.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


9 agosto 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - il tempo del dominio

Clara Agazzi: Adesso occorre finire. Sta a te

Gaetano Linneo: Certo ho qualcosa da dire, ma non sono bravo come attore o come improvvisatore. Preferisco allora presentare un ragionamento sui tempi. Sulle differenze del tempo che siamo soliti percepire.

Franco:  Mi pare una roba strana per un esperto di fauna e flora.

Stefano Bocconi: Un argomento singolare, ma poi perché un ragionamento e non interpretare una parte.

Paolo Fantuzzi: Giusta osservazione,  c’è un motivo?

Gaetano Linneo: Certamente, perché quel che voglio comunicare in parte appartiene a una dimensione della realtà che sfugge alla possibilità di comprenderla integralmente da parte di quasi tutti gli umani. Mi sento di dover ragionare del problema della civiltà davanti allo scorrere dei secoli e dei millenni, ma per far questo devo passare dalle cose semplici da capire a cose più difficili; quindi incastrare il mio ragionamento su un solo soggetto mal si combina con quanto devo fare.

Vincenzo Pisani: Fa freddo, io dovevo già esser via. Dai fallo. Voglio finire questa notte magica sentendo qualcosa che riguarda l’eternità e la natura: Son qui, ti ascolto.

Gaetano Linneo: Per prima cosa partirò da un tempo semplice quello del quotidiano. Il tempo percepito da parte di quasi tutti noi gente incastrata nella civiltà dei consumi e della produzione è nella maggior parte dei casi il tempo quotidiano. Il tempo quotidiano è il tempo della settimana, del mese scandito dai gironi feriali e dai giorni festivi. Nei giorni feriali solitamente si consuma , si lavora, si produce, si vive nel proprio ambiente mentre nei festivi è lecito e consigliato spendere denari per viaggi, divertimenti, piccoli piaceri, attività di cultura quando ci sono. Esiste una scansione del tempo di vita e di lavoro che tende a far omologare le moltitudini per farne masse informi ma ordinate di consumatori e di lavoratori. Questo determinare il tempo di quasi tutti è uno dei principali aspetti del dominio dei pochissimi sui molti. Il dominio dei pochi sulle moltitudini definisce i tempi di vita, di lavoro, di consumo, di divertimento, di acquisizione di conoscenze, capacità, abilità, beni materiali. Il sistema sociale e lavorativo t’inquadra per fasce d’età. Ne consegue che  il lavoro, lo studio, la famiglia, il matrimonio, il tempo libero e anche lo sport hanno i loro termini d’età entro i quali è serio o idiota fare o non fare una certa cosa; talvolta se si superano certi limiti fare alcune cose è strano,  sbagliato, sconsigliato, perfino proibito. Gli esempi si sprecano ne richiamo alcuni: il soldato va fatto a partire dalla gioventù e non oltre, il diploma è opportuno prenderlo entro i vent’anni, la laurea va presa sui trenta, la moglie non oltre i quaranta, il lavoro serio che deve durare va preso non appena è disponibile. Non sono forse queste condizioni di vita che chiamano in causa il tempo? Il dominio di oggi è tale che crea tempi artificiali, innaturali, estranei al volgere delle cose in natura. Questo scandire i tempi di tutti e di tutta la società è esercizio concretissimo del potere, si tratta di una grande stregoneria che fissa dei confini immaginari e fa muovere e vivere miliardi di esseri umani entro le logiche della civiltà industriale, entro i termini di un sistema industriale e capitalistico che non s’interrompe mai nemmeno di notte; l’apparenza di tutto questo sembra ricondurre a concetti generali di efficacia, funzionalità, apparenza d’ordine.

Franco:  Aspetta un attimo, cosa vuoi dire davvero. Che il tempo è strumento di questo potere?

Gaetano Linneo: Non proprio, non siamo in presenza di orologi che hanno ingabbiato il tempo, siamo in presenza di qualcosa che ha a che fare con il rituale e con l’abitudine. Il sistema di spezzettare il tempo di vita e renderlo funzionale al sistema industriale e di commercializzazione e vendita di beni e servizi di tutti i generi è un fatto intriso di mitologia, di simboli e di riti dal vago sapore magico. Cercate di capire che la moda, i piccoli piaceri a pagamento, i divertimenti, le distrazioni, il tempo, libero organizzato, il conformismo verso i consumi sono riti sociali e sono anche regole che senza una dose d’irrazionale e di mito non potrebbero reggere. Le moltitudini devono credere che il sistema vada verso il progresso, il benessere, la pace, la dignità delle forme di vita, la sostenibilità con il pianeta azzurro, la vittoria in guerra o una cornucopia di beni regalati o scontati; solo con questa dimensione che intreccia il mito con aspetti magici di negazione della realtà a vantaggio di illusioni o verità parziali può funzionare questa divisione del tempo quotidiano e l’oppressione che genera. Perché in questi termini non è il sistema industriale e la tecnologia a esser a servizio delle moltitudini di esseri umani ma al contrario le grandi masse si ritrovano sottomessi a metodi sociali e di controllo che alla fine premiano una ristrettissima minoranza di ricchissimi che hanno nelle loro mani posizioni di privilegio e di potere. Questo dominio ha poi due grandi colonne: una si chiama rassegnazione degli anziani e l’altra il divertimento programmato dei giovani. L’ignoranza delle moltitudini di consumatori e di lavoratori intorno alle cose veramente importanti da sapere e da conoscere fa poi il resto e completa la stabilità di questo scandire il tempo di vita e di lavoro. Vi invito a considerare che il denaro perso o speso male può esser in un certo senso di nuovo guadagnato o acquisito, questo non vale per il tempo che è passato. Il tempo va in una direzione e non risulta possibile modificare questa legge universale. Se il presente avesse come orizzonte di durata l’eternità la cosa potrebbe durare, ma le cose non  stanno così perché questo tempo non solo è artificiale ma è vincolato all’esistenza della civiltà industriale oggi al suo terzo atto rivoluzionario; come è noto questo sistema sta incontrando i suoi limiti. Il pianeta ha grandi risorse, ma queste risorse non sono infinite, invece il funzionamento corretto del sistema di produzione e consumo prevede proprio risorse illimitate come sua condizione di pieno sviluppo senza collassi, crisi o guerre di grandi dimensioni. Quindi se non interviene a breve termine  una modifica sostanziale si deve ragionevolmente stimare che il sistema incontrerà i suoi limiti, se non si scatena una guerra mondiale  è ragionevole pensare a un collasso della vita sul pianeta per eccesso di sfruttamento.




7 agosto 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Dove parla il potere purificato

Vincenzo Pisani: Si è fatto tardi, anche se la nottata  è meravigliosa occorre proprio sbrigarsi perché si fa tardi. Io devo proprio andar via.

Franco:  Son rimaste solo due interventi. Per certo brevi.

Stefano Bocconi: Esatto. La notte è fonda. Qui fa pure freddo.

Clara Agazzi: In effetti ho poco da dire. Voglio presentare un mio discorso sul potere purificato. Oggi l’esercizio del potere è dominio dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura con l’aggravante di una tendenza distruttiva e auto-distruttiva tipica dell’esercizio del potere da parte di soggetti illegittimi, di falsi profeti e falsi sovrani. Il dominio di oggi è una continua manipolazione di masse di disgraziati i quali sono il mezzo con il quale si controlla il territorio, la popolazione di uno Stato o di una federazione di Stati e le risorse del pianeta attualmente disponibili. Il controllo è una grande magia che funziona con la persuasione pubblicitaria, con la propaganda di tutti i tipi, con la sottomissione e il conformismo al modello di produzione e consumo, quando non basta c’è la religione con tutte le sue sfumature e i suoi miti salvifici di carattere individuale e le forze armate e di polizia. Ma se si può sintetizzare questo potere di oggi che è non retto, non buono, non santo, non autentico si fonda su un gigantesco plagio delle coscienze e del sapere.

Vincenzo Pisani: Inoltre, aggiungo io il denaro è il dio che salda tutto questo in un blocco unitario; il denaro è il senso della vita per milioni di umani che vivono nel quotidiano e nel bisogno. Il denaro è il mezzo per il quale viene stregato il genere umano, il denaro è ormai la consapevolezza e la coscienza di una persona qualunque, che per prima misura se stessa in termini di denaro. La casa, la famiglia, gli affetti, l’automobile, i fiori sul balcone tutto è merce e tutto ha un valore, la grande magia né stata quella di ridurre tutto e tutti a una sola misura e a un solo peso.

Stefano Bocconi: Qualcuno ha creato la magia, le cose stregate non nascono da sole.

Paolo Fantuzzi: Il mercante stanotte dà il meglio di sé. Certo. Chi è in alto, sulla parte ultima della piramide sociale sa bene che con il denaro può unire tutto ciò che è produzione, conoscenza, ricerca, innovazione, distribuzione, consumo, scarico. Il denaro è ciò che mette assieme una società umana che altrimenti sprofonderebbe nella violenza tribale e  nell’anarchia violenta tanto è amaro e forte il risentimento e la rabbia che cova nelle masse popolari delle civiltà industriali.

Clara Agazzi: Mi pare giusto allora che io interpreti il potere purificato. Allora fatemi concentrare. Io sono il potere purificato, un potere lecito e legittimo che rinunzia all’illusione collettiva che viene dalla manipolazione delle coscienze e dalla distorsione della verità e del sapere. Io sono un potere che non sfrutta la religione esotica o tradizionale che sia come forza mercenaria su cui poggiare i suoi abusi e le sue estorsioni. Io sono un potere fondato sulla libertà di coscienza e di autocoscienza, su un sapere autentico che è possibilità per tutti gli umani facenti parte della società di operare e collaborare con esso nella giustizia e nella libertà e nel rispetto dei bisogni e delle necessità di tutte le parti sociali. Rinunzio a far vivere i miei cittadini nel mito della competizione, della forza esercita contro soggetti deboli, che ha ripudiato il culto del Dio-denaro, che si crede parte di un cosmo e di un mondo grande e non piccolo e meschino. Io sono il potere felice perché consapevolezza e coscienza determinano autentica libertà e sapere profondo nel momento dell’azione e della decisione. Io sono la libertà politica che nasce della coscienza sana, dalla consapevolezza veritiera della realtà e dall’autocoscienza. I singoli liberi si uniscono in me in un grande energia creatrice, la volontà diventa unitaria, il metodo sano, l’opera perfetta. Io sono la via, il percorso perché la coscienza e l’autocoscienza possono esser fatte proprie solo con un percorso e una storia personale che fa emergere ciò che il singolo essere umano è e ciò che può mettere davvero in comune con gli altri. Sono il bene comune di tutti e sono tutti nello stesso tempo, per mantenermi tale occorre che tutti si predispongano nei rapporti sociali  a una condizione di volontà e di benevolenza che limita e domina la paura, l’ignoranza, l’invidia, l’avidità. Il potere diventa santo se la comunità che l’esprime è davvero formata di umani purificati; umani in grado di dominare la paura, l’ignoranza, l’avidità, l’invidia che covano dentro di sé e che devono dominare per non farsi del male e non degenerare dentro e fuori di sé. Perché il grande inganno è far federe ai singoli come ai popoli illusioni, falsi ritratti di sé per condurli nel disordine, per creare diseguaglianze sociali, per esercitare il dominio con l’arte della manipolazione della mente  e della truffa. Il potere che cade in mano a despoti e principi illegittimi è un potere dei pochi o dei pochissimi che manipolando le leggi e le coscienze e l’esercitano per esclusivo interesse e piacere dei pochi contro tutti gli altri.  Io  potere reso santo rinuncio a questo  perché sono libertà nel senso più alto del termine, sono il cerchio che si contrappone alla piramide. Io cerco l’equa divisione fra le parti di quanto è prodotto dalla società, individuo nella collaborazione la forza del processo produttivo, nel lavoro creativo e intellettuale  che si amplia e diventa e disponibile a tutti  il senso dell’economia, credo che sia il senso della società è riuscire a tener tutti dentro senza liquidare i soggetti marginali. Io sono il potere che fu puro, che purifica e che purificherà perché non è possibile che un corpo guasto torni alla sua natura precedente o a una forma sana senza che intervenga qualcosa che lo ripristina o lo trasforma in altro. Io sono il potere che ha bisogno di una forma d’umanità rinnovata nel corpo e nell’anima, gli umani di oggi ossessionati da false apparenze, dal disagio, dalla paura, da istinti e passioni violente o dannose e inoltre sono avvelenati da stili di vita e alimentari pessimi. Questi umani in massima parte  non possono esser la materia del cerchio che rende eguali tutte le parti in rapporto al centro. Io sono il potere che sarà in un tempo diverso da questo a partire da moltitudini di umani che partiranno alla ricerca di ciò che sono veramente e della possibilità di vivere esprimendo il loro essere forza creativa e  creatrice nel mondo concreto e materiale. Io sono il potere che oggi manca e di cui si ha bisogno, io sono il potere che è stato in un tempo breve e remoto.

Franco:  Brava. Come superarti ora. Davvero una prova eccellente.




29 luglio 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Dove parla il tempo dell'immediato presente

Clara Agazzi: Su facciamolo concentrare.

Gaetano Linneo: Questa è davvero difficile, raccontare in prima persona questo tempo. Ma so che ci riuscirà.

Franco:  Io sono questo tempo, il tempo dell’immediato presente dove tutto è qui e ora. Questo è il tempo di quattro tenebre giganti che si son fatte mare. Questo mare oscuro si è sollevato e le sue onde si fracassano minacciose. La prima grande tenebra è l’ignoranza coltivata dai pochi ai danni dei molti. I pochi nel mio ventre nero coltivano il potere per il potere, maghi confusionari e padroni di conoscenze parziali hanno però il potere di esercitare un dominio sulle grandi masse d’ignoranti tenuti apposta in condizione di minorità e di soggezione. Nascondono sotto mille e mille parole e centomila intrighi ripetute in modo ossessivo la loro mancanza  di un progetto, di un vero disegno che non sia la presa del potere  e l’esercizio ora di un dominio ora di una egemonia. Io immediato presente con questa tenebra allontano l’uomo da sentimenti sani  e giusti e l’avvio verso la pazzia del potere illegittimo.  La seconda grande tenebra è la paura del futuro. Una paura senza nome e senza volto che schiaccia, atterrisce, dissolve speranze e volge gli umani al male, alla rabbia   e alla violenza. Pulsione che se non trova sfogo verso l’esterno inizia a farsi strada verso l’interno provocando malattia e disturbi della personalità. Io immediato presente con questa paura allontano l’umano dal suo fine, dalla ricerca di un fine ultimo, della pace interiore ed esteriore  o se si vuole di Dio. La terza  tenebra è l’apparenza e la mistificazione di ciò che è reale. Con la ricchezza, la bellezza artificiale o artefatta, l’intossicazione o l’esaltazione maschero Io immediato presente la mancanza di fini ultimi e l’impossibilità d’accettare il proprio limite  e la propria condizione mortale. Così l’umano tenderà a girare a vuoto su se stesso e a ingannarsi perdendosi in illusioni e piaceri. La quarta tenebra è l’invidia per il potere, la ricchezza, la forza altrui. Invidia che diventa malattia, patologia, pazzia, morbo contagioso. Io immediato presente uso questa tenebra per dividere e spezzare gli esseri umani, per alimentare le passioni più funeste e gli amari risentimenti. Infine Mi è compagno un vento di tempesta che scaglia con incredibile potenza questo mare di quattro tenebre e con onde enormi lo fa scendere sulla nera terra, al punto che non si può più distinguere né la terra, né il cielo. Io immediato presente con questo vento divento un mare oscuro senza limiti che non trova più il confine né in lato nel cielo, né in basso nella terra. Eppure nonostante la mia potenza Io immediato presente così come sono prima non ero. Sono il frutto marcio di contingenze e fatti storici epocali. Io sono la strada che si è aperta in questo tempo.   Quanto si è realizzato in termini di umanità rabbiosa, malata, ambiziosa e dissoluta è qualcosa del qui e ora. Il restringimento delle speranze di redenzione e di progresso che maturano con  la presenza del futuro e la fede nelle tradizioni e nei valori che dà il passato sono le condizioni per le quali si è manifestato il mio potere. Io sono la prima e unica condizione che fa prosperare le minoranze al potere sottomette masse enormi di umani. Io sono un tempo sospeso, Io sono lo sforzo di congelare il divenire della società umana mentre i meccanismi biologici, naturali e  astrali fanno il proprio corso. Sono un enorme esperimento d’ingegneria sociale fondato sull’illusione e sull’autoinganno dei pochi al potere che nel privilegio intendono restare per sempre, sono la grande stregoneria che pretende di lasciar immobile ciò che per legge fisica e cosmica è previsto che si trasformi. Io sono una strada che si è aperta e che è stata percorsa, ma così come si è aperta si chiuderà su se stessa fino a sparire.

Stefano Bocconi: Valeva proprio la pena di sentire tutto questo, un poeta-profeta

Paolo Fantuzzi: Questo argomento del tempo è tutto, perchè spiega un pò tutto. Siamo schiacciati un po’ tutti quanti  davvero in un tempo innaturale e artificiale. Il presente quando schiaccia tutto su se stesso è la rappresentazione di un sistema sociale umano corrotto e in preda a pulsioni negative. Viene meno il sapere umanistico, le ragioni ultime della convivenza, il senso stesso della vita e del destino del singolo. La vita diventa una serie di periodi della vita slegati fra loro consumati alla ricerca di beni materiali o di piccole glorie  o piaceri che il venti spazzerà via perché non lasceranno traccia. Molti dei beni acquisiti o saranno ereditati, o finiranno dispersi o in discariche e inceneritori, e della gloria effimera nessuno fra quelli che saranno in  un  giorno lontano conserverà memoria.

Vincenzo Pisani: Ottimo discorso e giusta osservazione. Ora chi si fa avanti?

Stefano Bocconi: Parlerò io, e parlerò di qualcosa che riguarda la religione.

Vincenzo Pisani: Non ti facevo credente in qualsivoglia Dio. Ecco una novità. Palerari del Dio-denaro?

Stefano Bocconi: Non intendo far la predica, voglio dire cosa ho capito del sacro e del suo divenire nel tempo e nello spazio delle varie comunità umane.

 

 

 

 

 

 

 

 




29 luglio 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Dove parla il tempo dell'immediato presente

Clara Agazzi: Su facciamolo concentrare.

Gaetano Linneo: Questa è davvero difficile, raccontare in prima persona questo tempo. Ma so che ci riuscirà.

Franco:  Io sono questo tempo, il tempo dell’immediato presente dove tutto è qui e ora. Questo è il tempo di quattro tenebre giganti che si son fatte mare. Questo mare oscuro si è sollevato e le sue onde si fracassano minacciose. La prima grande tenebra è l’ignoranza coltivata dai pochi ai danni dei molti. I pochi nel mio ventre nero coltivano il potere per il potere, maghi confusionari e padroni di conoscenze parziali hanno però il potere di esercitare un dominio sulle grandi masse d’ignoranti tenuti apposta in condizione di minorità e di soggezione. Nascondono sotto mille e mille parole e centomila intrighi ripetute in modo ossessivo la loro mancanza  di un progetto, di un vero disegno che non sia la presa del potere  e l’esercizio ora di un dominio ora di una egemonia. Io immediato presente con questa tenebra allontano l’uomo da sentimenti sani  e giusti e l’avvio verso la pazzia del potere illegittimo.  La seconda grande tenebra è la paura del futuro. Una paura senza nome e senza volto che schiaccia, atterrisce, dissolve speranze e volge gli umani al male, alla rabbia   e alla violenza. Pulsione che se non trova sfogo verso l’esterno inizia a farsi strada verso l’interno provocando malattia e disturbi della personalità. Io immediato presente con questa paura allontano l’umano dal suo fine, dalla ricerca di un fine ultimo, della pace interiore ed esteriore  o se si vuole di Dio. La terza  tenebra è l’apparenza e la mistificazione di ciò che è reale. Con la ricchezza, la bellezza artificiale o artefatta, l’intossicazione o l’esaltazione maschero Io immediato presente la mancanza di fini ultimi e l’impossibilità d’accettare il proprio limite  e la propria condizione mortale. Così l’umano tenderà a girare a vuoto su se stesso e a ingannarsi perdendosi in illusioni e piaceri. La quarta tenebra è l’invidia per il potere, la ricchezza, la forza altrui. Invidia che diventa malattia, patologia, pazzia, morbo contagioso. Io immediato presente uso questa tenebra per dividere e spezzare gli esseri umani, per alimentare le passioni più funeste e gli amari risentimenti. Infine Mi è compagno un vento di tempesta che scaglia con incredibile potenza questo mare di quattro tenebre e con onde enormi lo fa scendere sulla nera terra, al punto che non si può più distinguere né la terra, né il cielo. Io immediato presente con questo vento divento un mare oscuro senza limiti che non trova più il confine né in lato nel cielo, né in basso nella terra. Eppure nonostante la mia potenza Io immediato presente così come sono prima non ero. Sono il frutto marcio di contingenze e fatti storici epocali. Io sono la strada che si è aperta in questo tempo.   Quanto si è realizzato in termini di umanità rabbiosa, malata, ambiziosa e dissoluta è qualcosa del qui e ora. Il restringimento delle speranze di redenzione e di progresso che maturano con  la presenza del futuro e la fede nelle tradizioni e nei valori che dà il passato sono le condizioni per le quali si è manifestato il mio potere. Io sono la prima e unica condizione che fa prosperare le minoranze al potere sottomette masse enormi di umani. Io sono un tempo sospeso, Io sono lo sforzo di congelare il divenire della società umana mentre i meccanismi biologici, naturali e  astrali fanno il proprio corso. Sono un enorme esperimento d’ingegneria sociale fondato sull’illusione e sull’autoinganno dei pochi al potere che nel privilegio intendono restare per sempre, sono la grande stregoneria che pretende di lasciar immobile ciò che per legge fisica e cosmica è previsto che si trasformi. Io sono una strada che si è aperta e che è stata percorsa, ma così come si è aperta si chiuderà su se stessa fino a sparire.

Stefano Bocconi: Valeva proprio la pena di sentire tutto questo, un poeta-profeta

Paolo Fantuzzi: Questo argomento del tempo è tutto, perchè spiega un pò tutto. Siamo schiacciati un po’ tutti quanti  davvero in un tempo innaturale e artificiale. Il presente quando schiaccia tutto su se stesso è la rappresentazione di un sistema sociale umano corrotto e in preda a pulsioni negative. Viene meno il sapere umanistico, le ragioni ultime della convivenza, il senso stesso della vita e del destino del singolo. La vita diventa una serie di periodi della vita slegati fra loro consumati alla ricerca di beni materiali o di piccole glorie  o piaceri che il venti spazzerà via perché non lasceranno traccia. Molti dei beni acquisiti o saranno ereditati, o finiranno dispersi o in discariche e inceneritori, e della gloria effimera nessuno fra quelli che saranno in  un  giorno lontano conserverà memoria.

Vincenzo Pisani: Ottimo discorso e giusta osservazione. Ora chi si fa avanti?

Stefano Bocconi: Parlerò io, e parlerò di qualcosa che riguarda la religione.

Vincenzo Pisani: Non ti facevo credente in qualsivoglia Dio. Ecco una novità. Palerari del Dio-denaro?

Stefano Bocconi: Non intendo far la predica, voglio dire cosa ho capito del sacro e del suo divenire nel tempo e nello spazio delle varie comunità umane.

 

 

 

 

 

 

 

 




21 luglio 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Dove parla del tempo

Stefano Bocconi: Su dai preparati. Fa freddo e vogliamo sentire

Paolo Fantuzzi: Questo argomento è proprio difficile.  Il tempo

Franco:  Difficile. Inizio con qualcosa di facile allora. Le periferie delle città . Quello è l’inizio del discorso, Pensate a una nostra periferia non ricca, non bella, non a posto quello è il senso del nostro tempo. Il tempo può esser misurato con orologi più o meno precisi, può esser raccolto in forme di memorizzazione di fatti, situazioni, episodi, accidenti in biblioteche, emeroteche e banche dati. Ma poi c’è il tempo dell’immediato presente e questo intendo ora indagare. Questo tempo immediato è capito forse con più intuito da un adolescente o da un preadolescente, uno di quei tipi che vanno a scuola, magari per imparare qualcosa nei licei e negli istituti professionali. La differenza, e le forza dell’adolescenza, è che può guardare al futuro. Può quindi osservare il presente non con gli occhi del passato ma con quelli del futuro.  Il futuro è  un presente in divenire dove certi processi e certi eventi in atto continuano il loro esserci e il loro sviluppo. C’è una grossa differenza fra il pensare il presente portando la mente alla memoria e al passato e pensarlo rivolgendosi alla promessa di cose che divengono o che saranno.  Si chiama differenza di prospettiva. Ora vuole il caso che l’immediato presente per molti sia il disperante e desolato silenzio delle ore della profonda notte di certe periferie, dove in modo quasi plastico sembra di vedere un presente pigro, desolato, brutto e fin dalle origini senza forma. Il presente allora diventa immobile, sepolcrale, senza quella forza che potrebbe avere se esso fosse di nuovo materia, energia e volontà in divenire. Ecco perché le periferie di certe nostre città provocano talvolta angoscia o una leggera inquietudine. Perché colui che vede e che passa trova in esse il riflesso di un problema che sente lui stesso, ossia  la mancanza di un progetto autentico e non indotto dal sistema dei consumi, di uno scopo finale addirittura.  Nella mancanza di forma o nel vuoto di certe ore della notte si riflette nell’individuo pensante il suo vuoto e il suo disagio interiore; finchè c’è confusione, attività, problemi da superare, cose da fare il singolo di solito non vede le sue miserie e i suoi limiti, poi con il buio, con la penombra, con la notte, con la realtà ferma o che ha poco movimento ecco che emerge dentro il male di vivere il problema del tempo e con esso il problema delle finalità della vita. Quando uno è giovane, studia, va a scuola o fa apprendistato e prepara il futuro suo questo vuoto inquietante non lo sente perché di solito qualche speranza o l’incoscienza della gioventù a seguire sogni e desideri gli danno un fine possibile e quindi danno senso alla vita. Il tempo quando diventa solo ricordo, memoria, paura del presente, rimpianto del passato sia quello vero sia quello immaginario; allora quel tempo è nocivo alla salute. Questo tempo di oggi è quasi tutto insalubre, perché il senso del  tempo in realtà siamo noi, e noi siamo malati di silenzio, di poca spiritualità, di rassegnazione, di allucinazioni indotte dal sistema di produzione- consumo-pubblicità, di false speranze, divertimenti che stordiscono. Al contrario è bello trovare l’incoscienza o la speranza del giovane che cerca il suo posto nel mondo, quello è un tempo spesso creativo, attivo, aggressivo. Quest’immediato presente è stretto quindi fra due tipi di tempo quello che porta al subire il mondo e quello che s’impone di cambiarlo, e non sono lo stesso tempo perché cambia la prospettiva con cui s’assiste al perpetuo divenire del presente. Il tempo senza nessuna creatura cosciente che capisce il suo scorrere e il suo divenire è solo un’insieme di processi fisici e meccanici dell’Universo, di ritmi biologici di fauna e flora. Il tempo degli umani è misurato meccanicamente o classificato entro precisi termini, ma poi è storia, è memoria, è il senso della realtà.

Clara Agazzi: Scusa un attimo, Questo vuol dire che il tempo è un fatto soggettivo, è il soggetto che si vede riflesso in una realtà scandita da fatti che sono avvenuti e da fatti in quel momento in essere.

Franco:  Soggettivo è il senso che si dà al tempo, perché il tempo forza a pensare il senso della propria vita. Ancora un banale esempio: pensa a oggetti anche grandi come palazzi, stazioni, cattedrali e anche oggetti minuti come bicchieri, tavoli, lampadari e cose simili. Pensa poi a coloro che hanno creato quelle cose e che magari sono morti da secoli, l’oggetto è sopravvissuto al creatore suo, ma senza il suo artefice non ci sarebbe mai stato. Persiste nello spazio e nel tempo qualcosa che è perché qualcuno che non c’è più in vita ha dato a quella materia una forma e un senso. Il problema subito dopo diventa il seguente cosa è per te quella cosa che è il vivere ogni giorno. A seconda della risposta si ha un diverso rapporto con il tempo, perché il tempo oggettivo, meccanico, matematico, esatto serve per orientarsi nel mondo, ma serve anche porsi il problema del senso della propria vita e del suo scorrere per non trovarsi a subire il divenire delle cose. Per questo vi dico che questo tempo ci viene avvelenato, perché il presente che vogliono farci passare con quest’industria della comunicazione e dello spettacolo non porta a qualcosa di creativo, di vitale ma all’accettazione del reale così come si manifesta, al negare che questo divenire debba porre il problema di un senso della vita che nasce dal singolo ed è per il singolo. Un soggetto che si pone il problema della sua esistenza come divenire e come passaggio aldilà del conformismo di tutti i giorni e dei limiti nei quali è forzato a vivere pone se stesso nello spazio e nel tempo, e con questo delinea dei confini, stabilisce delle distanze, si riappropria della sua vita perché può trovare una sua ragione e un suo progetto. Invece oggi questo tempo è subito dai molti come lento divenire in un fatale immobilismo della fantasia , dell’agire autentico e creativo, del coraggio della conoscenza e della spiritualità autentica. Si fa del tempo una propria risorsa  se su di esso e sul divenire del reale si è in grado di proiettare la propria volontà, il proprio progetto di vita, il senso della propria esistenza. Oggi molti umani sono  come il bicchiere dell’artefice deceduto: un giorno qualcuno ti ha fatto e in un diverso giorno da qualcuno verrai disfatto. Ora presentrò per mia bocca  questo tempo del qui e ora.

 

 

 

 

 




28 giugno 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Dove parla il potere leggittimo

Stefano Bocconi: Fantastico, ecco qualcosa di nuovo:un filosofo dentro un operaio; e ragiona di borghesia addirittura! Davvero dovrò segnare questo giorno sul calendario.

Clara Agazzi: Questa tua ironia è fuori luogo. Piuttosto che fai ?. Partecipi alla sfida, ti va di dire la tua.

Gaetano Linneo: Questo discorso è quanto mai vero, il passato borghese è tramontato, oggi c’è una casta di detentori dei mezzi di produzione che sono un mondo a parte rispetto al resto dell’umanità e in loro difficilmente si può trovare qualche traccia di quel passato che pure in mezzo a tanti torti ha avuto delle idealità e le sue filosofie di riferimento.

Vincenzo Pisani: Scusate, ma a questo punto mi offro io. Però prima voglio fare una premessa a ciò che dirò

Franco:  Una premessa? Questa è nuova. Va bene ma per non alterare questo confronto che la cosa sia breve e coincisa, poi seguiremo la regola fin qui tenuta.

Vincenzo Pisani: Bene, la figura mia sarà l’ultimo re, intendo l’ultimo re legittimo e la prospettiva di un nuovo potere legittimo. Quindi il primo e ultimo re. Questa figura mi spetta perché nei miei studi di politica e di scienze sociali da tempo vado meditando sul confine fra potere legittimo e potere illegittimo. Oggi è evidente che il potere devia verso la corruzione e l’illegittimità, e per molte evidenze vedo provato questo. Si pensi ai suicidi per motivi economici, alle migliaia se non centinaia di migliaia di giovani che non studiano e non lavorano, al divario crescente fra ricchi e poveri, alla corruzione e sciatteria diffusa in tutti  i ceti, all’impossibilità di condividere una storia comune, un discorso autenticamente nazionale, anzi di popolo. Non sono forse questi i segni della mancanza di un re legittimo, ovvero di un potere vincolante questo popolo e questa nazione che sia giusto in quanto coerente con i suoi stessi decreti e finalità! Bene questo è l’inizio.

Franco:  Accidenti che fantasma che hai evocato. Un vero e proprio mostro, potrebbe oscurare perfino il profilo delle montagne ora  illuminate dalla luna e dalle stelle. Vai inizia.

Vincenzo Pisani: Primo e ultimo Re legittimo. Primo perché tornerà prima o poi anche qui un potere coerente e retto, ultimo perché ciò che è stato volge al termine e della grandezza delle origini rimane solo polvere. Il compito primo di un re legittimo che lo distingue dal tiranno e dal despota è assicurare ai suoi sudditi o cittadini una giustizia equa e imparziale, pulita da leggi e cavilli che piegano ora in favore di questo ceto, ora di questo  gruppo o interesse di parte l’azione giudiziaria e l’amministrazione delle sanzioni e delle pene. Oggi il potere è minato dal sospetto dell’interesse di parte, dalla legge fatta rito processuale dove il forte ha grande vantaggio rispetto al debole perché può permettersi avvocati costosi e talvolta la benevolenza di gente importante che volge al sì o al no la sua causa. Un potere legittimo in nome di una legge una e coerente elimina questa disparità, poiché la legge non può essere il rischio calcolato del ricco o del malvivente ma l’atto con cui il sovrano rimette ordine nel corpo sociale che deve conservare pulito e certo nello scorrere dei decenni e dei secoli. Il secondo dovere è la difesa. Il re secondo giustizia con sue armi e suoi mezzi assicura lo Stato e i suoi, mai rinuncia a un solo frammento della sua sovranità e se vi è costretto da una qualche alleanza la romperà quando non sarà più utile  per avere in mano la sua libertà incondizionata. Mai accetta basi o fortezze straniere nella sua terra poiché esse limitano per loro natura il suo esercizio della giustizia e guastano il carisma sul quale si regge il suo potere. Un potere che voglia esser santo e giusto non può far a mezzo con interessi altrui sulla sua terra e sul suo popolo. Il terzo compito di un potere regale legittimo è che esso non rompe in modo vile le alleanze che stipula, non si piega davanti alla minaccia dell’amico come del nemico. Questo perché un potere legittimo non può farsi schiacciare, deve esser più forte e più saldo delle avversità e se costretto all’errore vi pone rimedio secondo giustizia e benevolenza. Se costretto alla forza e alla guerra saprà in nome della coerenza e  della rettitudine chiamare a sé il popolo tutto e indirizzare le risorse al fine di ripristinare la giustizia e la pace. Il re legittimo, suo quarto dovere,  è vigile e cura la salute mentale  e fisica del suo popolo, piega il violento, l’inquinatore, il corruttore e lo punisce con la forza della legge e allontana dalla sua terra  lo straniero malevolo o meschino. Il re legittimo, suo quinto dovere,  è sollecito verso il benessere del suo popolo che vuol dire continuità con la tradizione, istruzione pubblica, provvedimenti per la salute pubblica e il decoro urbano, generosità verso le persone perbene e i giusti e mecenatismo verso artisti e gente di cultura e di scienza, supporto verso chi lavora e fa impresa, tasse giuste e misurate. Il re legittimo, sesto suo dovere e privilegio,  sa di poter far di conto dei suoi sudditi, non li tradisce  e da loro non sarà tradito.  Infine, ed è il  settimo punto, il re legittimo sa di dover essere, di venire al mondo come necessità e come segno dell’elevazione dell’umano sopra la bestia; il re giusto è una necessità della vita sociale come l’acqua potabile o il commercio. E ultimo, ma non  meno importante, il re legittimo è lui; non è un fantoccio nelle mani di finanzieri, avventurieri, speculatori, feccia.  Egli è ciò che deve essere e non può esser di meno. Ecco questo è il re legittimo, questo è un  potere sano. Ora parlerò per mezzo di questo potere. Io sono l’ombra di ciò che fu e di ciò che dovrà di nuovo essere. Oggi sono scomparso in oscure biblioteche o in polverose lapidi, o in monumenti dimenticati e lasciati all’usura del tempo; sono ciò che rende retto un popolo, un regno, un comando, una nazione. Sono l’incarnazione umana di un potere legittimo. Oggi non sono perché il potere è tradito ed è traditore; il potere è di tutti e di nessuno perché spezzato e diviso in troppe mani di piccoli uomini di potere, di ricchissimi, di burocrati avidi e ottusi, di demagoghi e ciarlatani che conducono gli elettori verso il si verso il no sfruttando ogni bassezza dell’essere umano. Come può un popolo e una nazione che non ha nome  e volto essere volta al bene, come può darsi questo popolo una meta, un futuro, un senso se chi esercita il potere non ha altro scopo che compiacere se stesso e  arricchirsi in modo smisurato. Se si prendono insiemi diversissimi l’intersezione che si ricava è vuota, e così è vuoto di valori condivisi lo spazio politico senza un re legittimo che metta assieme le ragioni più profonde e certe di una collettività politica.  Io sono l’ombra di ciò che poteva essere e non è stato e sarò nel futuro l’ombra di ciò che avverrà  per necessità. La caduta dentro se stessi, l’implosione di  una collettività nel vizio e nell’eccesso per compensare una crisi di senso e di fini ultimi non è una condizione fissa, essa è un ciclo. Il ciclo della degenerazione fisica e mentale di un popolo o trova la propria cura o finisce il popolo nel volgere dei decenni. Morto il popolo degenerato qualcosa di diverso ne prenderà il posto o se si vuole l’eredità. Io sarò di nuovo con queste o con un altre genti; non sono una persona fisica ma una necessità della vita sociale organizzata. Sono l’ombra che striscia appena visibile in tutti i palazzi e le istituzioni, sono la cattiva coscienza dei sudditi malevoli traditi dal sistema e dei traditori che usano il potere e la cosa pubblica per loro privilegio  e loro lucro privato. Tutti costoro, tranne i dementi e i perduti, sanno di esser nel torto. Un giorno io sarò di nuovo e loro non saranno più.     Perché a un certo punto nella vita dei singoli come delle collettività si presenta la necessità di riempire il vuoto dell’esistenza con dei fini, con uno scopo ultimo, con una forma di vita.    Quello è il mio momento, quando si pone il problema d’esistere dentro un limite, un confine, uno scopo, una legge. Io sono la forza che crea la forma politica e sociale del vivere con uno scopo, con una costituzione, con un fine ultimo. Senza un senso autentico della vita, senza regole o finalità condivise, senza un vincolo che dà senso a ogni giorno che passa il re legittimo resta ombra, ossia qualcosa che ha una forma ma non è materia e neppure luce. Quando arriverò sarò luna e sarò montagna, perché i molti vorranno così e i molti saranno un popolo, una nazione, un regno.    Quando sarà queste nostre disperse genti, se ci saranno ancora, ritroveranno se stesse e la loro ragione di vivere e d’esistere.   Perché la vita è importante e per questo ha senso, ma la fortuna della civiltà industriale è che il senso non è più scritto da un Dio o dalle stelle. Il senso dell’esistenza va costruito, va vissuto, va mantenuto da chi, davvero, esercita il potere. Se non ci fossi io si potrebbe credere che in fondo la vita è un lungo soffrire fra istanti di gioia e noia aspettando che la decadenza fisica o qualche accidente tronchi questo passaggio in vita, ma io in qualche modo ci sono e quindi il fatto che la vita dei molti come dei singoli  sia dotata di senso  è cosa fondata.    Questo è quanto avevo da dire.

Franco:  Un vero e proprio messia laico.  

Clara Agazzi: Questo è davvero non poterne più. Certo che farebbe comodo avere un potere retto, ma come si fa in un mondo corrotto e marcio.

Stefano Bocconi: Mi pare che sia stato chiaro. Il tempo del sovrano legittimo tornerà quando tutto questo che viviamo oggi sarà sparito, disperso, polvere dei secoli che cade sulle cose morte che furono. A quanto pare dobbiamo crepare tutti, magari di vecchiaia o forse di morte violenta. Poi arriverà il momento. Se non è profezia questa.

Gaetano Linneo: Questa è una grande incertezza, il tempo che verrà sarà quello dove era bene vivere. Ma il presente esige una risposta mi pare. Chi affronterà la spinosa questione del presente.

Franco:  Voi mi forzate la mano. Bene io interpreterò la totalità del presente.

Clara Agazzi: Questa è una delle tue follie! Un tempo, voi rappresentare il tempo.

Vincenzo Pisani: Lascialo fare, magari c’è perfino da imparare qualcosa.




18 maggio 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Prima recita sul ponte

Vincenzo Pisani: Scusate amici, ma l’ora è tarda. Tuttavia mi dispiace molto dover lasciare così una tal compagnia. Prima di andare ognuno per la sua strada vi propongo un gioco, semplice. Ma chiarificatore, dove tutti noi possiamo concludere felicemente questo piacevole momento conviviale.

Gaetano Linneo: Questa è una cosa bizzarra e folle. Ma qui, in questo freddo invernale, di notte,  su un ponte  fra la ferrovia e le montagne vuoi fare un gioco? E cosa (… )sarebbe mai questo gioco?

Paolo Fantuzzi: Quindi o l’amico scherza o ha in mente qualcosa. Parla Vincenzo; cosa dobbiamo fare per giocare e schiarirci le idee.

Vincenzo Pisani: Semplice. Ognuno qui e ora interpreti un personaggio, vero o immaginario non importa. Faccia una vera e propria orazione come se attraverso di lui parlasse uno spirito o un fantasma. In questo discorso deve dal punto di vista del personaggio fare una profezia autentica su questo nostro mondo. Ovvero secondo verità e giustizia interpretare il presente, il passato e il futuro e dare delle indicazioni. Vedrete amici che la cosa è meno semplice del previsto. Si cade in contraddizione, si cade sulla natura ridicola o infantile di molti pensieri.  Provate a pensare di esser Napoleone e di ragionare di alta strategia di oggi, vedrete come è difficile far discorsi sensati. Dal momento che il tempo è poco propongo la brevità.

Franco:  In effetti è una buona idea. Chi parla prenderà un piccolo peso tipo un libro o una borsetta in mano e il braccio resterà disteso in orizzontale, quando sentirà il peso quello sarà il momento di smettere.

Paolo Fantuzzi: Questo è davvero uno strano cronometro. Accetto la sfida.

Clara Agazzi: Questa è una roba strana, ma c’è un premio

Stefano Bocconi: Giusto, quale premio.

Vincenzo Pisani: Semplicissimo, il piacere di aver detto la propria verità. Per quanto parziale possa esser. Qui nel Belpaese tutti si nascondono dietro opinioni prese un tanto la chilo dal televisore e dalle riviste patinate di donnine nude, VIP, cose strane o di moda. Tiriamo fuori le nostre ragioni, sfidiamoci, liberiamoci della responsabilità e sotto la maschera di qualcuno che non c’è per gioco iniziamo a dire qualcosa di sensato.

Gaetano Linneo: Questa è una buona idea, davvero. Una sfida così la piglio al volo.

Vincenzo Pisani: La tua opinione, che dici.

Franco:  Per me si fa. Qui ho un libro di un certo Biglino che mi hanno regalato, può far da peso. Ma chi è il primo?

Paolo Fantuzzi: Questo è mio. Sarò il primo e interpreterò il primo e l’ultimo borghese del Belpaese.

 Stefano Bocconi: Fantastico, l’operaio che fa il borghese immaginario, questa la devo sentire.

Clara Agazzi: Questa non mi pare una novità. Quante volte il mondo povero, salariato, impiegatizio è stato attirato dalla borghesia e ne ha subito il fascino. Il mondo dei consumi e dei riti del consumo e del successo sociale sono un magnete per tutti coloro che si sentono in condizioni di minorità.

Paolo Fantuzzi: Io sono il fantasma del primo e ultimo borghese di questa penisola. Primo perché oggi la borghesia è una grande illusione, ieri una promessa mai realizzata e nel futuro uno spettro, ma ultimo perché nella mistificazione di una grande classe sociale che ha creato la civiltà industriale tutti sono diventati me, quindi io ho perso la mia natura e il mio nome. Tutti borghesi ovvero nessun borghese. Invece la mia classe sociale, che qui non si è data nella sua natura, ha spezzato le catene dell’oppressione clericale e aristocratica ha costruito un diritto fondato sull’individuo e sull’autonomia del fatto economico liberandolo da Dio e dalle leggi ancestrali. Sfruttando il lavoro umano e le risorse del pianeta questa classe sociale ha creato il capitale, ossia l’incremento continuo nel tempo del profitto  che porta a creare le risorse per la moltiplicazione dei fattori di crescita economica, di sviluppo tecnologico, di capacità creative e distruttive. Questa classe sociale ha fatto meraviglie più grandi delle piramidi, degli acquedotti romani, delle cattedrali gotiche o dei palazzi dei principi del Rinascimento. Essa ha creato dalle rovine della decadente civiltà aristocratica e agricola la grande civiltà industriale che é dominio ed esercizio del potere sulla natura, sul pianeta e sull’intera umanità. Oggi questo mondo che ha creato forma, senso del mondo, destino, una sua morale borghese per l’appunto si è disfatto. Al posto del gentiluomo di un tempo magari sfruttatore e prevaricatore ma con principi, con una moralità e un senso dell’onore si son sostituiti dei personaggi privi di vita interiore. Sono burocrati, funzionari di rango, tecnici del diritto, della banca, dell’amministrazione, delle pubbliche relazioni; esseri che non vedono oltre il proprio lavoro, che vivono senza una spinta interiore macchine di società per azioni che muovono enormi profitti. Miliardi di guadagni  che vanno ad anonimi azionisti. Macchine enormi chiamate multinazionali che sono società per azioni e persone giuridiche hanno sostituito il borghese:un logo, un marchio è il suo nome, la sua storia, il senso della sua opera. Il Borghese oggi non è più un ceto sociale ma una serie di funzioni, di atti tecnici, di soluzioni operate da esperti che si traducono nel potere concretissimo di minoranze di oligarchi. Il nuovo potere sono un limitato numero di famiglie di ricchissimi, perlopiù mentalmente apolidi,  proprietari di pacchetti azionari, di banche d’affari, di multinazionali, di regni, di complessi industriali o militar-industriali sotto di loro una stratificazione di livelli dirigenziali indirizza l’intera piramide sociale. Basta chiedersi chi è il proprietario della banca, chi ha il pacchetto azionario di maggioranza della multinazionale, chi sono i personaggi che hanno l’ultima parola nel movimentare grandi capitali d’investimento dell’ordine di decine di miliardi, chi controlla il grande complesso industriale, chi è l’autocrate o il sovrano e quella domanda è la risposta al problema di chi comanda al vertice della piramide. Come ritorna il borghese, ovvero come  può tornare una classe sociale responsabile di sé e per tutta la società e consapevole di sé che può indirizzare e dirigere la civiltà industriale? Non può finchè questo è l’ordine delle cose. Se torna non torna nel senso di questa parola ma rinasce in altra forma e in altra qualità. Perché il borghese è creatore del suo mondo di ordine e progresso, quindi ci vuole un disordine estremo per  imporre l’ordine a livello universale  e  ci vuole l’arresto della civiltà per imporre il progresso che è una linea di crescita culturale, tecnica, scientifica che da un punto nello spazio e nel tempo tende a espandersi  all’infinito sfidando logica delle cose e perfino la ragione che nega all’infinito la possibilità d’esprimersi in un mondo chiuso e limitato dalla materia. La distanza fra l’infinito del possibile e del mutabile con la potenza industriale e la limitazione data dal mondo materiale del pianeta azzurro è il limite di questo soggetto; è la sua condanna a una coscienza infelice.  Mi pare evidente che una classe sociale che detiene le chiavi del progresso e dell’ordine e ha un progetto per tutta la società e per tutte le classi sia possibile solo quando questo modello fondato su pochissimi realmente potenti e dominanti si sarà esaurito.  Una classe è una cosa collettiva e complessa e non è una somma di singoli, la borghesia dovrebbe esser un grande coro di cattedrale o l’esercito di Oliver Cromwell, una cosa concreta, compatta nell’azione, che ha un progetto e la capacità tecnica e di lavoro per portarlo a buon fine. Singoli ricchi o piccoli ceti di professionisti o di tecnici chiusi nei loro egoismi e nelle loro ottuse visioni del mondo non sono una classe sociale, una classe sociale è storia e fa la storia dell’umanità; sommatorie di singoli la storia la possono solo subire. Occorre un fine, un Dio per dare ordine al mondo e questo vale anche per una classe sociale. Il Principio è la scienza e la tecnica impiegate per il benessere di tutti i ceti sociali, l’uomo deve farsi protettore e guida di se stesso in un mondo mentale scarnificato dall’assenza di principi ultimi e di finalità sacre.  La borghesia è concreta, possessiva, meschina nei fatti d’amore stretti fra piccole passioni e calcoli sui conti domestici? Allora. Nessuno è perfetto. Esseri umani perfetti, di genetica divina potrebbero pensare la sesso, alla riproduzione, alla famiglia con un fare libertino, con una ricerca ludica del piacere per il piacere,  mischiare sesso e provocazione; perfino addentrarsi nell’eros, ossia perdersi nella passione d’amore e nella contemplazione del bello. Ma questa roba non è borghesia. In fondo cosa si vuole. Esser governati dagli DEI, da una aristocrazia dal sangue blu, dove al posto del rosso sgorga un diverso liquido dalle ferite come scrive Omero il grande poeta? Se non si vuol questo occorre il rinascere di una classe sociale che detiene i mezzi di produzione, indirizza nella società umana le ricchezze prodotte, costruisce delle Repubbliche o delle Monarchie dove si vota, ci sono maggioranze e opposizioni parlamentari, c’è un libero dibattito, c’è una Costituzione rispettata e attuata, diventa possibile governare con leggi e regolamenti, esiste lo Stato di Diritto. La borghesia oggi non è una soluzione ma la necessaria composizione in un corpo unico di forze produttive e creative oggi disperse e spappolate, rese ottuse e sottomesse da una straordinaria concentrazione di ricchezze, informazioni  e di poteri in pochissime mani, e queste mani non sono in grado di determinarsi in una nuova forma di Aristocrazia che ci mette la faccia  e prende il potere. Il proprietario del pacchetto azionario, della banca, del fondo d’investimento dovrebbe lui  prendere il potere e assumersi tutte le responsabilità del caso. I ricchissimi non lo fanno usano demagoghi politici, grandi burocrati, la manipolazione finanziaria, i media, perfino i servizi segreti. Così c’è una finzione di Repubblica  un po’ ovunque e il concreto esercizio del potere per interposta persona di pochi oligarchi miliardari. Allora ecco che in questo tempo post-borghese io primo e ultimo borghese di una Belpaese che mai è riuscito a spezzare nel tempo della borghesia trionfante le catene del mondo morto nel luglio del 1789 vi dico che nel futuro o ci sarà una qualche forma di classe sociale borghese o queste genti del Belpaese saranno sempre più schiave di tutti e padrone di nulla. Ora però sono stanco di parlare. Poso il libro e passo la parola.

 

 

 

 

 




21 giugno 2011

La recita a soggetto: il terzo uomo della notte


per approfondire

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Francesco:  Certo che in Italia se non sei un signore, un notaio, un primario, figlio di onorevole o commendatore  e sbagli partito o t’infili in cause perse, bè insomma cerchi il malocchio. La sfortuna colpisce sempre quelli che sbagliano partito in Italia specie se hanno un piccolo affare. Puntualmente arriva il controllo della sanità, dei pompieri, la provincia, accertamento fiscale. Certo cose che capitano per caso, perchè c’è il malocchio.

Marco: Amuleti, contro queste magie occorrono potenti amuleti, modestamente ho avuto un piccolo affare rovinato, e da allora amuleti. Ecco qua, sotto la croce d’oro della comunione un bel piccolo corno napoletano, fatto con il corallo; roba serie, efficace.

Francesco:  Ma non mi pare una cosa così signorile, dici efficace, chissà? Comunque occorre se si ha un piccolo commercio o una piccola attività star lontani dalla politica.

Si ode un rumore, un cigolio e poi il campanello. Francesco si sposta e si dirige verso la porta.

Francesco:  Qua  sotto c’è uno che parla in inglese. Mi pare cerchi di scusarsi. Senti un po’ che vuole.

Marco: Lascia perdere, siamo italiani. Siamo gli zii di Vincenzo, cerchi lui di sicuro. Dai sali!

Francesco: Questo chi è, che vuole? Chiedi almeno chi è.

Il forestiero entra nel corridoio, si guarda attorno e poi si rilassa.

Ingegnere: Lasciate che mi presenti. Ingegner Leandro Campi, non volevo disturbare ma ho visto la luce accesa e attendevo di parlare con il titolare per una cosa…

Francesco: Fammi indovinare, ti deve dei soldi!

Ingegnere: Quasi, anzi…grossomodo è così.

 Marco: Quel matto scatenato! Hai visto la luce con qualcuno dentro e hai pensato:ora lo trovo, e invece nulla! Che fregatura. Hai trovato due che ne sanno meno di te e che l’aspettano. Ammesso che si faccia vivo stanotte. Ma chi sei, cosa fai nella vita?Scusa se sono brusco.

Ingegnere: Leandro Campi, ingegnere mi occupo di organizzazione aziendale e qualità dei materiali in una società che lavora per una multinazionale ben presente su questo territorio. Prima di un certo viaggio in Asia ho cenato con il Vince che mi  aveva invitato ma al momento finale  a causa di uno spiacevole caso ho dovuto far fronte io al conto, invero un po’ salato. Si era rimasti d’accordo che mi avrebbe restituito la cifra. Sapete per lui io sono il vicino di casa e fra noi c'era da dire intorno a quella strana iniziativa di metter un mini-campeggio nel giardino. Sapete ci tengo al decoro e volevo evitare un litigio e di metter in mano la cosa agli avvocati.

Francesco: Cerchi di capire non siamo una famiglia di mascalzoni, ma il malocchio…

Marco: Lascia perdere il malocchio, piuttosto le tasse, inflazione, la crisi dei valori e della dignità dei ceti borghesi… Questa crisi economica è una vera e propria emergenza morale!

Ingegnere: Signori, vi prego… Capisco. Capisco. Sono passati i tempi nei quali la gente comune poteva guardare con fiducia al futuro e al ruolo sociale del vicino di casa, ormai da due decenni questa nostra sfortunata patria è preda di ogni disordine. Prima poteva far paura il capitalismo con il suo creare una società razionalmente organizzata e gerarchizzata in nome del profitto, con il suo controllare i bisogni e le passioni umane attraverso la radio, la pubblicità, la televisione. Oggi siamo a un tempo diverso. Il sistema per una sua mutazione dovuta alla fine del comunismo e della socialdemocrazia europea si è trasformato in esternalizzatore di settori commerciali, di servizi e di produzioni fuori dai paesi di antica industrializzazione. Questo processo di de-industrializzazione  a verso l’Asia ha creato il disfacimento di settori industriali e manifatturieri e anche di agenzie legate ai servizi.  Il consumismo compulsivo e indotto  tipico degli Stati dell’Europa e del Nord-America si sta trasformando nel disordine di tutto un ceto medio e medio – basso che diventa povero e con poche prospettive di crescita e di salvezza individuale. Solo che non pensavo di trovarmi questa cosa nel giardino davanti casa, da buon studioso di numeri, cifre e sistemi sapevo che il fenomeno avrebbe toccato anche i paraggi del mio villino, ma questa cosa qui mi è risultata strana. Surreale. Il mio vicino di casa per lucrare un po’ ha fatto questa cosa, mi disturba da un lato e mi rende pensieroso. Cosa ci aspetta ancora da questa crisi epocale. Scusate non ho ancora chiesto…

Francesco: Francesco Pisani piccolo imprenditore, rovinato dalla guerra del 1999

Marco: Sul 1999 non ci creda troppo, io sono Marco Pisani esperto di Marketing e consulente, e un tempo  proprietario di una fabbrica. Oggi di fatto a spasso. Ma di belle speranze e con un piccolo gruzzolo.

Francesco: Ma bravo, rompi le scatole per una notte e poi si scopre che hai le pezze al culo.

Marco: Taci scemo, siamo in presenza di un visitatore e poi che ti frega, pensa alla tua fabbrica dei miracoli che dici esser sparita in Serbia sotto un bombardamento della NATO.

Francesco: Certo, sissignore. Una tragedia. Grande tragedia. Mi ascolti è andata davvero così la mia rovina è stata quella.  Solo per rispetto di questa casa non faccio un casino. La signora poi dorme, quindi ora silenzio! Ma la prego si accomodi, segga, questo è il mio posto sul divano.

Il visitatore si siede, osserva i due;  è imbarazzato

Ingegnere: Forse disturbo in fondo mi son messo a ragionare prima di una storia di una cena non pagata dal vostro nipote e poi mi son messo a ragionare di cose fra l’economia e la filosofia della scuola di Francoforte, sapete  gli argomenti sulla razionalità della società industriale e l'individuo di Adorno e Horkheimer…

Francesco: Fammi indovinare erano generali di Hitler?

Ingegnere: Assolutamente proprio l’opposto: erano filosofi e studiosi degli anni quaranta e cinquanta del Novecento…

Marco: Lo scusi è ignorante, magari ha fatto due soldi, ha delocalizzato ma non è andato oltre il liceo…

Francesco: Tu non oltre la terza media, ciarlatano; ma ora voglio onorare l’ospite, vedete questo coltellino svizzero.  Adesso vado a scassinare un cassetto di cui la signora mi ha detto e gli prendo il whisky al caro  nipote.

Lo zio Francesco si alza ed esce, Marco e Leandro rimangono soli.


Marco: Lo scusi di nuovo, è un po’ bestia; ma in fondo è buono, talmente buono da essere un po’ scemo. Pensi che i suoi amici ex comunisti una volta  al governo con i bombardamenti intelligenti gli hanno spianato nel 1999  la fabbrichetta di calzature in Serbia. Loro che tuonarono sul comunismo e la resistenza hanno spazzato via l’unico paese comunista davvero nato da una grande resistenza di popolo. Così va il mondo,il malvagio e il demoniaco  restano a galla mentre il povero e l’ingenuo affogano.

Lo zio Francesco torna silenzioso con una cosa sotto il braccio, la mostra è una bottiglia  quadrata.

Francesco: Gente, questo qui si beve il whisky giapponese, roba da non crederci e c’è mezza bottiglia per noi. Roba fina, si sente dall’odore. Minimo cinquanta euro a litro. Ora prendo tre bicchieri.

Ingegnere: Vedo che la generosità con la roba altrui è di famiglia, eppure qualcosa mi trattiene. Ditemi vi prego quale è stata la causa delle vostre disavventure imprenditoriali?




10 aprile 2011

La recita a soggetto: Donne e Soldi


Franco_Allegri

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Dove lo zio Marco e Francesco ragionano di soldi e donne, soldi per le donne ovviamente

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani  preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Non ho altro amico contro la sfortuna che viene dall’aiutare i bisognosi e i tapini che non una massiccia dose di egoistica liquidità. Nel senso di contante. Oggi il denaro liquido lava tutto, anche il penalmente rilevante.  E poi come potrei…Insomma. Come potrei avere successo con le donne se non ci fossero i soldi a tenermi a galla, a elevare la mia figura, a rendermi bello e desiderabile.

Francesco: Sì. In effetti le donne italiane sono sensibili ai soldi, ai terreni, alle case, alla mobilia di lusso, al contante, e alla macchina da signori. Se si è giovani, forti, sensibili, belli, ben dotati di cervello ma non si hanno i quattrini le donne italiane ti ridono in faccia e ti disprezzano. Il denaro è il centro della vita morale e civile del Belpaese e questo solo dona fede, buona riuscita alla coppia, il rispetto degli altri. Tutto si dissolve senza i soldi. Non è più come ai tempi del vecchio, qui l’unico collante delle diverse genti è il proprio arido ed egoistico tornaconto. Una femminina che non prendesse in seria considerazione la natura intima della società in cui vive si troverebbe davanti a una certissima povertà. Che è l’unico male.

I due si stringono in silenzio la mano segno che ora hanno qualche convinzione intima in comune.

Marco: Una donna, magari bella, dovrebbe sempre aver marchiate a fuoco le tre ragioni gravi della povertà in Italia: Malattia, Divorzio, Vecchiaia. Queste sono le gravi disgrazie. Due sono cose che arrivano se non si son fatte prima scelte radicali come uccidersi o metter da parte un ricco tesoretto, ma la seconda. Orrore. Essa è il frutto di un grave errore di calcolo che produce danni a non finire e grane con avvocati e agenti incaricati dei pignoramenti o della riscossione dei soldi. L’essere umano è manipolabile, è una sostanza che può esser trasformata e rideterminata a piacere. Basta avere il potere di farlo. In antico erano i profeti e i re e i principi e i cesari a far questo. Ora sono i nuovi poteri, quelli veri e non i pupazzi che ci fanno vedere in televisione. Banchieri, finanzieri, industriali, azionisti con capitali nei paradisi fiscali, grandi manager finanziari che lavorano per i nuovi imperi emergenti per singole famiglie di ricchissimi sono il nuovo grande, assoluto, dispotico potere. Loro sono il denaro e l’invenzione del denaro. Quindi sono tutte le donne del mondo. Perché la donna sono i soldi che insegue, che brama, che desidera, che vuol prendere e far difendere contro tutto e tutti al suo amante. 

Marco: Non sempre, in caso di un divorzio con molti soldi in gioco ci sono fior di avvocati del diavolo pronti a tutto.

Francesco: Sì, dici bene. Avvocati del diavolo. Pronti a rovinare con le calunnie costruite ad arte un buon padre per un divorzio disonesto e fraudolento. Gente malvagia e meschina. Mica vanno a difendere le disperate brutte e squattrinate al quale il marito violento o ubriaco ha rotto la faccia a suon di calci, o la disgraziata di qualche comunità straniera che è arrivata senza un soldo in ospedale con le gambe rotte chissà da chi. Soldi. Come dar torto alle italiane che bene conoscono questo paese e sanno bene che esse valgono solo per i soldi che possono far girare, manipolare, indirizzare.

Marco: La legge è diventata abuso in Italia, e ogni abuso si trasforma in legge non scritta ma concreta, in fatto banale, ovvio; come l’aria che si respira. Se il denaro regola la vita di coppia, allora il denaro è la coppia, il suo senso, la sua natura intima, la sua legge.

Francesco: Sì, è così. Per questo la mia generosità non è mai andata oltre una certa cifra messa fra il dare e l’avere. Così ho avuto molte puttane fra le mani, nessuna moglie, nessun figlio. Almeno che io sappia. Ma tu che la pensi come me hai messo su famiglia, passi una certa cifra, vai a giro per vederli e poi mi fai questi discorsi giusti e buoni. Di cosa avevi paura? Non rispondi, ti aiuto. Della morte. Perché qui tutti e tutto spariscono. La polvere che si fa vita e storia si trasforma di nuovo in polvere che si dissolve nel nulla, i calcoli spariscono, la realtà si dissolve. Allora uno cede al sentimento, alla paura, alla palese evidenza della sua disgregazione, della perdita della salute e della forza. Alla fine si convince che è tempo di metter al mondo uno che piglia su di sé un cognome e dei beni e della proprietà, per una finzione di continuità della propria vita o forse. Forse a voler andar fino in fondo alle cose per urlare il suo disprezzo per una condizione umana votata alla dissoluzione, alla degenerazione, alla rovina personale e collettiva.  Per fare figli ci vuole una donna, ecco l’infinito ricatto, ecco tutto il segreto dell’amore: la necessità di essere e di fingere. Io sono diventato un mentitore professionale inseguendo le donne e questa grande illusione dell’amore.




1 aprile 2011

La recita a soggetto: Malocchio&Politica


per approfondire


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco chiude il giornale, lo piega in quattro parti. Lo mette al posto. Francesco si avvicina. Siede accanto a lui con aria amichevole.

Marco: Non si è ancora detto nulla sulle sfortune della famiglia. Quelle vere.

Francesco: Intendi le donne, l’eredità, questo casino del nostro nipote?

Francesco si guarda i piedi come se volesse sottrarsi a un confronto.

Marco: Donne e politica ecco le jatture della nostra famiglia. Un malocchio ti dico, roba da esorcista, da consulto presso il mago egizio di Livorno…

Marco: Quello etrusco di Cerreto no… è pure meglio fa anche le divinazioni elettorali. Ci piglia.

Francesco: Già… è vero. Ma è sempre la stessa storia qui in Italia. Il ricco è amato dalle donne, sempre e comunque. Si tratta di una regola generale in Italia, è un dato di fatto necessario e  ordinario, una questione di continuità culturale. Se nel remoto passato c’era la dote oggi c’è l’insieme dei beni e dei denari. La coppia è una questione di cassa, di dare e avere. Perché stupirsi se nel momento della difficoltà economica le donne in questa casa come altrove hanno mollato amanti, amici, e fidanzati. Stupirsi è stupido in questo caso. Certo il nostro nipotino potrebbe scrivere un libro illustrato: “Le donne della mia vita” con il seguente sottotitolo “tante coi soldi, poche senza”. Per me il discorso è tutto qui. Non c’è altro. Non può esserci altro nel Belpaese.

Marco: “Massì che c’è altro!”. Iniziamo a dire che la politica porta disgrazie e lui ha voluto far quella pazzia dieci anni fa di aderire a quel partito dell’Asinello che poi è sparito, si è fatto pure eleggere al quartiere, giusto per farsi nemici e complicarsi la vita. Poi si stupisce se Comune  e Provincia si ricordano due o tre volte l’anno di lui e mandano i controlli. La politica attira il malocchio, non ho dubbi. Io che sono un qualunquista, menefreghista, razzista, bellicista e non ho impegni e tessere avrò avuto in dieci anni una, due, tre ispezioni. Nonostante ciò ho inquinato, fatto i fatti miei, sfruttato la povera gente che lavora qui e in altri paesi, lavorato per conto di gente impresentabile, ai confini della decenza e  della legalità. Eppure, nessuno mi chiede nulla. Ma pensa te! E questo accade perché credo alla magia e so che il malocchio va prevenuto. Le negatività magiche e mistiche emergono quando si fanno le manifestazioni, gli scioperi, i casini di piazza. Per chi poi? Per arabi strani, per i negri, per i giapponesi o i cinesi o chissà che cosa, o peggio per i disoccupati e le famiglie disperate in Italia. I fatti propri occorre farsi. Se uno è generoso con il proprio tempo, con il proprio denaro, se fa elemosine, se crede in valori diversi da quelli che martella ogni giorno la pubblicità commerciale, se lavora a gratis per i giovani, per i disoccupati, per i poveri è certissimo che sarà visto con grandissimo sospetto dalle ragazze e dalle donne italiane e dalle forze di polizia. Poi è chiaro che su di lui cade il malocchio, la sfortuna, le…

Francesco: Ispezioni della provincia, dei vigili del fuoco, della polizia municipale e della finanza… Il malocchio. Senza dubbio. Malocchio che nasce dal farsi del male occupandosi magari del disagio giovanile. In un paese dove i signori che ci governano vogliono vedere un solo tipo di giovane  maschio o femmina che sia:”i  figurini della pubblicità commerciale vestiti alla Statunitense”. Certo che impegnarsi con la politica per i giovani e i disoccupati ha calamitato sul nostro nipotino gravi segni di negromanzia. Di sicuro per sua colpa ha suscitato l’invidia e l’odio di gente cattiva, che fa magia, magia nera. Con la sola forza del pensiero evocano e materializzano la delazione anonima, la telefonata del confidente, della spia rionale o condominiale. Davvero gente malvagia. Che fa commercio con i demoni. Come certi architetti, avvocati, medici, notai pronti a far la spia, a vendere i segreti del cliente ai suoi nemici magari per un conto non pagato o per un regalo mai ricevuto. Davvero il malocchio pervade tutta la vita civile e la gente perbene, i giovani imprenditori, i piccoli commercianti lo subiscono con rassegnazione e fatalità religiosa. Ma il nostro ha voluto strafare, non si è mosso, ha fatto casino, non ha piegato la testa. Ed ecco che arrivano gli accertamenti, i controlli, le ispezioni, le delazioni anonime, i bigliettini minacciosi nella cassetta delle lettere, i finestrini dell’auto rotti e altre cose simili. Una sfortuna dietro l’altra. Ma non è persecuzione, non è che ha pestato i calli  a qualche illustrissimo presidentissimo d’Italia o della provincia. Si tratta di magia nera, di qualche amuleto, di qualche fattura messa in piedi contro di lui.  Ad esempio che bisogno aveva di far una lotta politica per il centro giovani. In un quartiere del cavolo. Maledetto da Dio, un quartiere dormitorio costruito con cemento marcio e il compensato negli anni settanta per mettere la feccia che lavorava in fabbrica e  veniva sfruttata nell’industria alimentare sotto un tetto? A nessuno! Solo a lui. Non è arroganza, non è ignoranza, non è idiozia,  è  magia. La fattura maligna della gente invidiosa ha spinto il nostro nipote a rovinarsi. Sì.  La magia è una cosa seria, palpabile, sincera. Ma è anche e soprattutto malocchio se è volta verso il male e il procurar sciagure. Che frega al quartiere se i giovani si drogano, rubano, scippano, s’alcolizzano, s’ammazzano con la corda ben tesa o disintegrandosi contro un muro di notte. Nulla. Chi ha i soldi è vecchio, è anziano, è terrorizzato dal futuro e i giovani sono la sua cattiva coscienza, il segno giusto e retto del suo fallimento civile e morale e della sua prossima dissoluzione fisica in una tomba. Il giovane non viene  a continuare l’opera del padre o del nonno ma a smentirla, criminalizzarla, smantellarla, denudarla  con suo essere atto di cinico egoismo. Egoismo generazionale che ripete la cattiveria degli antenati e annunzia la malvagità dei nipoti. Come ha da essere qui sul pianeta azzurro dove tutto tende alla morte e ogni cosa trova la sua punizione in modo che la vita possa risorgere dentro un ciclo continuo di dolore e vita che si perpetua nel fluire del tempo cosmico. Come può chi fa politica con i giovani non subire il malocchio portato da gente anziana che sa di essere in torto e di dover prima o poi esser costretta a subire l’abiura e il disconoscimento del legame di sangue da parte della propria discendenza. L’Italia è fatta di famiglie e nelle nostre famiglie il coltello più grosso con cui si taglia di più e si colpisce di più i propri familiari per farli restare al loro posto è cosa che hanno in mano gli anziani, i vecchi e le vecchine che fino alla morte si tengono ben strette le loro proprietà che sono tutto ciò che esiste e che dà senso alla vita.Sono la vita, a pensarci bene.

Marco: Finalmente parole sensate. Era ora. Il malocchio ha punito con durezza la nostra sfortunata famiglia. Chi come me secondo giustizia ha sempre espresso un egoismo proprio assoluto e monarchico ha fatto il bene di tutti. Chi come il nostro nipotino sciagurato si è dato da fare per gli altri ha aggravato l’equilibrio e ora la sfortuna osserva questa nostra sfortunata casa.  Forse con un paio di benedizioni pasquali chissà, magari la cosa va  accompagnata con amuleti e riti di maghi professionisti. Del resto non si può pensare che in una Repubblica bene ordinata come la nostra certe sciagure siano pilotate, create ad arte, o peggio siano  frutto di delazioni anonime e telefonate confidenziali ai dirigenti dei competenti organi di controllo. Quindi è nella magia e nel mistero la ragione di tanta disgrazia. Ma mi chiedo è giusto dire senza giri di parole questa cosa e questo nostro pensiero al Vince?

Francesco: Scusa fratello, ma in fondo:” che ce ne frega”? Se  c’è da pagare per togliere il malocchio alla casa e alla famiglia perché deve toccare a noi? Paghi lui e arrivederci e grazie!

Marco: Una seconda cosa giusta, questa notte che avanza porta consiglio. Trovo aria di famiglia.



sfoglia     luglio        settembre
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email