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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


22 maggio 2013

Diario Precario Dal 12/5 al 16/5/2013

 

Data. Dal 12/5/2013 al  16/5/2013

 

Note.

Collegio docenti. Durato tre ore.

Lezioni regolari, ultime lezioni dell’anno scolastico.

Tempo variabile, umido e caldo.

 

Considerazioni.

Mi prende spesso una sensazione di non esser riuscito a far bene il mio mestiere. Alle volte mi pare di rimbalzare, di spendere ore di lezione e di riflesso di vita che scivolano, che spariscono, che vanno via senza causare esiti positivi. Per valutare il lavoro di espansione degli orizzonti di pensiero e di conoscenza tipico della filosofia e di un rapporto non nozionistico intorno alla storia ci vogliono anni, quel che è fatto magari riemerge nella vita di un tale dopo un decennio o lo spinge a riflettere in un altro periodo della sua esistenza. C’è una dimensione per così dire profetica nell’insegnamento in virtù della quale ciò che si fa s’apprezza  a distanza di anni. Mi guardo indietro nel tempo e vedo la mia difficoltà a catturare l’attenzione delle classi per più settimane, mesi. Nello stesso tempo ricevo segnali e  verifiche che vanno nella direzione opposta, quantomeno di un successo parziale delle mie soluzioni didattiche e pedagogiche. Ogni situazione nella quale mi sono calato è stata un caso a sé, di volta in volta ho adottato metodi e strategie diverse a seconda delle situazioni cercando di arrivare al punto che volevo. La difficoltà di far scuola e soprattutto la media superiore è grande perché essa è e non è riflesso della società. Mantiene quasi per forza d’inerzia una sua autonomia ma risente di tutte le pulsioni e le trasformazioni della società e del mondo del lavoro. Per ciò che concerne il quotidiano da tempo ho fatto i conti con la mia adolescenza e gli anni della formazione. Sono dispiaciuto per non aver capito in tempo la natura quasi irriformabile del Belpaese, per anni ho pensato che fosse possibile con l’attività di volontariato, con la cultura, con la divulgazione perfino con la politica cambiare qualcosa; oggi sono davanti alla sconfessione di questa mia illusione di gioventù. L’Italia è rimasta immobile su se stessa e la concentrazione della ricchezza nazionale in poche famiglie di ricchissimi, e certamente molte di esse sono straniere o aliene alla mentalità e alla civiltà del Belpaese, è cresciuta. La politica è diventata oggetto di cronaca giudiziaria e talvolta scandalistica, povertà e disperazione ormai si misurano per mano dal numero di cartelli con la scritta vendesi, affittasi o chiuso e con l’aumento di gente che chiede aiuto ai diversi enti assistenziali.  Oggi vedo le mie illusioni del passato. Chi era ricco e influente, salvo casi di caduta in disgrazia, tale è rimasto; la concentrazione della ricchezza ha avuto in parallelo la concentrazione del potere politico reale nelle mani di pochi personaggi di fatto leader e padroni di partiti, correnti, gruppi di senatori e deputati, detentori di una visibilità pubblica propria. Ciò che era tendenza nel 1994 è oggi a un punto estremo, si potrebbe dire che è giunto, dopo il frutto caduto a terra,  l’albero con i fiori e i frutti nuovi. Questa concentrazione di ricchezza e di potere nelle mani di pochi che crea di fatto qualcosa di molto simile a una oligarchia allargata è ormai cresciuta e maturata. Crollerà? Non so. La novità dei Cinquestelle  nelle istituzioni dura da troppo poco tempo per capire se si tratta di una concreta inversione di tendenza o di un diverso passo. Qui e ora ciò che cresceva in passato in termini di diseguaglianza sociale, accentramento dei poteri, corruzione di diversa natura e disagio di milioni d’italiani ora è come un albero cresciuto. Io considero però di esser sempre stato all’opposizione, non tanto per ragioni umanistiche o moralistiche, quanto perché in questo processo di concentrazione del potere non ho mai visto nulla di autenticamente nobile, aristocratico, sacro, superiore. Nulla che giustifichi sia pure in una logica aristocratica e di dominio dei molti sui pochi l’esercizio del potere dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura. L’essere umano tende alla sottomissione, questo avveniva pure nei regimi comunisti, ma c’è modo e modo. Questo potere nuovo deve nascondersi, deve assumere su di sé di continuo una falsa coscienza, deve promettere libertà e benessere, deve parlare di leggi rette e di eguaglianza. Deve far di tutto per non ammettere l’evidenza di esser un potere dell’uomo sull’uomo e fatalmente un dominio dei pochi sui molti anche se espresso in modo diverso rispetto alle oppressioni antiche quando  tanta gente comune era  messa,  letteralmente,  a lavorare in catene. Quello che non sono mai riuscito ad accettare è questa doppiezza, questo esercitare il potere di nascosto, questo nascondere di continuo l’evidenza del dominio dei pochi sui molti; la verità è che le minoranze al potere in Europa e negli USA sono strette da una contraddizione originale del loro potere: non possono disfarsi della democrazia ma non riescono a convivere con alcuni esiti di essa e fra questi la messa in discussione del loro dominio e del loro potere che è sempre possibile se si formano grandi movimenti che stravolgono l’ordine politico esistente o mettono in discussione valori e situazioni prima accettate e condivise dalle masse elettorali. Da qui l’esigenza di pietose finzioni e pesanti bugie e di un potere sempre a metà e sempre opaco perché non è né oligarchia, né aristocrazia, né democrazia.




25 luglio 2012

Una traduzione di Franco Allegri su USA e debiti pubblici europei e non solo

I Pericoli dell’Economia Globale

23 luglio 2012 | Autore: F. Allegri


I Pericoli dell’Economia Globale
15/03/2012
Di Ralph Nader
Per mesi i nostri titoli sono andati su e giù a causa di problemi vari, ma nessuno è stato più ricorrente delle preoccupazione per la crisi finanziaria in Grecia.
Mattina dopo mattina, New York City si basò sugli scambi commerciali dei capitalisti da casino con la Grecia e sulle ultime indiscrezioni in arrivo dall’Europa occidentale alle loro menti.
Cosa farà la ricca Germania per salvare la Grecia al collasso e piena di debiti?
La Francia sarà d’accordo con tali piani?
L’iniezione massiccia di liquidità da parte della Banca centrale europea aiuterà le banche a comportarsi in modo da aiutare la Grecia, tra gli altri paesi?
Giorno dopo giorno di negoziazione, negli USA.
Perché? La Grecia è un paese di poco più di dieci milioni di persone con un PIL inferiore a quella del New Jersey.
Ma perché è vicina alla scogliera di bilancio, gli osservatori finanziari temono l’effetto domino.
Se la Grecia fallisse male, potrebbe trascinare Portogallo, Spagna, Irlanda e poi forse l’Italia più vicino al disastro finanziario.
E qual’è la catena che lega la Grecia a queste nazioni e poi ai paesi più grandi dell’UE e attraverso l’Atlantico agli Stati Uniti?
E’ la profonda interdipendenza provocata dalla globalizzazione delle imprese e dei grandi speculatori finanziari, che accumulano derivati come i credit default swap e le altre piramidi intricate di scommesse su altre scommesse.
Esse sono le banche, gli hedge funds e gli altri enti che mettono i soldi della gente in scommesse o azzardi sempre più astratti e complessi fatti da parassiti o grande finanza.
Non è cambiato molto dopo il crollo di Wall Street del 2008 oltre il suo rinnovato credo che voi, i tassati, sarete costretti ancora una volta dal suo governo a tirare fuori dai guai i colossi finanziari sempre più grandi che sono così intrecciati da essere “troppo grandi per fallire”.
Gli operatori che fanno denaro speculativo dal denaro speculativo, scambiato in trilioni di dollari, ora tengono in ostaggio l’economia reale con la quale la gente fa i soldi fornendo i beni necessari o voluti e i servizi.
Il destino dei lavoratori americani, le loro pensioni e le imprese reali che li impiegano, si basano sui domino globalizzati che una traballante Grecia potrebbe mettere in moto.
Questa è la logica vile di un’economia casinò globale, guidata da algoritmi computerizzati di una frazione di secondo e mimetizzati dalla teoria fasulla del “libero commercio”, che in realtà è commercio gestito dalle multinazionali.
Gli Stati Uniti non hanno bisogno di essere incatenata dai capitalisti globali a quello che può accadere in Grecia o in Spagna o in Portogallo.
Dovremmo essere meno dipendenti dalle economie finanziarie all’estero e più autosufficienti e indipendenti dai rischi molto contagiosi dell’economia globale.
Per questo motivo l’attività economica più basata sulla comunità che c’è nel nostro paese – le cooperative di credito, rinnovabili, efficienza energetica, ambulatori sanitari di comunità, mercati alimentari della comunità, ecc -sarà più isolata da devastazioni sismiche globali.
Quelle stesse economie di comunità avrebbero aiutato a proteggere il popolo greco dalle grinfie astute di Goldman Sachs e di altri creditori aggressivi da casinò.
Purtroppo, le campagne presidenziali e del Congresso intellettualmente impoverite mai proposero mezzi per far uscire il paese dalle super camicie di forza degli speculatori globali.
La tirannia politica a due partiti – Repubblicano e Democratico – è troppo in ginocchio davanti agli scrittori di controllo dei capitalisti imperiosi per difendere le persone i cui voti si sforzano di garantire.
Mentre i cittadini degli USA lottano, Wall Street e Washington si preoccupano della Grecia.
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Basta cliccare sul link che dice:
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Tradotto da F. Allegri il 23/07/2012.
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri, è laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini come causa prima del governo Monti. ALL’ORIZZONTE CI SONO NUOVI FALLIMENTI BANCARI E GUERRE.
Traduce scritti politici e si occupa di cittadinanza.
Si dedica alla libera informazione politica ed economica e traduce le lettere di Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown.
Su Facebook è Futuro Ieri.



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