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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


30 dicembre 2012

Diario Precario dal 24/12/2012 al 26/12

Data. Dal 24/12/12 al 26/12/2012

Note.

Natale…

Periodo, in generale,  di feste finte, intristite. Il Belpaese non ha più il tono festoso di venti o trent’anni fa.

Ritorno ai luoghi dell’infanzia. Suggestioni e pioggia su di me.

 

Considerazioni

A Natale mi capita di passeggiare dopo il pranzo di rito. Lo trovo utile e positivo. Passeggiando nel Parco delle Cascine è sopraggiunta la notte, ci vuole poco a dicembre. Tutto il mio mondo antico mi è sembrato calare in quelle tenebre che si fanno marea di cui tanto scrivo, anche perché una nebbiolina era giunta assieme alla fine della luce naturale e in effetti l’oscurità pareva aver preso una consistenza fisica e la realtà concreta a distanza di pochi metri sfumava lentamente ma inesorabilmente. Alla fine ho avuto una rappresentazione fisica di quel che scrivo senza bisogno di andar in terre esotiche o altro. Sono sicuro e persuaso di aver trovato una formula corretta per descrivere questa presente realtà: Le tenebre si fanno marea. A questo punto devo riconoscere che questa mia espressione è frutto di una personale identificazione con quel piccolo mondo antico di fine anni settanta e primi anni ottanta che si è dissolto perché logorato dal tempo e dalle trasformazioni del mondo umano. La constatazione della lenta sparizione e trasformazione della realtà mi si presenta come la dissolvenza lenta e inesorabile di un grande racconto vissuto in prima persona. Un po’ come il sipario del teatro che si chiude lentamente con un fare solenne. In effetti è comune che nel corso della vita un qualsiasi essere umano osservi trasformazioni anche radicali e viva esperienze fortemente differenziate, perfino che il suo mondo di abitudini e di costumi si stronchi tutto assieme con la velocità del lampo. Qui nella mia vicenda assisto alla decomposizione e dissoluzione lenta, ingloriosa e triste di quel che è comunemente chiamato “Prima Repubblica” che era molto di più della somma di migliaia di ladri in politica e di moltitudini di corrotti e corruttori. Era la scenografia politica e sociale del palco immaginario dove si svolgeva l’esistenza di una cinquantina di milioni di abitanti del Belpaese, milione più, milione meno, quindi qualcosa che era anche nella vita privata dei singoli. Questo palco, questo teatro, questa platea dove si recitava la commedia tragica della Prima Repubblica e dei suoi ultimi anni si è dissolto, è rimasto solo il sipario chiuso e dietro di esso il rumore di suoni spettrali, e  di facchini che mettono via il materiale, non si sente più neanche i fischi del pubblico e le urla d’indignazione. La recita è finita nel peggiore dei modi e perfino il teatro è finito, resta solo un sipario immerso nell’oscurità e nelle tenebre che lentamente sparisce nella notte senza limiti e senza luce. Per mia sfortuna non si è dissolto solo il mondo politico di allora ma anche quella società di cui era in parte espressione. Questo mi forza a pensare la mia vita fuori da un mondo umano di fatto oggi scomparso, proprio l’esperienza del precariato mi rivela quanto sapevo già dalla filosofia: ossia che l’essere umano sente il bisogno di radici, di origini, di avere dietro le spalle un punto da cui è partito e davanti, forse, un punto d’arrivo anche immaginario. Questo sentire non è una consolazione o una vanità, al contrario è una necessità della vita  quotidiana che si rivela nei momenti nei quali l’essere umano deve prendere decisioni importanti o si trova davanti a cose pericolose e impreviste; avere un elemento di stabilità propria, una certezza psicologica, una visione certa di se stessi aiuta nell’indirizzare l’azione e il pensiero. Il senso autentico della mia espressione è la denuncia di questo venir meno delle proprie origini e del proprio quotidiano che è fonte di forza, di pensiero, di capacità d’agire davanti al male che prende forma e alle trasformazioni del mondo umano.




27 dicembre 2012

Diario Precario dal 22/12/2012 al 23/12

Data. Dal 22/12/12 al 23/12/2012

Note.

Vacanze di Natale… scuola chiusa.

Periodo difficile. Otto anni di precariato ormai evidenti mi fanno avvelenare le feste.

Del resto tutto il Belpaese pare in sofferenza.

Ho visto molti negozi chiusi, molti cartelli su case e fondi con la scritta “in vendita”.

Cattivo anche il Natale di questi tempi.

 

 

Considerazioni

Osservo un fatto: il detto CHI SA FARE FA, CHI NON SA FARE INSEGNA rivela che nel Belpaese si dà per scontata la separazione fra produzione  e ricchezza e conoscenza e docenza.

Il sapere è un disvalore perché praticato da cialtroni o incapaci, questa è la sintesi del proverbio. Se non fosse così perché stacca in modo così forte il FARE dall’INSEGNARE.

In effetti questa cosa mi è venuta all’occhio da una saggia osservazione di un carissimo amico.

In Italia rimane dominante  l’idea che tutto ciò che esiste sia materiale nel senso di merce da comprare e vendere. Non c’è spazio per altro e questo spiega le ossessioni e le paure degli italiani che possono ridursi a una sola: farsi fregare la roba e quindi i soldi. Del resto c’è un solo principio l’interesse del singolo è tutto, il DENARO è il DIO a cui la maggior parte degli abitanti della Penisola guarda con ammirazione, devozione, paura reverenziale. Banca e finanza si sono fatte potere politico perché la popolazione ormai in forme diverse tributa forme di culto al Dio–quattrino. Del resto come può essere altrimenti, io stesso devo ammettere che se fossi ricco, ma davvero ricco, avrei superato i tre quarti dei miei problemi semplicemente comprando le soluzioni ad essi. Non tutti certo. Ma i tre quarti sì. In effetti come potrebbe esser altrimenti. La forma dominante di comunicazione oggi è la pubblicità commerciale, essa esce da tutte la parti. Presente nella rete, in quasi tutti gli spettacoli televisivi, al cinema, in strada, in radio, dovunque in una parola. Questa comunicazione mette spesso e volentieri in relazione strettissima la felicità, il successo, la credibilità del comune essere umano con il possesso e il consumo di beni e servizi rigorosamente in vendita. Non si sfugge a questa cosa ed essa piano piano trasforma la mente, la plasma, fa dell’essere umano una bestia addomesticata asservita al senso dell’esistenza che trasmette la pubblicità commerciale. Così è normale che la vita sia in relazione non con la realtà in quanto realtà ma con la sua immagine distorta, con la sua rappresentazione più o meno consumistica. Il modello in testa è quello della pubblicità commerciale, i desideri sessuali son plasmati da decine di migliaia di immagini di modelle seminude o velate, gli oggetti desiderati sono quelli proposti con maggior insistenza o abilità, la macchina è quella del professionista con i superaccessori, la casa dei sogni è lo stereotipo della casa della classe medio-alta dei ricchi di successo ossia la villa o il villino con tetto, camino, giardino, cane, bambini biondissimi, albero con altalena, guardie private e così via... Quando mai una pubblicità mostra condomini popolari alla Fantozzi? Inoltre, a meno che non si tratti di materiale di cancelleria  o affini, quando mai compare nella pubblicità il maestro o l’insegnante?

Il modello di consumi e d’immagine dell’essere umano consumatore non è un sogno, che inteso come destino da forgiare da se stessi è scelta, è una prescrizione, quasi di tipo medico. Se esci dal modello sei uno con problemi, un tipo strano, uno che non sta alle regole con cui giocano gli altri. La “partita” che è comunemente giocata è quella di fare i soldi o almeno di trovare un lavoro per avere accesso ai beni di consumo, alla roba, al conto corrente. In breve quasi tutti inseguono gli stereotipi e i luoghi comuni della pubblicità commerciale, anche senza rendersene conto, per una forza d’inerzia e per una pigrizia mentale  presente nell’essere umano.

Quindi tornando al discorso quel pregiudizio contro il sapere e a favore del fare, come fonte di guadagno ovviamente, ben rappresentato dal proverbio si fondo con il mondo parallelo delle illusioni della pubblicità commerciale, con le immagini dell’essere ricchi e  felici. Il tutto senza nessuna mediazione, senza capacità di distinguere, di approfondire. Così l’immagine del docente diventa meschina agli occhi di milioni di umani del Belpaese; l’immagine in particolare del docente di materie umanistiche.

Io credo che questo proverbio tante volte sentito indichi proprio questa sfiducia in colui che insegna, e non è solo una consolazione tesa a svilire chi sale in cattedra. Si tratta di autentica sfiducia.

Questo è il mio problema: prendersi la credibilità. Perché è proprio la credibilità del docente l’oggetto del proverbio, l’insegnante deve dimostrare che per qualche motivo suo non rientra in quella categoria, ossia deve dimostrare e fondare con la sua quotidiana attività il senso di ciò che fa. Deve da sé creare la sua credibilità. Il che non è cosa facile e tanto precariato non aiuta.




21 dicembre 2012

Diario Precario dal 18/12/2012 al 21/12

Data. Dal 18/12/12 al 21/12/2012

Note.

Quiz. Il concorsone esito 34,5. Tragica beffa di Natale.

Ormai è argomento del telegiornale e strumento della tattica pre-elettorale dei diversi partiti e movimenti.

Domande…

 

Considerazioni

Quanto mi è capitato è, a mio avviso,  estraneo al normale lavoro che svolgo.

Questo è stato uno degli errori più grossi della mia vita finora da me compiuti. Va assieme al primo incidente d’auto, ad amori non ricambiati dell’adolescenza e cose del genere.

Dovevo rifiutarmi di farlo. Invece ho partecipato alla cosa.

Finito l’esame mi sono chiesto a che punto fossi arrivato della mia vita… anzi che storia era quella in cui mi trovavo dopo otto anni di contratti con la scuola pubblica italiana da me onorati e rispettati e non senza successo. Ero caduto in balia del caso, per un quiz in più o perfino in meno si decideva del senso di otto anni di vita e di lavoro, più i due della SSIS.

Questo mio partecipare mi ha squalificato ai miei occhi. Grave errore. Ci vorrà tempo per riparare.

Per mia enorme disgrazia non ho trovato una forza politica e sindacale abbastanza potente e credibile in grado di sostenere un NO.

Intendo un NO radicale, con concrete alternative alla partecipazione.

Così ho preso parte alla cosa durante uno dei periodi di maggior l’intensità di lavoro a scuola. Manco l’avessero fatto apposta.

O forse sì?

Il problema a questo punto è il dopo.

 Occorre anche prendere atto dell’errore compiuto, del disagio che mi sono procurato, della valanga di disistima e disprezzo che è caduta sulla categoria quando le notizie riportate in modo discutibile hanno scatenato provocatori del WEB e della carta stampata.

Qualcosa era errato, stupido, cretino. In me.

Occorre riconoscere che dentro la mia concezione del posto di lavoro è rimasto appiccicato ancora qualche residuo di corrotto buonismo, di fiducia in cose strane, di ottimismo irragionevole e stolto. Questo è male.

La presente civiltà industriale ha le sue logiche. Autentiche, perfette, comprensibili.

Se sei precario sei precario e non sei come chi può dall’alto di cattedre immaginarie o giornalistiche urlare decreti di carta contro la categoria, se sei uno che sta sotto allora  non stai  sopra; se sei fra gli esclusi allora sei  non fra coloro che sono inclusi. Quindi se sei debole in un mondo di finti forti, di finti sani, di finti liberali, di finti dotti,  di finti in generale sei in guai grossi.  

Devo ricordarmi questa cosa, tutti i giorni.

 Devo evitare di trasmettere a coloro che sono vicini a me sul lavoro e nella vita privata cattive speranze, cattivi pensieri, cattive aspettative. La malvagità della calunnia è inutile quando una verità aperta e giusta si mostra. Basta la verità del presente e dei suoi reali meccanismi a rendere l’essere umano inquieto, diffidente, timoroso d’essere aggredito in diecimila  forme diverse di violenza. Nella presente civiltà industriale arrivata al suo terzo atto esiste solo una folle dimensione d’egoismo assoluto e illimitato, se necessario autodistruttivo e questo fatto che è il vero centro della vita collettiva nei grandi imperi come nei piccoli paesi è qualcosa che dall’enorme, dal grandissimo cala fino al caso più piccolo e limitato. Il singolo viene preso da meccanismi sociali e collettivi estranei a ciò che è; e se va bene questo individuo chiede solo di essere lasciato in pace o di conservare un pezzo di garage o di cantina per riporre le cose che gli sono care. Scatole e scatoloni che troppo spesso mutano nel  cenotafio, fatto di pezzi spesso finti, di vite immaginarie rivissute con le lenti del ricordo distorto e della nostalgia.  Nulla del male di vivere accade per caso, certo che avviene in tempi e modi diversi ma con sue regole. Tutto questo processo d’aggressione al singolo avviene con precisione meccanica, con passo sicuro e senza nessuna pietà; questo è un mondo meccanico e informatizzato che finge di essere altro che non è.

 

CITAZIONE

Questo è attribuito al filosofo Stirner

Tu hai diritto di essere ciò che hai il potere di essere.




21 dicembre 2012

Diario Precario dal 9/12/2012 al 17/12

Data. Dal 9/12/12 al 10/12/2012

Note.

Ho preso il 2° Dan di Judo.

Quiz. Ancora quiz.

Cerco di capire di cosa si tratta, andando a buonsenso vado verso un vicolo cieco. Quindi aprire il portafoglio e comprare un libro adatto.

Poi lavoro, attività scolastica.

 

Considerazioni

La grande cosa è avere un libro per il concorso computerizzato. Con CD poi. Ho provato e alla prima ho trovato il libro per il test. Fatto in tempi record e stampato in velocità dalle Edizioni Simone. 39 Euri, come “dicono a Livorno”. Ormai faccio fatica a scansare le contraddizioni di questa vicenda. Ora che il governo Monti è prossimo al termine la stampa e la televisione non risparmiano frecciatine al concorsone. Bella prova. Ci voleva la fine del governo per avvicinare il grosso della stampa e della televisione a quello che da mesi vanno osservando e talvolta urlando sindacalisti, insegnanti precari, comitati, studenti, associazioni…

Di nuovo è la politica da cui parte tutta la questione della scuola, perfino nella sua rappresentazione presso i mezzi di comunicazione di massa.

Anche questa è una contraddizione. La scuola interessa i grandi media solo in congiunzione con precisi momenti dell’attività politica, quasi a ribadire che non ha una sua autonomia di senso. Certo che la cifra di 330.000 fa scena, fa spettacolo, a suo modo il concorso ha riaperto la discussione sulla scuola. Ci vorrebbe Socrate. Me lo vedo davanti al grande schermo che fa: ma voi come scegliereste l’insegnate di vostro figlio? Con dei quiz?”. Non ci voleva. Il sistema scolastico italiano  non ha assorbito tanta parte dei suoi supplenti e precari e il concorsone non risolve, mischia le carte, ma non risolve e crea altri ricorsi, altre polemiche, altro disagio. Un giorno qualcuno mi spiegherà perché questa cosa è andata avanti e sta andando avanti.

Piccola soddisfazione. L’esame di judo è andato bene. Passato di livello. Sono felice per questa cosa, anche se questa aggiunge responsabilità.

 

Data. Dal 11/12/12 al 16/12/2012

Note.

Quiz. Il concorsone ha monopolizzato la mia quotidianità. Non solo la mia del resto.

Ormai è argomento del telegiornale come la guerra di Siria o la tattica pre-elettorale dei diversi partiti e movimenti.

Impegni lavorativi di continuo. Lezioni, riunione sindacale, ricevimento pomeridiano, consiglio...

Non è facile prepararsi al test lavorando e rincorrendo i fatti di ogni giorno.

 

Considerazioni

La grande informazione si dà da fare. Ormai il concorso è uno spettacolo, un fatto notevole di cronaca, e quindi sotto elezioni di cronaca politica e spuntano lettere, interviste, articoli, riflessioni erudite. La mia categoria d’insegnanti precari non è mai stata sotto i riflettori di stampa e televisione quanto in questa settimana. Mi aspetto anche qualcosa in più durante e subito dopo la pre-selezione. Comunque qualcosa non va se la scuola diventa oggetto di spettacolo e d’informazione solo in occasione di fatti notevoli e di preparazione alla campagna elettorale. Manca il suo senso. Non si ragiona di cosa sia la scuola in Italia. La si usa per fare informazione-spettacolo, per fare proprio in questi giorni  giornalismo in salsa elettorale. Cosa è la scuola oggi? Perché il concorso? Come mai 330.000 iscritti alle prove?

Eppure adesso che la stampa e la televisione sembrano aver scoperto la scuola dovrei aspettarmi mobilitazioni collettive della popolazione, un dibattito nazionale, impegni seri dei politici in campagna elettorale; dovrei, in sintesi, aspettarmi un cambiamento di mentalità a livello collettivo. Prevedo che non accadrà. Perché?

Provo a pensare la risposta: l’istruzione in Italia è slegata da reali e diffuse possibilità di ascesa nella scala sociale. Già, in passato il successo dell’istruzione era dovuto anche alla volontà di emanciparsi di masse di popolazione urbana e  rurale,  milioni d’italiani e italiane nell’Ottocento e nel Novecento vedevano nella scuola una via per vivere meglio, trovare lavori decenti o umanamente accettabili, migliorare se stessi e  gli altri. Questo è ciò che si è perduto nello scorrere del tempo. La recessione poi non aiuta. In Italia per  decenni le raccomandazioni di politici, patroni, boss di varia natura, di famiglia hanno disgregato ogni credibilità al merito e alla valorizzazione dei talenti. L’incontenibile fuga dei cervelli e dei professionisti ambiziosi in Europa e nel mondo ne è la prova più aspra e dura. L’immobilismo sociale, pratiche corporative nelle libere professioni, la corruzione, la disonestà di fondo di tanta parte della popolazione spingono molti a non aver fiducia nelle possibilità di elevazione della scuola pubblica. Certo occorre saper leggere e scrivere, aver il diploma, forse la laurea, ma il punto di svolta delle vite di milioni di persone non è ciò che sono e cosa sanno  ma chi li raccomanda, li protegge, li supporta, fa la cosa giusta per loro al momento giusto. 

Il premio desiderato è sempre il denaro, staccato anche dal senso del far bene il proprio lavoro o una qualche professione. Il punto di svolta nella testa di milioni d’italiani non è il sapere, il percorso formativo e di vita dell’individuo, ma qualcosa che è altro e altrove.

Cosa può fare la scuola in un contesto dove il primo problema è avere i soldi per farsi i fatti propri?

 La scuola dovrebbe rifare la società, la politica e l’economia? Con quali forze? Con quali denari? Con quali uomini e  donne?

Nessuno si fa la domanda, pure indispensabile, che cosa è a livello di vita sociale e di preparazione dell’individuo la scuola oggi; sì perché c’è anche la l’utenza nella scuola ossia le famiglie, gli allievi, le allieve e poi il mondo che ruota intorno ad esse. Forse questi soggetti dovrebbero essere oggetto d’attenzione da parte del sistema dei media. Sembra che il loro punto di vista non serva mai, non sia mai sensato, non abbia diritti se non quando l’informazione deve farsi spettacolo e allora devono dire qualcosa su qualcosa che turba la tranquillità, che fa sensazione. La scuola esiste nel sistema dell’informazione solo in funzione di altro, questa è l’idea che mi son fatto.

Il nodo da sciogliere è cosa vuol essere L’Italia. La scuola non cambierà il Belpaese, lo seguirà con i suoi tempi e le risorse che avrà.

 




1 dicembre 2012

Diario Precario dal 16/11/2012 al 23/10

Data. 16/11/12
Note.
Assemblea istituto.
I relatori non sono arrivati, adunanza riuscita alla buona.
Invitato dagli studenti ho detto qualcosa in quella sede, mi capita alle volte.
Non dovrebbe essere la regola e per fortuna non lo è.
Fatta sorveglianza.
 
Considerazioni
La giornata mi è parsa all’insegna della beffa.
 
 
 
Data. Dal 17/11/12 al 19/11/2012
Note.
Giorni difficili perché vuoti.
Notizia di occupazione sede principale.
Ancora turbamenti personali per il concorsone.
Sul giornale notizie indigeribili, brutte, squallide.
 
Considerazioni
La solitudine è la grande arma del potere in quanto potere sugli esseri umani di oggi. Milioni di esseri umani scissi e rinchiusi nel loro piccolo mondo d’interessi materiali e in competizione per non si sa bene quali premi e quali privilegi sono incapaci di creare modelli di comportamento e di prassi di valori altri rispetto a quelli mercantili oggi dominanti. Lo vedo guardando indietro nella mia esperienza di vita passata. La solitudine è più di una  condizione esistenziale, è forma del dominio delle merci sulla mente umana perché il soggetto solo ha bisogno di stimoli che vengono dalla moda, dalla pubblicità, da forme artefatte di socialità, sente il desiderio di seguire il gregge umano, la massa, la spinta di collettività anonime. Un milione di anime solitarie sono l’utenza fissa di ogni buon centro commerciale. Chi è l’essere umano di oggi? Chi è l’essere umano della terza civiltà industriale?
Lo squallore dei nostri tempi è anche il frutto di un a perdita di senso della vita umana, la mancanza di fini ultimi, di visioni mistiche, di grandi sistemi ideologici consegna ogni privato al suo intimo squallore privato; e si pensi al vero. Non quel che innalza a vette di comprensioni mistiche o sublimi ma allo squallidissimo interesse egoistico privato e quotidiano. Ciò che affonda l’essere umano è più forte di qualsiasi cosa lo porta in alto. L’abisso mostra la dimensione dominante dell’essere umano; è ciò che è eccelso e sublime cosa rara e difficile da prendere anche quando si presenta nella vita banale di tutti i giorni. Questo è un tempo di abissi, per carità spesso portatori di verità e di descrizioni del reale veritiere, ma il contrario dell’abisso è raro; come se fosse lì solo per confermare ciò che sprofonda e va nel torbido. Il pensiero politico dominante neo-liberale è la giustificazione del capitalismo della terza rivoluzione industriale che risulta essere globale e iper-tecnologico e nello stesso tempo attraversato da volontà di potenza di stati neo-imperiali. Ma il pensiero neo-liberale nei fatti è poco più di una giustificazione dei rapporti di forza e di dominio di una minoranza di super-ricchi e del presente sistema capitalista, non ha un disegno finale, un senso della storia, del percorso storico di una civiltà o dell’essere umano; di fatto è anche una rottura con il pensiero liberale classico che era profondamente intriso di un suo, sia pur discutibile, senso morale. Non c’è un fine nel sistema ma solo il perdurare del sistema stesso, almeno finchè durano le condizioni generali delle risorse e dei rapporti di forza militari,  politici e sociali che lo consentono.
 
Data. Dal 20/11/12 al 23/11/2012
Note.
Occupato il Liceo, occupazione con possibilità di portar avanti la didattica.
Nei limiti del possibile.
Poteva finir peggio.
Intanto le proteste studentesche della provincia sono finite sul giornale.
Socializzazione con i colleghi nell’occasione della sovversione studentesca dell’ordinario ordine di cose.
Lezioni un po’ surreali con una parte degli allievi che occupa e altri no. Spesso non-lezione con le sedie vuote nelle classi.
 
 
Considerazioni
La condizione straordinaria dell’occupazione mi ha fatto passare un po’ di tempo con i colleghi in aula docenti. Certo che un divano per i docenti in queste situazioni  non sarebbe malvagio, mi ricordo di aver trovato nella mia esperienza di precario delle aule professori con un vecchio divano un po’ sfatto ma tanto comodo. In questo mio incarico non è in dotazione. Certo che parlare di scuola con i colleghi usando il divano dà un senso di pace borghese da Primo Novecento. Riesci ad essere quasi pacato, riflessivo mentre magari parli del concorsone del 2012. I divani rendono una comodità che la sedia ordinaria, anche quella con i braccioli, non ha. Per esempio se uno si confronta con un collega di storia e  filosofia intorno alla storia della Cina Contemporanea con rivista o articolo alla mano e al successo internazionale del capitalismo autoritario creato dal partito comunista cinese è bene avere vicino un divano. Si può parlare pacatamente e con lucidità del fatto che quel modello è invidiato da fin troppi manager di colossi finanziari, commerciali e industriali in Europa e non solo, che l’autoritarismo, la tecnocrazia e il dirigismo cinese stanno facendo scuola, suscitano spirito di emulazione perché è un modello, visti i tempi, vincente. Una cosa del genere è brutto discuterla in piedi. Il divano filosofico-storico-letterario dovrebbe essere posto fra le dotazioni non necessarie ma auspicabili.
Una cosa che è opportuna, ma forse più del divano, è una seria attenzione della stampa locale per la scuola. La scuola appare magicamente sui giornali per fatti gravi di cronaca, occupazioni, eventi come adunanze straordinarie alla presenza delle autorità, sinistri nel senso di tubi rotti o soffitti che cadono. L’ordinario e il banale della scuola non compare mai, così tanti pensano che la scuola sia quella di trenta o quaranta anni fa quando al contrario è successo di tutto. Per far capire al Mario Rossi di turno cosa accade nella scuola di oggi ci vorrebbe un vocabolario minimo per termini come: “POF, pentamestre, trimestre, quadrimestre, moduli, unità didattiche, terza prova, simulazione terza prova…”. Perché di solito si occupano di scuola le signore  e per un periodo della loro vita. Il resto degli italiani, di solito, uscito da scuola si disinteressa di ciò che capita e di ciò che cambia nel sistema della scuola. Quindi è naturale che i più ignorino che nel giro di un paio di generazioni la scuola è profondamente mutata. La stampa forse dovrebbe dirlo, ma non lo fa e così anche la televisione, infatti ciò che fa spettacolo o può essere confezionato come spettacolo è preferito alla descrizione un po’ triste del mondo umano dove uno vive. Lo spettacolo fa i grandi numeri, pubblicità, fama, crea personaggi. L’ordinario, il banale, l’ovvio mette tristezza, fa pensare la tempo che scorre, al senso dell’esistenza propria e altrui. Proprio non va per la pubblicità. La pubblicità paga i giornali, programmi televisivi, riviste, tutto ciò che è comunicazione  e pretende grandi numeri. Mi chiedo come potrebbe essere la scuola vista da un marziano che con l’UFO in questi giorni capita per la provincia e osserva le occupazioni. Che potrebbe capirci? Come potrebbe fare una mappa concettuale di ciò che vede e dei meccanismi sociali e di relazione e comunicazione? Cosa potrebbe mai dire di una scuola occupata dagli studenti? Magari su Marte la scuola viene occupata da assessori, sindaci, presidi e vicepresidi e gli studenti chiamano la polizia. Oppure posso figurarmi che il marziano con l’UFO ritenga che volantinaggi, cortei e proteste per la scuola siano manifestazioni di protesta tipiche non degli studenti ma di genitori, insegnanti, dirigenti d’impresa, capi politici al governo. In fondo se l’istruzione comune va male è ragionevole pensare che in prospettiva vada male tutta la società e si fermi il progresso, la scienza, l’arte, la continuità con il passato, le manifestazioni di sapere o di creatività individuali e  collettive. 

Considerazione surreale

Oggi c’è bisogno di un marziano con l’UFO che dall’alto del suo essere alieno e superaccessoriato e tecnologico che descriva questi formicai impazziti comunemente chiamate civiltà umane ormai arrivate al tempo della decadenza della civiltà europea, sedicente occidentale, e della globalizzazione.




30 novembre 2012

Diario Precario dal 15/11 al 16/11

Data. 15/11/12

Note.

Lezioni a scuola. Questioni di burocrazia.

 Fatta domanda per docenza attività alternative alla religione cattolica.

Giornata di pensiero.

 

Considerazioni

La giornata è limpida, tranquilla.

Io non sono tranquillo, non sono felice.

Quello che vedo, anzi che intuisco è un Belpaese che si chiude su se stesso malgrado le apparenze.

La solitudine, l’egoismo, l’interesse privato, il dato economico, l’apparenza della propria posizione sociale o lo stipendio sono il centro della vita del singolo, non c’è spazio per altro.

Quando c’è qualcosa di diverso è poca cosa, spesso residuale o sono valori tipici di appartiene e di anime belle o di piccoli gruppi persone interessate a qualcosa di originale. Ciò che è denaro è concreto e ciò che è concreto è tutto per la stragrande maggioranza degli abitanti del Belpaese. Il resto non esiste o esiste nella fantasia, come agitazione di poeti, come cosa da invasati, da esseri umani mentalmente disturbati. Nulla di veramente serio turba le genti del Belpaese ad eccezione di ciò che entra ed esce nel portafoglio o nel patrimonio privato.

La vasta messe odierna di massacri, orrori, disastri ambientali, guerre, stragi terroristiche che avvengono altrove  e perfino non lontano dai nostri confini non agitano i popoli nostrani, al contrario un furto in casa è la fine del mondo, un problema di soldi sul lavoro, anche minimo, è una tragedia greca. Malgrado le apparenze e per quel che posso capire perfino le famiglie se possibile hanno fatto questo percorso di auto-centramento su se stesse. Alla fine la lezione neo-liberale dell’individualismo ha trovato in Italia una sua contorta applicazione dove mentalità arcaiche di antica origine feudale e contadina si mischiano alle suggestioni della terza rivoluzione industriale. Ordini professionali, da abolire da almeno tre decenni, e trasmissione di mestieri e libere professioni di padre in figlio si mischiano all’uso di internet e dei social network senza alcuna contraddizione apparente. L’abitudine italiana a convivere con  le contraddizioni rende possibile quel che altrove sarebbe vivere prendendo in faccia settimanalmente un cazzotto logico e concettuale. Io credo che tanta parte dei popoli di questa penisola si sia abbrutita dentro negli ultimi tre decenni; non ne uscirà fuori una storia per bambini: ossia un racconto con il lieto fine. Ma forse c’è una logica in questo. Non si può dar la colpa ai forestieri, o se la loro colpa esiste è solo per piccola parte. Questo vivere nel brutto e nel deforme è una scelta lucida, è reazione esistenziale, è qualcosa di voluto e di consapevole. Sì proprio consapevole. La stragrande maggioranza delle genti del Belpaese vuole vivere seguendo i peggio proverbi familistici ed egoistici del mondo rurale  e delle plebi urbane di cui c’è traccia in certi arredi per case e negozi. Faccio riferimento a certi cartelli e motti invero un po’ volgari dove si esalta la diffidenza contro tutti, l’egoismo esistenziale, l’indifferenza verso il prossimo come rimedio alla disonestà altrui. Il mio lavoro, a causa delle materie che insegno,  mi porta lontano da tutto questo, da questa mia evidenza professionale osservo il mio disagio esistenziale. Mi ricordo di aver scritto anni fa, a proposito del precedente fatto militare del  conflitto israelo-palestinese,  che il tipico italiano sarebbe rimasto indifferente davanti alla televisione anche davanti alle immagini di guerra con di umani fatti a pezzi, al contrario la pasta scotta o non salata l’avrebbe mandato in bestia. Credo di dover confermare quel giudizio. La sensibilità davanti ai massacri qui è cosa per spiriti nobili e per gente che fa militanza politica all’estrema destra o all’estrema sinistra. Strano accostamento questo dove condizioni umane diverse di piccole minoranze si staccano in modo così forte dalle massa indistinta dei cittadini e para-consumatori, o consumatori immaginari. La maggior parte della popolazione italiana vive nel quotidiano e ogni giorno ha la sua cosa urgente, la sua necessità, il piccolo tornaconto che deve trovare la sua soddisfazione. Non c’è spazio per ciò che è altro, lontano, diverso. L’essere umano italiano tendenzialmente, anche se non vive nel disagio, pensa per sé in termini egoistici e opera e agisce pensando alla soddisfazione di suoi  desideri e di personali bisogni.

 

Data. 16/11/12

Note.

Assemblea istituto.

I relatori non sono arrivati, adunanza riuscita alla buona.

Invitato dagli studenti ho detto qualcosa in quella sede, mi capita alle volte.

Non dovrebbe essere la regola e per fortuna non lo è.

Fatta sorveglianza.

 

Considerazioni

La giornata mi è parsa all’insegna della beffa.

 




21 novembre 2012

Diario Precario dal 8/11/2012 al 14/11

 

Precario

 

Data. 8/11

 

Note.

Mobilitazione delle Provincie Italiane contro le iniziative del governo, minacciano di spegnere il riscaldamento alle scuole per mancanza di finanziamenti.

La cronaca mi dà senso di nausea, fastidio.

Le notizie del TG3 sul concorso mi sono parse surreali,  amio modesto avviso degne di una provocazione futurista o di un quadro di Dalì o di De Chirico. Eppure mi sa che sono vere. Fin troppo vere.

 

Considerazioni

Cosa è oggi il lavoro del docente? Sembra una foglia, un tronco di legno in mare aperto, una nuvola nel cielo. Ossia qualcosa che viene spinto qua e là dal vento, dalle onde, dal caso.

 

Precario

 

Data. 9/11

 

Note.

Ancora notizie sulle mobilitazioni.

La scuola dove lavoro vive il disagio della situazione presente, per ora è l’insieme di coloro che vivono nella scuola che accusa i colpi di tempi.

La notizia delle agitazioni ora sembra davvero interessare i giornalisti.

Aria di elezioni anticipate?

Chissà.

Considerazioni

Ci vuole un grande silenzio interiore per ascoltare se stessi. Qualche volta ci provo ma non riesce bene la cosa. C’è sempre troppo casino intorno a me, ci vorrebbe l’austerità di un monastero o il rigore di un tempio buddista al tempo dello shogunato Tokugawa. Quindi mi ascolto a momenti. La pace interiore e il silenzio mistico son cose di pregio, oggi rare.

Data. 10/11

Note.

 Mobilitazione delle scuole in alcune grandi città d’Italia.

La cronaca parla di docenti e allievi assieme nella protesta.

Servizi  del TG3. Danno copertura mediatica alla protesta in atto. Interessante.

 

Considerazioni

Quello che avevo visto a Firenze si ripete altrove, le due parti in causa nella scuola allievi e insegnanti assieme nelle protesta. Che risultato!

Solo questo dovrebbe far pensare.

 

Data. Dal 11/11 al 14/11/12

Note.

 Mobilitazione delle scuole continua. Sciopero generale Europeo ben riuscito a Firenze.

Fatto corso della FLC per concorsone, non mi ha rasserenato la cosa. Se possibile il mio umore è peggiorato davanti all’evidenza della natura della prova.

La cronaca parla di nuovo  di docenti e allievi assieme nella protesta. La copertura mediatica non manca stavolta. Odore di elezioni?

Sicuramente. Già si parla di votare per il Lazio e si è già votato per la Sicilia con risultati dirompenti.

Burocrazia per esame di Judo. Pure questa. Quest’anno è infilato male quanto a carte e certificati.

 

Considerazioni

Sento il peso degli anni. Il precariato mi provoca una diffidenza verso tutta la realtà, verso tutti i rapporti umani. Credo sia stato un grave errore affidare la realtà Italiana ad una ricetta sociale che ha funzionato nell’ex Impero Inglese e negli USA per due decenni. Non siamo come Italia impero, quindi non può esser quella la soluzione che in fondo è scaricare sulla società le contraddizioni dell’accentramento della ricchezza nelle mani di poche famiglie di supermiliardari. La schiena dell’Italia è troppo piccola per un peso così tremendo.

Ho avuto fra le mani il vecchio tesserino del Judo. Che roba. Il tipo della foto sono io in un tempo lontano da questo. Molto lontano. Sono passati nemmeno dieci anni. Oggi è  come se fosse passato un abisso di tempo, trascorsa una vita altra. Sette o otto anni sono un salto su un diverso pianeta. Questa terza  civiltà industriale corre troppo in fretta, forse vuol arrivare alla fine della sua corsa in anticipo. In fondo accelerare un percorso di trasformazione  e mutazione anche negativa sul piano di sofferenze ed effetti è percorrere un tempo e delle situazioni. Questa forma di civiltà aumenta ritmo e velocità di trasformazione del reale e velocizza i tempi  di obsolescenza del già prodotto e già usato. Per il suo bene  dovrebbe rallentare ma in realtà va ancora più forte.

 




14 novembre 2012

Diario Precario dal 28/10/2012 al 7/11

Precario

 

Data. Dal 28/10 al 29/10

 

Note.

Inserita domanda per il concorso indetto dal ministro. Ho avuto dubbi e ripensamenti fino alla fine.

Poi ho inserito di notte la domanda nel sistema.

Ho superato una sorta di difficoltà mia ad accettare la cosa.

Inviato lavoro per corso perfezionamento dell’università.

Il lavoro dà da pensare. Fatta la programmazione annuale.

In corso la sistemazione della stanza dopo i lavori di spostamento dei mobili.

 

 

Considerazioni.

Sono in lutto ma non riesco a fermarmi e a riflettere. Dovrei farlo. Invece vado avanti, dove non so.

Vivo dentro una situazione complessiva del Belpaese che anche i politici moderati e tranquilli non esitano a definire drammatica.

Ho sistemato la stanza e fra una cosa e l’altra ho ritrovato di tutto e di più. La mia sensazione è di aver attraversato anni oggi lontani per mentalità, pensiero, costumi. Alla fine anche la realtà di soli dieci anni fa è incommensurabilmente diversa da quella di oggi. Basta pensare solo al commercio elettronico e ai social Network, in italiano reti sociali, e alla loro forza trasformativa delle abitudini sociali e di relazione. Questa velocità di trasformazione rende ancora più aspra la sensazione del passaggio del tempo e della dissoluzione delle cose che erano prima.

 

 

 

Precario

 

Data. Dal 30/10 al 4/11

 

Note.

Ponte fissato dal calendario scolastico.

Continua la mobilitazione del corpo docente contro le iniziative del governo.

Visita alla Fiera di Lucca e al Festival del’Oriente di Carrara approfittando della chiusura della scuola.

Periodo di riflessioni e di osservazione intorno a questo presente.

 

Considerazioni

Devo fare una notazione: le arti marziali presentano una dimensione immediata nel rapporto fra allievo e insegnante. I risultati sono evidenti. La tecnica è efficace o non è efficace, i risultati agonistici o individuali rivelano la preparazione, l’impegno, la volontà. In effetti al festival di Carrara ho visto dei kata e delle esibizioni che mi hanno presentato questa evidenza: “una tecnica delle arti marziali si vede, se ne può, entro certi limiti, misurare la forza o l’efficacia”. Questo modo diretto e spesso spettacolare di rappresentare ciò che si è imparato dai maestri non è di solito ciò che avviene a scuola e in particolare nei licei. Occorrono verifiche, interrogazioni, esercitazioni, e questo non sempre basta per capire cosa ha davvero imparato l’allievo. Eppure anche le arti marziali devono essere insegnate, esigono ripetizione, ascolto, dedizione, talvolta perfino talento. Credo sia il rapporto con la propria forza fisica e mentale e con il proprio corpo che le rende così immediate, così dirette e verificabili in certi contesti precisi. Rileggendo molte esperienze che ho avuto come insegnante trovo spesso, per via della precarietà del mio lavoro, la mancanza della verifica del mio lavoro. In particolare le mie materie ossia storia e filosofia richiedono tempo per portare dei benefici in termini culturali e di conoscenza. Cambiare istituto anno dopo anno, salvo un caso o due, non mi porta a capire se ho davvero colto nel segno, se sono riuscito a dare quel tanto di cultura umanistica e storica che dovrei poter trasmettere. Ecco. Nel mio caso manca la dimensione immediata delle arti marziali. Devo presumere, quindi mediare la realtà con supposizioni e congetture, di aver svolto le cose nel migliore dei modi possibili a partire dalle condizioni date il mio lavoro l’anno precedente. Paradossalmente proprio la continuità potrebbe smentirmi, costringermi a ripensare quanto fatto finora. Oggi come oggi ho una condizione di continuità con una sola classe. Sento però la distanza fra la misura immediata che l’adolescente dà all’esercizio marziale e ciò che ho avvertito in molti allievi dell’ultimo anno di liceo, la fisicità dà un senso a ciò che si fa mentre la dimensione intellettuale e culturale presume interesse, volontà di apprendere, apertura mentale a nuove conoscenze. Lo studio di Socrate o di Hegel o di Freud, tanto per fare degli esempi dozzinali, non si porta dietro lo sforzo fisico ma quello mentale; la percezione dell’acquisire un sapere nuovo in storia o filosofia o altra materia affine è qualitativamente diverso dalla percezione dell’atto dell’agire del proprio corpo. La conoscenza del proprio corpo appare istantanea, spontanea. Conoscere le proprie profondità culturali, il proprio sapere, la capacità di mettere assieme una propria immagine della realtà e del proprio tempo, per non parlare di quello antico o pre-industriale, esige un percorso individuale di studio e di appropriazione di un sapere proprio e di conseguenza esperienze, anche negative. Quindi la prima immagine è che la dimensione estetica e fisica della marzialità sia di facile intuizione e di svelatrice delle potenzialità proprie, ma in un secondo esame si osserva come il sapere marziale, e non solo quello etichettato come orientale, imponga un percorso individuale di acquisizione del nuovo e di una cultura sportiva o tradizionale che è dietro i gesti, i saluti, le tecniche.

 

 

Precario

 

Data. 5/11

 

Note.

Giorno di scuola. Fatica intellettuale.

Senso di malessere.

 

Considerazioni

Che sia invecchiato?

 

Precario

 

Data. Dal 6/10 al 7/11

 

Note.

Continua la mobilitazione del corpo docente contro le iniziative del governo.

La cronaca politica italiana di questi giorni mi dà un senso di angoscia e di nausea

Lavoro ordinario a scuola. Prime esercitazioni scritte nelle mie materie.

 

Considerazioni

Cosa è oggi il docente?

Chi sa cosa è oggi il docente?




11 novembre 2012

Diario Precario dal 21/10/2012 al 27/10

Precario

Data. 21/10/2012

 

 

Note.

Giorno dedicato al riposo. Domenica. Perso nei miei pensieri.

Incontrata l’antropologa e ballerina e vecchia amica Lara in occasione della visita a una mostra d’arte contemporanea.  

Visti negozi grandi marche, osservato del pacchiano costoso, fatti commenti ironici e amari.

 

Considerazioni.

L’arte contemporanea di quella mostra era espressione delle paure e delle inquietudini. Mi sembrava qualcosa di staccato dal quotidiano, una sorta di monito, di volontà di scandalizzare il borghese o peggio di stupirlo con qualche effetto onirico dalle sfumature paurose. In sintesi qualcosa di mentale, di provocatorio, di lontano dal vissuto di tutti i giorni. Ma l’arte rinascimentale calata nel quotidiano dei grandi maestri artigiani? L’arte staccata dal vissuto quotidiano cosa diventa?

Ricordare.

L’arte se diventa fatto del quotidiano, inteso come vivere, diventa la forma dell’esistenza. Se è aggiunta come merce o moda e a carissimo prezzo qualcosa non va nell’esistenza di tutti i giorni.

 

Precario

Data. 22/10/2012

 

 

Note.

Lezioni regolari fino al momento della partecipazione dell’assemblea sindacale.

Assemblea con il sindacato ben riuscita, ma come al solito l’interesse dei docenti di ruolo non tocca i problemi dei precari neanche sulla questione delle 24 ore proposta dal ministro.

Il punto della situazione, intervento mio a favore dei precari. I docenti di ruolo sono preoccupati per la condizione di lavoro, io di ritrovare un lavoro se passa l’aumento del loro orario di lavoro. Regalato un disegno mio alla sindacalista della FLC e ho parlato del tempo in quanto bene non rinnovabile nella vita umana e del denaro in quanto necessità.

 

Considerazioni.

Questa conversazione breve sul tempo è stata folgorante. Tempo e denaro sono due beni per chi vive nella civiltà industriale e c’è bisogno di entrambi ma bilanciarli è cosa da eroi dei tempi antichi. Immagino i due estremi il ricco che non ha tempo e non sa che farsene dei suoi soldi ormai giunto al limite della vita e uno dei tanti nuovi poveri che passa le giornate a maledirsi perché non ha i soldi per godersi il tempo libero. Eppure è il possibile punto di bilanciamento che sta fra i due estremi quello che permette di dar senso alla propria realtà di consumatore del XXI secolo.  Il ministro ha fatto di più che alzare la posta politica sulle condizioni di lavoro di una precisa categoria del pubblico impiego. Ha scoperchiato a mio avviso il problema del rapporto fra tempo e denaro, creando così nella mente di tante docenti italiane problemi di compatibilità e di bilanciamento. Ovviamente questo vale anche per la componente maschile della scuola ma le donne sono la maggioranza. Sono in una situazione ambigua, caduta su di me senza volerlo. In effetti mi fa comodo sia il tempo e sia il denaro e devo ammettere che desidero il possesso di entrambi questi beni un poco metafisici nella loro intima essenza  ma molto concreti nella quotidianità. Comunque devo registrare una certa divisione di quanti operano nella scuola, le preoccupazioni dei docenti di ruolo sono diverse da quelle dei precari e questo dà meno forza alle rivendicazioni della categoria. Inoltre occorre riunirsi in modo formale e secondo regole precise per deliberare il blocco di quelle attività non espresse nel contratto, il docente deve rispettare la forma e la legalità… è davvero un lavoratore atipico anche nella protesta.

Al fondo di questa situazione per me, e in modo certissimo da un decennio, c’è un pensiero neo-liberale di matrice Anglo-Americana che le sedicenti classi dirigenti interpretano per l’Italia come una riduzione del tenore di vita e dei diritti dei ceti medi e medio-bassi. Già. Non è il proletario novecentesco, tipico soggetto orientato a sinistra, il bersaglio principale delle politiche di austerità di questi anni. La bestia che i nuovi specialisti dell’ingegneria sociale vogliono abbattere per aprire la strada ai loro disegni è sostanzialmente il ceto medio, quella che un tempo era la piccola-borghesia. L’interesse di chi attua queste politiche è una scissione forte fra un numero limitato di ricchissimi e una massa di nuovi poveri o precari e quindi ricattabili sul lavoro, nel mezzo una schiera di specialisti legati alle funzioni polizia, di sicurezza militare, alla pubblicità commerciale, all’intrattenimento, ai vari mestieri che richiedono specializzazione o un rapporto fiduciario. Di fatto è in atto è un ridimensionamento della democrazia rappresentativa per mezzo di misure sociali ed economiche di matrice neo-liberale, infatti  con l’accentramento della ricchezza nelle mani di poche famiglie qualsiasi potere politico che aspiri al governo dovrà mediare ogni decisione che prende con i poteri finanziari domestici ed esteri. Il ceto medio con le sue esigenze, con il suo senso della rispettabilità, con le sue ambizioni di ascesa sociale tende per sua natura a far politica, a cercar di mettere in discussione l’ordine costituito cercando di partecipare a vario titolo alla spartizione delle ricchezze che sempre avviene ai livelli alti del potere. Il piccolo-borghese nove volte su dieci non vuole imitare Lenin ma Paperon Dè Paperoni, quindi chiede qualcosa per sé e questo qualcosa è un tenore di vita che gli dia sicurezza, possibilità di ascendere, un pezzo di potere politico anche solo il voto. In passato ha servito la causa dell’anticomunismo, nella stessa cifra di nove volte su dieci,  un po’ in tutto il mondo. Questo anticomunismo del piccolo-borghese è stato vissuto  con ambiguità in Italia, molti fra loro erano orientati a sinistra e una parte di questi erano elettori del PCI. Adesso che non c’è da decenni l’urgenza di combattere il mostro rosso i livelli alti del potere hanno stabilito che a pagare la crisi bancaria  e finanziaria di questi anni siano proprio gli appartenenti a questa massa indistinta di ex appartenenti ai ceti medi e  i loro figli sotto forma di precariato. Va da sé che questi vertici più che politici sono bancari, finanziari e di superburocrati; il potere politico tende a tradurre la loro volontà in: meno diritti sul lavoro, riduzione dei consumi, aumento delle tasse a fronte di  servizi ridotti o scadenti, leggi impopolari. A mio avviso non sbaglia chi vede una lotta di classe di segno opposto a quella dei due secoli precedenti: i ricchi contro tutti gli altri. Anzi i ricchissimi. Certo che questa cosa sta spaccando la fiducia di milioni di cittadini in Europa verso democrazie rappresentative sempre più avvolte dallo spirito di parte e dal ricatto dei grandi poteri finanziari. Certo che fra tutti i possibili mestieri quello del docente è quello che meno s’aggancia con le fonti dalle quali scivola nella società la ricchezza. Il sistema preferisce pagare milioni di euro attrici famose e calciatori di successo perché riconosce importanza a coloro che seducono a distanza, che fanno cose spettacolari. Magari questa cosa è riconosciuta a simili personaggi solo per un mese o due ma intanto hanno divertito grandi folle di tifosi, di pubblico o di comuni telespettatori; non vedo una simile sensibilità verso chi insegna.

 

Ricordare.

Il metro con cui questo sistema attribuisce importanza al tuo lavoro è il compenso in denaro che si trasforma spendendolo in beni e servizi.

Quando l’assemblea del sindacato vede quadruplicare da un anno all’altro le presenze vuol dire che i guai sono così gravi da essere percepiti perfino dai docenti.

 

 

 

 

 

Precario

Data. 23/10/2012

 

Note.

Visita ospedale, la nonna è grave. Molto.

Sono tornato nel vecchio quartiere della mia infanzia. Ascoltata per caso conversazione in una “fumetteria” di una  signorina cinese con i due esercenti del locale. 

 La signorina affermava che sarebbe tornata in Cina perché qui non vede prospettive di carriera.

Visitati dei vecchi amici ma li ho trovati stanchi e amareggiati.

 

Considerazioni.

La conversazione della signorina cinese, evidentemente ha vissuto in Italia per anni e si è formata culturalmente qui, mi ha rappresentato quanto si sia dissolto il mondo della mia infanzia. L’Italia di oggi è diversa e sta lasciando ai cimiteri e ai ricordi destinati all’oblio il suo passato, perfino quello recente degli anni settanta e primi anni ottanta, la popolazione stessa è cambiata. La periferia che conoscevo io era una periferia fatta e popolata da italiani, oggi è globalizzata, è parte di un mondo più grande dove le popolazioni si spostano e dove l’elemento nomade ma istruito e formato in un mestiere o specializzazione tende a vincere in termini economici e di ascesa sociale sullo stanziale. Con un rapido esame di coscienza devo però ammettere che in fondo non ho molti ricordi felici. Prevale però il senso dell’appartenenza a un passato, al ricordare di essere vissuto in certi luoghi, di aver fatto delle cose, di aver esplorato da bambino il mio piccolo pezzetto mondo nel piccolo territorio del quartiere. Così ho qualche punto fisso, però la mia prima scuola elementare oggi è un discount, al punto che in una precedente visita ho varcato per caso una porta di sicurezza aperta del locale e ho riconosciuto il cortile dei miei primi giochi d’infanzia:  il retro del discount alimentare. Pure questo è un segno dei tempi. In effetti ho qualche difficoltà ad accettare i cambiamenti, alcuni mi sembrano delle sottrazioni fatte al mio ricordare, al mio appartenere a un tempo diverso e oggi lontano e finito. Mi sono spesso sorpreso a pensare come sia possibile per un normale essere umano attraversare realtà diverse e vite diverse nell’arco della propria esistenza. Si può passare nell’arco di decennio da uno stesso posto e trovarlo irrimediabilmente cambiato pur trovando che esso sia rimasto per molti aspetti identico.

 

 

 

Precario

Data. 24/10/2012

 

Note.

Attività di scuola con elezioni dei rappresentati degli studenti a tagliare l’orario delle lezioni.

Studenti di quinta a dir poco distratti.

Niente di nuovo.

 

Considerazioni.

Qualcosa in me è insoddisfatto. Mi pare di sbattere su muri di gomma, di esser in una posizione scomoda. Ma in fondo cosa chiedo al mio lavoro? Uno stipendio? Un collocamento sociale? Una dimensione di vita interiore? Rispetto per il ruolo sociale?

Dovrei pormi seriamente queste domande e trovare risposte ragionevoli.

Forse in me c’è una debolezza concettuale. Devo dare un senso personale a questo lavoro non in senso ideale e astratto, cosa tipica di molti italiani frustrati e complessati, ma concreta e fondata sulla realtà in quanto realtà. La realtà è che questo lavoro in questa cultura dominate del potere del denaro e dei consumi come metro unico di giudizio il senso del mio lavoro è il mio guadagno al netto. Questa è la mia prima fonte di debolezza, ma è strutturale per come sono messe le cose in Italia e non solo. C’è il mio mondo interiore e c’è questa realtà pecuniaria e salariale che è il metro del giudizio comune della maggioranza. Può il mondo interiore e morale superare il dato materiale?

Lo spirito può rompere la materia?

Ma più che altro oggi come oggi può ciò che è immateriale dominare il dato materiale concretissimo e valutabile in denaro?

 

 

 

Precario

 

Data. Dal 25/10 al 27/10

 

Note.

Scuola in agitazione per le proposte del governo.

Mi pare che fra gli studenti si avvertita la situazione del tutto particolare di quest’anno scolastico.

Richiesto collegio straordinario da parte dei docenti.

Morte nonna all’alba del 26.

 

Considerazioni.

Il mio mondo di un tempo svanisce sotto i piedi e trova il suo sigillo nella necropoli di Trespiano in collina. Mi ero svegliato quella notte per un incubo che non ricordo e dopo poco sento il classico squillo. Era l’annuncio dato dall’ospedale.

Della mia infanzia presso la casa dei nonni ricordo, fra le tante, quattro cose singolari: il rumore della strada, delle mattonelle di cucina blu e bianche, la magnolia del giardino, una betoniera.

La betoniera era parcheggiata in uno sterrato davanti alla strada, c’era un cantiere in zone e quella cosa mi sembrava enorme, un veicolo gigante. Dalla cucina non vedevo le macchine ma il sopra della betoniera sì. Durante la mia infanzia la betoniera rimase un simbolo della potenza della civiltà delle macchine. Le mattonelle di cucina creavano per la loro fattura dei curiosi effetti ottici, oggi sono scomparse, sembravano delle cartine geografiche perché il blu e il bianco erano disposti in modo curioso, credo per via della tipologia di mattonella e così si davano delle forme curiose che sembravano le cartine di terre lontane, luoghi lontani e strani. La magnolia c’è ancora ed grande quasi da essere quasi un problema perché le radici affondano nel terreno e ripulire dalle foglie e potarla è un problema; una sorta di segnale vivente del fatto che il tempo passa e con il suo essere lì e diventar più spessa e più alta lo dimostra stagione dopo stagione. I rumori della strada di allora erano diversi. Oggi questi motori non rendono l’idea di quelli di trent’anni fa, non saprei, ma mi pare proprio che il rumore del traffico fosse diverso, c’era qualcosa di calmo, di tranquillo in quei rumori. Eppure erano rumori di veicoli a motore. Quattro cose, personali, marginali. Parte di un mondo aldilà, finito in questi mesi, giorni, ore. Quando nel linguaggio comune si usa l’espressione: ”è finita un’epoca” credo s’intenda banalmente questo percepire la fine irreversibile di uno stato di cose e di situazioni.

Le giornate di scuola sono passate banalmente.

Forse dovrò pensare a qualche testo d’antologia filosofica per la quinta.

Forse “Per la Pace Perpetua” di Kant.  




18 giugno 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro Appunti sparsi sulla punta della piramide sociale

http://www.empolitica.com/wp-content/dati/Tempesta-di-fuoco.jpg








Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

Appunti sparsi sulla punta della piramide sociale


Devo ammettere di aver solo immagini distorte e approssimative di coloro che esercitano il potere reale e concreto oggi in questo inizio di XXI secolo. I super miliardari, gli oligarchi, i superburocrati  che indirizzano la grande politica e le grandi speculazioni finanziarie e pianificano le nuove guerre. Non hanno un nome e un volto, posso solo far lo sforzo d’immaginare le facce, le sagome, i segni tipici della posizione sociale e della ricchezza di queste piccolissime minoranze al potere; vedo gli effetti di quel che fanno, gli esiti dei loro piani ma non riesco a mettere a fuoco una visione d’insieme, le loro forme, i loro volti. I livelli inferiori del loro potere sono visibilissimi e riconoscibili e mi riferisco ai livelli votati all’intrattenimento delle masse, allo spettacolo televisivo e politico, ai capi politici finanziati massicciamente da campagne di raccolta di fondi elettorali o da fondazioni o da miliardari, ai generali al comando di eserciti di coalizione e ai portavoce delle forze armate.  Ma chi tira le fila pare invisibile o almeno sfumato, quando qualcuno di questi potentissimi prende forma c’è sempre da sospettare che dietro vi sia un potere altro, un livello ulteriore, segreto. Questo sistema democratico alla maniera Anglo-Americana assomiglia a un a serie di scatole cinesi, di società che sono contenute da altre società, il sistema reale di potere nel sedicente “Occidente” rivela dei meccanismi misteriosi, oscuri dove si muovono improvvisamente campagne politiche, colossali speculazioni, guerre insidiose  e pericolose e l’opinione pubblica è forzata a credere questo o quello pressata dal martello di una informazione che è principalmente spettacolo e intrattenimento e dell’incudine del silenzio colpevole e interessato di chi potrebbe almeno spiegare qualcosa di questi processi ma si nasconde o si rinchiude in un cattivo silenzio. Così fatti terribili e funesti avvengono e a milioni di cittadini d’Europa vengono offerte solo fantasie, storie di comodo, inganni, narrazioni della propaganda di guerra, il grande potere che è dietro il potere si nasconde e nasconde le sue reali intenzioni. Quel potere nel potere è il livello ultimo e più alto della piramide sociale. I suoi effetti sono però reali, concreti, clamorosi e per alcuni popoli, travolti da guerre economiche o finanziarie o militari o terroristiche, terribili. Le vittime sanno bene quanto sia forte il potere distruttivo delle nuove oligarchie al potere. Ma quel che manca è i volti, i nomi, i luoghi reali di vita, le università e i centri di formazione, di vita quotidiana, di lavoro dove queste minoranze piccolissime al potere vivono,  acquisiscono sapere e competenze specifiche. Non è noto il loro quotidiano, o se è noto è noto solo a esperti e a singoli con competenze specifiche. Per i molti i VIP sono i calciatori di serie A, e le loro mogli o fidanzate, personaggi televisivi, presentatori e presentatrici, qualche onorevole, qualche attrice o cantante dalle forme graziose, qualche donna dell’alta società. Ma il resto? Dove sono i pianificatori delle grandi strategie bancarie globali? Dove sono gli strateghi a tavolino delle guerre? I capi dei servizi segreti? I boss del commercio internazionale di armi leggere? Dove sono i super-generali e i grandi ammiragli delle potenze imperiali globali? Non ci sono. Non ci sono articoli, cronache fotografiche, esclusive o speciali sulle riviste destinate alle masse popolari su coloro che sono davvero il grande potere nel mondo umano. Non ci sono speciali televisivi a meno che non si tratti di qualche testa coronata d'Europa e solo in occasione di celebrazioni, grandi feste, matrimoni. Ci sono i politici che arrivano a mettere la firma sulle grandi decisioni  dopo che la macchina del potere dietro il potere si è mossa e ha offerto loro delle possibili opzioni, delle vie d’uscita dai problemi, delle strategie economiche e militari. Al tempo dei Cesari era più facile farsi una vaga idea di chi fosse il potere, le statue del Cesare al potere in quel momento  arrivavano fino nelle provincie remote dell’Impero. Il Cesare era il vertice sia del potere politico sia di quello militare. Ma oggi manca il volto del potere, del vero potere. Così chi si oppone a questi poteri dietro il potere formale  finisce con l’indicare dei fantasmi, dei poteri invisibili, degli spettri; manca la capacità di dare al pubblico ordinario  il mostro di fine livello dei videogiochi. Ma ancor di più pare quasi impossibile fra capire il meccanismo di ragionamento con il quale si muove questo potere. Come si muove? Pare, e sottolineo pare, muoversi secondo uno spirito capitalista collegato a forme esasperate di darwinismo sociale, finanziario e militare. Ma ad oggi non saprei cogliere tutte le sue sfumature. Forse non ho neanche tutti gli strumenti culturali per capire i tanti colori e aspetti di questo potere oligarchico. Infatti quel che par di capire è che questi poteri si muovono secondo logiche di carattere tecnico ossia  secondo procedure bancarie, finanziarie, militari, spionistiche. E’ il regno di logiche precise ma lontane dalla vita quotidiana; ma i loro effetti possono devastare la vita di milioni di umani e dare la via  e il segno agli esecutivi e ai parlamenti dei principali paesi del mondo. La punta della piramide sociale è ignota, è come se una grande luce al vertice impedisse la visione, accecasse la vista e ciò che è visibile lo è per deduzione, per fantasia. Questo è un limite perché alle volte un volto, un luogo, un centro di formazione può dare il senso di queste minoranze al potere, ma se essi sono nascosti c’è un motivo: hanno interesse a restare dietro la facciata del potere con cui si relazionano e attraverso il quale operano. Questo è un grave problema, comprendere il proprio tempo diventa molto difficile, descriverlo qualcosa di complicato. Occorre intuire le proprie risposte per  scarsità di verità e di autentico sapere.



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