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31 ottobre 2009

Ancora una volta su Capitan Harlock

 La valigia dei sogni e delle illusioni

Ancora una volta su Capitan Harlock

Gli anni passano, il 1979 è molto lontano e scrivere della serie classica di capitan Harlock è anche fare una fuga nell’infanzia e nel trapassato remoto.

Eppure il 28 ottobre 2009 a breve scadenza dal trentesimo ho letto quest'intervista su Tiscali, in prima pagina, l’oggetto era una scrittrice italiana che aveva pubblicato un saggio su Capitan Harlock. Devo dar ragione a quanti mi hanno fatto osservare che certi miei scritti sull’argomento avevano capito l'importanza della cosa. Mi chiedo però cosa resta di quel passato che è morto e viene evocato qui e ora come se l’eroe disegnato dal maestro Leiji Matsumoto fosse un campione immaginario, una possibilità d'eroismo e di vita mentre era ed è finzione.
Credo che quella serie ormai nota come classica, i 42 episodi contro Raflesia sono quelli che contano, sia riuscita a fare, incredibile a dirsi, il salto oltre la sua stessa ombra. Il prodotto commerciale della civiltà industriale come pinocchio si è trasformato, la merce si è fatta arte, il legno è diventato carne e sangue.
Temo che vedrò pochi di questi miracoli, forse ho assistito, e questo è un grande privilegio, a  qualcosa di raro e prezioso.

In questi anni difficili, e a tratti disperati, è certissima l’esigenza di miti eroici un po’ più sobri e psicologicamente complessi di quelli ordinariamente confezionati dall’industria dell’intrattenimento. Gli eroi di oggi sono fin troppo figli dei videogames e troppo spesso sono dei macellai con la spada più potente o dal pugno devastante, o con la magia che fa l’esplosione più grande. Molto spesso  sono eccessivi nei dialoghi o con ambientazioni grottesche o esasperate, oppure si tratta di personaggi adolescenziali, fin troppo adolescenziali, al punto da sembrare infantili nella loro ingenuità. Questa mia affermazione è volutamente provocatoria e invito i miei pochi lettori a farsi la loro opinione personale.  Ritengo che quando il prodotto commerciale dell’industria dell’intrattenimento non si pone altri scopi che un facile successo di mercato cade fatalmente nel banale e nel ripetitivo. La finzione che simula qualcosa che ha a che fare con la vita e l’arte deve porsi il problema di superare i limiti dell’ovvio e stupire l’intelligenza e non solo suscitare facili emozioni.

Chi scrive è persuaso che i fumetti e i cartoni animati siano una forma d’arte, del resto non si capisce perché negare a un professionista che crea centinaia di tavole ciò che si attribuisce volentieri a uno scenografo o a un pittore. L’arte ha la sua autonomia, purtroppo oggi la civiltà industriale non accetta che vi siano realtà culturali o spirituali altre e diverse da essa.

Questo il titolo di Tiscali: Capitan Harlock, storia di un eroe molto anticonformista, A trent'anni dall'arrivo in Italia del cartone animato, Elena Romanello presenta il libro: Capitan Harlock. Avventure ai confini dell'Universo.

IANA per FuturoIeri




12 settembre 2009

La censura italiana vista da Capitan Harlock

La valigia dei sogni e delle illusioni

La censura italiana vista da Capitan Harlock

Nel lontano 9 aprile 1979 alle 19.15 Capitan Harlock faceva la sua comparsa nel piccolo schermo della penisola, sembra passato più di un secolo da allora e non poco meno di trent’anni. L’Italia della fine degli anni settanta è oggi polvere di cose decomposte, tutto ciò che è stato prima ha cessato da tempo di vivere nella sua natura intima e nei suoi scopi, proprio l’enorme distanza mi aiuta in questa riflessione perché l’oggetto della mia attenzione è qualcosa che sa d’antico, di circoscrivibile, in ultima analisi si tratta di una cosa su cui riflettere che è passata di cui si può ragionare con calma perché non più parte di questo tempo. Uno degli aspetti che risaltano agli occhi di chi appassionato della serie se la riguarda nei nuovi DVD o su Youtube è la censura italiana. Wikipedia l’enciclopedia libera a questo proposito scrive:” Di fatto, Harlock è un contestatore: non ruba un gioiello per poi andare in vacanza a Las Vegas, come potrebbe fare Lupin. La sua critica al sistema è orgogliosamente portata dall'esterno, nella convinzione che non si possa venire a patti con una società governata da principi ingiusti. Quindi, anche se è stato deciso di mandarla comunque in onda, la serie è stata trattata in maniera estremamente dura dalla censura. Se il doppiaggio è stato di eccellente livello, quasi tutti gli episodi sono stati 'tagliati' prima della messa in onda. La produzione esecutiva RAI ebbe da ridire anche sulla sigla, ritenendo che ricordasse la X MAS. Nei DVD attualmente in circolazione vi sono molte scene che sono prive di dialoghi in italiano, per via che a quei tempi esse non vennero mai doppiate. Nondimeno, molte scene violente e alcune di nudo rimasero anche nell'edizione italiana.”

Nella finzione della serie di fantascienza, fin dall’inizio si sente la voce di un narratore proprio come nelle fiabe, il governo del pianeta Terra e della razza umana è in meno ad una democrazia autoritaria, imbelle e dissoluta, incapace di difendersi, rincretinita dalla videodipendenza e corrotta. Alcuni dialoghi riportano il senso di questa decomposizione morale e alcune scene rimandano a un concetto quasi senza tempo che delinea il senso della fine di una civiltà e della sua gente. Nella quarta puntata c’è il celebre episodio censurato della distruzione della bandiera. Uno dei personaggi della serie, il giovane Daiba, perseguitato dagli alieni e dai terrestri prima di salire sulla corrazzata spaziale del pirata Harlock distrugge la bandiera del governo terrestre al grido di –Tu non sei più la mia bandiera- con un sol colpo di pistola. La scena dava nella puntata il senso di un cambio di prospettiva e di una scelta di vita: assistere l’eroe e combattere al suo fianco contro i nemici esterni e quelli interni. Il tutto era parte di un contesto assolutamente drammatico che a ben pensarci, osservato “col senno di poi”, anticipa una certa fantascienza che oggi sconfina nel gotico e nell’orrore.

Ovviamente Harlock da buon eroe romantico e nicciano-wagneriano riuscirà dopo una guerra aspra e pericolosa a salvare il pianeta azzurro e almeno in parte la sua popolazione umana scellerata. Da buon eroe diventa l’altro, l’estraneo con il quale una civiltà umana corrotta e dissoluta è forzata al confronto. Forse il senso di quella dose sostanziale di italica censura di stampo politico che ha colpito questa serie è legato al fatto che il contenuto della storia era abbastanza forte da far sì che i nostrani censori, dalla coda di paglia, si riconoscessero nei terrestri rincretiniti, o peggio nei funzionari iniqui del corroto Primo Ministro. In altre parole il racconto fantastico-fantascientifico aveva una carica suggestiva ed emotiva tale da preoccupare i custodi reali e concreti della tranquillità degli italiani in quel remoto 1979. Alle volte un’opera d’arte non la si riconosce nel successo ma nello scandalo e nella persecuzione che cade sul suo messaggio. Quando tutto è troppo tranquillo nei fumetti come nei cartoni animati c’è da preoccuparsi, forse c’è troppa tranquillità, molto marketing, scarso messaggio e zero arte.

IANA per FuturoIeri



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