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13 febbraio 2009

Il diritto di vivere, il diritto di morire

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Il diritto di vivere, il diritto di morire

Come ho scritto la volta precedente la Grande Pedagogia italiana è ognuno per sé e Dio contro tutti, fino all’auto-distruzione, fino alla fine del mondo. In coloro che oggi esercitano il potere in Italia c’è un cupo desiderio di morte e autodistruzione che incosciamente e inconsapevolmente emerge dalle azioni delle caste al potere. L’aggressione continua che subiscono le famiglie italiane e in particolare quelle del ceto medio, oggi drammaticamente impoverito, per opera di multe, tasse, privatizzazioni dei telefoni e dell’acqua e dei servizi essenziali, canone RAI.

Alla durezza della tassazione corrisponde l’indifferenza dei governanti e di quelle centinaia di migliaia di italiani che fanno della politica una professione lucrosa, o al peggio una fonte di mance, che ostentando disprezzo per i molti fingono d’ignorare la realtà. Le politiche sulla casa e sugli affitti di fatto aiutano solo finanziarie, speculatori, detentori di rendite, amici degli amici. In questa grande orgia d’interessi privati i singoli hanno enormi difficoltà a creare le condizioni per mettere su famiglia, i matrimoni non si fanno o si fanno tardi in là con gli anni, i figli diventano un peso terribile, l’emigrazione di genti straniere dai costumi diversi diventa più che una realtà una necessità per mettere mano al vuoto demografico minuziosamente preparato e voluto. Se i nostri potenti che parlano un misto di italo-inglese e mandano i loro figli nelle università americane bramano la distruzione delle condizioni morali e materiali di quel che resta della Nazione italiana, non vedo perché questo cupo e inconsapevole desiderio di morte debba essere trasmesso a tutta la società italiana. Credo sia necessario per quella parte del nostro popolo che vuol vivere e tramandare le sue tradizioni e i suoi costumi prendere le distanze da queste caste al potere che sono tanta parte degli imprenditori, dei politicanti, dei finanzieri e dei demagoghi, cominciare ad espellere questa pletora di delinquenti dal proprio orizzonte morale, cessare di ammirarli per le ricchezze che ostentano e per il fasto di cui si circondano. Su questa gente ricca e al di là delle leggi è calato un presagio funesto, essi si son presi un potere che non comprendono e conducono gli affari pubblici verso una rovina estrema di cui solo ora si vede profilarsi all’orizzonte la sagoma. Non c’è solo il diritto alla morte, ma anche uno alla vita che riguarda la maggior parte degli italiani. E’ giusto che nel cogliere la distanza fra la vita possibile e la morte certa le genti del Belpaese optino per la vita e per dare continuità a quel poco di buono che le differenti genti d’Italia rappresentano su questo pianeta azzurro. Case quindi per la gente comune, una tassazione meno vessatoria, amministratori capaci e non avventurieri che devastano i bilanci comunali con le speculazioni finanziarie, denari pubblici immessi nella scuola, nella sanità, nei servizi e non scagliati in imprese strane e pazze o sperperati per dar da mangiare a innumerevoli bande di privati che campano sulla politica, politiche che escludano le avventure militari e le improvvisazioni in materia di esteri. Non è solo una questione di quattrini il piano materiale incide sul dare continuità o meno alla vita e alla storia della Nazione Italiana, quindi le politiche che mettono le mani sulla cassa pubblica sono politiche che decidono dove andranno a finire le moltitudini che vivono nel Belpaese. Se la cassa e le politiche comunali, provinciali, regionali, nazionali e comunitarie sono volte a favorire una minoranza di ricchissimi perlopiù stranieri o comunque di estranei alla Nazione è certissimo che il guasto sarà enorme e le genti del Belpaese dovranno trovare da sé la strada per la vita.

IANA per FuturoIeri




26 ottobre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 10

 

Vuole il caso che questa crisi dovrebbe imporre una certa dose di coraggio, di risposta dell’intelligenza davanti al grande pericolo, di esigenza di verità e onestà in una situazione difficile dove è importante far conto a quella specialissima solidarietà che viene in essere nei pericoli e nelle situazioni difficili. Eppure questa grande crisi finanziaria non sembra aver cambiato granchè. Le genti d’Italia eramo prima e ancor oggi sono risentite e divise all’interno, lo spirito di parte e le pulsioni egoistiche di interi settori della società non hanno trovato un limite né umano né etico, tutto è discutibile perché nulla è creduto. A questo punto mi sorge spontaneo un momento di dietrologia: credo che una parte della società italiana di fronte al certissimo fallimento perfetto e integrale di tutto ciò che aveva creduto prima sia giunta al punto di desiderare, consciamente o meno, la fine di queste istituzioni politiche e di questa democrazia fragile e per massima parte incompiuta. Con un certo stupore personale mi sono fermato a considerare il fatto che questo desiderio di morte potrebbe essere parte di una naturale pulsione autodistruttiva che nel nostro popolo prende la forma del cupio dissolvi. Non escludo che alcuni atti del governo che s’annunciano temerari in materia di spesa pubblica siano nella lunghezza d’onda di questo desiderare l’autodistruzione. Non credo che la maggioranza desideri la fine del Belpaese ma l’odio risentito degli italiani contro se stessi è tale che è possibile che molti provino una cupa gioia nel vedere andare a pezzi interi settori dello Stato e della pubblica istruzione, c’è un piacere sottile che prende molti nel constatare come i professori universitari siano in crisi e con le università occupate o nel vedere le difficoltà della pubblica istruzione alle prese con i tagli più che probabili nell’organico. Il potere nuovo è apolide e amorale e ha rotto tutti punti di contatto con l’umanità. Quindi ha bisogno di società frammentate, corrose dall’odio e dalla rabbia per sollevare minoranze di ricchissimi al potere supremo e di schiacciare verso il basso della scala sociale i molti che sono poveri o che stanno per diventarlo. Credono questi pochissimi di essere simili agli DEI e agli EROI, invece sono solo i batteri che curano la decomposizione e la dissoluzione delle dottrine economiche neo-liberali e delle democrazie indirette rette da regimi parlamentari al soldo dei più ricchi. Quello che cercheranno di costruire sarà un mondo violento e malvagio dove il loro potere, rafforzato dalla crisi e dalle speculazioni, sarà il dominatore della vita e della morte. Sono convinto che molti nel Belpaese sono così delusi dagli esiti della poca libertà che abbiamo avuto finora che già ora si domandano se non sia un bene lasciarli fare.

 

IANA per FuturoIeri



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