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26 gennaio 2012

Il nuovissimo cambio di padrone: Le aliene di Andromeda

Il terzo libro delle tavole
Viaggio nell’Italia del remoto futuro
Nuovissimo cambio di padrone: le aliene di Andromeda


Tempo fa mi capitò di osservare sull’obelisco detto il  Birillo dalle parti della stazione, l’ultima targa in memoria dei morti ammazzati nella Terza Guerra Mondiale, la quale si unisce a tutte le precedenti e a modo suo le riconsacra.  Questa targa non fu fusa con il bronzo dei cannoni nemici come una volta ma in una lamina di drone da bombardamento ribattuta e incisa, i tempi cambiano. Così in questo mio lieto passeggiare per la capitale mi son tornate alla mente le cose del passato. L’inizio del XXI secolo era un periodo strano milioni d’italiani vivevano soli con i loro pensieri e i loro problemi, gli umani erano mentalmente chiusi ed egoisti pur muovendosi fra masse anonime di consumatori compulsivi  che giravano per centri commerciali,  grandi magazzini, supermercati ed erano turbati dai miti morti e dalle memorie perdute del secolo precedente e da milioni d’immagini della pubblicità commerciale  e della propaganda di guerra; nel frattempo le minoranze al potere e i capi politici infilavano un fallimento dietro l’altro. Il sistema sociale  e quello capitalistico erano entrati in una crisi irrecuperabile; in sintesi si pretendeva uno sviluppo infinito e consumi diffusi in presenza di una popolazione umana crescente calcolata intorno ai  sette miliardi di unità in un contesto di  risorse planetarie energetiche, naturali e minerali decrescenti. Lo squilibrio fra sistema di produzione e consumo e risorse  cominciò a crescere creando difficoltà ambientali e di natura sociale, ben presto le potenze imperiali principali del pianeta cominciarono a foraggiare terroristi, bande di soldati mercenari, seguaci di dittatori, ribelli, squadroni della morte per collocare in certi paesi o presso certi popoli dei personaggi autoritari o dei despoti in grado di aiutare i loro finanzieri e industriali di riferimento a controllare masse di forza lavoro, materie prime, risorse energetiche e naturali e ovviamente mercati. Da questo metodo per competere sul mercato globale, degno di  banditi e di cospiratori,  derivarono mille disordini e un problema: controllare le principali risorse naturali ed di energia fossile per lasciare a terra gli altri imperi rivali. Ovviamente si formarono due  grandi alleanze militari una dell’Eurasia e l’altra dei popoli dell’Atlantico che iniziarono a mobilitare i loro alleati minori per studiare le armi e i mezzi altrui e prepararsi allo scontro diretto. Quando la guerra grossa era in pieno sviluppo arrivarono gli alieni; un colpo di genio li spinse a scegliere una delle parti in lotta per avere la possibilità di creare sul pianeta delle basi e delle colonie proprie in accordo con  una parte degli umani, così una eventuale resistenza alla presenza aliena risultava dimezzata all’origine. Gli alieni erano molto diversi fra loro e quindi vennero presto alle vie di fatto per chi si sarebbe appropriato del Pianeta Azzurro e a seconda delle fazioni scelsero quello o quell’altro impero umano da foraggiare o da includere nel loro dominio. I più forti fra gli alieni si presero tutto il sistema solare pianeta azzurro incluso, i vincitori alieni della Terza Guerra Mondiale erano i più singolari di tutti e non supportavano nessun impero umano ma al contrario imponevano il proprio, essi risultarono alla fine sinceramente graditi alle genti della Penisola solitamente pronte a salire sul carro dei vincitori a prescindere da qualsiasi considerazione etica, religiosa, morale e perfino estetica.

Quella fu una delle tante volte nelle quali le genti del Belpaese cambiarono di nuovo  padrone. Il cambio del padrone straniero era un caso tipico nello Stivale dove dominazioni diverse nel corso dei secoli avevano preso possesso del territorio e delle popolazioni. L’ultima dominazione era avvenuta per mano dei popoli dell’Atlantico ed essi avevano preso il posto dei figli dei Goti, tutto l’apparato celebrativo dei padroni di turno fu rivisto e ripensato. Come era costume delle genti del Belpaese fu creato un sistema di omaggio al padrone del momento che sostituiva il precedente e c’era tanto da realizzare: scrivere libri idioti celebrativi dei nuovi padroni, fare film esagerati e assurdi sulle audaci imprese degli italiani nella Terza Guerra Mondiale, stampare qualche fumetto di cattiva fattura sugli eroi della Patria immortale, fare monumenti ai patrioti amici degli alieni, inaugurare solennemente cippi celebrativi orrendi, statue di cattivo gusto da mettere presso le rotonde stradali o presso i parchi pubblici, fontane celebrative intrise di cattivo gusto. Inoltre un paio di giorni festivi nuovi sostituirono i precedenti, fu dedicata all’alieno qualche festa patronale rivista e corretta e anche  inaugurazioni di opere di pubblica utilità e carità. Completava il quadro delle riverenze e delle  operazioni di ripulitura dello spazio urbano la sostituzione di toponimi e denominazioni di strade e vie diventate politicamente indecenti e scorrette, i manifesti affissi con i proclami di nuovi sindaci, nuovi governatori di regione, nuovi ministri e qualche tumulazione solenne di eroici caduti, o forse solo morti ammazzati, con grande rito civile e religioso.  
C’era molto da fare perché questi alieni venivano da lontano dalle parti della costellazione di Andromeda, ma c’era chi giurava che arrivassero perfino dalla galassia omonima, comunque non erano del tutto ignoti alle genti del Belpaese perché erano degli umanoidi di due metri e dieci, più o meno, con lineamenti graziosi e vagamente femminili, dotati di straordinari apparati tecnologici  anche all’interno del loro corpo, arti sottili, magri, intubati in tute aderenti e strette; sembravano proprio le mazoniane della serie classica di Capitan Harlock; quella andata in onda su Raidue nei lontani pomeriggi del 1979. Si trattò infatti di una serie  di cartoni animati giapponesi di gran pregio artistico che aveva causato in quel tempo  una cospicua produzione di figurine da appiccicare sugli album delle Edizioni Panini e l’ammirazione dei molti. Nonostante le difficoltà iniziali, e il pessimo carattere di queste creature i vantaggi di questo nuovo dominio emersero e furono nel contesto apprezzati. Per prima cosa aiutarono gli umani a rendere stabile la propria popolazione sul pianeta e la pressione sull’ecosistema diminuì sensibilmente e le popolazioni aliene trovarono lo spazio per inserirsi senza far troppi danni. Integrarono le capacità di produzione e consumo dell’energia con la loro tecnologia di gran lunga superiore a  quella umana e collocarono le loro colonie  ponendo la capitale del loro Regno planetario nella Penisola sollevando così il Belpaese dal pericolo di seguire altri popoli nel collasso delle strutture sociali, produttive ed energetiche, migliorarono inoltre la salute della popolazione afflitta da molte malattie psicologiche e fisiche dovute ai guasti della civiltà industriale, indirizzando le genti del Belpaese verso una forma di civiltà sostenibile in relazione alle risorse del territorio. Per avvicinare gli umani del Belpaese al loro modello di regno eliminarono i poteri dei ricchi, dando al denaro un valore di strumento e non di fine dell’esistenza o di culto sacro o di Dio vivente come era invece capitato sotto il dominio dei signori dell’Atlantico quando banchieri e miliardari erano il potere ultimo e definitivo e tutta la piramide sociale e il potere politico era sotto di loro. Ma qualche dispiacere arrivò comunque perché questi esseri allungati avevano una caratteristica dei nostri antichi romani, ossia identificavano Dio con il loro sovrano, il loro Cesare era sia Pontefice sia Imperatore. Quindi il Concordato fra Stato e Chiesa  risultava impossibile perché non erano due realtà distinte ma la stessa.  Fu necessario ricostruire una Fede religiosa per le genti del Belpaese a partire dal fatto che il Pontefice era coincidente con il loro sovrano e adattare il culto all’evidenza che il Dio di cui normalmente si ragiona presso i cristiani aveva un qualche rapporto con questi nuovi padroni, visto che erano qui. Così fu creata una nuova fede senza le incrostazioni del passato, i dogmi frutto di compromessi, le storie inverosimili di miracoli, le stranezze teologiche per imporre un culto religioso inteso come religione civile, come al tempo degli antichi; si realizzò così un modello di fede alla maniera del Machiavelli. In realtà molti Dei dell’Antichità altro non erano che astronauti alieni arrivati sul Pianeta Azzurro per i motivi più strani e di conseguenza fu possibile, una volta colta questa verità già nota fin dai tempi di Peter Kolosimo, arrivare a un decente compromesso nello Stivale fra le parti e creare una coincidenza fra Dio e il Sovrano alieno. La Chiesa divenne una e di Stato come capitò nella Francia Rivoluzionaria al tempo di Danton e Robespierre, e questo avvenne praticamente senza resistenze o critiche, in fondo anche Dio era per le genti del Belpaese uno dei tanti invasori arrivato due millenni fa a cacciare i molti Dei di prima, perché scandalizzarsi se il nuovo potere lo cambiava, e come i Cesari di un tempo poneva se stesso quale Dio del suo popolo e delle genti che erano parte del suo Regno.  La convivenza con gli alieni comportò una reciproca sopportazione e una forma di medicina integrata dai microchip e dalle nanotecnologie, gli alieni erano piuttosto sobri e non volevano perdere denari e risorse  in cure mediche costose e in spese di farmacia e a modo loro potenziarono gli umani del Belpaese con reciproca soddisfazione, inoltre non sopportavano sprechi di forza lavoro, truffe, furti, ignoranza e disoccupazione e forzarono le genti del Belpaese a seguirli sulla strada di un modo creativo e collettivo di vivere e di stare al mondo, dove il merito e il valore del singolo avevano modo di esser apprezzati e dove tutti avevano un loro posto con la dose propria di utilità collettiva e dignità individuale. Tuttavia  c’era un prezzo da pagare questi alieni sono simili alle api e alle formiche sul piano dei sessi, nel senso che la totalità dei loro vertici burocratici, scientifici, militari e politici erano tali per motivi di programmazione genetica e biologica e questa cosa era una proprietà di quello che poteva esser visto come il sesso femminile; questo turbò gli italiani maschi e anche le femmine furono sconvolte dalla novità di vedere il potere e il dominio sul mondo in simili mani smaltate e inanellate, e creò disagio  nonostante i benefici  enormi che comportava la sparizione dei vertici accademici, politici e militari e burocratici ereditati dal passato;  chinare la testa davanti al sesso debole era un prezzo amaro ma  accettabile se l’esito era la sparizione di interi ceti sociali di parassiti, papponi, delinquenti comuni, feccia umana collocata in posti di responsabilità dai dominatori venuti dall’Atlantico. In una parola per quanto doloroso fosse il vedere delle donne, o qualcosa di simile trattandosi di alieni, al potere per i popoli dello Stivale era molto  meglio esser governati da una regina aliena e dalle sue amazzoni spaziali e supertecnologiche che non subire i viceré  stranieri che governavano per mezzo di una finzione di  Stato in verità corrottissimo ed estraneo alla storia e alla vita delle genti della Penisola. Oggi che molti guasti del passato scellerato sono stati curati, e di quei secoli sciagurati è rimasto solo il ricordo e qualche mito morto mi chiedo quale funesto destino sarebbe capitato alle genti del Belpaese senza l’invasione aliena, forse l’unica che ha davvero portato dei benefici alle troppe volte invase genti d’Italia; forse gli altri esseri umani erano il problema, dopotutto con tutti i contributi dati all’arte e alle civiltà del Pianeta Azzurro sarebbe stato lecito aspettarsi un po’ di riguardo dai propri simili, ma questo fatto è diventato realtà solo con delle femmine aliene con la faccia simile alla plastica, la pelle gommosa e un odore molto forte di prato tagliato da poco. Per ciò che riguarda la città essa è stata miracolata da questa gente di Andromeda, essa è cresciuta in altezza e in profondità ed avendo avuto di nuovo  il ruolo di capitale essa ha incluso i territori vicini fino a un raggio di cinquanta chilometri, la città del passato si sta dissolvendo lentamente nel nuovo che sprigiona potenza; le distruzioni della Terza Guerra Mondiale hanno favorito la ricostruzione su nuove basi. Del resto dove queste creature sono arrivate hanno rifatto il volto delle città e della vita quotidiana con una architettura vivente, dove la struttura abitativa, industriale, o destinata ai servizi è parte viva del tessuto naturale per mezzo di quella loro tecnologia che dà una dimensione di vita e  di senso  anche ai muri delle case o al sistema di riscaldamento o allo scarico dei rifiuti. La mente elettronica è nel nuovo sistema parte di un complesso biologico unitario che integra l’essere vivente, i supporti alle forme di vita, la struttura, le caratteristiche specifiche del manufatto, ogni veicolo, mezzo militare o costruzione è una realtà unitaria. Questa è  una tecnologia che deriva direttamente dalle basi spaziali e dai moduli dei veicoli che attraversano lo spazio esterno. Certo che pare incredibile come miliardi di umani nel Novecento son vissuti in ambienti squallidi, pieni di sostanze discutibili e spesso tossiche, in edifici privi di gusto, in città inquinate piene di degenerazione sociale, corruzione e violenza, ed è incredibile che tutto questo era volto a creare ricchezza e potere per una piccolissima casta internazionale di miliardari e banchieri collocati ai vertici della piramide del potere. In effetti la vittoria aliena nella Terza guerra Mondiale è stata una benedizione per le diverse forme della specie umana. Ripulire l’ambiente urbano e il territorio dalle corruzioni degli anni della globalizzazione delle genti dell’Atlantico è cosa che impegnerà ancora molti anni. In questo almeno il contributo della popolazione della Penisola si è rivelato importante, ha permesso di armonizzare le esigenze degli esseri umani con le capacità della civiltà aliena; per la prima volta dopo secoli di oscurità le genti del Belpaese esportano la loro civiltà rinnovata invece di subire le indigeste e spesso pessime novità portate dai diversi invasori umani. Così dopo secoli è arrivata la resurrezione della Civiltà nel Belpaese, il beneficio che ne hanno ricavato gli abitanti per la salute mentale e la tranquillità della vita quotidiana è universalmente riconosciuto, e grande è la soddisfazione generale.  Ma in fondo un potere che sa essere erede della natura e della civiltà dei Cesari per quanto forestiero sia  è di casa nello Stivale  e l’integrazione fra le due popolazioni è oggi riuscita, quella architettonica un po’ meno e i magnifici  edifici del Regno stonano con quanto ereditato dal passato, spesso essi ridicolizzano molti manufatti della seconda metà del Novecento, ma come molte cose del passato e in particolare  le periferie deformi della civiltà industriale si dissolveranno per lasciare il posto al nuovo, come in una legge di natura dove vita, morte e resurrezione di una civiltà s’incrociano nello scorrere infinito del tempo cosmico.

IANA




21 giugno 2011

La recita a soggetto: il terzo uomo della notte


per approfondire

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Francesco:  Certo che in Italia se non sei un signore, un notaio, un primario, figlio di onorevole o commendatore  e sbagli partito o t’infili in cause perse, bè insomma cerchi il malocchio. La sfortuna colpisce sempre quelli che sbagliano partito in Italia specie se hanno un piccolo affare. Puntualmente arriva il controllo della sanità, dei pompieri, la provincia, accertamento fiscale. Certo cose che capitano per caso, perchè c’è il malocchio.

Marco: Amuleti, contro queste magie occorrono potenti amuleti, modestamente ho avuto un piccolo affare rovinato, e da allora amuleti. Ecco qua, sotto la croce d’oro della comunione un bel piccolo corno napoletano, fatto con il corallo; roba serie, efficace.

Francesco:  Ma non mi pare una cosa così signorile, dici efficace, chissà? Comunque occorre se si ha un piccolo commercio o una piccola attività star lontani dalla politica.

Si ode un rumore, un cigolio e poi il campanello. Francesco si sposta e si dirige verso la porta.

Francesco:  Qua  sotto c’è uno che parla in inglese. Mi pare cerchi di scusarsi. Senti un po’ che vuole.

Marco: Lascia perdere, siamo italiani. Siamo gli zii di Vincenzo, cerchi lui di sicuro. Dai sali!

Francesco: Questo chi è, che vuole? Chiedi almeno chi è.

Il forestiero entra nel corridoio, si guarda attorno e poi si rilassa.

Ingegnere: Lasciate che mi presenti. Ingegner Leandro Campi, non volevo disturbare ma ho visto la luce accesa e attendevo di parlare con il titolare per una cosa…

Francesco: Fammi indovinare, ti deve dei soldi!

Ingegnere: Quasi, anzi…grossomodo è così.

 Marco: Quel matto scatenato! Hai visto la luce con qualcuno dentro e hai pensato:ora lo trovo, e invece nulla! Che fregatura. Hai trovato due che ne sanno meno di te e che l’aspettano. Ammesso che si faccia vivo stanotte. Ma chi sei, cosa fai nella vita?Scusa se sono brusco.

Ingegnere: Leandro Campi, ingegnere mi occupo di organizzazione aziendale e qualità dei materiali in una società che lavora per una multinazionale ben presente su questo territorio. Prima di un certo viaggio in Asia ho cenato con il Vince che mi  aveva invitato ma al momento finale  a causa di uno spiacevole caso ho dovuto far fronte io al conto, invero un po’ salato. Si era rimasti d’accordo che mi avrebbe restituito la cifra. Sapete per lui io sono il vicino di casa e fra noi c'era da dire intorno a quella strana iniziativa di metter un mini-campeggio nel giardino. Sapete ci tengo al decoro e volevo evitare un litigio e di metter in mano la cosa agli avvocati.

Francesco: Cerchi di capire non siamo una famiglia di mascalzoni, ma il malocchio…

Marco: Lascia perdere il malocchio, piuttosto le tasse, inflazione, la crisi dei valori e della dignità dei ceti borghesi… Questa crisi economica è una vera e propria emergenza morale!

Ingegnere: Signori, vi prego… Capisco. Capisco. Sono passati i tempi nei quali la gente comune poteva guardare con fiducia al futuro e al ruolo sociale del vicino di casa, ormai da due decenni questa nostra sfortunata patria è preda di ogni disordine. Prima poteva far paura il capitalismo con il suo creare una società razionalmente organizzata e gerarchizzata in nome del profitto, con il suo controllare i bisogni e le passioni umane attraverso la radio, la pubblicità, la televisione. Oggi siamo a un tempo diverso. Il sistema per una sua mutazione dovuta alla fine del comunismo e della socialdemocrazia europea si è trasformato in esternalizzatore di settori commerciali, di servizi e di produzioni fuori dai paesi di antica industrializzazione. Questo processo di de-industrializzazione  a verso l’Asia ha creato il disfacimento di settori industriali e manifatturieri e anche di agenzie legate ai servizi.  Il consumismo compulsivo e indotto  tipico degli Stati dell’Europa e del Nord-America si sta trasformando nel disordine di tutto un ceto medio e medio – basso che diventa povero e con poche prospettive di crescita e di salvezza individuale. Solo che non pensavo di trovarmi questa cosa nel giardino davanti casa, da buon studioso di numeri, cifre e sistemi sapevo che il fenomeno avrebbe toccato anche i paraggi del mio villino, ma questa cosa qui mi è risultata strana. Surreale. Il mio vicino di casa per lucrare un po’ ha fatto questa cosa, mi disturba da un lato e mi rende pensieroso. Cosa ci aspetta ancora da questa crisi epocale. Scusate non ho ancora chiesto…

Francesco: Francesco Pisani piccolo imprenditore, rovinato dalla guerra del 1999

Marco: Sul 1999 non ci creda troppo, io sono Marco Pisani esperto di Marketing e consulente, e un tempo  proprietario di una fabbrica. Oggi di fatto a spasso. Ma di belle speranze e con un piccolo gruzzolo.

Francesco: Ma bravo, rompi le scatole per una notte e poi si scopre che hai le pezze al culo.

Marco: Taci scemo, siamo in presenza di un visitatore e poi che ti frega, pensa alla tua fabbrica dei miracoli che dici esser sparita in Serbia sotto un bombardamento della NATO.

Francesco: Certo, sissignore. Una tragedia. Grande tragedia. Mi ascolti è andata davvero così la mia rovina è stata quella.  Solo per rispetto di questa casa non faccio un casino. La signora poi dorme, quindi ora silenzio! Ma la prego si accomodi, segga, questo è il mio posto sul divano.

Il visitatore si siede, osserva i due;  è imbarazzato

Ingegnere: Forse disturbo in fondo mi son messo a ragionare prima di una storia di una cena non pagata dal vostro nipote e poi mi son messo a ragionare di cose fra l’economia e la filosofia della scuola di Francoforte, sapete  gli argomenti sulla razionalità della società industriale e l'individuo di Adorno e Horkheimer…

Francesco: Fammi indovinare erano generali di Hitler?

Ingegnere: Assolutamente proprio l’opposto: erano filosofi e studiosi degli anni quaranta e cinquanta del Novecento…

Marco: Lo scusi è ignorante, magari ha fatto due soldi, ha delocalizzato ma non è andato oltre il liceo…

Francesco: Tu non oltre la terza media, ciarlatano; ma ora voglio onorare l’ospite, vedete questo coltellino svizzero.  Adesso vado a scassinare un cassetto di cui la signora mi ha detto e gli prendo il whisky al caro  nipote.

Lo zio Francesco si alza ed esce, Marco e Leandro rimangono soli.


Marco: Lo scusi di nuovo, è un po’ bestia; ma in fondo è buono, talmente buono da essere un po’ scemo. Pensi che i suoi amici ex comunisti una volta  al governo con i bombardamenti intelligenti gli hanno spianato nel 1999  la fabbrichetta di calzature in Serbia. Loro che tuonarono sul comunismo e la resistenza hanno spazzato via l’unico paese comunista davvero nato da una grande resistenza di popolo. Così va il mondo,il malvagio e il demoniaco  restano a galla mentre il povero e l’ingenuo affogano.

Lo zio Francesco torna silenzioso con una cosa sotto il braccio, la mostra è una bottiglia  quadrata.

Francesco: Gente, questo qui si beve il whisky giapponese, roba da non crederci e c’è mezza bottiglia per noi. Roba fina, si sente dall’odore. Minimo cinquanta euro a litro. Ora prendo tre bicchieri.

Ingegnere: Vedo che la generosità con la roba altrui è di famiglia, eppure qualcosa mi trattiene. Ditemi vi prego quale è stata la causa delle vostre disavventure imprenditoriali?




10 aprile 2011

La recita a soggetto: Donne e Soldi


Franco_Allegri

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Dove lo zio Marco e Francesco ragionano di soldi e donne, soldi per le donne ovviamente

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani  preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Non ho altro amico contro la sfortuna che viene dall’aiutare i bisognosi e i tapini che non una massiccia dose di egoistica liquidità. Nel senso di contante. Oggi il denaro liquido lava tutto, anche il penalmente rilevante.  E poi come potrei…Insomma. Come potrei avere successo con le donne se non ci fossero i soldi a tenermi a galla, a elevare la mia figura, a rendermi bello e desiderabile.

Francesco: Sì. In effetti le donne italiane sono sensibili ai soldi, ai terreni, alle case, alla mobilia di lusso, al contante, e alla macchina da signori. Se si è giovani, forti, sensibili, belli, ben dotati di cervello ma non si hanno i quattrini le donne italiane ti ridono in faccia e ti disprezzano. Il denaro è il centro della vita morale e civile del Belpaese e questo solo dona fede, buona riuscita alla coppia, il rispetto degli altri. Tutto si dissolve senza i soldi. Non è più come ai tempi del vecchio, qui l’unico collante delle diverse genti è il proprio arido ed egoistico tornaconto. Una femminina che non prendesse in seria considerazione la natura intima della società in cui vive si troverebbe davanti a una certissima povertà. Che è l’unico male.

I due si stringono in silenzio la mano segno che ora hanno qualche convinzione intima in comune.

Marco: Una donna, magari bella, dovrebbe sempre aver marchiate a fuoco le tre ragioni gravi della povertà in Italia: Malattia, Divorzio, Vecchiaia. Queste sono le gravi disgrazie. Due sono cose che arrivano se non si son fatte prima scelte radicali come uccidersi o metter da parte un ricco tesoretto, ma la seconda. Orrore. Essa è il frutto di un grave errore di calcolo che produce danni a non finire e grane con avvocati e agenti incaricati dei pignoramenti o della riscossione dei soldi. L’essere umano è manipolabile, è una sostanza che può esser trasformata e rideterminata a piacere. Basta avere il potere di farlo. In antico erano i profeti e i re e i principi e i cesari a far questo. Ora sono i nuovi poteri, quelli veri e non i pupazzi che ci fanno vedere in televisione. Banchieri, finanzieri, industriali, azionisti con capitali nei paradisi fiscali, grandi manager finanziari che lavorano per i nuovi imperi emergenti per singole famiglie di ricchissimi sono il nuovo grande, assoluto, dispotico potere. Loro sono il denaro e l’invenzione del denaro. Quindi sono tutte le donne del mondo. Perché la donna sono i soldi che insegue, che brama, che desidera, che vuol prendere e far difendere contro tutto e tutti al suo amante. 

Marco: Non sempre, in caso di un divorzio con molti soldi in gioco ci sono fior di avvocati del diavolo pronti a tutto.

Francesco: Sì, dici bene. Avvocati del diavolo. Pronti a rovinare con le calunnie costruite ad arte un buon padre per un divorzio disonesto e fraudolento. Gente malvagia e meschina. Mica vanno a difendere le disperate brutte e squattrinate al quale il marito violento o ubriaco ha rotto la faccia a suon di calci, o la disgraziata di qualche comunità straniera che è arrivata senza un soldo in ospedale con le gambe rotte chissà da chi. Soldi. Come dar torto alle italiane che bene conoscono questo paese e sanno bene che esse valgono solo per i soldi che possono far girare, manipolare, indirizzare.

Marco: La legge è diventata abuso in Italia, e ogni abuso si trasforma in legge non scritta ma concreta, in fatto banale, ovvio; come l’aria che si respira. Se il denaro regola la vita di coppia, allora il denaro è la coppia, il suo senso, la sua natura intima, la sua legge.

Francesco: Sì, è così. Per questo la mia generosità non è mai andata oltre una certa cifra messa fra il dare e l’avere. Così ho avuto molte puttane fra le mani, nessuna moglie, nessun figlio. Almeno che io sappia. Ma tu che la pensi come me hai messo su famiglia, passi una certa cifra, vai a giro per vederli e poi mi fai questi discorsi giusti e buoni. Di cosa avevi paura? Non rispondi, ti aiuto. Della morte. Perché qui tutti e tutto spariscono. La polvere che si fa vita e storia si trasforma di nuovo in polvere che si dissolve nel nulla, i calcoli spariscono, la realtà si dissolve. Allora uno cede al sentimento, alla paura, alla palese evidenza della sua disgregazione, della perdita della salute e della forza. Alla fine si convince che è tempo di metter al mondo uno che piglia su di sé un cognome e dei beni e della proprietà, per una finzione di continuità della propria vita o forse. Forse a voler andar fino in fondo alle cose per urlare il suo disprezzo per una condizione umana votata alla dissoluzione, alla degenerazione, alla rovina personale e collettiva.  Per fare figli ci vuole una donna, ecco l’infinito ricatto, ecco tutto il segreto dell’amore: la necessità di essere e di fingere. Io sono diventato un mentitore professionale inseguendo le donne e questa grande illusione dell’amore.




1 aprile 2011

La recita a soggetto: Malocchio&Politica


per approfondire


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco chiude il giornale, lo piega in quattro parti. Lo mette al posto. Francesco si avvicina. Siede accanto a lui con aria amichevole.

Marco: Non si è ancora detto nulla sulle sfortune della famiglia. Quelle vere.

Francesco: Intendi le donne, l’eredità, questo casino del nostro nipote?

Francesco si guarda i piedi come se volesse sottrarsi a un confronto.

Marco: Donne e politica ecco le jatture della nostra famiglia. Un malocchio ti dico, roba da esorcista, da consulto presso il mago egizio di Livorno…

Marco: Quello etrusco di Cerreto no… è pure meglio fa anche le divinazioni elettorali. Ci piglia.

Francesco: Già… è vero. Ma è sempre la stessa storia qui in Italia. Il ricco è amato dalle donne, sempre e comunque. Si tratta di una regola generale in Italia, è un dato di fatto necessario e  ordinario, una questione di continuità culturale. Se nel remoto passato c’era la dote oggi c’è l’insieme dei beni e dei denari. La coppia è una questione di cassa, di dare e avere. Perché stupirsi se nel momento della difficoltà economica le donne in questa casa come altrove hanno mollato amanti, amici, e fidanzati. Stupirsi è stupido in questo caso. Certo il nostro nipotino potrebbe scrivere un libro illustrato: “Le donne della mia vita” con il seguente sottotitolo “tante coi soldi, poche senza”. Per me il discorso è tutto qui. Non c’è altro. Non può esserci altro nel Belpaese.

Marco: “Massì che c’è altro!”. Iniziamo a dire che la politica porta disgrazie e lui ha voluto far quella pazzia dieci anni fa di aderire a quel partito dell’Asinello che poi è sparito, si è fatto pure eleggere al quartiere, giusto per farsi nemici e complicarsi la vita. Poi si stupisce se Comune  e Provincia si ricordano due o tre volte l’anno di lui e mandano i controlli. La politica attira il malocchio, non ho dubbi. Io che sono un qualunquista, menefreghista, razzista, bellicista e non ho impegni e tessere avrò avuto in dieci anni una, due, tre ispezioni. Nonostante ciò ho inquinato, fatto i fatti miei, sfruttato la povera gente che lavora qui e in altri paesi, lavorato per conto di gente impresentabile, ai confini della decenza e  della legalità. Eppure, nessuno mi chiede nulla. Ma pensa te! E questo accade perché credo alla magia e so che il malocchio va prevenuto. Le negatività magiche e mistiche emergono quando si fanno le manifestazioni, gli scioperi, i casini di piazza. Per chi poi? Per arabi strani, per i negri, per i giapponesi o i cinesi o chissà che cosa, o peggio per i disoccupati e le famiglie disperate in Italia. I fatti propri occorre farsi. Se uno è generoso con il proprio tempo, con il proprio denaro, se fa elemosine, se crede in valori diversi da quelli che martella ogni giorno la pubblicità commerciale, se lavora a gratis per i giovani, per i disoccupati, per i poveri è certissimo che sarà visto con grandissimo sospetto dalle ragazze e dalle donne italiane e dalle forze di polizia. Poi è chiaro che su di lui cade il malocchio, la sfortuna, le…

Francesco: Ispezioni della provincia, dei vigili del fuoco, della polizia municipale e della finanza… Il malocchio. Senza dubbio. Malocchio che nasce dal farsi del male occupandosi magari del disagio giovanile. In un paese dove i signori che ci governano vogliono vedere un solo tipo di giovane  maschio o femmina che sia:”i  figurini della pubblicità commerciale vestiti alla Statunitense”. Certo che impegnarsi con la politica per i giovani e i disoccupati ha calamitato sul nostro nipotino gravi segni di negromanzia. Di sicuro per sua colpa ha suscitato l’invidia e l’odio di gente cattiva, che fa magia, magia nera. Con la sola forza del pensiero evocano e materializzano la delazione anonima, la telefonata del confidente, della spia rionale o condominiale. Davvero gente malvagia. Che fa commercio con i demoni. Come certi architetti, avvocati, medici, notai pronti a far la spia, a vendere i segreti del cliente ai suoi nemici magari per un conto non pagato o per un regalo mai ricevuto. Davvero il malocchio pervade tutta la vita civile e la gente perbene, i giovani imprenditori, i piccoli commercianti lo subiscono con rassegnazione e fatalità religiosa. Ma il nostro ha voluto strafare, non si è mosso, ha fatto casino, non ha piegato la testa. Ed ecco che arrivano gli accertamenti, i controlli, le ispezioni, le delazioni anonime, i bigliettini minacciosi nella cassetta delle lettere, i finestrini dell’auto rotti e altre cose simili. Una sfortuna dietro l’altra. Ma non è persecuzione, non è che ha pestato i calli  a qualche illustrissimo presidentissimo d’Italia o della provincia. Si tratta di magia nera, di qualche amuleto, di qualche fattura messa in piedi contro di lui.  Ad esempio che bisogno aveva di far una lotta politica per il centro giovani. In un quartiere del cavolo. Maledetto da Dio, un quartiere dormitorio costruito con cemento marcio e il compensato negli anni settanta per mettere la feccia che lavorava in fabbrica e  veniva sfruttata nell’industria alimentare sotto un tetto? A nessuno! Solo a lui. Non è arroganza, non è ignoranza, non è idiozia,  è  magia. La fattura maligna della gente invidiosa ha spinto il nostro nipote a rovinarsi. Sì.  La magia è una cosa seria, palpabile, sincera. Ma è anche e soprattutto malocchio se è volta verso il male e il procurar sciagure. Che frega al quartiere se i giovani si drogano, rubano, scippano, s’alcolizzano, s’ammazzano con la corda ben tesa o disintegrandosi contro un muro di notte. Nulla. Chi ha i soldi è vecchio, è anziano, è terrorizzato dal futuro e i giovani sono la sua cattiva coscienza, il segno giusto e retto del suo fallimento civile e morale e della sua prossima dissoluzione fisica in una tomba. Il giovane non viene  a continuare l’opera del padre o del nonno ma a smentirla, criminalizzarla, smantellarla, denudarla  con suo essere atto di cinico egoismo. Egoismo generazionale che ripete la cattiveria degli antenati e annunzia la malvagità dei nipoti. Come ha da essere qui sul pianeta azzurro dove tutto tende alla morte e ogni cosa trova la sua punizione in modo che la vita possa risorgere dentro un ciclo continuo di dolore e vita che si perpetua nel fluire del tempo cosmico. Come può chi fa politica con i giovani non subire il malocchio portato da gente anziana che sa di essere in torto e di dover prima o poi esser costretta a subire l’abiura e il disconoscimento del legame di sangue da parte della propria discendenza. L’Italia è fatta di famiglie e nelle nostre famiglie il coltello più grosso con cui si taglia di più e si colpisce di più i propri familiari per farli restare al loro posto è cosa che hanno in mano gli anziani, i vecchi e le vecchine che fino alla morte si tengono ben strette le loro proprietà che sono tutto ciò che esiste e che dà senso alla vita.Sono la vita, a pensarci bene.

Marco: Finalmente parole sensate. Era ora. Il malocchio ha punito con durezza la nostra sfortunata famiglia. Chi come me secondo giustizia ha sempre espresso un egoismo proprio assoluto e monarchico ha fatto il bene di tutti. Chi come il nostro nipotino sciagurato si è dato da fare per gli altri ha aggravato l’equilibrio e ora la sfortuna osserva questa nostra sfortunata casa.  Forse con un paio di benedizioni pasquali chissà, magari la cosa va  accompagnata con amuleti e riti di maghi professionisti. Del resto non si può pensare che in una Repubblica bene ordinata come la nostra certe sciagure siano pilotate, create ad arte, o peggio siano  frutto di delazioni anonime e telefonate confidenziali ai dirigenti dei competenti organi di controllo. Quindi è nella magia e nel mistero la ragione di tanta disgrazia. Ma mi chiedo è giusto dire senza giri di parole questa cosa e questo nostro pensiero al Vince?

Francesco: Scusa fratello, ma in fondo:” che ce ne frega”? Se  c’è da pagare per togliere il malocchio alla casa e alla famiglia perché deve toccare a noi? Paghi lui e arrivederci e grazie!

Marco: Una seconda cosa giusta, questa notte che avanza porta consiglio. Trovo aria di famiglia.




17 febbraio 2011

La recita a soggetto: il molle e il marcio

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Via dal paese dei ciarlatani


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Vedo che i miei ragionamenti sui massimi sistemi non interessano, ma cosa vorresti sentire? Son curioso.

Francesco: Vorrei un po’ di responsabilità e di autocritica. Tu e il caro Vince siete dei disgraziati sempre pronti a far castelli in aria e a dar la colpa agli altri se le vostre follie e ambizioni si rivelano frutto di allucinazioni verbali e pseudo-intellettuali. Certo chi è giovane ha qualche ragione dalla sua. L’età, gli ormoni, l’amore, la cattiva televisione, la pubblicità commerciale, la fidanzata, gli amici. Che ne so... Per certo è quasi ovvio che chi è privo di protettori e di denari in questo paese italico dove il denaro è tutto ed è l’assoluto, è il Dio delle donne s’ingegni, cerchi una sua strada, provi a cercare protettori e amici potenti, e di solito i giovani le provano tutte. Del resto c’è una sola vita  e se non si afferra il denaro che è tutto si muore due volte. La prima volta per ragioni ovvie e naturali, la seconda perché si è sofferto e si è patito e si è mancato l’incontro con il benessere e con la felicità che solo ed esclusivamente il Dio-denaro può concedere ai vivi. Il denaro è tutto in Italia. E’ il caldo e il  freddo, il bene e il male, il colpevole e l’innocente, il torto e la ragione, è il governo o l’opposizione, è Dio ed è il diavolo, è la donna con l’uomo o è la verginità, è  la nascita e la morte, le tenebre e la luce. Non biasimo chi cerca di afferrare dalla vita la vita ma tu e lui mi fate incazzare, sì proprio così. Sembra che il mondo sia sempre brutto, sporco e cattivo, siete gonfi di rancori e di malafede. Il mondo non è brutto, sporco e cattivo è sempre e solo in vendita.

Marco si alza e inizia ad andar su e giù cinque o sei volte, è irritato, cerca di controllarsi, di evitare gesti inconsulti. Francesco si alza e si mette a metà del corridoio. I due sono uno davanti all’altro fermi. Si fissano. Poi si rilassano.

Marco: Ma che cavolo dici…Il Dio-denaro. Mi sembri pazzo. Ma ci credi davvero? E se così fosse cosa  è questa cosa forse è male? Io penso di no. Semplifica, risolve rende netto il discorso sul mondo. La gente guarda la televisione, crede alla pubblicità, ama i soldi e la roba di lusso… E normale. Un essere umano ordinario, il tipo normale, banale, timoroso della fede dei padri e della legge è materialista, egoista, razzista, cinico, spietato e un po’ puttana, tanto ladro e se serve assassino e sadico. Nessuno nega questo fatto, tranne demagoghi e mestatori e sovversivi.

Francesco:  Ma rilassati e butta giù per lo scarico del cesso lo schifo che ti hanno messo nel cervello i demagoghi della televisione e della pubblicità, la paura dei rossi, i falsi sindacalisti, i cialtroni, gli sfaticati. Feccia umana buona solo a vendere il paradiso in terra un tanto al chilo. Come credi che funzioni? Funziona così nell’essere umano ci sono dei bisogni che permettono ad esso di vivere: la vita sociale, l’amicizia, l’amore per la donna o per i figli, il successo personale, l’orgoglio, il viver bene, il desiderio di possesso, la vanità, il desiderio di esser superiore agli altri e la fame, la sete, il caldo,. Il freddo…  Quelle canaglie lo sanno benissimo e martellandoci la testa con la pubblicità commerciale, con i telefilm, con la televisione ci mostrano un mondo umano di gente che arriva al successo, alla felicità, al benessere, all’armonia con gli altri e la natura attraverso l’acquisto di merci. Ecco che il denaro diventa ciò che tu dici ossia il freddo e il caldo, il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, il torto e la ragione. Ma non è la realtà, questa cosa è l’illusione è un miraggio, una distorsione dei fatti, e questi signori ricchi e malvagi son o dei mistificatori e dei delinquenti che producono infelicità, risentimento, smarrimento, caos mentale. Io lo so bene che pochi possono essere i ricchi e quasi nessuno ricchissimo. E sono questi quasi nessuno che hanno il vero potere, le ville, le donne belle e disponibili, i garage con  le macchine di lusso e d’epoca, le vacanze in luoghi esclusivi, le barche a vela, la servitù, le banche, le aziende, i politici a libro paga.

Marco: I pochi ricchissimi contro i molti, che fai il comunista?

Francesco: Comunista un corno!  La realtà è la realtà. Il sistema del capitalismo, perché è così che si chiama, vuole pochi ricchi e molti poveri, il capitale per essere produttivo e riprodursi attraverso affari e investimenti deve esser concentrato in poche mani che l’indirizzano e lo moltiplicano. Se questo manca non c’è capitalismo e quel che si produce nella società umana invece di concentrarsi si diffonde e si spande fra tutti creando economia di sussistenza.

Marco: E ti fa così schifo un sistema che ha creato questo mondo. Ferrovie, megalopoli, viaggi sulla Luna, aerei, satelliti,ospedali, medicine, internet, videogiochi, ferrovie. Tutta la civiltà in sintesi!

Francesco: Ci vivo, ci vivo anche bene. Quando mi cadono in mano i soldi. Ma non sono così cretino da pensare che questo potere sia stato creato per me o per la mia felicità. Esso esiste e si sviluppa per metodi e fini che sono estranei e alieni rispetto alla mia vita e forse anche ai destini dell’intera umanità. Il sistema non pensa ai singoli e forse non pensa nemmeno ai molti ma pensa a se stesso e da se stesso trae potenza, fede e legittimità. Perché così tanta pubblicità, perché questo martellare fin dall’infanzia, perché creare il consumatore, il debitore, il giocatore.  Perché noi non siamo il sistema anche se ne siamo parte. Il sistema è dentro di noi perché ci strappa l’anima e fuori di noi perché segue la sua natura aliena. Per alieno intendo estraneo all’umanità, non sono un visionario che vede marziani dietro i muri di casa o mostri che escono dalle pareti.

Marco: E già, si rischia davvero di scambiare le tue visioni e le tue turbe mentali per cose vere e strane. Tu scappi dalle tue responsabilità. E non ti chiedo per amor della famiglia dei soldi, dell’eredità, e del resto che ti sei pappato... No! Ti conosco. Tu ti nascondi dietro a un dito.

Francesco: Ipocrita, malvagio… Come osi parlar di morti in questa casa. Io ho fatto e faccio. Sono   imprenditore, sono il virtuoso, sono il generoso, sono il tipico uomo buono e felice che dispensa il suo. Tu mi critichi ma non hai argomenti. Sei migliore di me? Per due o tre soldi in più sfruttando dei disgraziati per conto di terzi pensi di essere migliore. D’accordo hai fatto il tuo, hai ben servito i soci, il padrone di turno, il sistema, il meccanismo dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Allora? Che credi  di aver fatto? Sei stato alle regole, e non ragioni, non pensi, non crei te stesso.

Marco: Ipocrita, falso, fariseo. Se questa non fosse la casa…

Maledetto cosa mi fai dire. Sono nel sistema e  allora! Sei meglio tu. Con un piede dentro e uno di fuori. Credi che non lo sappia. Tu critichi la mattina quel che fai di notte. No meglio esser dannati se proprio questa è colpa, ma so che non lo è. Essa è legge pura e limpida di sopravvivenza. Fare il male, se così è, oggi consiste nella sopravvivenza. Come posso da solo affrontare un mondo umano che mi loda,  mi seduce, mi onora, mi dà degli ordini, mi premia e talvolta mi punisce .

Francesco: Dici bene. Mondo certamente… Mondo, sì ma umano proprio no. La civiltà industriale si mostra a me per ciò che è un Dio alieno e straniero che scaccia la nostra tradizione e ci impone un culto che è vissuto quotidiano, atto del vivere, del mangiare, del bere, perfino del pensare la propria vita. Io non sono malvagio, o ipocrita, o corrotto. Sono complice perché in fiondo mi piace così. Un complice che ha capito e forse è vile perché ama la vita comoda, i soldi, i pasti fatti bene, le donnine disponibili per una modica cifra, i sorrisi ipocriti di camerieri e segretari di ricevimento e cassa negli alberghi a quattro stelle, la gente da vessare perché a libro paga. Sono molle e un po’ marcio.





10 febbraio 2011

Il Fascista Immaginario: un lavoro, una fede

Il 
geotermico: ottenere energia dalla Terra

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Lazzaro: D’accordo. I soldi, il potere, la roba, l’appartamento. La macchina, le donne… Le genti d’Italia sono diverse ma tenute assieme dall’avidità e dalla paura; se fossi un filosofo antico direi che l’anima dei nostri è profondamente malata. Ha perso la parte razionale e si è dissolta quella legata all’orgoglio marziale e alla volontà di potenza, è rimasto solo desiderio, brama, delirio, cupidigia. Ma come se ne esce, e a titolo personale… Come vedi tutto questo. Come è possibile uscirne e altra domanda fondamentale quali sono, se ci sono, le leggi che regolano questo sistema; perché uno schema, un canovaccio deve pur esserci.

-          Sergio: Il mio secondo lavoro semplifica queste domande.

-          Lazzaro: Voglio saperne di più, parla…

-          Sergio: Funziona così. Ho bisogno di soldi, servono per il mio primo lavoro. Ricambi per il veicolo, benzina, assicurazione, qualche spesa imprevista e poi le spese per me. Mi sono accorto dell’infelicità di tanti che non riescono a vivere in un Belpaese ormai colonia celebrale dell’Impero Anglo-Americano. Loro sono le teorie dominanti in economia, loro è la concezione criminale di un libero mercato che spacca la comunità nazionale, loro la visione scellerata di far delle nostre città e paesi la ripetizione grottesca e apertamente empia  della Torre di Babele dove i popoli erano associati fra loro parlando la lingua del despota orientale che l’aveva creata. Sono stranieri come mai li abbiamo conosciuti in questa nostra penisola, neanche i turchi sono così diversi da noi come questi inglesi e questi statunitensi. Alieni. Quindi qualcuno un giorno mi ha messo una pulce nell’orecchio e mi ha detto come sarebbe bello ritornare ai vecchi tempi, fare come i rossi che hanno i loro modi di ricordare, di star assieme, di metter in scena la loro lotta armata e la Resistenza. Anche se devo dire che quest’ultima parola di solito non la uso e non ha per me lo stesso valore di chi solitamente la pronuncia.

-          Lazzaro: Credo di capire purtroppo. Questa è una reazione, solo che invece d’essere pubblica è di carattere privato e con finalità di lucro. Ho capito bene. Siamo alle solite. Vi nascondete dietro a un dito. Certo per me è facile capire. Questa destra ripulita, in giacca e cravatta, con dirigenti che parlano inglese o peggio che fingono di farlo non può rimettersi la camicia nera…

-          Sergio: Come no! Il nero si addice a camerieri e gente di servizio come i maggiordomi, quindi possono benissimo vestir di nero quando si ritrovano con i grandi  finanzieri, con i CEO delle Multinazionali, con i direttori di banca, con i generali stranieri, con i capi della massoneria, con illuminati, sacerdoti e altro ancora. Ma un giorno finirà questo Purgatorio punitivo e ciò che ha natura propria ritroverà la sua strada. Per me è legge di natura.

-          Lazzaro: Che situazione assurda, il fascista immaginario è più estremista di me e per certi aspetti ancor più anticapitalista e antisistema. Peccato ami le divise, i pestaggi, la polizia, le armi da fuoco.

-          Sergio: Come credi che arriverà la tua Rivoluzione…Il tuo popolo al potere…Con le belle parole, con le libere elezioni, con qualche predicatore da piazza, con qualche editoriale in un giornale pagato da banche e capitalisti, con il casino in pazza o i Social Forum?

-          Lazzaro: Non ho dietro di me l’Armata Rossa, e devo dire che non è poi un buon affare andar dietro ai carri armati e ai generali. Ma dimmi piuttosto cosa fai quando ti cali nella tua parte. Quello che fai mi sembra una cosa a metà strada fra il gioco di ruolo e il teatro a domicilio.

-          Lazzaro: Vado con ordine. Così è tutto più facile. Di solito la sera o di notte arriva una telefonata. E’ il cliente o un suo amico. Fissiamo l’appuntamento e di solito il prezzo. Poi al momento opportuno, una o due ore prima di andare in scena mi faccio un caffè doppio, capelli corti o rasati ovviamente, vestiario comune e quel che serve in un sacco o meglio ancora in uno zaino di vecchio tipo. Poi arrivo dal cliente con il furgoncino, di solito per non dare nell’occhio uso abiti da lavoro e delle grosse borse come quelle da operai, come se dovessi andar in casa a far un lavoro alle tubature o aggiustare dei fili elettrici. I vicini se ci sono e scrutano pensano che sia stato chiamato il garzone di un muratore o l’elettricista. Arrivato in casa mi presento e mi scuso per gli abiti, specie se la casa è di lusso. Ma la clientela capisce al volo. Di solito son gente di media o alta borghesia e non ama la pubblicità. Certo per la mia salute preferirei far queste cose allo stadio o in qualche piazza rionale, ma non è possibile e poi ho bisogno di soldi. Nella casa è sempre presente una stanza libera che può essere sgombrata o allestita in pochi minuti. Basta poco, un quadro, delle bandiere, qualche cartone pieghevole dipinto, un cimelio. Alcuni clienti hanno divise e oggetti d’epoca e così spesso sono loro a metter a disposizione quanto serve. A quel punto parto con la musica. Discorsi del Duce o qualche inno del periodo. L’importante è far la magia, montar bene la scenografia, illudere che siano nel 1923, nel 1933 o nel 1943, che il tempo si è fermato, che l’Italia è tornata indietro ed è ancora Impero, senza  questi stranieri che vengono dall’Oceano Atlantico. Dopo a seconda del cliente inizia la mia opera. Discorsi di carattere storico, encomi, lodi di eroi, lettura di bollettini di guerra trionfalistici, elogio del Duce e della sua opera. Di solito non è bene insistere sul fascismo, la clientela preferisce che si parli bene del Duce. Il fascismo in fondo come regime totalitario ha mancato il suo destino e non ha vinto la guerra. Qualcuno vuole la drammatizzazione, in un paio di volte ho dovuto rievocare la cattura del Duce da parte dei traditori e la sua liberazione grazie ai paracadutisti germanici. Quando il pubblico si è commosso capita quasi sempre che qualcuno dia in escandescenze, che deplori l’Italia, che urli il suo odio per questo ordine di cose. Non so se capita anche a voi ma vedo che questo capitalismo selvaggio e distruttivo delle identità popolari e nazionali è proprio odiato.

-          Lazzaro: A chi lo dici…Questo almeno lo capisco. Lo capisco bene.

-          Sergio: Quando vedo che la situazione è calda e il mio piccolissimo pubblico è carico scatta di solito la rievocazione dei successi del Duce, se posso con i filmati d’epoca, l’elogio della persona, il tributo di fede alla sua figura, poi c’è la conclusione… Nella quale deploro la sua fine, ingiustizia che è caduta sopra di lui, talvolta parlo male anche dei nazisti che non hanno capito nulla. Sono più copse nello stesso tempo: fanatico fascista, attore, ciarlatano, scenografo, imbonitore, propagandista politico, estremista e il tutto in circa quarantacinque minuti. Eppure non mi sento un criminale, vedo che alla fine la clientela sta meglio, si sfoga, ricarica le pile psicologiche. La mia è una cura dell’anima. Anche se devo dire che in tanti apprezzano i racconti delle imprese militari, dei bombardamenti fascisti su Londra e sulla Spagna Anarco-Comunista o la storia della crociata antibolscevica del 1941, o la lotta antipartigiana in Italia. Io del mio repertorio amo ricordare tutti gli stranieri inglesi americani ammazzati in Africa e Sicilia. Ma mi rendo conto che la clientela ha mandato i figli a studiare nei college o a frequentare i master o come diavolo si chiamano i corsi post-universitari anche fanno gli stranieri, qualcuno fra i loro parenti o la loro prole vive a Londra o negli USA e lavora per le corporation di quelle genti. Quindi devo come dire censurarmi o non insistere troppo. Certo è che è una roba da non credere, chi ha distrutto il fascismo sono stati gli eserciti dell’Impero Inglese e Statunitense spesso formati da popoli che vivevano nelle colonie o in paesi succubi. Ma finirà. Prima o poi schianteranno questi stranieri odiosi, perderanno una delle loro guerre magari una grossa e il velo che le genti d’Italia hanno davanti sui squarcerà e le nostre genti abbandoneranno questi stranieri e abiureranno la loro fede mercenaria e interessata in quella civiltà.

-          Lazzaro: Questa è fenomenale. Tu sei più di quel che dici di essere. O sei un profeta si sventure e o sei un visionario, oppure sei un folle che s’accompagna a gente psicologicamente malata . Come molti studenti di famiglie povere o di ceto medio sei sprecato in questo paese.

-          Sergio: Sai una cosa. Non vedo vera e autentica felicità intorno a me, e non è solo un questione di quartiere, di soldi o di frequentazioni. Alle volte sono io che ho bisogno di ricaricare le pile psicologiche, il cliente spesso mi paga per qualcosa che farei comunque, proprio così…





22 gennaio 2011

Il Belpaese: Scala Sociale

Il 
geotermico: ottenere energia dalla Terra

Le Tavole delle colpe di Madduwatta: Secondo Libro

IL BELPAESE E LE SUE PAURE NASCOSTE: Scala sociale

Il Belpaese è nei fatti popolato da una maggioranza di umani che sono dipendenti per stipendi e salari dallo Stato o dai privati. Quindi la maggior parte degli italiani non sono imprenditori, manager, liberi professionisti.  Ora capita che su tutto il Belpaese cali una forma di persuasione pubblicitaria, televisiva, cinematografica che individua proprio nelle minoranze di ricchi che sono in alto nella scala sociale la miglior forma di vita sociale in virtù della loro capacità di accedere a beni di consumo superflui. Quindi tutti coloro che vivono al di fuori della ricchezza ostentata, della notorietà televisiva o politica e dei privilegi presi con l’astuzia o ereditati cadono nella condizione di esseri grigi, anonimi, ignoti ai più e in generale di stipendiati, di essere a modo loro lavoratori.   Si tratta delle forme visibili della scala sociale di oggi, in essa gerarchie antiche vengono dissolte e spariscono e nuove caste di ricchissimi e nuove categorie di potenti s’innalzano. Oggi nella scala sociale ai livelli più alti si presentano facce nuove  e nel loro essere novità spaventano e turbano i molti, il tutto nell’indifferenza arrogantissima e crudelissima di chi vive di politica e ormai da decenni è estraneo alla storia e alla vita delle diverse genti d’Italia. La nostra politica di professione è fatta da specialisti del consenso e della mediazione sociale e legale, esseri estranei alla sofferenza e alla quotidiana fatica di milioni d’italiani. Queste minoranze che fanno della rappresentanza politica una professione lucrosa si rivolgono all’elettorato per ragioni di consenso, di voti referendari, di conteggio fra di loro per dividersi posti elettivi e cariche di responsabilità.  Tuttavia alcuni fenomeni turbano la sicurezza relativa di chi vive di politica e dei ceti professionali o parassitari miracolati dall’iniqua redistribuzione della ricchezza e del carico fiscale creata ad arte dal sistema sociale e politico. Nella scala sociale nostrana da un paio di decenni fa capolino l’immigrato di colore o asiatico che è diventato piccolo imprenditore e talvolta assume perfino personale italiano o è in grado di fornire merci e servizi diventando così un soggetto importante dei fatti sociali ed economici di un territorio. Questo accade con regolarità in Veneto e in Toscana ma sono sicuro che altre regioni sono interessate da questo fenomeno, e così l’altro ascende nella scala sociale e sotto di lui milioni di umani originari da più generazioni del Belpaese che si trovano scavalcati e non sanno che cosa pensare o cosa raccontare a se stessi e agli altri. Per chi scrive il razzismo nostrano è principalmente, ma non solo perché è una massa informe di fenomeni diversi, il terrore di vedersi travolti dall’altro che ascende e lascia indietro chi da secoli è presente sul territorio con la sua famiglia e le sue storie. Una vertigine prende lentamente e inesorabilmente le genti del Belpaese che voltandosi indietro con la memoria osservano il passato dell’infanzia e della gioventù e non ne trovano più traccia in questo presente che ha forse l’unico merito di aver dissolto le troppe illusioni inquinanti del passato. Così persa la continuità con il passato anche in relazione alla scala sociale e la speranza in un Belpaese che assunto una forma inedita e non voluta resta solo la concretezza dei soldi, dei terreni, delle case, dei fabbricati e capannoni posseduti.  Alla fine il nostro popolo si conferma permeato da brama di cose materiali e di piaceri misurabili in termini di denaro contante. La sua natura collettiva sembra nel complesso estranea a qualsiasi astrazione spirituale o metafisica, a qualsiasi giustizia che non sia misurabile in denaro contante, a qualsiasi potere che non sia espressione di una forza fisica e coercitiva presente e forte. Ma quanti si sono abituati a vivere nelle certezze e nelle rendite di posizione del Novecento dovranno subito far i conti con questo pesantissimo nuovo millennio che si presenta dissolutore di tutte le antiche illusioni del passato e permeato di minacce e inquietudini apocalittiche. Quando la crisi comincerà a determinare il volto delle presenze sulla scala sociale del Belpaese quel che sarà dell’Italia sarà qualcosa di estraneo alle vicende dei padri e dei nonni, l’altro avrà modificato in profondità la natura stessa della composizione sociale e personalmente stimo anche delle ragioni intime dell’attribuire senso a questa vita. La scala sociale diversificata con l’apporto delle nuove comunità porterà anche nell’immaginario collettivo le ragioni intime e vitali degli altri e le genti difformi e disperse del Belpaese saranno forzate a determinare che cosa sono e cosa sono state e cosa vogliono essere in futuro. La scala sociale non è più un fatto dei soli italiani-italiani ma oggi appartiene anche all’Italiano-Marocchino, Italiano-Cinese, Italiano-Filippino, Italiano-Rumeno ecc…

La fortuna di nostri che vivono di politica è che la maggior parte delle genti del Belpaese che hanno l’abitudine di votare non ha ancora capito questa cosa e pensano di vivere nel 1986 o giù di lì, dentro l’Italia dei sogni impazziti. Una bella fortuna davvero per costoro.

IANA per FuturoIeri






24 dicembre 2010

I miei viaggi di ieri, oggi, domani: L'Italia del lontano futuro II



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

I miei viaggi di ieri, oggi, domani: L’Italia del lontano futuro II

I miei lettori attendono, temo infastiditi, il mio scritto sul viaggio immaginario nell’Italia del Futuro ormai liberata dal troppo male che abbiamo incolpevoli ereditato dal Novecento. Ero rimasto a metà con il discorso sulle forze armate e sullo spirito equo e marziale del popolo. Ebbene questo fatto è da collegarsi alla ordinaria e banale gestione della cosa pubblica. Che cosa c’entra? C’entra. Il disordine portato dal Novecento aveva creato una situazione tremenda e quel che era necessario come manutenzione e conservazione era trascurato, ciò che era straordinario era atteso e benvenuto specie se catastrofico. Questo era dovuto a una concezione criminale e criminogena che le minoranze al potere avevano della cosa pubblica, l’idea era di speculare sul bisogno e sulla necessità, sulla paura e sull’emergenza. Così alluvioni, attentati,terremoti creavano nuove occasioni di metter in piedi appalti truccati, distorsioni di fondi, leggi straordinarie, incarichi, stipendi e talvolta perfino di non tenere in nome dell’urgenza le gare d’appalto. Era una cultura politica sciagurata che creava occasioni per gruppi di delinquenti, faccendieri, malavitosi e perfino mafiosi. Questo disgregava l’unità della civiltà e distruggeva la concordia e quel minimo di civile esistenza trasformando la politica in una estensione della cultura criminale e le diverse genti d’Italia in complici del sistema affaristico e della cultura criminale. Per questo in questo presente per preservare l’identità delle genti del Belpaese si è giunti dopo molti scandali e disordini a un sistema trasparente  e retto di gestire le grandi spese come la manutenzione dei giardini pubblici in qualche comune o periferia.  Infatti si era osservato come la guerra mercenaria e l’uso di eserciti al soldo fosse parte di una logica che portava fuori dalle competenze dello Stato attività e prerogative che erano le sue e la cui sostituzione attraverso l’affidamento al mercato era catastrofica. La logica che spingeva certi Stati a vocazione imperiale ad usare compagnie di servizi, di trasporto, di creazione di eserciti chiavi in mano per risolvere i problemi logistici degli eserciti e le fasi di combattimento era la stessa che creava la grande corruzione nel sistema degli appalti pubblici: la delega dell’appalto senza un vero controllo.  In guerra non può esserci un controllo essendo che il disordine e l’area di ambiguità e di segretezza dei conflitti difficilmente potrà essere illuminata dalla pubblica opinione o da qualche inchiesta. Per questo in questo presente così lontano le genti del Belpaese hanno di nuovo caricato su di sé tutto il peso delle diverse fasi del conflitto. Si tratta di un principio:  ciò che rappresenta tutti è di tutti. Il fatto militare essendo decisione politica della Nazione e segno di una civiltà propria è cura comune di tutta la popolazione e per questo a rotazione le genti che lavorano in alcuni settori lasciano i comuni impieghi civili per farsi carico di quelli militari, questo crea una forza meno professionale ma che ha il vantaggio  di essere parte integrante della popolazione che l’esprime creando una coesione forte fra politica estera del governo e la totalità delle genti del Belpaese. Inoltre questa identità porta a un controllo forte della pubblica opinione sui fatti e le attività della politica estera, si evitano così gli scandali del trovar pubblicate sui giornali o sulla rete le notizie poco edificanti che riguardano attività diplomatiche spregiudicate o azioni di provocazione o di sostegno a regimi dispotici o criminali. La trasparenza e la libertà con cui si esprime il voto e il consenso hanno fatto sì che l’esterno e l’interno della politica si toccassero in una logica di mutuo sostegno nella quale la giustizia nella politica estera è il riflesso della trasparenza e dell’equità dei meccanismi di  funzionamento della macchina pubblica. Da qui deriva la magnificenza delle grandi opere e la funzionalità e l’eleganza di quanto appare minore come costruzione o manutenzione ma è parte del quotidiano di chi vive nella penisola. La volontà generale ormai ben supportata ha fatto sì che il Belpaese potesse esprimere un a sua immagine di civiltà aldilà degli stretti confini. Liberata dal peso opprimente delle mafie e delle consorterie affaristiche della morta politica la Civiltà italiana ha saputo trasformare le sue attività militari all’estero in espressioni di sé medesima; questo ha portato e porta molta simpatia  e stima universale e buoni profitti nel commercio. Infatti dal decoro e dalla giustizia applicata a se stessi la civiltà italiana trae la forza per affrontare ogni giorno i disordini del mondo umano e le catastrofi naturali mostrando ad altri popoli una visione dell’uomo liberata dalla pulsioni distruttive della civiltà industriale. Così forti di un sapere civile e politico risorto a nuova vita  e liberi dalla prepotenza straniera grazie a forze armate proprie le genti diverse del Belpaese sono integralmente responsabili verso se stesse e non devono più prender ad esempio di civiltà e moralità strani comportamenti forestieri o peggio l’oscurità concettuale e ipocrita di bizzarre credenze religiose venute da lontano.

IANA per futuroIeri




18 dicembre 2010

I miei viaggi di ieri, oggi, domani: L'Italia del lontano futuro

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Le Tavole delle colpe di Madduwatta

I miei viaggi di ieri, oggi, domani: L’Italia del lontano futuro

I miei lettori sanno quanto sia molesto nel mettere alla prova la loro pazienza con le mie considerazioni più o meno futuristiche, strane, profetiche, metafisiche. Quindi li esorto a sopportarmi anche stavolta. Scriverò infatti di un viaggio non fatto, ma possibile solo come esperimento di pensiero e fantasia; qualcuno direbbe fantasia malata. Viaggio nella mia Italia di un Remoto futuro, luogo utopico dove il male di questi anni si è dissolto e il Belpaese torna ad essere dopo due millenni una civiltà unitaria, reale, potente, in grado di esercitare un potere proprio sul mondo umano e naturale  per sua scienza, capacità, volontà. Quindi qualcosa che oggi è ben oltre la comune capacità di capire, di decifrare, d’interpretare. Per prima cosa inizio a scrivere che l’Italia che sarà vedrà sparire una delle cose più orrende di queste Repubbliche ovvero il calcio professionistico. Gli stadi cittadini sono demoliti o riconvertiti a miglior uso. Tale vizio coltivato dalle genti del Belpaese portò per anni i segni della volontà di degenerare il proprio pensiero ragionando di cose senza senso come i patroni delle squadre di serie A, i colori cittadini, i deliri per il calciomercato, lo sfogo isterico delle partite, le passioni per le finte vicende sentimentali dei calciatori illustri. Data la corruzione mentale generalizzata portata dal fenomeno esso fu lentamente ma inesorabilmente dismesso e abiurato con forza dalle genti del Belpaese le quali non avevano più bisogno di un distruttore culturale di massa così tossico e nocivo, le squadre furono così sciolte, le bancarotte delle medesime portarono a pesanti condanne detentive e al risarcimento dei danni morali e materiali che questa cosa strana e pazza aveva provocato nel Belpaese. Qualcuno si suicidò togliendo il disturbo e alleggerendo la civiltà dal suo inutile peso corruttore. Il posto degli Stadi è stato preso da grandi apparati museali  nati con l’intento di divulgare la conoscenza delle scienze umane e naturali e i padri di famiglia invece d’iniziare i figli al delirio campanilistico e irrazionale oggi portano la prole a formarsi una mentalità aperta alla curiosità, allo studio, alla conoscenza. Questa novità è un grande beneficio alle genti disperse del Belpaese che trovano così la forza per rigenerare quel primato culturale perso da secoli. La fede nel Dio Unico ormai dispersa fra sette di origine protestante e stranezze varie è stata rinnovata come Chiesa di Stato includendo fra la soddisfazione generale i vangeli apocrifi e la filosofia gnostica, questo ricollega le tradizioni antiche con le nuove forme di spiritualità che cominciavano ad emergere nel XXI secolo.  Il beneficio spirituale è stato evidentissimo al punto che grande è  il numero di quanti provenienti dall’estero si trasferiscono nel Belpaese per unirsi a un popolo così alto e nobile che perfino arrivava a sfiorare le cose divine nel suo quotidiano. Per questo gli edifici e gli oggetti di culto son così ben tenuti in quel lontano futuro e la religione è concreto strumento di liberazione individuale e collettiva dal male e onorata e stimata al punto tale che le confessioni forestiere han poca presa sulla popolazione e anzi  esse tendono a dissolversi nel corpo unitario della Nazione in comunione con il piano divino. Del resto dove si dissolve il legame fra Stato e fede, è lo Stato o il leader locale che assume su di sé la sacralità del potere; e non volendo le genti del Belpaese trasformare partiti e singoli in chiese di formato ridotto o i dirigenti politici in seminaristi e preti laici vollero creare una Chiesa di Stato creata a loro immagine e somiglianza come del resto già i loro antenati avevano fatto al tempo degli ultimi Cesari. La popolazione stessa dismessi i panni rissosi e scellerati e dissoluti dei loro antenati delle Repubbliche stabilì di cambiar vita e di adattarsi alla conservazione e formazione di una civiltà propria non inquinata dalla penetrazione culturale straniera volta a disgregare identità e  volontà politiche locali per fini imperiali estranei quando non ostili alla vita e  alla natura delle genti del Belpaese. Così ritrovata la propria identità culturale infangata dalla potenza straniera, purtroppo durata secoli, le genti del Belpaese riscoprono anche il senso della loro civiltà e della bellezza che è insita nel costruirla e nel farla prosperare. Per questo in quel remoto futuro compare un popolo non meschino, non maligno, non inferiore, non infelice. Il turista  come prima impressione può dire che quelle genti son in buona saluta perché in pace con se stesse e perché la malvagità della vita trovando dei blocchi nel vivere sereno non riesce a spezzare quella gioia di vivere che forse solo in quelle terre, da quando è ricomparsa, può essere pienamente apprezzata. La difformità stessa delle genti del Belpaese da quando l’ingerenza finanziaria, militare, politica straniera e aliena dalla civiltà umana si è dissolta si è risolta in unità sostanziale. Senza le persuasioni occulte della propaganda bianca, grigia e  nera delle potenze imperiali che usavano la penisola per i loro scopi  di conquista, di dominio e di controllo le genti della penisola hanno ritrovato se stesse e le loro intime ragioni di convivenza. Questa ritrovata dignità ha comportato la riduzione drastica della criminalità organizzata. L’economia della Penisola tolto di mezzo lo straniero e il criminale suo complice ha potuto risollevarsi e senza incentivi di Stato, che scaricano sui più poveri del Belpaese i costi dell’innovazione industriale, e si è formata una diversa forma di borghesia e un diverso modello di sviluppo economico e di produzione di beni e servizi. Da tempo il resto degli umanità sentiva il bisogno di mitigare il potere dei grandi imperi che si erano formati nel XXI secolo con un potere più mite, a misura d’essere umano, di antica tradizione umanistica e l’Italia è in quel tempo provvidenziale. Talvolta capita per le strade pulire e ordinate, sì perché da alcuni decenni gli appalti pubblici per nettezza urbana e rifacimento del manto stradale non danno più luogo a truffe e raggiri, di trovare uomini e donne con delle decorazioni. Questo è dovuto a un fatto straordinario che si è prodotto nel XXI secolo ossia integrazione di forze ausiliarie  nelle forze armate. A turno estratti da categorie sociali in grado di lasciare temporaneamente il lavoro civile un certo numero di abitanti del Belpaese supportano in divisa le forze armate per periodo limitati di tempo. Questo è dovuto alla pressione militare che gli imperi del XXI secolo per fini egoistici e particolari esercitano su tanta parte del mondo umano e di conseguenza le genti del Belpaese devono limitare i danni globali di queste potenze irresponsabili con autentici interventi umanitari e con la dissuasione armata. Del resto da secoli è comune da parte delle potenze imperiali l’uso di milizie locali, signori della guerra, terroristi e feccia indesiderabile per destabilizzare e rapinare paesi e popoli privi di governi e di forze armate in grado di difenderli. Così le genti del Belpaese non volendo affidare integralmente la loro difesa a professionisti e mercenari, come fanno abitualmente le potenze imperiali ormai rette da oligarchi e plutocrati, chiamano il loro stesso popolo attraverso una turnazione a difendere se stessi e gli altri dai popoli che vivono schiavi dei pochi o che sono posseduti da un desiderio insano di provocare il male. Questo è a detta di tutti gli uomini liberi dell’umanità il segno della liberalità e della giustizia del popolo italiano che solo fra i molti che tutela se stesso liberando gli altri dall’oppressione. Ma di questo fatto straordinario ed ad oggi incredibile altro dirò la prossima volta sempre a proposito di questo viaggio così singolare.

IANA per FuturoIeri





13 dicembre 2010

I miei viaggi di ieri, oggi, domani: la Civiltà Francese

 


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

I miei viaggi di ieri, oggi, domani: La civiltà Francese

I miei venticinque lettori sono da tempo digiuni delle mie considerazioni sui viaggi che ho fatto. Così colgo l’occasione per tornare a ragionare intorno alla  banale evidenza che ho colto nel mio viaggio in quel di Parigi: La Civiltà Francese. Sì perché la Francia si è data una civiltà creata intorno a Parigi che è stata capitale di poteri monarchici, imperiali, repubblicani e porta i segni di questo essere capitale, civiltà e luogo del potere politico e del governo civile. Va detto che va sottratto subito a questo mio discorso il peso specifico della grande povertà che si nota un po’ in tutte le capitali d’Europa e il danno che in generale fanno le politiche neo-liberali ai popoli liberi del Vecchio Mondo che son volte a disgregare e danneggiare le culture e gli stili di vita originari delle diverse genti per sostituirli con le caricature delle medesime adattate alle logiche dei centri commerciali e dei rivenditori di servizi di lusso. Devo anche aggiungere a questi guai che la Francia e Parigi mi son sembrate vittime di questo impacchettare simboli e miti  del passato per farne oggetti o immagini rassicuranti da rivendere al turista o al curioso di passaggio. Tuttavia saldato il conto alle cose negative  del presente occorre ammettere che la Civiltà Francese riesce a imporsi, molte parti della capitale sono di fatto scenografie imperiali costruite in modo razionale e consapevole, grandi viali, archi di trionfo, palazzi regali, grandi opere sono il naturale scenario di una potenza non solo scientifica, militare e tecnologica ma anche culturale nel senso ampio del termine. Il segno palese di questo essere civiltà mi si è presentato in un particolare minore, lo definisco così, in una scritta murale che qualifica una scuola che recita: Liberté, Égalité, Fraternité. Può sembrare retorica vuota ma non lo è perché in quella scritta c’è il senso di una manifestazione di miti, simboli e parole chiave che qualificano quella civiltà; in particolare si coglie il nesso fra la forma del potere politico e la definizione dei valori da attribuire alle nuove generazioni, fra una Francia del Mito e una Francia concreta e vivente giorno dopo giorno. Questo senso alto della visione di se stessi manca nel Belpaese, la Repubblica Italiana al contrario di quella Francese non pare aver mai coltivato alcun tipo di civiltà del resto era cosa impossibile: tutto divide le nostre genti e niente le unisce. Per generazioni la Repubblica era perlopiù una fonte d’impieghi pubblici e di appalti, i valori universali e creatori di comunità sono stati appaltati alla chiesa cattolica e alle singole ideologie dei nostrani partiti politici, il senso del vivere nelle forme del passato e nella continuità delle generazioni è morto al primo avvicinarsi del benessere e davanti ai supermercati degli anni settanta, la televisione ha livellato verso il basso la cultura dei molti creando un popolo che ha come fonte di valori e di principi le immagini della pubblicità commerciale. Ecco che la Francia anche se vittima dello stesso processo di distruzione creativa si presenta come civiltà in grado di trasformare il privato duramente eccitato e indirizzato dalla pubblicità commerciale in un cittadino in un portatore sano di valori repubblicani, talvolta sciovinisti ma propri e non forestieri o addomesticati da qualche multinazionale che deve vendere le cose più strane prodotte in Cina o in Vietnam e magari organizzare la campagna promozionale in uno studio di  New York o di Berlino.

Tralascio altri particolari di cui scriverò in seguito per giungere alla sintesi di questo confronto fra una civiltà data e una inesistente. L’italiano a differenza del francese ha valori labili; anche i valori della fede dei padri si sono disgregati e i n fondo dopo anni di degenerazione criminale  e criminogena ha perso ogni tipo di fede nel sistema economico, in quello politico e perfino nei valori di fondo che regolano l’essere umano. La Repubblica ha demolito l’orizzonte morale delle genti della Penisola, era veramente difficile arrivare a tanto ma i nostri politici di professione quanto a demolizioni di speranze e di valori sono esperti al massimo grado. La misantropia politica dei padri-padroni dei partiti, i molteplici conflitti interesse, il disprezzo per la cosa pubblica, la demolizione di ogni valore condiviso per far emergere lo spirito servile e gregario dei fedeli a questo o a quel capo-partito, i cattivi esempi che danno i potenti e i loro satelliti, la natura criminale del sistema sociale hanno determinato una sfiducia che è oggi un nichilismo senza via d’uscita. Questo nulla può creare qualche  occasione per determinare una forma di civiltà una volta presa consapevolezza dell’assenza di un modello unico e condiviso di civiltà italiana. Il vuoto è destinato a trovare la sostanza che lo riempie, è un fatto fisico, è un dato politico. La Francia di questo inizio di millennio non ha bisogno di far di questi pensieri.

IANA per FuturoIeri



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