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26 gennaio 2010

Secondo Libro- Dal passato al futuro senza questo presente


Reditu Suo - Secondo Libro

Dal passato al futuro senza questo presente

Sto usando come titolo  conduttore di questa mia serie di scritti il titolo di un componimento di Claudio Rutilio Namaziano (latino: Claudius Rutilius Namatianus; ) un poeta romano e un politico romano di nobile famiglia gallo-romana. Come ricorda Wikipedia egli è nato: “forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414. L'anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall'invasione dei Vandali. Tale viaggio - condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l'invasione dei Goti - venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all'epoca odierna incompleto.”

Questa mia serie di scritti è giunta al secondo libro. Nel primo ho voluto considerare il rapporto fra il passato e il futuro, in questo secondo libro cercherò di comprendere la distanza fra il futuro sognato nel passato e questa realtà del qui e ora. Certamente non è un bel pensare perché la distanza fra il mondo degli Dei e degli Eroi e la realtà concreta va, forse, aldilà delle capacità del pensiero umano di concepirla. Gli anni che le sfortunate genti del Belpaese si trovano davanti saranno difficili, in troppi hanno creduto alle illusioni della pubblicità commerciale,  dei pubblicisti dei quotidiani e delle riviste  e del personale addetto alla propaganda politica di questo o di quel partito o personaggio e quindi per molti italiani la discesa dal mondo dei sogni alla realtà sarà brutale e dolorosa. Ora è necessario anche per me fare questo ritorno indietro e osservare la distanza fra il futuro pensato e quello concreto. In questa terza settimana di gennaio i giornali hanno riportato la notizia di un pessimismo diffuso fra i giovani italiani, in tanti temono la disoccupazione e le nuove forme di povertà. Questo venticinque fa sarebbe stato incomprensibile, anche perché le capacità di mobilitare delle forze sociali e politiche che arginassero il peggio del capitalismo selvaggio stavano entrando in crisi proprio allora. Ciò che risulta evidente è la portata della mutazione politica e sociale: la centralità del potere economico nella vita quotidiana ha fatto arretrate il potere politico e la possibilità che hanno le forze sociali di relazionarsi ad esso per mutare le condizioni in cui vivono e operano. Ma proprio mentre scrivo queste parole il dominio economico che corrisponde alla centralità del dollaro e della civiltà anglo­americana si sta avvitando su se stesso e sta perdendo la sua forza originaria.  Oggi il dominio del potere economico non è insidiato tanto dalle forze sociali  italiane ed europee quanto da una novità assoluta: l’emergere di potenze imperiali contrapposte alla civiltà Anglo-Americana. Cina,  Brasile,India ,Russia post-sovietica, e dietro di esse perfino il Venezuela, esse  cercano di trovare uno spazio loro non contrattabile e non sottoposto ai condizionamenti della civiltà Atlantica.  Usano sfacciatamente il capitalismo e le sue contraddizioni per ritagliarsi la loro fetta di potere al grande tavolo della guerra e del confronto diplomatico fra potenze,.La loro azione è sempre lucida, precisa, perfetta, machiavellica e  consegue di solito l’utile politico. Proprio perché il loro agire economico è volto all’utile politico queste nuove potenze stanno mettendo in discussione la centralità dell’economia la quale è coincidente con gli interessi delle minoranze al potere nella civiltà Anglo-Americana. Del resto proprio le gravi difficoltà della civiltà statunitense rivelano la strage delle vecchie illusioni italiche..

IANA per Futuroieri




15 settembre 2008

IL CIRCO TRISTE

Questa seconda settimana di settembre del 2008 ha presentato per quel che riguarda le vicende politiche del Belpaese una discreta messe di vicende tristi. In termini circensi è come se un prestigiatore avesse mancato il numero di magia o un domatore di elefanti si fosse presentato al suo pubblico con un paio di topi rissosi che se la sono data a gambe dopo l’accensione delle luci, o il presentatore con i nastri e la tuba si fosse rivolto al pubblico nel grande tendone e avesse urlato:”fate da voi, qui abbiamo tutti perso la speranza e lo spettacolo”. Un circo triste per uno spettacolo inesistente.

Fra i piccoli-grandi insuccessi malamente andati in scena è da segnalare, come al solito, la telenovela della commissione romana di Giuliano Amato. Con mio sommo fastidio questa faccenda di poltrone è stata forzatamente associata alla polemica “Fascismo sì, Fascismo no”. Insisto è una roba da far risolvere al ristorante fra i diretti interessati, le domestiche glorie e i trapassati non meritavano di essere scomodati per una cosa così rozza e venale. Di nuovo in data 14 settembre 2008 troviamo sul quotidiano moderato La Repubblica un articolo a firma di Umberto Rosso che ha questo titolo:”Il Leader PD in pressing su Amato, lascia la commissione Attali”. Lo spettacolo più infelice del circo triste continua, ancora la vicenda della costruenda commissione di Giuliano Amato a beneficio dell’amministrazione di Roma, ossia del Sindaco di centro-destra Alemanno. In una politica fortemente post-ideologica come la nostra che senso ha chiedere le dimissioni su una cosa del genere. L’unica spiegazione è forse il desiderio di blindare un po’ di voti ideologici di anziani e nostalgici perché non finiscano nel contenitore della sinistra-sinistra e della destra-destra in modo che qualche partitino perda il quorum per poche migliaia di voti e finiti i soldi si sciolga e la pianti di rompere i santissimi ai manovratori. Se c’è una categoria umana che ha distrutto le ragioni e le speranze della nostra gente italica questa è proprio la categoria dei politici. Ora ci raccontano la storia del “siamo tutti con i valori della Resistenza e della Costituzione”. Ma c’erano gli italiani quando scoppiò tangentopoli? Erano tutti in vacanza per tre o quattro anni di fila? Nessuno che si ricorda più le processioni di segretari, commendatori e onorevoli in fila davanti ai tribunali convocati dai giudici, chiamati dalla magistratura a rispondere di gravi reati? Dove era finita la Costituzione e la Resistenza allora? Quelli lì messi alla sbarra erano perlopiù professionisti della politica proveniente da partiti storici, da realtà che furono parte della Resistenza e della stesura della Costituzione. Qualcuno forse non si ricorda più le sigle di quei partiti, eppure sono ben stampate nei libri di storia patria, il gentile lettore controlli sono proprio loro!

Tutto il mondo ci ha visto e ci ha deriso e compianto! Gente mia, ma dove siete stati in questi anni? Forse sulla Luna ad ammirare i crateri?

Coloro che rimpiangono La RSI e “l’Impero risorto sui colli fatali” sono se possibile anche peggiori, aldilà di una piccola minoranza essi sono perlopiù filo-americani, anglofili e atlantisti convinti. Se c’è una realtà che è stata combattuta si può dire fino alla fine, e con una coerenza inspiegabile, da Mussolini e dal suo fascismo questo è l’Impero Inglese e gli Stati Uniti d’America. La lotta contro la civiltà Anglo-americana del fascismo arrivò al punto di dichiarare per solidarietà con l’alleato giapponese guerra agli Stati Uniti due giorni dopo l’attacco di Pearl Harbor. Il 9 dicembre 1941 la solita folla urlava “Giappone, Giappone” sotto il balcone fatale. Queste cose gli statunitensi non le dimenticano, non sono come i nostri eroi della politica per i quali si può dire tutto e il contrario di tutto. Gli americani non hanno liberato nessuno se non i loro stretti alleati, peraltro imperi coloniali, nei confronti di Italia, Giappone, Germania la loro era una guerra difensiva e nello stesso tempo una necessità geopolitica per evitare il pericolo di tre imperi ostili schierati contro la propria civiltà. Come si fa a deporre fiori ai caduti di Salò e anche ai caduti statunitensi, o si è pazzi oppure si è stabilito che la storia non esiste come tale ma è un racconto, una cosa virtuale che può cambiare a piacere e a comodo. Comunque il problema è stato brillantemente risolto dai veri vincitori a Parigi nella conferenza di Pace del 1947: l’Italia fu chiamata a rispondere come Repubblica e nella persona di Alcide De Gasperi della guerra fascista e fu trattata da Nazione sconfitta, fu privata anche delle colonie che al contrario i veri vincitori si tennero ben strette, e  mi riferisco proprio agli Inglesi. Non vedo perché si debba travolgere il passato e la volontà dei vincitori con ricordi finti, con verità di comodo che non passano il patrio confine. Del resto fuori dal Belpaese il verdetto è noto: l’Italia la più debole delle potenze imperiali dell’Asse fu sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale prima delle altre due.

Il circo è triste, non merita l’applauso del pubblico ma solo il suo silenzio di ghiaccio. Per i finti mestieranti del tendone il consiglio è di trovarsi un lavoro meno improvvisato e nomade.

Possibilmente che non tocchi neanche da lontano i tristi ricordi, i trapassati e le memorie patrie.

IANA Per FuturoIeri




26 luglio 2008

IL DIRITTO DI ESSERE ITALIANI

 

Sfogliare le pagine dei quotidiani locali e osservare i prezzi delle case è qualcosa di tragico. In un momento come questo dove il lavoro è incerto e precario dove molti non riescono ad affrontare la quarta settimana del mese accade un miracolo assurdo: le leggi della domanda e dell’offerta sembrano essere rovesciate. Normalmente se ci sono pochi soldi e molta precarietà i prezzi dei beni dovrebbero scendere, invece per gli immobili qui nel Belpaese non è così. I prezzi rimangono proibitivi anche se non è chiaro come molti potranno acquistare il bene casa. Certamente questa è materia per antropologi più che per economisti, in quanto le leggi dell’economia sembrano non contare più nel Belpaese. Una generazione intera di trentenni vive con i genitori non perché voglia ma perché non è stata messa in condizione di avere un lavoro stabile e ben remunerato. La precarizzazione e questo nuovo pauperismo stanno avendo effetti dirompenti sulla società italiana, fanno smarrire le antiche regole di vita e di decenza e le sostituiscono con un regno dell’odio e della paura dove tutto è possibile perché la notte è nera e non si distinguono più le forme del bene e del male. Il passato centro-sinistra ha la grave colpa di aver deriso per mezzo di quella battuta “Bamboccioni” i gravi problemi della generazione a cui appartengo, nulla di strano quindi che quelle forze siano state stroncate alle ultime elezioni. Tuttavia la punizione dell’arroganza non risolve il problema. Le prime personalità di questo paese sembrano aliene dal comprendere il dramma dei molti che vivono in questo momento di difficoltà, come del resto anche questo nuovo governo in carica pare lontano dalle difficoltà materiali dei molti. Questa indifferenza delle minoranze al potere verso le maggioranze che se la passano male è la vera cifra del fallimento della democrazia rappresentativa, la quale ha la pretesa di rappresentare tutti i cittadini e non una minoranza di essi. Di fatto il potere politico è manipolato da minoranze di ricchissimi e dai loro esperti a libro paga, la maggior parte della popolazione vota e sempre più spesso lo fa sull’onda delle emozioni del momento senza una riflesssione o senza aver fatto un poco di militanza politica, qualche volta c'entra pure la corruzione e il voto di scambio. La funesta ideologia neo-liberale unita all’oltranzismo atlantico delle minoranze al potere fa sì che il modello americano sia l’ideale a cui aspirano le nostre minoranze sedicenti classe dirigente, a costoro questo paese deve sembrare un problema fastidioso da cui attingere risorse per poi un giorno scappare nella sedicente “Terra della Libertà”. Da questo banalissimo fatto credo venga la clamorosa indifferenza se non il fastidio che essi provano verso il nostro popolo, non è solo disprezzo è estraneità nei confronti della storia e della vita delle genti del Belpaese. Credo che appartenere a una storia, a una serie di tradizioni sia un diritto, una necessità-vitale, è l’esigenza di non sentirsi casuali ed estranei alla propria stessa storia in questa vita che uno si trova “scontare” su questo bel pianeta azzurro. Questo trattare gli italiani come occasione di abietta speculazione e di creazione di capitali che prenderanno la strada dell’investimento estero è il segno di una violenta separazionbe dal corpo della Nazione delle minoranze dei ricchi. A scanso equivoci ricordo che la presente legittimazione del potere politico e delle leggi che tutelano la proprietà privata sono date dalla sovranità popolare. I re per diritto divino sono stati annientati nel corso delle rivoluzioni e delle rivoluzioni industriali che hanno travolto il mondo degli Dei e degli eroi e la nobiltà dal sangue blu. Il popolo e la nazione sono la fonta legittima della legge e della sovranità. Non mi si dica che è il mercato, il mercato o è un Dio dotato di propria volontà oppure è uno strumento in mano a minoranze ristrette di esseri umani. Se poi è un Dio, e si vuol intendere che con la sua “mano invisibile e provvidenziale”può imporre una legge divina agli umani che si mostri nella sua essenza divina. Per ora esso ha come adoratori gli umani più malvagi e psicopatici di questo creato, quindi è un Dio del male e nessuna legge giusta può scaturire dalla sua volontà. Per la piccola gente che vive tutti i giorni resta sempre valido il diritto di essere italiani

IANA

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 



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