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19 gennaio 2010

Bamboccioni e la fine delle illusioni del tempo morto


De Reditu Suo

Bamboccioni e la fine delle illusioni del tempo morto

Il mio tempo morto sono la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, nei fatti gli anni dell’infanzia e della pre-adolescenza. Si tratta di un mondo che non esiste più anche perché le speranze, le ideologie e le visioni del mondo di allora sono scomparse. Oggi si assiste allo spettacolo indecente di nominare “bamboccioni” una categoria d’Italiani e Italiane che soffre terribilmente la crisi economica e la precarietà del lavoro.  Non si può bastonare nel mucchio mettendo assieme il figlio del finanziere, del professore universitario, del colonnello, del notaio affermato con quello dell’impiegato, del piccolo commerciante di provincia, dell’operaio, del piccolo contadino, e del pensionato. Ci sono diverse categorie di Bamboccioni schiacciate assieme da questa parola devastante. Chi hanno davvero in testa gli onorevoli che sparano nel mucchio? Ma è chiaro i bamboccioni della loro casta di privilegiati. Bamboccioni sono senza alcun dubbio solo i figli dei ricchi nostrani che hanno una o due ville al mare, gli appartamenti in città e i patrimoni su conto estero. Ossia una piccolissima minoranza della popolazione italiana. Gli altri perlopiù non rientrano nella categoria, si tratta infatti di trentenni con stipendi bassi anche quando sono “sicuri”, stipendi che non permettono di vivere da soli o di creare una vera prospettiva. Lo stipendio del bamboccione che non è bamboccione va da 700 euro ai 1250. Questa è grossomodo la forbice e con queste cifre paghi solo l’affitto e forse il gas e la luce. I nostri onorevoli probabilmente vivono d’aria e con l’energia solare ma i loro sfortunati amministrati hanno bisogno di mangiare, di vestire, di pagare il bollo dell’auto, perfino di pagare le tasse che sono pesanti considerando i bassi salari. Al tempo della mia infanzia se un ministro democristiano o socialista avesse aggredito con una simile offesa intere categorie sociali in sofferenza sarebbe stato espulso dalla politica nel giro di un paio di settimane, oggi l’aggressione di cui si parla in modo ossessivo sui Media non ha un sapore moralistico ma sociale: i ricchi che fanno politica offendono i loro amministrati che sono poveri o in difficoltà. Che ne sanno loro delle famiglie con un genitore infartuato o con entrambi i genitori malati o anziani che hanno bisogno d’assistenza, che ne sanno di gente che ha contratto debiti con le finanziarie, che sanno di chi ha perso il lavoro o che non ha avuto nessuna occasione dalla vita. Nulla, proprio un bel nulla, per loro è un gioco. Nella loro prospettiva gli amministrati sono una variabile dei sondaggi, dei numeri scritti su relazioni di esperti di marketing politico, forse delle bandierine elettorali sui tabelloni delle prossime regionali. I politici sono addolorati per la situazione? La maggior parte di loro ha terze e quarte case, ville e appartamenti se davvero non possono vivere pensando alla italica sfortunata gioventù sfiorita regalino qualche immobile a qualcuna delle tante coppie italiane di giovani che non hanno un quattrino per metter su casa o a qualche ragazza-madre in difficoltà; si privino dei loro beni superflui. Non dico di fare come il martire cristiano che imita il Cristo e dona tutto ai poveri per testimoniare la gloria di Dio in terra ma lascino almeno qualcosa che non si porteranno nella tomba e che forse non serve ai loro Bamboccioni. Il mio mondo di prima è morto e oggi davanti a questa grave offesa mi permetto di dire che aveva più dignità e umanità, riposi in pace se lo merita.

IANA per FuturoIeri




26 luglio 2008

IL DIRITTO DI ESSERE ITALIANI

 

Sfogliare le pagine dei quotidiani locali e osservare i prezzi delle case è qualcosa di tragico. In un momento come questo dove il lavoro è incerto e precario dove molti non riescono ad affrontare la quarta settimana del mese accade un miracolo assurdo: le leggi della domanda e dell’offerta sembrano essere rovesciate. Normalmente se ci sono pochi soldi e molta precarietà i prezzi dei beni dovrebbero scendere, invece per gli immobili qui nel Belpaese non è così. I prezzi rimangono proibitivi anche se non è chiaro come molti potranno acquistare il bene casa. Certamente questa è materia per antropologi più che per economisti, in quanto le leggi dell’economia sembrano non contare più nel Belpaese. Una generazione intera di trentenni vive con i genitori non perché voglia ma perché non è stata messa in condizione di avere un lavoro stabile e ben remunerato. La precarizzazione e questo nuovo pauperismo stanno avendo effetti dirompenti sulla società italiana, fanno smarrire le antiche regole di vita e di decenza e le sostituiscono con un regno dell’odio e della paura dove tutto è possibile perché la notte è nera e non si distinguono più le forme del bene e del male. Il passato centro-sinistra ha la grave colpa di aver deriso per mezzo di quella battuta “Bamboccioni” i gravi problemi della generazione a cui appartengo, nulla di strano quindi che quelle forze siano state stroncate alle ultime elezioni. Tuttavia la punizione dell’arroganza non risolve il problema. Le prime personalità di questo paese sembrano aliene dal comprendere il dramma dei molti che vivono in questo momento di difficoltà, come del resto anche questo nuovo governo in carica pare lontano dalle difficoltà materiali dei molti. Questa indifferenza delle minoranze al potere verso le maggioranze che se la passano male è la vera cifra del fallimento della democrazia rappresentativa, la quale ha la pretesa di rappresentare tutti i cittadini e non una minoranza di essi. Di fatto il potere politico è manipolato da minoranze di ricchissimi e dai loro esperti a libro paga, la maggior parte della popolazione vota e sempre più spesso lo fa sull’onda delle emozioni del momento senza una riflesssione o senza aver fatto un poco di militanza politica, qualche volta c'entra pure la corruzione e il voto di scambio. La funesta ideologia neo-liberale unita all’oltranzismo atlantico delle minoranze al potere fa sì che il modello americano sia l’ideale a cui aspirano le nostre minoranze sedicenti classe dirigente, a costoro questo paese deve sembrare un problema fastidioso da cui attingere risorse per poi un giorno scappare nella sedicente “Terra della Libertà”. Da questo banalissimo fatto credo venga la clamorosa indifferenza se non il fastidio che essi provano verso il nostro popolo, non è solo disprezzo è estraneità nei confronti della storia e della vita delle genti del Belpaese. Credo che appartenere a una storia, a una serie di tradizioni sia un diritto, una necessità-vitale, è l’esigenza di non sentirsi casuali ed estranei alla propria stessa storia in questa vita che uno si trova “scontare” su questo bel pianeta azzurro. Questo trattare gli italiani come occasione di abietta speculazione e di creazione di capitali che prenderanno la strada dell’investimento estero è il segno di una violenta separazionbe dal corpo della Nazione delle minoranze dei ricchi. A scanso equivoci ricordo che la presente legittimazione del potere politico e delle leggi che tutelano la proprietà privata sono date dalla sovranità popolare. I re per diritto divino sono stati annientati nel corso delle rivoluzioni e delle rivoluzioni industriali che hanno travolto il mondo degli Dei e degli eroi e la nobiltà dal sangue blu. Il popolo e la nazione sono la fonta legittima della legge e della sovranità. Non mi si dica che è il mercato, il mercato o è un Dio dotato di propria volontà oppure è uno strumento in mano a minoranze ristrette di esseri umani. Se poi è un Dio, e si vuol intendere che con la sua “mano invisibile e provvidenziale”può imporre una legge divina agli umani che si mostri nella sua essenza divina. Per ora esso ha come adoratori gli umani più malvagi e psicopatici di questo creato, quindi è un Dio del male e nessuna legge giusta può scaturire dalla sua volontà. Per la piccola gente che vive tutti i giorni resta sempre valido il diritto di essere italiani

IANA

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 




21 giugno 2008

SPERANZE PERDUTE

Sfogliando i principali quotidiani del Belpaese si osserva di una messe di sciagure: criminalità, tragedie della follia, povertà, mutui cari, famiglie in difficoltà, lavoro precario.  In questo contesto il quotidiano “La Repubblica” del 18/6  ricorda come una generazione intera quella fra i trenta e i quarant’anni è in gravi difficoltà, il quotidiano riporta i modi per descrivere questa parte dell’umanità usati in alcuni paesi europei, si tratta di gente che deve barcamenarsi fra delusioni e stipendi bassi in rapporto al costo della vita.  Risalta fra essi tuttavia il rozzo e sbrigativo “Bamboccioni” coniato da un ministro del passato governo; espressione che deve aver portato jella visto che ministro e governo sono stati malamente congedati prima da un voto parlamentare e subito dopo, e con molta meno comprensione, dal popolo sovrano attraverso l’esito delle elezioni. 

Eppure io ricordo che tanto tempo fa intorno agli anni settanta, al tempo della mia infanzia, c’erano molte più speranze, forse erano clamorose illusioni, ma davvero allora sembrava che quello che oggi è remoto e lontano potesse essere raggiunto.  C’erano state delle speranze anche quando si parlava di riduzione delle armi di distruzione di massa, di ridurre la fame nel mondo, addirittura la conquista dello spazio sembrava relativamente vicina, quasi pareva di poter toccare la Luna con un dito.  Illusioni?  Certamente!

Eppure quello che drammaticamente manca oggi sono proprio le speranze, le forti passioni, qualcosa in cui credere che dia la forza di provare a far qualcosa che vada oltre l’ordinario squallore.  La generazione a cui appartengo ha visto scendere il proprio tenore di vita rispetto a quello dei padri e per sovrammercato non ha un conforto nel credere che in un prossimo futuro un cambiamento modificherà la situazione, questo perché tutto sembra giocarsi qui e ora.  La mancanza del futuro, la riduzione di tutto il tempo all’immediato presente, la vertigine di non avere prospettive è il dato comune di tanta parte di quella che un tempo era la cosiddetta classe media, in realtà una diffusa piccola borghesia delle professioni e degli impieghi.  Con un fare da banchieri votati solo al profitto e alle percentuali questo vasto ceto sociale è stato scientificamente impoverito per il calcolo di creare nuove fasce di super-ricchi. Se sia stato un gesto determinato e tecnico o una serie di fatti casuali che hanno spinto in quella direzione non so dirlo, certamente questa colossale operazione ha avuto un potente supporto ideologico nel pensiero neo-liberale e nei suoi propagandisti.  Far perdere le speranze a milioni di ex borghesi piccoli-piccoli è un modo per indebolire la stabilità dei sistemi politici, per degradare la democrazia rappresentativa, per toglierle ampi margini di consenso e manovra.  Forse proprio questa è la segreta speranza dei tanti che esaltano il potere del Dio-Mercato e il sorgere delle nuove disparità sociali, per questo per costoro è così importante dare addosso alla democrazia rappresentativa, disgregarla, farla a pezzi e distruggere lo stato sociale che è il primo strumento di consenso sociale al sistema politico. Poi quando il sistema sarà andato a pezzi questa feccia troverà qualcosa da mettere al suo posto.

IANA per Futuroieri




22 novembre 2007

MA LA REPUBBLICA NON ERA FONDATA SUL LAVORO?

Dal quotidiano Metro del 20/11  apprendiamo:” Saranno anche “bamboccioni”, ma almeno, di fronte alla ricerca del lavoro, i giovani italiani di fantasia ne hanno molta  (forse anche perché sono costretti a farsi venire qualche idea, se vogliono portare a casa un po’ di denaro).  I giovani fra io 18 e i 34 anni che vivono ancora con i genitori sono 7 milioni e 368.000.  E sono loro che cercano qualche tipo di lavoro su internet…”.

Curioso! Ero convinto che la Repubblica Italiana fosse “fondata sul Lavoro”  come è scritto nel primo articolo della Costituzione, quindi credevo che il lavoro fosse fondativo dell’identità della gente nostra.  Invece, a quanto pare, l’articolo presenta al lettore il lavoro  come qualcosa di diverso, legato alla sfera del caso e della fantasia, e par di capire all’arte di arrangiarsi.   Maestri di quest’arte devono essere, per evidente stato di necessità, i più giovani.  Il quotidiano sembra riprendere un curioso  luogo comune dell’italiano che deve fin da giovane supplire con la destrezza e la creatività a quello che manca alla società e al sistema-Italia, quasi che il futuro delle nuove generazioni dovesse appartenere al caso e i problemi fossero sempre e solo individuali e non di tutti.  Un po’ come se venisse detto ad ognuno di questi giovani: “il nostro ordinamento sociale e politico non ha un futuro per te, arrangiati!”.

C’è da chiedersi che paese sia mai questo che scrive nel suo testo fondamentale parole così alte e poi sottovoce e con un fare da  contrabbandiere fa capire che i valori tante volte dichiarati e ostentati non sono mai stati creduti.

A cura dell'Associazione Futuro Ieri - http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/liber.htm



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