è tenuta al teatro Comunale di Firenze, si tratta di un’opera  che viene dal 1836. Mi son sorpreso a considerare, azzardando un paragone fra la cronaca i oggi e quest’opera buffa nel quale un farmacista sulla cinquantina maritato con una bella ragazza viene preso in giro da un suo parente rivale in amore, che ai nostri tempi il Belpaese si è fatto triste. Il tema della rivalità vecchio-giovane in materia d’amore oggi potrebbe esse raccontato con esattezza solo attraverso le forme dello squallido e del deforme. Questo presente ha ostentato in quest’inverno 2009 una tal messe di oscenità e cose pazze che esse son diventate dei sentieri obbligati per interpretare questo  presente. La forza delle immagini e delle situazioni che escono dalla televisione e dalla cronaca politica e giudiziaria modificano la percezione della realtà e quasi si sostituiscono ad essa. La mia non è nostalgia per gli Stati pre-unitari ma la lucida consapevolezza che qualcosa si è rotto da anni. La capacità d’immaginare un Belpaese popolato da una messe di umanità cialtrona ma allegra e vitale è quasi venuto meno.  Ciò che è deforme, osceno, grottesco, squallido si trasformato nel brutto che ha ricoperto l’intero Stivale. Il Belpaese si è fatto triste e infelice, le sue deformità ora sembrano ai più non gli esiti di nostre  culture contadine e cittadine ma i frutti sciagurati di una forestiera civiltà industriale mal recepita e per massima parte subita dalla maggior parte della popolazione. Oggi in tempi di maturità della terza rivoluzione industriale questa infelicità diffusa ha le forme del brutto e del deforme, dell’osceno e del vile. Manca quella capacità di ascrivere il proprio tempo a qualcosa di noto e di antico, di mettere assieme il presente con il passato e il passato con un possibile futuro che proietta in avanti le speranze delle nuove generazioni che loro malgrado esistono qui e ora e secondo giustizia esigono di aver la loro possibilità di creare e di fare nel Belpaese e nel caso di trasformarlo. Quelle espressioni beffarde e carnevalesche di vitalità cialtrona del remoto passato son state sostituite da realtà aziendali organizzate ed strutturate che si occupano di far divertire e intrattenere i molti: che si tratti di una discoteca, di un concerto, o di uno stadio di calcio espressione di una squadra di calcio di serie A la situazione non cambia: tutto è ascritto a una logica perfetta che si chiama profitto. Le logiche economiche sono le uniche logiche lecite e comprensibili, tutto ciò che è realtà umana deve avere la sua espressione certa e accettabile in termini di costi e guadagni. Questa ossessione finanziaria è fortissima nel Belpaese e qui e ora non trova più da decenni nessun tipo di contrasto che possa limitare la sua influenza. Mi piace pensare di poter ascrivere la recente manifestazione di color viola a un senso più alto di quello della triste contingenza politica presente; forse quel NO a Berlusconi sottintende un acerbo significato di rifiuto e abiura di certe logiche clientelari e consumistiche finora dominanti nel Belpaese. Le speranze di uscire da questo limbo dove il Belpaese non è più vivo ma non è ancora risorto per ora appoggiano su forze deboli e disperse, la speranza è che alla fine si trasformino in qualcosa di certo, a suo modo unitario e con ambizioni forti.

IANA per FuturoIeri




13 gennaio 2009

IN MEMORIA DI UN MAESTRO DI JUDO (8)

 Il maestro di Judo Ivo Fischi è morto il 2 gennaio 2009.
Presento in questo blog le parti del dialogo fra me e lui, fra maestro e allievo.

Sezione 8

D-. A questo punto del dialogo vorrei sapere se essere maestro è diverso quando si ha a che fare con i bambini. Immagino che allenare e aver a che fare con i bambini sia più difficile.

R-. Sì è difficile.

Ci vuole carisma. Il bambino deve vedere il forte, la forza a cui appoggiarsi. Alcuni genitori sbagliano. Il dialogo è una cosa, ma bisogna fargli capire che ha bisogno dell’adulto finchè non sarà grande. E gli va fatto capire, anche che sei il più forte. E’ la legge della vita.

Io alle volte parlo così ai ragazzini: Tu ce li hai i soldi, li guadagni? Fin quando non sarai in grado di far da solo hai bisogno degli altri, e dopo se gli altri ti sono ostili non vivi.

D-. Questo è un problema grosso.

R-. Però quando i ragazzi parlano, io so anche alzare la voce. Per questo mi hanno detto tutti: Ivo è un fenomeno; come si dice è carisma. Le cose le devi saper fare, le devi saper far bene, devono ammirarti.

D-. Questa è la parte più difficile dell’insegnamento perché viene in essere da una somma di circostanze e di abilità.

R-. Bravo!. Il carisma viene da una somma di circostanze e di abilità, e soprattutto fiducia in te stesso. Saper ascoltare, aspettare, far parlare gli altri e quando parli devi parlar chiaro. Non è facile far così alle volte.

D-. Certo il carisma è un fattore molto importante, che viene in essere aldilà dell’insegnamento.

R-. Il carisma è essenziale. Il judo va preso con i suoi pregi e i suoi limiti. Per prima cosa occorre considerare la formazione del fisico e a quella del carattere. Nella vita alle volte bisogna far paura ai prepotenti, quella gente che pensa di esser forte non pensa d’esser molto meno forte di quanto creda. Pensa quando dicevo queste cosa passavo da fascista e da violento. La potenza ha un limite mi credi? Pensa a Beppe Grillo, io sono un osservatore delle cose che fa, quando afferma che la gran parte della popolazione indignata dalle malefatte del sistema non deve temere coloro che sono usi a far prepotenze e scorrettezze d’ogni sorta dice il vero. Giustamente egli fa capire che questi che si comportano così sono molto meno forti di quanto credono o vogliono far credere. Di solito la fanno franca per la paura che incutono alla gran parte delle loro vittime, se vengono messi alla prova si scopre che sono vulnerabili e deboli. Torniamo però al concetto del judo: il forte subisce da quello preparato perché il debole si rivela forte come lui.

D-. Non capisco dove vuoi arrivare con questo discorso.

R-. Mi spiego meglio, se uno vuol farsi vedere con la Mercedes fuori dal bar per incutere soggezione e darsi delle arie e entra uno e gli dicono:”quello è un campione olimpionico di judo”, l’effetto mercedes sparisce, perché in quel momento conta più il campione della mercedes, e incute più rispetto. Mi è successo più volte qualcosa di simile. Un esempio: ero a Casale Monferrato quando facevo il militare, c’erano 7.500 soldati che facevano l’addestramento, imparavano a difendere. C’erano 1.500 fra ufficiali e sottoufficiali in tuta a far ginnastica, mi guardavano sapevano che ero uno che facevo judo, non erano più niente rispetto a me. Le stellette, l’accademia, non erano più niente; mi facevano “sei una cintura nera di judo”, allora poi erano in pochi a fare arti marziali. Quando c’era il controllo per la libera uscita mi facevano “vai, passa pure”, ed allora uscivi dalla caserma ed eri un civile. Mi è capitato pure alla palestra Libertas di dover mettere paura a un prepotente che aveva influenza e un certo potere, dopodiché si è dato una regolata e io son diventato qualcuno in quella palestra.

D-. In effetti alle volte i prepotenti e i prevaricatori non sono poi più di tanti preparati, spesso non s’aspettano una reazione.

R-. Fossi in te farei una riflessione su questo: quando si tratta di judo, perché io giro intorno al judo, si vuole troppo e sbagliato.

D-. In che senso parli di troppo in relazione al judo?

R-. Troppo perché prende delle persone che sono inabili quasi, le costruisce fisicamente, ne fa dei condottieri quasi, nel senso pulito del termine, non con la voglia del combattere.

D-. Questo concetto di pulito mi sembra importante.

R-. Non c’è il cercare la rissa però ti dà, ti dice questo sport ti dà la possibilità di reagire se un giorno ce ne fosse bisogno e ti dà la calma per questo. Certamente ti richiede un sacrificio, anche mentale dovuto alla preparazione. Questo però la gente comune non lo capisce, anzi c’è chi arriva in palestra e fa: “quanto ci vuole per andar fuori e difendersi?”. Quelli non hanno capito niente!

Si può benissimo imparare a difendersi col judo, ma ci vuole, un anno, cinque, dieci, tanta passione e impegno; saperlo fare.

D-. Quindi anche la volontà di difendersi.

R-. Soprattutto, la volontà di prepararsi e il concetto del judo l’insegna la palestra e gli amici. Una volta non ti senti niente poi ti accorgi che insieme agli amici sei bravo come gli altri, questo non ti dà forse forza.

D-. Si certo.

R-. Ecco di questo si tratta.




7 gennaio 2009

IN MEMORIA DI UN MAESTRO DI JUDO (5)

Il maestro di Judo Ivo Fischi è morto il 2 gennaio 2009.
Presento in questo blog le parti del dialogo fra me e lui, fra maestro e allievo.

Sezione 5

D-. Vorrei avere la tua opinione su come viene percepito comunemente questo sport.

R-. Guarda, in Italia la gran parte della gente va dietro ai giocatori di calcio, specie quelli che fanno le presenze in televisione. Alcuni di loro non valgono un dito di una Morico o di un Maddaloni.

D-. Mi nomini Maddaloni una cintura nera di judo medaglia d’oro alle olimpiadi. Alludi a una differenza di trattamento.

R-. Non solo di trattamento c’è anche una differenza di considerazione. Presentano in televisione il calciatore perché ha giocato in una squadra e dato sette calci, e la sera è stato visto, o si è voluto far vedere, al pub o in qualche locale di moda con una ragazzetta, cose da cronaca rosa…

D-. Intendi riferirti a quelle attività di pubbliche relazioni che sono parte oggi dell’esser calciatore, almeno di quella caregoria.

R-. In una trasmissione televisiva ho visto Buger, è uno dei migliori d’Europa, è uno dei migliori quarto del mondo, perché fa la guardia carceraria non gli veniva data importanza. Eppure stava e sta facendo uno sport più difficile del calcio.

D-. Ed è un judoka

R-.Sì, ma fa parte della polizia penitenziaria. Come si può imparare a considerare il vero valore delle cose, he! Come si fa.

D-. Se lo strumento televisivo è dominante è chiaro che la comunicazione viene falsata.

R-. Se un giorno per una Rivoluzione Culturale il calciatore viene considerato calciatore e il chirurgo cardiovascolare inizia a volere per una visita l’ingaggio di un giocatore di calcio di una squadra importante, tu cosa gli racconti se ti chiede milioni.

D-. Ti metti a piangere perché così come sono le cose non ha tutti i torti.

R-. Qualcuno potrebbe dirgli ma il suo è un lavoro umanitario e di vocazione. Per vocazione si gioca anche al calcio e quanto all’umanitario lasciamo perdere. Uno potrebbe esser diventato un medico esperto perché riusciva bene nel mestiere e salvava la vita altrui. E’ umanitario anche giocare al calcio e far contenti i tifosi. Capito! Tutto è umanitario. Un calciatore potrebbe dire ho imparato a far divertire il mio pubblico, il mio è un mestiere umanitario. Che gli dici a quel punto?

D-. Nulla, perché ti ha bruciato le parole in gola.

R-. E anche qualcosa in più, è questo che bisogna far capire.

Questo mi fa pensare a quando anni fa dovevo andare con un professore a giro per tenere delle conferenze. Pensa la moglie non volle perchè era gelosa.

Ti rendi conto!

D-. Il tempo è fuggito, io avrei ancora da chiederti se c’è differenza fra allenare uomini o donne, ragazze e ragazzi.

R-. Sì, c’è differenza.

D-. Ho sentito dire molte cose diverse a questo proposito proprio in relazione a questo sport.

R-. La cosa fondamentale è questa, formalmente non lo ammette, ma la donna vede l’uomo superiore a lei.

D-. Ha!

R-. E’ così, lo vede. Non si rende conto la donna che lei ha una costanza e un’osservazione che è superiore all’uomo. E’ la normalità della strada, della vita che rende l’uomo aggressivo e forte. Cosa succede quando la donna trova uno sport che gli piace e un maestro, allora crede ciecamente nel maestro. Capito!

D-. E’ una reazione?

R-. E’ credere ciecamente in una cosa. Vuol dire anche adulare. Ti faccio un esempio Gershwin disse: col jazz che conosco io posso fare della musica sinfonica, e l’ha fatto. Bisogna credere nelle cose.

L’uomo è difficile che creda nell’altro uomo, perché ha sempre la presunzione di non stare un gradino sotto. La donna è abituata per costume a star un gradino sotto. Lo vedi anche negli esami di guida se ci sono venti uomini e venti donne la donna ha paura di guidare peggio, e magari guida meglio.

D-. Ma è soltanto in Italia?

R-. Questo è in Italia, in particolare

D-.E’ un problema nostro?

R-. E’ nostro, se vai nei paesi nordici è al rovescio. E’ l’effetto del maschilismo che qui le donne hanno subito da almeno duemila anni; è dagli anni cinquanta in poi che il maschilismo declina. Noi abbiamo avuto un maschilismo legato al patriarcato e alle famiglie. A differenza di certi settori dell’Islam dove la donna conta in casa, nel cattolicesimo e nel protestantesimo l’uomo è sempre stato patriarca. Pensa alla moglie di Curie, la chiamavano la Madame Curie, la prendevano in giro, eppure portò avanti gli studi sulle radiazioni del marito.




24 settembre 2008

IL CALCIO E LA POLITICA: PERCHE' ACCONTENTARSI DI UNA SOLA DISGRAZIA?

Il solito quotidiano moderato La Repubblica, edizione fiorentina del 23 settembre 2008, pubblica due intere pagine dedicate alle dimissioni lampo dell'assessore alla cultura Gozzini per le sue affermazioni alla guascona sulla notevole vicenda del nuovo stadio da farsi nella città di Firenze. Il politico dimissionato aveva "esternato" forti critiche nei confronti dell'imprenditore Della Valle che ha espresso la volontà di costruire a Castello, una zona di Firenze un nuovo stadio, un parco del calcio, museo, alberghi, e pure una città commerciale. Tutto questo lo rilevo dalla lettura del quotidiano moderato già citato. Una roba da Monopoli quando il giocatore più ricco piazza sul tavolo una sfilza di alberghi e di case. Da fiorentino finito a Sesto un pò mi preoccupo perchè fra Castello e la zona di Sesto e Campi c'è di tutto: un Ipercoop nuovo di zecca, l'areoporto che quasi fa a cazzotti con l'area del futuribile  inceneritore, una sfilza di centri commerciali fra cui Esselunga e Carrefour e a Campi  c'è pure i Gigli e il multisala, e nello specifico sestese è bene ricordare il polo universitario scientifico nella piana di Sesto, un discreto numero di capannoni e la grande fabbrica della Richard-Ginori e la vicenda di una città intera Sesto Fiorentino che negli ultimi vent'anni ha avuto una rilevante espansione edilizia. C'è in zona una tale concentrazione di cemento, strade e ferro, che c'è da chiedersi come possa stare tutta questa roba in uno spazio così ristretto. Forse non a Ginevra, dove la supermacchina da sei miliardi si è rotta,  ma nella piana si voleva trovare il buco nero a forza di concetrar materia pesante. Cosa c'è di strano che un assessore alla cultura e uomo di seri studi se ne esca con una vivace espressione di disgusto per una cosa del genere. La politica esiste anche per le provocazioni, per le prese di posizione eterodosse, e infine per le mediazioni. Ha sbagliato tono, può essere! Ma questo fatto è così grave da portarlo a rassegnare le dimissioni?
Il calcio, un tempo sport con qualche nobiltà è oggi per il Belpaese una disgrazia, anche per Firenze, e si badi non parlo della Fiorentina o di una qualche squadra del cuore ma proprio del gioco del calcio. Esso è  da anni una questione politica e affaristica, e se ben ricordo prima di una clamorosa e inaspettata vittoria ai mondiali esso era stato pesantemente messo sotto osservazione dalla magistratura per tutta una serie di malversazioni, quindi non è più a livello professionistico uno sport ma qualcosa  di molto diverso. I veri sportivi sono quei temerari che spengono la televisione e la domenica pomeriggio fanno una passeggiata, montano in sella alla bicicletta o fanno volontariato, qualcuno si siede su una panchina e pensa, anche quella è una condizione nobile, a suo modo sportiva. Il tifo calcistico non è sport è orgoglio campanilistico quando non degenera in qualcosa di peggio come le tragiche cronache degli ultimi anni hanno ampiamente documentato. Il calcio italiano è al giorno d'oggi una cosa dal quale ogni contemporaneo prosecutore dell'opera di mecenate dovrebbe fuggire sdegnato.
Mi rivolgo ai lettori di Firenze, pensateci un pò su e fra voi chiedetevi: ma lo volete davvero uno stadio nuovo con centro commerciale annesso? E quali disagi in materia di lavori edilizi e stradali siete disposti a sopportare per realizzare la grande opera? Io so cosa posso chiedere a uno sport che pratico e che vivo, ma voi avete la vostra idea in materia?

IANA per FuturoIeri




29 agosto 2008

PATACCHE D’AUTORE: ALITALIA, OSSEZIA, CALCIO

Tre brevi notizie che danno la misura dello sfacelo dei tempi.

   1) Alitalia è suddivisa in due società, una con la polpa e una coi calli. I grandi imprenditori italiani, quelli abituati a privatizzare i profitti e socializzare le perdite, si leccano le dita e non si lasciano scappare l’affare. Chi? I soliti: Colaninno (famoso per aver iniziato la distruzione di Telecom Italia e, successivamente, per aver avviato la delocalizzazione delle produzioni Piaggio), Benetton (in pratica titolare di Autostrade per l’Italia che, caso unico nel mondo, in controtendenza con la recessione galoppante e la diminuzione di traffico, aumenta gli utili rincarando periodicamente i pedaggi ed esternalizzando le manutenzioni), Ligresti (riavutosi dopo esser restato nelle maglie di Tangentopoli), l’ambientalista Caltagirone, il Tronchetto dell’Infelicità, un po’ di banche che devono rifarsi dei sub-prime etc etc. Potremmo continuare ancora con i “coraggiosi” capitani in salsa italiana. Commissario della parte decotta, destinata a gravare sullo Stato attraverso la cassa integrazione - o la mobilità degli esuberi verso le Poste, in barba ai precari senza raccomandazione - si rivede Augusto Fantozzi (ex ministro diniano del primo Governo Prodi, sic).

A proposito, qualcuno ci spiega se è normale che l’azionista unico del Governo attuale ceda “la parte redditizia” di Alitalia e investa alla presidenza di essa il padre di un deputato del partito di pseudo-opposizione (Colaninno, Pd), nonché sodale intimo di un leader di pseudo-opposizione (D’Alema, Pd)?

   2) Tutti, dal presidente in liquidazione degli Usa Bush alla cancelliera inciuciona Merkel al maldiviano Frattini, contestano il riconoscimento russo dell’indipendenza di Ossezia del Sud e Abkazia. Ma loro cosa hanno fatto, non più tardi di sei mesi fa, con il Kosovo (che peraltro aveva molte meno ragioni storiche ed etniche di ottenere l’indipendenza dalla Serbia)? Chi è causa del suo mal pianga se stesso!

   3) Concludiamo con una notizia-del-cavolo. Pare che la Lega Calcio stia tirando all’inverosimile la corda della cessione dei diritti sul calcio 2008/2009. Della serie: chi se ne frega. Anzi, ci auguriamo che alla fine quella corda si spezzi e i parrucconi del pallone italiano restino con un pugno di mosche in mano. La gente si disintossica dello sport più finto del mondo e i calciatori imparano a fare gli idraulici. Fine della gallina dalle uova d’oro. Più che un incubo, un sogno.

 

Futuro Ieri –> http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/vaini.htm




23 agosto 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 2

E’ per me penoso tornare sull’argomento di quanto la realtà di questo paese smentisca ogni legittima aspirazione, ogni volontà di andare oltre la realtà, di costruire qualcosa di nuovo.

Il Belpaese si presenta sempre sotto i soliti panni meschini del vorrei ma non posso, dell’essere vaso di coccio fra vasi di ferro, del credere nei miracoli perché non è più possibile credere nella nuda realtà e nel valore del merito e della competenza. Un piccolo esempio di cosa siamo lo racconta un breve articolo di Repubblica, il noto quotidiano moderato, del 18 agosto 2008. Il titolo è questo:“Fioretto in economy, calcio in business in aereo medaglia non significa classe”. L’articolo a firma di Mattia Chiusano racconta che i giocatori di calcio nostrani alle olimpiadi hanno avuto dalla Figc il biglietto pagato nella classe superiore, mentre le fiorettiste, che comunque erano arrivate al podio e alla medaglia, avevano quello del Coni in classe economy, all’aereoporto le vincitrici hanno visto i perdenti a un gate diverso dal loro, quello della classe superiore. Sono stati perdenti e, in questo trattamento, premiati i giocatori di calcio del Belpaese. Questo non è solo l’ennesimo atto arrogante di un calcio nostrano sempre meno sport e sempre più circo e corte dei miracoli ma la dimostrazione del profondo disvalore che ha oggi il merito nel Belpaese. Ogni atto meritorio e buono del nostro agonismo nazionale è un atto di forza contro questa putrefazione che ci opprime. Indico quale evidente fenomeno di decomposizione il profondissimo disprezzo del merito e del valore che è insito nella società italiana. Parlo di società al singolare ma di questi tempi il Belpaese è talmente confuso che forse più che di un solo popolo e di una sola cultura sarebbe necessario parlare di una serie di realtà diverse che si sovrappongono spesso senza neanche conoscersi, e che per incastro e quasi per miracolo formano le nostre genti.

Del resto non potrebbe non essere così, i fenomeni di globalizzazione dell’economia hanno accentuato ciò che divide gli italiani e colpito duramente ciò che li tiene assieme. In una realtà dove è importante solo il Dio-denaro e i consumi di lusso, dove l’unica cosa che conta è il successo economico i valori che normalmente tengono assiene popoli e comunità si svalutano o si dissolvono. I peggiori difetti e le tragiche piccinerie delle nostre sedicenti classi dirigenti trovano un buon terreno per prosperare, tuttavia in tanta sciagura qua e là si vedono atti di testimonianza che vanno in direzione opposta alla tendenza. Fra questi sono da considerare positivamente anche le nobili imprese degli sport minori. Così vengono comunemente nominati, ma le loro medaglie e le loro vittorie sono di solito non minori ma maggiori a causa dell’umilità e del sacrificio che gli atleti sostengono per arrivare ai risultati. Altro che nazionale di calcio alle olimpiadi.

IANA per Futuroierii




23 giugno 2008

LA NAZIONALE E BERLUSCONI, BOLLINO DI SFIGA

Ormai è chiaro a chiunque: Berlusconi porta sfiga!
Ci riferiamo alla partita di ieri sera fra la Spagna e l'Italia, valevole per i quarti di finale dei Campionati Europei di calcio. Come era successo in precedenza per i mondiali del 1994 e del 2002 e per gli europei del 2004, quando il cavaliere è presidente del Consiglio la nazionale italiana non batte chiodo. E sempre con occasioni di particolare sfortuna...
La prima volta poteva essere una pura casualità, la seconda un maledetto incidente, la terza una jella sospetta, adesso, dopo la partita di ieri finita con la sonfitta ai rigori della squadra di Donadoni, la certezza: Berlusconi porta un male che ha dell'incredibile. Da toccarsi i santissimi al solo nominarlo.
Scusateci la caduta di stile, rispetto ad altri nostri commenti, ma quando ce vò, ce vò.
 
P.S.  Per restare allegri, un aggiornamento del nostro precedente "post" sull'inflazione galoppante in Italia:

Apr-2007 Apr-2008   3.3%   [131.4] [135.8]
Mag-2007 Mag-2008   3.6%   [131.8] [136.5]

Associazione Futuro Ieri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




14 novembre 2007

IL GIOCO PIÙ... FINTO DEL MONDO

Dobbiamo aver perso qualche puntata della telenovela Italia. Fino all’altro ieri ci era stato fatto notare che il calcio era il gioco più bello del mondo e veniva coccolato ed esaltato dai politici nostrani. I quali sono sempre più uomini d’immagine e di spettacolo e sempre meno leader ed esempi per la popolazione e, ovviamente, uomini politici.

Anche i giornali gratuiti in virtù dei fatti di Roma associano tifoseria e terrorismo. “Metro” del 13/11 titola ULTRA’ COME TERRORISTI STOP ALLA B E ALLA C. “Leggo”: TIFOSI? NO TERRORISTI. Non c’è che dire un brusco cambiamento, considerando poi che fino all’altro ieri l’ordine pubblico era minacciato dagli immigrati e la settimana prima da Bin Laden con tutti i suoi, e due settimane fa dai golpisti birmani c’è da chiedersi cosa direbbe un marziano in vacanza su questa parte del pianeta azzurro.

Forse che la popolazione è talmente invecchiata e spaventata da non saper più distinguere la realtà  dalla televisione, o che queste genti sfortunate del Belpaese vivono in una realtà virtuale che esalta i loro peggiori istinti e le loro miserabili paure. Assumendo una simile spiegazione dei fatti nostrani non è poi singolare che si chieda il pugno di ferro da parte delle forze dell’ordine e che al primo “incidente grave” finiscano assaltate anche le caserme dei carabinieri, un corpo militare peraltro.

C’è da chiedersi perché si sia usato, a tempo debito, il pugno duro dei tutori dell’ordine contro No-Global, contestatori e immigrati e al contrario si sia arrivati a questo punto in materia di tifoserie violente. Forse perché il calcio giostrando miliardi e consenso politico gode di specialissimi privilegi?

L’unica azione sovversiva nella Penisola, attualmente possibile, sarebbe la rigorosa applicazione del principio: “La legge è uguale per tutti”.

 

AMICI DI FUTURO IERI ( http://digilander.libero.it/amici.futuroieri )



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