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24 dicembre 2010

I miei viaggi di ieri, oggi, domani: L'Italia del lontano futuro II



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

I miei viaggi di ieri, oggi, domani: L’Italia del lontano futuro II

I miei lettori attendono, temo infastiditi, il mio scritto sul viaggio immaginario nell’Italia del Futuro ormai liberata dal troppo male che abbiamo incolpevoli ereditato dal Novecento. Ero rimasto a metà con il discorso sulle forze armate e sullo spirito equo e marziale del popolo. Ebbene questo fatto è da collegarsi alla ordinaria e banale gestione della cosa pubblica. Che cosa c’entra? C’entra. Il disordine portato dal Novecento aveva creato una situazione tremenda e quel che era necessario come manutenzione e conservazione era trascurato, ciò che era straordinario era atteso e benvenuto specie se catastrofico. Questo era dovuto a una concezione criminale e criminogena che le minoranze al potere avevano della cosa pubblica, l’idea era di speculare sul bisogno e sulla necessità, sulla paura e sull’emergenza. Così alluvioni, attentati,terremoti creavano nuove occasioni di metter in piedi appalti truccati, distorsioni di fondi, leggi straordinarie, incarichi, stipendi e talvolta perfino di non tenere in nome dell’urgenza le gare d’appalto. Era una cultura politica sciagurata che creava occasioni per gruppi di delinquenti, faccendieri, malavitosi e perfino mafiosi. Questo disgregava l’unità della civiltà e distruggeva la concordia e quel minimo di civile esistenza trasformando la politica in una estensione della cultura criminale e le diverse genti d’Italia in complici del sistema affaristico e della cultura criminale. Per questo in questo presente per preservare l’identità delle genti del Belpaese si è giunti dopo molti scandali e disordini a un sistema trasparente  e retto di gestire le grandi spese come la manutenzione dei giardini pubblici in qualche comune o periferia.  Infatti si era osservato come la guerra mercenaria e l’uso di eserciti al soldo fosse parte di una logica che portava fuori dalle competenze dello Stato attività e prerogative che erano le sue e la cui sostituzione attraverso l’affidamento al mercato era catastrofica. La logica che spingeva certi Stati a vocazione imperiale ad usare compagnie di servizi, di trasporto, di creazione di eserciti chiavi in mano per risolvere i problemi logistici degli eserciti e le fasi di combattimento era la stessa che creava la grande corruzione nel sistema degli appalti pubblici: la delega dell’appalto senza un vero controllo.  In guerra non può esserci un controllo essendo che il disordine e l’area di ambiguità e di segretezza dei conflitti difficilmente potrà essere illuminata dalla pubblica opinione o da qualche inchiesta. Per questo in questo presente così lontano le genti del Belpaese hanno di nuovo caricato su di sé tutto il peso delle diverse fasi del conflitto. Si tratta di un principio:  ciò che rappresenta tutti è di tutti. Il fatto militare essendo decisione politica della Nazione e segno di una civiltà propria è cura comune di tutta la popolazione e per questo a rotazione le genti che lavorano in alcuni settori lasciano i comuni impieghi civili per farsi carico di quelli militari, questo crea una forza meno professionale ma che ha il vantaggio  di essere parte integrante della popolazione che l’esprime creando una coesione forte fra politica estera del governo e la totalità delle genti del Belpaese. Inoltre questa identità porta a un controllo forte della pubblica opinione sui fatti e le attività della politica estera, si evitano così gli scandali del trovar pubblicate sui giornali o sulla rete le notizie poco edificanti che riguardano attività diplomatiche spregiudicate o azioni di provocazione o di sostegno a regimi dispotici o criminali. La trasparenza e la libertà con cui si esprime il voto e il consenso hanno fatto sì che l’esterno e l’interno della politica si toccassero in una logica di mutuo sostegno nella quale la giustizia nella politica estera è il riflesso della trasparenza e dell’equità dei meccanismi di  funzionamento della macchina pubblica. Da qui deriva la magnificenza delle grandi opere e la funzionalità e l’eleganza di quanto appare minore come costruzione o manutenzione ma è parte del quotidiano di chi vive nella penisola. La volontà generale ormai ben supportata ha fatto sì che il Belpaese potesse esprimere un a sua immagine di civiltà aldilà degli stretti confini. Liberata dal peso opprimente delle mafie e delle consorterie affaristiche della morta politica la Civiltà italiana ha saputo trasformare le sue attività militari all’estero in espressioni di sé medesima; questo ha portato e porta molta simpatia  e stima universale e buoni profitti nel commercio. Infatti dal decoro e dalla giustizia applicata a se stessi la civiltà italiana trae la forza per affrontare ogni giorno i disordini del mondo umano e le catastrofi naturali mostrando ad altri popoli una visione dell’uomo liberata dalla pulsioni distruttive della civiltà industriale. Così forti di un sapere civile e politico risorto a nuova vita  e liberi dalla prepotenza straniera grazie a forze armate proprie le genti diverse del Belpaese sono integralmente responsabili verso se stesse e non devono più prender ad esempio di civiltà e moralità strani comportamenti forestieri o peggio l’oscurità concettuale e ipocrita di bizzarre credenze religiose venute da lontano.

IANA per futuroIeri




17 gennaio 2009

La Morte di Dio. Patria e Famiglia (2)

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

1. Sulla Grande Crisi e sulla Palestina

E’ avvenuto un miracolo e la cosa mi era sfuggita. Siamo messi così bene che nel Belpaese ci si può permettere di passare ore a discutere del problema della Palestina e dello Stato d’Israele. Personalmente non so più dove sia il Belpaese che ho conosciuto nell’infanzia, nel giro di venticinque anni è talmente cambiato da essere irriconoscibile. Da qualche settimana l’attenzione politica e il dibattito si è spostato dalle vicende interne e della crisi alle luttuose vicende della Palestina e di Gaza. Credo di conoscere ancora qualcosa dell’italiano da stereotipo, del Mario Rossi di turno. So quindi per certo che ai nostri, fatte salve le solite anime sensibili, di quei tapini che si scannano o vengono truicidati dai bombardamenti non gliene può fregar di meno. Se il Mario Rossi è sempre il solito Mario Rossi so che cosa è importante per lui quando davanti alla televisione, intorno alle 20, guarda le tristi processioni di squartati e di carbonizzati: “la pasta scotta o salata due volte è per lui di gran lunga più inquietante e dolorosa di tutte le stragi del mondo e della Terrasanta”. Questo i nostri politicanti e giornalisti lo sanno bene. Perché insistono? Cosa li muove davvero? Credo che questo improvviso sentimento di passione per cause che ai più non possono fregar di meno sia dovuto alla passione nazionale per le chiacchere e per l’aria fritta e per il sottile piacere di dividere il pubblico e di far una facile ricreazione dai problemi nostri raccontando i mali altrui. Suscitar fazioni su cose di questo tipo è divertente per i nostri, non si tratta mica di cose serie come gli appalti pubblici i piani regolatori delle grandi città con terreni agricoli che diventano edificabili, o l’aereoporto di Malpensa dove in mezzo ci sono milioni di euro in forse. Un danno su queste cose è irrimediabile, crea vere inimicizie, ma una strage in Palestina! Ma quando mai! Chi rinuncererebbe fra i nostri politici di professione ad entrare in una coalizione politica rilevante per i cadaveri di una lontana terra. Proviamo a pensare a una programmazione televisiva, l’unica di cui si può ragionare con Mario Rossi, che inizia con:”L’Inghilterra ha perso trecentomila posti di lavoro nei primi tre mesi di questa crisi e migliaia di persone si trovano senza casa e senza stipendio. Mario Rossi domani può toccare a noi, può toccare a te.” Credo che con un discorso del genere Mario Rossi smetterebbe di pensare alla pasta scotta o salata due volte. Proprio come i nostri politicanti che per la maggior parte non vanno oltre il loro specialissimo particolare il signor Mario Rossi non va oltre il proprio lato del marciapiede, e solo quando va bene. Figurarsi se gli frega qualcosa dei drammi immani che avvengono lontano al di là del mare, presso genti diverse per storia, fede e cultura. La nostra politica rispecchia fedelmente il nostro lato peggiore, a suo modo ci rappresenta. Sarebbe stato semplice per me limitarmi a far un elenco dei morti da una parte e dall’altra per osservare come immancabilmente il più forte e il più ricco è nel Belpaese il più amato da classi dirigenti e giornalisti, e certamente anche dalla maggioranza della popolazione. Ragionare di facili moralismi non era per me semplice ma comodo, un po’ troppo. Preferisco parlare del mio Belpaese e del fatto che esso non riesce a guardare oltre l’orizzonte della propria parte di marciapiade, e solo quando va bene.

IANA per FuturoIeri



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